mercoledì 4 novembre 2026

"Triste tigre", Neige Sinno

 

Vars (Alpi Francesi). Neige Sinno nasce nel 1977. Sei anni più tardi entra nella sua vita l'uomo che abuserà sistematicamente di lei fino all'adolescenza. E' un ventiquattrenne di Parigi, il nuovo compagno di sua madre. Quello precedente è morto sepolto da una valanga. Neige ha una sorella più piccola di due anni, Rose, e la famiglia si allarga ulteriormente con la nascita di altri due bambini, un  maschio e una femmina.
Solo Neige sarà vittima delle attenzioni del pedofilo.

"Mi prometteva che, finché non ne avessi parlato con nessuno, non avrebbe fatto niente agli altri bambini"

Da molti anni la Sinno vive in Messico dove insegna letteratura interculturale. Questa autobiografia - scritta nel 2021, pubblicata nel 2023 e vincitrice del Premio Strega internazionale nel 2024 - è stata preceduta da due titoli non tradotti in italiano, una raccolta di racconti nel 2007 ("La vie des rats") e il suo primo romanzo nel 2018 ("Le camion").

La storia che si legge fa male dalla prima all'ultima parola. La Sinno non ricorre mai a sottintesi per rendere la lettura meno cruda e fa bene. Si chiede come possa un uomo eccitarsi per una bambina, fare quello che fa e poi "dopo aver finito, rivestirsi, tornare alla vita di famiglia come se niente fosse. E una volta che quella follia è accaduta, rifarlo, per anni e anni".
E ancora: "Credere che non ti denunceranno, nonostante la progressione degli abusi sessuali. Sapere che non ti denunceranno. E quando un giorno ti denunciano, avere il fegato di mentire, o il fegato di dire la verità, di confessare addirittura. Ritenerti ingiustamente punito per aver preso degli anni di prigione. Reclamare il diritto al perdono. Dire che sei un uomo, non un mostro. Poi, dopo la prigione, uscire e rifarti una vita.".

La denuncia è arrivata quando lei aveva 19 anni e gli studi l'avevano già portata a vivere altrove. Ed è stato solo dopo aver deciso di procedere che ha raccontato tutto alla madre che per anni non si era accorta di nulla, un particolare comune a questo tipo di situazioni e non è strano chiedersi come possa essere possibile, come possa essere vero.

La donna è comunque colpevole di aver portato in casa un uomo prepotente e dittatoriale.
A tal proposito Neige scrive:

"Non ho mai detto una parola sugli abusi sessuali. Ma criticavo rabbiosamente tutto il resto. Le sue manie, i divieti arbitrari che imponeva a tutti noi, gli scoppi d’ira, l’insoddisfazione. Mia madre rispondeva che non potevamo fare niente per cambiarlo, che lui non sarebbe cambiato, dunque spettava a noi far sì che fosse contento e ci avrebbe lasciate in pace. Come un Minotauro onnipotente, bisognava nutrirlo, vezzeggiarlo, soddisfarlo, e allora si poteva sperare che la sua rabbia non si sarebbe riversata su di noi."

E ancora:

"Bisogna guardare i suoi lati buoni, diceva mia madre."

Io avrei portato anche lei in tribunale.

La donna dopo la denuncia ha continuato a vivere ancora per un anno con quell'uomo, giustificando la scelta con il bisogno di portare a termine gli studi da infermiera, cosa che l'avrebbe resa economicamente indipendente.

La Sinno è tollerante nei confronti di sua madre ("L’ho biasimata per quella scelta, ma lei non mi ha stuprata."), mentre io non riesco a capacitarmi di come si possa accettare di condividere ancora qualcosa con l'uomo che ha violentato la tua bambina per anni.

Ma, ovviamente, il colpevole è l'uomo - di cui non viene mai detto il nome - a cui va riconosciuto un unico merito, quello di aver confessato il reato.

"Quando gli chiedevano il motivo dei suoi comportamenti, il mio patrigno diceva che si era visto costretto a creare quella situazione perché non trovava nessun altro modo di entrare in contatto con me."

Il processo porta a una condanna troppo lieve, nove anni appena, di cui ne sconta soltanto cinque per buona condotta.

"Era molto offeso che ci si potesse immaginare, come avevamo fatto io e mia madre, che lui potesse avere voglia di toccare le mie sorelle e mio fratello. Era indignato che lo si condannasse per proteggere altre eventuali vittime. Trovava inconcepibile l’idea che potessero esistere altre potenziali vittime. Non avrebbe mai messo le mani addosso a un bambino sangue del suo sangue. La mia sorella minore, che ha solo due anni meno di me, che mi assomiglia e viveva nella stessa casa, ricorda di essere stata vittima di palpeggiamenti, ma con lei il mio patrigno non si era spinto oltre."

Il libro è ricco di riferimenti letterari, in particolare a "Lolita", libro che possiedo senza averlo letto, ma non credo possa essere più devastante di questo, semplicemente perché "Triste tigre" è reale, "Lolita" no.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di novembre: TRISTE addio


domenica 1 novembre 2026

Reading Challenge 2026: tracce di novembre

             


Traccia della pozione: libri Secret Society


Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • TRISTE: Triste tigre, Neige Sinno (2 punti)


Traccia scopa volante, libri ambientati in Giappone


Traccia calderone:
  • almeno due libri dello stesso autore
  • libri in cui il/la protagonista va a scuola

Traccia famiglio, libri con foglie autunnali in copertina


Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita



I miei punti di novembre: 2



sabato 31 ottobre 2026

"Il bosco dei ricordi", Sam Lloyd

 

Hampshire (Inghilterra), domenica 22 ottobre di un anno recente. Elissa Mirzoyan ha 13 anni e quello è un giorno importantissimo per lei: parteciperà al torneo di qualificazione per il Gran Prix, l'evento per il quale si sta allenando da tutta la vita. Vincerà la prima gara, la seconda e la terza. Poi basta perché qualcuno - nel parcheggio dell'hotel dove si sta svolgendo il torneo - la afferrerà, la immobilizzerà e la narcotizzerà prima di trascinarla a bordo di un furgone. Elissa si risveglierà in un luogo freddo e buio, verrà minacciata e colpita al volto dall'uomo che l'ha rapita. La speranza arriverà poco dopo con il suo secondo visitatore, che le dirà di chiamarsi Elijah e di avere 12 anni. L'oscurità impedirà ad Elissa di vederlo in faccia, ma adesso ha qualcuno a cui chiedere di chiamare la polizia spiegando dove è stata nascosta. Una possibilità che svanisce con la domanda di Elijah:

"Se sei appena arrivata, perché te ne vuoi andare?"

Quel ragazzo non è il suo salvatore: è uno di loro.

Pubblicato nel 2020, è il primo dei quattro thriller scritti dall'inglese Sam Lloyd (da non confondersi con l'autrice di libri per bambini sua omonima), ma è anche l'unico a essere stato tradotto in italiano.

Peccato perché questo è proprio bello e, dopo averlo lasciato nel mio Kindle per più di cinque anni, ora vorrei tanto poter leggere gli altri.

I cinquantaquattro capitoli, divisi in due parti, alternano il punto di vista di Elijah (voce narrante) con quello di Elissa (in terza persona). Alcuni capitoli hanno il focus sulla detective a cui viene affidato il caso, cosa che dà al libro un piccola deriva poliziesca, pur rimanendo indiscutibilmente un thriller psicologico che ruota attorno alla grande intelligenza della ragazzina rapita e al tetro passato di lui.

Una storia che forse pecca di esagerazione negli sviluppi finali, ma che sa giocare bene il rimpallo fra i due protagonisti, con svolte non sempre prevedibili e almeno un gran bel colpo di scena.

Bello anche il faro Stumble Head, sulla costa gallese:


Reading Challenge 2026, traccia annuale Enigmistica, palindrome: un libro il cui titolo inizia e finisce con la stessa lettera


venerdì 30 ottobre 2026

"Onori", Rachel Cusk

 

Cieli d'Europa, luglio di un anno non precisato. Un uomo è troppo alto e massiccio per il sedile della classe economica: spalle e braccia invadono lateralmente mentre le gambe pigiate contro il sedile di fronte fanno traballare tutto ogni volta che si muove. Faye, seduta al suo fianco, gli offre di scambiarsi i posti, un sollievo per gli arti inferiori del viaggiatore, ma un'invasione del corridoio inaccettabile per la hostess.

Scritto nel 2020, è il capitolo conclusivo della Trilogia dell'ascolto - dopo "Resoconto" e "Transiti" - che sono contenta di aver letto, ma anche di aver finito: la mancanza di trama che caratterizza questi volumi costituisce un grosso limite al mio gusto personale.

Apprezzo l'originalità, la scrittura e la fluidità con cui la Cusk passa da un narratore/interlocutore a un altro, ma le micro storie personali che questi personaggi fugaci raccontano a lei, e quindi a noi, sotto forma di monologhi le ho trovate solo parzialmente interessanti: ad esempio mi ha toccata il dolore dell'uomo alto, reduce dalla soppressione dell'amato cane malato, viceversa mi hanno lasciata indifferente le cure per il corpo adottate da un collega di Faye.

Lei, dopo il ruolo centrale avuto in "Transiti", qui torna a quello di ascoltatrice, come in "Resoconto".
Il volo iniziale la sta portando verso un Paese dell'Europa del Sud non specificato (ma da alcune descrizioni mi ha fatto pensare al Portogallo) in un anno incerto (ma successivo al 2016 perché c'è già stato il referendum sulla Brexit) per partecipare a un convegno letterario.

Questa volta gli incontri ruotano tutti attorno alla sua professione - il nuovo direttore editoriale della casa editrice che pubblica i suoi libri, la sua editor, un giornalista e altri quattro scrittori - cosa che porta a considerazioni (più o meno condivisibili) sulla letteratura, sugli scrittori e sulla crisi dell'editoria, ma tanto (troppo) spazio viene dato a diverse situazioni di coppia in difficoltà, voci che rendono il libro femminista, a tratti un po' forzatamente.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Enigmistica, parole crociate: un libro il cui titolo sia formato da una sola parola


giovedì 29 ottobre 2026

"Matilde di Canossa", Vito Fumagalli

 

Non si conoscono con certezza né il luogo né la data di nascita Matilde di Canossa, ma le fonti più attendibili indicano Mantova e il 1046. E' certo, invece, che morì nell'attuale Bondonazzo (provincia di Reggio Emilia) il 24 luglio 1115. Arrivare a 69 anni nel Medioevo era un'impresa che riusciva a pochi, per lo più a chi poteva godere di maggiori agi rispetto alle persone comuni.

E di agi la Gran Contessa ne ebbe sicuramente tanti: feudataria di un territorio che si espandeva fra Emilia, Romagna, Lombardia e Toscana, fu una delle donne più potenti e influenti della sua epoca. Ma anche una donna molto sola.

Vito Fumagalli (1938 - 1997), docente universitario e storico, considerato uno dei maggiori esperti italiani sul Medioevo, ne ripercorre la vita in questa biografia (l'ultima sua opera, pubblicata nel 1996) che ha l'enorme difetto di contare appena 96 pagine.

Una brevità che non lascia spazio a nessun approfondimento, né sul personaggio (è molto più dettagliata la pagina dedicata a Matilde su Wikipedia) né sul contesto storico in cui visse.

Tutto molto ben scritto, ma tutto molto spedito, superficiale, neppure divulgativo perché alla fine non si sa niente di più rispetto a quello che si poteva ricordare dai tempi della scuola.

Forse avrei dovuto aspettarmelo, però grazie a Il Mulino ho letto tanti saggi storici sottili in termini di pagine, ma di grande spessore per i contenuti, ad esempio tutte le opere di Carlo Maria Cipolla. Questa volta è andata male.

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di ottobre: libri con lo sfondo di copertina nero

martedì 27 ottobre 2026

"Elogio dell'ignoranza e dell'errore", Gianrico Carofiglio

 

Oggi è uscito "La confessione di Elsa", ottava puntata della serie che ha per protagonista l'avvocato Guido Guerrieri (da me amatissimo su carta, decisamente meno su schermo). Raramente mi butto sulle novità, meno che mai - per una sorta di sabato del villaggio - quando si tratta dei miei scrittori e/o personaggi preferiti, e così farò anche questa volta.

Nell'attesa ho recuperato uno dei pochissimi lavori di Carofiglio non ancora letti, questo brevissimo saggio (96 pagine appena) pubblicato nel 2024 dove tornano temi a lui cari e già trattati in altri testi. Sono sicura di avere già letto l'esempio presentato per spiegare l'importanza che possono avere le parole. In sintesi: per un test a un gruppo di persone era stato mostrato il video di un incidente stradale fra due auto; successivamente le persone a cui era stato chiesto a quale velocità andassero secondo loro le auto quando si erano schiantate avevano ipotizzato molti più chilometri rispetto a quelle a cui era stato detto urtate.

La formulazione delle domande può essere un'arte e può diventare un'arma in determinate circostanze: durante un interrogatorio o un processo. Investigatori buoni e meno buoni, giudici equi e meno equi: è da qui che inizia il saggio e Carofiglio non fa sconti agli ex colleghi.

"Quello della giustizia penale è uno degli ambiti in cui di più – in teoria – si prende in esame il rischio dell’errore e nel quale, meno, i protagonisti ammettono di essersi sbagliati. In numerosi casi di errori giudiziari conclamati, gli investigatori, i pubblici ministeri e i giudici che hanno contribuito a condanne poi rovesciate, tendono a rimanere ostinatamente convinti – a volte contro ogni evidenza – delle proprie intuizioni e delle proprie decisioni."

Ma le sue riflessioni si concentrano su "l'ignoranza consapevole" (non per forza negativa), analizzando la capacità (e l'importanza) di mettere in dubbio le proprie convinzioni.

Tanti aneddoti curiosi - dal racconto di cosa portò nel 1856 un chimico inglese alla creazione del color malva (che cambiò il modo di produrre i colori) all'evento che condusse alla nascita dei post-it - e alcune storiche previsioni errate che, con il senno di poi, sembrano una comica, dallo scienziato von Jolly che nel 1874 affermò che nella fisica era ormai stato scoperto tutto all'amministratore delegato Microsoft, Steve Ballmer, che nel 2007  disse che l’iPhone non aveva nessuna possibilità di conquistare quote di mercato.

Carofiglio riesce a strappare più di un sorriso, ma soprattutto fa riflettere presentando l'ignoranza e gli errori conseguenti come un qualcosa di utile e necessario.

"Più impariamo, più ci rendiamo conto di quanto non sappiamo"

Reading Challenge 2027, traccia annuale Notte prima degli esami: un libro di un autore il cui cognome inizia con la stessa lettera del tuo


lunedì 26 ottobre 2026

"Un moderno Mefistofele", Louisa May Alcott

 

Un luogo non specificato degli Stati Uniti, pieno inverno di un anno della seconda metà del XIX secolo. Jasper Helwyze ha tanto denaro e poca salute. L'invalidità che lo ha colpito in gioventù ha fatto di lui un uomo malvagio, perverso e profondamente annoiato. E per fronteggiare il tedio quotidiano usa le persone come giocattoli, sfruttando la sua posizione per trasformarli nei suoi burattini. Felix Canaris sarà il suo nuovo passatempo: diciannove anni e già privo di entrambi i genitori, il ragazzo ha appena visto naufragare il suo sogno, quello di veder pubblicati i suoi lavori. Sta bruciando i manoscritti quando Helwyze entra in casa, interrompendo di fatto i suoi propositi suicidi e proponendogli di trasferirsi a casa sua per un mese, il tempo di sistemare la sua biblioteca.
Felix accetta: sarà un salvataggio o una condanna?

Di "Piccole donne" non ricordo tanto il libro, quanto le trasposizioni cinematografiche e televisive viste. E non sapevo che la Alcott (1832 - 1888) fosse un'amante di "dark stories a tinte fosche", cosa che ho scoperto grazie alla prefazione e alle note che Walter Scavello ha scritto per questa bellissima edizione di Black Dog Edizioni.

Libro che due anni fa mi aveva attratta dagli scaffali del Libraccio di Savona e non soltanto per la copertina: font meraviglioso, interlinea perfetta, carta di qualità, una cura per i dettagli eccezionale e le bellissime illustrazioni di Elizabeta Keci, che permettono di dare un volto ai personaggi...


...accompagnando la lettura...


...impreziosendola. Ad esempio, al posto di un banale testo virgolettato, troviamo il disegno del biglietto inviato da Jasper alla cugina Olivia:


Purtroppo tanto mi sono innamorata dell'oggetto libro quanto ho detestato la storia che racconta. Perché del "Faust" di Goethe, a cui la Alcott si è ispirata, so poco o niente e questa ignoranza mi ha sicuramente fatto perdere gran parte del fascino e dell'importanza della trama, lasciandomi solo tre personaggi - ognuno per motivi diversi - detestabili (Jasper, Felix e Olivia) e una sorta di topino timoroso, la giovane Gladys, che Felix sposa obbligato da Jasper.

Ma anche un bel po' di stupore trovando non solo un erotismo inaspettato in un'opera datata 1877, ma anche una coercizione psicologica e un uso di droghe ben lontane dall'immagine delle quattro sorelle March.

Il libro è stato scritto a Boston, nello stesso posto in cui erano "nate" loro, l'Hotel Belvue, generato dalla stanchezza di "fornire pappette morali ai giovani", come dichiarò l'autrice in un'intervista.

Pubblicato in forma anonima nella collana "No Names Series", venne riconosciuto dalla Alcott solo quando, consapevole di avere ancora poco da vivere, si prodigò per aumentare i diritti d'autore a beneficio degli eredi.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di ottobre: casa in copertina

domenica 25 ottobre 2026

"L'amica", B.A. Paris

 

Sobborghi di Londra, giugno di un anno non precisato. Le due settimane di vacanza trascorse in un piccolo villaggio scozzese non sono bastate ai Pelley per ritrovare la serenità auspicata. Sposati da poco più di vent'anni, una figlia già grande e due professioni appaganti: Iris aveva sperato che il riposo e l'intimità sarebbero stati sufficienti per strappare Gabriel dall'esaurimento in cui è precipitato negli ultimi mesi. Ma non era stato così, tanto che lui aveva insistito per rientrare con un giorno di anticipo. E' per questo che colgono Laure impreparata: la casa è un disastro e l'amica è mortificata, pensava di avere il tempo per riordinare. Racconta di essere scappata da Parigi sei giorni prima dopo che il marito le ha confessato di aver avuto una figlia da un'altra donna, una notizia sconvolgente per lei non solo per la scoperta del tradimento, ma soprattutto perché aveva rinunciato ad avere dei figli solo perché Pierre non li voleva.
Iris e Gabriel, Laure e Pierre: un'amicizia nata vent'anni prima durante una vacanza ai tropici a cui ne erano seguite tante altre fatte insieme, oltre alle reciproche visite. Migliori amici, al punto da lasciarsi le chiavi delle rispettive case di Londra e Parigi, di cui potevano usufruire a piacimento. Quello che Laure aveva fatto, non sapendo da chi altro andare.
Ma quando il soggiorno si prolunga prima per giorni, poi per settimane e infine per tutta l'estate anche l'amicizia più stretta deve fare inevitabilmente i conti con la tolleranza.

Scritto nel 2024 è attualmente il settimo libro della Paris di cui ho letto tutti i precedenti, fra alti e bassi, e questo è senza dubbio quello che mi è piaciuto di più e se non finisce nella mia top ten dell'anno è solo perché fra gli oltre cento titoli letti da gennaio ce ne sono già dieci che, per vari motivi, ho preferito a questo, ma in annate meno fortunate si sarebbe senz'altro guadagnato un posto in classifica.

Un thriller che sfrutta un meccanismo non originale, visto anche sul grande schermo, ma che non manca mai di conquistarmi tanto che ieri ho letto in volata più di duecento pagine, quindi la seconda metà del libro, perché non riuscivo a staccarmici.

Un'ambientazione ridotta al minimo e pochi personaggi, tutti - chi più chi meno - abbastanza ipocriti e, anche per questo, credibili. Ma soprattutto mi è piaciuto come alla fine tutti i fili siano stati tirati facendo scoprire i vari collegamenti, anche di quelle parti che sembravano estranee alla vicenda principale.

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di ottobre: libri con delle ombre in copertina

venerdì 23 ottobre 2026

"Agnes Browne mamma", Brendan O'Carroll

 

Dublino, 29 marzo 1967. Quel giorno Agnes (Reddin) Browne, accompagnata dall'inseparabile amica Marion Monks, è la prima a presentarsi all'ufficio competente per compilare la richiesta di indennità. E' vedova soltanto da due ore: Nicholas, detto Rosso, di professione lavapiatti, è stato investito da un'auto. Non sa che il contributo verrà calcolato dal giorno della morte, non da quello della presentazione della domanda. E, non sapendolo, non vuole rischiare di perdere neppure un giorno.
Agnes non è avida: è soltanto povera. E ha sette figli da sfamare.
Un caso che potrebbe essere disperato, ma un carattere ottimista come il suo può fare la differenza e a 34 anni avrà tutto il tempo per rendersi conto che agli otto Brawne rimasti - adesso che non c'è più Rosso a giocarsi i soldi alle scommesse - possono bastare i guadagni del suo banco di frutta e verdura al mercato di Moore Street e che anche alla bellezza del suo viso non mancheranno gli schiaffi che le dava il marito quando tornava a casa ubriaco.

Brendan O'Carroll (Dublino 1955) è principalmente un attore comico che ha legato la sua carriera (anche come regista, produttore e sceneggiatore) al personaggio di Agnes Browne.

Come scrittore ha pubblicato un unico romanzo autoconclusivo ("Birra e cazzotti"), mentre la serie di Agnes è composta da tre romanzi (questo è il primo,
 pubblicato nel 1994) e da un prequel, più due appendici non tradotte in italiano (se ho ben capito sono guide di consigli utili elargiti da Agnes).

Dopo un primo capitolo che mi ha lasciata più irritata che indifferente - perché la comicità di Agnes sembra basarsi sull'ottusità, quella che la porta a rispondere "in cucina" quando l'impiegata dell'ufficio governativo le chiede dove lavorava il marito - già dal secondo ho cominciato ad affezionarmi a questa donna dotata di quella positività che a me manca.

Agnes mamma, indubbiamente. Una mamma leonessa le cui reazioni mi hanno fatto pensare alla mia, ma anche concreta e risoluta, ben più costruttiva di tante madri che, almeno in teoria, dovrebbero aver acquisito una conoscenza data dall'istruzione, quella che la protagonista non ha avuto modo di raggiungere.

Ma anche Agnes amica. Il rapporto fra lei e Marion è il cuore di questa storia breve (170 pagine), una di quelle amicizie sincere e per questo rare, un legame forte, ma purtroppo non indistruttibile.

O'Carroll - che ha tratto ispirazione dalla sua storia personale (ultimo di undici figli, rimasto orfano del padre a sette anni, nei ringraziamenti rivolge alla madre una delle dediche più belle che abbia mai letto) - sotto alle scenette divertenti (come quando al funerale, vedendo una donna singhiozzare disperata, si convince che il marito avesse un'amante per poi capire che al cimitero si sono mischiati due cortei funebri e lei è finita davanti alla fossa sbagliata) e alle battute sboccate (è Marion a perdere le staffe davanti all'indecisione di una cliente: "O le vuole o non le vuole, non mi va di sorbirmi una caterva di domande idiote! Le tastava e le stringeva: sono banane, mica cazzi, non è che diventano più grosse se le palpi!") nasconde (ma non troppo) le difficoltà della vita quando bisogna inventarsi come riuscire ad andare avanti giorno per giorno.

"Questi erano i figli di Agnes e del caro estinto Rosso Browne, sempre molto uniti, se non altro per mancanza di spazio"

Reading Challenge 2026, traccia annuale Enigmistica, che cosa apparirà: copertina in bianconero




mercoledì 21 ottobre 2026

"Reykjavik", Ragnar Jonasson e Katrin Jakobsdottir

 



Isola di Viðey (Islanda), 6 agosto 1956. E' un lunedì quando i genitori di Lára Marteinsdóttir, 15 anni, chiedono l'intervento della polizia: la figlia, che sta trascorrendo l'estate sulla piccola isola lavorando come domestica per Ólöf e Óttar Blöndal, il sabato precedente non ha telefonato, come era solita fare ogni settimana e quando hanno chiamato per avere notizie si sono sentiti dire dai datori di lavoro che Lára aveva lasciato l'isola il venerdì mattina dopo essersi licenziata. Ma non era mai tornata a casa.
Reykjavik, 14 agosto 1986. Valur Róbertsson, 25 anni, giornalista investigativo, sta scrivendo una serie di articoli sul caso di Lára in occasione del trentesimo anniversario della sua scomparsa. Il suo è diventato il caso irrisolto più famoso d'Islanda e quando Valur riceve una telefonata anonima che potrebbe aprire una nuova pista pensa solo al prestigio che gli darebbe scoprire cosa sia davvero successo alla ragazzina, ignorando i rischi che corre indagando.

Giallo autoconclusivo di Ragnar Jonasson, di cui ho da poco terminato la serie Misteri d'Islanda. Questo lo ha scritto fra il 2020 e il 2022 (pubblicandolo nel 2023) insieme a Katrin Jakobsdottir, primo ministro islandese dal 2017 al 2024 (partito Sinistra - Movimento Verde).

Come mi è già successo leggendo libri scritti a quattro mani (ad esempio con la serie Under Suspicion firmata da Mary Higgins Clark e Alafair Burke) anche in questo caso - conoscendo bene lo stile della firma principale - fatico a capire quale apporto possa aver dato il secondo nome.

Una storia che non avrebbe potuto non piacermi: un cold case snello (272 pagine) diviso in due parti con due protagonisti distinti, ben costruito e ben raccontato, pur non avendo nulla di originale né di imprevedibile.

Ari Þór mi è mancato, ma non quanto temevo e poi con i libri di Jonasson si fanno sempre piacevoli scoperte, come la tradizione dei tredici folletti islandesi (gli Jólasveinar) o la bellezza paesaggistica di Viðey:


E anche questa volta mi ha stesa con considerazioni sul clima islandese da brividi:

"Indugiò per un paio di minuti con il viso rivolto al sole, consapevole che in agosto ogni bella giornata può essere l’ultima"

Il presente del libro è stato ambientato nel 1986, anno particolarmente importane per l'Islanda e sono proprio i festeggiamenti per il  
bicentenario della fondazione di Reykjavik, prima, e il vertice fra Reagan e Gorbaciov (11 e il 12 ottobre 1986, quello che pose le basi per il trattato dell'anno successivo), dopo, a fare da contorno a indagini e scoperte.

Ho letto con piacere l'intervista a Jonasson pubblicata su La Repubblica lo scorso 29 agosto, giorno del referendum islandese sulla proposta di riaprire i negoziati per l'adesione all'Unione Europea. L'autore, parlando dell'inaffidabilità di Trump e del bisogno di protezione che ha una piccola isola di 400mila abitanti, non sapeva ancora che con il 52,84% avrebbe vinto il "no".
Penso ci sia rimasto molto male.
Anch'io.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Enigmistica, una gita a: un libro ambientato in una città specifica