mercoledì 12 giugno 2024

"Chiamami col tuo nome", André Aciman

 

Bordighera (Imperia), inizio luglio di un'estate alla metà degli anni '80. Elio ha 17 anni e ha di nuovo dovuto spostarsi nella piccola stanza che un tempo era del nonno per lasciare la sua al giovane che è stato accolto dai suoi genitori: per sei settimane, come ogni anno, suo padre - stimato professore universitario - seguirà l'ospite nella stesura della tesi e questi in cambio lo aiuterà con la corrispondenza e altre semplici mansioni.
Ma ci sarà anche il tempo per pranzi e cene conviviali, per giri in bicicletta, per giocare a tennis e, naturalmente, per godere del mar Ligure su cui si affaccia la villa di famiglia.
Quest'anno il prescelto fra i vari candidati è un giovane americano di origini ebraiche di 24 anni, Oliver. Non rimarrà uno dei tanti.

André Aciman nasce ad Alessandria d'Egitto nel 1951 dove vive fino al '65 quando con la famiglia si trasferisce a Roma. Dopo quattro anni altro trasferimento, a New York, dove vive tutt'ora. Al momento ha scritto sei saggi e otto romanzi. "Chiamami col tuo nome", pubblicato nel 2007, è la sua prima opera, riproposta da Guanda nel 2017 grazie all'uscita del film, ma nella mia wish list c'era finito solo un paio d'anni fa scoprendone l'ambientazione ligure (mentre la storia nel film è stata assurdamente spostata in provincia di Cremona!).

Mi è piaciuto ritrovare la bella, bellissima Bordighera (che nel romanzo viene ridotta a una semplice B puntata), dove ho trascorso le vacanze estive del 2020.


Il libro è altrettanto bello (ma non bellissimo). Un romanzo che mi viene difficile definire di crescita con un protagonista dotato di una cultura e di una capacità di relazionarsi con persone di ogni età che può esistere solo grazie alla fantasia di uno scrittore. Sicuramente una storia di sesso e di amore, raccontata con quella naturalezza che ogni storia di sesso e di amore dovrebbe avere, a prescindere dagli interpreti. Ci sono, devo dirlo, due scene che ho trovato disturbanti, non perché vengono vissute da due persone di sesso maschile, ma perché - per quanto non sia né di primo pelo né particolarmente schifiltosa - non riesco a trovare nulla di intrigante nelle evacuazioni intestinali e credo che le pesche siano buone senza aggiunte corporee.

Elio è la voce narrante che racconta l'estate dei suoi 17 anni quando ne sono trascorsi venti, dal momento in cui vede Oliver scendere dal taxi ("L'ospite dell'estate. L'ennesima scocciatura."), mentre il "fino a quando" chiaramente non lo dico (il libro ha anche un seguito, "Cercami", pubblicato nel 2019 e che ho già comprato).

Un libro che in fase di lettura sprigiona dolcezza e pacatezza (all'inizio è anche piuttosto lento), ma che una volta elaborato pervade di malinconia per questo amore che già in partenza non ha futuro (l'Elio diciassettenne dà per scontati una moglie e dei figli nel proprio futuro) e per i tanti Elio reali, persone che non prendono nemmeno in considerazione di mettere in atto una scelta diversa da quella di nascondersi perché è più facile fare ciò che "gli altri" si aspettano da loro. Ma saranno quelle persone a dover fare i conti con i rimpianti, non "gli altri".

Reading Challenge 2024, traccia vagabonda giugno: Egitto


lunedì 10 giugno 2024

"Oltre la siepe", Barbara Abel

 

Belgio, città e anno non precisati. I Brunelle e i Geniot sono vicini di casa: i primi, Laetitia e David, abitano al 28, nella villetta dove lei è cresciuta. Tiphaine e Sylvain hanno affittato quella di fianco, al 26. Muri comunicanti e giardini separati soltanto da una siepe. Coetanei e con interessi e principi simili, sono bastati pochi mesi per farli diventare inseparabili. Un'amicizia che si è cementata con la nascita a soli tre mesi di distanza dei rispettivi bambini, Milo e Maxime.
Una situazione ideale e idilliaca finché la tragedia più grande che possa capitare a dei genitori colpisce una delle due famigliole e da quel momento nulla sarà più come prima.

E con questo - dopo "La bambina nel bosco", "Alice" e "Morte apparente" - ho finito i romanzi della Abel che sono stati tradotti in italiano. Quest'anno ne ha pubblicato un altro, per cui i suoi titoli sono saliti a quindici ed è davvero un peccato che noi possiamo leggerne soltanto quattro perché questi thriller si distinguono nettamente dalla maggior parte che viene sfornata dove la fantasia non è infinita e spesso si ha l'impressione di "già letto", soprattutto raggruppandoli a filoni.

Scritto nel 2012, "Derriére la haine" (da cui nel 2018 è stato tratto il film "Doppio sospetto", che non vedo l'ora di guardare) è stato tradotto soltanto dieci anni dopo e, come gli altri suoi romanzi, è un thriller altamente drammatico con al centro vicende familiari.

La Abel ha uno stile riconoscibile, elegante e impietoso. I suoi personaggi non sono mai positivi o negativi in assoluto e riesce a portarli tutti ad esprimere il meglio e il peggio di se stessi, senza perdersi in considerazioni superflue o in concetti ripetuti. Molti autori lo avrebbero fatto aggiungendo cento o centocinquanta pagine inutili: la Abel, invece, ne mette insieme 302 e ognuna è rilevante, in un crescendo di intrigo e aspettativa che rende difficile interrompere la lettura.

Un consiglio: non leggete la sinossi, dice troppo.

Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, primavera: cimiteri nel testo


sabato 8 giugno 2024

"Ragazze perbene", Olga Campofreda

 

Caserta, fine maggio 2017. Clara, trent'anni, da dieci ha lasciato la famiglia e la città natale per trasferirsi a Londra dove insegna italiano a ricchi stranieri rimandando a oltranza il tentativo di concretizzare il suo sogno, quello di scrivere un libro. Non ha una casa, ma soltanto una stanza in affitto, e da due anni ha una relazione con Tomas, musicista argentino conosciuto in una app di incontri, che sembra non desiderare una relazione stabile, quanto meno non con lei.
Clara a Caserta torna ogni anno per Natale, raramente per Pasqua e mai durante le vacanze estive. Maggio è un'eccezione, ma Rossella si sposa: la sua bellissima cugina, nata soltanto un mese prima di lei, due cugine figlie uniche che nella prima parte della vita sono state come due sorelle.

Olga Campofreda, come la sua Clara, è nata a Caserta nel 1987 e anche lei vive a Londra, dove insegna italiano all'Istituto Italiano di Cultura. Nel 2009 ha
pubblicato un romanzo breve, poi un saggio di critica letteraria nel 2020 e due guide per la collana Passaggi di Dogana di Perrone (Trieste e San Francisco). "Ragazze perbene", uscito a gennaio dell'anno scorso, è il romanzo che l'ha resa famosa, grazie anche all'interesse suscitato dalla collana Le fuggitive di NN editore, di cui ho già preso tutti gli altri titoli, che spero di apprezzare più di questo.

Ha deluso molto le mie aspettative, che erano alte in relazione a tutto il bene di cui ne avevo sentito, mentre per me è stato un altro libro (come "Buio" di Anna Kantoch) dove la bella scrittura non è stata sufficiente per farmelo piacere. In parte è anche un altro libro (come "Parlarne tra amici" di Sally Rooney) in cui ho avvertito un certo disagio generazionale, ma non si tratta solo di questo.

Ho trovato il libro molto superficiale per il modo in cui vengono introdotti e liquidati in una frase o in un periodo tematiche importanti (principalmente orientamento sessuale e disturbi alimentari), importanti in generale, ma importanti proprio per i personaggi. Questioni che, se approfondite, avrebbero reso il libro profondo, mentre quello che mi ha trasmesso è stato solo un grande malessere e non poco fastidio.

Clara - voce narrante - fornisce il suo solo punto di vista, penalizzando Rossella e l'intera storia che si basa proprio sul rapporto fra le due e i loro trascorsi. E' limitante avere solo una versione dei fatti anche perché (e questo è un altro difetto) Rossella sembra essere molto più interessante di Clara, che non lo è quasi per nulla.

Non ho trovato in lei "la ragazza che si ribella" di cui parla la sinossi (oltre a spoilerare gran parte del libro!), ma una persona insicura e irrisolta.
Non so quanto di autobiografico ci sia nel libro oltre alle caratteristiche sopra citate, ma Clara è una che a 28 anni considera una conquista il fatto che l'uomo che frequenta non le dica di portarsi via lo spazzolino che lei ha lasciato a casa sua e che due anni dopo continua a struggersi perché non riceve le rassicurazioni che vorrebbe riguardo al loro rapporto. Una che quando torna in Italia si vergogna di parlare del suo lavoro a Londra. Una che quando le chiedono di dov'è risponde "di Napoli" perché Caserta non è abbastanza!

Clara, più che una ribelle, l'ho vista come una che scappa, mi è mancata la sottintesa contrapposizione fra lei e le "ragazze perbene", quelle che si conformano alle aspettative della famiglia soffocando ciò che sono e ciò che vorrebbero perché è quello che ci si aspetta da loro.
E poi quel perbene cosa vuol dire? La storia attribuisce a questa parola un significato che per me è profondamente provinciale e bigotto: alle persone perbene, alle brave persone, attribuisco valori molto diversi. Può essere perbene anche chi fa sesso a tre (e farlo non rende ribelli).

Turismo di immagini, uno scorcio della città vecchia di Caserta:



Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, primavera: passato nel testo

giovedì 6 giugno 2024

"Revolutionary Road", Richard Yates

 

Revolutionary Hill Estates è un complesso residenziale dove il ceto medio può condurre la sua esistenza raccolto nell'amata bolla fatta di ordine, pulizia, quiete e benessere, mantenendo New York a una distanza tale da permettere un tranquillo pendolarsimo a chi ci lavora.
April e Frank Wheeler - 29 anni lei e 30 lui - ci si sono trasferiti due anni prima con i loro bambini, Jennifer e Michael, ma adesso (siamo all'inizio della primavera del 1955) vogliono staccarsi da quell'esistenza borghese per concretizzare il sogno di trasferirsi in Europa, l'unica parte del mondo in cui vale la pena vivere, a detta di Frank.

Opera prima di Richard Yates, scrittore, giornalista e sceneggiatore statunitense (1926 - 1992), uno splendido drammone scritto nel 1961 che tre anni dopo venne tradotto in italiano da Garzanti con il titolo "I non conformisti" e riproposto nel 2003 da Minimum Fax, che invece ha mantenuto il titolo originale.

Una scrittura di altissimo livello, 439 pagine divise in tre parti che hanno come protagonista assoluta questa coppia giovane, bella e (all'apparenza) completa.
Attorno a loro una manciata di altri personaggi.
Shep e Milly Campbell, la coppia di amici residente in Revolutionary Road con cui i Wheeler trascorrono le serate condividendo alcoolici, sigarette e azzardate performance teatrali.
La signora Givins, l'immobiliarista un po' impicciona; il marito di questa, che ha trovato il modo per far funzionare il matrimonio spegnendo l'apparecchio acustico; e il figlio della coppia, un uomo sottoposto a trentasette elettroshock nell'ospedale psichiatrico da dove può uscire per brevi permessi domenicali, arrivando così a conoscere i Wheeler.
La figura che ho preferito dell'intero romanzo per il suo modo di comunicare senza i filtri del perbenismo e dell'educazione.

Il romanzo, pur raccontando una storia tutto sommato banale, è carico di tensione. Nel 1955 non c'erano ancora i social dove fingere esistenze da famiglia del Mulino Bianco, ma il desiderio di apparire migliori di quel che si è non è un vizio dei tempi moderni: semplicemente un tempo si aveva un pubblico minore, fatto solo di parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro e vicini di casa.
E quello che emerge dal passato o che fa parte del presente (celato agli altri, ma spesso anche a se stessi) non è sempre bello, meno che mai invidiabile.

Ciò che vive April, ragazza e poi donna in un'epoca in cui alle ragazzine era concesso come unico sogno quello di "emulare le loro madri: conquistare un uomo, metter su casa, avere dei figli e così via", evidenzia l'importanza delle lotte delle donne negli anni '60 e '70 del secolo scorso, la sacralità delle loro conquiste di cui ancora oggi non tutto il pianeta beneficia e che c'è chi osa mettere in discussione anche alla nostra latitudine!

La nota biografica finale, che riassume la vita dell'autore condizionata da problemi di alcoolismo e di depressione, ha aggiunto un certo carico di angoscia a questa lettura già di per sé piacevolmente triste che mi ha lasciato il vivo desiderio di recuperare anche gli altri suoi sei romanzi.

Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, primavera: campagna nel testo

martedì 4 giugno 2024

"Final Girls. Le sopravvissute", Riley Sager

 

Stephen Leibman bussa alla porta della casa sede di una sorellanza nell'Indiana. Uccide nove ragazze con un coltello da caccia. Unica sopravvissuta: Lisa Milner.
Quattro anni dopo Calvin Whitmer uccide cinque persone con un trapano in un motel di Tampa, in Florida. Unica sopravvissuta: Samantha Boyd.
Otto anni dopo Joe Hannen uccide cinque studenti universitari con un coltello da cucina in un rifugio sui Poconos, in Pennsylvania. Unica sopravvissuta: Quincy Carpenter.

New York, inizio autunno di un anno non precisato. Sono trascorsi dieci anni dalla strage di Pine Cottage e Quincy ha voltato pagina, almeno all'apparenza. Adesso ha 29 anni, cura un blog di pasticceria e vive con il suo compagno Jeff a due passi da Central Park. Nella sua mente c'è un vuoto di un'ora: di quella notte al rifugio non ricorda nulla dal momento in cui aveva visto la sua amica Joelle uscire dal bosco orrendamente ferita fino a quando, anch'essa ferita, era riuscita ad arrivare alla strada buttandosi fra le braccia del poliziotto che le stava andando incontro. Quell'uomo era Coop. Dopo non hanno mai perso i contatti, così è da lui che viene a sapere che Lisa si è uccisa tagliandosi le vene. 

Le 117 pagine lette tutte d'un fiato ieri sera (e per me sono tante) per concludere il libro e scoprire come sarebbe andato a finire mi dicono che sarei un'ingrata se ora lo criticassi, ma - nonostante a un certo punto la storia mi abbia presa tantissimo, come ci si aspetta da ogni thriller e come, invece, spesso non accade - non posso parlarne come di un romanzo perfetto perché non lo è.

Scritto nel 2017, opera prima di Riley Sager, statunitense classe 1974, fra i capitoli ambientati nel presente (con Quincy come voce narrante) ne inserisce alcuni dedicati alla notte della strage nel rifugio (fatti descritti in terza persona), ricostruendo man mano le rispettive dinamiche (non sempre convincenti) diventando così un doppio thriller perché il mistero avvolge sia il passato che l'oggi.

Sager non approfondisce la sindrome del sopravvissuto, come era logico aspettarsi, aggiungendo invece aspetti superflui: si sarebbe potuto fare a meno di almeno un centinaio delle sue 432 pagine eliminando alcuni risvolti che non sono utili alla vicenda vera e propria. In particolare non c'era alcun bisogno di trasformare Quincy e Samantha in guerriere della notte, con espressioni come "Dacci dentro, tigre", un buon esempio di quello che è il maggior difetto del libro: i dialoghi. Un livello davvero basso, più adatto a un Young Adult che a un romanzo destinato a un target diverso.

Ma sono proprio i personaggi, col loro modo di ragionare e di comportarsi, ad avere spesso tendenze adolescenziali abbastanza disturbanti, che finiscono col penalizzare fortemente il libro, nonostante abbia più suspense di tanti altri thriller in circolazione e per questo leggerò ancora Sager, sperando di trovare una maggiore maturità nei suoi titoli successivi.

Turismo di immagini, la bellezza delle Pocono Mountains:


Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, primavera: vittima nel testo

sabato 1 giugno 2024

Reading Challenge: le tracce di giugno

      


TRACCE MENSILI


Tracce mensili:
  • libri con una persona di profilo in copertina
  • libri con più di venti capitoli
  • libri ambientati in città di mare

Traccia gioco di società: 
Villainous, libri in cui c'è un cattivo


Traccia vagabonda: 
  • Egitto: Chiamami col tuo nome, André Aciman (2 punti)


Traccia stagionale crucipuzzle, primavera:
  • Lady Chevy, John Woods (3 punti)
  • Il mercante di via Venti, Maria Masella (2 punti)
  • Titanic: un viaggio che non dimenticherete, Massimo Polidoro (3 punti)
  • Perché hai paura?, Jérome Loubry (3 punti)
  • Motel Life, Willy Vlautin (2 punti)
  • Brava gente, Margherita Oggero (2 punti)
  • Final Girls. Le sopravvissute, Riley Sager (4 punti)
  • Revolutionary Road, Richard Yates (4 punti)
  • Ragazze perbene, Olga Campofrida (2 punti)
  • Oltre la siepe, Barbara Abel (3 punti)

I miei punti di giugno: 30



mercoledì 29 maggio 2024

"Brava gente", Margherita Oggero

 

Torino, una serata di metà ottobre di un anno non specificato. "Secondo me Oreste sarebbe da ammazzare": un'affermazione grave in bocca a chiunque, ma quando a pronunciarla è una ragazzina di 15 anni la faccenda è ancora più preoccupante e diventa destabilizzante quando si apprende che l'Oreste che vorrebbe uccidere è suo padre.
Lei è Deborah (Debby), studi interrotti dopo la licenzia media e due lavoretti, baby-sitter per una vicina di casa e badante per un'altra.
Quest'ultima è l'ultra novantenne Caterina Mazzacurati, vedova da più di cinquanta, che adesso teme (con ragione) che il figlio voglia chiuderla in una casa di riposo, quello stesso figlio che anni prima le aveva fatto vendere il bell'appartamento in centro piazzandola in quello meno bello a Barriera di Milano.
Anche Linda, la madre di Debby, nonché moglie di Oreste, aveva dovuto vendere l'appartamento del centro - regalo di matrionio dell'agiato padre - per mettere una pezza alla catastrofe causata dal marito. Un disastro, ma che adesso Debby se ne esca con questa idea del volerlo far fuori le sembra decisamente un po' eccessivo.

Scritto nel 2023 è al momento l'ultimo romanzo di Margherita Oggero e non è uno dei migliori. Una pletora di storie indivudiali che hanno per protagonisti gli abitanti del quatiere e di un caseggiato in particolare.

Wikipedia mi spiega che Barriera di Milano è un antico quartiere a nord di Torino: nel 1853 venne costruita attorno alla città una cinta daziaria dotata di varchi, chiamati barriere, e che quella di piazza Crispi venne chiamata di Milano perché guardava in quella direzione.

Un quartiere proletario dove la Oggero colloca la sua "brava gente" raccontandoci le loro storie. Il libro è preceduto da un lungo elenco, "Personaggi: protagonisti, comprimari e comparse, in ordine di apparizione", una trovata più originale che utile, un'accozzaglia di nomi che prima della lettura serve solo a inquietare pensando che sono troppi, che non si riusciranno mai a memorizzare, eccetera. Uno spavento inutile perché una buona parte è, come precisato, una comparsa e solo leggendo si capisce chi è importante e quali sono i vari legami.

Di gente brava ce n'è ben poca fra ladri, spacciatori, puttanieri e altro, e la maggior parte sembra pronta per il festival dei tamarri, ma la Oggero è la Oggero e le stoccate che tira non sono poche.
Per quei politici che costruiscono le proprie campagne sugli slogan e per quegli elettori che continuano a cascarci; per quei genitori che anziché punire i figli per una nota grave vanno a scuola e prendono a pugni l'insegnante e per quelli che hanno sostituito il dizionario dei nomi con una rivista di gossip creando una generazione di Sharon, Nathan, Colin e Chanel che accostati a cognomi come Gaudino o Nuzzolese fanno morire dal ridere, per non piangere; per le trasmissioni come "C'è posta per te" e per i telespettatori che credono nella geniunità che rifilano.
Più serie considerazioni sul disagio delle nuove generazioni e sulla mancanza di prospettive patite in certe situazioni sociali.

Infine l'ultimo breve capitolo, che non è fuori dalla storia come potrebbe sembrare e chi non ne ha capito il senso non deve attribuire colpe alla Oggero, ma limitarsi a leggere autori meno raffinati.


Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, primavera: chiave nel testo


lunedì 27 maggio 2024

"Motel Life", Willy Vlautin

 

Reno (Nevada), inizio novembre 1996. "Frank, sono rovinato": è questo che Jerry Lee dice svegliando suo fratello in piena notte. Jerry Lee piange a dirotto, ma ciò che colpisce il fratello minore è quello che indossa: un giaccone nero, gli scarponi da lavoro e le mutande. Niente pantaloni. Polly Flynn si è arrabbiata con lui e glieli ha bruciati, racconta. Quindi se ne è andato e si è messo al volante, nonostante fosse un po' sbronzo, ma è stato per colpa della neve se non ha visto il ragazzino in bicicletta. Se lo è trovato davanti all'improvviso e lo ha centrato in pieno. Lo ha ucciso! E poi, non sapendo cosa fare, ha caricato il corpo in macchina, che adesso è nel parcheggio del motel.

"Siamo tutti incasinati, quindi tendiamo a stare con gente incasinata. E per me è giusto che sia così. Ma questo non vuol dire che siamo persone cattive, no? Se sei stato sfortunato non vuol dire che lo sarai sempre, no? Certa gente è sfortunata, ma le cose possono cambiare. Non penso che ci sia gente condannata alla sfortuna."

Forse non esiste un abbonamento alla sfortuna, ma a volte è difficile credere che sia così.

I fratelli Flannigan sono due giovani uomini: non ci viene detta l'età, sappiamo solo che hanno due anni di differenza. Appartengono a quella categoria di persone da cui si tende a prendere le distanze: due disadattati per i quali comprare un cartone da sei di birra rappresenta la prima cosa da fare quando le cose vanno male. Persone di cui è facile ritenersi migliori. Ma sulla base di cosa? Perché siamo più stabili, più ricchi, più puliti? Ma cosa sarebbe successo a Frank e a Jerry Lee se il padre non avesse abbandonato la famiglia per scappare dalla città e dai suoi debiti di gioco quando erano bambini? E se la madre non fosse morta di cancro quando erano adolescenti? E se il nonno materno, l'unico parente rimasto, se li fosse portati nel Montana anziché lasciarli in un motel di Reno con 200$ e tante scuse per non volerli fra i piedi? E se Jerry Lee non avesse perso la parte inferiore di una gamba per una stupida ragazzata sei mesi dopo la morte della madre?

E se, e se, e se... Non ci pensiamo mai, ma forse non ci sono persone migliori di altre, ma solo degli "e se" diversi.

Fino a marzo non avevo mai sentito nominare Willy Vlautin. Poi mi è apparsa la copertina di un suo libro in una pubblicità di Amazon su Facebook, ho letto la trama e mi ha colpita, l'ho cercato su Wikipedia: nato proprio a Reno nel 1967, fra il 2006 e il 2021 ha scritto soltanto sei romanzi, dei quali "Motel Life" è il primo.

Nella postfazione scritta nel 2020 spiega il fenomeno dei motel a Reno, nati per dare un posto dove dormire ai frequentatori dei casinò. Ce n'erano più di 120, successivamente caduti in declino con la nascita dei casinò che offrivano anche stanze per la notte. La cosa curiosa è che fin dai suoi sette anni sognava di vivere in uno di quei motel e se questo era il suo sogno da bambino mi viene da pensare che abbia collezionato anche lui una sfilza di sfortunati "e se".

Libro meraviglioso sulla miseria e il disagio sociale, una scrittura che mi ha fatto innamorare di ogni singola parola ed era da Kent Haruf che non vivevo un simile idillio. Due protagonisti a cui è impossibile non affezionarsi.
Siamo appena a maggio, ma credo di aver già trovato la mia miglior lettura dell'anno.

Reading Challenge, traccia stagionale crucipuzzle, primavera: notte nel testo

venerdì 24 maggio 2024

"Gang Bang", Chuck Palahniuk

 

"Per convincere una donna a recitare in un film a luci rosse devi offrirle un milione di dollari. Per convincere un uomo basta chiederglielo."

E, infatti, a Cassie Wright bastano pochi giorni dalla pubblicazione dell'annuncio per radunare i seicento uomini che le servono, seicento uomini che devono soddisfare tre soli requisiti: essere maggiorenni, presentare un certificato medico e avere un'erezione.
Perché quello che dovranno fare è avere un rapporto, possibilmente veloce, con Cassie davanti a una telecamera. Lei è una pornostar ("Ha un livello tecnico infinitamente superiore a quello delle sue colleghe") e vuole trasformare la sua performance finale in un record mondiale imbattibile: una gang bang colossale!

Romanzo particolare, ma meno di quanto mi aspettassi: anche meno spinto e meno divertente di come lo avevo immaginato. E' il nono dei diciotto scritti finora da Palahniuk, autore statunitense classe 1962 che deve la sua fama internazionale principalmente al film tratto dalla sua prima opera, "Fight Club".
Leggendo la descrizione del suo stile riportata su Wikipedia mi ero un tantino preoccupata (scrittura priva di avverbi, improvvise interruzioni, ripetizioni a effetto, vocabolario limitato, eccetera, eccetera): non ho letto altro di lui, ma "Gang Bang" ha una scrittura assolutamente normale, scorrevole, priva di stravaganze. Meglio così.

L'intera scena si svolge nel capannone dove sono stati radunati i seicento che hanno risposto all'annuncio e che adesso aspettano che Sheila, la coordinatrice, li chiami a gruppi di tre per accompagnarli sul set. A ognuno è stato assegnato un numero che la stessa Sheila ha scritto sul bicipite con un pennarello indelebile. Il libro ha quattro voci narranti che si alternano nei trentacinque capitoli: Sheila, il numero 72, il numero 137 e il numero 600.

"Seicento maschi.
Una regina del porno.
Un record mondiale destinato a durare per sempre, Un film imprescindibile per ogni collezionista di materiale erotico che sappia il fatto suo.
Non uno di noi era partito con l'idea di fare uno snuff movie."

Ho iniziato il libro aspettandomi di ridere tanto, cosa che ho fatto grazie ai titoli dei film interpretati da Cassie che sono veri capolavori del riadattamento: Il culo oltre la siepe, Ai pompini della realtà, La donna che venne due volte, Chitty Chitty Gang Bang (che ovviamente è un musical) e tantissimi altri.

E' ricco di aneddoti su svariati film normali e famosissimi ("Cantando sotto le stelle", "Il mago di Oz", "Tre moschettieri", eccetera) e all'inizio non mancano descrizioni esilaranti...

"Cassie Wright ha passato sei mesi a seguire come un’ombra un endocrinologo, imparando il suo lavoro, studiandone i comportamenti e il linguaggio corporeo, prima di interpretare la dottoressa dell’innovativo film a luci rosse Ammucchiata posteriore al pronto soccorso.
Ha trascorso sei mesi a fare ricerche, scrivendo ai superstiti e studiando le carte del tribunale, prima di mettere piede sul set di Ammucchiata posteriore sul Titanic. Nell’unica battuta di dialogo che pronuncia, quando Cassie Wright dice: Stanotte questa nave non sarà l’unica a prenderlo in quel posto…"

...ma il romanzo rivela in fretta un alto tasso di drammaticità. Ognuna delle voci narranti ha la sua storia e nessuna è invidiabile, come non lo è quella di Cassie, che loro ci raccontano.

E questo non è un difetto, anzi, "Gang Bang" è un libro profondo e non uso questo termine per fare una battuta di dubbio gusto ^^

Però non è quello che mi aspettavo e forse ci sono rimasta un po' male.

Reading Challenge 2024, traccia di maggio: libri con il titolo scritto in una lingua straniera

mercoledì 22 maggio 2024

"Le assaggiatrici", Rosella Postorino

 

Gross-Partsch, autunno 1943. Rosa Sauer ha 26 anni ed è arrivata da appena una settimana nella Prussia Orientale quando viene reclutata dalle SS. Ogni giorno lei e altre nove donne tedesche vengono portate alla mensa della Wolfsschanze, la Tana del Lupo, dove devono assaggiare ciò che in seguito verrà servito al Führer, se nessuna di loro manifesterà segni di avvelenamento. Cavie umane regolarmente retribuite, uno stipendio più alto di quello percepito da Rosa quando lavorava come segretaria a Berlino. E' in ufficio che aveva conosciuto Gregor, il suo capo che poi sarebbe diventato suo marito. E quando lui si era arruolato l'aveva mandata dai suoi genitori perché considerava la campagna più sicura della città, senza immaginare che anche lì Rosa avrebbe rischiato di morire ogni giorno, a ogni boccone.

Libro pluripremiato (fra i tanti il Campiello nell'anno della pubblicazione, il 2018) che non mi ha mai attratta abbastanza da inserirlo nella mia wish list. Ma è a lui che ho pensato vedendo che una delle tracce di maggio della Reading Challenge richiedeva libri ambientati durante una guerra.

E' una storia romanzata che ricalca quella reale vissuta da Margot Wölk, la quale fece veramente parte del gruppo di donne (quindici e non dieci come nel libro) che vennero ingaggiate con il solo scopo di poter verificare che il cibo destinato a Hitler non fosse stato avvelenato: durante la tarda mattinata le quindici dovevano assaggiare tutto e attendere per un'ora. Se in nessuna compariva alcun genere di disturbo allora anche il Führer poteva mangiare.

La Wölk raccontò questa esperienza durante un'intervista rilasciata in occasione del suo 95° compleanno, vale a dire moltissimi anni dopo, nel dicembre 2012. Peccato per questo ritardo: penso che se ne avesse parlato prima qualcuno avrebbe avuto il tempo per scrivere la sua biografia, che avrebbe avuto un valore ben maggiore di due romanzi dove ai fatti reali si mischia la fantasia di chi li ha scritti.

Due perché, sempre nel 2018, V.S. Alexander - autore (credo) statunitense - pubblicò "Al servizio di Adolf Hitler" che racconta gli stessi fatti: una curiosa coincidenza di cui mi piacerebbe conoscere i retroscena.

Questo della Postorino, il suo quarto romanzo dei sei scritti fino a questo momento, è uno di quei libri che strizzano l'occhio ai premi letterari italiani, confezionati per raccogliere il maggior numero di consensi.

Dal punto di vista stilistico il libro non ha difetti: ben scritto, scorrevole e per niente noioso, come invece qualcuno me lo aveva descritto.

La protagonista non è nazista: il padre - così come quello della Wölk - aveva rifiutato di aderire al partito, e Rosa, come la Wölk, non aveva fatto parte della Lega delle ragazze tedesche (l'analogo femminile della Gioventù Hitleriana). Se per altre assaggiatrici (quelle che vengono definite invasate, e non faccio fatica a immaginarle) morire per Hitler sarebbe stato un onore, per Rosa quel lavoro è l'imposizione che è e la Postorino all'inizio riesce a trasmettere la paura che prova, ma presto subentrano elementi che, stemperando la drammaticità della storia, la fanno diventare quasi una favoletta, con tanto di risvolto d'amore.

La Wölk nell'intervista aveva raccontato che in seguito aveva impiegato molti anni prima di riuscire a mangiare godendo di nuovo del cibo. Se provo a immaginare quei momenti vedo una grande mensa militare con quindici donne sedute ai tavoli attorniate da SS armate, dove parla solo chi impartisce ordini mentre chi li subisce deve fare in fretta ciò che viene loro imposto.

Nel libro le donne chiacchierano, scherzano e litigano, nascono alleanze e antipatie, si scambiano addirittura i piatti e - seppur ogni tanto venga ricordato - la paura che quel cibo possa essere davvero avvelenato si affievolisce in fretta.

Tutto troppo poco realistico, compreso il modo in cui viene raccontato l'attentato al Führer del 20 luglio 1944: si lascia intendere che il colonnello che piazzò la bomba all'interno della Wolfsschanze e le persone che lo circondavano fossero mosse dal desiderio di libertà e democrazia, mentre i cospiratori dell'Operazione Valchiria miravano a eliminare Hitler perché con lui al potere avevano paura di perdere la guerra.

Discutibile anche il finale che, con un balzo di quarantacinque anni, riassume solo brevemente la vita di Rosa negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto, nulla a che vedere con quanto accadde alla Wölk, unica sopravvissuta delle quindici assaggiatrici, ma che dopo la battaglia di Berlino venne segregata per due settimane dai soldati russi e violentata con una brutalità tale da renderla sterile.
Avrebbe davvero meritato una biografia autentica.

Reading Challenge 2024, traccia gioco di società di maggio, Risiko: libri ambientati durante una guerra