sabato 25 luglio 2026

"I fidanzati di Babette", Alice Berend

 

"Quando due asini si incontrano, ognuno di loro sa di essersi imbattuto in un asino. Se due uomini si stanno di fronte, per molto tempo non sanno chi hanno davanti a sé. Ignorano se possono fidarsi l’uno dell’altro."

Berlino, ottobre di un anno all'inizio del Novecento. Quello fra i Bromberling è indubbiamente un matrimonio felice che dura da ventun anni. August è solido e concreto come la sua professione. In gioventù, appresa l'arte della falegnameria, aveva valutato attentamente le varie opzioni a disposizione scegliendone una redditizia e al sicuro da ogni possibile crisi: fabbricare casse da morto. Anna, paciosa e giuliva, prova un forte imbarazzo verso questo mestiere e soffre quando si accorge che le persone per superstizione li tengono a distanza, ma non disdegna certo i benefici economici che le bare assicurano alla famiglia.
Famiglia che si è completata con i due adorati figli, l'esuberante Hermann e la deliziosa Babette, che sta per compiere 16 anni, un'età in cui una giovane deve assolutamente fidanzarsi. Che la figlia non si sia ancora innamorata di nessuno è un dettaglio trascurabile per la madre, che si butta entusiasta nella ricerca del futuro genero, senza dare importanza all'età e all'aspetto dei candidati, ma solo al ruolo che hanno nella società. E se il nome è accompagnato da un titolo nobiliare tanto meglio.

Alice Berend, nata a Berlino nel 1875 e morta a Firenze nel 1938,
 è stata autrice di numerosi romanzi caratterizzati dall'umorismo con cui descriveva la borghesia della sua epoca. Questo, del 1915 e attualmente l'unico a essere stato tradotto in italiano, è il terzo che ha scritto ed è la sua opera più famosa.

Una lettura veloce e trascurabile che , grazie alla spensierata incostanza di Babette, sembra "Il tempo delle mele" ambientato all'inizio del secolo scorso.

Il ruolo di personaggio divertente spetta alla madre, ma l'unica risata me l'ha strappata la reazione del marito quando assiste non visto a una delle (tante) stramberie della moglie, mentre lei è così stupida da risultare soprattutto irritante.

"Quel viaggio era una fatica terribile. Si girava in comitive, dalla mattina alla sera, per veder sempre le stesse statue rotte."

Questo è tutto ciò che Anna ha da dire a proposito di una vacanza a Roma. E, viste le umili origini dei Bromberling, mi domando se lo scopo della Berend fosse davvero quello di ironizzare sui ricchi berlinesi e non piuttosto quello di scimmiottare i poveri saliti di ceto.

Reading Challenge 2026, traccia Scopa volante di luglio: libri ambientati in Germania


martedì 21 luglio 2026

"La sequestrata di Poitiers", André Gide

 

"Signor Procuratore Generale, ho l'onore di denunciare un fatto di una gravità eccezionale. Si tratta di una signorina che è rinchiusa in casa della signora Monnier, priva di cibo sufficiente, che da venticinque anni vive su un lurido giaciglio, in poche parole nel suo marciume."

Iniziava così la lettera anonima che il Procuratore Generale di Poitiers ricevette il 22 maggio 1901.

Un fatto di cronaca realmente accaduto che André Gide (Parigi 1869 - 1951, premio Nobel per la Letteratura nel 1947) nel 1930 ricostruì in questo piccolo volumetto avvalendosi dei documenti relativi al caso.

L'edizione Adelphi (collana Piccola Biblioteca) è arricchita da alcune fotografie delle persone coinvolte e da un paio di immagini di articoli pubblicati all'epoca.

Gide fu molto preciso, ma (inspiegabilmente) scelse di cambiare i nomi: Blanche Monnier nel libro diventa Mélanie Bastian, ma la storia resta quella reale, in tutto la sua tristezza e il suo squallore.

La Magistratura diede credito alla denuncia anonima e si mosse immediatamente, cosa non scontata essendo coinvolta una famiglia rispettata e influente dell'alta borghesia cittadina, ma a Poitiers chiunque transitasse davanti al 21 di rue de la Visitation poteva sentire le urla di Blanche.
In troppi fecero finta di non sapere.



La donna, ormai cinquantaduenne (era nata il 1° marzo 1849) venne trovata in uno stato di degrado assoluto dopo aver trascorso 25 anni in una stanza larga cinque metri e mezzo e lunga poco più di tre, con finestre e persiane sbarrate e con la porta che veniva aperta solo per permettere l'accesso ai visitatori, vale a dire le domestiche e il fratello, raramente la madre.

Le descrizioni delle condizioni sue e della stanza sono per stomaci forti. Il giaciglio su cui dormiva veniva usato anche per mangiare e per i bisogni corporei sopra a un lenzuolo piegato in quattro su cui sedeva e che, per volere della madre, veniva cambiato dalle domestiche soltanto alla sera.

Le autorità la portarono immediatamente in ospedale dove le vennero tagliati i capelli, una matassa lunga quanto sporca che pesava più di due chili. Lei soltanto venticinque e mezzo.
Ma se il fisico giovò delle cure con rapidi progressi, le facoltà mentali regredite durante la prigionia rimasero quelle di una bambina piccola fino alla morte di Blanche, avvenuta il 13 ottobre 1913.

Il testo racconta i motivi della reclusione, le imputazioni a carico della madre e del fratello, il processo e la sentenza.

Nel libro e in rete si trovano alcune foto di Blanche dopo la liberazione che manifestano la distruzione di un essere umano. Preferisco rendere omaggio alla sua precedente gioventù e bellezza.


Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di luglio: libri ambientati in Francia o negli Stati Uniti

venerdì 17 luglio 2026

"Vele e cannoni", Carlo M. Cipolla

 

"Vele e cannoni": ma è dai cannoni che Carlo Maria Cipolla inizia questo saggio, pubblicato nel 2003.
E' la sua sesta opera che leggo, un'altra a
nalisi storica accurata e mai noiosa, grazie anche all'umorismo che contraddistingue il modo che aveva di trattare argomenti non comuni.

Si parte dai primi anni del XIV secolo, quando gli europei iniziarono a far uso di armi da fuoco e la costruzione dei cannoni divenne in breve tempo una delle più lucrose attività dell'epoca.
Dapprima venivano costruiti in ferro, successivamente
 affiancati da quelli in bronzo, più sicuri e affidabili, ma ben più costosi.

Cipolla presenta quindi una concisa, ma esaustiva situazione stato per stato, Portogallo, Spagna, Olanda, Germania, Russia, Francia, eccetera, concentrandosi maggiormente sull'Inghilterra, dove nei secoli quattordicesimo e quindicesimo l'industria degli armamenti non riusciva a tenere il passo con il continente.

"Nei primi anni del sedicesimo secolo l'Inghilterra appariva agli occhi degli europei come un paese sottosviluppato"
 
Finché non arrivò Enrico VIII a cambiare tutto.

La situazione europea era caotica: c'erano nazioni che avevano un gran bisogno di artiglieria pesante per le guerre e per l'espansione oltremare (Olanda e Spagna), ma mancavano delle materie prime; altre che ne avevano in abbondanza, ma erano carenti di manodopera specializzata (Germania e Russia).

E mentre a un certo punto gli inglesi furono costretti a comprare cannoni dagli svedesi a causa del 
disboscamento dovuto alle costruzioni navali ed edili e al consumo dell'industria metallurgica (la crisi del combustibile esplose nel 1630), gli olandesi risolsero il problema del loro grande bisogno di artiglieria pesante imparando a produrre da sé le armi.

Con molta precisione, a metà delle 174 pagine del saggio sono le vele a diventare protagoniste.

Il loro evolversi, e quindi quello delle imbarcazioni, creò uno sviluppo che non tutti riuscirono a seguire. In particolare la rivoluzione navale compiuta dalle potenze atlantiche segnò il declino di musulmani e veneziani.

"Rimasero medievali quando l'età moderna era già iniziata"

La navigazione allarga i confini e 
nel saggio compaiono anche Africa e, soprattutto, Asia.

Cipolla sapeva come raccontare la storia, analizzando e spiegando le rivoluzioni sociali e culturali che caratterizzavano i popoli.

Se cinesi, turchi e indiani, ancorati alle loro tradizioni, capirono in ritardo l'importanza di dotarsi di artiglieria pesante e di imbarcazioni adatte non solo a speronamento e abbordaggio (i limiti delle giunche cinesi al pari delle 
galee mediterranee), ai giapponesi, che non disdegnavano di apprendere e mettere in pratica gli sviluppi di altre culture, andò meglio, anche se non riuscirono a eliminare il divario tecnologico che li separava dagli europei.

La sorpresa è stata quella di trovare solo rari e vaghi accenni all'Italia, ma un aneddoto mi ha fatto ridere di gusto: mentre in Europa si costruivano cannoni preoccupandosi della loro efficienza e non certo del design, noi italiani ci
 preoccupavamo dell'estetica facendo cesellare non solo i cannoni, ma anche le palle, e pazienza se i costi lievitavano!

Reading Challenge 2026, annuale Nel baule della strega: Athame, arma nel titolo o in copertina

lunedì 13 luglio 2026

"Promessa mortale", Angela Marsons

 

Black Country, aprile 2017. Sono trascorse sei settimane dal triste epilogo del caso precedente e quando Kim viene dimessa dal Russells Hall Hospital - con la gamba ancora dolorante, ma funzionante - quel che è rimasto della squadra si ricompatta attorno alla sua ispettrice.
Il primo caso che si vedono assegnare è quello di un uomo ritrovato in un parco con la gola tagliata. E' qualcuno che tutti loro conoscevano, quel dottor Gordon Cordell che solo grazie alle sue conoscenze era riuscito a evitare l'incriminazione per l'aborto clandestino praticato su una studentessa dell'Heatcrest Accademy. Aveva comunque perso il lavoro alla clinica dove operava, ripiegando su un ben più modesto incarico proprio al Russells Hall.
La sera stessa della sua morte il figlio maggiore viene coinvolto in un pauroso incidente d'auto, ma sarà l'uccisione della madre di un'infermiera del Russells Hall a far capire che tutte quelle morti sono collegate.

Nona puntata della serie, scritta nel 2018, come quella che la precede ("Vittime innocenti") a cui è strettamente collegata, non solo perché senza averla letta risulta impossibile capire i vari riferimenti, ma anche per gli sviluppi della trama orizzontale.

Le 320 pagine scorrono velocemente grazie ai tantissimi capitoli (centotredici più prologo ed epilogo) brevi (o brevissimi), come ho avuto modo di verificare ieri sera con la volata finale, mentre nei giorni precedenti lo avevo trascinato perché è un periodo in cui ho meno tempo per leggere.

Al caso principale se ne alterna un altro che inizialmente viene seguito solo dall'agente Stacey Wood, poi affiancata dal nuovo collega Austin Penn: una ragazzina di 15 anni è scomparsa da due giorni, ma essendo scappata di casa già due volte nessuno se ne preoccupa, a eccezione della madre e di Stacey.

Nel complesso un doppio giallo coinvolgente, con una Kim Stone che le sofferenze non fanno brillare di simpatia, tranne quando tornando a casa chiede al suo cane cos'ha fatto di bello in sua assenza e solo chi ha compagni di vita pelosi sa che non è una scemenza e che basta guardarli per capire (come minimo quanto hanno sentito la nostra mancanza ♥).

Reading Challenge 2026, traccia incantesimo di luglio: segreto MORTALE

mercoledì 8 luglio 2026

"La notte arriva sempre", Willy Vlautin

 

Portland (Oregon), gennaio di un anno non precisato. Lynette ha 30 anni e da tre la sua vita è fatta unicamente di lavoro e di risparmio, tutto per arrivare alla cifra che permetterà a lei e alla madre di versare l'anticipo per comprare la casa in cui vivono. Il proprietario a loro la venderebbe per duecentottantamila dollari: è una casa vecchia che necessita di riparazioni, ma Lynette è convinta che tutto si possa riparare e migliorare. Soprattutto sa che la riqualificazione urbana di Portland ha quasi raddoppiato il prezzo degli immobili e quella è la loro unica occasione per avere una casa di proprietà. Ed è fondamentale che suo fratello Kevin, che ha due anni più di lei, ma che ragiona come un bambino di tre, resti in quel quartiere dove ci sono tante persone che lo conoscono e che gli vogliono bene.
Sembra fatta, grazie al doppio lavoro, agli straordinari estenuanti e a quello che si è piegata a fare per poter guadagnare di più, ha accumulato ottantamila dollari: unendoli ai risparmi della madre potranno finalmente versare l'anticipo.
Invece il sogno di Lynette crolla quando tornando a casa vede che nel cortile, al posto del catorcio della madre, c'è un'auto fiammante.

"Desideravo una macchina nuova da un sacco di tempo e finalmente ne ho comprato una"

E senza quei trentanovemila dollari addio anticipo, addio mutuo, addio casa.

Ogni volta che finisco un libro di Vlautin mi trovo a pensare che sia ancora più bello dei precedenti. Questo, del 2021, è il quinto che ha scritto (ed è il quinto che ho letto).

Lynette è un altro personaggio a cui è impossibile non affezionarsi e che sarà impossibile dimenticare. Anche lei fa parte degli ultimi, persone per cui la vita sembra procedere sempre in salita con pochi svincoli che loro non sono in grado di vedere o che non hanno il coraggio di affrontare o che vorrebbero intraprendere, ma un ostacolo glielo impedisce.

Nella vita Lynette di ostacoli ne ha trovati tanti e vengono raccontati sotto forma di ricordi in queste 208 pagine che nel presente occupano soltanto due giorni e due notti.

L'ultimo è ingombrante come quell'auto superflua.

Nei ringraziamenti Vlautin racconta del suo trasferimento a Portland a ventisei anni e dei quindici impiegati per risparmiare ventimila dollari lavorando come imbianchino per arrivare a versare la caparra per la sua prima casa.
Il sogno del mattone di proprietà è forse più italiano che americano, ma credo abbia inserito qualcosa dei suoi personali sacrifici nella lotta di Lynette, con una cruda analisi dell'altra faccia dell'America e delle sue disuguaglianze sociali.

In una recensione su Amazon c'è chi consiglia all'autore di tornare a fare l'imbianchino.
Immagino che le tematiche trattate da Vlautin possano risultare pesanti per chi nella lettura cerca solo svago.
Oppure addirittura irritare chi nella forbice del divario sociale si trova (o crede di essere) tanto più in alto rispetto ai suoi personaggi. 
Ma è chi legge senza saper riconoscere la bravura oggettiva in un libro come questo (che è un qualcosa di molto diverso dal gusto personale) che farebbe meglio a impiegare il proprio tempo dando il bianco sui muri di casa.

Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di agosto: libri ambientati in Francia o negli Stati Uniti

sabato 4 luglio 2026

"Un sottile segreto", Callie Kazumi

 

Londra, 19 settembre 2025. "Un anniversario perfetto": è questo che Claire scrive nel suo diario descrivendo la serata precedente, quella in cui ha festeggiato il suo primo anniversario con Noah. E' stato l'anno più felice della sua vita. Da quando lui, facendo la spesa, le ha chiesto consiglio sul vino da comprare hanno bruciato tutte le tappe: dopo due mesi si era già trasferito nel suo monolocale e a febbraio era arrivata la proposta di matrimonio.
E' quindi una donna felice quella che nella pausa pranzo va a trovare il suo fidanzato per fargli una sorpresa, ma sarà lei a riceverla e decisamente non bella: le dicono che Noah non lavora più in quell'ufficio, si è licenziato da più di sei mesi. Claire non capisce, non è possibile che non gliene abbia parlato, che per tutto quel tempo abbia fatto finta di niente. Lo stupore diventa panico quando scopre che Noah non sta alla larga dai social come le aveva detto: ha tutti i profili più comuni e se lei non li vede significa che l'ha bloccata. E il panico diventa rabbia quando dall'account della sua amica riesce a vedere le foto che ha postato, spesso abbracciato a una bellissima ragazza bionda.

"Arriverò fino in fondo a questa faccenda. Mi riprenderò il mio fidanzato."

E la caccia comincia.

Callie Kazumi, autrice britannico-giapponese, fra l'anno scorso e quest'anno ha già pubblicato tre thriller. Questo, titolo originale "Claire, Darling", è stato il primo e al momento è l'unico tradotto in italiano.

Le 336 pagine sono divise in due parti (più epilogo) e sessantadue brevi capitoli che regalano un ritmo pimpante. Una storia a suo modo sufficientemente originale, con un finale che - seppur intuibile già a metà libro - ha il pregio di diversificarsi dall'infinito filone dell'ultimo ventennio di thriller inglesi doppiamente femminili (per autrice e protagonista).

Questo è uno di quelli basati (oltre che su un buon numero di improbabilità) sulle fragilità (o sull'idiozia) della protagonista, uno zerbino che elemosina affetto e attenzioni, aggrappandosi a chiunque le dimostri un minimo interesse. A salvarla dal renderla irritante ci sono i suoi ricordi: chiunque abbia avuto una madre come quella di Claire può suscitare soltanto compassione.

Ciò che, invece, è e resta fastidioso sono le voci da cartone animato di chi ha letto il libro per Audible: saper modulare l'intonazione per ogni diverso personaggio è un lavoro da attori e molti lettori sono davvero bravi, mentre questo è fatto di vocioni e squittii adatti a un cartone animato, mentre risultano terribili per un libro.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di luglio: SEGRETO mortale


mercoledì 1 luglio 2026

Reading Challenge 2026: tracce di luglio

       


Traccia della pozione, libri in cui il protagonista è orfano


Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • SEGRETO: Un sottile segreto, Callie Kazumi (3 punti)
  • MORTALE: Promessa mortale, Angela Marsons (3 punti)

Traccia scopa volante, libri ambientati in Germania


Traccia calderone:

  • libri legati al giardino

  • libri in cui si naviga

Traccia famiglio, libri ambientati in Francia o negli Stati Uniti:
  • La notte arriva sempre, Willy Vlautin (2 punti)
  • La sequestrata di Poitiers, André Gide (1 punto)

Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita




I miei punti di luglio: 9



martedì 30 giugno 2026

"Morire a Long Beach", Venita Blackburn

 

"Coral credeva di essere forte, americana, nera, donna e scaltra, una piccola divinità nell'ordine cosmico delle cose, convinta di ottenere ciò che desiderava con la forza di volontà. Sapeva, in segreto, che non era proprio così, ma naturalmente ci credeva lo stesso."

Long Beach (California), giorni nostri. Jay e Coral Brown, fratello e sorella, si erano parlati brevemente per telefono. Undici minuti dopo lei era arrivata a casa di lui, non pensava di trovarlo, per questo aveva quasi sussultato vedendolo ancora a letto. Era andata in cucina a prendere dell'acqua, lamentandosi per il caldo. Poi aveva ripreso il discorso interrotto poco prima, parlandogli a lungo del nuovo contratto di lavoro che aveva appena firmato. Non si era resa conto che Jay non interagiva in alcun modo. Solo quando gli aveva chiesto perché non si fosse ancora alzato e lui non aveva risposto, aveva cominciato a rendersi conto che qualcosa non andava. Si era avvicinata e aveva capito: Jay era morto. Lo shock, la chiamata al 911, la scoperta che si era tolto la vita, la consapevolezza di dover dare la notizia a parenti e amici, prima di tutto alla nipote. E in quel momento il cellulare di Jay aveva vibrato proprio per un messaggio di Khadija: "Papà, stasera niente cena. Ho una riunione al club. Scrivo anche a Coral. Venerdì prossimo?". E Coral aveva rispondo fingendo di essere Jay.

Scritto nel 2024, è il romanzo di esordio di Venita Blacknurn (Los Angeles, 1983), che precedentemente (2017 e 2021) aveva pubblicato due raccolte di racconti.

Se è vero che il gradimento di un libro lo si capisce da ciò che si prova finendolo - dispiacere se lo abbiamo amato, sollievo se lo abbiamo odiato - finire questo per me è stato come vincere uno scudetto.

Colpa mia e del non aver dato la giusta importanza a una parola chiaramente scritta nella sinossi: sperimentale, aggettivo azzeccatissimo per descrivere lo stile della Blackburn e che rappresenta l'antitesi di ciò che mi piace leggere. 

Coral è una scrittrice e le voci narranti sono i personaggi femminili dei suoi romanzi. E' quindi usando la prima persona plurale che vengono raccontati sia eventi del passato dei due fratelli, sia le tristi giornate di lei che affronta il lutto scegliendo di non parlarne a nessuno, proseguendo la sua vita normalmente e sostituendosi al fratello attraverso il cellulare.

E le voci narranti iniziano le loro riflessioni ripetendo una frase, diversa in ogni capitolo, all'inizio di (quasi) ogni paragrafo.

Questa è la frase del quarto capitolo:

"Alla Clinica per Morire Aderendo Volontariamente a un'Avventata Tendenza Culturale e Diventare Martiri della Rivoluzione"

Questa quella del settimo:

"Alla Clinica per i Travestimenti Spudorati che Nascondono Qualsiasi Indizio di Fragilità, Solitudine e Terrore"

Tanto per fare due esempi. La prima viene ripetuta quattordici volte, la seconda tredici. La scrittura sperimentale è anche questo, immagino, ma per me sono solo inutili e disturbanti sfoggi di eccentricità.

Migliore l'idea di chiudere i capitoli (eccetto l'ultimo) 
con alcune pagine di "Incendio", un romanzo distopico di Coral, una storia che ho quasi apprezzato di più di quella portante che mi è stata avvelenata dall'egoismo della protagonista, dal suo attribuirsi un ruolo più importante della nipote nella vita del fratello, tenendo la ragazza all'oscuro della morte del padre per più di una settimana.

La sinossi - che parla di un "disperato sforzo di prolungare la vita del fratello" - è decisamente troppo magnanima nei confronti di questa donna.


"Il padre di Khadija, suo fratello, è morto. Il pensiero che la nipote ignori l'accaduto la fa sorridere, e silenzia la chiamata canticchiando sottovoce."

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: V


domenica 28 giugno 2026

"V13", Emmanuel Carrère

 

Il 13 novembre 2015 l'ISIS attacca la Francia con sparatorie in sei diversi luoghi della capitale e facendo esplodere tre ordigni nei pressi dello Stade de France, uccidendo 130 persone e ferendone 413.
Dopo sei anni di istruttoria, l'8 settembre 2021, ha inizio il processo che Emmanuel Carrére segue quotidianamente per i nove mesi successivi per conto del settimanale francese L'Obs. Gli stessi articoli vennero pubblicati in Italia su Robinsons e sono stati raccolti, con altre integrazioni, in "V13" (venerdì 13).

"Io non sono rimasto coinvolto negli attentati, e nessuno dei miei cari lo è stato. Però mi interessa la giustizia. In un libro ho descritto lo scenario di una Corte d’assise, in un altro l’oscuro lavoro di un tribunale di istanza. Il processo che si apre oggi non sarà, come a volte si dice, la Norimberga del terrorismo: a Norimberga gli imputati erano alti dignitari nazisti, qui sono figure di secondo piano, dato che quelli che hanno ucciso sono morti."

Prima di parlare delle udienze, Carrère fornisce una succinta, ma esaustiva cronologia dello jihadismo a partire dal dicembre 2010 (inizio della  primavera araba), proseguendo con il conflitto fra l’Esercito siriano libero e al-Qaida e arrivando all'estate 2013 quando l'ISIS soppiantò al-Qaida diventando l’organizzazione jihadista dominante.

Traccia le differenze fra le due organizzazioni, la prima basata s
u un reclutamento elitistico ("ingegneri, intellettuali, teologi") e la seconda che accoglie chiunque ("adolescenti impacciati, idealisti, pagliacci, pazzi scatenati, tutti sono i benvenuti, a tutti viene promesso l’Eldorado: alloggio, donne, armi, ostaggi da torturare per chi lo gradisce, e molti gradiscono").

Si arriva quindi al processo.

"Imparare a sostituire la legge del taglione con il diritto, la vendetta con la giustizia: questo è ciò che chiamiamo civiltà"

Lo strazio delle prime cinque settimane in cui vengono raccolte le testimonianze dei sopravvissuti agli attentati, circa duecentocinquanta persone. E quelle dei parenti stretti di chi non ce l'ha fatta.

I veri martiri sono loro, non gli assassini che si attribuiscono questo titolo: è quello che un poliziotto de Il Cairo dice a Nadia Mondeguer quando nel 2018 torna nella capitale egiziana in cui è nata e dov'era stata nel 2014 con la figlia. Quattro anni dopo Lamia non è con lei perché è stata una delle novanta vittime del Bataclan.

Ma Carrère fa il giornalista e dà spazio anche ai venti imputati, ricostruendo il percorso che li ha portati a sedere in quell'aula, mentre sarà il processo ad appurare il grado di complicità dei singoli, quindi capire se sapevano di stare contribuendo a un massacro. Se lo sapevano l'accusa per associazione a delinquere diventa associazione a delinquere con finalità di terrorismo.

Carrère che descrive un processo mi ha ricordato moltissimo Carofiglio, nello stile e nel modo pacato e intelligente di esporre i dati di fatto e le opinioni personali. Dispiacere e rabbia restano, ma questo è un testo che aiuta a capire ciò che sembra - e sostanzialmente è - incomprensibile.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: E

sabato 27 giugno 2026

"La figlia oscura", Elena Ferrante

 

"Le cose più difficili da raccontare sono quelle che noi stessi non riusciamo a capire"

Costa Jonica, 24 luglio di un anno non precisato. Mancano quattro mesi al quarantottesimo compleanno di Leda. Docente universitaria di letteratura inglese a Firenze, ha due figlie già grandi che hanno scelto di raggiungere il padre in Canada. Leda vive la separazione dalle figlie con una sensazione di leggerezza e il primo passo da donna libera e padrona del suo tempo è quello di affittare una casa al mare per le vacanze. A complicare il suo soggiorno sarà una famiglia napoletana, numerosa e chiassosa come quella da cui era scappata a diciotto anni per andare a studiare in Toscana. In spiaggia non riesce a smettere di spiare le dinamiche del clan, in particolare il rapporto fra una giovanissima mamma e la sua bambina, fino al ritrovarsi a fare qualcosa di impulsivo e di talmente stupido e sbagliato da non riuscire a spiegare il gesto neppure a se stessa.

Ultimo romanzo della Ferrante che mi era rimasto da leggere. E' il terzo che ha scritto (nel 2006) e che con "L'amore molesto" (1992) e "I giorni dell'abbandono" (2002) forma una sorta di trilogia caratterizzata da protagoniste atipiche nella loro genitorialità.

Leda non è un personaggio amabile. Presuntuosa, piena di boria ed egoista, caratteristica che un genitore non dovrebbe avere perché nessuno chiede di venire al mondo. A sua volta è una figlia che tiene a distanza la sua famiglia perché fin da quando erano piccole ambisce ad avere due figlie intellettuali e teme che sua madre, soprattutto, possa contagiarle con la sua rozzezza e la sua ignoranza. Ma è anche una donna (ahimè) di mezza età che (in maniera ridicola e unilaterale) si sente in competizione con una ventiduenne. Addirittura con le sue stesse figlie.

L'antipatia del personaggio esalta la bellezza di questo breve romanzo (145 pagine) che ha il solo difetto di sembrare una prova per il passaggio a "L'amica geniale": Leda è ben più di una bozza di quello che diventerà Lenù. Stesso percorso di vita, stessa personalità, stesse scelte, stessi rapporti, stesse reazioni. Di diverso hanno solo il nome (ma c'è una piccola Elena anche in questa storia).
Se fosse stato pubblicato dopo la tetralogia avrebbe potuto intitolarsi: "Elena Greco va in vacanza al mare".


Reading Challenge 2026, traccia Calderone di giugno, libri collegabili ai nostri nonni (mia nonna paterna si chiamava Elena)

giovedì 25 giugno 2026

"Morte in sala d'attesa", Milton Propper

 

Philadelphia, mercoledì 7 giugno 1933. Nel prestigioso studio legale Dawson, MacQuire & Locke si sta discutendo una causa di divorzio, Rowland contro Rowland. E' stata Adele a intraprendere l'azione legale accusando Allen di adulterio. Il caso si è complicato nelle ultime due settimane quando il marito ha cambiato linea difensiva sostenendo che anche lei ha un amante. Il giudice Finley ha quindi delegato Dawson come arbitro ed è per questo che i due coniugi si trovano nel suo studio, affiancati dai rispettivi avvocati. Resta solo da raccogliere la testimonianza della signora Barbara Keith che - a detta di Allen - dimostrerà l'infedeltà di Adele. Ma la donna non potrà più dire niente a nessuno: qualcuno l'ha uccisa con una forte dose di cloroformio mentre era chiusa in sala d'attesa aspettando di essere chiamata.

Milton Propper 
(1906 - 1962) fra il '29 e il '43 pubblicò tredici gialli, tutti con protagonista il giovane detective Tommy Rankin. Questo, scritto nel 1934, è l'unico a essere stato tradotto in italiano da Polillo nel 2009, ma io ho l'edizione della collana Biblioteca del giallo uscita in edicola a cavallo fra il 2024 e il 2025, collana di cui a gennaio avevo già letto "Troppi cugini" di Browne.

Un giallo classico decisamente puntiglioso, come il suo protagonista. Una cura maniacale per dettagli e orari che mi ha ricordato "Tokyo Express" di Matsumoto.

Una storia lenta, troppo ripetitiva, ma anche rilassante. Come lettura unica probabilmente mi avrebbe annoiata, e anche parecchio, mentre leggere ogni giorno solo uno dei suoi diciannove capitoli è stata la scelta giusta (leggere più libri contemporaneamente garantisce l'incolumità dal blocco del lettore).

Un stile estremamente descrittivo e zeppo di aggettivi (questi sempre in coppia e ridondanti: gli occhi per Propper sono profondi e reattivi, le labbra ostinate e risolute, la fronte alta e intelligente, il mento fermo e gentile, eccetera).

Un salto nel passato potente in un'epoca in cui i tribunali erano liberi di rifiutare una richiesta di divorzio perché ottenerlo era considerato un privilegio e le parti dovevano dimostrare di meritarlo. 

Questo è al centro della causa dei Rowland ed è un po' triste che Propper - arrestato più volte per la sua omosessualità dichiarata, fino ad arrivare al suicidio a 56 anni (la mia età attuale) - non abbia inserito neppure una minima nota di biasimo contro la presunta sacralità della pubblica morale.

Reading Challenge 2026, traccia Pozione di giugno: libri Locked-Room Mistery


martedì 23 giugno 2026

"La casa oltre il lago", Riley Sager

 

Vermont, metà ottobre di un anno non precisato. Il lago Greene è un piccolo gioiellino lungo appena un chilometro e mezzo e largo quattrocento metri di cui possono godere soltanto i privilegiati proprietari delle cinque case che si affacciano sulle sue acque. Era stato il bisnonno dell'attrice Casey a costruire la prima su uno dei lati lunghi ed è per questo che il lago porta il loro cognome. Ed è lì che sua madre, la famosa Lolly Flatcher, stella dei musical da decenni, l'ha mandata dopo lo scandalo che tre giorni prima ha trascinato la figlia al centro del gossip: Casey non solo era salita sul palco ubriaca, ma successivamente si era fatta sorprendere a bere in un locale facendo gestacci a chi la fotografava. La compassione per il suo stato di giovane vedova non aveva mitigato critiche e pettegolezzi. E sua madre ha pensato che un po' di isolamento le avrebbe fatto bene, non riflettendo su quanto avrebbe potuto essere controproducente mandarla proprio sul lago dove l'anno prima era annegato suo genero.
Ma sarà proprio l'ossessione di Casey per le acque del lago a farle notare qualcuno in difficoltà, portandola a salvare Katherine Daniels, ex top model e moglie di Tom Royce, gigante nel ramo tecnologico, proprietari di una delle tre case sul lato opposto del lago

Quinto romanzo di Riley Sager, scritto nel 2022, e quinto che leggo, seguendo l'ordine cronologico.

Sicuramente, e incredibilmente, è quello che mi è piaciuto di più. Il mio stupore è dato da quello che succede al 72% del libro, quando il genere thriller dei primi tre quarti viene accantonato per lasciare spazio all'horror. Una scelta inaspettata che immagino possa far infuriare (direi giustamente) chi si aspetta di leggere un thriller razionale, senza un finale paranormale. E infatti la mia prima reazione è stata una forte arrabbiatura, ma poi - forse perché da Sager non mi aspetto capolavori - mi sono goduta il resto della lettura, che a suo modo è davvero coinvolgente.

Una trama non originale, come nei libri precedenti anche questa volta l'autore ha fatto suoi meccanismi famosi, facendo spiare alla sua protagonista (piuttosto irritante nel suo alcoolismo) la villa dall'altra parte del lago, una costruzione dotata di grandi vetrate che le permettono di capire in tempi brevi le difficoltà coniugali dei Royce, fino alla sparizione della donna che trasforma Casey in una detective improvvisata.

Ma quello che cattura del libro è soprattutto l'ambientazione: il piccolo lago, il foliage del Vermont, la pittoresca grande casa dei Greene, la veranda, il molo che dà accesso privato all'acqua. Scenari deliziosi che mi hanno reso più sopportabile il caldo di questi giorni facendomi pensare che vivere in riva al mare è bellissimo, ma che anche il fronte lago non deve essere affatto male.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: R

domenica 21 giugno 2026

"Ascension", Nicholas Binge

 

Oceano Pacifico, gennaio 1991. Un'immensa montagna, alta fra gli undicimila e i tredicimila metri, si eleva in mezzo alle acque. E' comparsa dal nulla due mesi prima, senza avere attorno nessuna catena montuosa. Harold Tunmore fa parte della squadra di scienziati mandati sul colosso nel tentativo di svelare questo mistero, impossibile da ignorare. Sarà Ben Tunmore, fratello di Harold, a raccontare quasi trent'anni dopo gli eventi di quella spedizione e lo farà attraverso le lettere che Harold ha scritto alla nipote durante i terribili giorni trascorsi sulla montagna. 

Nicholas Binge, nato a Singapore nel 1990, ha all'attivo sei romanzi che si dividono fra thriller speculativi, horror e fantascienza. Questo, pubblicato nel 2023, è il secondo che ha scritto (al momento è l'unico a essere stato tradotto italiano) e appartiene all'ultima categoria, genere da cui mi tengo a grande distanza e la lettura di "Ascension" mi ha confermato che è una scelta saggia.

Il libro ha una struttura particolare e accattivante, con prefazione e postfazione scritte dal fratello dello scienziato nel luglio 2020. In mezzo la raccolta delle lettere dove Harold racconta la spedizione e dove ricostruisce il suo passato condizionato da un tragico evento.

Queste ultime sono pagine di narrativa contemporanea, immensamente più interessanti per me da leggere rispetto a tutte le altre, infarcite di nozioni che immagino elementari per chi mastica un minimo di fisica, ma per me praticamente incomprensibili (
"Tecnicamente per chi è a terra il tempo si muove più lento che per chi, mettiamo, è in cima a un grattacielo, perché è più lontano dal pianeta"), un eccesso di discorsi legati alla religione (che proprio non mi aspettavo) e, naturalmente, situazioni fantastiche, con tanto di giganteschi mostri senza testa, con quattro occhi gialli privi di palpebre che si trovano in mezzo alla grande massa centrale grigio-azzurra. Non hanno bocche, ma dieci tentacoli e dalle loro ferite esce un liquido giallo-verde.

Descrizioni che, unite a una scrittura amatoriale ("Prova a fermarci" e "Fuori uno" sono frasi che Binge fa pronunciare ai suoi personaggi in uno dei momenti di maggior tensione facendomi tornare ai cartoni animati che mi capitava di guardare ai tempi delle elementari a casa della mia amichetta del cuore, mia omonima. E a guardarli non eravamo noi bambine "grandi", ma suo fratello Massimo, più piccolo di cinque anni!), mi fanno sperare che la fantascienza sia molto più di questo, come sostiene mio marito (a cui comunque il libro non è dispiaciuto).

L'unico aspetto piacevole della lettura è stato fare un mini GdL con lui: ne abbiamo letto un capitolo al giorno ed è stata una cosa simpatica, anche se i commenti erano minimi, per colpa di "Ascension", che non è certo un libro da grandi riflessioni.

La prossima volta, magari, ci dedichiamo a Roth o a Vlautin, andrà senz'altro meglio ♥

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di giugno: libri con stelle in copertina


venerdì 19 giugno 2026

"Il tarlo", Layla Martinez

 

Spagna rurale, dagli anni della Guerra Civile Spagnola. Quella che adesso è nonna all'epoca era solo una bambina e viveva con la madre nella casa in cui ora ospita la nipote. Sua figlia, la madre della ragazza, è scomparsa molti anni prima e le due convivono in un clima avvelenato in compagnia delle loro visioni, unite dall'odio verso i Jarabo, la famiglia più ricca della zona da cui tutti dipendono.

Scritto nel 2021, è il primo romanzo di Layla Martinez, autrice madrilena classe 1987, che in precedenza aveva pubblicato una raccolta di poesie e un saggio.
Grazie a "Il tarlo" è stata premiata come miglior autrice esordiente in lingua spagnola nel 2022 e l'opera
 è stata finalista al Premio Celsius della Semana Negra de Gijón per la fantascienza e il fantasy.

Un romanzo breve, 144 pagine divise in dieci capitoli che alternano le voci narranti di nonna e nipote, mai nominate.
Una snellezza che, unita alle splendide recensioni lette in rete, mi ha spinta a proporlo come lettura condivisa alle mie compagne di casata della Challenge: ad oggi direi che tutte lo hanno odiato (cosa di cui mi sento terribilmente in colpa).

Il mio pensiero finisce nel mezzo: stento a comprendere l'esaltazione di certe recensioni, ma non mi sento neppure di bocciarlo. 

Sicuramente è lontano dal genere di storie che amo leggere, troppi santi e troppe superstizioni per una vicenda gialla che la Martinez ha colorato di tinte gotiche. Manca un degno approfondimento storico che il passato della nonna (i suoi capitoli sono di gran lunga più interessanti rispetto a quelli della nipote) avrebbe meritato, ma nell'alternanza delle voci l'autrice è stata brava adattando lo stile a una o all'altra, con errori grammaticali posti a sottolineare il basso retaggio culturale (soprattutto dell'anziana).

La punteggiatura ridotta al minimo è una di quelle scelte stilistiche che fatico a sopportare considerandola uno sfoggio di eccentricità, ma anche in questo caso va riconosciuto alla Martinez la capacità di dare un senso alle sue frasi nonostante la mancanza della maggior parte delle virgole necessarie.

Con un paio di uscite divertenti ("Nessuna delle tre sorelle si era sposata perché se te ne sposavi una era come sposartele tutte e se erano insopportabili una alla volta tutte insieme erano una condanna che nessun uomo poteva volere") e qualche aggettivo ridicolo ("Era smanioso e affamato": l'armadio), può essere una lettura veloce per chi apprezza l'originalità forzata, mentre se si cerca una storia su patriarcato e lotta di classe c'è decisamente di meglio da leggere.

Reading Challenge 2026, traccia Scopa volante di giugno: Spagna



mercoledì 17 giugno 2026

"L'unità", Ninni Holmqvist

 

Svezia, febbraio di un'epoca non lontana dalla nostra. Dorrit Weger al compimento del cinquantesimo anno è costretta a lasciare il suo cane a una famiglia fidata e ad abbandonare la sua casa di campagna. Viene portata all'Unità della Banca di Riserva che ospita quelle donne over 50 e quegli uomini over 60 definiti dispensabili perché privi di figli, di una relazione stabile e di un'occupazione utile. Dorrit è una scrittrice, ma questo non è abbastanza.
Le viene assegnato un appartamento di cui godrà gratuitamente, al pari di tutto ciò che la struttura offre, spazi comuni per ogni genere di attività sportiva e ricreativa, negozi, ristoranti, bar, oltre alla pace dei giardini lussureggianti immersi in una eterna bella stagione, perché l'Unità è costruita nel sottosuolo e lì pioggia e neve non possono arrivare.
Ma queste persone non sono dei villeggianti mantenuti dallo Stato: la legge ha fatto di loro delle cavie umane. Verranno sottoposti a test, sperimentazioni e donazioni di parti del corpo fino a quella finale, rendendosi così utili per chi ha una famiglia e dei figli.

Scritto nel 2006 è il terzo romanzo (l'unico a essere stato tradotto in italiano) scritto da Ninni Holmqvist 
(Lund, 1958), autrice anche di due raccolte di racconti.

Da come ne ho sentito parlare è un libro che può deludere gli amanti del distopico perché troppo leggero e con troppe analogie con titoli più famosi. Quindi immagino che sia per il mio essere completamente digiuna su questo genere se mi è piaciuto davvero tanto.

Le 276 pagine - divise in quattro parti e quarantaquattro capitoli - mi hanno chiamata dalla prima all'ultima. Dorrit è una voce narrante pacata e intelligente. Al suo posto sarebbero bastati i ventotto anni di matrimonio festeggiati tre giorni fa a rendermi indispensabile (almeno per mio marito... spero ^^), ma l'essere over 50, il non avere figli, il praticare  un mestiere in via di estinzione e altro (
"Le persone che leggono hanno la tendenza a diventare dispensabili"), mi hanno fatta sentire molto in sintonia con questa donna che, fra le altre cose, descrive meravigliosamente il legame che si crea fra una persona e il proprio animale, nel suo caso il cane Jock ♥

Un libro non privo di difetti, per esempio mi chiedo come si possano conciliare test e sperimentazioni anche invasive con la successiva donazione degli organi, oltre alla poco credibile accettazione con cui questi dispensabili affrontano il loro destino, ma è una storia che porta a riflettere su certe politiche e certe mentalità (reali) miopi di fronte all'evidenza che più di 8 miliardi di persone sono troppe per questo piccolo, e abusato, pianeta.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: N

domenica 14 giugno 2026

"Dolce nero", Charmaine Wilkerson

 

"B e B, nel freezer c'è una piccola black cake per voi. Non buttatela via. Quando sarà ora, voglio che vi sediate insieme a mangiarla. Lo capirete da soli quando sarà il momento.
Con amore, Ma'"

California, 2018. Eleanor Bennett è morta. B e B sono i suoi figli. La black cake era la sua torta per le occasioni speciali. E questo è un piccolissimo frammento del lungo messaggio che ha registrato e affidato al suo avvocato perché lo facesse ascoltare ai suoi figli. Un testamento che porta Byron e Benny a rivedersi dopo otto anni di distacco. Un messaggio che svelerà la vera storia dei loro genitori e, di conseguenza, tutte le bugie che hanno raccontato, più una rivelazione clamorosa.

Un altro romanzo d'esordio di tutt'altro livello rispetto a "Il lago delle lingue morte".

Charmaine Wilkerson, giornalista e scrittrice newyorkese di origini giamaicane che da vent'anni vive a Roma, ha pubblicato "Black Cake" (pessima scelta editoriale quella di non lasciare il titolo in lingua originale) nel 2022.
Successivamente ha scritto altri due romanzi, "Deluge" (2023) e "Good Dirt" (2025), che non sono ancora stati tradotti e mi domando perché: se sono belli anche solo la metà di questo, vale la pena leggerli.

Mi stupisce anche che questa storia non goda di maggior fama: è ben scritta, ben raccontata, ben costruita, con una pennellata di giallo che non guasta mai.

Una saga familiare che inizia negli anni Sessanta in un'isola caraibica mai menzionata, ma ispirata alla Giamaica, per spostarsi in Inghilterra e concludersi negli Stati Uniti, toccando anche la Scozia e la nostra Italia.

Le vicende costruite attorno ai personaggi danno modo all'autrice di introdurre tematiche importanti, pregiudizi e soprusi legati al colore della pelle, all'orientamento sessuale, al ceto sociale. E' uno di quei libri che porta a riflettere su come la vita possa essere più difficile e pericolosa se si è neri, se si è omosessuali, se si ha bisogno di lavorare e qualcuno di grado superiore se ne approfitta.

Ma anche sull'importanza di parlarsi, capirsi e chiarirsi quando lo si può ancora fare.

E poi ci sono gli oceani e il benessere della Terra.

"Questo pianeta è un essere vivente da curare e proteggere e usare con attenzione, non da prosciugare e inquinare fino al punto dell’estinzione."

Nelle parole della Wilkerson ho trovato il mio stesso amore per il mare e una frase in particolare mi ha fatto sorridere:

"C’è chi si chiede come sarebbe volare. Lei lo sa già. Così continua a volare attraverso l’acqua."

Perché è quello che ci diciamo sempre io e mio marito dopo esserci tuffati in un mare particolarmente pulito: sembra di volare ♥

Mi piacerebbe molto recuperare la serie TV tratta dal libro.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: C


venerdì 12 giugno 2026

"Il lago delle lingue morte", Carol Goodman

 

Corinth (stato di New York), ottobre 1997. L'Heart Lake è un collegio femminile che deve la sua esistenza alla tragica morte della dodicenne Iris, risalente al 1918. La barca con a bordo le tre figlie dei proprietari della dimora si era rovesciata e la più piccola, già cagionevole, non era sopravvissuta al freddo patito.
Jane Hudson, la nuova insegnante di latino, conosce bene la vera storia perché è proprio grazie alla borsa di studio istituita in memoria di Iris se vent'anni prima ha potuto frequentare il collegio in cui i Crevecoeur avevano trasformato la loro tenuta dopo il lutto. Sa anche che negli anni la verità è stata distorta andando a creare la leggenda secondo cui le tre sorelle erano morte insieme affogando nel lago dove, il giorno dopo, erano emersi tre scogli, uno per ciascuna. Ma nel 1977, durante l'ultimo anno di studi di Jane, tre persone erano effettivamente morte suicide in quelle acque: le sue due compagne di stanza e il fratello di una di loro, di cui lei era innamorata. E all'epoca aveva scritto tutto quello che sapeva nel suo diario, diario che aveva poi perso.
Ma adesso qualcuno lo ha ritrovato.

Opera prima, scritta nel 2002, di Carol Goodman (Philadelphia, 1959) che al momento ha pubblicato diciannove romanzi autoconclusivi più altri dodici divisi in quattro diverse serie, due delle quali firmate con pseudonimi, una di queste scritta a quattro mani con il marito, tutti di genere poliziesco e/o gotico. Solo i primi due sono stati tradotti in italiano.

Avevo comprato entrambi diversi anni fa e recentemente l'entusiasmo di una persona che seguo su Instagram verso questo mi ha spinta a leggerlo, una descrizione favolosa che ha alzato molto le mie aspettative, rimaste poi deluse.

E' un libro acerbo per stile e struttura, una scrittura a volte melensa ("Nuotavano spalla a spalla, con i corpi che si inclinavano per respirare con la stessa angolazione, come due pianeti attratti dalla medesima luna, i gomiti bianchi che danzavano sull'acqua come le ali di un gigantesco cigno") e spesso ripetitiva, a livello amatoriale.
Le dinamiche vengono forzate per mettere al centro della vicenda Jane (che è anche la voce narrante) a costo di penalizzare la verosimiglianza.
E l'ambientazione gotica, che vuol senz'altro essere il punto di forza, è esagerata, con atmosfere e situazioni che imitano troppo (e male) "Dio di illusioni".

Una migliore gestione dei piani temporali e dei capitoli più brevi avrebbero giovato al ritmo, che invece risulta sempre piuttosto pesante. Andava fatto un lavoro di alleggerimento: di situazioni, di ingranaggi, di pagine.

Soprattutto andava eliminato l'ultimo capitolo, un epilogo che pone una grossa croce sopra al genere mystery gotico per abbracciare a tradimento un insulso rosa Harmony.

Curiosità: cercando informazioni sull'autrice
 ho scoperto che dal 2001 esiste un premio letterario intitolato a Mary Higgins Clark che premia i romanzi che rispecchiano le sue linee guida, si tratta del premio Simon & Schuster Mary Higgins Clark che la Goodman ha vinto nel 2005 con un altro romanzo ("The Drowning Tree").

Reading Challenge 2026, traccia annuale 7x9, settembre: libri ambientati a scuola, all'università o sul posto di lavoro

sabato 6 giugno 2026

"La pazienza del diavolo", Maxime Chattam

 

Parigi, lunedì 5 maggio 2014. Quando Silas e Pierre salgono sul TGV diretto a Hendaye sono euforici. Due ragazzini che da tempo aspettano con trepidazione l'arrivo di quel giorno, ma non per andare in vacanza sull'oceano: quel treno non arriverà mai a destinazione perché alle 9 in punto i due estrarranno i fucili a canne mozze uccidendo cinquantatré persone e ferendone un'altra ventina prima di spararsi a loro volta. Sei morti e otto feriti saranno, invece, il risultato di un altro attentato suicida perpetrato due giorni dopo all'interno di un ristorante parigino. E questi saranno solo i primi due casi su cui si troverà a indagare Ludivine Vanker che per l'occasione darà alla sua squadra il nome di Cella 666: perché dietro al male che sta travolgendo la Francia sembra esserci il diavolo.

"La pazienza del diavolo è la sua arma migliore contro di noi"

Da questa frase prende il titolo il secondo thriller (scritto nel 2014) 
della serie che ha per protagonista la gendarme Ludivine Vanker di cui lo scorso anno avevo letto il primo, "Loro".

Purtroppo Salani, anziché proseguire con gli altri due titoli che la completano, a marzo di quest'anno ha inspiegabilmente dato la precedenza a "Il segnale", un horror autoconclusivo pubblicato in Francia nel 2018. Non riuscirò mai a capire la mancanza di raziocinio che spesso sembra colpire gli editori italiani, mi rassegno a detestarli per queste scelte illogiche, con la speranza che Salani non abbia deciso di abbandonare la serie che, senza essere memorabile, è sicuramente piacevole per gli amanti del genere.

I fatti di questa puntata si svolgono esattamente un anno e mezzo dopo quelli raccontanti in "Loro". Ritroviamo quasi tutti i personaggi, con Ludivine arrivata alla soglia dei 33 anni senza che l'età né l'esperienza precedente le abbiano insegnato a imbrigliare l'impulsività, anche se naturalmente spesso sono le esigenze di "copione" a farle compiere scelte assurde, come quella di spegnere il cellulare in un momento cruciale... ma in quel momento doveva essere irraggiungibile per gli altri.

Chattam anche questa volta non risparmia al lettore diverse scene e descrizioni splatter, ma la trama - pur avendo ben poco di originale - è ricca di elementi (del resto è un tomo di 544 pagine e non ne toglierei nessuna) e gli ingranaggi funzionano, con un ritmo che si fa via via sempre più sostenuto con una tensione costante.
Potrebbe uscirne un bel film.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di giugno

mercoledì 3 giugno 2026

"Santa", Rosanna Turone

 

"Quando sono nata io, si aspettavano tutti che nascesse un maschio e avevano deciso di chiamarlo Santo. Poi però sono nata io, e siccome i miei non avevano pensato a nomi da femmina mi hanno chiamata Santa."

Pontecagnano Calabro, giorni nostri. Santa ha 30 anni e da otto si è trasferita in Piemonte seguendo Gianni, non tanto per amore, quanto perché lui rappresentava il biglietto per andarsene da quel paese dove non succedeva mai niente, da quella famiglia che le aveva sempre preferito la sorella maggiore, dalla mentalità generale così opprimente. Con Gianni avevano avuto un figlio, poi lui si era messo a tirare oggetti, contro il muro e contro di lei. Lo aveva lasciato diventando l'amante di un uomo sposato che per lei aveva lasciato la moglie. Anche Mauro ha un figlio, proprio dell'età di Tommaso, e non ne vuole altri, per lo meno non in quel momento. Ma lei resta incinta.

Fino a poche settimane fa non sapevo che esistesse un filone di romanzi in cui la giovane protagonista si trasferisce al Nord dal Sud in cerca di emancipazione, e poi mi sono ritrovata a leggere questo e "L'animale femmina" quasi contemporaneamente.
Fra i due non saprei dire quale mi sia piaciuto meno, forse è il genere a essermi indigesto, vuoi per l'età, vuoi perché aspiro a una migrazione opposta alla loro per quando andrò in pensione.

Come per la Canepa, anche "Santa" è un romanzo di esordio, al momento l'unico pubblicato (nel 2024) da Rosanna Turone, calabrese (di Gioia Tauro) classe 1981 trapiantata a Biella dove insegna pianoforte.

Se la protagonista fosse stata la nonna materna di Santa credo che avrei addirittura amato il libro (nonostante lo stile ancora molto acerbo) perché Bruna è una gran donna: forte, determinata, caparbia e simpaticissima.

Santa, invece, è un'altra lagna incontentabile, solo un pelo più sveglia e scafata della Rosita di Emanuela Canepa.

Aver fatto di lei la voce narrante fornisce una visione dei fatti a senso unico e se certi ricordi d'infanzia seminano più di un dubbio sull'imparzialità della madre nei confronti delle due figlie, basta un unico dialogo con la sorella per far capire quanto Santa sia vittimista ed egocentrica. Dialogo che arriva solo nel finale (finale che, oltre tutto, non sono sicura di aver capito), ma nelle 208 pagine ci sono molti spunti in grado di svelare quanto questa donna sia raggelante.

"Mi ha telefonato mia madre per dirmi che è morto Alfredo. E io sono rimasta in silenzio e poi ho cambiato discorso."

Il problema è che non è stata concepita come personaggio negativo, tutt'altro. Lo si capisce dalla sinossi e dalle recensioni entusiaste on-line che ho letto con molta perplessità perché Santa, incapace prima di far valere la sua volontà (e si parla di una grossa tematica) e poi di assumersi la responsabilità della sua decisione, non può essere un simbolo di riscatto proprio per nessuno.

PS: anche quando sono nata io tutti si aspettavano il maschio per via di quelle scemenze sulla forma della pancione di mia madre. Per fortuna i miei genitori non sono stati pigri chiamandomi Marca, ma hanno pensato a un nome femminile e hanno scelto il più bello ♥

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di giugno

lunedì 1 giugno 2026

Reading Challenge 2026: tracce di giugno

       


Traccia della pozione, libri Locked-Room Mistery
  • Morte in sala d'attesa, Milton Propper (3 punti)

Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • SANTA: Santa, Rosanna Turone (2 punti)
  • PAZIENZA: La pazienza del diavolo, Maxime Chattam (5 punti)

Traccia scopa volante, libri ambientati in Spagna
  • Il tarlo, Layla Martinez (1 punto)

Traccia calderone:

  • libri collegabili a uno dei nostri nonni
    La figlia oscura, Elena Ferrante (1 punto)

  • libri con stelle in copertina
    Ascension, Nicholas Binge (3 punti)

Traccia famiglio, libri in cui ci siano delle nozze


Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita



I miei punti di giugno: 15


sabato 30 maggio 2026

"I tre che videro il re", Magnus Mills

 

Inizio inverno di un anno non precisato. Il suo sogno era quello di vivere in una casa di latta all'interno di un canyon. Lo diceva a chiunque avesse la pazienza di ascoltarlo. Finché si era imbattuto in una solida casetta di latta a due piani abbandonata da chi l'aveva costruita. Tetto, porta di accesso, finestre, grondaie e comignolo: non mancava nulla, eccetto il canyon, ma si era adattato in fretta a quella vasta pianura deserta, dove le tre case più vicine (anch'esse di latta) erano distanti qualche chilometro, quanto bastava per non essere completamente isolati, ma sufficienti a scoraggiare le visite frequenti. Finché un giorno una donna di cui a malapena si ricordava aveva bussato alla sua porta con una notizia: un certo Michael Hawkins, con l'aiuto di molti volontari, stava costruendo un canyon che avrebbe ospitato un'intera città di case di latta.

Romanzo fortemente allegorico dove non viene spiegato come i personaggi si procurino cibo e altro (per la prima volta non c'è neppure un pub!), con un altro protagonista di cui non viene mai detto il nome, un uomo placido, abitudinario, metodico, con la vocazione del silenzio.

"Non sarebbe stato male dare un taglio a questo turbinio di socialità che ultimamente era diventato endemico in casa mia e cominciava a sfuggirmi di mano"

Il turbinio della socialità si riferisce al paio di visite (relativamente) ravvicinate che riceve da Philip e Steve, i suoi "vicini" di casa che di norma è abituato a non vedere per mesi: fantastico ^^

Magnus Mills - che dopo la pubblicazione dei suoi due primi romanzi, ma ancora operaio, scrisse questo per capire se poteva diventare scrittore a tempo pieno (fu un grande successo) - dal 1966 a oggi ha scritto una trilogia, tredici romanzi autoconclusivi e tre raccolte di racconti. Ma questo, del 2001, è il terzo e ultimo suo romanzo a essere stato tradotto in italiano e con il mio inglese scolastico non sono in grado di recuperare il resto della sua bibliografia in lingua originale.

Mi rendo conto che le storie di Mills non siano commerciali, come il mercato richiede, ma quando l'originalità diventa geniale andrebbe salvaguardata e diffusa quanto più possibile.

Di banale qui c'è solo la metafora finale ("Non conta dove vivi, ma con chi vivi"), ma - dopo i pali da recinzione al centro di 
"Bestie" e la riverniciatura delle barche di "Niente di nuovo sull'Orient Express" - ci si arriva leggendo 166 pagine che descrivono le case di latta e la vita solitaria all'interno di esse. Una quotidianità scandita dalla continua lotta contro la sabbia trasportata dal vento che si accumula attorno alle pareti esterne e dove l'apertura delle imposte rappresenta un lungo rituale quotidiano.

E sono 166 pagine magnifiche! Come si fa a smettere di tradurre un autore così?

Reading Challenge 2026, traccia annuale Articoli: I


venerdì 29 maggio 2026

"L'animale femmina", Emanuela Canepa

 

Padova, 24 dicembre 2015. Rosita Mulè, 27 anni, da sette si è trasferita a Padova lasciando il piccolo paese di origine nel casertano, scappando dalla mentalità ristretta, ma soprattutto da una madre invadente e oppressiva. Gli studi in medicina vanno a rilento: una volta persa la borsa di studio e l'alloggio presso un collegio, per potersi mantenere ha iniziato a lavorare in un supermercato, malpagata e con meno tempo da poter dedicare agli esami.
Una personalità chiusa, che non riesce a fare amicizia neppure con le coinquiline. Un'avvilente relazione con un uomo sposato che la cerca solo quando gli fa comodo passare un'ora con lei nel modo più ovvio.
Qualcosa cambia alla vigilia di Natale, quando la strada di Rosita si incrocia con quella dell'anziano avvocato Ludovico Lepore: un mese dopo lascia il lavoro al supermercato diventando la sua segretaria.

Romanzo di esordio, scritto nel 2018, dell'autrice romana di cui quattro anni fa avevo già letto "Insegnami la tempesta", libro che non mi aveva convinta per niente e questa volta non è andata meglio. Una buona scrittura (sorvolando su alcune sviste nell'editing, come l'ascensore preso da Rosita che soltanto due frasi prima risultava fuori servizio) non basta a farmi sopportare la caratterizzazione della protagonista e degli altri personaggi femminili. Donne prive di nerbo che si piegano al volere maschile (che si tratti dell'amante o del datore di lavoro è indifferente) accettando la loro volontà come un fattore incontestabile e, per il mio modo di essere, il riscatto preannunciato nella sinossi ("Non sa quanto quel rapporto la stia trasformando. Non sa che è proprio dentro una gabbia che, paradossalmente, si impara a essere liberi.") è talmente minimo da risultare mortificante per le donne.

Non sono migliori i tre personaggi maschili - l'amante, l'avvocato e un amico di quest'ultimo - ma l'attenzione si concentra su Rosita, protagonista assoluta e voce narrante - che, nonostante la distanza e il passaggio all'età adulta, continua a sentirsi soffocare dalla madre. Quindi un altro rapporto conflittuale madre-figlia, come in "Insegnami la tempesta".

"Da bambina non facevo altro che aspettare di vederla puntare gli occhi su di me. Non è che mi trascurasse, al contrario. Non mi ha mai fatto mancare niente. Ma non mi guardava mai. Ogni atto di cura veniva messo in pratica con la stessa meticolosità di tutto il resto, la mente già proiettata verso l’incombenza successiva. Infilarmi una maglietta o preparare la base del soffritto erano attività con lo stesso grado di coinvolgimento. Io non facevo mai la differenza."

Un trasferimento agognato dall'adolescenza che di fatto non ha risolto nulla perché Rosita si è portata dietro tutta la sua autocommiserazione senza riuscire a trovare un riscatto personale, aggiungendo soltanto il problema del sostentamento economico (per poi macerare  inspiegabilmente nel dubbio se accettare o meno il lavoro da segretaria offertole dall'avvocato quando il binomio stipendio maggiore e meno ore di lavoro - quindi più tempo da poter dedicare allo studio - renderebbe sensata un'unica risposta per chiunque).

"Le femmine sono animali interessanti"

La frase che dà il titolo al libro esce dalla bocca di Lepore, che in breve si rivela misogino e manipolatore, caratteristiche che lo rendono odioso, evidenziando quelle altrettanto detestabili di Rosita, e se i flashback fanno capire (senza giustificare) l'acrimonia di lui nei confronti delle donne, per lei non c'è speranza: un irritante esserino lagnoso, titubante, indeciso, insicuro ed esasperatamente accomodante.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Carnevale: E