sabato 26 agosto 2017

"La chiave di Sarah"


Prima di leggere questo libro del rastrellamento degli ebrei a Parigi, passato alla storia con il nome di Véledrome d'Hiver, sapevo poco e quel poco soprattutto per via delle recenti esternazioni della Le Pen durante la campagna presidenziale di quest'anno.

I dettagli sono terrificanti, è impossibile fare una classifica degli orrori compiuti dall'uomo nella storia, ma per me ciò che avvenne durante la seconda guerra mondiale resta sempre al primo posto.

Fra il 16 e il 17 luglio del 1942 sono state arrestate più di 13.000 persone e fra queste più di 4.000 erano bambini. 

Ammassati per cinque giorni nel velodromo d'inverno, con le finestre sigillate, un solo rubinetto dell'acqua e appena cinque bagni a disposizione. 
Chi cercava di scappare veniva fucilato sul posto.
In seguito spostati nei tre campi di internamento (io direi concentramento...) fuori Parigi e quindi da lì trasportati ad Aushwitz per essere gasati.

Tutto ciò non da parte dei tedeschi, ma su iniziativa della milizia francese!
Adolf Eichmann, capitano delle SS e uno dei maggiori responsabili dello sterminio degli ebrei, autorizzò l'operazione solo a cose fatte nei giorni successivi perchè non l'aveva richiesta.
A rendere l'episodio ancora più agghiacciante c'è il fatto che ci sono voluti 33 anni prima che la Francia, nello specifico Chirac, chiedesse ufficialmente scusa.
Il libro è davvero molto bello, lo consiglio di cuore, come a me è stato consigliato da mia sorella.
Bellissima soprattutto la prima parte in cui si alternano passato e presente: il racconto di una bambina ebrea di 10 anni vittima con i genitori del rastrellamento e che, prima di essere presa, riesce a nascondere il fratellino di 4 anni in un armadio a muro chiudendolo a chiave; e quello di Julia, giornalista americana trapiantata a Parigi e incaricata di scrivere un articolo sulla vicenda in occasione del 60° anniverasario, quindi nel 2002.

C'è un legame fra le due, un po' forzato, ma ciò non rende il libro meno bello di quanto sia a prescindere anche dal finale un po' banale e dalla inutilità delle vicende personali di Julia.

Un libro che mi ha fatto piangere pensando anche a quelli del ramo materno della mia famiglia che non sono più tornati dai campi.

Un libro che andrebbe letto nelle scuole perchè "se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" (Primo Levi).

Reading Challenge 2017: questo testo risponde al requisito "un libro consigliato da un membro della tua famiglia".



2 commenti:

  1. ciao Loredana, non ho letto il libro, ma ho visto il film, davvero una storia agghiacciante :( ma hai ragione a dire che sarebbe una lettura da far conoscere a tutti
    un abbraccio
    Stefi

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    1. Ciao Stefania, il film l'ho visto ieri sera, bello, mi è piaciuto molto! Il libro è più coinvolgente, ma anche nel film hanno reso molto bene la tragicità degli eventi e (cosa positiva) meno invadente la situazione personale di Julia.
      Buona domenica :*

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