
Reading (contea del Berkshire), 2015. Amélie Lamont ha poco più di 16 anni quando il padre muore di cancro lasciandola sola. Senza altri parenti sa che per lei si spalancheranno le porte dei servizi sociali, per questo a insegnanti e amici dice di avere una zia francese e che la raggiungerà a Parigi. Invece va a Londra, il progetto è quello di trovare un lavoro come cameriera e risparmiare abbastanza per poter frequentare il college, laurearsi in giurisprudenza e trascorrere il resto della vita ad aiutare i meno sfortunati. Dopo sette mesi, quando il passo per trasformarsi in una senzatetto è ormai prossimo, incontra una giovane donna che le propone di lavorare per lei: dovrà occuparsi della casa e dei pasti, avrà un piccolo stipendio, vitto e alloggio.
Londra, 2019. Amélie ha 20 anni e Carolyn non è più la sua datrice di lavoro, ma una cara amica, al pari di Justine, che le ha procurato il suo attuale impiego come assistente personale di Ned, figlio del filantropo miliardario Jethro Hawthorpe. Ma non ha abbandonato l'idea di diventare avvocato per cui, quando Ned le propone un matrimonio farsa della durata di appena un mese che gli permetterà di sottrarsi a quello organizzato dal padre contro il suo volere, Amélie accetta perché Ned in cambio le pagherà gli studi.
Ma le cose andranno molto diversamente.
Scritto nel 2022, "La reclusa" è il settimo dei nove thriller attualmente scritti dall'autrice inglese (l'ultimo, uscito quest'anno, non è ancora stato tradotto in italiano) e quello che mi è piaciuto meno, addirittura peggiore dell'opera prima, "La coppia perfetta".
I soliti salti temporali portano a seguire quattro anni di vita della protagonista (che è anche voce narrante) in cui si succedono eventi (sia banali, sia portanti) improbabili e non solo perché capitano a una ragazzina. E qui vorrei fare un bell'elenco delle assurdità inventate dalla Paris per portare avanti una trama che avrebbe avuto bisogno di grossi tagli e di una buona dose di semplicità. Per non fare spoiler mi limito, fra tutti, a citare una capatina dall'altra parte dell'emisfero.
Leggendo lo spiegone finale, che nasce da un confronto, ero via via sempre più allibita dalle spiegazioni fornite, che si reggono su degli intrecci e su una cronologia di circostanze assurde.
Anche la fiction ha bisogno di almeno un po' di credibilità.
Londra, 2019. Amélie ha 20 anni e Carolyn non è più la sua datrice di lavoro, ma una cara amica, al pari di Justine, che le ha procurato il suo attuale impiego come assistente personale di Ned, figlio del filantropo miliardario Jethro Hawthorpe. Ma non ha abbandonato l'idea di diventare avvocato per cui, quando Ned le propone un matrimonio farsa della durata di appena un mese che gli permetterà di sottrarsi a quello organizzato dal padre contro il suo volere, Amélie accetta perché Ned in cambio le pagherà gli studi.
Ma le cose andranno molto diversamente.
Scritto nel 2022, "La reclusa" è il settimo dei nove thriller attualmente scritti dall'autrice inglese (l'ultimo, uscito quest'anno, non è ancora stato tradotto in italiano) e quello che mi è piaciuto meno, addirittura peggiore dell'opera prima, "La coppia perfetta".
I soliti salti temporali portano a seguire quattro anni di vita della protagonista (che è anche voce narrante) in cui si succedono eventi (sia banali, sia portanti) improbabili e non solo perché capitano a una ragazzina. E qui vorrei fare un bell'elenco delle assurdità inventate dalla Paris per portare avanti una trama che avrebbe avuto bisogno di grossi tagli e di una buona dose di semplicità. Per non fare spoiler mi limito, fra tutti, a citare una capatina dall'altra parte dell'emisfero.
Leggendo lo spiegone finale, che nasce da un confronto, ero via via sempre più allibita dalle spiegazioni fornite, che si reggono su degli intrecci e su una cronologia di circostanze assurde.
Anche la fiction ha bisogno di almeno un po' di credibilità.
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