
Tallahassee (Florida), estate 2011. Lacy Stoltz ha 36 anni, una laurea in giurisprudenza e un tranquillo lavoro alla CDG, la Commissione Disciplinare Giudiziaria incaricata di valutare l'operato dei giudici contro cui viene sporta denuncia. E' la metà di luglio quando sulla sua scrivania arriva il caso più grosso della sua quasi decennale carriera: Greg Myers, avvocato radiato dall'albo sei anni prima e riabilitato da uno, sostiene che il suo cliente ha le prove per inchiodare il giudice che, a detta sua, "ha rubato più soldi di tutti i giudici corrotti d’America messi insieme". Un giudice che ha alle spalle la cosiddetta mafia della palude e non ci vuole molto prima che il caso più grosso di Lacy diventi anche il più pericoloso.
Adrenalinico
"Ho di nuovo lasciato passare due anni dall'ultimo romanzo letto di Grisham. Ormai è una barzelletta: ne leggo uno, mi rendo conto di quanto mi fosse mancato, mi riprometto di leggerne almeno uno a bimestre (e non sarebbe male considerato che dopo questo del 2015 ne ha scritto ben altri undici, quindi ne ho tanti da recuperare...) e immancabilmente i due mesi diventano due anni."
Così scrivevo il 25 gennaio 2023 dopo aver letto "L'avvocato canaglia" e, nonostante i buoni propositi, sono riuscita a far passare non due, ma quasi tre anni e i libri da leggere dopo questo nel frattempo sono diventati quattordici!
"L'informatore" è stato scritto nel 2016, quindi non troppo tempo fa, ma è un thriller d'azione vecchio stampo (mi ha fatto provare le stesse sensazioni de "L'uomo della pioggia"), per gran parte forse prevedibile e con il fratello della protagonista che ricorda un po' troppo Indiana Jones, ma è in grado di catturare grazie a un ritmo che si fa via via sempre più serrato.
Grisham descrive un'America che pensa solo a combattere i jihadisti, veri o presunti, mettendo da parte ogni altro genere di criminalità, organizzata o meno. Pochi sembrano davvero interessati a smascherare un giudice corrotto sul libro paga della mafia locale, mafia che ha finanziato un casinò costruito sulle terre dei nativi americani.
"L’espressione nativo americano è un’invenzione politicamente corretta dei bianchi sprovveduti per mettersi la coscienza a posto, quando in realtà i nativi americani si autodefiniscono “indiani” e ridono sotto i baffi di noi che non lo facciamo."
Nella storia di Grisham ci sono indiani onesti e indiani disonesti, ma attraverso i suoi personaggi mi ha fatto scoprire particolari che ignoravo della solo storia e, soprattutto, della loro organizzazione.
Preferisco i suoi legal thriller, più che altro perché fughe e inseguimenti mi mettono tanta ansia (e qui fra mafiosi e FBI in quasi ogni capitolo c'è qualcuno che rischia di essere stanato), ma per tematiche e ambientazioni il libro avrebbe meritato di diventare anche un film.
