
Trivandrum, complesso residenziale di Blue Hills (India), un sabato mattina di marzo di un anno non precisato. Appa parcheggia davanti a casa la Honda Civic bianca che ha appena ritarato dal concessionario. Lo fa con compiacimento e orgoglio, quella non solo è l'auto più bella che abbia mai avuto, ma rappresenta un traguardo agli occhi della famiglia, degli amici, dei conoscenti e dei vicini. Non ha alcun pensiero perché è a sua moglie Amma, e non a lui, che la sera precedente una parente ha parlato di un video ormai diventato virale: per dodici minuti qualcuno ha ripreso di nascosto il loro figlio maggiore Sreenath al parco insieme alla sua ragazza, Anita. Non hanno un rapporto completo, ma quello che fanno è stato sufficiente a far finire il video in un sito porno.
E la vergogna si abbatte sulle famiglie coinvolte.
Scritto nel 2022 è il romanzo di esordio di Aravind Jayan, indiano classe 1994, che in precedenza aveva pubblicato racconti su diverse riviste.
Un libro con un titolo accattivante che sembrava confermare la presentazione letta su un giornale, dove veniva descritto come acuto e spiritoso: ed era scattato l'acquisto, spinto anche dal desiderio di leggere autori extraeuropei che non fossero i soliti statunitensi.
Pensavo che sarebbe stata una lettura veloce, grazie alle 240 pagine (sei parti, trentasette capitoli brevi), invece l'ho trascinato per undici giorni, leggendo solo manciate di pagine nei primi nove e mettendomici d'impegno nel weekend solo per arrivare alla fine e poterlo archiviare.
Non è un brutto libro, però non mi è piaciuto.
Una volta capito che non avrei trovato l'umorismo e l'arguzia che mi aspettavo, ho preso la storia per quello che è, lo scontro fra la mentalità antiquata dei "vecchi" e la voglia di libertà dei giovani.
L'ambientazione indiana è irrilevante: genitori distrutti dalla vergogna, pretesa di un matrimonio riparatore da parte della famiglia della ragazza, parenti invadenti e impiccioni, vicini di casa maldicenti sono gli stessi che si potevano trovare anche in Italia fino a poche decine di anni fa (e forse ancora oggi, in determinati contesti).
Di originale c'è la scelta della voce narrante, il fratello minore di Sreenath, di cui non viene mai fatto il nome, che diventa l'incudine su cui si abbattono tutti i martelli: il padre, la madre, il fratello stesso, gli amici di lui, Anita, la madre e lo zio di lei... Una pletora di personaggi passivi che diventano aggressivi senza risolvere nulla né riuscire a comunicare tra loro.
Senza umorismo (e di spunti ce ne sarebbero stati parecchi) la vicenda risulta soltanto pesante.
Bella la spiaggia di Trivandrum:
E la vergogna si abbatte sulle famiglie coinvolte.
Scritto nel 2022 è il romanzo di esordio di Aravind Jayan, indiano classe 1994, che in precedenza aveva pubblicato racconti su diverse riviste.
Un libro con un titolo accattivante che sembrava confermare la presentazione letta su un giornale, dove veniva descritto come acuto e spiritoso: ed era scattato l'acquisto, spinto anche dal desiderio di leggere autori extraeuropei che non fossero i soliti statunitensi.
Pensavo che sarebbe stata una lettura veloce, grazie alle 240 pagine (sei parti, trentasette capitoli brevi), invece l'ho trascinato per undici giorni, leggendo solo manciate di pagine nei primi nove e mettendomici d'impegno nel weekend solo per arrivare alla fine e poterlo archiviare.
Non è un brutto libro, però non mi è piaciuto.
Una volta capito che non avrei trovato l'umorismo e l'arguzia che mi aspettavo, ho preso la storia per quello che è, lo scontro fra la mentalità antiquata dei "vecchi" e la voglia di libertà dei giovani.
L'ambientazione indiana è irrilevante: genitori distrutti dalla vergogna, pretesa di un matrimonio riparatore da parte della famiglia della ragazza, parenti invadenti e impiccioni, vicini di casa maldicenti sono gli stessi che si potevano trovare anche in Italia fino a poche decine di anni fa (e forse ancora oggi, in determinati contesti).
Di originale c'è la scelta della voce narrante, il fratello minore di Sreenath, di cui non viene mai fatto il nome, che diventa l'incudine su cui si abbattono tutti i martelli: il padre, la madre, il fratello stesso, gli amici di lui, Anita, la madre e lo zio di lei... Una pletora di personaggi passivi che diventano aggressivi senza risolvere nulla né riuscire a comunicare tra loro.
Senza umorismo (e di spunti ce ne sarebbero stati parecchi) la vicenda risulta soltanto pesante.
Bella la spiaggia di Trivandrum:



















