
Oceano Pacifico, anni Trenta. Il piroscafo Arabella sta seguendo la sua rotta abituale, tre settimane di viaggio per arrivare da Honolulu a Panama. A bordo, oltre ai membri dell'equipaggio, ci sono soltanto otto passeggeri. Fra questi Henry Preston Standish, 35 anni, agente di Borsa di New York, un uomo abitudinario che anche in quel frangente si è subito creato una confortante routine. Al tredicesimo giorno di navigazione, con altri otto ancora da fare, come ogni mattina va a vedere l'alba dalle porte antincendio che i camerieri hanno l'abitudine di lasciare aperte perché è da lì che gettano in mare gli avanzi dei pasti. E' un punto basso, molto vicino all'acqua. Alle 5 e 23, mentre riflette su come i colori del mattino non possano competere con la magnificenza dei tramonti, si gira per salire a bersi un altro caffè e proprio nel momento in cui la mano lascia la presa sulla maniglia i piedi finiscono su una macchia d'unto. Finisce in mare. Dopo aver lottato per non farsi risucchiare dall'elica, c'è una sola cosa che dovrebbe fare: gridare a più non posso. Ma lui è un gentiluomo e i gentiluomini non alzano la voce.
Solo quando il piroscafo è già lontano si rende davvero conto di cosa lo aspetta e a quel punto le grida diventano tali, ma ormai nessuno può sentirlo.
"Open Water" è uno dei film più inquietanti che ricordi, anche perché ispirato a una storia vera. Lewis non mette nemmeno uno squalo attorno al suo gentiluomo, ma la situazione è ugualmente tragica e l'ultimo a rendersene conto è il protagonista.
Herbert Clyde Lewis, nato e morto (di infarto ad appena 41 anni) a New York (1909 - 1950), figlio di immigrati russi, è stato principalmente sceneggiatore e giornalista. Come scrittore ha sfornato soltanto quattro romanzi (di cui uno postumo); questo è il primo (pubblicato nel 1937) e per ora l'unico a essere stato tradotto in italiano.
Solo quando il piroscafo è già lontano si rende davvero conto di cosa lo aspetta e a quel punto le grida diventano tali, ma ormai nessuno può sentirlo.
"Open Water" è uno dei film più inquietanti che ricordi, anche perché ispirato a una storia vera. Lewis non mette nemmeno uno squalo attorno al suo gentiluomo, ma la situazione è ugualmente tragica e l'ultimo a rendersene conto è il protagonista.
Herbert Clyde Lewis, nato e morto (di infarto ad appena 41 anni) a New York (1909 - 1950), figlio di immigrati russi, è stato principalmente sceneggiatore e giornalista. Come scrittore ha sfornato soltanto quattro romanzi (di cui uno postumo); questo è il primo (pubblicato nel 1937) e per ora l'unico a essere stato tradotto in italiano.
Una vera perla di libricino (152 pagine divise in dieci brevi capitoli) che copre le ore diurne di un unico giorno, ma dove viene ricostruito il passato di quest'uomo "noioso che fa tutto con moderazione". Perché quando si trova a bordo del piroscafo è quasi alla fine di un viaggio che tre mesi prima lo ha visto salutare (non lasciare) la moglie e i due figli piccoli e c'è da spiegare perché ha sentito il bisogno di allontanarsi da tutto. C'è poi il passato recentissimo, quei primi tredici giorni sull'Arabella, quindi la descrizione degli altri passeggeri e dell'equipaggio, un abbozzo delle loro storie, i rapporti con Standish.
Si accorgeranno o no della sua assenza? E se sì, quanto ci metteranno? E' quello che lui si chiede mentre aspetta che tornino indietro a cercarlo ed è quello che chi legge sa.
Meno introspettivo di quanto mi aspettassi, inaspettatamente divertente durante la lettura, lascia poi (e qui prendo in prestito le parole di Lewis) "pervasi da una sublime mestizia" a libro finito e decantato il giusto.
La mia migliore lettura dall'inizio dell'anno.
Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di febbraio: Il MARE d'inverno




















