
Rivabella (VB), marzo di un anno non precisato. La famiglia Boscolo vive nella ridente cittadina affacciata sul lago dell'Ondina, più precisamene all'11 di via delle Magnolie. Quattro appartamenti: in quello a pian terreno alloggiano Jolanda e Giuseppe; al primo piano il figlio di questi, Alvise, con la moglie Giulietta e i loro due bambini, Dimitri e Natasha; la sorella di Alvise, Stella Marina, vive da sola all'ultimo piano, nella mansarda; e al terzo piano c'è Maddalena, la madre di Giuseppe, che da circa un anno ospita Claudia, la nipote dei Boscolo di Bassano del Grappa. Infine c'è l'appartamento del secondo piano, quello ereditato da zia Antonia che da decenni vive nel New Jersey e a cui hanno fatto credere che la sua proprietà è così mal messa da essere inabitabile, quando in realtà loro l'hanno sempre affittata (in nero) senza farle mai arrivare un soldo. Ma adesso ad arrivare dall'America è il cugino Jeremy, a cui non importa lo stato della casa, perché lui sa adattarsi.
Erano quasi tre anni che non leggevo Stefania Bertola, l'ultimo "Divino amore", nel dicembre 2023.
Questo lo ha scritto dal 16 marzo al 3 maggio 2020 regalando cinque o sei pagine al giorno ai lettori della sua pagina Facebook. Un'idea molto carina, pur non avendo vissuto un vero lockdown perché noi giornalai non abbiamo mai smesso di lavorare, se ai tempi lo avessi saputo l'avrei seguita volentieri. E sicuramente avrei gradito la lettura più di quanto non abbia fatto adesso, non fosse stato altro che per l'appuntamento quotidiano.
Lo stile dell'autrice o piace o non piace, non credo possano esistere mezze misure.
Personalmente apprezzo molto il suo umorismo, i nomi impossibili che appioppa ai personaggi (e, no, non mi riferisco tanto a Stella Marina, quanto a Giulebba), le professioni improbabili (Giulebba insegna meditazione floreale) e la sua capacità di risvegliarmi sempre qualche lontano ricordo (stavolta c'è riuscita con la Citrosodina, di cui non sentivo parlare da almeno trent'anni o giù di lì).
Ma questa volta l'esagerazione è così esagerata (ripetizione voluta per sottolineare quanto sia eccessiva) da farmi considerare questo come il suo peggior romanzo. Certo dopo aver letto com'è nato e di come ha usufruito dei suggerimenti degli utenti ho capito il bisogno di evasione (letteralmente) che lo ha generato, però i Boscolo e le loro vicende restano una delle più grandiminchiat stupidaggini che abbia mai letto.
Erano quasi tre anni che non leggevo Stefania Bertola, l'ultimo "Divino amore", nel dicembre 2023.
Questo lo ha scritto dal 16 marzo al 3 maggio 2020 regalando cinque o sei pagine al giorno ai lettori della sua pagina Facebook. Un'idea molto carina, pur non avendo vissuto un vero lockdown perché noi giornalai non abbiamo mai smesso di lavorare, se ai tempi lo avessi saputo l'avrei seguita volentieri. E sicuramente avrei gradito la lettura più di quanto non abbia fatto adesso, non fosse stato altro che per l'appuntamento quotidiano.
Lo stile dell'autrice o piace o non piace, non credo possano esistere mezze misure.
Personalmente apprezzo molto il suo umorismo, i nomi impossibili che appioppa ai personaggi (e, no, non mi riferisco tanto a Stella Marina, quanto a Giulebba), le professioni improbabili (Giulebba insegna meditazione floreale) e la sua capacità di risvegliarmi sempre qualche lontano ricordo (stavolta c'è riuscita con la Citrosodina, di cui non sentivo parlare da almeno trent'anni o giù di lì).
Ma questa volta l'esagerazione è così esagerata (ripetizione voluta per sottolineare quanto sia eccessiva) da farmi considerare questo come il suo peggior romanzo. Certo dopo aver letto com'è nato e di come ha usufruito dei suggerimenti degli utenti ho capito il bisogno di evasione (letteralmente) che lo ha generato, però i Boscolo e le loro vicende restano una delle più grandi
Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di agosto: mare, fiumi o laghi in copertina


















