sabato 30 maggio 2026

"I tre che videro il re", Magnus Mills

 

Inizio inverno di un anno non precisato. Il suo sogno era quello di vivere in una casa di latta all'interno di un canyon. Lo diceva a chiunque avesse la pazienza di ascoltarlo. Finché si era imbattuto in una solida casetta di latta a due piani abbandonata da chi l'aveva costruita. Tetto, porta di accesso, finestre, grondaie e comignolo: non mancava nulla, eccetto il canyon, ma si era adattato in fretta a quella vasta pianura deserta, dove le tre case più vicine (anch'esse di latta) erano distanti qualche chilometro, quanto bastava per non essere completamente isolati, ma sufficienti a scoraggiare le visite frequenti. Finché un giorno una donna di cui a malapena si ricordava aveva bussato alla sua porta con una notizia: un certo Michael Hawkins, con l'aiuto di molti volontari, stava costruendo un canyon che avrebbe ospitato un'intera città di case di latta.

Romanzo fortemente allegorico dove non viene spiegato come i personaggi si procurino cibo e altro (per la prima volta non c'è neppure un pub!), con un altro protagonista di cui non viene mai detto il nome, un uomo placido, abitudinario, metodico, con la vocazione del silenzio.

"Non sarebbe stato male dare un taglio a questo turbinio di socialità che ultimamente era diventato endemico in casa mia e cominciava a sfuggirmi di mano"

Il turbinio della socialità si riferisce al paio di visite (relativamente) ravvicinate che riceve da Philip e Steve, i suoi "vicini" di casa che di norma è abituato a non vedere per mesi: fantastico ^^

Magnus Mills - che dopo la pubblicazione dei suoi due primi romanzi, ma ancora operaio, scrisse questo per capire se poteva diventare scrittore a tempo pieno (fu un grande successo) - dal 1966 a oggi ha scritto una trilogia, tredici romanzi autoconclusivi e tre raccolte di racconti. Ma questo, del 2001, è il terzo e ultimo suo romanzo a essere stato tradotto in italiano e con il mio inglese scolastico non sono in grado di recuperare il resto della sua bibliografia in lingua originale.

Mi rendo conto che le storie di Mills non siano commerciali, come il mercato richiede, ma quando l'originalità diventa geniale andrebbe salvaguardata e diffusa quanto più possibile.

Di banale qui c'è solo la metafora finale ("Non conta dove vivi, ma con chi vivi"), ma - dopo i pali da recinzione al centro di 
"Bestie" e la riverniciatura delle barche di "Niente di nuovo sull'Orient Express" - ci si arriva leggendo 166 pagine che descrivono le case di latta e la vita solitaria all'interno di esse. Una quotidianità scandita dalla continua lotta contro la sabbia trasportata dal vento che si accumula attorno alle pareti esterne e dove l'apertura delle imposte rappresenta un lungo rituale quotidiano.

E sono 166 pagine magnifiche! Come si fa a smettere di tradurre un autore così?

Reading Challenge 2026, traccia annuale Articoli: I


venerdì 29 maggio 2026

"L'animale femmina", Emanuela Canepa

 

Padova, 24 dicembre 2015. Rosita Mulè, 27 anni, da sette si è trasferita a Padova lasciando il piccolo paese di origine nel casertano, scappando dalla mentalità ristretta, ma soprattutto da una madre invadente e oppressiva. Gli studi in medicina vanno a rilento: una volta persa la borsa di studio e l'alloggio presso un collegio, per potersi mantenere ha iniziato a lavorare in un supermercato, malpagata e con meno tempo da poter dedicare agli esami.
Una personalità chiusa, che non riesce a fare amicizia neppure con le coinquiline. Un'avvilente relazione con un uomo sposato che la cerca solo quando gli fa comodo passare un'ora con lei nel modo più ovvio.
Qualcosa cambia alla vigilia di Natale, quando la strada di Rosita si incrocia con quella dell'anziano avvocato Ludovico Lepore: un mese dopo lascia il lavoro al supermercato diventando la sua segretaria.

Romanzo di esordio, scritto nel 2018, dell'autrice romana di cui quattro anni fa avevo già letto "Insegnami la tempesta", libro che non mi aveva convinta per niente e questa volta non è andata meglio. Una buona scrittura (sorvolando su alcune sviste nell'editing, come l'ascensore preso da Rosita che soltanto due frasi prima risultava fuori servizio) non basta a farmi sopportare la caratterizzazione della protagonista e degli altri personaggi femminili. Donne prive di nerbo che si piegano al volere maschile (che si tratti dell'amante o del datore di lavoro è indifferente) accettando la loro volontà come un fattore incontestabile e, per il mio modo di essere, il riscatto preannunciato nella sinossi ("Non sa quanto quel rapporto la stia trasformando. Non sa che è proprio dentro una gabbia che, paradossalmente, si impara a essere liberi.") è talmente minimo da risultare mortificante per le donne.

Non sono migliori i tre personaggi maschili - l'amante, l'avvocato e un amico di quest'ultimo - ma l'attenzione si concentra su Rosita, protagonista assoluta e voce narrante - che, nonostante la distanza e il passaggio all'età adulta, continua a sentirsi soffocare dalla madre. Quindi un altro rapporto conflittuale madre-figlia, come in "Insegnami la tempesta".

"Da bambina non facevo altro che aspettare di vederla puntare gli occhi su di me. Non è che mi trascurasse, al contrario. Non mi ha mai fatto mancare niente. Ma non mi guardava mai. Ogni atto di cura veniva messo in pratica con la stessa meticolosità di tutto il resto, la mente già proiettata verso l’incombenza successiva. Infilarmi una maglietta o preparare la base del soffritto erano attività con lo stesso grado di coinvolgimento. Io non facevo mai la differenza."

Un trasferimento agognato dall'adolescenza che di fatto non ha risolto nulla perché Rosita si è portata dietro tutta la sua autocommiserazione senza riuscire a trovare un riscatto personale, aggiungendo soltanto il problema del sostentamento economico (per poi macerare  inspiegabilmente nel dubbio se accettare o meno il lavoro da segretaria offertole dall'avvocato quando il binomio stipendio maggiore e meno ore di lavoro - quindi più tempo da poter dedicare allo studio - renderebbe sensata un'unica risposta per chiunque).

"Le femmine sono animali interessanti"

La frase che dà il titolo al libro esce dalla bocca di Lepore, che in breve si rivela misogino e manipolatore, caratteristiche che lo rendono odioso, evidenziando quelle altrettanto detestabili di Rosita, e se i flashback fanno capire (senza giustificare) l'acrimonia di lui nei confronti delle donne, per lei non c'è speranza: un irritante esserino lagnoso, titubante, indeciso, insicuro ed esasperatamente accomodante.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: E

mercoledì 27 maggio 2026

"Laguna calda", Jefferson Parker

 

Laguna Beach, contea di Orange (California), lunedì 25 agosto, anni Ottanta. Il cadavere di Tim Algernon, 64 anni, viene trovato carbonizzato nello spiazzo davanti alle sue scuderie. L'assassino lo ha ucciso colpendolo così forte che la grossa pietra usata gli è rimasta conficcata nel cranio. E prima della morte ha cercato di fargli ingoiare piccoli rotoli di banconote. Un omicidio brutale, soprattutto per quel paradiso turistico dove non succede mai niente di criminale.
A doversene occupare è 
Tom Shepard, 32 anni, unico detective della Squadra Omicidi di Laguna Beach, appena tornato a vivere nella cittadina in cui è nato dopo dodici anni di assenza, reduce da un divorzio non voluto e da un caso con un brutto epilogo avvenuto a Los Angeles l'anno precedente. E quando pochi giorni dopo sarà lui stesso a trovare il corpo di Speranza Creeley, 63 anni, carbonizzato nella vasca della grande villa della donna, Shepard non potrà fare a meno di chiedersi se possa esserci un collegamento fra quei due omicidi e quello di sua madre, avvenuto trent'anni prima, pochi mesi dopo la sua nascita.

Scrittore e giornalista nato a Los Angeles nel 1953, Jefferson Parker ha scritto quasi una ventina di gialli autoconclusivi e altri tredici divisi in tre serie. In italiano ne sono stati tradotti soltanto dieci (l'ultimo nel 2009), di nessuno esiste la versione digitale e i cartacei sono tutti fuori catalogo, come questo, che ho trovato nel BookCrossing del mio quartiere. Mi ha fatto piacere che fosse proprio il suo romanzo di esordio (del 1985), ma è chiaramente un autore che l'Italia ha dimenticato e tutto sommato possiamo farne a meno.

Un poliziesco che dimostra tutti i suoi quarant'anni e non solo per i tanti dettagli obsoleti (un esempio fra tanti: elenchi e cabine del telefono). Leggendolo avevo l'impressione di tornare ai libri e ai telefilm che leggevo/guardavo da ragazzina (non a caso cita "Quincy", uno dei miei preferiti) per dinamiche, ritmo e caratterizzazione dei personaggi, ma non è stata una sorpresa.

Quello che invece non mi aspettavo era di leggere quasi un rose-crime: lo stile molto descrittivo, gli sviluppi della vicenda, la vita privata del protagonista e l'uso di certi aggettivi (la luce è sfacciata, il sole spietato, eccetera) mi hanno ricordato tantissimo i (tre) romanzi di Nora Roberts che ho letto.
Pregio o difetto? Dipende dal gusto personale.

Reading Challenge 2026, traccia Scopa volante di maggio: California

lunedì 25 maggio 2026

"Senza dirsi addio", Linwood Barclay

 

Milford (cittadina di fantasia del Connecticut), 12 maggio 1983. Il risveglio di Cynthia Bigge, 14 anni, è quello di una ragazzina che la sera prima ha bevuto decisamente troppo e che, per questo e per il mancato rientro all'ora stabilita, ha litigato furiosamente con i genitori. Teme la ripresa non appena metterà piede in cucina, invece la casa è insolitamente vuota e silenziosa. Sa che la questione è solo rimandata, ma per il momento si gode la sua fortuna. Certo si accorge che i letti dei genitori e di suo fratello Todd sono già stati rifatti, come se non ci avessero dormito, e che la cucina non mostra i segni della colazione, ma è solo quando a scuola le chiedono come mai suo fratello non si è presentato che il sospetto che qualcosa non torni le piomba addosso. Esce da scuola senza permesso e si precipita a casa, sperando di trovare almeno uno dei tre familiari: invece non li rivedrà mai più, sono misteriosamente scomparsi durante la notte.
Venticinque anni dopo Cynthia, alla soglia dei 40 anni, accetta di partecipare a "Deadline", trasmissione televisiva che si occupa di casi irrisolti, sperando che dopo tanti anni chi sa qualcosa si decida a parlare. E in effetti subito dopo iniziano a succedere cose strane che la portano a sperare che la sua famiglia di origine sia ancora in vita senza rendersi conto di aver messo in pericolo se stessa, suo marito e la loro bambina.

Linwood Barclay, nato in Connecticut nel 1955 e trasferito in Canada a cinque anni, è famoso per i suoi thriller (ma scrive anche romanzi umoristici). Al momento ha pubblicato quindici romanzi autoconclusivi e altrettanti appartenenti a quattro serie diverse.

Questo, scritto nel 2007, è il primo di una dilogia di cui il secondo ("No safe house") non è stato tradotto, genere di scelta editoriale di cui, come sempre, non mi capacito, ma che questa volta riesco a tollerare meglio rispetto alla recente esperienza con Alafair Burke.

In questo caso, per lo meno, hanno tradotto il primo che è a tutti gli effetti una storia autoconclusiva. Nulla viene lasciato in sospeso e traducendo la sinossi del secondo mi viene da pensare che Barclay l'abbia scritto per sfruttare il grande successo di "Senza dirsi addio": scritto a sette anni di distanza, lo stesso intervallo di tempo che trascorre anche per i personaggi, mette al centro della storia la figlia di Cynthia diventata una ragazzina di 15 anni con frequentazioni poco raccomandabili, esattamente come sua madre da adolescente.

Ma se non mi dispiace non poter leggere il seguito è soprattutto perché questa prima parte non è stata all'altezza delle aspettative che avevo: dopo un inizio promettente la storia diventa ripetitiva e noiosa, al pari dei personaggi, con la spiegazione resa intuibile troppo presto a causa di alcuni brevi capitoli che si alternano con quelli in cui Terry Archer, il marito di Cynthia, è la voce narrante, per arrivare poi a un finale poco credibile.

Un aspetto particolare, ma in negativo, è come il libro sembri vecchio, nonostante pubblicazione e ambientazione risalgano a meno di vent'anni fa. Colpa dello stile, così educato e pacato da risultare lezioso, caratteristica che si trasmette anche agli accadimenti.

Ho altri libri di Barclay e non mi è passata la voglia di leggerli, probabilmente con il netto ridimensionamento delle aspettative mi piaceranno più di questo.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: L


sabato 23 maggio 2026

"La segretaria", Renée Knight

 

Londra, aprile 1995. Christine Butcher ha 25 anni, una bambina di 4, un marito e, adesso, anche un lavoro che adora. La sua assunzione a tempo determinato negli uffici della sede centrale della Appleton’s si è trasformata in qualcosa di ben più prestigioso e duraturo quando, con un'abile mossa, è riuscita a far capire a Mina - figlia di Lord Appleton, proprietario dell'omonima catena di supermercati - che poteva fidarsi ciecamente di lei.
E per i diciotto anni successivi è stata la sua assistente personale, con un ottimo stipendio e molti benefit, diventando per Mina indispensabile, insostituibile e inseparabile, al punto da ritrovarsi nel 2013 seduta al suo fianco al banco degli imputati rischiando di essere condannata insieme a lei. O per lei?

Scritto nel 2018, è il secondo, e al momento ultimo, romanzo scritto dall'inglese Renée Knight. Il primo, "La vita perfetta", lo avevo letto sette anni fa apprezzandolo, anche se - caso raro - avevo poi preferito il film.

Due storie completamente diverse con caratteristiche comuni, in particolare due protagoniste con cui è difficile trovarsi in sintonia.

Il servilismo di Christine Butcher nei confronti di Mina Appleton è qualcosa che non lascia scampo.

"In tutti gli anni di servizio per Mina mi sono assentata soltanto un giorno e mezzo"

Una dedizione che va oltre il buon senso, inconcepibile per chi, come me, lavora per vivere e non il contrario. E che avrà le conseguenze al centro del thriller.

Anche questa volta il punto forte arriva con il finale, di nuovo originale, ma che non mi ha entusiasmata come quello dell'opera prima.
E' comunque un libro che merita di essere letto e che può piacere anche ai non amanti del genere grazie alla tematica trattata.

Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di maggio: libri con una professione nel titolo

giovedì 21 maggio 2026

"Se mi troverai", Alafair Burke

 

Hopewell-Pennington (New Jersey), giugno 2014. Lindsay Kelly e Hope Miller sono amiche da quindici anni. Un rapporto simbiotico reso tale dal modo in cui si sono conosciute: una sera Lindsay, all'epoca ventunenne, tornando a casa si era trovata davanti un'auto paurosamente incidentata e dentro c'era Hope. Le ferite del corpo con il tempo erano guarite, ma la ragazza, priva di documenti, non ricordava nulla, non solo dell'incidente, ma di tutta la sua vita. Si era dovuta scegliere un nome ripartendo da zero in quella cittadina che l'aveva presa in simpatia. Finché ad aprile di quell'anno Lindsay l'aveva portata negli Hampton. Lo scopo era quello di trovare una casa per l'estate, ma per Hope era stato un colpo di fulmine e nel giro di sei settimane si era trasferita, riuscendo a trovare sia una graziosa casetta in affitto sia un lavoro in un'agenzia immobiliare, lasciando un gran vuoto nella vita di Lindsay. Vuoto che viene sostituito dalla preoccupazione quando Hope smette di rispondere ai suoi messaggi e alle sue telefonate. Lindsay non può credere che abbia voluto troncare con lei, come insinua il suo compagno. La sua professione di avvocato l'ha abituata ai crimini e tornando negli Hampton per cercarla raccoglie più di un indizio a favore dell'ipotesi peggiore: a Hope deve essere capitato qualcosa di brutto.

Ed ecco la sesta puntata della serie con protagonista la detective Ellie Hatcher.

Sesta e ultima? Così sembrerebbe perché qui si conclude la vicenda più importante che riguarda Ellie, qualcosa accaduto nel suo passato, una storia che sicuramente viene raccontata dettagliatamente in "Dead connection" (il romanzo di apertura che, come il terzo, non è stato tradotto in italiano, cosa di cui non smetterò mai di lamentarmi) e che, leggendo gli altri quattro, si può capire solo mettendo insieme i vari riferimenti.

I quattro romanzi tradotti meritano comunque di essere letti perché le storie autoconclusive sono dei thriller belli che migliorano di volta in volta, com'è normale quando uno scrittore aggiunge esperienza, ma nelle serie la trama orizzontale è anche più importante dei casi isolati (quante puntate di "X-Files" abbiamo visto per arrivare a capire chi era l'uomo che fuma?) e che Piemme non abbia tradotto due libri è inconcepibile.

"Se mi troverai" è stato scritto nel 2021, ben sette anni dopo la puntata precedente e non mi dispiacerebbe se in futuro la Burke aggiungesse nuovi capitoli perché Ellie Hatcher è un personaggio che funziona e qui è arrivata solo a 34 anni, potrebbe benissimo essere protagonista di altri casi e direi che l'autrice si è lasciata uno spiraglio in questo senso.

Gli altri libri della serie:

"Dead Connection" non tradotto
"La città del terrore"
"212" non tradotto
"Non dire una bugia"
"Dalla parte sbagliata"

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di maggio: gatto nel testo


martedì 19 maggio 2026

"Sopravvivi alla notte", Riley Sager

New Jersey, martedì 19 novembre 1991. Sono le 21 e Charlie Jordan sta aspettando Josh Baxter nel parcheggio del campus. Il ritardo del ragazzo contribuisce ad alimentare i tanti dubbi che ha su quel viaggio notturno. Andranno nell'Ohio, lei tornerà a Youngstown, da sua nonna, lui proseguirà per Akron, per assistere il padre colpito da un ictus. Non si conoscono, si sono trovati davanti alla bacheca del college proprio quando Charlie aveva appena affisso un annuncio in cui cercava un passaggio mentre Josh sperava di trovare qualcuno con cui dividere le spese del viaggio. Ma adesso, mentre aspetta nel parcheggio, si chiede quanto sia stata folle ad accettare di trascorrere sei ore in macchina con uno sconosciuto quando il killer del campus non è ancora stato arrestato e non c'è il minimo indizio su chi possa essere, si sa solo che ha ucciso tre ragazze e l'ultima, due mesi prima, era Maddy, la migliore amica di Charlie.

Scritto nel 2021, è il quarto romanzo che leggo dell'autore dopo "Final Girls. Le sopravvissute", "A casa prima di sera" e "Chiuditi dentro".

E per la quarta volta Sager non è riuscito a convincermi pienamente. La buona idea di partenza - una ragazza provata dal recente lutto e devastata dai sensi di colpa che già prima di salire in macchina inizia a rilevare atteggiamenti sospetti nel suo accompagnatore, lasciando il lettore a chiedersi se è solo paranoica o se davvero Josh non è chi dice di essere - viene rovinata dalla ripetitività dei pensieri della protagonista, dall'assurdità dei film mentali che (letteralmente) la isolano dalla realtà portando a svolte inverosimili, a colpi di scena esasperati e a un finale che riesce a essere sia originale sia deludente.

Ma sono i dialoghi a continuare a essere il peggior difetto dei libi di Sager, cantilenanti, noiosi, ripetitivi, senza trasporto. E  questa volta ci si è messa anche la traduttrice a far sanguinare gli occhi con un atroce "Non vorrebbe che tu faccia"!

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di maggio: occhiali nel testo



domenica 17 maggio 2026

"Dalla parte sbagliata", Alafair Burke

 

New York, maggio 2012. Helen Brunswick, 45 anni, psicoterapeuta, viene uccisa nel suo studio al termine di una giornata di lavoro. A rendere la sua morte particolare sono le fratture agli arti eseguite post mortem, la firma di un serial killer che fra il 1989 e il 1995 ha ammazzato sei donne a Utica, cittadina dell'area metropolitana di New York. Un macabro dettaglio che non era stato divulgato e questo basta a mettere in discussione la condanna inflitta a Anthony Amaro, in carcere per uno solo di quei sei omicidi, l'unico che ha confessato e adesso - tramite il suo nuovo legale - sostiene di averlo fatto per paura di vedersi infliggere la pena di morte, reintrodotta nello Stato di New York proprio l'anno del suo processo.
Saranno i detective Hatcher e Rogan a doversi occupare del caso Brunswick e del riesame di quelli passati.


Scritto nel 2014, è la quinta puntata con protagonista la detective Ellie Hatcher di cui il mese scorso ho letto la seconda ("La città del terrore") e la quarta ("Non dire una bugia").

Un buon thriller, direi il migliore della serie, che probabilmente ho apprezzato per via dei cold case e per la trama più articolata rispetto alle precedenti. Nessuno ha una suspense particolarmente sostenuta e forse per questo dovrebbero essere classificati come polizieschi, ma - pur amando molto i salti temporali - in questo caso ho apprezzato come la ricostruzione dei fatti risalenti a vent'anni prima venga fatta e raccontata nel presente.

Senza aver smesso di recriminare per la mancata traduzione del primo e del terzo libro della serie, ho già iniziato a leggere l'ultimo (o quanto meno l'ultimo pubblicato).

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: A

venerdì 15 maggio 2026

"Niente di nuovo sull'Orient Express", Magnus Mills

 

Millfold, Lake District (contea di Cumbria, Inghilterra), un settembre degli anni Novanta. Al sesto giorno di campeggio in riva al lago l'uomo decide di fermarsi ancora per una settimana. Proprio quella notte un violento temporale mette in fuga i pochi turisti di fine estate facendo di lui l'ultimo rimasto. Il brusco calo delle temperature porta il proprietario, Mr Parker, a offrirgli una roulotte per la notte: è brutta e fatiscente, ma gli offrirà un maggior riparo rispetto alla sua piccola tenda. In cambio, avendo molto tempo libero, potrebbe dare una mano di verde al cancello del campeggio? Quello sarà solo il primo dei tanti lavoretti che l'uomo - uno di quelli a cui piace il fai-da-te e che sanno usare pennelli, seghe circolari e altro - accetterà, prolungando di volta in volta la permanenza e continuando a rimandare il suo progetto originario: andare in treno nel Sudest asiatico.

Quattro anni fa avevo letto "Bestie", opera di esordio di Magnus Mills, autore inglese classe 1954. Libro che avevo adorato. Questo è il secondo che ha scritto, nel 1999, e mi è piaciuto ancora di più!

Anche questa volta non viene mai svelato il nome del protagonista e di nuovo Mills, ex operaio, fa del lavoro manuale il centro delle vicende. Dai pali da recinzione di "Bestie" qui si passa a svariate attività: cancelli e barche da pitturare, legna da tagliare, latte da consegnare... 
Assurdo che nella sinossi il protagonista venga definito "campione di accidia": è un uomo buono, incapace di dire di no, finendo per questo motivo con l'essere sfruttato, senza aversene a male.

Mills ha l'incredibile capacità di appassionare descrivendo una quotidianità ripetitiva e noiosa, dove il campionato Inter-Pub di freccette e le immancabili pinte di birra serali rappresentano l'unico svago, inserendo qua e là svolte inaspettate che rendono evidente cosa abbia di particolare il famoso humor britannico.

Capolavoro!

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di maggio: un NUOVO amore

mercoledì 13 maggio 2026

"Un mondo perduto", Joanna Quinn

 

Dorset, estate 1942. Cristabel, Flossie e Digby sono cresciuti. Non c'è più tempo per gli spettacoli teatrali sulla spiaggia. Adesso, sotto alla carcassa della balena che fungeva da palco, ci sono gli orti da cui Flossie cerca di ricavare quanto più possibile perché l'Europa è dilaniata da un altro conflitto mondiale e anche in Inghilterra cominciano a scarseggiare i beni di prima necessità.

Questo sarebbe il secondo volume della saga dei Seagrave, di cui un anno fa avevo letto la prima parte, "Il teatro sulla spiaggia". Uso il condizionale perché in seguito ho scoperto che è stato l'editore italiano a dividere il romanzo in due uscite inventandosi la dilogia e questo spiega perché "Il teatro sulla spiaggia" mi fosse sembrato un romanzo spezzato: perché lo era!

E, come quello non aveva una chiusura, questo non ha un vero e proprio inizio. Dall'ultimo tragico evento del 1941 si passa all'anno successivo. Chilcombe non è più la tenuta fervente di attività, le originali feste di Rosalind sono ormai un ricordo amaro e i tre ragazzi Seagrave pensano solo alla guerra, a come poter dare il loro contributo contro i nazisti.

Questa seconda parte non è più il festival degli animali morti e la Seconda Guerra Mondiale diventa centrale sia nell'ambientazione (due di loro andranno a combattere in Francia al fianco dei partigiani) sia negli eventi.

Lo stile della Quinn è rimasto pesante, ma qui le tematiche lo arricchiscono di una profondità che nella "prima parte" non c'era. Gli eventi finali mi hanno fatto piangere a singhiozzi, sicuramente più in memoria dei morti della mia famiglia che per le sorti dei personaggi del romanzo, ma se mi era mancato un epilogo degno di essere ricordato questa volta l'ho avuto.

Leggendolo è difficile capacitarsi di come ci si possa essere dimenticati cosa siano stati fascismo e nazismo, votando e facendo risorgere partiti e ideologie di estrema destra.

"Stiamo festeggiando la sconfitta di un male che avrebbe decretato la fine di noi tutti"

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di maggio: UN nuovo amore