
Oceano Pacifico, gennaio 1991. Un'immensa montagna, alta fra gli undicimila e i tredicimila metri, si eleva in mezzo alle acque. E' comparsa dal nulla due mesi prima, senza avere attorno nessuna catena montuosa. Harold Tunmore fa parte della squadra di scienziati mandati sul colosso nel tentativo di svelare questo mistero, impossibile da ignorare. Sarà Ben Tunmore, fratello di Harold, a raccontare quasi trent'anni dopo gli eventi di quella spedizione e lo farà attraverso le lettere che Harold ha scritto alla nipote durante i terribili giorni trascorsi sulla montagna.
Nicholas Binge, nato a Singapore nel 1990, ha all'attivo sei romanzi che si dividono fra thriller speculativi, horror e fantascienza. Questo, pubblicato nel 2023, è il secondo che ha scritto (al momento è l'unico a essere stato tradotto italiano) e appartiene all'ultima categoria, genere da cui mi tengo a grande distanza e la lettura di "Ascension" mi ha confermato che è una scelta saggia.
Il libro ha una struttura particolare e accattivante, con prefazione e postfazione scritte dal fratello dello scienziato nel luglio 2020. In mezzo la raccolta delle lettere dove Harold racconta la spedizione e dove ricostruisce il suo passato condizionato da un tragico evento.
Queste ultime sono pagine di narrativa contemporanea, immensamente più interessanti per me da leggere rispetto a tutte le altre, infarcite di nozioni che immagino elementari per chi mastica un minimo di fisica, ma per me praticamente incomprensibili ("Tecnicamente per chi è a terra il tempo si muove più lento che per chi, mettiamo, è in cima a un grattacielo, perché è più lontano dal pianeta"), un eccesso di discorsi legati alla religione (che proprio non mi aspettavo) e, naturalmente, situazioni fantastiche, con tanto di giganteschi mostri senza testa, con quattro occhi gialli privi di palpebre che si trovano in mezzo alla grande massa centrale grigio-azzurra. Non hanno bocche, ma dieci tentacoli e dalle loro ferite esce un liquido giallo-verde.
Descrizioni che, unite a una scrittura amatoriale ("Prova a fermarci" e "Fuori uno" sono frasi che Binge fa pronunciare ai suoi personaggi in uno dei momenti di maggior tensione facendomi tornare ai cartoni animati che mi capitava di guardare ai tempi delle elementari a casa della mia amichetta del cuore, mia omonima. E a guardarli non eravamo noi bambine "grandi", ma suo fratello Massimo, più piccolo di cinque anni!), mi fanno sperare che la fantascienza sia molto più di questo, come sostiene mio marito (a cui comunque il libro non è dispiaciuto).
L'unico aspetto piacevole della lettura è stato fare un mini GdL con lui: ne abbiamo letto un capitolo al giorno ed è stata una cosa simpatica, anche se i commenti erano minimi, per colpa di "Ascension", che non è certo un libro da grandi riflessioni.
La prossima volta, magari, ci dedichiamo a Roth o a Vlautin, andrà senz'altro meglio ♥
Nicholas Binge, nato a Singapore nel 1990, ha all'attivo sei romanzi che si dividono fra thriller speculativi, horror e fantascienza. Questo, pubblicato nel 2023, è il secondo che ha scritto (al momento è l'unico a essere stato tradotto italiano) e appartiene all'ultima categoria, genere da cui mi tengo a grande distanza e la lettura di "Ascension" mi ha confermato che è una scelta saggia.
Il libro ha una struttura particolare e accattivante, con prefazione e postfazione scritte dal fratello dello scienziato nel luglio 2020. In mezzo la raccolta delle lettere dove Harold racconta la spedizione e dove ricostruisce il suo passato condizionato da un tragico evento.
Queste ultime sono pagine di narrativa contemporanea, immensamente più interessanti per me da leggere rispetto a tutte le altre, infarcite di nozioni che immagino elementari per chi mastica un minimo di fisica, ma per me praticamente incomprensibili ("Tecnicamente per chi è a terra il tempo si muove più lento che per chi, mettiamo, è in cima a un grattacielo, perché è più lontano dal pianeta"), un eccesso di discorsi legati alla religione (che proprio non mi aspettavo) e, naturalmente, situazioni fantastiche, con tanto di giganteschi mostri senza testa, con quattro occhi gialli privi di palpebre che si trovano in mezzo alla grande massa centrale grigio-azzurra. Non hanno bocche, ma dieci tentacoli e dalle loro ferite esce un liquido giallo-verde.
Descrizioni che, unite a una scrittura amatoriale ("Prova a fermarci" e "Fuori uno" sono frasi che Binge fa pronunciare ai suoi personaggi in uno dei momenti di maggior tensione facendomi tornare ai cartoni animati che mi capitava di guardare ai tempi delle elementari a casa della mia amichetta del cuore, mia omonima. E a guardarli non eravamo noi bambine "grandi", ma suo fratello Massimo, più piccolo di cinque anni!), mi fanno sperare che la fantascienza sia molto più di questo, come sostiene mio marito (a cui comunque il libro non è dispiaciuto).
L'unico aspetto piacevole della lettura è stato fare un mini GdL con lui: ne abbiamo letto un capitolo al giorno ed è stata una cosa simpatica, anche se i commenti erano minimi, per colpa di "Ascension", che non è certo un libro da grandi riflessioni.
La prossima volta, magari, ci dedichiamo a Roth o a Vlautin, andrà senz'altro meglio ♥


















