
Parigi, un anno non precisato. I Massé sono quattro: madre, padre e due bambini. La donna, Myriam, con la nascita di Mila aveva messo in pausa la sua carriera di avvocato. Adam era arrivato due anni dopo, fortemente voluto, più da lei che da suo marito, Paul. Con la figlia aveva amato essere mamma a tempo pieno, ma poi ritrovarsi con due bambini piccoli da gestire l'aveva resa stressata e depressa. E aveva ripreso a lavorare. A quel punto, però, era stato necessario trovare una tata e nella vita dei Massé era entrata Louise, che in poco tempo era diventata indispensabile. Perché Louise non si limitava a fare da baby-sitter: Louise cucinava manicaretti, riordinava e lustrava la casa, faceva la spesa e lavorava molte più ore di quelle previste dal suo contratto. Come se non avesse una vita propria.
"Il bambino è morto"
Non sono io a fare spoiler, ma è l'autrice che inizia il libro con questa frase.
Di Leila Slimani due anni fa avevo letto, e apprezzato, il suo romanzo d'esordio, "Nel giardino dell'orco", ma è per "Ninna nanna" (scritto nel 2016 e vincitore del Premio Goncourt dello stesso anno) che l'avevo inserita nella mia wish list dopo aver sentito la bella recensione fatta da Marco Cantoni con cui - cosa non scontata - sono pienamente d'accordo.
Un libro che oscilla fra la narrativa e il genere giallo, con quella frase inziale che scatena una tensione palpabile mantenendola alta pagina dopo pagina e costruendo un'atmosfera cupa e disturbante. Una storia che è anche conflitto di classe sociale.
Dal compimento del crimine si torna indietro, duecento pagine incalzanti che ricostruiscono il matrimonio dei Massé e la loro vita familiare, una coppia borghese, persone che raggiungono il picco dello spregio nell'inconsapevolezza di essere snob.
E il passato spinoso di Louise che l'ha resa la donnina dimessa che è, ma con una fragilità che nel punto di rottura può trasformarsi in qualcosa di molto pericoloso.
Di Leila Slimani due anni fa avevo letto, e apprezzato, il suo romanzo d'esordio, "Nel giardino dell'orco", ma è per "Ninna nanna" (scritto nel 2016 e vincitore del Premio Goncourt dello stesso anno) che l'avevo inserita nella mia wish list dopo aver sentito la bella recensione fatta da Marco Cantoni con cui - cosa non scontata - sono pienamente d'accordo.
Un libro che oscilla fra la narrativa e il genere giallo, con quella frase inziale che scatena una tensione palpabile mantenendola alta pagina dopo pagina e costruendo un'atmosfera cupa e disturbante. Una storia che è anche conflitto di classe sociale.
Dal compimento del crimine si torna indietro, duecento pagine incalzanti che ricostruiscono il matrimonio dei Massé e la loro vita familiare, una coppia borghese, persone che raggiungono il picco dello spregio nell'inconsapevolezza di essere snob.
E il passato spinoso di Louise che l'ha resa la donnina dimessa che è, ma con una fragilità che nel punto di rottura può trasformarsi in qualcosa di molto pericoloso.
"Louise comincia a pensare che la sua felicità dipenda da loro. Che lei appartiene a loro come loro appartengono a lei."



















