
Perché scappavano le donne nel Medioevo? E da cosa fuggivano? Sono queste le domande a cui risponde questo breve saggio (182 pagine) pubblicato nel 2017.
Meno complesso rispetto a "La mala vita", che avevo letto nel 2023, offre una visione di quello che era la condizione delle donne nel Medioevo integrandola con numerosi cenni biografici di personaggi più o meno noti, da Eleonora d'Aquitania a Giovanna d'Arco, da Margery Kempe a Ildegarda di Bingen e tante altre.
Una volta cresciute, il più delle volte neppure troppo, le ragazze si trovavano davanti soltanto due possibili percorsi da seguire, quello del matrimonio o quello dei voti. Una scelta che non spettava a loro e che era condizionata da svariati fattori familiari: numero dei figli, dote a disposizione, volontà di legare il proprio nome a quello di un'altra famiglia giudicata degna, eccetera.
Poche avevano forza, coraggio e/o possibilità per sottrarsi al volere del padre (o dei fratelli e a volte anche della madre, se vedova o in altre circostanze particolari) e spesso infrangendo le regole si trovavano a percorrere la strada che le portava alla morte.
Meno complesso rispetto a "La mala vita", che avevo letto nel 2023, offre una visione di quello che era la condizione delle donne nel Medioevo integrandola con numerosi cenni biografici di personaggi più o meno noti, da Eleonora d'Aquitania a Giovanna d'Arco, da Margery Kempe a Ildegarda di Bingen e tante altre.
Una volta cresciute, il più delle volte neppure troppo, le ragazze si trovavano davanti soltanto due possibili percorsi da seguire, quello del matrimonio o quello dei voti. Una scelta che non spettava a loro e che era condizionata da svariati fattori familiari: numero dei figli, dote a disposizione, volontà di legare il proprio nome a quello di un'altra famiglia giudicata degna, eccetera.
"L’insieme degli ordinamenti giuridici, unito alla cultura teologica e filosofica, modellavano la concezione e la condizione femminile. Esclusa dal mondo politico, tenuta lontano dall’istruzione e dalla scrittura, con l’eccezione delle appartenenti ai ceti aristocratici, malvista nei luoghi della socialità, confinata nell’abitazione familiare, reclusa nei monasteri e nei conventi o nelle case di soccorso che sembravano create contro di lei anziché per lei, la donna medievale scorgeva margini di libertà, talvolta, nell’indipendenza del lavoro, nello studio, nel mettere per iscritto pensieri e parole e nella sfida al dogma e alle consuetudini, dunque nell’eresia."
Poche avevano forza, coraggio e/o possibilità per sottrarsi al volere del padre (o dei fratelli e a volte anche della madre, se vedova o in altre circostanze particolari) e spesso infrangendo le regole si trovavano a percorrere la strada che le portava alla morte.
"Ma scegliere di farsi uccidere è forse anch’esso un modo di fuggire? Per combattere l’ingiustizia, per difendere la verità, per non arrendersi di fronte alla prevaricazione e alla violenza, per non sconfessare il proprio operato e conservare la libertà di essere, si può decidere di annullare se stessi in una estrema forma di fuga?"
Sicuramente per ribellarsi era necessario avere del potere, una ricchezza personale, un certo tipo di carattere, ma anche una buona cultura: "Saper leggere e scrivere, essere dotate di un’intelligenza pronta e di una volontà salda, avere la capacità di esprimersi poteva fare la differenza."
Le donne povere e prive di mezzi, senza aiuti influenti, non avevano modo di difendersi e di opporsi ai soprusi. E le condizioni per un matrimonio non si basavano sulla dote o sull'importanza della famiglia, ma sulla forza-lavoro che la ragazza era in grado di produrre.
Ricche o povere che fossero, il vincolo coniugale imprescindibile era quello di dover ubbidire al coniuge: "L’uomo disponeva della volontà, della vita, del corpo della donna. La consuetudine, tacitamente accettata e rafforzata da una diffusa pedagogia ecclesiastica, prevedeva che ogni marito avesse il diritto di riprendere, ammonire, castigare la propria moglie fino alle percosse. È difficile fissare un limite oltre il quale l’aggressione fisica, il «castigo» diventava reato, ma resta tuttavia molto significativo che venisse riconosciuta come un principio la prerogativa dell’uomo a esercitare atti di violenza, per un cosiddetto giusto fine.".
Alla fine del Quattrocento vennero aperte delle case di soccorso dove donne "infelicemente coniugate, cadute nel peccato e redente, in pericolo di perdersi, prostitute già perdute e scampate ai bordelli" potevano trovare accoglienza. Non per salvarle, ma per l'aumentare della preoccupazione generale nei confronti della moralità.
Un capitolo è dedicato alle donne che venivano accusate di stregoneria, condizione non frequente nel Medioevo (la grande caccia alle streghe comincerà nel pieno Cinquecento), un altro alle serve le cui condizioni nell’alto Medioevo e fino ai secoli XII e XIII erano del tutto simili a quelle degli schiavi dell'antichità, prive del diritto di disporre della propria vita e di decidere di cambiare padrone.
"Nel Medioevo, con l’affermazione del cristianesimo quale religione dominante in Occidente, il fenomeno avrebbe dovuto trovare un freno e un’opposizione nella Chiesa cattolica, che invece ne giustificò l’esistenza e si dimostrò tollerante in proposito a patto che nello smercio di schiavi ci si limitasse a persone non battezzate, «infedeli» di qualunque razza e nazione."
Il saggio si chiude con le ultime fra gli ultimi: le prostitute straniere.
"Nel processo di regolamentazione pubblica del fenomeno, la prostituta diventò una merce proficua, una fonte di reddito per protettori che vivevano alle sue spalle, per tenutari che lucravano sulla sua attività, per trafficanti di esseri umani che trasferivano donne dall’Est, ingannate, illuse sulla prospettiva di un lavoro, di una condizione migliore. Costituivano una sorta di mercato parallelo e illegale degli schiavi. In quanto cristiane non avrebbero potuto essere vendute né tenute in condizioni di schiavitù, tuttavia gli uomini che le «importavano» in Occidente le collocavano come serve o come prostitute, privandole di fatto della libertà dal momento in cui esse avevano accettato le condizioni dell’accordo: il pagamento del viaggio, il mantenimento e il lavoro futuro. Ma quelle somme che crescevano di continuo, in virtù degli interessi e degli inganni, le donne non erano in grado di saldarle."
Una descrizione del fenomeno medievale che rispecchia quello che succede ancora oggi, nel 2026!
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