domenica 11 febbraio 2018

"Incontri in maschera"


Mi sono imbattuta in questo romanzo cercando un libro che rispondesse all'indizio speciale di febbraio della Reading Challenge di Ilenia, cioè un libro con una maschera in copertina. E, nonostante non mi abbia entusiasmato, a ruota leggerò anche il prequel perchè risponde a un altro indizio della RC e perchè è contenuto nell'ebook che ho comprato  (da buona genovese, guai a sprecarlo ^^).

Torino, 2030: l'autrice nelle note spiega di aver scelto questa postdatazione per rendere legale un locale come "Incontri in maschera", che a me è sembrato un normalissimo club privè, quindi questa cosa non l'ho capita. Ma è un dettaglio, il 2030 è dietro l'angolo e mi auguro che nei prossimi 12 anni nuclei familiari con due mamme o due papà rientrino nella "normalità", come avviene nella storia.

Storia che ha come protagonista Altea, docente universitaria a soli 29 anni (altro auspicio dell'autrice per il prossimo futuro).
Scottata dal passato, si è chiusa all'amore e un locale di incontri anonimi le permette di fare sesso senza coinvolgimenti affettivi.

Il libro è più ricco di quanto sembri dalla trama: c'è il sesso (ovviamente, è un romanzo erotico), e le parti dedicate agli incontri sono senz'altro quelle scritte meglio, l'autrice sa di cosa sta parlando, mentre la maggior parte degli erotici che ho letto mi ha deluso proprio perchè era palese il contrario.

Però ci viene raccontato tutto di Altea, tanti flashback, i suoi sentimenti, i suoi stati d'animo, il suo lavoro, le sue amicizie, ecc... Il sesso fa parte della sua vita, ma il libro non è solo quello.

Ieri sera ho anche pianto perchè ad Altea succede qualcosa che è capitato anche a me. Ho pianto per i miei ricordi, ma questo è anche servito a rendermela meno odiosa di quanto non mi fosse prima.

Odiosa perchè saccente, arrogante e boriosa (però con un gattone nero adorabile!) e non posso fare a meno di chiedermi quanto la cosa sia stata voluta o inevitabile: la saccenza è di Altea o di Monica Schianchi?

Questa giovanissima scrittrice spezzina ha fornito alla sua protagonista il suo stesso percorso di studi, liceo classico e università di lettere antiche, e ha infarcito il libro con parti su Catullo e Teseo del tutto inutili.

Uno sfoggio di cultura che si ritrova anche nell'utilizzo di termini non comuni che stonano in mezzo a un modo di scrivere semplice.
Ad esempio quando Altea compra un gioco a forma di pantofolina per il gatto e lo descrive così: "nella parte sommitale, quella che ricopre il piede, vi è stampato il musetto di un gattino dolcissimo". Ma c'era davvero bisogno di quel sommitale? 
Altro esempio: simulacro. Quante volte usiamo questo sostantivo nella vita? Nel libro compare addirittura due volte, a distanza di due soli capitoli!

In generale, troppe ripetizioni, anche nella stessa frase: "So che a un certo punto parcheggio nei pressi dell'edificio in non so quale parcheggio". Il libro avrebbe meritato un miglior editing!

Ma la cosa che ho trovato veramente irritante sono le 10 volte in cui Altea si mordicchia il labbro!! 

Suppongo che per l'autrice farlo sia l'emblea dell'eccitazione, ma non capisco come non si sia resa conto di quante volte lo abbia scritto in poco più di 200 pagine!

Reading Challenge 2018: questo testo risponde al requisito "un libro con una maschera in copertina" (indizio speciale di febbraio).

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