venerdì 13 marzo 2026

"Ostinato silenzio", Maria Masella

 

Genova, mercoledì 8 giugno 2016. Raul Ronchi, antiquario 54enne di Grosseto, ma residente negli Stati Uniti da quasi trent'anni, viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca nella stanza del lussuoso B&B in Carignano dove alloggiava dal 27 maggio. Il commissario Mariani sta ancora cercando di capire gli spostamenti dell'uomo, dal momento in cui era rientrato in Italia a fine gennaio per poi venire ucciso a Genova cinque mesi dopo, quando arrivano i tabulati telefonici del suo cellulare in cui compare più volte un numero che lui conosce bene: quello di sua moglie. Francesca viene convocata in questura quando nella stanza di Ronchi vengono trovate le sue impronte, ma a quel punto Mariani ha già chiesto un periodo di ferie, ben sapendo che non potrà essere lui a occuparsi del caso.

Pubblicato lo scorso anno, il romanzo è per il momento l'ultimo della serie. Serie che ho iniziato a leggere nel maggio 2023, ventotto libri che mi hanno tenuto molta compagnia per quasi tre anni, inserendoli nella Reading Challenge ogni volta che c'era una traccia adatta: ho altre serie in corso di lettura, ma sarà bruttissimo non avere più nulla a disposizione di questa e dover aspettare la nuova uscita come con le altre (poche) con cui sono in pari.

Questo è anche uno dei libri con maggior peso nella trama orizzontale (sempre molto presente). A un certo punto ho temuto che potesse essere il titolo conclusivo: sbagliavo, ma considerati gli ultimi sviluppi non mi stupirei se la Masella arrivasse a cifra tonda chiudendo il cerchio a quota trenta.

L'ostinato silenzio del titolo è, ovviamente, quello di Francesca che, indagata per un caso di omicidio, con la sua solita spocchia tergiversa e non risponde.

"A volte riesce a essere odiosa"

Questo è ciò che pensa di lei Mariani e leggendolo mi sono chiesta se a me è mai capitato di non trovarla tale (risposta: di rado).

Che Francesca non sia un'assassina viene chiarito in fretta e questo grazie ai successivi omicidi: credo sia il titolo della serie con il maggior numero di morti e il primo con un personaggio che porta il mio nome.

Ovviamente non mancano le "maselliane" coincidenze, con incontri casuali fatti a San Francisco e alla stazione di Milano che risulteranno poi ingranaggi determinanti della storia, ma c'è anche un breve cambio di ambientazione in una zona di Savona che conosco e che amo molto e poi pregevoli s
toccate, non troppo velate, alla premura usata da emittenti e giornali locali a certi partiti e al modo in cui gli esponenti di questi si dimostrino impietosi quando un crimine viene commesso da un poveraccio, meglio se extracomunitario, per diventare sempre molto tolleranti quando, invece, qualcosa offusca l'integrità di uno dei loro.

"E, nel dubbio, si possono sempre accusare i magistrati"

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di marzo: rospo nel testo


mercoledì 11 marzo 2026

"La vita matrimoniale di Miss Buncle", Dorothy E. Stevenson

 

Londra, febbraio anni Trenta. Da nove mesi Miss Buncle è diventata Mrs Abbott.
La vita matrimoniale è più felice di quanto osasse sperare. A rovinarla sono solo le serate caratterizzate dai continui inviti a cena a casa di amici e conoscenti di Mr Abbott, cene seguite dall'immancabile partita a bridge, gioco che non capisce e che non la appassiona. Ma se Arthur è felice lei può ben sopportare, da brava moglie, trent'anni o più di quella vita.
Solo che Mr Abbott non è affatto felice. Ama Barbara, il non sapere mai cosa aspettarsi da lei, il modo in cui alterna acume e titubanza, risolutezza e timore. Solo pensava che avesse un animo casalingo, come il suo, invece non manca mai di accettare un invito a cena e di ricambiarli tutti. 
Un sabato sera, grazie a un feroce mal di testa di lui che li porta a dover dare forfait all'ennesimo invito, scoprono che per essere gentili non avevano capito che in realtà entrambi odiano la vita sociale. Ma come possono venirne fuori senza offendere nessuno? Durante la colazione della domenica Mr Abbott ha la soluzione: devono trasferirsi.
E per Mrs Barbara Abbott inizia la ricerca della casa perfetta. 

Scritto nel 1936, è il s
eguito di "Il libro di Miss Buncle", scritto due anni prima. Se dopo aver letto quello ero dispiaciuta che la serie, di quattro, fosse stata tradotta solo per metà (al momento mancano gli ultimi due titoli, "The two Mrs Abbotts" del 1943 e "The four Graces" del 1946), adesso sono quasi sollevata perché non so quanto avrei voglia di andare avanti.

La vita matrimoniale stravolge il personaggio di Barbara Buncle: se come Miss veniva presentata come una donnina timorosa, titubante, maldestra, nonché sciatta e bruttina, in definitiva una zitella di mezza età senza speranza, qui si trasforma. Mrs Abbott è una donna avvenente, attenta ai dettagli, ama l'eleganza e, fresca di patente, gira in lungo e in largo per la campagna inglese alla ricerca della grande dimora che le verrà regalata dal marito, ma che lei ristrutturerà grazie ai soldi guadagnati con la pubblicazione dei suoi due romanzi.

Un'emancipazione apprezzabile nella realtà, ma che in questa finzione fa rimpiangere Miss Buncle.
E non aiuta la parte centrale del romanzo, troppo ripetitiva e quindi noiosa, anche se a farmi penare è stato soprattutto il piccolo font utilizzato.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di marzo: VITA di coppia


lunedì 9 marzo 2026

"Giovane coppia si diverte all'aperto", Aravind Jayan

 

Trivandrum, complesso residenziale di Blue Hills (India), un sabato mattina di marzo di un anno non precisato. Appa parcheggia davanti a casa la Honda Civic bianca che ha appena ritarato dal concessionario. Lo fa con compiacimento e orgoglio, quella non solo è l'auto più bella che abbia mai avuto, ma rappresenta un traguardo agli occhi della famiglia, degli amici, dei conoscenti e dei vicini. Non ha alcun pensiero perché è a sua moglie Amma, e non a lui, che la sera precedente una parente ha parlato di un video ormai diventato virale: per dodici minuti qualcuno ha ripreso di nascosto il loro figlio maggiore Sreenath al parco insieme alla sua ragazza, Anita. Non hanno un rapporto completo, ma quello che fanno è stato sufficiente a far finire il video in un sito porno.
E la vergogna si abbatte sulle famiglie coinvolte. 

Scritto nel 2022 è il romanzo di esordio di Aravind Jayan, indiano classe 1994, che in precedenza aveva pubblicato racconti su diverse riviste.

Un libro con un titolo accattivante che sembrava confermare la presentazione letta su un giornale, dove veniva descritto come acuto e spiritoso: ed era scattato l'acquisto, spinto anche dal desiderio di leggere autori extraeuropei che non fossero i soliti statunitensi.

Pensavo che sarebbe stata una lettura veloce, grazie alle 240 pagine (sei parti, trentasette capitoli brevi), invece l'ho trascinato per undici giorni, leggendo solo manciate di pagine nei primi nove e mettendomici d'impegno nel weekend solo per arrivare alla fine e poterlo archiviare.

Non è un brutto libro, però non mi è piaciuto.

Una volta capito che non avrei trovato l'umorismo e l'arguzia che mi aspettavo, ho preso la storia per quello che è, lo scontro fra la mentalità antiquata dei "vecchi" e la voglia di libertà dei giovani.
L'ambientazione indiana è irrilevante: genitori distrutti dalla vergogna, pretesa di un matrimonio riparatore da parte della famiglia della ragazza, parenti invadenti e impiccioni, vicini di casa maldicenti sono gli stessi che si potevano trovare anche in Italia fino a poche decine di anni fa (e forse ancora oggi, in determinati contesti).

Di originale c'è la scelta della voce narrante, il fratello minore di Sreenath, di cui non viene mai fatto il nome, che diventa l'incudine su cui si abbattono tutti i martelli: il padre, la madre, il fratello stesso, gli amici di lui, Anita, la madre e lo zio di lei... Una pletora di personaggi passivi che diventano aggressivi senza risolvere nulla né riuscire a comunicare tra loro.
Senza umorismo (e di spunti ce ne sarebbero stati parecchi) la vicenda risulta soltanto pesante.

Bella la spiaggia di Trivandrum:


Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di marzo: vita di COPPIA



venerdì 6 marzo 2026

"La fabbricante di stelle", Mélissa Da Costa

 

Francia, agosto di un anno non precisato. Arthur Duchemin, 28 anni, sta per diventare padre. Nell'attesa del parto ripercorre l'estate dei suoi cinque anni, quando la madre Clarisse gli aveva raccontato di essere stata scelta per sostituire l'ormai anziano Custode delle Meraviglie, colui che dipinge il cielo sulla Terra. Era un grande onore per lei, ma quell'incarico la obbligava a trasferirsi sul pianeta Urano, da dove non avrebbe mai smesso di vegliare su di lui.
Una favola bugiarda che avrebbe finito per farlo soffrire più della triste verità: è questo che Arthur ha sempre pensato, una convinzione che aveva incrinato il rapporto con il padre, ma adesso che anche lui sta per diventarlo riesce a capire cosa aveva fatto la madre per lui.

Scritto nel 2023, è al momento l'ultimo romanzo della Da Costa a essere stato tradotto in italiano (nel frattempo ne ha scritto altri due) e l'ultimo che leggerò, nonostante lo abbia preferito agli altri quattro.

I suoi romanzi sono un inno alla vita, alla rinascita, alla crescita personale e non metto in dubbio che molti traggano giovamento e sprono dalle sue storie, ma io li trovo falsi e ipocriti, la vita è molto diversa dalla finzione letteraria e quella pace raggiunta sempre e comunque mi indispone.

Anche questa volta. Una storia dolce e amara. E breve, 204 pagine divise in ventidue capitoli che si leggono (o ascoltano, come nel mio caso) in un paio di serate.

Arthur, voce narrante, alterna il presente ai ricordi d'infanzia e la Da Costa è brava a far raccontare il lui bambino, come lo è a creare il poetico Urano inventato dalla madre, con gli alberi-cervo e le lumache con il guscio azzurro ricoperto di lustrini, una dimensione immaginaria che da atea mi ha fatto sorridere non poco perché non ha meno credibilità del paradiso terrestre della cui esistenza tanti sono convinti.

Ma a cinque anni si è in grado di capire cosa sono la malattia e la morte? Un bambino non rischia di sentirsi ancora più abbandonato credendo che la propria madre abbia accettato un incarico che la costringe ad allontanarsi da lui?
Non lo so, ma quando avevo un paio d'anni più di Arthur era morto il migliore amico di mio nonno e per rispondere alla mia domanda (dove vanno le persone che muoiono?) mi aveva semplicemente portata sulla sua tomba al cimitero. Era stata un'ottima risposta.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di marzo: stelle nel titolo

mercoledì 4 marzo 2026

"Passi di morte", Maria Masella

 

Genova, mercoledì 20 gennaio 2016. Una frana sulle alture del centro città ha fatto crollare una porzione di un piazzale su cui era parcheggiata un'auto uccidendo la donna che si trovava nell'abitacolo. Otto giorni dopo Biagio Ferrero, proprietario di quel piazzale, si suicida buttandosi nel baratro causato dal crollo. La collega di Savona, Nicoli, chiede al commissario Mariani di dare un'occhiata al fascicolo: suo marito conosceva Ferrero da molti anni, esclude che possa essersi ammazzato. Eppure le verifiche di Mariani confermano la tesi di chi si era occupato del caso. Un caso che anche lui archivia in fretta quando deve indagare sulla morte di Claudio Alvari, 35 anni, ucciso nella cucina del suo appartamento a Campomorone e poi abbandonato in una scarpata della Valpolcevera. La vicina, antipatica quanto impicciona, non si dice sorpresa: Alvari era un omossessuale dedito a orge e festini di ogni tipo, la brutta fine che ha fatto è soltanto la causa della sua dissolutezza. Eppure le altre testimonianze che Mariani raccoglie sull'uomo mostrano una figura ben diversa.

"Chi veu vedde ün cattïo, fasse arraggiâ ûn bon"
(chi vuole vedere un cattivo, faccia arrabbiare un buono)

La ventisettesima puntata della serie è stata scritta nel 2024 e immagino che l'autrice si sia ispirata alla reale frana di un parcheggio privato in via Acquarone che nel novembre 2023 ha trascinato con sé due auto e uno scooter, fortunatamente senza persone a bordo.

Un'altra storia parecchio ingarbugliata che pagina dopo pagina si arricchisce di nuovi dettagli (e altri morti) regalando uno sviluppo intrigante che risulta piacevole nonostante finisca col rivelarsi frutto di colossali coincidenze, tipiche della Masella.

Far dire a uno dei personaggi che si è trattato "davvero di un colpo di fortuna" non rende la scappatoia meno barbina ed è un peccato perché con la fantasia si può costruire ciò che si vuole.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di marzo: vita DI coppia

domenica 1 marzo 2026

Reading Challenge 2026: tracce di marzo

   

Traccia della pozione, libri fantasy The Quest

Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • VITA: La vita matrimoniale di Miss Buncle, Dorothy E. Stevenson (3 punti)
  • DI: Passi di morte, Maria Masella (3 punti)
  • COPPIA: Giovane coppia si diverte all'aperto, Aravind Jayan (2 punti)

Traccia scopa volante, libri ambientati a Taiwan

Traccia calderone:

  • libri con un genitore cattivo

  • libri con protagonista innamorata/o

Traccia famiglio, libri con fiori in copertina o nel titolo


Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita
  • La fabbricante di stelle, Mélissa Da Costa (2 punti)
  • Ostinato silenzio, Maria Masella (3 punti)




I miei punti di marzo: 13


sabato 28 febbraio 2026

"All'incrocio dei nostri destini", Mélissa Da Costa

 

Lione, 20 dicembre 2014. Non sono ancora le sette del mattino quando Ambre viene svegliata da una telefonata di Rosalie. Non si sentono da più di un anno e la donna è disperata: tre giorni prima tornando a casa con i due figli ha trovato un biglietto del suo compagno. Doveva assentarsi per sistemare una questione, senza spiegare quale. Sarebbe tornato presto, senza dire quando. E da lì il nulla: Gabriel non era tornato, non aveva chiamato e neppure risposto alle tante telefonate di Rosalie. Ambre è in ferie e, con il benestare di Marc, l'uomo con cui convive da due anni, parte subito per Arvieux, dove ritroverà anche Tim e Anton.
Marc non sa nulla del passato di Ambre.

Scritto nel 2022, titolo originale "Les douleurs fantomes", è il seguito di "Bucaneve", che avevo letto poco più di un anno fa. Fra le vicende raccontate, invece, sono trascorsi cinque anni e la Da Costa nel primo capitolo racconta l'e poi di "Bucaneve", il vissuto dei protagonisti e degli altri personaggi. Li ritroviamo tutti, più uno che nel primo libro non c'era, ovviamente Marc.

Un seguito di cui sicuramente c'era bisogno dopo il finale aperto del primo, ma che ho trovato fasullo.
La Da Costa è così: carica i suoi romanzi di eventi tragici, soprattutto legati alla salute; i suoi personaggi sbagliano, si autodistruggono, soffrono, eccetera, ma alla fine immancabilmente risorgono ed esplode l'inno alla vita.

"Pensò che la vita era davvero meravigliosa, che non bisognava mai avere paura. Ogni dolore portava la sua dose di felicità."

Nella fiction è un gioco essere ottimisti e dare consigli su come affrontare i problemi (ci riesce anche una persona irrisolta come Ambre), ma ci sono dolori che non si superano, si può solo imparare a conviverci, e leggere tutta questa faciloneria può risultare davvero molto irritante, direi offensivo.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia

giovedì 26 febbraio 2026

"Il piccolo libro dei colori", Michel Pastoureau

 

Michel Pastoureau - storico, antropologo e saggista parigino (1947) - ha legato il suo nome soprattutto allo studio dei colori. In questo librino (112 pagine) sono raccolte parti delle interviste rilasciate a Dominique Simonnet e pubblicate sul settimanale "L'Express" nell'estate del 2004.

Una lettura veloce che mi ha coinvolta meno di quanto mi aspettassi, l'avrei preferita più tecnica e meno filosofica, ma indubbiamente interessante per le nozioni fornite (focalizzate su Francia, Europa e Occidente), anche se credo non dica nulla di nuovo a chi per lavoro o per diletto ha a che fare con i colori. Io no (se si esclude la mia passione per il make-up e quella ormai esaurita per il ricamo), per cui molte cose le ignoravo, ad esempio che è stato 
Newton a definire lo spettro luminoso dell'arcobaleno, men che meno che l'occhio umano arriva a distinguere fino a 180/200 sfumature di colore. Siamo però meno sensibili ai colori rispetto a un tempo, forse perché viviamo in un mondo più colorato ("troppi colori uccidono il colore").

Pastoureau spiega come in passato si avesse una percezione diversa dei colori, in parte per la differente resa che hanno se illuminati da luce elettrica o da un lume a olio, e dice che i colori sono sei, dedicando un capitolo a ognuno.

Il blu, 
"il colore gattamorta": impopolare nell'antichità, forse perché era difficile da ottenere (e per i Romani era il colore dei barbari), attualmente sembra essere il colore preferito dagli europei (da me sicuramente). Non amando la pittura e l'arte in generale non sapevo che solo attorno al XII secolo si cominciò a dipingere il cielo di azzurro (non più rosso, nero, bianco o dorato) e questo perché il Dio cristiano è luce e la luce è azzurra. 

Il rosso, "il  
fuoco e il sangue, l'amore e l'inferno": nell'antichità era considerato il solo colore degno di questo nome. Era poco presente in natura, ma esistevano molti tipi di pigmenti. Era anche il colore che rendeva meglio quando si tingevano i tessuti, motivo per cui per secoli è stato il colore delle spose, ma è un colore allarmante, ancora legato a questa simbologia (segnali di divieto, semaforo rosso, telefono rosso, cartellino rosso, eccetera).

Il bianco, 
"ovunque, esprime la purezza e l'innocenza": Pastoureau precisa che se anche in epoca moderna molti lo considerano un non colore associandolo all'assenza (pagina bianca senza testo, voce bianca senza timbro, notte bianca senza sonno, assegno in bianco senza importo, mangiare in bianco senza condimento, eccetera), in realtà è forse il colore più antico.

Il verde, 
"quello che nasconde bene il proprio gioco": é il colore della natura e per questo oggi è simbolo di ecologia e pulizia, ma anche di gratuità (numero verde), mentre nell'antichità - quando era difficile da stabilizzare - era diventato simbolo di instabilità.
Non sapevo che l'idea de
l verde frutto dell'unione fra il giallo e il blu fosse nata solo nel XVIII secolo ("nel passato sapevano crearlo direttamente, senza dover fare miscugli").

Il giallo, 
"il colore dell'infamia": amato prevalentemente dai bambini (di certo non da me), apprezzato nell'antichità per poi decadere nel Medioevo, quando il dorato lo ha privato degli aspetti positivi che gli venivano attribuiti (luce, calore, potenza) trasformandolo in un colore spento associato a bugiardi, traditori e truffatori. Ci penseranno poi gli Impressionisti a risollevarlo.

Il nero, 
"dal lutto all'eleganza": il colore della morte, delle tenebre, dell'autorità (non a caso giudici e arbitri vestono di nero), ma anche quello più raffinato ed elegante. Difficile da ottenere chimicamente, divenne di fondamentale importanza (insieme al bianco) con l'invenzione della stampa.

E dopo i sei colori arrivano 
"le mezze tinte: fumo di Londra, rosa confetto", quei comprimari che Pastoureau pone in un secondo livello. Il viola, a lungo considerato volgare; l'arancione, chiassoso; il rosa, tenero e lezioso; il marrone, povero e sporco; il grigio, triste e malinconico, ma che rimanda alla saggezza e alla conoscenza (materia grigia).

E chiudono le sfumature: "
lilla, magenta, sabbia, avorio e greggio… Inutile cercare di contare: ogni giorno se ne inventano di nuove".

L'autore, molto critico nei confronti della divisione 
fra colori primari e secondari fatta nel XVIII secolo ("pseudoscientifica: non si fonda su alcuna realtà sociale e disconosce la storia") e del design (che successivamente l'ha promossa e fatta sua), chiude suggerendo di pensare a colori: "vedrete il mondo in un altro modo!"

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di febbraio: libri con la parola libro/libri nel titolo

martedì 24 febbraio 2026

"Un caso freddo", Maria Masella

 

Genova, 26 settembre 2015. Mariani è appena tornato da due settimane di vacanza a Tellaro con la moglie Francesca quando gli viene assegnato un caso difficile: perché l'uomo trovato morto all'interno di un loculo costruito nella cantina di un palazzo sulle alture di Sestri Ponente è stato ucciso da circa due anni, un intervallo di tempo che ha raffreddato ogni possibile pista. Si tratta di un uomo anziano, privo di documenti e a cui hanno tagliato le dita delle mani dopo averlo ucciso con un colpo alla nuca. Non sarà facile riuscire a dargli un'identità, ma dopo averlo fatto dubbi e ostacoli finiranno col moltiplicarsi portando il commissario non solo fuori città, prima a Savona e poi a Pavia, ma anche indietro nel tempo di ben cinquantun anni.

Come promesso dal titolo, la ventiseiesima puntata della serie (scritta nel 2023) mi ha regalato uno dei miei amati cold case.

Un caso ramificato, non a caso è uno dei pochi romanzi di Mariani con più di trecento pagine (320, forse è addirittura il più lungo). Direi anche troppo ramificato, per i piani temporali e per i diversi scenari che si sviluppano in tre città, cosa che comporta - al solito - coincidenze improbabili, alcune del tutto evitabili.

Ad esempio è la madre di Mariani, che in gioventù aveva conosciuto la vittima, a rivelargli il dettaglio che lo porterà nell'Oltrepò rendendo di fatto quel dettaglio determinante per la soluzione del caso. Se l'imbeccata fosse arrivata da un perfetto estraneo la storia non avrebbe perso nulla, anzi, sarebbe stata solo più credibile.

I vari intrecci (tanti) vengono riesaminati più e più volte da Mariani: li riassume con l'ispettrice Petri, con il PM Nazareni, con l'amico Torrazzi, con la moglie Francesca, con la collega di Savona, con quello di Pavia... Un'esagerazione esasperante e inutile perché se con certi autori gli spiegoni sono (tristemente) necessari, con la Masella non servono, le sue storie sono fatte di tasselli che via via si incastrano e lo fanno con chiarezza. Sarebbe stato meglio rimanere sulle abituali 250/260 pagine senza appesantire una vicenda bella e trascinante.

"Dovrò, prima o poi, accettare che nel mio Paese, forse in tutto il mondo, esistono due leggi, due pesi e due misure. La regola, ovunque, è che esistono gli intoccabili, quelli che sono circondati da un alone di protezione in cui si intrecciano denaro, potere e rispettabilità."

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di febbraio: chiave nel testo

domenica 22 febbraio 2026

"Il libro di Miss Buncle", Dorothy E. Stevenson

 

Rivargenton (Inghilterra), luglio anni Trenta. Miss Barbara Buncle ha una trentina d'anni, ma ne dimostra di più a causa della sua aria dimessa, del guardaroba antiquato e usurato e della frugalità generale che caratterizza la sua vita. Sono anni difficili, la crisi economica è arrivata anche tra i cottage della campagna inglese e lei, con i proventi della rendita che diminuiscono sempre più, pensa che pubblicando un romanzo potrebbe risollevare le sue finanze. Chiudersi nello studio è facile, prendere carta e penna anche, ma di cosa potrebbe mai scrivere una persona dotata di scarsa immaginazione? Se non ha fantasia per inventare una storia può solo raccontare ciò che vede e conosce. Così Rivargenton diventa Campoferrum e gli abitanti del villaggio i suoi personaggi. Miss Buncle è una grande osservatrice, sa tutto e lo racconta, anche quello che non avviene alla luce del sole, sicura che nessuno sospetterà che dietro allo pseudonimo di John Smith ci sia proprio lei.

Dorothy Emily Stevenson (1892 - 1973), scozzese di Edimburgo, ha pubblicato ventiquattro romanzi autoconclusivi e altrettanti appartenenti a nove serie diverse, arrivando a oltre sette milioni di copie vendute fra i paesi britannici e gli Stati Uniti.

Questo, scritto nel 1934, è il primo della serie di Miss Buncle, l'unico a essere stato tradotto in italiano insieme al secondo (che inizierò a leggere già stasera).
Astoria, 
che aveva pubblicato i due romanzi nel 2011, nel 2024 ha fatto uscire la nuova edizione di questo, per cui ho fiducia che riproponga anche il secondo e, soprattutto, che completi la serie traducendo anche gli ultimi due.

Questa prima puntata è una storia leggera, a tratti un po' sciocca, a volte un po' noiosa, ma nel complesso piacevole, con un'ambientazione da sogno per chi ama i villaggi inglesi costellati da cottage con giardini verdeggianti, con una quotidianità letteralmente d'altri tempi, con uomini galanti e donne che arrossisco graziosamente. E tutti vivono di rendita.

Una moltitudine di personaggi, tutti con doppio nome, quello reale e quello che Miss Buncle ha scelto per loro nel suo libro: il primo capitolo è stato un po' traumatico, poi li ho memorizzati e ho imparato a distinguerli.

Ma soprattutto ci sono tematiche inaspettate per un libro scritto quasi un secolo fa, ad esempio una felice relazione omosessuale fra due donne.
Una Stevenson irriverente e sagace, decisamente una bella sorpresa. E a quanto pare su casi editoriali aveva il mio stesso pensiero ^^

"Quanto sono stupidi i lettori! Proprio come pecore... una segue l'altra, trascurano un libro o ne comprano un altro solo perché altri lo stanno comprando, anche se non hanno la minima idea di che cosa manchi a uno e che cosa abbia in più l'altro."

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di febbraio: libri con la parola libro/i nel titolo