giovedì 29 aprile 2021

"La madre segreta", Shalini Boland



Friern Barnet (nord di Londra), dicembre 2017. Si sta facendo sera, fa freddo e Tessa Markham, 36 anni, rientra a casa dopo aver passato il pomeriggio della domenica al cimitero, cosa che ormai fa da più di due anni. Ma questa volta c'è qualcuno ad aspettarla: un bambino di cinque o sei anni è seduto al tavolo della sua cucina, sta facendo un disegno e quando Tess entra le rivolge una domanda che la impietrisce: "Sei tu la mia nuova mamma?".
La donna telefona al marito, è vero che lui se n'è andato, ma il loro matrimonio non è finito e lei non ha nessun altro a cui rivolgersi. Insieme avvisano la polizia, ma sia Scott che gli agenti non le credono e sospettano che lei quel bambino lo abbia rapito.
Un incubo che diventa ancora più insopportabile quando la notizia arriva alla stampa e Tess si ritrova orde di giornalisti ad aspettarla notte e giorno sul vialetto di casa e fuori dai cancelli del centro di giardinaggio dove lavora.
Deve risolvere da sola il mistero del bambino comparso dal nulla nella sua cucina, è chiaro che qualcuno sta mentendo, ma chi e perchè?

Thriller psicologico che si legge molto velocemente non solo perchè è piuttosto breve (217 pagine a cui l'autrice è arrivata allungando un po' la broda), ma anche per la semplicità: della storia e della maniera in cui è scritto, un'accoppiata che - insieme all'astuzia di porre dei piccoli (ma proprio piccoli) acme quasi alla fine di ogni capitolo - dà l'impressione di essere un libro che prende.

Ma in realtà non riesce mai a diventare incalzante perchè è davvero povero di tutto: sfrutta il filone madre-figlio senza inventare nulla di originale e chi è abituato ai thriller (ma secondo me chiunque) capisce subito dove si andrà a parare e non si sbaglia. Gli amanti delle letture di genere sanno di rischiare il "già letto", cosa che a me disturba, ma solo fino a un certo punto (altrimenti non amerei tanto Mary Higgins Clark e non solo lei...).
In questo caso mi ha dato più fastidio la debolezza dei personaggi (che seguono tutti i possibili cliquè), la pochezza di contenuti sia nei dialoghi (molti veramente imbarazzanti per la loro stupidità)
che nei pensieri interiori della protagonista (è lei che racconta in prima persona, per cui non ce ne viene risparmiato mezzo) - che invece avrebbe potuto e dovuto essere molto profonda e approfondita - e la mancanza di impegno nel trovare meccanismi più verosimili per far quadrare gli eventi.

Credo che l'intenzione dell'autrice fosse quella di evidenziare i danni che può fare la gogna mediatica, ma la storia che ci ha costruito attorno non è abbastanza forte da giustificare tutto il cancan che descrive, per altro in maniera troppo superficiale.

Alla fin fine la frase che mi ha colpita di più dell'intero libro sono stati gli 8° definiti "temperatura tiepida": raggelante, direi.

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla traccia normale di aprile (un libro in cui vi è un segreto)