
"B e B, nel freezer c'è una piccola black cake per voi. Non buttatela via. Quando sarà ora, voglio che vi sediate insieme a mangiarla. Lo capirete da soli quando sarà il momento.
Con amore, Ma'"
California, 2018. Eleanor Bennett è morta. B e B sono i suoi figli. La black cake era la sua torta per le occasioni speciali. E questo è un piccolissimo frammento del lungo messaggio che ha registrato e affidato al suo avvocato perché lo facesse ascoltare ai suoi figli. Un testamento che porta Byron e Benny a rivedersi dopo otto anni di distacco. Un messaggio che svelerà la vera storia dei loro genitori e, di conseguenza, tutte le bugie che hanno raccontato, più una rivelazione clamorosa.
Un altro romanzo d'esordio di tutt'altro livello rispetto a "Il lago delle lingue morte".
Charmaine Wilkerson, giornalista e scrittrice newyorkese di origini giamaicane che da vent'anni vive a Roma, ha pubblicato "Black Cake" (pessima scelta editoriale quella di non lasciare il titolo in lingua originale) nel 2022.
Successivamente ha scritto altri due romanzi, "Deluge" (2023) e "Good Dirt" (2025), che non sono ancora stati tradotti e mi domando perché: se sono belli anche solo la metà di questo, vale la pena leggerli.
Mi stupisce anche che questa storia non goda di maggior fama: è ben scritta, ben raccontata, ben costruita, con una pennellata di giallo che non guasta mai.
Una saga familiare che inizia negli anni Sessanta in un'isola caraibica mai menzionata, ma ispirata alla Giamaica, per spostarsi in Inghilterra e concludersi negli Stati Uniti, toccando anche la Scozia e la nostra Italia.
Le vicende costruite attorno ai personaggi danno modo all'autrice di introdurre tematiche importanti, pregiudizi e soprusi legati al colore della pelle, all'orientamento sessuale, al ceto sociale. E' uno di quei libri che porta a riflettere su come la vita possa essere più difficile e pericolosa se si è neri, se si è omosessuali, se si ha bisogno di lavorare e qualcuno di grado superiore se ne approfitta.
Ma anche sull'importanza di parlarsi, capirsi e chiarirsi quando lo si può ancora fare.
E poi ci sono gli oceani e il benessere della Terra.
"Questo pianeta è un essere vivente da curare e proteggere e usare con attenzione, non da prosciugare e inquinare fino al punto dell’estinzione."
Nelle parole della Wilkerson ho trovato il mio stesso amore per il mare e una frase in particolare mi ha fatto sorridere:"C’è chi si chiede come sarebbe volare. Lei lo sa già. Così continua a volare attraverso l’acqua."
Perché è quello che ci diciamo sempre io e mio marito dopo esserci tuffati in un mare particolarmente pulito: sembra di volare ♥
Mi piacerebbe molto recuperare la serie TV tratta dal libro.


















