
Londra, un'estate degli anni Cinquanta. Alice ha 17 anni quando la madre, malata da tempo, muore lasciandola sola con il padre, il dottor Rowlands, veterinario, uno di quelli che agli animali (e alla figlia) fanno più male che bene. La situazione, già brutta, peggiora in fretta quando Rosa Fisher, sguaiata donna di facili costumi, prende possesso della casa nelle vesti di futura matrigna. Una convivenza difficile per tutti, finché a novembre Alice viene mandata nell'Hampshire come dama di compagnia per la madre di Henry Peebles, il giovane che sostituisce il padre in caso di bisogno. E saranno l'isolamento e la solitudine a portare il suo corpo a manifestare già dalla prima notte un potere straordinario.
Il titolo scelto per l'edizione italiana di "The Vet's Daughter" uccide sul nascere ogni possibile suspense legata al superpotere di Alice: la ragazza fluttua. La prima volta neppure capisce se si è trattato soltanto di un sogno, ma in breve si rende conto di poterlo fare a comando.
Che a Barbara Comyns piacesse stupire i suoi lettori lo avevo già capito due anni fa leggendo "Chi è partito e chi è rimasto", che non ero riuscita ad apprezzare proprio a causa delle tante stramberie. Questo, scritto cinque anni dopo (1954 vs 1959), mi è piaciuto molto di più, pur non amando durante la lettura questo vezzo della levitazione, che si rivela funzionale solo per il finale.
Anche questo è un romanzo molto breve (151 pagine) con una storia che si sviluppa nell'arco di un anno scarso. Un libro triste perché è tale l'esistenza della protagonista, quella della madre di lei, quella della madre di Henry Peebles (che lei chiama Occhiolino a causa del tic che lo caratterizza), quella di Lucy (l'amica sordomuta di Alice) e quella del pappagallo, che Rosa fa rinchiudere nel bagno del seminterrato.
E chi non è triste in realtà non sembra tale solo perché la cattiveria supera la mestizia.
Una desolazione che ho trovato rilassante e che qua e là viene stemperata dalle uscite strampalate della Comyns.
Il titolo scelto per l'edizione italiana di "The Vet's Daughter" uccide sul nascere ogni possibile suspense legata al superpotere di Alice: la ragazza fluttua. La prima volta neppure capisce se si è trattato soltanto di un sogno, ma in breve si rende conto di poterlo fare a comando.
Che a Barbara Comyns piacesse stupire i suoi lettori lo avevo già capito due anni fa leggendo "Chi è partito e chi è rimasto", che non ero riuscita ad apprezzare proprio a causa delle tante stramberie. Questo, scritto cinque anni dopo (1954 vs 1959), mi è piaciuto molto di più, pur non amando durante la lettura questo vezzo della levitazione, che si rivela funzionale solo per il finale.
Anche questo è un romanzo molto breve (151 pagine) con una storia che si sviluppa nell'arco di un anno scarso. Un libro triste perché è tale l'esistenza della protagonista, quella della madre di lei, quella della madre di Henry Peebles (che lei chiama Occhiolino a causa del tic che lo caratterizza), quella di Lucy (l'amica sordomuta di Alice) e quella del pappagallo, che Rosa fa rinchiudere nel bagno del seminterrato.
E chi non è triste in realtà non sembra tale solo perché la cattiveria supera la mestizia.
Una desolazione che ho trovato rilassante e che qua e là viene stemperata dalle uscite strampalate della Comyns.
"Era forse (levitare) qualcosa che capitava alle persone quando dormivano in letti diversi dai loro? Forse era una cosa che accadeva spesso, ma di cui non si parlava mai, come le emorroidi."
















