
"Non vi preoccupate. Tornerò in tempo per il volo. Lo prometto."
New York, marzo 2008, domenica sera. E' Chelsea Hart, 19 anni, a fare questa promessa a Stefanie e Jordan, le due amiche con cui sta trascorrendo nella Grande Mela le vacanze primaverili del primo anno di college. Arrivate il martedì precedente, hanno girato la città rispettando la tabella di marcia studiata prima di partire: un quartiere al giorno, vedendo il più possibile e divertendosi ancora di più. Per l'ultima sera, dopo la cena in un bel ristorante, sono andate in una discoteca gigantesca. Ma all'una e mezza Chelsea non ne ha voluto sapere di tornare in albergo per dormire solo due ore, scegliendo di fare una tirata per poi raggiungerle all'hotel in tempo per prendere il taxi alle sei, come d'accordo.
Ed è a quell'ora che Ellie Hatcher trova Stefanie e Jordan nella hall dell'albergo. Viene colpita dall'agitazione delle due ragazze, non sapendo che sono amiche di quella in cui si è imbattuta un'ora prima durante il suo jogging mattutino: il suo primo caso come detective della squadra omicidi di Manhattan South.
Inizia così il nuovo (e secondo) caso della detective protagonista dell'omonima serie (sei volumi in tutto): peccato non poter leggere il primo ("Dead connection", scritto nel 2007) perché - insieme al terzo ("212", del 2010) - non è stato tradotto!
Mi domando come lavorino certi editori, se siano informati e se ne freghino oppure se comprino i diritti a caso senza fare un minimo di ricerca!
A dir poco irritante: se anche le vicenda gialle sono autoconclusive, per la trama orizzontale la prima puntata è fondamentale per conoscere i personaggi e non solo.
Quello che ho capito da qualche recensione tradotta grazie a Google e dai riferimenti fatti in questa storia è che anche il padre di Ellie, originaria di Wichita, era un poliziotto, morto molti anni prima mentre dava la caccia a un serial killer e che la storia di "Dead connection" si è svolta due mesi prima rispetto al presente di questa. Lì Ellie si era trovata a indagare su un caso chiamato First Date, una serie di omicidi legati a una società di appuntamenti on line che si era conclusa con l'arresto di un serial killer, lo smantellamento di una rete russa di furti di identità e l'uccisione nel corso di una sparatoria di Flann McIlroy, il collega in coppia con lei da appena una settimana. E il personaggio di McIlroy, pur essendo morto, ha un ruolo determinante anche in questo libro per via delle sue precedenti indagini.
Ne "La città del terrore" (titolo originale "Angel's Tip", scritto nel 2008) Ellie è al quinto anno di servizio, i primi quattro come agente di pattuglia, quindi una rapida promozione che dopo un anno l'ha portata ad affiancare il collega Jeffrey James (J.J.) Rogan alla omicidi di Manhattan South.
Nelle note la Burke spiega di essersi ispirata a due omicidi realmente accaduti nel 2006.
E' sicuramente peggiore rispetto agli altri due suoi thriller che avevo letto ("La ragazza nel parco" e "Una perfetta sconosciuta"), un libro invecchiato male (per avere gli esiti dei test sul DNA ci voglio settimane, fanno affidamento sulla macchina della verità, i giovani usano MySpace, eccetera) e che abusa dei serial killer, ma è proprio la storia a non avermi convinta, né per le dinamiche né per come viene raccontata. Si salva solo l'inizio, carico di suspense, ma dopo i primi capitoli la narrazione perde mordente trascinandosi verso un finale esagerato (truppe d'assalto, elicotteri) e poco appagante.
A dir poco irritante: se anche le vicenda gialle sono autoconclusive, per la trama orizzontale la prima puntata è fondamentale per conoscere i personaggi e non solo.
Quello che ho capito da qualche recensione tradotta grazie a Google e dai riferimenti fatti in questa storia è che anche il padre di Ellie, originaria di Wichita, era un poliziotto, morto molti anni prima mentre dava la caccia a un serial killer e che la storia di "Dead connection" si è svolta due mesi prima rispetto al presente di questa. Lì Ellie si era trovata a indagare su un caso chiamato First Date, una serie di omicidi legati a una società di appuntamenti on line che si era conclusa con l'arresto di un serial killer, lo smantellamento di una rete russa di furti di identità e l'uccisione nel corso di una sparatoria di Flann McIlroy, il collega in coppia con lei da appena una settimana. E il personaggio di McIlroy, pur essendo morto, ha un ruolo determinante anche in questo libro per via delle sue precedenti indagini.
Ne "La città del terrore" (titolo originale "Angel's Tip", scritto nel 2008) Ellie è al quinto anno di servizio, i primi quattro come agente di pattuglia, quindi una rapida promozione che dopo un anno l'ha portata ad affiancare il collega Jeffrey James (J.J.) Rogan alla omicidi di Manhattan South.
Nelle note la Burke spiega di essersi ispirata a due omicidi realmente accaduti nel 2006.
E' sicuramente peggiore rispetto agli altri due suoi thriller che avevo letto ("La ragazza nel parco" e "Una perfetta sconosciuta"), un libro invecchiato male (per avere gli esiti dei test sul DNA ci voglio settimane, fanno affidamento sulla macchina della verità, i giovani usano MySpace, eccetera) e che abusa dei serial killer, ma è proprio la storia a non avermi convinta, né per le dinamiche né per come viene raccontata. Si salva solo l'inizio, carico di suspense, ma dopo i primi capitoli la narrazione perde mordente trascinandosi verso un finale esagerato (truppe d'assalto, elicotteri) e poco appagante.
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