
Londra, un anno recente non precisato. Jenna McCauley e Callie Valentine: 30 anni la prima, 24 la seconda. La prima è viva, la seconda è morta. E la prima vive grazie alla morte della seconda. Callie ha perso la vita in un incidente d'auto e i suoi genitori, Amanda e Tom, hanno dato il consenso per l'espianto degli organi. Per Jenna un cuore nuovo era l'unica speranza di salvezza dopo che la funzionalità del suo era stata compromessa da una miocardite virale.
Il trapianto le ha salvato la vita, ma gliel'ha anche cambiata: ha lasciato Sam facendogli credere di non amarlo per renderlo libero e anche i suoi genitori si stanno separando, ma è soprattutto il suo corpo ad averla tradita. Alla debolezza del fisico si unisce la confusione della mente: dimentica le cose che dice e che fa, però ha ricordi di eventi che non ha vissuto. Fino a convincersi che la memoria cellulare non sia solo un'invenzione di pochi scienziati.
E' anche per questo che ha pagato un investigatore privato scoprendo il nome di chi le ha donato il cuore e sabato andrà a conoscere la famiglia di questa Callie che batte dentro di lei.
"The Gift", scritto nel 2016, è il secondo degli undici thriller attualmente pubblicati da Louise Jensen. In italiano hanno tradotto solo questo e il primo, e meno male.
Rispetto a "La sorella", che avevo letto esattamente un anno fa trovandolo poco credibile e appesantito dalla petulanza della protagonista, questo ha l'innegabile pregio di essere coinvolgente fin dal principio, rischiando di perdersi nella parte centrale per poi ripartire spedito fino alla fine, dandomi conferma di quanto i capitoli brevi siano uno sprono meraviglioso per la lettura, in particolare per i thriller.
La Jensen ha fatto un ottimo lavoro con la suspense, ma ha sbagliato inserendo troppi elementi, in particolare uno (per altro evitabilissimo e fastidiosamente inverosimile) che porta a collegare una persona sia a Jenna sia a Callie.
In questo libro la fiction si prende tante libertà strizzando l'occhio al paranormale (con tanto di scenetta rubata a "Ghost Wisperer"), ma sono le sottotrame - create, immagino, per rendere più complesso il caso - a far perdere efficacia allo sviluppo della storia.
Pessima anche l'idea di usare il copia incolla di uno degli ultimi capitoli come prologo: è una cosa che funziona solo se fatta con intelligenza e con le opportune modifiche, come in "Una strada tranquilla", ma Louise Jensen non si è neppure avvicinata alla bravura di Seraphina Nova Glass.
Il trapianto le ha salvato la vita, ma gliel'ha anche cambiata: ha lasciato Sam facendogli credere di non amarlo per renderlo libero e anche i suoi genitori si stanno separando, ma è soprattutto il suo corpo ad averla tradita. Alla debolezza del fisico si unisce la confusione della mente: dimentica le cose che dice e che fa, però ha ricordi di eventi che non ha vissuto. Fino a convincersi che la memoria cellulare non sia solo un'invenzione di pochi scienziati.
E' anche per questo che ha pagato un investigatore privato scoprendo il nome di chi le ha donato il cuore e sabato andrà a conoscere la famiglia di questa Callie che batte dentro di lei.
"The Gift", scritto nel 2016, è il secondo degli undici thriller attualmente pubblicati da Louise Jensen. In italiano hanno tradotto solo questo e il primo, e meno male.
Rispetto a "La sorella", che avevo letto esattamente un anno fa trovandolo poco credibile e appesantito dalla petulanza della protagonista, questo ha l'innegabile pregio di essere coinvolgente fin dal principio, rischiando di perdersi nella parte centrale per poi ripartire spedito fino alla fine, dandomi conferma di quanto i capitoli brevi siano uno sprono meraviglioso per la lettura, in particolare per i thriller.
La Jensen ha fatto un ottimo lavoro con la suspense, ma ha sbagliato inserendo troppi elementi, in particolare uno (per altro evitabilissimo e fastidiosamente inverosimile) che porta a collegare una persona sia a Jenna sia a Callie.
In questo libro la fiction si prende tante libertà strizzando l'occhio al paranormale (con tanto di scenetta rubata a "Ghost Wisperer"), ma sono le sottotrame - create, immagino, per rendere più complesso il caso - a far perdere efficacia allo sviluppo della storia.
Pessima anche l'idea di usare il copia incolla di uno degli ultimi capitoli come prologo: è una cosa che funziona solo se fatta con intelligenza e con le opportune modifiche, come in "Una strada tranquilla", ma Louise Jensen non si è neppure avvicinata alla bravura di Seraphina Nova Glass.
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