giovedì 12 febbraio 2026

"Il ragazzo d'ottobre", Norman Partridge

 

26 ottobre 1963. In un piccolo villaggio del Midwest circondato da campi di granoturco la storia si ripete: quello è il giorno in cui ogni anno i padri chiudono i figli maschi di età compresa fra i 16 e i 19 anni nelle loro stanze. Per cinque giorni li costringono all'isolamento e al digiuno. Devono renderli affamati e cattivi. Poi, al crepuscolo del 31, aprono le porte, armano i ragazzi di forconi, coltelli, assi chiodate, mazze da baseball e li mandano in strada a dare la caccia all'October Boy. Quello di loro che riuscirà a sconfiggerlo prima che riesca a percorrere tutta Main Street per arrivare alla campana della chiesa riceverà in premio molto denaro e una grossa auto, un bottino che per ogni ragazzo coinvolto rappresenta il solo modo per lasciare quel buco di paese.
L'October Boy non ha mai vinto, non è mai riuscito a suonare la campana, prima della mezzanotte si è sempre ritrovato con il testone spappolato.
Il copione si ripeterà anche nel 1963?

Norman Partridge, autore californiano del 1958, ha all'attivo una quindicina di romanzi fra autoconclusivi (come questo) e appartenenti a diverse serie.

"Dark Harvest" era stato pubblicato nel 2006. Poi, siccome non c'è mai limite al peggio, nel 2023 hanno pensato bene di ricavarne un film (un B movie) e l'anno scorso è arrivata anche la traduzione italiana.

Con gli horror finisco (quasi) sempre per prendere delle grandi cantonate, il genere mi attrae, ma sia su carta sia sullo schermo nel corso della vita ho raccolto ben poche soddisfazioni. Certo dopo aver scelto di vedere un film nella cui locandina c'è uno squalo che nuota nello scantinato di una casa (ci finisce in seguito a una mareggiata) non si può parlare di aspettative deluse, ma con i libri la situazione è un po' più complessa, per la fiducia riposta in una casa editrice o per una sinossi accattivante...

Stavolta la colpa è solo mia: la sinossi è banale come la copertina e i ricordi migliori che ho legati alle letture Sperling & Kupfer risalgono a venti o trenta anni fa (Robin Cook e non solo). 

Sia come sia il libro è finito nella mia wish list e poi nel mio Kindle e dopo averlo iniziato sono rimasta subito frastornata dalla sua bruttezza.

Un romanzo fortunatamente breve (192 pagine) diviso in quattro parti/capitoli con un narratore indiretto che racconta i fatti usando un ritmo cantilenante piuttosto piatto.

Il vero e unico colpo di scena arriva presto, all'inizio della seconda parte, quindi quando non si è ancora a metà libro. D
opo non c'è nulla che valga la pena di essere letto anche perché se quel plot twist spiega il come, la risposta ai tanti perché (perché nel villaggio è nato questo rito, perché viene portato avanti, perché si svolge in quel modo) non arriva mai, probabilmente perché quando si mette al centro della storia "uno spaventapasseri con una zucca al posto della testa" dal cui corpo "fuoriesce una massa appiccicosa di gianduia e marshmallow che gli cola sul giubbino" fornire una spiegazione logica può diventare un tantino difficile.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di febbraio




martedì 10 febbraio 2026

"Le ventisette sveglie di Atena Ferraris", Alice Basso

 

"Io voglio solo essere lasciata in pace"

Torino, 30 settembre 2024. Un desiderio semplice, quello di Atena, che una sera viene stravolto da Febo, suo fratello. Anzi, il suo gemello. I due Ferraris hanno trent'anni e mentre Atena si mantiene grazie a "La gara degli indovini", la rivista di enigmistica on-line che ha creato, lui scrive. Ma dopo aver pubblicato due gialli di successo è caduto vittima del blocco dello scrittore. Per superarlo gli hanno consigliato di accumulare esperienze, così si è iscritto a una scuola di magia. Ed è lì che alla fine delle lezioni ha assistito a un omicidio: da una porta socchiusa ha visto il mago Louis Glück sparare alla sua assistente, Marina. Preso dal panico è scappato, ma anziché contattare la polizia ha telefonato a sua sorella, supplicandola di raggiungerlo a casa del padre, fregandosene dell'ora (è mezzanotte e mezza) e di stravolgere le abitudini di Atena. Una catastrofe! Perché la vita di Atena è organizzata al minuto con ventisette sveglie giornaliere: e nessuna prevede un'uscita in piena notte.

Dopo Vani Sarca e Anita Bo, ecco la nuova protagonista della terza serie di Alice Basso. Questa prima puntata è uscita nel gennaio 2025, mentre il mese scorso è stata pubblicata la seconda.

Il giallo attorno a cui si sviluppa il romanzo è davvero poca roba, con una risoluzione casereccia, ma è solo un pretesto per descrivere e raccontare Atena Ferraris, personaggio adorabile con cui ho trovato più di un punto in comune, dall'intolleranza verso l'approssimazione al fastidio uditivo per la musica dal vivo e visivo per la luce intensa fino alla mania per la programmazione.

Atena è autistica (io non credo di esserlo) e Alice Basso ha trattato il tema con l'umorismo che la contraddistingue, che forse sminuisce un po' troppo la portata di quello che può essere un grande problema per chi non si ferma al livello 1 come la sua protagonista, ma di cui è giusto parlare e lei lo fa bene.

"Autismo è una parola demonizzata, purtroppo, ma non è niente di brutto, e neanche di raro"

Reading Challenge 2026, traccia Pozione di febbraio: libri con investigatori insoliti

domenica 8 febbraio 2026

"Le ragazze di New York", Susie Orman Schnall

 

"Siamo spiacenti, ma in questo momento non siamo in grado di offrirle un posto di lavoro. Le porgiamo i nostri migliori auguri per la sua ricerca."

New York, marzo 1949. E' questa la risposta standard che Charlotte riceve dalle agenzie pubblicitarie a cui ha inviato una richiesta di lavoro. Sa che i suoi 21 anni sono un'età rischiosa, chi assume preferisce puntare su ragazze più giovani che possano garantire qualche anno di lavoro prima di sposarsi e dedicarsi al marito, alla casa e ai futuri figli. Ma lavorare nel mondo della pubblicità è il suo sogno e si accontenterebbe di fare la dattilografa, l'unico ruolo a cui può permettersi di ambire in quanto donna.
New York, marzo 2018. Olivia ha 31 anni e un ruolo importante alla The Osborne Agency, o almeno così credeva. Quando Matt le aveva proposto di lasciare la Y&R per affiancarlo nella sua nuova agenzia aveva accettato con entusiasmo e non solo perché era, più o meno segretamente, innamorata di lui. Ma a due anni di distanza il loro rapporto non è andato oltre al sesso (molto) occasionale e al lavoro lui sembra preferirle il borioso Thomas.
Può un concorso di bellezza cambiare la vita di entrambe?

Ovviamente sì, almeno nella storiella raccontata da Susie Orman Schnall, giornalista e scrittrice californiana residente a New York, che ci ha messo ben due anni per scrivere e pubblicare (nel 2018) questo che è il suo terzo romanzo (su cinque), il solo a essere stato tradotto in italiano con il quarto ("Adesso splendi").

Il titolo originale, "The Subway Girls", è anche il nome del concorso organizzato dalla compagnia di trasporti newyorkese dal
 1941 al 1976: ogni mese aveva la sua vincitrice la cui fotografia, insieme a qualche riga biografica, veniva stampata su quattordicimila manifesti che durante il mese in questione venivano affissi sui vagoni della metropolitana. Un concorso che mirava ad attirare l'attenzione di altri inserzionisti e che, come candidamente dichiarato dagli ideatori, voleva offrire agli uomini che tornavano dal lavoro qualcosa di bello da guardare.

Un libro che ho affrontato con fiducia ricordando la recensione positiva di una YouTuber che apprezzo e che nei primissimi capitoli ho letto volentieri perché mi ricordava 
"Mad Men", serie che infatti viene citata un paio di volte.

Proseguendo sono poi insorte le perplessità che hanno finito per generare fastidio.

Quello che emerge è che a distanza di tre generazioni la parità di genere in certi campi (e, aggiungo io, in molte culture) non è ancora stata raggiunta, ma il messaggio che il libro trasmette è molto diverso da quello che mi aspettavo: parlare di una ragazza che nel 1949 sognava di poter lavorare in un'agenzia pubblicitaria trattando con i clienti non ne fa un libro sull'emancipazione femminile, soprattutto quando quella ragazza da anziana raccomanda a una giovane donna di non sacrificare la sua vita privata per la carriera.

Un tema importante trattato con incredibile superficialità e con la discutibile scelta di far ruotare le vicende del passato e del presente attorno a un concorso sessista.
I diritti delle donne vanno ben oltre bellezza, moda e consumismo.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia (L)


venerdì 6 febbraio 2026

"Il signore dei corvi", Christopher Skaife

 

Se i corvi dovessero lasciare la Torre di Londra cadrà la Corona e con essa la Gran Bretagna: fu questo che re Carlo II proclamò in un editto del 1675?
No, è solo una leggenda inventata in epoca vittoriana, ma ciò non toglie che la Torre sia (anche) un piccolo zoo per i corvi che ospita e che dal 1968 sia diventato ufficiale il titolo di Ravenmaster, conferito alla persona che si occupa di loro.

Christopher Skaife, nato a Dover nel 1965, dopo aver raggiunto l'età pensionabile prevista per i soldati della Corona, ha rivestito il ruolo di Ravenmaster dal 2011 al marzo di due anni fa.


Nel 2018 ha pubblicato questa autobiografia dove parla molto dei corvi e moltissimo di sé (avrei preferito il contrario), con uno stile semplice, quasi scolastico. Spiritoso, ma non troppo.

Al netto delle varie digressioni sulla sua carriera militare, è stata una lettura interessante. Skaife - che è (era) responsabile del benessere e della sicurezza dei corvi della Torre - spiega quali sono le mansioni quotidiane sue e dei suoi assistenti, altri Yeoman Warder. Descrive cosa mangiano e dove dormono i corvi, come interagiscono fra loro e con gli uomini, racconta cosa succede quando muoiono e riporta le principali superstizioni che li vedono protagonisti.

Parla dei corvi in generale (ma senza cadere in lezioni di ornitologia), animali così intelligenti che chi li studia li ha definiti "primati con le penne". Hanno un cervello dotato di adattabilità, immaginazione, lungimiranza e ragionamento casuale. Esprimono piacere e dispiacere, gioia e dolore. E sono estremamente abitudinari, ancor più dei gatti!

Racconta come i corvi fossero molto diffusi nella Londra del 1500 per arrivare a scomparire quasi del tutto tre secoli dopo: "Considerati uccelli nocivi che diffondevano malattie, nemici degli agricoltori e dei pastori e parassiti delle città, durante il Settecento e l'Ottocento furono portati quasi all'estinzione. Erano odiati e temuti. Sulle loro teste vennero messe delle taglie e i nidi distrutti."
Dal 1981 sono protetti per legge e nel momento in cui il libro è stato scritto in Gran Bretagna erano presenti 7400 coppie di corvi: per far capire quanto siano pochi cita a paragone il milione di cornacchie e il mezzo milione di gazze.

"Una specie impiega molto tempo a riprendersi da una persecuzione"

Sono animali monogami che restano in coppia per tutta la vita, vincolati da rapporti d'amore, ma anche di semplice amicizia. In entrambi i casi la coppia trascorre tutto il tempo insieme, dorme affiancata, si lava reciprocamente e chiacchiera senza sosta.

Commovente la reazione di Merlina alla morte della sua amica Hugine: "Ne ha protetto il corpo: non permetteva a nessuno di avvicinarsi per prenderlo e portarlo via. Ci girava intorno e andava di continuo a beccarle la testa, quasi tentasse di svegliarla. Guardarla era uno strazio. Ha camminato a ciondoloni tenendo la testa bassa, era disperata. Ha smesso di mangiare." Poi è intervenuto lui, ma c'è voluto molto tempo prima che Merlina cominciasse a reagire.

Ed eccola la bellissima Merlina:


E' lei la star del libro insieme agli altri sei corvi presenti nella Torre quando il libro veniva scritto. Le altre due femmine, Munin ed Erin, e i quattro maschi, Rocky, Jubilee II, Gripp II e Harris.
Di ciascuno Skaife fornisce una breve carta di identità descrivendone capacità, indole, pregi e difetti, nonché il rapporto che ha con ciascuno di loro.

Nel 2018 i sette corvi avevano un'età compresa fra l'anno di Harris e i 22 di Munin, che è morta proprio nel marzo di quell'anno mentre il libro andava in stampa. Eccola insieme a Jubilee, con cui faceva coppia.


Un tempo per fare in modo che i corvi potessero vivere liberi e selvatici senza andarsene il Ravenmaster doveva tagliare loro le penne remiganti per impedire il volo.

L'ennesima barbarie umana ai danni degli animali: il 6 febbraio 2010 uno dei corvi, Thor, è morto cadendo dalla cima della torre dove era arrivato saltellando e svolazzando. Da lì aveva spiccato il volo, finendo invece per  precipitare perché pochi giorni prima gli avevano tagliato le penne.

La sua morte ha portato il neo Ravenmaster Skaife a battersi per evitare il taglio: lui si limitava ad accorciare le penne (che ricrescono fra marzo e settembre), permettendo ai corvi di volare, ma non abbastanza da riuscire ad allontanarsi dalla Torre.

Cercando approfondimenti in rete ho letto che invece Merlina ha abbandonato la Torre nel 2021. Spero che questo non abbia causato il ritorno all'uso del taglio delle penne!

"Gli animali sono individui proprio come noi e meritano di essere trattati con rispetto"

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di febbraio

mercoledì 4 febbraio 2026

"Una ragazza d'inverno", Philip Larkin

 

Sono gli anni della seconda Guerra Mondiale e Katherine Land, ventiduenne straniera, da nove mesi lavora nella biblioteca della cittadina di provincia inglese dove si è trasferita un anno prima. E' un freddissimo sabato di gennaio e mentre svolge le sue abituali mansioni il signor Anstey - uomo odioso, autoritario e misogino, un semplice bibliotecario di secondo grado che abusa del ruolo di direttore di cui è stato temporaneamente investito in sostituzione del titolare impegnato al fronte - le ordina di accompagnare a casa la signorina Green, afflitta dal mal di denti. Strada facendo risulta chiaro che alla signorina non può bastare il riposo: ha bisogno di un dentista e questo darà il via a una concatenazione di eventi che renderanno particolare la giornata di Katherine, facendole fare un tuffo nel passato.

Scritto nel 1947, è il secondo e ultimo romanzo di Philip Larkin (1922- 1985) che in seguito, ancora giovanissimo, abbandonò la narrativa per dedicarsi esclusivamente alla poesia.

A giugno dell'anno scorso avevo letto il primo, "Jill", e anche questa volta a colpirmi è stata la bella scrittura, così come sono rimasta di nuovo delusa dal modo in cui la guerra sia soltanto un debole contorno.

Mentre "Jill" era privo di capitoli, questo li ha (diciannove) e sono anche divisi in tre parti. Soltanto la prima e la terza sono ambientate nel glaciale sabato del presente, mentre in quella centrale Katherine racconta alla signorina Green le tre settimane di vacanza trascorse in Inghilterra sei anni prima quando, sedicenne, era stata ospitata dalla famiglia di Robin Fennel, l'amico di penna con cui aveva intrattenuto una banale corrispondenza grazie a un programma organizzato dalle scuole per fare esercitare i ragazzi con le lingue straniere.

Un'esperienza che ho vissuto anch'io ai tempi delle medie quando venni abbinata a una coetanea francese. Io e lei (non ricordo né il nome né la città in cui viveva) non andammo oltre alle tre o quattro lettere (brevissime), mentre Larkin fra Katherine e Robin fa succedere abbastanza cose da occupare la maggior parte delle 276 pagine del suo libro.

Molto descrittivo e particolareggiato, con una trama e dei personaggi poco interessanti, è stato comunque una lettura piacevole perché rilassante, nonostante il gelo e il mal di denti.
Non mi sarebbe dispiaciuto se avesse pubblicato dell'altra narrativa.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di febbraio

domenica 1 febbraio 2026

Reading Challenge 2026: tracce di febbraio

  


Traccia della pozione, libri gialli con detective insoliti
  • Le ventisette sveglie di Atena Ferraris, Alica Basso (3 punti)

Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • IL: Il signore dei corvi, Christopher Skaife (2 punti)

  • D': Il ragazzo d'ottobre, Norman Partridge (2 punti)
  • INVERNO: Una ragazza d'inverno, Philip Larkin (2 punti)

Traccia scopa volante, libri ambientati in Arizona


Traccia calderone:

  • libri con almeno un albero in copertina
  • libri con la parola libro/i nel titolo

Traccia famiglio, libri con tema centrale la musica


Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita



I miei punti di febbraio: 9



venerdì 30 gennaio 2026

"Una ficcanaso in meno", Kristen Perrin

 

"Vedo ossa inaridite nel tuo futuro. La tua lenta dipartita comincerà quando terrai la regina nel palmo di una mano, la destra. Attenta all’uccello, perché ti tradirà… Tu ne sei già consapevole. E da quel momento non ci sarà modo di tornare indietro. Ma le figlie sono la prima chiave per la giustizia; trova quella giusta e tienila vicina. Tutti i segni puntano al tuo omicidio."

Fiera di campagna di Castle Knoll, agosto 1965. Madame Peony è un'improbabile giovane fattucchiera, ma Frances Adams, 16 anni, le crede a tal al punto da farsi condizionare per tutta la vita dalla sua profezia.
Castle Knoll, agosto 2018. Annie Adams, 25 anni, viene convocata nel Dorset dall'avvocato della prozia Frances perché, come annunciato nella lettera di invito, ci sono stati dei cambiamenti nel testamento dell'anziana che l'ha nominata unica beneficiaria del suo patrimonio. Una parente che Annie non ha mai nemmeno incontrato... e che non incontrerà mai perché quando arriva alla tenuta Gravesdown della prozia trova solo il cadavere: ci sono voluti cinquantatré anni, ma alla fine Madame Peony ci ha preso, qualcuno ha davvero ucciso Frances!

Kristen Perrin a Seattle, dov'è nata, faceva la libraia. E' stato dopo essersi trasferita in Inghilterra, nel Surrey, che i libri ha iniziato a scriverli e questo, del 2024, è il primo di una trilogia e per ora l'unico a essere stato tradotto.

Il titolo italiano, rispetto a quello originale ("How to Solve Your Own Murder"), ha il pregio di far capire subito che quello che si ha in mano è un gialletto in stile Jessica Fletcher (e la mia è pura supposizione non avendo mai letto i libri né guardato la serie TV).

L'ambientazione è quella idilliaca del villaggio di campagna inglese (ma con un clima che farebbe invidia alla Riviera) e la storia si alterna su due diversi piani temporali dove il presente si prende la maggior parte delle pagine coprendo un periodo di una settimana scarsa e dove il passato viene proposto attraverso la lettura che Annie fa dei diari di Frances.

Il giallo è più ingarbugliato di quanto ci si potrebbe aspettare, per fortuna la Perrin ha usato nomi molto diversi fra loro (a me bastano un John e un Jake nello stesso libro per rischiare di fare confusione), ma ci sono così tanti personaggi che quando alla fine viene svelato il nome dell'assassino mi è venuto fuori un "ma chi ca**o è?" prima di riuscire a fare i necessari collegamenti fra i legami e le azioni.

Una lettura leggera, un vero giallo cozy: finalmente riesco a usare uno dei pochi termini di cui capisco e ricordo il senso fra la miriade di quelli adottati dalle nuove generazioni per descrivere (anche) i libri, inglesismi che mi fanno sentire vecchia e mi portano immancabilmente a chiedermi cosa ci sia di così brutto nel nostro "accogliente".
Ovviamente nulla, ma faglielo un po' capire ai giovani...

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia (U)


martedì 27 gennaio 2026

"Bestie", Dizz Tate

 

"Noi ci siamo rifiutate di mostrarci calorose. Non è dalla dolcezza che siamo nate ma dalla rabbia, e ce la sentivamo nelle ossa."

Falls Landing (Florida). Hazel, Britney, Leila, Isabel, Jody più Christian: cinque ragazzine e un ragazzino coetanei, 13 anni. Sono loro le "bestie", appellativo con cui vengono apostrofati dalle loro madri in risposta agli scherzi che amano fare, a volte crudeli, spesso disgustosi. Passano il loro tempo a spiare: le madri, i coetanei, ma soprattutto Sammy, la figlia del predicatore, solo di un anno più grande, ma già così adulta rispetto a loro. Ogni sera si appostano e puntano il binocolo verso il muro dove Sammy aspetta Eddie, il suo fidanzatino, il ragazzo più bello della scuola. Finché Sammy scompare e tutti iniziano a cercarla.

Romanzo d'esordio scritto nel 2023 da Dizz Tate, nata a Londra nel 1993, ma cresciuta a Orlando.
Ed è in Florida che ambienta questa storia, nell'immaginaria Falls Landing, cittadina paludosa attorniata da parchi a tema abbandonati, una realtà ben diversa dalla Florida patinata a cui si tende a pensare: qui tutto è decadente, gente che vive alla giornata, madri che sognano per i figli la partecipazione al talent show di turno, figli che sognano tutti la medesima cosa:

"Andarcene è il nostro unico desiderio, non sapremmo dire dove, ma solo che là saremo più felici che qui."

La partenza è stata buona, con queste ragazzine (un femminile in cui includo anche Christian) che ricordano quelle della Oates in "Foxfire", lo stesso spirito di sorellanza, la stessa rabbia adolescenziale, gli stessi nuclei familiari disgregati, con padri assenti ("Non ce ne fregava niente di loro, praticamente avremmo potuto farli schiattare senza che nessuna piangesse") e madri ignoranti, una vita quotidiana che si trascina fra sporcizia e corruzione, con il fantomatico mostro del lago che loro giurano di aver visto e di cui hanno il terrore.
E poi il mistero della scomparsa di Sammy e una narrazione particolare che usa la prima persona plurale.

Ma ben presto mi sono trovata in mano uno dei libri più brutti che abbia mai letto, via via sempre più sconclusionato e con uno stile di scrittura caratterizzato da ciò che più detesto, quelle frasi a cui non riesco a dare un senso, scollegate dal contesto, messe lì solo per boria autoriale.

"Ma i silenzi possono essere universali e possono essere specifici, riservati a certe persone, e tra di noi, davanti a questo lago, c’è un silenzio lungo anni che non abbiamo."

"Vedo che siamo una triste combriccola ammassata alla rinfusa in una carrozza delle montagne russe, salvata collettivamente nella luce divina di una foto troppo costosa."

C'è una metafora che è un pugno nello stomaco, un capitolo (ahimè, brevissimo) che è sicuramente la parte migliore del libro, ma essendo il terz'ultimo evito di approfondire per non fare spoiler. E ci sono, sempre sul finire, due "cose" che spuntano fuori - la prima dal lago e la seconda da una vagina - che mi hanno annichilita, così prive di logica che sarebbero risultate assurde anche in un horror di serie C.
Senza quelle due cose il libro non mi sarebbe piaciuto lo stesso, ma almeno non lo avrei trovato demenziale.

Per chi volesse leggere un "Bestie" bello consiglio il romanzo di Magnus Mills.

Reading Challenge 2026, traccia Scopa volante di gennaio: libri ambientati in Florida


domenica 25 gennaio 2026

"Il mio paese inventato", Isabel Allende

 

E' il 2003 quando Isabel Allende scrive questo libro, un'autobiografia, ma soprattutto una dichiarazione d'amore per il suo Cile.

Lo fa dalla sua casa affacciata sulla baia di San Francisco e già nelle primissime pagine ho trovato la risposta (un po' banale) a una domanda che mi sono posta spesso, cioè come mai vivesse negli Stati Uniti:

"Attesi per molti anni che si instaurasse nuovamente la democrazia per rimpatriare, ma quando accadde non lo feci, perché ormai ero sposata con un nordamericano e abitavo vicino a San Francisco."

Più volte ho avuto l'impressione che quello che stavo leggendo fosse una giustificazione per non essere tornata, non tanto nei confronti dei curiosi come me, ma verso la sua patria e verso chi è morto per essa.

"Penso di essere afflitta dallo stesso male di molti cileni che se ne andarono in quel periodo: mi sento in colpa per aver abbandonato il paese. Mi sono domandata mille volte cosa sarebbe successo se fossi rimasta, come molti che combatterono la dittatura dall’interno fino a quando riuscirono a sconfiggerla nel 1989. Non avrò mai una risposta, ma di una cosa sono certa: non sarei una scrittrice se non avessi provato l’esilio.
Dal momento in cui sorvolai la Cordigliera delle Ande, in un piovoso mattino d’inverno, cominciai inconsciamente a inventare il mio paese."

In realtà non inventa proprio nulla: ricorda, racconta, descrive.

La sua famiglia. Come il ramo materno abbia ispirato le vicende de "La casa degli spiriti", come in "Eva Luna" abbia raccontato la sorella di sua nonna, come l'amore per la lettura le sia stato trasmesso quando era bambina da suo nonno. E la tragica morte della figlia Paula ad appena 28 anni.

Il Cile. Terra di calamità naturali. Terremoti e alluvioni. Una posizione e un clima difficili.

I cileni. Popolo di poeti, altruisti, affettuosi, pettegoli, golosi. Tradizionalisti, ma curiosi. Ospitali, ma sempre di cattivo umore.

E la storia, del Cile e dei cileni, a partire dagli indios e dall'arrivo dei coloni fino all'inizio del nuovo millennio.
Al centro, predominante com'è giusto che sia, il colpo di stato di Pinochet dell'11 settembre 1973 che rovesciò il governo democraticamente eletto presieduto da Salvador Allende, cugino del padre dell'autrice.

"Con il pretesto di liberare il paese da un’ipotetica dittatura comunista che si sarebbe potuta instaurare nel futuro, la democrazia fu rimpiazzata da un regime del terrore che sarebbe durato diciassette anni e avrebbe proiettato la sua ombra per ancora un quarto di secolo.
Sento ancora la paura come un persistente sapore di metallo in bocca."

E' un libro che avrei dovuto e voluto leggere prima, in ventitré anni sono successe troppe cose, ad esempio nel 2015 la Allende ha divorziato da William Gordon (però vive ancora in California, per cui ci saranno altre ragioni per il mancato ritorno in Cile), ma soprattutto il quadro politico internazionale ha preso una svolta a destra forse immaginabile, ma inconcepibile.
Trump è riuscito a far rimpiangere al mondo intero il presidente USA del 2003 (Bush figlio) e se anche nel testo non mancano le stoccate ("I nordamericani amano la guerra, basta che non si combatta a casa loro"; "Oggi la pena di morte in Cile non esiste più, come in tutti i paesi civili") a confronto con quello che sta succedendo adesso tutto è ormai superato.

E a dicembre il 58.1% dei cileni ha votato per l'ultradestra pinochetista.

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di gennaio: libri con montagne in copertina

venerdì 23 gennaio 2026

"Troppi cugini", Douglas G. Browne

 

Londra, inizio agosto 1944. Due gentiluomini stanno trascorrendo una piacevole serata allo Sheridan: dopo aver giocato a biliardo proseguono fumando un sigaro e chiacchierando amabilmente. Parminter, che ama definirsi uno "specialista di necrologi sui giornali", parla a Tuke, assistente legale dell'ufficio della Pubblica accusa, di quello letto un paio di giorni prima: una certa Blanche Porteous, 34 anni, è morta nella sua casa nel Surrey dopo aver ingerito del nitrato di sodio al posto del sale. Un incidente, come quello capitato al suo coetaneo Raymond Shearsby, affogato a fine luglio dopo essere caduto nel fiume che attraversa il suo villaggio. Anche la Porteous era una discendente di Rutland Shearsby e Parminter, grazie alla sua eccezionale memoria, ricorda che a marzo era morto un altro cugino, Sidney Dresser Shersby, 33 anni, investito a Londra mentre attraversava la strada durante le ore di oscuramento della città.
Tre morti premature nella stessa famiglia fanno sospettare che non siano accidentali come sembra, soprattutto se i decessi hanno dimezzato i beneficiari della grossa eredità che spetterà ai cugini Shearsby alla morte dell'ormai anziana seconda moglie del loro bisnonno.

Scritto nel 1946 da Douglas Gordon Browne (1884 - 1963), londinese 
autore (e pittore mancato) prima di saggistica e solo successivamente di romanzi gialli. Questo è l'unico a essere stato tradotto in italiano e l'ho letto nell'edizione della collana Biblioteca del giallo, una bella selezione di quarantacinque titoli usciti in edicola dal novembre 2024 a settembre dell'anno scorso, tutti già pubblicati da Polillo nella loro adorabile collana I Bassotti.

Un giallo classico per eccellenza, con un protagonista caratterizzato da una notevole arguzia, un volto satanico e un elegante humor inglese.

Durante quell'estate - le cui descrizioni mi hanno fatto ringraziare più volte il destino che non mi ha fatto nascere in Inghilterra (
"Non era umido, ma solo coperto: un simulacro di luce solare penetrava attraverso la volta di nuvole informi e indefinite. Era, in effetti, una tipica giornata di agosto") - Harvey Tuke si lascia coinvolgere dall'indagine nonostante sia in ferie, incontrando i tre cugini superstiti, girovagando per la campagna inglese per poter dare un'occhiata ai luoghi degli "incidenti" e parlando con ogni possibile testimone.

Diviso in quattro parti con capitoli brevi, in diversi momenti mi ha ricordato "Tokyo Express" perché anche qui le indagini si basano sulla ricostruzione minuziosa di orari e spostamenti minimi, ma Browne non è Matsumoto e il suo giallo sta in piedi grazie a molte coincidenze, fra cui quella che una delle cugine superstiti sia proprio l'assistente di sua moglie alla Marina Militare francese (e non è neppure la più clamorosa), cosa che però non ha sminuito il senso di pace che mi trasmettono sempre queste letture datate.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Ouija (T)