
Piccolo centro della Foresta Nera, anni Novanta dell'Ottocento. Joseph Giebenrath, vedovo, ha un unico figlio, Hans. Un ragazzo modello: mite, garbato, timido, rispettoso. E tanto intelligente. E' sul suo cervello che punta il padre, che non smette mai di ricordargli che solo studiando riuscirà a elevarsi dalla mediocrità a cui altrimenti sarebbe destinato continuando a vivere in quel villaggio di campagna. Anche il rettore, gli insegnanti e il parroco hanno grandi aspettative sulla sua intelligenza. E Hans non delude nessuno: sacrificando la sua ultima estate di svago per prendere lezioni supplementari, sostiene l'esame di Stato arrivando secondo su un centinaio di partecipanti. Un piazzamento che gli apre le porte del collegio di Maulbroon, che farà di lui un seminarista. In teoria.
Secondo romanzo scritto da Hesse nel 1906, preceduto nella mia edizione dall'introduzione di Enrico Groppali che ho trovato molto complessa: di Hesse avevo letto soltanto "Viaggio a Norimberga" e, per quanto mi fosse piaciuto, non mi aveva certo dato le basi per riuscire a seguire i riferimenti alla sua vita e alle sue opere che sono al centro della disamina di Groppali.
Con Hesse mi sono trovata molto più a mio agio, un romanzo di formazione con molti spunti autobiografici. Dettaglio, questo, che mi ha spinta dopo la lettura a cercare in rete una biografia dell'autore, scoprendo che frequentò proprio quel collegio con risultati analoghi a quelli di Hans, che a quindici anni si sparò non riuscendo a suicidarsi solo grazie all'inceppamento della pistola e altro.
E' questo che dice a Hans il rettore, ma a travolgerlo saranno proprio le pressioni esercitate su di lui.
Una storia malinconica, con un finale triste che non mi aspettavo.
Secondo romanzo scritto da Hesse nel 1906, preceduto nella mia edizione dall'introduzione di Enrico Groppali che ho trovato molto complessa: di Hesse avevo letto soltanto "Viaggio a Norimberga" e, per quanto mi fosse piaciuto, non mi aveva certo dato le basi per riuscire a seguire i riferimenti alla sua vita e alle sue opere che sono al centro della disamina di Groppali.
Con Hesse mi sono trovata molto più a mio agio, un romanzo di formazione con molti spunti autobiografici. Dettaglio, questo, che mi ha spinta dopo la lettura a cercare in rete una biografia dell'autore, scoprendo che frequentò proprio quel collegio con risultati analoghi a quelli di Hans, che a quindici anni si sparò non riuscendo a suicidarsi solo grazie all'inceppamento della pistola e altro.
"Mai afflosciarsi, altrimenti si finisce travolti sotto le ruote"
E' questo che dice a Hans il rettore, ma a travolgerlo saranno proprio le pressioni esercitate su di lui.
Una storia malinconica, con un finale triste che non mi aspettavo.
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