sabato 6 giugno 2026

"La pazienza del diavolo", Maxime Chattam

 

Parigi, lunedì 5 maggio 2014. Quando Silas e Pierre salgono sul TGV diretto a Hendaye sono euforici. Due ragazzini che da tempo aspettano con trepidazione l'arrivo di quel giorno, ma non per andare in vacanza sull'oceano: quel treno non arriverà mai a destinazione perché alle 9 in punto i due estrarranno i fucili a canne mozze uccidendo cinquantatré persone e ferendone un'altra ventina prima di spararsi a loro volta. Sei morti e otto feriti saranno, invece, il risultato di un altro attentato suicida perpetrato due giorni dopo all'interno di un ristorante parigino. E questi saranno solo i primi due casi su cui si troverà a indagare Ludivine Vanker che per l'occasione darà alla sua squadra il nome di Cella 666: perché dietro al male che sta travolgendo la Francia sembra esserci il diavolo.

"La pazienza del diavolo è la sua arma migliore contro di noi"

Da questa frase prende il titolo il secondo thriller (scritto nel 2014) 
della serie che ha per protagonista la gendarme Ludivine Vanker di cui lo scorso anno avevo letto il primo, "Loro".

Purtroppo Salani, anziché proseguire con gli altri due titoli che la completano, a marzo di quest'anno ha inspiegabilmente dato la precedenza a "Il segnale", un horror autoconclusivo pubblicato in Francia nel 2018. Non riuscirò mai a capire la mancanza di raziocinio che spesso sembra colpire gli editori italiani, mi rassegno a detestarli per queste scelte illogiche, con la speranza che Salani non abbia deciso di abbandonare la serie che, senza essere memorabile, è sicuramente piacevole per gli amanti del genere.

I fatti di questa puntata si svolgono esattamente un anno e mezzo dopo quelli raccontanti in "Loro". Ritroviamo quasi tutti i personaggi, con Ludivine arrivata alla soglia dei 33 anni senza che l'età né l'esperienza precedente le abbiano insegnato a imbrigliare l'impulsività, anche se naturalmente spesso sono le esigenze di "copione" a farle compiere scelte assurde, come quella di spegnere il cellulare in un momento cruciale... ma in quel momento doveva essere irraggiungibile per gli altri.

Chattam anche questa volta non risparmia al lettore diverse scene e descrizioni splatter, ma la trama - pur avendo ben poco di originale - è ricca di elementi (del resto è un tomo di 544 pagine e non ne toglierei nessuna) e gli ingranaggi funzionano, con un ritmo che si fa via via sempre più sostenuto con una tensione costante.
Potrebbe uscirne un bel film.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di giugno

mercoledì 3 giugno 2026

"Santa", Rosanna Turone

 

"Quando sono nata io, si aspettavano tutti che nascesse un maschio e avevano deciso di chiamarlo Santo. Poi però sono nata io, e siccome i miei non avevano pensato a nomi da femmina mi hanno chiamata Santa."

Pontecagnano Calabro, giorni nostri. Santa ha 30 anni e da otto si è trasferita in Piemonte seguendo Gianni, non tanto per amore, quanto perché lui rappresentava il biglietto per andarsene da quel paese dove non succedeva mai niente, da quella famiglia che le aveva sempre preferito la sorella maggiore, dalla mentalità generale così opprimente. Con Gianni avevano avuto un figlio, poi lui si era messo a tirare oggetti, contro il muro e contro di lei. Lo aveva lasciato diventando l'amante di un uomo sposato che per lei aveva lasciato la moglie. Anche Mauro ha un figlio, proprio dell'età di Tommaso, e non ne vuole altri, per lo meno non in quel momento. Ma lei resta incinta.

Fino a poche settimane fa non sapevo che esistesse un filone di romanzi in cui la giovane protagonista si trasferisce al Nord dal Sud in cerca di emancipazione, e poi mi sono ritrovata a leggere questo e "L'animale femmina" quasi contemporaneamente.
Fra i due non saprei dire quale mi sia piaciuto meno, forse è il genere a essermi indigesto, vuoi per l'età, vuoi perché aspiro a una migrazione opposta alla loro per quando andrò in pensione.

Come per la Canepa, anche "Santa" è un romanzo di esordio, al momento l'unico pubblicato (nel 2024) da Rosanna Turone, calabrese (di Gioia Tauro) classe 1981 trapiantata a Biella dove insegna pianoforte.

Se la protagonista fosse stata la nonna materna di Santa credo che avrei addirittura amato il libro (nonostante lo stile ancora molto acerbo) perché Bruna è una gran donna: forte, determinata, caparbia e simpaticissima.

Santa, invece, è un'altra lagna incontentabile, solo un pelo più sveglia e scafata della Rosita di Emanuela Canepa.

Aver fatto di lei la voce narrante fornisce una visione dei fatti a senso unico e se certi ricordi d'infanzia seminano più di un dubbio sull'imparzialità della madre nei confronti delle due figlie, basta un unico dialogo con la sorella per far capire quanto Santa sia vittimista ed egocentrica. Dialogo che arriva solo nel finale (finale che, oltre tutto, non sono sicura di aver capito), ma nelle 208 pagine ci sono molti spunti in grado di svelare quanto questa donna sia raggelante.

"Mi ha telefonato mia madre per dirmi che è morto Alfredo. E io sono rimasta in silenzio e poi ho cambiato discorso."

Il problema è che non è stata concepita come personaggio negativo, tutt'altro. Lo si capisce dalla sinossi e dalle recensioni entusiaste on-line che ho letto con molta perplessità perché Santa, incapace prima di far valere la sua volontà (e si parla di una grossa tematica) e poi di assumersi la responsabilità della sua decisione, non può essere un simbolo di riscatto proprio per nessuno.

PS: anche quando sono nata io tutti si aspettavano il maschio per via di quelle scemenze sulla forma della pancione di mia madre. Per fortuna i miei genitori non sono stati pigri chiamandomi Marca, ma hanno pensato a un nome femminile e hanno scelto il più bello ♥

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di giugno

lunedì 1 giugno 2026

Reading Challenge 2026: tracce di giugno

       


Traccia della pozione, libri Locked-Room Mistery


Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • SANTA: Santa, Rosanna Turone (2 punti)
  • PAZIENZA: La pazienza del diavolo, Maxime Chattam (5 punti)

Traccia scopa volante, libri ambientati in Spagna


Traccia calderone:

  • libri collegabili a uno dei nostri nonni

  • libri con stelle in copertina

Traccia famiglio, libri in cui ci siano delle nozze


Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita



I miei punti di giugno: 7


sabato 30 maggio 2026

"I tre che videro il re", Magnus Mills

 

Inizio inverno di un anno non precisato. Il suo sogno era quello di vivere in una casa di latta all'interno di un canyon. Lo diceva a chiunque avesse la pazienza di ascoltarlo. Finché si era imbattuto in una solida casetta di latta a due piani abbandonata da chi l'aveva costruita. Tetto, porta di accesso, finestre, grondaie e comignolo: non mancava nulla, eccetto il canyon, ma si era adattato in fretta a quella vasta pianura deserta, dove le tre case più vicine (anch'esse di latta) erano distanti qualche chilometro, quanto bastava per non essere completamente isolati, ma sufficienti a scoraggiare le visite frequenti. Finché un giorno una donna di cui a malapena si ricordava aveva bussato alla sua porta con una notizia: un certo Michael Hawkins, con l'aiuto di molti volontari, stava costruendo un canyon che avrebbe ospitato un'intera città di case di latta.

Romanzo fortemente allegorico dove non viene spiegato come i personaggi si procurino cibo e altro (per la prima volta non c'è neppure un pub!), con un altro protagonista di cui non viene mai detto il nome, un uomo placido, abitudinario, metodico, con la vocazione del silenzio.

"Non sarebbe stato male dare un taglio a questo turbinio di socialità che ultimamente era diventato endemico in casa mia e cominciava a sfuggirmi di mano"

Il turbinio della socialità si riferisce al paio di visite (relativamente) ravvicinate che riceve da Philip e Steve, i suoi "vicini" di casa che di norma è abituato a non vedere per mesi: fantastico ^^

Magnus Mills - che dopo la pubblicazione dei suoi due primi romanzi, ma ancora operaio, scrisse questo per capire se poteva diventare scrittore a tempo pieno (fu un grande successo) - dal 1966 a oggi ha scritto una trilogia, tredici romanzi autoconclusivi e tre raccolte di racconti. Ma questo, del 2001, è il terzo e ultimo suo romanzo a essere stato tradotto in italiano e con il mio inglese scolastico non sono in grado di recuperare il resto della sua bibliografia in lingua originale.

Mi rendo conto che le storie di Mills non siano commerciali, come il mercato richiede, ma quando l'originalità diventa geniale andrebbe salvaguardata e diffusa quanto più possibile.

Di banale qui c'è solo la metafora finale ("Non conta dove vivi, ma con chi vivi"), ma - dopo i pali da recinzione al centro di 
"Bestie" e la riverniciatura delle barche di "Niente di nuovo sull'Orient Express" - ci si arriva leggendo 166 pagine che descrivono le case di latta e la vita solitaria all'interno di esse. Una quotidianità scandita dalla continua lotta contro la sabbia trasportata dal vento che si accumula attorno alle pareti esterne e dove l'apertura delle imposte rappresenta un lungo rituale quotidiano.

E sono 166 pagine magnifiche! Come si fa a smettere di tradurre un autore così?

Reading Challenge 2026, traccia annuale Articoli: I


venerdì 29 maggio 2026

"L'animale femmina", Emanuela Canepa

 

Padova, 24 dicembre 2015. Rosita Mulè, 27 anni, da sette si è trasferita a Padova lasciando il piccolo paese di origine nel casertano, scappando dalla mentalità ristretta, ma soprattutto da una madre invadente e oppressiva. Gli studi in medicina vanno a rilento: una volta persa la borsa di studio e l'alloggio presso un collegio, per potersi mantenere ha iniziato a lavorare in un supermercato, malpagata e con meno tempo da poter dedicare agli esami.
Una personalità chiusa, che non riesce a fare amicizia neppure con le coinquiline. Un'avvilente relazione con un uomo sposato che la cerca solo quando gli fa comodo passare un'ora con lei nel modo più ovvio.
Qualcosa cambia alla vigilia di Natale, quando la strada di Rosita si incrocia con quella dell'anziano avvocato Ludovico Lepore: un mese dopo lascia il lavoro al supermercato diventando la sua segretaria.

Romanzo di esordio, scritto nel 2018, dell'autrice romana di cui quattro anni fa avevo già letto "Insegnami la tempesta", libro che non mi aveva convinta per niente e questa volta non è andata meglio. Una buona scrittura (sorvolando su alcune sviste nell'editing, come l'ascensore preso da Rosita che soltanto due frasi prima risultava fuori servizio) non basta a farmi sopportare la caratterizzazione della protagonista e degli altri personaggi femminili. Donne prive di nerbo che si piegano al volere maschile (che si tratti dell'amante o del datore di lavoro è indifferente) accettando la loro volontà come un fattore incontestabile e, per il mio modo di essere, il riscatto preannunciato nella sinossi ("Non sa quanto quel rapporto la stia trasformando. Non sa che è proprio dentro una gabbia che, paradossalmente, si impara a essere liberi.") è talmente minimo da risultare mortificante per le donne.

Non sono migliori i tre personaggi maschili - l'amante, l'avvocato e un amico di quest'ultimo - ma l'attenzione si concentra su Rosita, protagonista assoluta e voce narrante - che, nonostante la distanza e il passaggio all'età adulta, continua a sentirsi soffocare dalla madre. Quindi un altro rapporto conflittuale madre-figlia, come in "Insegnami la tempesta".

"Da bambina non facevo altro che aspettare di vederla puntare gli occhi su di me. Non è che mi trascurasse, al contrario. Non mi ha mai fatto mancare niente. Ma non mi guardava mai. Ogni atto di cura veniva messo in pratica con la stessa meticolosità di tutto il resto, la mente già proiettata verso l’incombenza successiva. Infilarmi una maglietta o preparare la base del soffritto erano attività con lo stesso grado di coinvolgimento. Io non facevo mai la differenza."

Un trasferimento agognato dall'adolescenza che di fatto non ha risolto nulla perché Rosita si è portata dietro tutta la sua autocommiserazione senza riuscire a trovare un riscatto personale, aggiungendo soltanto il problema del sostentamento economico (per poi macerare  inspiegabilmente nel dubbio se accettare o meno il lavoro da segretaria offertole dall'avvocato quando il binomio stipendio maggiore e meno ore di lavoro - quindi più tempo da poter dedicare allo studio - renderebbe sensata un'unica risposta per chiunque).

"Le femmine sono animali interessanti"

La frase che dà il titolo al libro esce dalla bocca di Lepore, che in breve si rivela misogino e manipolatore, caratteristiche che lo rendono odioso, evidenziando quelle altrettanto detestabili di Rosita, e se i flashback fanno capire (senza giustificare) l'acrimonia di lui nei confronti delle donne, per lei non c'è speranza: un irritante esserino lagnoso, titubante, indeciso, insicuro ed esasperatamente accomodante.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: E

mercoledì 27 maggio 2026

"Laguna calda", Jefferson Parker

 

Laguna Beach, contea di Orange (California), lunedì 25 agosto, anni Ottanta. Il cadavere di Tim Algernon, 64 anni, viene trovato carbonizzato nello spiazzo davanti alle sue scuderie. L'assassino lo ha ucciso colpendolo così forte che la grossa pietra usata gli è rimasta conficcata nel cranio. E prima della morte ha cercato di fargli ingoiare piccoli rotoli di banconote. Un omicidio brutale, soprattutto per quel paradiso turistico dove non succede mai niente di criminale.
A doversene occupare è 
Tom Shepard, 32 anni, unico detective della Squadra Omicidi di Laguna Beach, appena tornato a vivere nella cittadina in cui è nato dopo dodici anni di assenza, reduce da un divorzio non voluto e da un caso con un brutto epilogo avvenuto a Los Angeles l'anno precedente. E quando pochi giorni dopo sarà lui stesso a trovare il corpo di Speranza Creeley, 63 anni, carbonizzato nella vasca della grande villa della donna, Shepard non potrà fare a meno di chiedersi se possa esserci un collegamento fra quei due omicidi e quello di sua madre, avvenuto trent'anni prima, pochi mesi dopo la sua nascita.

Scrittore e giornalista nato a Los Angeles nel 1953, Jefferson Parker ha scritto quasi una ventina di gialli autoconclusivi e altri tredici divisi in tre serie. In italiano ne sono stati tradotti soltanto dieci (l'ultimo nel 2009), di nessuno esiste la versione digitale e i cartacei sono tutti fuori catalogo, come questo, che ho trovato nel BookCrossing del mio quartiere. Mi ha fatto piacere che fosse proprio il suo romanzo di esordio (del 1985), ma è chiaramente un autore che l'Italia ha dimenticato e tutto sommato possiamo farne a meno.

Un poliziesco che dimostra tutti i suoi quarant'anni e non solo per i tanti dettagli obsoleti (un esempio fra tanti: elenchi e cabine del telefono). Leggendolo avevo l'impressione di tornare ai libri e ai telefilm che leggevo/guardavo da ragazzina (non a caso cita "Quincy", uno dei miei preferiti) per dinamiche, ritmo e caratterizzazione dei personaggi, ma non è stata una sorpresa.

Quello che invece non mi aspettavo era di leggere quasi un rose-crime: lo stile molto descrittivo, gli sviluppi della vicenda, la vita privata del protagonista e l'uso di certi aggettivi (la luce è sfacciata, il sole spietato, eccetera) mi hanno ricordato tantissimo i (tre) romanzi di Nora Roberts che ho letto.
Pregio o difetto? Dipende dal gusto personale.

Reading Challenge 2026, traccia Scopa volante di maggio: California

lunedì 25 maggio 2026

"Senza dirsi addio", Linwood Barclay

 

Milford (cittadina di fantasia del Connecticut), 12 maggio 1983. Il risveglio di Cynthia Bigge, 14 anni, è quello di una ragazzina che la sera prima ha bevuto decisamente troppo e che, per questo e per il mancato rientro all'ora stabilita, ha litigato furiosamente con i genitori. Teme la ripresa non appena metterà piede in cucina, invece la casa è insolitamente vuota e silenziosa. Sa che la questione è solo rimandata, ma per il momento si gode la sua fortuna. Certo si accorge che i letti dei genitori e di suo fratello Todd sono già stati rifatti, come se non ci avessero dormito, e che la cucina non mostra i segni della colazione, ma è solo quando a scuola le chiedono come mai suo fratello non si è presentato che il sospetto che qualcosa non torni le piomba addosso. Esce da scuola senza permesso e si precipita a casa, sperando di trovare almeno uno dei tre familiari: invece non li rivedrà mai più, sono misteriosamente scomparsi durante la notte.
Venticinque anni dopo Cynthia, alla soglia dei 40 anni, accetta di partecipare a "Deadline", trasmissione televisiva che si occupa di casi irrisolti, sperando che dopo tanti anni chi sa qualcosa si decida a parlare. E in effetti subito dopo iniziano a succedere cose strane che la portano a sperare che la sua famiglia di origine sia ancora in vita senza rendersi conto di aver messo in pericolo se stessa, suo marito e la loro bambina.

Linwood Barclay, nato in Connecticut nel 1955 e trasferito in Canada a cinque anni, è famoso per i suoi thriller (ma scrive anche romanzi umoristici). Al momento ha pubblicato quindici romanzi autoconclusivi e altrettanti appartenenti a quattro serie diverse.

Questo, scritto nel 2007, è il primo di una dilogia di cui il secondo ("No safe house") non è stato tradotto, genere di scelta editoriale di cui, come sempre, non mi capacito, ma che questa volta riesco a tollerare meglio rispetto alla recente esperienza con Alafair Burke.

In questo caso, per lo meno, hanno tradotto il primo che è a tutti gli effetti una storia autoconclusiva. Nulla viene lasciato in sospeso e traducendo la sinossi del secondo mi viene da pensare che Barclay l'abbia scritto per sfruttare il grande successo di "Senza dirsi addio": scritto a sette anni di distanza, lo stesso intervallo di tempo che trascorre anche per i personaggi, mette al centro della storia la figlia di Cynthia diventata una ragazzina di 15 anni con frequentazioni poco raccomandabili, esattamente come sua madre da adolescente.

Ma se non mi dispiace non poter leggere il seguito è soprattutto perché questa prima parte non è stata all'altezza delle aspettative che avevo: dopo un inizio promettente la storia diventa ripetitiva e noiosa, al pari dei personaggi, con la spiegazione resa intuibile troppo presto a causa di alcuni brevi capitoli che si alternano con quelli in cui Terry Archer, il marito di Cynthia, è la voce narrante, per arrivare poi a un finale poco credibile.

Un aspetto particolare, ma in negativo, è come il libro sembri vecchio, nonostante pubblicazione e ambientazione risalgano a meno di vent'anni fa. Colpa dello stile, così educato e pacato da risultare lezioso, caratteristica che si trasmette anche agli accadimenti.

Ho altri libri di Barclay e non mi è passata la voglia di leggerli, probabilmente con il netto ridimensionamento delle aspettative mi piaceranno più di questo.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: L


sabato 23 maggio 2026

"La segretaria", Renée Knight

 

Londra, aprile 1995. Christine Butcher ha 25 anni, una bambina di 4, un marito e, adesso, anche un lavoro che adora. La sua assunzione a tempo determinato negli uffici della sede centrale della Appleton’s si è trasformata in qualcosa di ben più prestigioso e duraturo quando, con un'abile mossa, è riuscita a far capire a Mina - figlia di Lord Appleton, proprietario dell'omonima catena di supermercati - che poteva fidarsi ciecamente di lei.
E per i diciotto anni successivi è stata la sua assistente personale, con un ottimo stipendio e molti benefit, diventando per Mina indispensabile, insostituibile e inseparabile, al punto da ritrovarsi nel 2013 seduta al suo fianco al banco degli imputati rischiando di essere condannata insieme a lei. O per lei?

Scritto nel 2018, è il secondo, e al momento ultimo, romanzo scritto dall'inglese Renée Knight. Il primo, "La vita perfetta", lo avevo letto sette anni fa apprezzandolo, anche se - caso raro - avevo poi preferito il film.

Due storie completamente diverse con caratteristiche comuni, in particolare due protagoniste con cui è difficile trovarsi in sintonia.

Il servilismo di Christine Butcher nei confronti di Mina Appleton è qualcosa che non lascia scampo.

"In tutti gli anni di servizio per Mina mi sono assentata soltanto un giorno e mezzo"

Una dedizione che va oltre il buon senso, inconcepibile per chi, come me, lavora per vivere e non il contrario. E che avrà le conseguenze al centro del thriller.

Anche questa volta il punto forte arriva con il finale, di nuovo originale, ma che non mi ha entusiasmata come quello dell'opera prima.
E' comunque un libro che merita di essere letto e che può piacere anche ai non amanti del genere grazie alla tematica trattata.

Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di maggio: libri con una professione nel titolo

giovedì 21 maggio 2026

"Se mi troverai", Alafair Burke

 

Hopewell-Pennington (New Jersey), giugno 2014. Lindsay Kelly e Hope Miller sono amiche da quindici anni. Un rapporto simbiotico reso tale dal modo in cui si sono conosciute: una sera Lindsay, all'epoca ventunenne, tornando a casa si era trovata davanti un'auto paurosamente incidentata e dentro c'era Hope. Le ferite del corpo con il tempo erano guarite, ma la ragazza, priva di documenti, non ricordava nulla, non solo dell'incidente, ma di tutta la sua vita. Si era dovuta scegliere un nome ripartendo da zero in quella cittadina che l'aveva presa in simpatia. Finché ad aprile di quell'anno Lindsay l'aveva portata negli Hampton. Lo scopo era quello di trovare una casa per l'estate, ma per Hope era stato un colpo di fulmine e nel giro di sei settimane si era trasferita, riuscendo a trovare sia una graziosa casetta in affitto sia un lavoro in un'agenzia immobiliare, lasciando un gran vuoto nella vita di Lindsay. Vuoto che viene sostituito dalla preoccupazione quando Hope smette di rispondere ai suoi messaggi e alle sue telefonate. Lindsay non può credere che abbia voluto troncare con lei, come insinua il suo compagno. La sua professione di avvocato l'ha abituata ai crimini e tornando negli Hampton per cercarla raccoglie più di un indizio a favore dell'ipotesi peggiore: a Hope deve essere capitato qualcosa di brutto.

Ed ecco la sesta puntata della serie con protagonista la detective Ellie Hatcher.

Sesta e ultima? Così sembrerebbe perché qui si conclude la vicenda più importante che riguarda Ellie, qualcosa accaduto nel suo passato, una storia che sicuramente viene raccontata dettagliatamente in "Dead connection" (il romanzo di apertura che, come il terzo, non è stato tradotto in italiano, cosa di cui non smetterò mai di lamentarmi) e che, leggendo gli altri quattro, si può capire solo mettendo insieme i vari riferimenti.

I quattro romanzi tradotti meritano comunque di essere letti perché le storie autoconclusive sono dei thriller belli che migliorano di volta in volta, com'è normale quando uno scrittore aggiunge esperienza, ma nelle serie la trama orizzontale è anche più importante dei casi isolati (quante puntate di "X-Files" abbiamo visto per arrivare a capire chi era l'uomo che fuma?) e che Piemme non abbia tradotto due libri è inconcepibile.

"Se mi troverai" è stato scritto nel 2021, ben sette anni dopo la puntata precedente e non mi dispiacerebbe se in futuro la Burke aggiungesse nuovi capitoli perché Ellie Hatcher è un personaggio che funziona e qui è arrivata solo a 34 anni, potrebbe benissimo essere protagonista di altri casi e direi che l'autrice si è lasciata uno spiraglio in questo senso.

Gli altri libri della serie:

"Dead Connection" non tradotto
"La città del terrore"
"212" non tradotto
"Non dire una bugia"
"Dalla parte sbagliata"

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di maggio: gatto nel testo


martedì 19 maggio 2026

"Sopravvivi alla notte", Riley Sager

New Jersey, martedì 19 novembre 1991. Sono le 21 e Charlie Jordan sta aspettando Josh Baxter nel parcheggio del campus. Il ritardo del ragazzo contribuisce ad alimentare i tanti dubbi che ha su quel viaggio notturno. Andranno nell'Ohio, lei tornerà a Youngstown, da sua nonna, lui proseguirà per Akron, per assistere il padre colpito da un ictus. Non si conoscono, si sono trovati davanti alla bacheca del college proprio quando Charlie aveva appena affisso un annuncio in cui cercava un passaggio mentre Josh sperava di trovare qualcuno con cui dividere le spese del viaggio. Ma adesso, mentre aspetta nel parcheggio, si chiede quanto sia stata folle ad accettare di trascorrere sei ore in macchina con uno sconosciuto quando il killer del campus non è ancora stato arrestato e non c'è il minimo indizio su chi possa essere, si sa solo che ha ucciso tre ragazze e l'ultima, due mesi prima, era Maddy, la migliore amica di Charlie.

Scritto nel 2021, è il quarto romanzo che leggo dell'autore dopo "Final Girls. Le sopravvissute", "A casa prima di sera" e "Chiuditi dentro".

E per la quarta volta Sager non è riuscito a convincermi pienamente. La buona idea di partenza - una ragazza provata dal recente lutto e devastata dai sensi di colpa che già prima di salire in macchina inizia a rilevare atteggiamenti sospetti nel suo accompagnatore, lasciando il lettore a chiedersi se è solo paranoica o se davvero Josh non è chi dice di essere - viene rovinata dalla ripetitività dei pensieri della protagonista, dall'assurdità dei film mentali che (letteralmente) la isolano dalla realtà portando a svolte inverosimili, a colpi di scena esasperati e a un finale che riesce a essere sia originale sia deludente.

Ma sono i dialoghi a continuare a essere il peggior difetto dei libi di Sager, cantilenanti, noiosi, ripetitivi, senza trasporto. E  questa volta ci si è messa anche la traduttrice a far sanguinare gli occhi con un atroce "Non vorrebbe che tu faccia"!

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di maggio: occhiali nel testo



domenica 17 maggio 2026

"Dalla parte sbagliata", Alafair Burke

 

New York, maggio 2012. Helen Brunswick, 45 anni, psicoterapeuta, viene uccisa nel suo studio al termine di una giornata di lavoro. A rendere la sua morte particolare sono le fratture agli arti eseguite post mortem, la firma di un serial killer che fra il 1989 e il 1995 ha ammazzato sei donne a Utica, cittadina dell'area metropolitana di New York. Un macabro dettaglio che non era stato divulgato e questo basta a mettere in discussione la condanna inflitta a Anthony Amaro, in carcere per uno solo di quei sei omicidi, l'unico che ha confessato e adesso - tramite il suo nuovo legale - sostiene di averlo fatto per paura di vedersi infliggere la pena di morte, reintrodotta nello Stato di New York proprio l'anno del suo processo.
Saranno i detective Hatcher e Rogan a doversi occupare del caso Brunswick e del riesame di quelli passati.


Scritto nel 2014, è la quinta puntata con protagonista la detective Ellie Hatcher di cui il mese scorso ho letto la seconda ("La città del terrore") e la quarta ("Non dire una bugia").

Un buon thriller, direi il migliore della serie, che probabilmente ho apprezzato per via dei cold case e per la trama più articolata rispetto alle precedenti. Nessuno ha una suspense particolarmente sostenuta e forse per questo dovrebbero essere classificati come polizieschi, ma - pur amando molto i salti temporali - in questo caso ho apprezzato come la ricostruzione dei fatti risalenti a vent'anni prima venga fatta e raccontata nel presente.

Senza aver smesso di recriminare per la mancata traduzione del primo e del terzo libro della serie, ho già iniziato a leggere l'ultimo (o quanto meno l'ultimo pubblicato).

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: A

venerdì 15 maggio 2026

"Niente di nuovo sull'Orient Express", Magnus Mills

 

Millfold, Lake District (contea di Cumbria, Inghilterra), un settembre degli anni Novanta. Al sesto giorno di campeggio in riva al lago l'uomo decide di fermarsi ancora per una settimana. Proprio quella notte un violento temporale mette in fuga i pochi turisti di fine estate facendo di lui l'ultimo rimasto. Il brusco calo delle temperature porta il proprietario, Mr Parker, a offrirgli una roulotte per la notte: è brutta e fatiscente, ma gli offrirà un maggior riparo rispetto alla sua piccola tenda. In cambio, avendo molto tempo libero, potrebbe dare una mano di verde al cancello del campeggio? Quello sarà solo il primo dei tanti lavoretti che l'uomo - uno di quelli a cui piace il fai-da-te e che sanno usare pennelli, seghe circolari e altro - accetterà, prolungando di volta in volta la permanenza e continuando a rimandare il suo progetto originario: andare in treno nel Sudest asiatico.

Quattro anni fa avevo letto "Bestie", opera di esordio di Magnus Mills, autore inglese classe 1954. Libro che avevo adorato. Questo è il secondo che ha scritto, nel 1999, e mi è piaciuto ancora di più!

Anche questa volta non viene mai svelato il nome del protagonista e di nuovo Mills, ex operaio, fa del lavoro manuale il centro delle vicende. Dai pali da recinzione di "Bestie" qui si passa a svariate attività: cancelli e barche da pitturare, legna da tagliare, latte da consegnare... 
Assurdo che nella sinossi il protagonista venga definito "campione di accidia": è un uomo buono, incapace di dire di no, finendo per questo motivo con l'essere sfruttato, senza aversene a male.

Mills ha l'incredibile capacità di appassionare descrivendo una quotidianità ripetitiva e noiosa, dove il campionato Inter-Pub di freccette e le immancabili pinte di birra serali rappresentano l'unico svago, inserendo qua e là svolte inaspettate che rendono evidente cosa abbia di particolare il famoso humor britannico.

Capolavoro!

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di maggio: un NUOVO amore

mercoledì 13 maggio 2026

"Un mondo perduto", Joanna Quinn

 

Dorset, estate 1942. Cristabel, Flossie e Digby sono cresciuti. Non c'è più tempo per gli spettacoli teatrali sulla spiaggia. Adesso, sotto alla carcassa della balena che fungeva da palco, ci sono gli orti da cui Flossie cerca di ricavare quanto più possibile perché l'Europa è dilaniata da un altro conflitto mondiale e anche in Inghilterra cominciano a scarseggiare i beni di prima necessità.

Questo sarebbe il secondo volume della saga dei Seagrave, di cui un anno fa avevo letto la prima parte, "Il teatro sulla spiaggia". Uso il condizionale perché in seguito ho scoperto che è stato l'editore italiano a dividere il romanzo in due uscite inventandosi la dilogia e questo spiega perché "Il teatro sulla spiaggia" mi fosse sembrato un romanzo spezzato: perché lo era!

E, come quello non aveva una chiusura, questo non ha un vero e proprio inizio. Dall'ultimo tragico evento del 1941 si passa all'anno successivo. Chilcombe non è più la tenuta fervente di attività, le originali feste di Rosalind sono ormai un ricordo amaro e i tre ragazzi Seagrave pensano solo alla guerra, a come poter dare il loro contributo contro i nazisti.

Questa seconda parte non è più il festival degli animali morti e la Seconda Guerra Mondiale diventa centrale sia nell'ambientazione (due di loro andranno a combattere in Francia al fianco dei partigiani) sia negli eventi.

Lo stile della Quinn è rimasto pesante, ma qui le tematiche lo arricchiscono di una profondità che nella "prima parte" non c'era. Gli eventi finali mi hanno fatto piangere a singhiozzi, sicuramente più in memoria dei morti della mia famiglia che per le sorti dei personaggi del romanzo, ma se mi era mancato un epilogo degno di essere ricordato questa volta l'ho avuto.

Leggendolo è difficile capacitarsi di come ci si possa essere dimenticati cosa siano stati fascismo e nazismo, votando e facendo risorgere partiti e ideologie di estrema destra.

"Stiamo festeggiando la sconfitta di un male che avrebbe decretato la fine di noi tutti"

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di maggio: UN nuovo amore


sabato 9 maggio 2026

"Inseguendo l'amore", Nancy Mitford

 

"Questa è la storia di Linda, non la mia"

Fanny, voce narrante del romanzo, mette subito le cose in chiaro: non è stata lei a inseguire l'amore, ma Linda Radlett, la cugina sua coetanea, figlia di zia Sadie e di zio Matthew.
Fanny era nata quando sua madre, sorella minore di zia Sadie, aveva 19 anni anni, abbandonando figlia e marito un mese dopo. Quest'ultimo si era fatto la sua vita, risposandosi ben altre quattro volte, mentre Fanny aveva avuto la fortuna di venire allevata da un'altra sorella della madre. Ormai adulta, già moglie e madre, racconta i suoi anni da bambina e da adolescente, quando viveva a Shenley nella bella casetta di zia Emily, trascorrendo le vacanze natalizie ed estive nell'Oxfordshire ad Alconleigh, la tenuta di zio Matthew, eccentrica almeno quanto lui.
Gli zii avevano sei figli, che "morivano dalla voglia di rimanere completamente orfani".
E le ragazze Radlett aspettavano soltanto due cose: il debutto in società e la proposta di matrimonio da parte di un uomo di cui si sarebbero innamorate all'istante. Sapevano di non poter contare sulla fedeltà del futuro marito, ma erano pronte e sarebbero state comprensive perdonandoli. Loro, invece, non avrebbero mai tradito.
Ma per Linda le cose non sono poi andate esattamente così...

Pubblicato nel 1945, è il quinto romanzo scritto da Nancy Mitford, scrittrice e biografa inglese (1904 - 1973), il primo a essere stato tradotto in italiano (io ho l'edizione Giunti del 1996, con un disgraziatissimo font piccolo solo in parte compensato da un'interlinea ben distanziata che agevola la lettura) e, se ho ben capito, il primo a riscuotere successo dopo i precedenti flop.

E' anche il primo di una trilogia, che penso di completare con "L'amore in un clima freddo" e "Non dirlo ad Alfred", perché la lettura di questa prima puntata, seppur molto lontana da ciò che mi piace e mi interessa, è stata simpatica. Con l'eccezione della tragica fine che spetta agli animali citati in un libro in cui quasi tutti i personaggi amano la caccia.

"A volte trovavamo qualche animale che urlava imprigionato in una trappola; dovevamo ricorrere a tutto il nostro coraggio per avvicinarci a liberarlo e assistere alla sua fuga su tre zampe, spaesato e straziato dal terrore."

Per i giudizi, sempre entusiasmanti, che avevo letto o sentito su Nancy Mitford mi aspettavo qualcosa di molto diverso, di ben più profondo, non una lettura così leggera, considerando anche il periodo di ambientazione che dagli anni Trenta arriva nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.

Il romanzo viene considerato in parte autobiografico perché la vita dell'alta società inglese descritta è quella della famiglia Milford. Per la residenza di Alconleigh l'autrice si è ispirata ad Asthall Manor, la casa dove ha trascorso l'infanzia.


Questo rende particolarmente apprezzabile l'umorismo con cui tratteggia l'aristocrazia inglese, caratterizzata da ristrettezze mentali e da bizzarrie, con osservazioni che ne alzano il livello, per esempio quando due cugini - commentando il matrimonio tardivo dell'ormai quarantenne zia Emily - si preoccupano per Fanny che per la prima volta si troverà a dover convivere con un uomo: uno dice "I vecchi vanno matti per le ragazzine" e l'altro replica "E per i ragazzini". O come quando Linda, parlando dei compagni del secondo marito comunista, dice a Fanny: "Fanno del bene e non del male, non vivono della schiavitù degli altri esseri umani, come fa Sir Leicester".

Un finale spiazzante (indubbiamente perché letto nel 2026, quando certe disgrazie non rientrano più nella normalità) ha reso la lettura ancor più particolare.

Nella mia edizione molti dialoghi in francese, anche rilevanti, non sono stati tradotti, cosa che potrebbe essere un problema per chi non ha almeno un'infarinatura della lingua.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di maggio: un nuovo AMORE

mercoledì 6 maggio 2026

"La condanna del silenzio", Arwin J. Seaman

 

Isola (immaginaria) di Liten, Svezia, 14 ottobre di un anno non precisato. Gli Andersson, dopo gli eventi degli ultimi due anni che hanno visto arresti e morti fra i membri del clan, si sono chiusi nella loro tenuta uscendone solo quando non possono farne a meno. Chi per andare a scuola, chi al lavoro, chi dal medico. Poi tornano a rintanarsi. Ma è a loro che il capo della polizia Owe Dahlberg si rivolge quando dall'isola scompare una ragazza, non per accusarli, ma per farsi aiutare a cercarla.

"La condanna del silenzio" (titolo che fatico a collegare alla storia che viene raccontata), pubblicato lo scorso anno, è la terza puntata (dopo "Omicidio fuori stagione" e "Un giorno di calma apparente") della serie ambientata in Svezia scritta da un noto scrittore italiano che rivelerà la sua identità solo dopo la pubblicazione del sesto e ultimo libro.

Continuo a pensare che possa essere Donato Carrisi e mi chiedo quanto questo condizioni (in negativo) il mio giudizio su questi thriller.
Il primo non mi era dispiaciuto, il secondo lo avevo trovato esagerato e poco credibile; questo - nonostante la vicenda autoconclusiva sia convincente - evidenzia una ripetitività davvero pesante. Un rischio per qualsiasi serie, stessi personaggi e stesso ambiente (e in questo caso si tratta di una piccola isola), ma qui si va oltre, nelle tre storie vengono riproposte sempre le stesse dinamiche, nei legami e nelle interazioni fra i vari personaggi (che sono troppi), nella tipologia dei crimini, nelle indagini, eccetera.

Fortunatamente Malin, la figlia del capo Dahlberg, protagonista assoluta di "Un giorno di calma apparente", torna ai margini, ma il finale aperto di quel libro qui non viene ripreso e immagino che bisognerà aspettare l'ultimo per trovare chiarimenti e spiegazioni.
Una serie che, con un'uscita all'anno, si chiuderà nel 2028 (la quarta puntata, "L'isola del passato", è già stata pubblicata) e - fra nomi difficili da memorizzare, legami intricati fra i tanti personaggi ed eventi di vario genere - penso sia indispensabile farsi dei riassunti per non perdersi. 

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale, A

venerdì 1 maggio 2026

Reading Challenge 2026: tracce di maggio

     


Traccia della pozione, libri ambientati in un villaggio pittoresco


Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • UN: Un mondo perduto, Joanna Quinn (3 punti)
  • NUOVO: Niente di nuovo sull'Orient Express, Magnus Mills (2 punti)
  • AMORE: Inseguendo l'amore, Nancy Mitford (2 punti)

Traccia scopa volante, libri ambientati in California
  • Laguna calda, Jefferson Parker (3 punti)

Traccia calderone:

  • libri con un oggetto maledetto nella storia

  • libri in coppia, devono avere qualcosa in comune


Traccia famiglio, libri con una professione nel titolo:
  • La segretaria, Renée Knight (3 punti)

Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita
  • Sopravvivi alla notte, Riley Sager (3 punti)
  • Se mi troverai, Alafair Burke (3 punti)


I miei punti di maggio: 19 punti



mercoledì 29 aprile 2026

"Un animale selvaggio", Joel Dicker

 

Cologny, quattro chilometri da Ginevra, giugno 2022. Sophie e Arpad Braun, entrambi quarantenni, sono una coppia realizzata nella vita familiare e professionale: avvocato lei e bancario lui, sono sposati da otto anni, hanno due adorabili figli e da un anno si sono trasferiti nella casa dei sogni, una particolare villa con enormi affacci sul bosco che la circonda.
Anche Karine e Greg Liégean sono sulla quarantina, hanno due splendidi bambini, dei lavori a cui tengono molto e anche loro si sono trasferiti a Cologny da un anno. Certo non hanno la disponibilità economica dei Braun, casa loro non è una villa e hanno potuto comprarla solo grazie a un'eredità e a un mutuo, ma è comunque il coronamento di un sogno.
Da un mese Greg ha anche una fissazione: per Sophie. Non può fare a meno di spiarla e quella casa, con le sue immense vetrate, sembra proprio un invito per un guardone appartato nel bosco.
Ma Greg non è solo un guardone: è anche un poliziotto. E Arpad sembra avere molto da nascondere.

Due anni fa, vedendo la copertina all'uscita del libro, ho subito pensato a quello che a Genova chiamiamo "il palazzo dei televisori", un particolare edificio costruito all'inizio degli anni Settanta.


Da bambina, ogni volta che dopo la partita della Samp andavamo a cena da mia nonna paterna, passando per Corso Italia mi torcevo il collo per ammirare quanto più possibile quella strana casa che adoravo.

Un'architettura accettabile per un lungomare, mentre spero che la casa dei Braun a Cologny sia solo frutto della fantasia di Dicker e non un mostro ecologico piantato in mezzo al bosco.


Con l'autore ho un rapporto altalenante, due romanzi li ho adorati ("La verità sul caso Herry Quebert" e "Il libro dei Baltimore"), uno mi è piaciuto molto ("Il caso Alaska Sanders") e due li ho detestati ("La scomparsa di Stephanie Mailer" e "L'enigma della camera 622").

Questo va a creare la terza coppia con quello di Alaska Sanders. Una lettura viva, 448 pagine (divise in tre parti e ventun capitoli, tutti meravigliosamente datati) decisamente coinvolgenti.

Anche questa volta il punto di forza di Dicker è la costruzione, non certo i personaggi (anche qui non mancano le macchiette) né il contenuto: come con Harry Quebert e con Alaska Sanders, basta provare a ricostruire i fatti in ordine cronologico per rendersi conto che la storia è piuttosto scarna, ma Dicker sa giocare bene con i salti temporali, seminando dettagli che poi vanno a ricostruire la vicenda in un modo tutto suo, che può essere esasperante per chi in un racconto ama la struttura lineare, ma che incatena alle pagine chi, invece, apprezza i flashback.
E qui ce ne sono tantissimi in ogni capitolo.

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di aprile: libri con un mezzo di trasporto a motore in copertina




martedì 28 aprile 2026

"Blonde", Joyce Carol Oates

 

Norma Jeane Mortenson Baker nasce (1° giugno 1926) e muore (4 agosto 1962) a Los Angeles.
Ed è sempre a Los Angeles che, nel 1946 negli studi della 20th Century Fox, il regista Ben Lyon suggerisce per lei il nome d'arte di Marilyn Monroe.

Solo l'infinita stima per la scrittura di Joyce Carol Oates poteva spingermi a leggere questo tomo infinito, 1320 pagine (il libro più lungo che abbia mai letto e probabilmente che mai leggerò), su un argomento per il quale il mio interesse è pari a zero.

Un chiaro esempio di come - quando a scrivere è uno Scrittore - la trama, che di norma incide tantissimo sulle mie scelte e sul mio gusto, possa diventare un semplice dettaglio.

Ho iniziato la lettura il 25 febbraio portandola a termine soltanto ieri sera. Ne ho letto non più di trenta pagine al giorno, a volte anche soltanto cinque o sei: spalmarlo era per me l'unico modo per affrontarlo ed è stato un ottimo esperimento che metterò in pratica con altri "mattoni".

Della Monroe non ho mai visto un film né un trailer, non ho mai letto un'intervista né un articolo che la riguardasse. Prima di leggere "Blonde" ne conoscevo l'aspetto dalle fotografie e sapevo che era morta suicida quando era ancora giovane.

Tante cose si sono dette sul suo conto, che era timida e audace, infantile e responsabile, perfezionista e inaffidabile, frigida e ninfomane, tutto e il contrario di tutto: non so quanto questa biografia romanzata sia fedele alle verità accertate che la riguardano, ma la Oates è riuscita a farmi provare dei sentimenti, un mix di passione e frustrazione.

E, inaspettatamente, tanta pena, per la Norma Jeane bambina e per la Marilyn suicida, o forse uccisa dai poteri forti. Nella mia ignoranza pensavo che l'unico contatto fra lei e Kennedy fosse la canzoncina cantata per il compleanno del Presidente. Non sapevo che avessero avuto una relazione e non avevo mai sentito parlare delle possibili implicazioni dei Kennedy con la morte dell'attrice.

Come non sapevo che venisse pagata poco dagli Studio (in riferimento a "
Gli uomini preferiscono le bionde": "Il film aveva fatto guadagnare allo Studio milioni di dollari, e avrebbe continuato a fargliene guadagnare, mentre a lei ne avevano dati sì e no ventimila"), che fosse finita nel mirino dell'HUAC, che avesse appoggiato la causa dei diritti civili.

La Oates ne ripercorre l'intera esistenza, da un certo punto in poi scandita da film e matrimoni.

Il libro è troppo lungo? Ovviamente sì, 1320 pagine sarebbero troppe per chiunque, a maggior ragione per raccontare la vita di una persona vissuta soltanto 36 anni, ma ci sono tutte le (ampie) digressioni tanto amate dall'autrice (e da me).

Che non fa sconti agli USA ("Gli Stati Uniti d'America sono uno stato fascista post-bellico e il Comitato Nazionale contro le Attività Antiamericane è la loro Gestapo."), che sottolinea le disuguaglianze di genere ("C’erano donne perfettamente in grado di pilotare aerei e che tuttavia non ne ottenevano il permesso. Donne che morivano sotto le armi e che tuttavia non avevano diritto al funerale con gli onori militari come per gli uomini.") e che non dimentica gli animali ("G
li animali sono umani! Non sanno parlare come noi, però comunicano, altroché se comunicano. Hanno emozioni come le nostre, dolore, speranza, paura, amore.").

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia

lunedì 27 aprile 2026

"Jack", A.M. Homes

 

Periferia americana, 1989. Per Jack il padre era un idolo, uno specie di Superman. La sofferenza più grande della sua giovane vita l'ha provata il giorno in cui lo ha visto girare per casa riempiendo dei sacchi della spazzatura con le sue cose. Era un sabato e all'improvviso suo padre non viveva più con loro. La madre non gli permetteva nemmeno di vederlo, potevano sentirsi per telefono solo una volta alla settimana. Una separazione difficile e inaspettata, ma Jack era riuscito a superarla, a scuola erano in tanti ad averla sperimentata.
Il dramma vero per lui arriva nel presente, alla vigilia dei suoi 16 anni, quando il padre aspetta di essere in mezzo a un lago a bordo della barchetta presa a noleggio per rivelargli il vero motivo della fine del matrimonio: si è innamorato di un'altra persona e quella persona è Bob, l'amico con cui convive, che non è solo un amico, né tantomeno solo un coinquilino.
E Jack dice: "Mi viene da vomitare"

Titolo di esordio scritto nel 1989 da Amy Michael Homes, nata a Washington nel 1961, autrice di altri sei romanzi e di quattro raccolte di racconti.

Una piccola perla che ho pescato per caso al Libraccio di Savona un paio d'anni fa.

Un breve (228 pagine) romanzo di formazione privo di capitoli (ma con numerosi stacchi che ne fanno le veci), un monologo di Jack che racconta esperienze e stati d'animo di fronte a una realtà difficile, che sa di non poter evitare e che lo porterà a maturare in fretta. 

"Odiavo mio padre, ma gli volevo anche un gran bene, cosa che peggiorava la situazione."

Una profondità inaspettata per una penna così giovane (la Homes aveva soltanto diciannove anni quando ha scritto il libro), con un bel protagonista e dei bei personaggi di contorno, la descrizione di una quotidianità fatta di piccole gioie e grandi drammi che emoziona e diverte senza mai deprimere.

Tematiche importanti (al plurale perché anche la famiglia di Max, il migliore amico di Jack, dovrà fare i conti con una situazione veramente grave) trattate con attenzione, senza cadere in un'introspezione pesante che non sarebbe di nessun aiuto a un lettore adolescente alle prese con le stesse apprensioni sperimentate da Jack, con la voglia e la paura di crescere tipiche di quell'età.

"I miei sedici anni me li sentivo tutti. A volte me ne sentivo quaranta."

Un buon romanzo (per tutti) sulle discriminazioni, meriterebbe più fama.

"Tuo padre non è una cosa di cui vergognarsi."

Reading Challenge, traccia Famiglio di aprile: libri con il titolo di una sola parola


sabato 25 aprile 2026

"Storia di Milo, il gatto che salvò Plutone", Costanza Rizzacasa D'Orsogna

 

Località non precisata degli Stati Uniti. Dalla sonda New Horizons un segnale arriva in un piccolo laboratorio della Nasa: un "Ping... Ping" che lascia tutti sbalorditi. Il messaggio, firmato Falkor 39, è un SOS. Plutone ha un grave problema, una perdita di azoto, una tragedia per il pianeta nano che potrebbe avere ricadute sull’equilibrio dell’intero Sistema Solare!
Bisogna assolutamente fare qualcosa! Bisogna mandare qualcuno!
E la scelta cade su Milo, il gattino diventato famoso nel mondo per essere andato fino al Polo Sud riportando ai genitori il piccolo pinguino Hielito, che era stato rapito dai bracconieri.
Un viaggio spaziale non lo spaventerà di certo e se su Plutone ci sono forme di vita chi meglio di un gatto può riuscire a comunicare con loro?


Terzo racconto, pubblicato nel 2023, dopo "Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare" (letto nel 2020) e "Storia di Milo, il gatto che andò al Polo Sud" (letto nel 2022).

Un'altra bella storia con protagonista il gattino disabile dell'autrice, Milo, purtroppo morto nel 2024.

Una trilogia che molte scuole hanno inserito nella propria didattica e dovrebberlo farlo tutte. Perché l'esempio di Milo non incita soltanto al rispetto delle disabilità e all'abbattimento delle barriere. Le sue avventure sono un inno alla causa animalista ed ecologista.

La situazione di Plutone è un pretesto per parlare della devastazione che stiamo facendo ai danni della Terra ("che è tutto quello che abbiamo") e una spinta verso le energie rinnovabili.

C'è spazio per la cagnetta Laika e la micina Félicette, di cui vengono raccontate le tristi storie.


E poi ci sono i Paffy, gli abitanti di Plutone, così disegnati da Giacomo Bagnara, esseri da cui noi terrestri avremmo tutto da imparare:


"Un intero popolo che non mangia animali è segno di una civiltà superiore"

E c'è tanto altro, 124 pagine appena, ma ricche di insegnamenti (compreso un doveroso piccolo ABC sull'astronomia), buoni sentimenti e tristi verità.

"Se un leone uccide una gazzella è per nutrirsi. Solo l’uomo uccide per il piacere di farlo."

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di aprile: gatto nero in copertina

giovedì 23 aprile 2026

"Non dire una bugia", Alafair Burke


New York, un lunedì del marzo 2012. Julia Whitmire, 16 anni, viene trovata morta nella vasca da bagno della sua lussuosissima casa nel West Village. Le vene dei polsi tagliati e una lettera di addio non lasciano dubbi che si tratti di suicidio, ma la madre - moglie di un potente discografico - è riuscita a far pesare tutto il potere del suo nome ottenendo l'intervento di una squadra della omicidi. A rispondere alla chiamata sono Ellie Hatcher e JJ Rogan, trovandosi subito in bilico fra la dolorosa non accettazione di una donna che ha appena perso la figlia e la sua arroganza.
Ma, obbligati dai superiori a trattare il caso come un omicidio, si troveranno costretti a indagare scoprendo che forse la signora Whitmire non aveva torto.

Tre giorni dopo aver terminato "La città del terrore", seconda puntata della serie con protagonista la detective Hatcher (serie di cui non sono stati tradotti in italiano il primo e il terzo volume), ho iniziato questo, che è quindi il quarto episodio (titolo originale "Never Tell"), molto più avvincente, anche se esageratamente ingarbugliato.

La morte di Julia risulterà presto solo un ingranaggio di un meccanismo che non la riguarda che si allarga a due diverse vicende, una delle quali porta la Burke a cavalcare la critica verso "big pharma" in perfetto stile Robin Cook:

"L’American Psychiatric Association aveva iniziato a rifiutare i finanziamenti delle case farmaceutiche alle sue convention per evitare conflitti di interesse. La decisione faceva seguito a un’inchiesta del «New York Times» che aveva attirato l’attenzione dei lettori sul giro di benefit (e si parlava di milioni di dollari) destinato agli stessi medici responsabili delle prescrizioni che alimentava il business in espansione degli psicofarmaci."

Evidenziando poi come siano proprio le aziende farmaceutiche a controllare la sperimentazione dei loro prodotti!

Il libro ha 368 pagine divise in quattro parti e cinquantanove capitoli brevi che lo rendono scorrevole e godibile, ma lo avrei apprezzato di più se gli intervalli di tempo fossero stati corretti: "La città del terrore" si svolge nel marzo 2008 e all'inizio di "Non dire una bugia" viene specificato che (
Ellie e JJ) "erano (sono) partner da più di un anno", quindi l'anno di ambientazione di questo dovrebbe essere il 2009, invece no perché in seguito viene detto che un'amica di Julia, anch'essa sedicenne, è nata nel gennaio 1996. E 1996 + 16 fa 2012!

E, al solito, trovo incredibile come certi autori di libri seriali li ambientino nel loro presente (questo è stato 
pubblicato proprio nel 2012) senza tenere conto di quello che hanno scritto in precedenza.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Ouija

martedì 21 aprile 2026

"Paura", Stefan Zweig


Vienna, primi anni del Novecento. Irene, moglie dell'avvocato penalista Fritz Wagner, ha una trentina d'anni, due figli, una bella casa e un amante. Eduard è un giovane pianista e abita in una zona ben diversa da quella borghese di lei. Una distanza che, pensa, basti a metterla al sicuro dall'essere scoperta, convinzione che si sbriciola il pomeriggio in cui le si para davanti una donna rozza che la insulta, muove il pugno davanti al suo volto, minaccia di rivelare la tresca. E Irene, senza che le venga chiesto alcunché, dà alla donna le banconote che ha nel portafoglio. Che quella avesse già in mente di ricattarla o che sia stata Irene a darle l'idea, con la convinzione borghese che tutto abbia un prezzo, è irrilevante. Fatto sta' che non sarà un esborso una tantum e la vita dell'adultera diventerà un incubo di paura.

Un altro romanzo breve (120 pagine) di Stefan Zweig, scritto nel 1910, ma pubblicato nel 1920. Due anni fa avevo letto, e amato, "Lettera di una sconosciuta", una storia profonda e tristissima, di quelle che rimangono dentro.

"Paura", pur piacendomi, non mi ha altrettanto coinvolta, in parte per la pesantezza dello stile che a tratti lo rende noioso, ma la vera differenza la fanno le due protagoniste: l'autrice della lettera anonima suscita compassione per tutte le traversie che l'hanno colpita, mentre Irene è una donna egoista e boriosa, insensatamente vittimista e affetta da quel genere di ignoranza tipica di chi non capisce di essere un privilegiato.

"In quelle ore di tormento segreto invidiava gli ammalati. Che bello starsene in ospedale, in un letto lindo, tra le bianche pareti, circondati dai fiori e dalla commiserazione."

Un essere a cui non basta l'autoassoluzione: se ha sbagliato, la colpa non è sua.

"Sarebbe stato capace, il marito, di comprendere che lei non aveva amato un uomo, bensì l'avventura? Che anche lui era colpevole per la sua troppa bontà, per averle offerto una vita senza affanni, nella quale il carattere le si era infiacchito?"

Deludente il finale, annunciato come un coup de théâtre nella sinossi: insolito sì, ma mi aspettavo qualcosa di completamente diverso.

Reading Challenge 2026, traccia Scopa volante di aprile: libri ambientati in Austria