martedì 29 settembre 2026

"La ragazza nella tormenta", Ragnar Jonasson

 

Siglufjörður, giovedì 24 marzo 2016. Sono le tre del mattino quando Ari Þór Arason viene svegliato da una telefonata del giovane agente Ögmundur: il corpo di una ragazza è stato ritrovato su una delle strade principali della cittadina. Adesso è lui l'ispettore di Siglufjörður ed è a lui che spetta il dovere di intervenire. Giunto sul posto non può fare altro che registrare il decesso della giovane, chiaramente precipitata dal balcone dell'edificio che si affaccia su quel tratto di marciapiede. Tutto lascia pensare che si sia suicidata e Ari Þór sarebbe ben felice di poter liquidare in fretta il caso: quel giorno Kristín arriverà dalla Svezia con il loro bambino, Stefnir, e lui vuole trascorrere più tempo possibile con lui.
Ma sarà la madre di Unnur, convinta che sua figlia non si sarebbe mai tolta la vita, a costringerlo ad andare oltre alle apparenze.

"Vetrarmein", scritto nel 2020, è la sesta e ultima puntata della serie Misteri d'Islanda. E' anche quello che presenta un maggior intervallo di tempo rispetto alla storia precedente, dal settembre 2013 si passa al marzo 2016, cosa che comporta anche grandi cambiamenti nella vita del protagonista, che qui ha superato i trent'anni.

Le sue vicende personali, con i dubbi interiori che caratterizzano il personaggio, si prendono una bella fetta delle 240 pagine accompagnando una storia gialla che finisce per dividersi in due. Due vicende forse un po' deboli per un finale di serie, ma il punto di forza di questi romanzi è sempre stata l'ambientazione: il freddo glaciale del profondo Nord, i collegamenti labili, eccetera, e questo episodio non fa eccezione, con Siglufjörður che quasi alla fine di marzo si ritrova sepolta dalla neve e isolata a causa del black-out conseguente.

Mi mancherà Ari Þór, ma sono molto curiosa di passare alla Trilogia di Hulda, che pare essere ancora più bella.


Gli altri libri della serie Misteri d'Islanda:
"L'angelo della neve"
"I giorni del vulcano"
"Fuori dal mondo"
"La donna del faro"
"Notturno islandese"

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di settembre: cuscino nel testo



lunedì 28 settembre 2026

"Le cure della casa", Stefania Bertola

 

Torino, 2019. Lilli ha 48 anni, un matrimonio che dura da 23, una figlia di 21 e tanto tempo libero. Dopo aver perso l'impiego di addetta al personale quando la ditta tessile per cui lavorava era stata ceduta a un coreano, aveva investito la liquidazione in un negozio di borse aperto con la sua amica Cecilia, ma dopo poco più di un anno avevano dovuto accettare lo scarso entusiasmo delle torinesi verso le borsette fatte di zip che producevano, abbassando per sempre la saracinesca. Nel frattempo era stata Daniela, la sua donna delle pulizie, a trovare un posto fisso, coronando il sogno di diventare portinaia in uno stabile della zona.
Ma non è stato per risparmiare quei trecento euro mensili se Lilli ha deciso di non cercare un altro aiuto dedicandosi a tempo pieno al mestiere di casalinga: sa di essere portata per le pulizie e il suo progetto diventa quello di far risplendere la sua casa come quella della signora Pontini, la mamma della sua amica del cuore alle elementari!
E chissà che fine ha fatto Noemi... Approdate alle medie in classi diverse si erano gradatamente, e poi definitivamente, perse di vista. La voglia di rivedere l'amichetta di un tempo esplode, ma la ricerca risulterà ben più difficile dell'imparare a tenere in ordine la dispensa.

Dopo la delusione del mese scorso con "Via delle Magnolie 11" (dal quale qui viene ripescato un personaggio marginale, Lisa, la detective privata di Rivabella, così come rispunta Il palazzo degli sposi, vale a dire il negozio di abiti da cerimonia di "Divino amore": quanto mi piacciono questi camei ♥), ho voluto tornare subito sulla Bertola, per la prima volta in versione audiolibro, cosa che mi ha fatto scoprire di aver sempre sbagliato a pronunciare il suo cognome.

Qui ho ritrovato l'umorismo che la caratterizza, che amo e che - oltre ad avermi salvata dal senso di oppressione che mi trasmetteva
 "Oh my darling, Clementine" - ha risvegliato tantissimi ricordi proprio dei tempi delle elementari e delle mie amichette di allora. Quella del cuore, mia omonima, aveva una mamma giovane e un po' hippy che - al pari della mia - non aveva la fissazione per la casa e a noi bambine dava libertà assoluta. Dall'altra Loredana c'era addirittura un'intera stanza dei giochi, dove potevamo fare di tutto, anche scrivere sui muri, mentre il mio bonus era la compagnia della Titta, mia amata (e pazientissima) cagnetta. Ma poi c'era una terza amichetta e essere ospitate da lei non era altrettanto divertente: obbligo di pattine, tè a merenda servito in tazze di porcellana con cucchiaini d'argento, silenzio monacale e altro, in perfetto stile signora Pontini ^^

Reading Challenge 2026, traccia annuale Notte prima degli esami: autore/autrice italiano/a

sabato 26 settembre 2026

"Oh my darling, Clementine", Amity Gaige



Clementine (Massachussett), febbraio di un anno non precisato. La casetta gialla al 12 di Quail Hollow Road si trova in cima alla collina che sovrasta Clementine, tranquillo sobborgo di Boston. E' lì che Charlotte e Clark Adair si sono trasferiti pieni dell'entusiasmo che nasce dal bisogno di ripartire da zero in un posto nuovo, lasciandosi il passato alle spalle. Non che loro di passato ne abbiano molto - con trent'anni ancora da compiere e solo tre di matrimonio vissuto - ma quello che si trascinano dall'infanzia pesa come un macigno. Per lui una madre squilibrata e depressa, morta suicida appena un paio di mesi prima, e un padre che già convive con un'altra donna. Per lei due genitori adottivi che non sono mai riusciti a trasmetterle l'amore di cui ogni bambino ha bisogno.
Clementine riuscirà a risollevarli o li affosserà definitivamente?

Scritto nel 2005, è il romanzo di esordio di Amity Gaige (North Carolina, 1971) che successivamente ne ha pubblicato altri quattro (soltanto il secondo non è stato tradotto in italiano).

Difficile criticare l'opera di chi è considerata una delle scrittrici più raffinate della narrativa americana, ma per me ogni pagina si è dibattuta fra la noia e l'irritazione.

Noia per il poco che viene raccontato: si succedono due stagioni o poco più, dall'inizio dell'estate al periodo natalizio, nel piattume della quotidianità di questa coppia male assortita, diversa nel modo di ragionare e di reagire, che non riesce a trovare un punto di incontro e, soprattutto, incapace di comunicare.

Irritazione per certe situazioni descritte, per la lentezza di azione (soprattutto di lui), per un romanzo introspettivo che si perde in scenari horror su voci e ombre che non ho capito se siano state messe lì per popolare la casa di fantasmi oppure le menti dei due protagonisti, pronti per il manicomio.

Libro sbagliato nel momento sbagliato, ma avendolo letto adesso riesco a salvare solo due cose: la scrittura e il cane Tecumseh.

Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di settembre: titolo in una lingua straniera

giovedì 24 settembre 2026

"Radici bionde", Bernardine Evaristo

 

Costa dei Cavoli (nord-est dell'Inghilterra), epoca a.S. (avanti Schiavitù). Gli Scagglethorpe sono coltivatori di cavoli a servizio del signore locale, Lord Percival Montague. Sono servi della gleba. Abitano nella Capanna del Melo, un nome romantico per una catapecchia brulicante di insetti e parassiti. Jack il padre, Eliza la madre, Madge, Sharon, Alice e Doris le figlie, Rory il cane. E' primavera quando Doris, 11 anni, viene portata via dal bosco dove si era nascosta giocando a nascondino con le sorelle. La prendono e la caricano su un'imbarcazione che, dopo una navigazione infinita, dal Continente Grigio, l'Europia, approda nel Continente del Sole, l'Aphrika. Li viene ispezionata senza nessun riguardo, quindi venduta e infine marchiata con le iniziali della sua padrona, Panyin Ige Ghika, che l'ha comprata come giocattolo di compagnia per sua figlia Miracoletta, coetanea di Doris. Che però non è più Doris, ma Omorenomwara, il nuovo nome che hanno scelto per lei.
E' diventata una dei milioni di bianki strappati alle loro famiglie e alle loro terre di origine per diventare schiavi dei nehri, che su di loro hanno diritto di vita o di morte.

Perché quello che Bernardine Evaristo - autrice londinese (1959) di origini nigeriane - si è inventata nel 2008 per il suo quarto romanzo (al momento solo questo e i due successivi sono stati tradotti in italiano) è un mondo dove le cose funzionano alla rovescia rispetto al nostro reale passato.


La mia terza esperienza con un ucronico dopo "Complotto contro l'America" di Roth e "La svastica sul sole" di Dick, tre ottime esperienze di lettura (con Roth inarrivabile nella mia personale classifica di gradimento) per un genere da cui mi ero tenuta alla larga per tutta la vita e che, invece, a quanto pare, mi è molto congeniale.

La Evaristo non solo ribalta geograficamente la Terra, ma sovverte la storia: i dominatori del mondo sono i neri (nehri) con il loro Impero di Grande Ambossa, mentre i bianchi (bianki), che popolano l'Europia, dove vige un sistema feudale, sono profondamente arretrati e sottosviluppati.

"Il Caucaside è incapace di provare emozioni profonde perché, nel suo stato di Neo-Primate, è solo di poco superiore al regno animale"

A non cambiare sono la cattiveria, l'egoismo, l'avidità degli esseri umani: chi ha potere tratta i sottomessi con la stessa atrocità di chi lo ha davvero avuto in epoca feudale e coloniale; il commercio degli schiavi descritto è quello del Settecento e dell'Ottocento; le atrocità commesse sono le stesse.

Impiccagioni, decapitazioni, roghi, mutilazioni e torture di vario genere che la Evaristo descrive senza edulcorare nulla. E fa bene, perché chiunque consideri discriminante un colore della pelle diverso dal proprio dovrebbe ragionare su una possibile inversione di ruoli.

"Nell’insediamento, il passatempo pomeridiano del sabato erano gli Omicidi in Piazza. Il giorno dopo andavano al tempio a adorare la divinità che gli diceva di non commettere nessuno di quegli atti nefandi."

Un libro che arricchisce, fa riflettere, tocca nel profondo e riesce anche a far divertire grazie a una protagonista eccezionale.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di settembre: farfalle nel testo

martedì 22 settembre 2026

"I ricordi di un'altra", Louise Jensen

 

Londra, un anno recente non precisato. Jenna McCauley e Callie Valentine: 30 anni la prima, 24 la seconda. La prima è viva, la seconda è morta. E la prima vive grazie alla morte della seconda. Callie ha perso la vita in un incidente d'auto e i suoi genitori, Amanda e Tom, hanno dato il consenso per l'espianto degli organi. Per Jenna un cuore nuovo era l'unica speranza di salvezza dopo che la funzionalità del suo era stata compromessa da una miocardite virale.
Il trapianto le ha salvato la vita, ma gliel'ha anche cambiata: ha lasciato Sam facendogli credere di non amarlo per renderlo libero e anche i suoi genitori si stanno separando, ma è soprattutto il suo corpo ad averla tradita. Alla debolezza del fisico si unisce la confusione della mente: dimentica le cose che dice e che fa, però ha ricordi di eventi che non ha vissuto. Fino a convincersi che la memoria cellulare non sia solo un'invenzione di pochi scienziati.
E' anche per questo che ha pagato un investigatore privato scoprendo il nome di chi le ha donato il cuore e sabato andrà a conoscere la famiglia di questa Callie che batte dentro di lei.

"The Gift", scritto nel 2016, è il secondo degli undici thriller attualmente pubblicati da Louise Jensen. In italiano hanno tradotto solo questo e il primo, e meno male.

Rispetto a "La sorella", che avevo letto esattamente un anno fa trovandolo poco credibile e appesantito dalla petulanza della protagonista, questo ha l'innegabile pregio di essere coinvolgente fin dal principio, rischiando di perdersi nella parte centrale per poi ripartire spedito fino alla fine, dandomi conferma di quanto i capitoli brevi siano uno sprono meraviglioso per la lettura, in particolare per i thriller.

La Jensen ha fatto un ottimo lavoro con la suspense, ma ha sbagliato inserendo troppi elementi, in particolare uno (per altro evitabilissimo e fastidiosamente inverosimile) che porta a collegare una persona sia a Jenna sia a Callie.

In questo libro la fiction si prende tante libertà strizzando l'occhio al paranormale (con tanto di scenetta rubata a "Ghost Wisperer"), ma sono le sottotrame - create, immagino, per rendere più complesso il caso - a far perdere efficacia allo sviluppo della storia.

Pessima anche l'idea di usare il copia incolla di uno degli ultimi capitoli come prologo: è una cosa che funziona solo se fatta con intelligenza e con le opportune modifiche, come in "Una strada tranquilla", ma Louise Jensen non si è neppure avvicinata alla bravura di Seraphina Nova Glass.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di settembre: RICORDI d'estate

sabato 19 settembre 2026

"Transiti", Rachel Cusk

 

Londra, inizio autunno di un anno non precisato. Era estate quando Faye ha comprato un vecchio appartamento in una zona di bellissime (in origine) case vittoriane che ora necessitano di una ristrutturazione completa e che il Comune mette in vendita man mano che vengono liberate dagli inquilini. I prezzi sono vantaggiosi, ma l'uomo che Faye ha incaricato dei lavori, dopo aver saputo che è una scrittrice, va dritto al punto: "E c'è da far soldi, parecchi soldi? Lo spero per lei perché questo è un pozzo senza fondo".
Faye evidentemente guadagna bene perché affida i due figli al loro padre e si butta nel pozzo: nella polvere e nei rumori, e anche nei colpi, negli improperi e nelle minacce che arrivano dall'anziana coppia di neri che vive nel seminterrato.
Nel frattempo le sue giornate scorrono. Tanti incontri e tante chiacchiere con parenti, amici, conoscenti e perfetti sconosciuti.

"Resoconto", "Transiti" e "Onori" sono i titoli della trilogia dell'ascolto con cui Rachel Cusk "ha ridefinito la narrativa contemporanea": è così che Einaudi descrive l'opera e, per quanto certe formule critiche siano al di sopra della mia conoscenza, sono anch'io in grado di riconoscerne lo sviluppo non convenzionale.

Anche questa volta di Faye viene detto pochissimo: sono le persone che incontra ad aprirsi con lei, come succedeva nel libro precedente ambientato durante un suo viaggio di lavoro ad Atene. Qui si sposta dal centro di Londra solo per andare a trovare un cugino che vive nella contea del Wiltshire. In quell'occasione sarà un'amica svedese della nuova compagna di Lawrence a raccontarle la sua vita, come farà il muratore polacco che aiuta l'operaio albanese incaricato della ristrutturazione della casa, mentre altri si limiteranno a singoli eventi, come l'ex convivente incrociato per strada che le racconta della moglie canadese e della loro bambina.

Fatico ad appassionarmi ai libri privi di trama, ma lo stile della Cusk riesce in parte a compensarne l'assenza grazie anche alla brevità del romanzo (195 pagine) e all'aver usufruito della versione audiolibro. Senza dubbio un'opera di pregio che intrattiene, ma non mi ha arricchita.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di settembre: lampadari nel testo

mercoledì 16 settembre 2026

"L'isola del passato", Arwin J. Seaman

 

Isola (immaginaria) di Liten (Svezia), 27 dicembre 2025. Owe Dahlberg è depresso. Da quando la figlia Malin si è trasferita sulla terraferma a caccia della tanto anelata notorietà, lui non riesce a trovare stimoli e di certo non glieli può fornire il suo lavoro sull'isola, che sembra aver ritrovato l'idilliaca pace di un tempo.
Tutti sono preoccupati per lui, in particolare Annelie Lindahl. Convinta che solo il lavoro potrebbe riuscire a scuotere il suo capo, sfrutta l'acquisizione dell'hotel Tidvatten da parte degli Andersson per mettere le mani sui registri che nove anni prima la precedente proprietaria, Ragnhild Nyman, si era rifiutata di mostrare in assenza di un regolare mandato. Annelie, all'epoca ventitreenne, stava indagando sul suo primo (e ultimo) caso di omicidio, quello di Hedda Sahlin, che per una decina d'anni aveva lavorato come cuoca nelle cucine dell'albergo, dettaglio che per la polizia di Malmo - dove la donna era stata uccisa con due coltellate - non era rilevante per l'indagine, poi archiviata come rapina finita male.
Una spiegazione che non aveva mai convinto Annelie.
E un caso che aveva cambiato il suo futuro.

Quattro mesi dopo "La condanna del silenzio" sono tornata sull'isola di Liten per il quarto libro della serie, pubblicato quest'anno.

Se il primo non mi era dispiaciuto, il secondo lo avevo trovato esagerato e il terzo ripetitivo, questo - come vicenda gialla - è stato senza dubbio il più piacevole.

I cold case riescono sempre ad appassionarmi e qui la parte migliore è la ricostruzione degli eventi fatta da Annelie e Owe nel presente, non tanto i capitoli ambientati fra il 2016 e il 2017, che costituiscono però il prequel dell'intera serie.

Per la prima volta, con mia grande gioia, lo scrittore italiano che si nasconde dietro allo pseudonimo Seaman ha fornito una datazione precisa.

E finalmente si capisce perché Annelie nove anni prima avesse scelto di trasferirsi sull'isola rinunciando di fatto a ogni possibilità di fare carriera in polizia.


Per amore!! Più precisamente per essersi innamorata di Owe Dahlberg al primo sguardo!

Un risvolto romance, con tanto di frasi smielate ("Morire schiacciata da chi ami non è la più disprezzabile delle morti"), un'insopportabile remissiva accettazione da parte di lei (ormai ex personaggio duro e tenace) e un odioso sessismo serpeggiante non tanto nel personaggio Dahlberg, quanto in chi scrivendo ha deciso di rendere marginali le capacità professionali dei due per dare risalto alle differenze fisiche: è così che Annelie diventa la fragile fanciulla e Owe l'uomo forte che le salva la vita.

Questo libro piacerà ai Vannacci e Vannaccini di turno.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di settembre: stufa nel testo


lunedì 14 settembre 2026

"L'estate dei mirtilli", Amanda Peters



"Quell’estate, quando lasciammo casa diretti verso sud, eravamo in sette stipati sul furgone: mamma, papà, Ben, Mae, Charlie, Ruthie e io"

Torneranno in sei

Maine, luglio 1962. I Lewis sono una numerosa famiglia di nativi americani di etnia Mi'kmaq. Ogni estate vanno dalla Nuova Scozia al Maine per raccogliere mirtilli nell'azienda del signor Ellis. Un pomeriggio i due bambini più piccoli - Ruthie di 4 anni e Joe (la voce narrante della citazione) di 6 - mangiano un panino seduti su un masso lungo la Route 9. Lui finisce per primo e corre al lago per lanciare i sassi.
Sarà l'ultimo a vedere Ruthie, per molto, molto tempo.

"The Berry Pickers", scritto nel 2023, è il primo romanzo pubblicato da Amanda Peters, canadese di origini Mi'kmaq; il secondo, "The Birthing Tree", uscito quest'anno, non è ancora stato tradotto in italiano.

Classificarlo come thriller è stata una mossa riduttiva e fuorviante: il mistero su quanto sia successo a Ruthie è tale solo per i Lewis, che non smetteranno mai di cercarla per molte delle estati successive a quella del 1962, né (alcuni di loro) perderanno la speranza di poterla riabbracciare.

Chi legge in realtà sa fin dal principio che Norma, voce narrante dei capitoli che si alternano a quelli di Joe, è Ruthie, che solo cinquant'anni dopo ha scoperto la verità sul suo passato.

I due nel presente ricostruiscono per punti salienti le loro vite e quelle degli altri personaggi. Quello che viene svelato alla fine sono i dettagli della sparizione, troppo poco per la classificazione scelta per un libro che è un romanzo familiare altamente drammatico, con una forte introspezione dei due protagonisti e, a margine, degli altri personaggi, tutti diversi, ma ben caratterizzati.

Apprezzabile anche il modo in cui la Peters inserisce le tematiche legate ai nativi americani, descrivendo situazioni ostili senza esagerare e lanciando accuse con un'eleganza invidiabile.

"Ognuno di noi che oggi è vivo viene da qualcosa di male fatto alla famiglia che veniva prima"

A non essermi piaciuta è stata la frettolosità del finale: dopo tanti rimpalli avrei voluto qualche pagina in più per il presente.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di settembre: ricordi d'ESTATE


venerdì 11 settembre 2026

"Il mistero del gatto d'oro", Francesca Ruggiu Traversi

 

"La conoscenza sempre a portata di zampa"

E' questo il motto della biblioteca del Bosco dei Castagni dove lavorano gli anziani che, con assoluta precisione, studiano le foglie e tutta la natura che li circonda, mentre gli adulti si dividono le altre mansioni, c'è chi coltiva la terra, chi cucina e chi istruisce i piccoli. Sono scoiattoli, topi e marmotte, animali ben organizzati, pacifici e tranquilli. Una tranquillità che hanno perso quando sono finiti nel mirino delle volpi, capitanate dal perfido Lord Pavel. L'unico che può salvarli dalla loro tirannia è Solomon, il Gatto d'Oro: Milo, giovane scoiattolo, è sicuro che non sia solo una leggenda e per dimostrare agli altri che è reale ha rischiato la vita portando via dal castello di Pavel il pugnale d'oro che in passato la volpe Eulalia aveva rubato ai genitori di Solomon. Adesso non deve fare altro che portarglielo chiedendo in cambio la sua protezione contro i canidi.
Così, una mattina d'autunno, si mette in viaggio con i suoi due migliori amici, Zot il topo e Greta la marmotta, più il corvo Gracchio che dall'alto guiderà il loro percorso fino al temibile Bosco Selvaggio.

Pubblicato nel 2007, è il romanzo di esordio di Francesca Ruggiu Traversi (Verbania, 1963), autrice di altri diciotto titoli di narrativa per bambini e ragazzi.

In questo caso l'ultima di copertina consiglia la lettura dagli 8 anni: io ne aggiungerei qualcuno per diversi termini che mi sono sembrati un po' difficili per una terza elementare, mentre ne toglierei la metà per la storia, carina, ma secondo me adatta per essere letta a bambini molto più piccoli.

Rimanendo comunque nel quinquennio delle elementari, le avventure di questi animaletti rappresentano un notevole passo avanti rispetto alla tristezza dei romanzi che facevano leggere a noi bambine cinquant'anni fa, una parata di orfanelli che sembrava gareggiare con i protagonisti dei cartoni animati dell'epoca, seppur anche qui non manchino le storie tragiche: le volpi hanno ucciso i genitori dei tre amici ed è per questo che sono loro ad affrontare i rischi del viaggio per arrivare a Solomon (orfano a sua volta).

Non mi è piaciuta la cattiveria assoluta attribuita ad alcuni animali, le volpi, ma anche aquile, cinghiali e serpenti, perché se è indiscutibilmente vero che in natura gli animali uccidono altri animali, lo è anche che non lo fanno per divertimento, sadismo o gola (e se non siete vegani è giusto che vi fischino le orecchie).

Avrei anche evitato di dare ai roditori il ruolo di pescatori e la conseguente incoerenza nel sottolineare più volte che loro sono contrari alla violenza e non uccidono, dimenticando che anche i poveri lucci hanno diritto alla vita.

Ma è un librino intriso di simpatiche descrizioni della vita di questi animaletti antropomorfi (accompagnate dalle belle illustrazioni di Anna Curti ) e da frasi dolcissime piene di diminutivi che - se nell'uso quotidiano mi danno l'orticaria (vedi caffettino, prosecchino, eccetera) - quando sono riferiti agli animali mi fanno affezionare anche per quelli inventati.

"I tre piccoli topi squittivano dalla gioia, i musini illuminati dalla luce soffusa della candela"

Reading Challenge 2026, traccia incantesimo di settembre: ricordi D'estate


mercoledì 9 settembre 2026

"Irene l'assassina", Maria Masella

 

Genova, sabato 2 ottobre 2004. Una donna esce dal carcere femminile di Pontedecimo dopo aver scontato quindici anni di condanna. Si chiama Irene Gregori e ha ucciso Marcello Zanghi, l'assassino del suo bambino. Grazie a una testimonianza che lo collocava altrove era stato scagionato, ma lei non aveva dubbi sulla sua colpevolezza e lo aveva investito nel tratto di strada di fronte alla spiaggia di Quinto, dove Giulio era morto affogato.
Il reinserimento di Irene parte da un monolocale in affitto nel quartiere di San Fruttuoso e da un lavoro come operaia in una fabbrica di imballaggi. Un'esistenza da automa perché la sua vita è finita quel 28 novembre insieme a quella di suo figlio. Ed era successo per colpa sua, perché quel pomeriggio si era addormentata sugli scogli e non si era accorta che Zanghi lo aveva spinto in mare tenendogli la testa sott'acqua.
Ma era stato davvero Zanghi? Le certezze di Irene iniziano a vacillare quando comincia a ricevere delle lettere anonime. Nelle prime quattro c'è scritta solo una parola, "Assassina", ed è vero, ha investito Zanghi passando sul suo corpo più volte per essere sicura che morisse, poco importa se di quella sera non ricorda nulla. Ma nelle due successive la scritta cambia: "Hai ucciso la persona sbagliata".
Se fosse vero, non vorrebbe soltanto dire che lei ha ucciso un innocente, ma che il vero assassino del piccolo Giulio è ancora in libertà.

Dopo essermi messa in pari con la serie che ha per protagonista il commissario Antonio Mariani e prima di iniziare quella con la coppia Maritano e Ardini, ho voluto dedicarmi a questo giallo autoconclusivo pubblicato lo scorso anno, anche se l'accurata datazione del romanzo, che dal 2 ottobre 2004 si sviluppa per quasi tre mesi arrivando alla vigilia di Natale, mi fa pensare che lo avesse da parecchio nel cassetto.

Per fortuna lo ha tirato fuori perché è davvero un gran bel giallo, con uno sviluppo credibile e non prevedibile (quanto meno non del tutto), con una struttura che attinge dal passato (con testimonianze e ricordi, senza i soliti salti temporali) per caricare il presente e con una buona introspezione dei personaggi, che sono il vero punto di forza del romanzo.

Non solo Irene, con tutta la drammaticità della sua esperienza.

C'è anche Jensen, un ghostwriter che all'epoca aveva iniziato a seguire le udienze per documentarsi sul funzionamento dei processi per una storia che gli era stata commissionata, uscendone talmente sconvolto da rinunciare per sempre all'idea di avere dei figli, e che con la scarcerazione di Irene riprende a studiare il caso con l'idea di raccontarlo in un libro firmato di suo pugno.

Poi c'è Alida Marras, vicequestore che non si ferma davanti alla superficialità del suo superiore. Una donna single di mezza età, amante della lettura e del buon vino, una figura perfetta per essere protagonista di una nuova serie! Spero davvero di tornare a leggere di lei in un secondo romanzo.

E infine c'è Genova, che qui è meno invadente rispetto alle avventure di Mariani, non ci sono parole dialettali, non c'è la focaccia, non c'è il pesto. La città - o almeno una piccola parte di lei - questa volta fornisce solo un'ambientazione discreta, ma non viene dimenticata nei ringraziamenti finali dell'autrice.

"Grazie alla mia Genova, con tutto il cuore"

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di settembre: libri nel testo