mercoledì 4 novembre 2026

"Triste tigre", Neige Sinno

 

Vars (Alpi Francesi). Neige Sinno nasce nel 1977. Sei anni più tardi entra nella sua vita l'uomo che abuserà sistematicamente di lei fino all'adolescenza. E' un ventiquattrenne di Parigi, il nuovo compagno di sua madre. Quello precedente è morto sepolto da una valanga. Neige ha una sorella più piccola di due anni, Rose, e la famiglia si allarga ulteriormente con la nascita di altri due bambini, un  maschio e una femmina.
Solo Neige sarà vittima delle attenzioni del pedofilo.

"Mi prometteva che, finché non ne avessi parlato con nessuno, non avrebbe fatto niente agli altri bambini"

Da molti anni la Sinno vive in Messico dove insegna letteratura interculturale. Questa autobiografia - scritta nel 2021, pubblicata nel 2023 e vincitrice del Premio Strega internazionale nel 2024 - è stata preceduta da due titoli non tradotti in italiano, una raccolta di racconti nel 2007 ("La vie des rats") e il suo primo romanzo nel 2018 ("Le camion").

La storia che si legge fa male dalla prima all'ultima parola. La Sinno non ricorre mai a sottintesi per rendere la lettura meno cruda e fa bene. Si chiede come possa un uomo eccitarsi per una bambina, fare quello che fa e poi "dopo aver finito, rivestirsi, tornare alla vita di famiglia come se niente fosse. E una volta che quella follia è accaduta, rifarlo, per anni e anni".
E ancora: "Credere che non ti denunceranno, nonostante la progressione degli abusi sessuali. Sapere che non ti denunceranno. E quando un giorno ti denunciano, avere il fegato di mentire, o il fegato di dire la verità, di confessare addirittura. Ritenerti ingiustamente punito per aver preso degli anni di prigione. Reclamare il diritto al perdono. Dire che sei un uomo, non un mostro. Poi, dopo la prigione, uscire e rifarti una vita.".

La denuncia è arrivata quando lei aveva 19 anni e gli studi l'avevano già portata a vivere altrove. Ed è stato solo dopo aver deciso di procedere che ha raccontato tutto alla madre che per anni non si era accorta di nulla, un particolare comune a questo tipo di situazioni e non è strano chiedersi come possa essere possibile, come possa essere vero.

La donna è comunque colpevole di aver portato in casa un uomo prepotente e dittatoriale.
A tal proposito Neige scrive:

"Non ho mai detto una parola sugli abusi sessuali. Ma criticavo rabbiosamente tutto il resto. Le sue manie, i divieti arbitrari che imponeva a tutti noi, gli scoppi d’ira, l’insoddisfazione. Mia madre rispondeva che non potevamo fare niente per cambiarlo, che lui non sarebbe cambiato, dunque spettava a noi far sì che fosse contento e ci avrebbe lasciate in pace. Come un Minotauro onnipotente, bisognava nutrirlo, vezzeggiarlo, soddisfarlo, e allora si poteva sperare che la sua rabbia non si sarebbe riversata su di noi."

E ancora:

"Bisogna guardare i suoi lati buoni, diceva mia madre."

Io avrei portato anche lei in tribunale.

La donna dopo la denuncia ha continuato a vivere ancora per un anno con quell'uomo, giustificando la scelta con il bisogno di portare a termine gli studi da infermiera, cosa che l'avrebbe resa economicamente indipendente.

La Sinno è tollerante nei confronti di sua madre ("L’ho biasimata per quella scelta, ma lei non mi ha stuprata."), mentre io non riesco a capacitarmi di come si possa accettare di condividere ancora qualcosa con l'uomo che ha violentato la tua bambina per anni.

Ma, ovviamente, il colpevole è l'uomo - di cui non viene mai detto il nome - a cui va riconosciuto un unico merito, quello di aver confessato il reato.

"Quando gli chiedevano il motivo dei suoi comportamenti, il mio patrigno diceva che si era visto costretto a creare quella situazione perché non trovava nessun altro modo di entrare in contatto con me."

Il processo porta a una condanna troppo lieve, nove anni appena, di cui ne sconta soltanto cinque per buona condotta.

"Era molto offeso che ci si potesse immaginare, come avevamo fatto io e mia madre, che lui potesse avere voglia di toccare le mie sorelle e mio fratello. Era indignato che lo si condannasse per proteggere altre eventuali vittime. Trovava inconcepibile l’idea che potessero esistere altre potenziali vittime. Non avrebbe mai messo le mani addosso a un bambino sangue del suo sangue. La mia sorella minore, che ha solo due anni meno di me, che mi assomiglia e viveva nella stessa casa, ricorda di essere stata vittima di palpeggiamenti, ma con lei il mio patrigno non si era spinto oltre."

Il libro è ricco di riferimenti letterari, in particolare a "Lolita", libro che possiedo senza averlo letto, ma non credo possa essere più devastante di questo, semplicemente perché "Triste tigre" è reale, "Lolita" no.

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