Clementine (Massachussett), febbraio di un anno non precisato. La casetta gialla al 12 di Quail Hollow Road si trova in cima alla collina che sovrasta Clementine, tranquillo sobborgo di Boston. E' lì che Charlotte e Clark Adair si sono trasferiti pieni dell'entusiasmo che nasce dal bisogno di ripartire da zero in un posto nuovo, lasciandosi il passato alle spalle. Non che loro di passato ne abbiano molto - con trent'anni ancora da compiere e solo tre di matrimonio vissuto - ma quello che si trascinano dall'infanzia pesa come un macigno. Per lui una madre squilibrata e depressa, morta suicida appena un paio di mesi prima, e un padre che già convive con un'altra donna. Per lei due genitori adottivi che non sono mai riusciti a trasmetterle l'amore di cui ogni bambino ha bisogno.
Clementine riuscirà a risollevarli o li affosserà definitivamente?
Scritto nel 2005, è il romanzo di esordio di Amity Gaige (North Carolina, 1971) che successivamente ne ha pubblicato altri quattro (soltanto il secondo non è stato tradotto in italiano).
Difficile criticare l'opera di chi è considerata una delle scrittrici più raffinate della narrativa americana, ma per me ogni pagina si è dibattuta fra la noia e l'irritazione.
Noia per il poco che viene raccontato: si succedono due stagioni o poco più, dall'inizio dell'estate al periodo natalizio, nel piattume della quotidianità di questa coppia male assortita, diversa nel modo di ragionare e di reagire, che non riesce a trovare un punto di incontro e, soprattutto, incapace di comunicare.
Irritazione per certe situazioni descritte, per la lentezza di azione (soprattutto di lui), per un romanzo introspettivo che si perde in scenari horror su voci e ombre che non ho capito se siano state messe lì per popolare la casa di fantasmi oppure le menti dei due protagonisti, pronti per il manicomio.
Libro sbagliato nel momento sbagliato, ma avendolo letto adesso riesco a salvare solo due cose: la scrittura e il cane Tecumseh.
Clementine riuscirà a risollevarli o li affosserà definitivamente?
Scritto nel 2005, è il romanzo di esordio di Amity Gaige (North Carolina, 1971) che successivamente ne ha pubblicato altri quattro (soltanto il secondo non è stato tradotto in italiano).
Difficile criticare l'opera di chi è considerata una delle scrittrici più raffinate della narrativa americana, ma per me ogni pagina si è dibattuta fra la noia e l'irritazione.
Noia per il poco che viene raccontato: si succedono due stagioni o poco più, dall'inizio dell'estate al periodo natalizio, nel piattume della quotidianità di questa coppia male assortita, diversa nel modo di ragionare e di reagire, che non riesce a trovare un punto di incontro e, soprattutto, incapace di comunicare.
Irritazione per certe situazioni descritte, per la lentezza di azione (soprattutto di lui), per un romanzo introspettivo che si perde in scenari horror su voci e ombre che non ho capito se siano state messe lì per popolare la casa di fantasmi oppure le menti dei due protagonisti, pronti per il manicomio.
Libro sbagliato nel momento sbagliato, ma avendolo letto adesso riesco a salvare solo due cose: la scrittura e il cane Tecumseh.
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