domenica 22 marzo 2026

"La sentenza", Christina Dalcher

 

Era stato grazie all'impegno di attivisti come Justine e Ian Challagan se nella totalità degli Stati Uniti era stata abolita la pena di morte. Ma poi c'era stato il processo a Tony Barrett, condannato a dieci ergastoli, uno per ogni bambino che aveva ucciso. Alla lettura della sentenza l'uomo aveva deriso tutti, il giudice, gli avvocati, la giuria e i detrattori della pena capitale. Una reazione che aveva inasprito gli animi di troppe persone. Così nel 2016 era entrata in vigore la Remedies Act: i procuratori avevano diritto di chiedere la pena di morte, ma se dopo l'esecuzione della condanna fossero emerse le prove dell'innocenza dell'imputato per pareggiare i torti anche il procuratore sarebbe stato giustiziato.
Un freno non indifferente, tanto che nei sette anni successivi soltanto due processi si erano chiusi con la richiesta della massima pena, il primo in Florida e il secondo in Virginia, dove era stata proprio Justine Challagan a mandare sulla sedia elettrica Jake Milford, accusato di aver torturato e ucciso un bambino di sette anni, Caleb Curch. L'uomo non aveva fornito nessun alibi dichiarandosi colpevole.
Ma nel 2023, due giorni dopo l'esecuzione della condanna, Justine viene contattata dalla vedova Milford: "Ho trovato un pezzo di carta in uno scatolone con le vecchie cose di mio marito. Non ho deciso cosa farne. Non ancora".
E Justine Challagan precipita nel terrore.

Thriller distopico scritto da 
Christina Dalcher, docente universitaria nativa del New Jersey che attualmente si divide fra il Sud degli Stati Uniti e Napoli (ha anche una specializzazione sulla fonetica dei dialetti italiani e britannici).
Pubblicato nel 2023, è il suo quarto e
, al momento, ultimo romanzo, nonché l'unico a non essere di fantascienza, genere che non leggo, motivo che mi ha portata a saltare i precedenti.

Avrei potuto risparmiarmi anche questo.

Un libro con un grande potenziale che all'inizio cattura e incuriosisce, ma che ben presto si rivela confuso nella parte distopica, insensato nelle motivazioni di quella thriller e caratterizzato da un'infinità di brutte frasi a effetto (
"In camera di Jonathan c’è una montagna di biancheria sporca. Se non me ne occupo oggi, qualche alpinista in cerca di un record da battere potrebbe tentare di scalarla.").

L'aspetto peggiore, però, è la mancata valorizzazione di una tematica importante come la pena di morte: l'opposizione dei personaggi è limitata al solo timore di uccidere un innocente, quando l'essere contrari va ben oltre a questo.

Non ho trovato le argomentazioni che mi aspettavo, solo in un punto la Dalcher fa riportare a un suo personaggio qualche dato ("O
gni anno, in media, vengono prosciolti quattro detenuti nel braccio della morte. Le esecuzioni non c’entrano niente con la diminuzione del tasso di omicidi" e a seguire "Ogni caso di condanna a morte in Texas costa più di due milioni di dollari: il triplo di quanto costerebbe rinchiudere la stessa persona in una cella singola per quarant’anni."), davvero poco, senza contare che considerare l'esecuzione di un procuratore distrettuale il modo "per garantire una giusta e piena riparazione del danno" è raccapricciante anche se si tratta di distopia.

Ma l'aspetto più deludente è stata la mancanza di una seria nota dell'autrice sull'argomento: a fine testo solo una manciata di righe in cui ringrazia la sua
 direttrice editoriale, il marito e tutte le persone che le sono state vicine. Ma nessuna considerazione personale sulla pena di morte.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di marzo: bilancia in copertina

giovedì 19 marzo 2026

"La masnà", Raffaella Romagnolo

 

Colline del Monferrato, aprile 1935. Emma Bonelli è una ragazzona di campagna, forte e obbediente. Una remissività che l'ha portata a sposare Genio, non per amore, ma per volere del padre. Un matrimonio che ha generato due figli, Mario e dopo nove anni Luciana. Anche lei si sposerà senza amore, ma almeno con un po' d'affetto. E il marito, Franco Cermelli, porterà lei ed Emma a vivere in città per realizzare il suo sogno, quello di avere un ristorante tutto suo. Ed è in città che crescerà Anna, la loro unica figlia.
Emma, Luciana e Anna sono nonna, madre e nipote, ma tutte sono state masnà (bambine) e tutte hanno amato la casa dei Francesi, sognando di poterci tornare e restare.

Di Raffaella Romagnolo quattro anni fa avevo letto il romanzo d'esordio, "L'amante di città. Mistero in Monferrato", un gialletto piacevole. Questo lo ha scritto cinque anni dopo, nel 2012, altrettanto gradevole, una saga familiare al femminile piuttosto breve (320 pagine) divisa in tre parti (più prologo ed epilogo), dai titoli che rimandano al ruolo centrale che ha la cascina del Monferrato (purtroppo anche questa volta l'autrice non ha dato un nome ai luoghi in cui ha ambientato il romanzo): l'arrivo, l'esilio e il ritorno.

La casa appartiene alla famiglia del marito di Emma, di cui non viene mai detto il cognome: vengono semplicemente chiamati i Francesi perché all'inizio del secolo scorso due di loro erano andati a lavorare in Francia.
E' lì che Emma va a vivere dopo il matrimonio; è lì che Luciana nasce e rimane fino a quando è lei a sposarsi; ed è lì che Anna trascorre le estati con la nonna sognando la campagna nei restanti mesi dell'anno.

Il romanzo inizia nel presente, che è il 1995, dove torna per la conclusione. In mezzo sessant'anni e tre generazioni: con un bel gioco di salti temporali la Romagnolo ricostruisce e racconta le vite di queste tre donne, esistenze condizionate dagli uomini - che sono i padri, i mariti, i figli, i fratelli, i suoceri, gli zii - e nessuno è un bel personaggio, chi per prepotenza, chi per viltà.

E con quella delle tre donne scorre anche la storia dell'Italia, da eventi epocali (la guerra e la lotta partigiana, gli anni di piombo, il rapimento Moro, eccetera) a cambiamenti di importanza minore, a volte anche futili, ma che hanno segnato delle svolte, dall'introduzione dei registratori di cassa all'uso delle creme depilatorie all'apertura delle paninoteche.

Sono solo accenni che fanno da contorno e questa superficialità penalizza il libro: un approfondimento dei temi importanti (in stile Ferrante) gli avrebbe dato un valore maggiore di quello da lettura di intrattenimento.
E forse la Romagnolo se n'è accorta. Questo è ciò che ha scritto nelle note: 

"Ho inventato di sana pianta anche Carlin dla Moisa, e in queste righe cerco di rimediare al disagio che avverto per non essere stata minuziosamente fedele agli accadimenti. La vera storia è quella della Banda Lenti, ventisette ragazzi trucidati dai nazifascisti il 12 settembre 1944. Nel romanzo li ho evocati di fretta, del loro comandante Agostino Lenti ho riportato solo il nome di battesimo, non ho scritto il nome del paese dal quale in maggioranza provenivano, Camagna Monferrato. Un piccolo borgo della campagna piemontese, quattro case intorno a una chiesa con un’enorme cupola, che un giorno s’è trovato a seppellire una generazione. Non ho raccontato la folla che partecipò ai funerali. Mi sono inventata un partigiano che non è mai esistito, e l’ho costruito apposta come mi serviva. Gli altri, quelli veri, li ho cancellati."

Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di marzo: libri con fiori in copertina o nel titolo


lunedì 16 marzo 2026

"Ninna nanna", Leila Slimani

 

Parigi, un anno non precisato. I Massé sono quattro: madre, padre e due bambini. La donna, Myriam, con la nascita di Mila aveva messo in pausa la sua carriera di avvocato. Adam era arrivato due anni dopo, fortemente voluto, più da lei che da suo marito, Paul. Con la figlia aveva amato essere mamma a tempo pieno, ma poi ritrovarsi con due bambini piccoli da gestire l'aveva resa stressata e depressa. E aveva ripreso a lavorare. A quel punto, però, era stato necessario trovare una tata e nella vita dei Massé era entrata Louise, che in poco tempo era  diventata indispensabile. Perché Louise non si limitava a fare da baby-sitter: Louise cucinava manicaretti, riordinava e lustrava la casa, faceva la spesa e lavorava molte più ore di quelle previste dal suo contratto. Come se non avesse una vita propria.

"Il bambino è morto"

Non sono io a fare spoiler, ma è l'autrice che inizia il libro con questa frase.

Di Leila Slimani due anni fa avevo letto, e apprezzato, il suo romanzo d'esordio, "Nel giardino dell'orco", ma è per "Ninna nanna" (scritto nel 2016 e vincitore del Premio Goncourt dello stesso anno) che l'avevo inserita nella mia wish list dopo aver sentito la bella recensione fatta da Marco Cantoni con cui - cosa non scontata - sono pienamente d'accordo.

Un libro che oscilla fra la narrativa e il genere giallo, con quella frase inziale che scatena una tensione palpabile mantenendola alta pagina dopo pagina e costruendo un'atmosfera cupa e disturbante. Una storia che è anche conflitto di classe sociale.

Dal compimento del crimine si torna indietro, duecento pagine incalzanti che ricostruiscono il matrimonio dei Massé e la loro vita familiare, una coppia borghese, persone che raggiungono il picco dello spregio nell'inconsapevolezza di essere snob.

E il passato spinoso di Louise che l'ha resa la donnina dimessa che è, ma con una fragilità che nel punto di rottura può trasformarsi in qualcosa di molto pericoloso.

"Louise comincia a pensare che la sua felicità dipenda da loro. Che lei appartiene a loro come loro appartengono a lei."

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di marzo, libri nel testo


venerdì 13 marzo 2026

"Ostinato silenzio", Maria Masella

 

Genova, mercoledì 8 giugno 2016. Raul Ronchi, antiquario 54enne di Grosseto, ma residente negli Stati Uniti da quasi trent'anni, viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca nella stanza del lussuoso B&B in Carignano dove alloggiava dal 27 maggio. Il commissario Mariani sta ancora cercando di capire gli spostamenti dell'uomo, dal momento in cui era rientrato in Italia a fine gennaio per poi venire ucciso a Genova cinque mesi dopo, quando arrivano i tabulati telefonici del suo cellulare in cui compare più volte un numero che lui conosce bene: quello di sua moglie. Francesca viene convocata in questura quando nella stanza di Ronchi vengono trovate le sue impronte, ma a quel punto Mariani ha già chiesto un periodo di ferie, ben sapendo che non potrà essere lui a occuparsi del caso.

Pubblicato lo scorso anno, il romanzo è per il momento l'ultimo della serie. Serie che ho iniziato a leggere nel maggio 2023, ventotto libri che mi hanno tenuto molta compagnia per quasi tre anni, inserendoli nella Reading Challenge ogni volta che c'era una traccia adatta: ho altre serie in corso di lettura, ma sarà bruttissimo non avere più nulla a disposizione di questa e dover aspettare la nuova uscita come con le altre (poche) con cui sono in pari.

Questo è anche uno dei libri con maggior peso nella trama orizzontale (sempre molto presente). A un certo punto ho temuto che potesse essere il titolo conclusivo: sbagliavo, ma considerati gli ultimi sviluppi non mi stupirei se la Masella arrivasse a cifra tonda chiudendo il cerchio a quota trenta.

L'ostinato silenzio del titolo è, ovviamente, quello di Francesca che, indagata per un caso di omicidio, con la sua solita spocchia tergiversa e non risponde.

"A volte riesce a essere odiosa"

Questo è ciò che pensa di lei Mariani e leggendolo mi sono chiesta se a me è mai capitato di non trovarla tale (risposta: di rado).

Che Francesca non sia un'assassina viene chiarito in fretta e questo grazie ai successivi omicidi: credo sia il titolo della serie con il maggior numero di morti e il primo con un personaggio che porta il mio nome.

Ovviamente non mancano le "maselliane" coincidenze, con incontri casuali fatti a San Francisco e alla stazione di Milano che risulteranno poi ingranaggi determinanti della storia, ma c'è anche un breve cambio di ambientazione in una zona di Savona che conosco e che amo molto e poi pregevoli s
toccate, non troppo velate, alla premura usata da emittenti e giornali locali a certi partiti e al modo in cui gli esponenti di questi si dimostrino impietosi quando un crimine viene commesso da un poveraccio, meglio se extracomunitario, per diventare sempre molto tolleranti quando, invece, qualcosa offusca l'integrità di uno dei loro.

"E, nel dubbio, si possono sempre accusare i magistrati"

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di marzo: rospo nel testo


mercoledì 11 marzo 2026

"La vita matrimoniale di Miss Buncle", Dorothy E. Stevenson

 

Londra, febbraio anni Trenta. Da nove mesi Miss Buncle è diventata Mrs Abbott.
La vita matrimoniale è più felice di quanto osasse sperare. A rovinarla sono solo le serate caratterizzate dai continui inviti a cena a casa di amici e conoscenti di Mr Abbott, cene seguite dall'immancabile partita a bridge, gioco che non capisce e che non la appassiona. Ma se Arthur è felice lei può ben sopportare, da brava moglie, trent'anni o più di quella vita.
Solo che Mr Abbott non è affatto felice. Ama Barbara, il non sapere mai cosa aspettarsi da lei, il modo in cui alterna acume e titubanza, risolutezza e timore. Solo pensava che avesse un animo casalingo, come il suo, invece non manca mai di accettare un invito a cena e di ricambiarli tutti. 
Un sabato sera, grazie a un feroce mal di testa di lui che li porta a dover dare forfait all'ennesimo invito, scoprono che per essere gentili non avevano capito che in realtà entrambi odiano la vita sociale. Ma come possono venirne fuori senza offendere nessuno? Durante la colazione della domenica Mr Abbott ha la soluzione: devono trasferirsi.
E per Mrs Barbara Abbott inizia la ricerca della casa perfetta. 

Scritto nel 1936, è il s
eguito di "Il libro di Miss Buncle", scritto due anni prima. Se dopo aver letto quello ero dispiaciuta che la serie, di quattro, fosse stata tradotta solo per metà (al momento mancano gli ultimi due titoli, "The two Mrs Abbotts" del 1943 e "The four Graces" del 1946), adesso sono quasi sollevata perché non so quanto avrei voglia di andare avanti.

La vita matrimoniale stravolge il personaggio di Barbara Buncle: se come Miss veniva presentata come una donnina timorosa, titubante, maldestra, nonché sciatta e bruttina, in definitiva una zitella di mezza età senza speranza, qui si trasforma. Mrs Abbott è una donna avvenente, attenta ai dettagli, ama l'eleganza e, fresca di patente, gira in lungo e in largo per la campagna inglese alla ricerca della grande dimora che le verrà regalata dal marito, ma che lei ristrutturerà grazie ai soldi guadagnati con la pubblicazione dei suoi due romanzi.

Un'emancipazione apprezzabile nella realtà, ma che in questa finzione fa rimpiangere Miss Buncle.
E non aiuta la parte centrale del romanzo, troppo ripetitiva e quindi noiosa, anche se a farmi penare è stato soprattutto il piccolo font utilizzato.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di marzo: VITA di coppia


lunedì 9 marzo 2026

"Giovane coppia si diverte all'aperto", Aravind Jayan

 

Trivandrum, complesso residenziale di Blue Hills (India), un sabato mattina di marzo di un anno non precisato. Appa parcheggia davanti a casa la Honda Civic bianca che ha appena ritarato dal concessionario. Lo fa con compiacimento e orgoglio, quella non solo è l'auto più bella che abbia mai avuto, ma rappresenta un traguardo agli occhi della famiglia, degli amici, dei conoscenti e dei vicini. Non ha alcun pensiero perché è a sua moglie Amma, e non a lui, che la sera precedente una parente ha parlato di un video ormai diventato virale: per dodici minuti qualcuno ha ripreso di nascosto il loro figlio maggiore Sreenath al parco insieme alla sua ragazza, Anita. Non hanno un rapporto completo, ma quello che fanno è stato sufficiente a far finire il video in un sito porno.
E la vergogna si abbatte sulle famiglie coinvolte. 

Scritto nel 2022 è il romanzo di esordio di Aravind Jayan, indiano classe 1994, che in precedenza aveva pubblicato racconti su diverse riviste.

Un libro con un titolo accattivante che sembrava confermare la presentazione letta su un giornale, dove veniva descritto come acuto e spiritoso: ed era scattato l'acquisto, spinto anche dal desiderio di leggere autori extraeuropei che non fossero i soliti statunitensi.

Pensavo che sarebbe stata una lettura veloce, grazie alle 240 pagine (sei parti, trentasette capitoli brevi), invece l'ho trascinato per undici giorni, leggendo solo manciate di pagine nei primi nove e mettendomici d'impegno nel weekend solo per arrivare alla fine e poterlo archiviare.

Non è un brutto libro, però non mi è piaciuto.

Una volta capito che non avrei trovato l'umorismo e l'arguzia che mi aspettavo, ho preso la storia per quello che è, lo scontro fra la mentalità antiquata dei "vecchi" e la voglia di libertà dei giovani.
L'ambientazione indiana è irrilevante: genitori distrutti dalla vergogna, pretesa di un matrimonio riparatore da parte della famiglia della ragazza, parenti invadenti e impiccioni, vicini di casa maldicenti sono gli stessi che si potevano trovare anche in Italia fino a poche decine di anni fa (e forse ancora oggi, in determinati contesti).

Di originale c'è la scelta della voce narrante, il fratello minore di Sreenath, di cui non viene mai fatto il nome, che diventa l'incudine su cui si abbattono tutti i martelli: il padre, la madre, il fratello stesso, gli amici di lui, Anita, la madre e lo zio di lei... Una pletora di personaggi passivi che diventano aggressivi senza risolvere nulla né riuscire a comunicare tra loro.
Senza umorismo (e di spunti ce ne sarebbero stati parecchi) la vicenda risulta soltanto pesante.

Bella la spiaggia di Trivandrum:


Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di marzo: vita di COPPIA



venerdì 6 marzo 2026

"La fabbricante di stelle", Mélissa Da Costa

 

Francia, agosto di un anno non precisato. Arthur Duchemin, 28 anni, sta per diventare padre. Nell'attesa del parto ripercorre l'estate dei suoi cinque anni, quando la madre Clarisse gli aveva raccontato di essere stata scelta per sostituire l'ormai anziano Custode delle Meraviglie, colui che dipinge il cielo sulla Terra. Era un grande onore per lei, ma quell'incarico la obbligava a trasferirsi sul pianeta Urano, da dove non avrebbe mai smesso di vegliare su di lui.
Una favola bugiarda che avrebbe finito per farlo soffrire più della triste verità: è questo che Arthur ha sempre pensato, una convinzione che aveva incrinato il rapporto con il padre, ma adesso che anche lui sta per diventarlo riesce a capire cosa aveva fatto la madre per lui.

Scritto nel 2023, è al momento l'ultimo romanzo della Da Costa a essere stato tradotto in italiano (nel frattempo ne ha scritto altri due) e l'ultimo che leggerò, nonostante lo abbia preferito agli altri quattro.

I suoi romanzi sono un inno alla vita, alla rinascita, alla crescita personale e non metto in dubbio che molti traggano giovamento e sprono dalle sue storie, ma io li trovo falsi e ipocriti, la vita è molto diversa dalla finzione letteraria e quella pace raggiunta sempre e comunque mi indispone.

Anche questa volta. Una storia dolce e amara. E breve, 204 pagine divise in ventidue capitoli che si leggono (o ascoltano, come nel mio caso) in un paio di serate.

Arthur, voce narrante, alterna il presente ai ricordi d'infanzia e la Da Costa è brava a far raccontare il lui bambino, come lo è a creare il poetico Urano inventato dalla madre, con gli alberi-cervo e le lumache con il guscio azzurro ricoperto di lustrini, una dimensione immaginaria che da atea mi ha fatto sorridere non poco perché non ha meno credibilità del paradiso terrestre della cui esistenza tanti sono convinti.

Ma a cinque anni si è in grado di capire cosa sono la malattia e la morte? Un bambino non rischia di sentirsi ancora più abbandonato credendo che la propria madre abbia accettato un incarico che la costringe ad allontanarsi da lui?
Non lo so, ma quando avevo un paio d'anni più di Arthur era morto il migliore amico di mio nonno e per rispondere alla mia domanda (dove vanno le persone che muoiono?) mi aveva semplicemente portata sulla sua tomba al cimitero. Era stata un'ottima risposta.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di marzo: stelle nel titolo

mercoledì 4 marzo 2026

"Passi di morte", Maria Masella

 

Genova, mercoledì 20 gennaio 2016. Una frana sulle alture del centro città ha fatto crollare una porzione di un piazzale su cui era parcheggiata un'auto uccidendo la donna che si trovava nell'abitacolo. Otto giorni dopo Biagio Ferrero, proprietario di quel piazzale, si suicida buttandosi nel baratro causato dal crollo. La collega di Savona, Nicoli, chiede al commissario Mariani di dare un'occhiata al fascicolo: suo marito conosceva Ferrero da molti anni, esclude che possa essersi ammazzato. Eppure le verifiche di Mariani confermano la tesi di chi si era occupato del caso. Un caso che anche lui archivia in fretta quando deve indagare sulla morte di Claudio Alvari, 35 anni, ucciso nella cucina del suo appartamento a Campomorone e poi abbandonato in una scarpata della Valpolcevera. La vicina, antipatica quanto impicciona, non si dice sorpresa: Alvari era un omossessuale dedito a orge e festini di ogni tipo, la brutta fine che ha fatto è soltanto la causa della sua dissolutezza. Eppure le altre testimonianze che Mariani raccoglie sull'uomo mostrano una figura ben diversa.

"Chi veu vedde ün cattïo, fasse arraggiâ ûn bon"
(chi vuole vedere un cattivo, faccia arrabbiare un buono)

La ventisettesima puntata della serie è stata scritta nel 2024 e immagino che l'autrice si sia ispirata alla reale frana di un parcheggio privato in via Acquarone che nel novembre 2023 ha trascinato con sé due auto e uno scooter, fortunatamente senza persone a bordo.

Un'altra storia parecchio ingarbugliata che pagina dopo pagina si arricchisce di nuovi dettagli (e altri morti) regalando uno sviluppo intrigante che risulta piacevole nonostante finisca col rivelarsi frutto di colossali coincidenze, tipiche della Masella.

Far dire a uno dei personaggi che si è trattato "davvero di un colpo di fortuna" non rende la scappatoia meno barbina ed è un peccato perché con la fantasia si può costruire ciò che si vuole.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di marzo: vita DI coppia

domenica 1 marzo 2026

Reading Challenge 2026: tracce di marzo

   

Traccia della pozione, libri fantasy The Quest

Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • VITA: La vita matrimoniale di Miss Buncle, Dorothy E. Stevenson (3 punti)
  • DI: Passi di morte, Maria Masella (3 punti)
  • COPPIA: Giovane coppia si diverte all'aperto, Aravind Jayan (2 punti)

Traccia scopa volante, libri ambientati a Taiwan

Traccia calderone:

  • libri con un genitore cattivo

  • libri con protagonista innamorata/o

Traccia famiglio, libri con fiori in copertina o nel titolo
  • La masnà, Raffaella Romagnolo (3 punti)

Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita
  • La fabbricante di stelle, Mélissa Da Costa (2 punti)
  • Ostinato silenzio, Maria Masella (3 punti)
  • Ninna Nanna, Leila Slimani (2 punti)
  • La sentenza, Christina Dalcher (2 punti)


I miei punti di marzo: 20


sabato 28 febbraio 2026

"All'incrocio dei nostri destini", Mélissa Da Costa

 

Lione, 20 dicembre 2014. Non sono ancora le sette del mattino quando Ambre viene svegliata da una telefonata di Rosalie. Non si sentono da più di un anno e la donna è disperata: tre giorni prima tornando a casa con i due figli ha trovato un biglietto del suo compagno. Doveva assentarsi per sistemare una questione, senza spiegare quale. Sarebbe tornato presto, senza dire quando. E da lì il nulla: Gabriel non era tornato, non aveva chiamato e neppure risposto alle tante telefonate di Rosalie. Ambre è in ferie e, con il benestare di Marc, l'uomo con cui convive da due anni, parte subito per Arvieux, dove ritroverà anche Tim e Anton.
Marc non sa nulla del passato di Ambre.

Scritto nel 2022, titolo originale "Les douleurs fantomes", è il seguito di "Bucaneve", che avevo letto poco più di un anno fa. Fra le vicende raccontate, invece, sono trascorsi cinque anni e la Da Costa nel primo capitolo racconta l'e poi di "Bucaneve", il vissuto dei protagonisti e degli altri personaggi. Li ritroviamo tutti, più uno che nel primo libro non c'era, ovviamente Marc.

Un seguito di cui sicuramente c'era bisogno dopo il finale aperto del primo, ma che ho trovato fasullo.
La Da Costa è così: carica i suoi romanzi di eventi tragici, soprattutto legati alla salute; i suoi personaggi sbagliano, si autodistruggono, soffrono, eccetera, ma alla fine immancabilmente risorgono ed esplode l'inno alla vita.

"Pensò che la vita era davvero meravigliosa, che non bisognava mai avere paura. Ogni dolore portava la sua dose di felicità."

Nella fiction è un gioco essere ottimisti e dare consigli su come affrontare i problemi (ci riesce anche una persona irrisolta come Ambre), ma ci sono dolori che non si superano, si può solo imparare a conviverci, e leggere tutta questa faciloneria può risultare davvero molto irritante, direi offensivo.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia