venerdì 6 marzo 2026

"La fabbricante di stelle", Mélissa Da Costa

 

Francia, agosto di un anno non precisato. Arthur Duchemin, 28 anni, sta per diventare padre. Nell'attesa del parto ripercorre l'estate dei suoi cinque anni, quando la madre Clarisse gli aveva raccontato di essere stata scelta per sostituire l'ormai anziano Custode delle Meraviglie, colui che dipinge il cielo sulla Terra. Era un grande onore per lei, ma quell'incarico la obbligava a trasferirsi sul pianeta Urano, da dove non avrebbe mai smesso di vegliare su di lui.
Una favola bugiarda che avrebbe finito per farlo soffrire più della triste verità: è questo che Arthur ha sempre pensato, una convinzione che aveva incrinato il rapporto con il padre, ma adesso che anche lui sta per diventarlo riesce a capire cosa aveva fatto la madre per lui.

Scritto nel 2023, è al momento l'ultimo romanzo della Da Costa a essere stato tradotto in italiano (nel frattempo ne ha scritto altri due) e l'ultimo che leggerò, nonostante lo abbia preferito agli altri quattro.

I suoi romanzi sono un inno alla vita, alla rinascita, alla crescita personale e non metto in dubbio che molti traggano giovamento e sprono dalle sue storie, ma io li trovo falsi e ipocriti, la vita è molto diversa dalla finzione letteraria e quella pace raggiunta sempre e comunque mi indispone.

Anche questa volta. Una storia dolce e amara. E breve, 204 pagine divise in ventidue capitoli che si leggono (o ascoltano, come nel mio caso) in un paio di serate.

Arthur, voce narrante, alterna il presente ai ricordi d'infanzia e la Da Costa è brava a far raccontare il lui bambino, come lo è a creare il poetico Urano inventato dalla madre, con gli alberi-cervo e le lumache con il guscio azzurro ricoperto di lustrini, una dimensione immaginaria che da atea mi ha fatto sorridere non poco perché non ha meno credibilità del paradiso terrestre della cui esistenza tanti sono convinti.

Ma a cinque anni si è in grado di capire cosa sono la malattia e la morte? Un bambino non rischia di sentirsi ancora più abbandonato credendo che la propria madre abbia accettato un incarico che la costringe ad allontanarsi da lui?
Non lo so, ma quando avevo un paio d'anni più di Arthur era morto il migliore amico di mio nonno e per rispondere alla mia domanda (dove vanno le persone che muoiono?) mi aveva semplicemente portata sulla sua tomba al cimitero. Era stata un'ottima risposta.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di marzo: stelle nel titolo

mercoledì 4 marzo 2026

"Passi di morte", Maria Masella

 

Genova, mercoledì 20 gennaio 2016. Una frana sulle alture del centro città ha fatto crollare una porzione di un piazzale su cui era parcheggiata un'auto uccidendo la donna che si trovava nell'abitacolo. Otto giorni dopo Biagio Ferrero, proprietario di quel piazzale, si suicida buttandosi nel baratro causato dal crollo. La collega di Savona, Nicoli, chiede al commissario Mariani di dare un'occhiata al fascicolo: suo marito conosceva Ferrero da molti anni, esclude che possa essersi ammazzato. Eppure le verifiche di Mariani confermano la tesi di chi si era occupato del caso. Un caso che anche lui archivia in fretta quando deve indagare sulla morte di Claudio Alvari, 35 anni, ucciso nella cucina del suo appartamento a Campomorone e poi abbandonato in una scarpata della Valpolcevera. La vicina, antipatica quanto impicciona, non si dice sorpresa: Alvari era un omossessuale dedito a orge e festini di ogni tipo, la brutta fine che ha fatto è soltanto la causa della sua dissolutezza. Eppure le altre testimonianze che Mariani raccoglie sull'uomo mostrano una figura ben diversa.

"Chi veu vedde ün cattïo, fasse arraggiâ ûn bon"
(chi vuole vedere un cattivo, faccia arrabbiare un buono)

La ventisettesima puntata della serie è stata scritta nel 2024 e immagino che l'autrice si sia ispirata alla reale frana di un parcheggio privato in via Acquarone che nel novembre 2023 ha trascinato con sé due auto e uno scooter, fortunatamente senza persone a bordo.

Un'altra storia parecchio ingarbugliata che pagina dopo pagina si arricchisce di nuovi dettagli (e altri morti) regalando uno sviluppo intrigante che risulta piacevole nonostante finisca col rivelarsi frutto di colossali coincidenze, tipiche della Masella.

Far dire a uno dei personaggi che si è trattato "davvero di un colpo di fortuna" non rende la scappatoia meno barbina ed è un peccato perché con la fantasia si può costruire ciò che si vuole.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di marzo

domenica 1 marzo 2026

Reading Challenge 2026: tracce di marzo

   

Traccia della pozione, libri fantasy The Quest

Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:

  • DI: Passi di morte, Maria Masella (3 punti)


Traccia scopa volante, libri ambientati a Taiwan

Traccia calderone:

  • libri con un genitore cattivo

  • libri con protagonista innamorata/o

Traccia famiglio, libri con fiori in copertina o nel titolo


Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita
  • La fabbricante di stelle, Mélissa Da Costa (2 punti)





I miei punti di marzo: 5


sabato 28 febbraio 2026

"All'incrocio dei nostri destini", Mélissa Da Costa

 

Lione, 20 dicembre 2014. Non sono ancora le sette del mattino quando Ambre viene svegliata da una telefonata di Rosalie. Non si sentono da più di un anno e la donna è disperata: tre giorni prima tornando a casa con i due figli ha trovato un biglietto del suo compagno. Doveva assentarsi per sistemare una questione, senza spiegare quale. Sarebbe tornato presto, senza dire quando. E da lì il nulla: Gabriel non era tornato, non aveva chiamato e neppure risposto alle tante telefonate di Rosalie. Ambre è in ferie e, con il benestare di Marc, l'uomo con cui convive da due anni, parte subito per Arvieux, dove ritroverà anche Tim e Anton.
Marc non sa nulla del passato di Ambre.

Scritto nel 2022, titolo originale "Les douleurs fantomes", è il seguito di "Bucaneve", che avevo letto poco più di un anno fa. Fra le vicende raccontate, invece, sono trascorsi cinque anni e la Da Costa nel primo capitolo racconta l'e poi di "Bucaneve", il vissuto dei protagonisti e degli altri personaggi. Li ritroviamo tutti, più uno che nel primo libro non c'era, ovviamente Marc.

Un seguito di cui sicuramente c'era bisogno dopo il finale aperto del primo, ma che ho trovato fasullo.
La Da Costa è così: carica i suoi romanzi di eventi tragici, soprattutto legati alla salute; i suoi personaggi sbagliano, si autodistruggono, soffrono, eccetera, ma alla fine immancabilmente risorgono ed esplode l'inno alla vita.

"Pensò che la vita era davvero meravigliosa, che non bisognava mai avere paura. Ogni dolore portava la sua dose di felicità."

Nella fiction è un gioco essere ottimisti e dare consigli su come affrontare i problemi (ci riesce anche una persona irrisolta come Ambre), ma ci sono dolori che non si superano, si può solo imparare a conviverci, e leggere tutta questa faciloneria può risultare davvero molto irritante, direi offensivo.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia

giovedì 26 febbraio 2026

"Il piccolo libro dei colori", Michel Pastoureau

 

Michel Pastoureau - storico, antropologo e saggista parigino (1947) - ha legato il suo nome soprattutto allo studio dei colori. In questo librino (112 pagine) sono raccolte parti delle interviste rilasciate a Dominique Simonnet e pubblicate sul settimanale "L'Express" nell'estate del 2004.

Una lettura veloce che mi ha coinvolta meno di quanto mi aspettassi, l'avrei preferita più tecnica e meno filosofica, ma indubbiamente interessante per le nozioni fornite (focalizzate su Francia, Europa e Occidente), anche se credo non dica nulla di nuovo a chi per lavoro o per diletto ha a che fare con i colori. Io no (se si esclude la mia passione per il make-up e quella ormai esaurita per il ricamo), per cui molte cose le ignoravo, ad esempio che è stato 
Newton a definire lo spettro luminoso dell'arcobaleno, men che meno che l'occhio umano arriva a distinguere fino a 180/200 sfumature di colore. Siamo però meno sensibili ai colori rispetto a un tempo, forse perché viviamo in un mondo più colorato ("troppi colori uccidono il colore").

Pastoureau spiega come in passato si avesse una percezione diversa dei colori, in parte per la differente resa che hanno se illuminati da luce elettrica o da un lume a olio, e dice che i colori sono sei, dedicando un capitolo a ognuno.

Il blu, 
"il colore gattamorta": impopolare nell'antichità, forse perché era difficile da ottenere (e per i Romani era il colore dei barbari), attualmente sembra essere il colore preferito dagli europei (da me sicuramente). Non amando la pittura e l'arte in generale non sapevo che solo attorno al XII secolo si cominciò a dipingere il cielo di azzurro (non più rosso, nero, bianco o dorato) e questo perché il Dio cristiano è luce e la luce è azzurra. 

Il rosso, "il  
fuoco e il sangue, l'amore e l'inferno": nell'antichità era considerato il solo colore degno di questo nome. Era poco presente in natura, ma esistevano molti tipi di pigmenti. Era anche il colore che rendeva meglio quando si tingevano i tessuti, motivo per cui per secoli è stato il colore delle spose, ma è un colore allarmante, ancora legato a questa simbologia (segnali di divieto, semaforo rosso, telefono rosso, cartellino rosso, eccetera).

Il bianco, 
"ovunque, esprime la purezza e l'innocenza": Pastoureau precisa che se anche in epoca moderna molti lo considerano un non colore associandolo all'assenza (pagina bianca senza testo, voce bianca senza timbro, notte bianca senza sonno, assegno in bianco senza importo, mangiare in bianco senza condimento, eccetera), in realtà è forse il colore più antico.

Il verde, 
"quello che nasconde bene il proprio gioco": é il colore della natura e per questo oggi è simbolo di ecologia e pulizia, ma anche di gratuità (numero verde), mentre nell'antichità - quando era difficile da stabilizzare - era diventato simbolo di instabilità.
Non sapevo che l'idea de
l verde frutto dell'unione fra il giallo e il blu fosse nata solo nel XVIII secolo ("nel passato sapevano crearlo direttamente, senza dover fare miscugli").

Il giallo, 
"il colore dell'infamia": amato prevalentemente dai bambini (di certo non da me), apprezzato nell'antichità per poi decadere nel Medioevo, quando il dorato lo ha privato degli aspetti positivi che gli venivano attribuiti (luce, calore, potenza) trasformandolo in un colore spento associato a bugiardi, traditori e truffatori. Ci penseranno poi gli Impressionisti a risollevarlo.

Il nero, 
"dal lutto all'eleganza": il colore della morte, delle tenebre, dell'autorità (non a caso giudici e arbitri vestono di nero), ma anche quello più raffinato ed elegante. Difficile da ottenere chimicamente, divenne di fondamentale importanza (insieme al bianco) con l'invenzione della stampa.

E dopo i sei colori arrivano 
"le mezze tinte: fumo di Londra, rosa confetto", quei comprimari che Pastoureau pone in un secondo livello. Il viola, a lungo considerato volgare; l'arancione, chiassoso; il rosa, tenero e lezioso; il marrone, povero e sporco; il grigio, triste e malinconico, ma che rimanda alla saggezza e alla conoscenza (materia grigia).

E chiudono le sfumature: "
lilla, magenta, sabbia, avorio e greggio… Inutile cercare di contare: ogni giorno se ne inventano di nuove".

L'autore, molto critico nei confronti della divisione 
fra colori primari e secondari fatta nel XVIII secolo ("pseudoscientifica: non si fonda su alcuna realtà sociale e disconosce la storia") e del design (che successivamente l'ha promossa e fatta sua), chiude suggerendo di pensare a colori: "vedrete il mondo in un altro modo!"

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di febbraio: libri con la parola libro/libri nel titolo

martedì 24 febbraio 2026

"Un caso freddo", Maria Masella

 

Genova, 26 settembre 2015. Mariani è appena tornato da due settimane di vacanza a Tellaro con la moglie Francesca quando gli viene assegnato un caso difficile: perché l'uomo trovato morto all'interno di un loculo costruito nella cantina di un palazzo sulle alture di Sestri Ponente è stato ucciso da circa due anni, un intervallo di tempo che ha raffreddato ogni possibile pista. Si tratta di un uomo anziano, privo di documenti e a cui hanno tagliato le dita delle mani dopo averlo ucciso con un colpo alla nuca. Non sarà facile riuscire a dargli un'identità, ma dopo averlo fatto dubbi e ostacoli finiranno col moltiplicarsi portando il commissario non solo fuori città, prima a Savona e poi a Pavia, ma anche indietro nel tempo di ben cinquantun anni.

Come promesso dal titolo, la ventiseiesima puntata della serie (scritta nel 2023) mi ha regalato uno dei miei amati cold case.

Un caso ramificato, non a caso è uno dei pochi romanzi di Mariani con più di trecento pagine (320, forse è addirittura il più lungo). Direi anche troppo ramificato, per i piani temporali e per i diversi scenari che si sviluppano in tre città, cosa che comporta - al solito - coincidenze improbabili, alcune del tutto evitabili.

Ad esempio è la madre di Mariani, che in gioventù aveva conosciuto la vittima, a rivelargli il dettaglio che lo porterà nell'Oltrepò rendendo di fatto quel dettaglio determinante per la soluzione del caso. Se l'imbeccata fosse arrivata da un perfetto estraneo la storia non avrebbe perso nulla, anzi, sarebbe stata solo più credibile.

I vari intrecci (tanti) vengono riesaminati più e più volte da Mariani: li riassume con l'ispettrice Petri, con il PM Nazareni, con l'amico Torrazzi, con la moglie Francesca, con la collega di Savona, con quello di Pavia... Un'esagerazione esasperante e inutile perché se con certi autori gli spiegoni sono (tristemente) necessari, con la Masella non servono, le sue storie sono fatte di tasselli che via via si incastrano e lo fanno con chiarezza. Sarebbe stato meglio rimanere sulle abituali 250/260 pagine senza appesantire una vicenda bella e trascinante.

"Dovrò, prima o poi, accettare che nel mio Paese, forse in tutto il mondo, esistono due leggi, due pesi e due misure. La regola, ovunque, è che esistono gli intoccabili, quelli che sono circondati da un alone di protezione in cui si intrecciano denaro, potere e rispettabilità."

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di febbraio: chiave nel testo

domenica 22 febbraio 2026

"Il libro di Miss Buncle", Dorothy E. Stevenson

 

Rivargenton (Inghilterra), luglio anni Trenta. Miss Barbara Buncle ha una trentina d'anni, ma ne dimostra di più a causa della sua aria dimessa, del guardaroba antiquato e usurato e della frugalità generale che caratterizza la sua vita. Sono anni difficili, la crisi economica è arrivata anche tra i cottage della campagna inglese e lei, con i proventi della rendita che diminuiscono sempre più, pensa che pubblicando un romanzo potrebbe risollevare le sue finanze. Chiudersi nello studio è facile, prendere carta e penna anche, ma di cosa potrebbe mai scrivere una persona dotata di scarsa immaginazione? Se non ha fantasia per inventare una storia può solo raccontare ciò che vede e conosce. Così Rivargenton diventa Campoferrum e gli abitanti del villaggio i suoi personaggi. Miss Buncle è una grande osservatrice, sa tutto e lo racconta, anche quello che non avviene alla luce del sole, sicura che nessuno sospetterà che dietro allo pseudonimo di John Smith ci sia proprio lei.

Dorothy Emily Stevenson (1892 - 1973), scozzese di Edimburgo, ha pubblicato ventiquattro romanzi autoconclusivi e altrettanti appartenenti a nove serie diverse, arrivando a oltre sette milioni di copie vendute fra i paesi britannici e gli Stati Uniti.

Questo, scritto nel 1934, è il primo della serie di Miss Buncle, l'unico a essere stato tradotto in italiano insieme al secondo (che inizierò a leggere già stasera).
Astoria, 
che aveva pubblicato i due romanzi nel 2011, nel 2024 ha fatto uscire la nuova edizione di questo, per cui ho fiducia che riproponga anche il secondo e, soprattutto, che completi la serie traducendo anche gli ultimi due.

Questa prima puntata è una storia leggera, a tratti un po' sciocca, a volte un po' noiosa, ma nel complesso piacevole, con un'ambientazione da sogno per chi ama i villaggi inglesi costellati da cottage con giardini verdeggianti, con una quotidianità letteralmente d'altri tempi, con uomini galanti e donne che arrossisco graziosamente. E tutti vivono di rendita.

Una moltitudine di personaggi, tutti con doppio nome, quello reale e quello che Miss Buncle ha scelto per loro nel suo libro: il primo capitolo è stato un po' traumatico, poi li ho memorizzati e ho imparato a distinguerli.

Ma soprattutto ci sono tematiche inaspettate per un libro scritto quasi un secolo fa, ad esempio una felice relazione omosessuale fra due donne.
Una Stevenson irriverente e sagace, decisamente una bella sorpresa. E a quanto pare su casi editoriali aveva il mio stesso pensiero ^^

"Quanto sono stupidi i lettori! Proprio come pecore... una segue l'altra, trascurano un libro o ne comprano un altro solo perché altri lo stanno comprando, anche se non hanno la minima idea di che cosa manchi a uno e che cosa abbia in più l'altro."

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di febbraio: libri con la parola libro/i nel titolo


venerdì 20 febbraio 2026

"Io sarò qualcuno", Willy Vlautin

 

Nevada, 2015. Io sarò qualcuno è la frase che Horace Hopper scrive ogni giorno nel suo vecchio taccuino, mette la data e sotto quella promessa che fa a se stesso. Perché Horace, mezzo bianco e mezzo Paiute, a 21 anni pensa di non valere niente. Una convinzione derivante dall'essere stato abbandonato a tre anni dal padre e a otto anche dalla madre. Non si rende conto di quanto è amato dai Reese, i suoi tutori. La vita in un ranch isolato può essere una morsa di solitudine per un ragazzo e così Horace un giorno parte per Tucson, all'inseguimento del suo sogno, quello di diventare un pugile professionista.

Quinto romanzo di Willy Vlautin, scritto nel 2018, che ho amato al pari dei precedenti ("Motel Life", "Verso Nord", "La ballata di Charley Thompson" e "The Free") e forse, sul finale, anche un po' di più.

Chi soffre per le sfortune di "David Copperfield" non dovrebbe mai leggere Vlautin. Per Horace inventa un altro ruolo da protagonista reietto a cui è impossibile non affezionarsi, un ragazzo buono quanto disgraziato, che va a cercare il suo spazio nel mondo nel posto sbagliato.

La boxe era la passione di mio nonno, puntava la sveglia per seguire gli incontri notturni e questo ricordo è l'unica tenerezza che associo a uno sport che fatico a capire.

"Aveva il naso rotto, uno zigomo fratturato, tre costole fratturate, la mano destra fratturata e un distacco della retina all’occhio destro"

E' così che Horace si riduce dopo una gara e non riesco a immaginare come si possa scegliere di praticare un'attività così rischiosa.

Il pugilato occupa una buona fetta delle 256 pagine, ma la bella scrittura di Vlautin - così come con Carofiglio - riesce a rendere ugualmente piacevole la lettura.

Ma il libro è ben altro, un ritratto estremamente realistico e toccante, una storia triste da cui è impossibile non farsi assorbire, un dolore che diventa proprio facendo provare - anche questa volta - un desiderio palpabile di poter abbracciare e rincuorare Horace.

Meraviglioso anche il personaggio di Mr Reese, con cui per questioni di età mi sono sentita fin troppo in sintonia.

"Pensavo che avrei avuto meno preoccupazioni invecchiando, invece no. Ne ho anche di più. Ma sono anche più stanco"

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia


lunedì 16 febbraio 2026

"L'ospite inattesa", Nicola Sanders

 

Piccolo villaggio inglese non lontano da Londra, 2023. Joanne ha 33 anni, un marito di 52, una figlia di quattro mesi e un labrador anziano. E si annoia da morire. Lasciare il lavoro di agente immobiliare e contemporaneamente la capitale per trasferirsi in campagna le era sembrata una splendida idea: la casa e il parco che la circonda sono incantevoli, il luogo ideale per far crescere Evie, che di sicuro non rimarrà a lungo figlia unica. Ma Joanne non aveva messo in conto l'isolamento. Richard lavora in città e lei passa la maggior parte del suo tempo da sola con la bambina. E' per questo che non vede l'ora che arrivi Chloe, la figlia ventunenne che Richard ha avuto dalla prima moglie. La ragazza non aveva preso bene le seconde nozze del padre, tanto da non rivolgergli la parola per due anni, ma adesso sembra pronta a recuperare e vuole conoscere la sua sorellina.
A Joanne, però, bastano poche ore per accorgersi che è come se fossero arrivate due Chloe: la ragazzina tenera e affettuosa che non perde occasione per abbracciare il suo papino e la ragazza arcigna che non si fa scrupoli a manifestare il disprezzo che prova per la sua matrigna quando sono da sole.
Per fortuna il soggiorno sarà breve... o almeno avrebbe dovuto esserlo...

Scritto nel 2023, titolo originale "Don't Let Her Stay" (decisamente più sensato di quello italiano), è il secondo dei tre thriller pubblicati dall'autrice australiana e per ora l'unico a essere stato tradotto.

I thriller che sfruttano un determinato filone (in questo caso il rapporto tra figli di primo letto e nuovi partner di un genitore) tendono tutti ad assomigliarsi enormemente e questo non fa eccezione.

Le due protagoniste le vorrei in casa per usarle come sacco da boxe, in particolare Joanne per l'incapacità di imporsi con la ragazza, ma anche con il marito (del resto senza questa sua dabbenaggine il libro si concluderebbe a pagina dieci...).

E il finale, particolare e sufficientemente sorprendente, è però preceduto da un insieme di situazioni esagerate pescate malamente da quelli di almeno un paio di libri di King.

Ma, nonostante tutto e seppur mancando di idee originali, la storia chiama e coinvolge, ero sempre contenta quando avevo del tempo per poterlo leggere e quando mi succede sono appagata.

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di febbraio: libri con almeno un albero in copertina


sabato 14 febbraio 2026

"Gentiluomo in mare", Herbert Clyde Lewis

 

Oceano Pacifico, anni Trenta. Il piroscafo Arabella sta seguendo la sua rotta abituale, tre settimane di viaggio per arrivare da Honolulu a Panama. A bordo, oltre ai membri dell'equipaggio, ci sono soltanto otto passeggeri. Fra questi Henry Preston Standish, 35 anni, agente di Borsa di New York, un uomo abitudinario che anche in quel frangente si è subito creato una confortante routine. Al tredicesimo giorno di navigazione, con altri otto ancora da fare, come ogni mattina va a vedere l'alba dalle porte antincendio che i camerieri hanno l'abitudine di lasciare aperte perché è da lì che gettano in mare gli avanzi dei pasti. E' un punto basso, molto vicino all'acqua. Alle 5 e 23, mentre riflette su come i colori del mattino non possano competere con la magnificenza dei tramonti, si gira per salire a bersi un altro caffè e proprio nel momento in cui la mano lascia la presa sulla maniglia i piedi finiscono su una  macchia d'unto. Finisce in mare. Dopo aver lottato per non farsi risucchiare dall'elica, c'è una sola cosa che dovrebbe fare: gridare a più non posso. Ma lui è un gentiluomo e i gentiluomini non alzano la voce.
Solo quando il piroscafo è già lontano si rende davvero conto di cosa lo aspetta e a quel punto le grida diventano tali, ma ormai nessuno può sentirlo.

"Open Water" è uno dei film più inquietanti che ricordi, anche perché ispirato a una storia vera. Lewis non mette nemmeno uno squalo attorno al suo gentiluomo, ma la situazione è ugualmente tragica e l'ultimo a rendersene conto è il protagonista.

Herbert Clyde Lewis, nato e morto (di infarto ad appena 41 anni) a New York 
(1909 - 1950), figlio di immigrati russi, è stato principalmente sceneggiatore e giornalista. Come scrittore ha sfornato soltanto quattro romanzi  (di cui uno postumo); questo è il primo (pubblicato nel 1937) e per ora l'unico a essere stato tradotto in italiano. 

Una vera perla di libricino (152 pagine divise in dieci brevi capitoli) che copre le ore diurne di un unico giorno, ma dove viene ricostruito il passato di quest'uomo "noioso che fa tutto con moderazione". Perché quando si trova a bordo del piroscafo è quasi alla fine di un viaggio che tre mesi prima lo ha visto salutare (non lasciare) la moglie e i due figli piccoli e c'è da spiegare perché ha sentito il bisogno di allontanarsi da tutto. C'è poi il passato recentissimo, quei primi tredici giorni sull'Arabella, quindi la descrizione degli altri passeggeri e dell'equipaggio, un abbozzo delle loro storie, i rapporti con Standish.

Si accorgeranno o no della sua assenza? E se sì, quanto ci metteranno? E' quello che lui si chiede mentre aspetta che tornino indietro a cercarlo ed è quello che chi legge sa.

Meno introspettivo di quanto mi aspettassi, inaspettatamente divertente durante la lettura, lascia poi (e qui prendo in prestito le parole di Lewis) "pervasi da una sublime mestizia" a libro finito e decantato il giusto. 

La mia migliore lettura dall'inizio dell'anno.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di febbraio: Il MARE d'inverno