venerdì 23 ottobre 2026

"Agnes Browne mamma", Brendan O'Carroll

 

Dublino, 29 marzo 1967. Quel giorno Agnes (Reddin) Browne, accompagnata dall'inseparabile amica Marion Monks, è la prima a presentarsi all'ufficio competente per compilare la richiesta di indennità. E' vedova soltanto da due ore: Nicholas, detto Rosso, di professione lavapiatti, è stato investito da un'auto. Non sa che il contributo verrà calcolato dal giorno della morte, non da quello della presentazione della domanda. E, non sapendolo, non vuole rischiare di perdere neppure un giorno.
Agnes non è avida: è soltanto povera. E ha sette figli da sfamare.
Un caso che potrebbe essere disperato, ma un carattere ottimista come il suo può fare la differenza e a 34 anni avrà tutto il tempo per rendersi conto che agli otto Brawne rimasti - adesso che non c'è più Rosso a giocarsi i soldi alle scommesse - possono bastare i guadagni del suo banco di frutta e verdura al mercato di Moore Street e che anche alla bellezza del suo viso non mancheranno gli schiaffi che le dava il marito quando tornava a casa ubriaco.

Brendan O'Carroll (Dublino 1955) è principalmente un attore comico che ha legato la sua carriera (anche come regista, produttore e sceneggiatore) al personaggio di Agnes Browne.

Come scrittore ha pubblicato un unico romanzo autoconclusivo ("Birra e cazzotti"), mentre la serie di Agnes è composta da tre romanzi (questo è il primo,
 pubblicato nel 1994) e da un prequel, più due appendici non tradotte in italiano (se ho ben capito sono guide di consigli utili elargiti da Agnes).

Dopo un primo capitolo che mi ha lasciata più irritata che indifferente - perché la comicità di Agnes sembra basarsi sull'ottusità, quella che la porta a rispondere "in cucina" quando l'impiegata dell'ufficio governativo le chiede dove lavorava il marito - già dal secondo ho cominciato ad affezionarmi a questa donna dotata di quella positività che a me manca.

Agnes mamma, indubbiamente. Una mamma leonessa le cui reazioni mi hanno fatto pensare alla mia, ma anche concreta e risoluta, ben più costruttiva di tante madri che, almeno in teoria, dovrebbero aver acquisito una conoscenza data dall'istruzione, quella che la protagonista non ha avuto modo di raggiungere.

Ma anche Agnes amica. Il rapporto fra lei e Marion è il cuore di questa storia breve (170 pagine), una di quelle amicizie sincere e per questo rare, un legame forte, ma purtroppo non indistruttibile.

O'Carroll - che ha tratto ispirazione dalla sua storia personale (ultimo di undici figli, rimasto orfano del padre a sette anni, nei ringraziamenti rivolge alla madre una delle dediche più belle che abbia mai letto) - sotto alle scenette divertenti (come quando al funerale, vedendo una donna singhiozzare disperata, si convince che il marito avesse un'amante per poi capire che al cimitero si sono mischiati due cortei funebri e lei è finita davanti alla fossa sbagliata) e alle battute sboccate (è Marion a perdere le staffe davanti all'indecisione di una cliente: "O le vuole o non le vuole, non mi va di sorbirmi una caterva di domande idiote! Le tastava e le stringeva: sono banane, mica cazzi, non è che diventano più grosse se le palpi!") nasconde (ma non troppo) le difficoltà della vita quando bisogna inventarsi come riuscire ad andare avanti giorno per giorno.

"Questi erano i figli di Agnes e del caro estinto Rosso Browne, sempre molto uniti, se non altro per mancanza di spazio"

Reading Challenge 2026, traccia annuale Enigmistica, che cosa apparirà: copertina in bianconero




mercoledì 21 ottobre 2026

"Reykjavik", Ragnar Jonasson e Katrin Jakobsdottir

 



Isola di Viðey (Islanda), 6 agosto 1956. E' un lunedì quando i genitori di Lára Marteinsdóttir, 15 anni, chiedono l'intervento della polizia: la figlia, che sta trascorrendo l'estate sulla piccola isola lavorando come domestica per Ólöf e Óttar Blöndal, il sabato precedente non ha telefonato, come era solita fare ogni settimana e quando hanno chiamato per avere notizie si sono sentiti dire dai datori di lavoro che Lára aveva lasciato l'isola il venerdì mattina dopo essersi licenziata. Ma non era mai tornata a casa.
Reykjavik, 14 agosto 1986. Valur Róbertsson, 25 anni, giornalista investigativo, sta scrivendo una serie di articoli sul caso di Lára in occasione del trentesimo anniversario della sua scomparsa. Il suo è diventato il caso irrisolto più famoso d'Islanda e quando Valur riceve una telefonata anonima che potrebbe aprire una nuova pista pensa solo al prestigio che gli darebbe scoprire cosa sia davvero successo alla ragazzina, ignorando i rischi che corre indagando.

Giallo autoconclusivo di Ragnar Jonasson, di cui ho da poco terminato la serie Misteri d'Islanda. Questo lo ha scritto fra il 2020 e il 2022 (pubblicandolo nel 2023) insieme a Katrin Jakobsdottir, primo ministro islandese dal 2017 al 2024 (partito Sinistra - Movimento Verde).

Come mi è già successo leggendo libri scritti a quattro mani (ad esempio con la serie Under Suspicion firmata da Mary Higgins Clark e Alafair Burke) anche in questo caso - conoscendo bene lo stile della firma principale - fatico a capire quale apporto possa aver dato il secondo nome.

Una storia che non avrebbe potuto non piacermi: un cold case snello (272 pagine) diviso in due parti con due protagonisti distinti, ben costruito e ben raccontato, pur non avendo nulla di originale né di imprevedibile.

Ari Þór mi è mancato, ma non quanto temevo e poi con i libri di Jonasson si fanno sempre piacevoli scoperte, come la tradizione dei tredici folletti islandesi (gli Jólasveinar) o la bellezza paesaggistica di Viðey:


E anche questa volta mi ha stesa con considerazioni sul clima islandese da brividi:

"Indugiò per un paio di minuti con il viso rivolto al sole, consapevole che in agosto ogni bella giornata può essere l’ultima"

Il presente del libro è stato ambientato nel 1986, anno particolarmente importane per l'Islanda e sono proprio i festeggiamenti per il  
bicentenario della fondazione di Reykjavik, prima, e il vertice fra Reagan e Gorbaciov (11 e il 12 ottobre 1986, quello che pose le basi per il trattato dell'anno successivo), dopo, a fare da contorno a indagini e scoperte.

Ho letto con piacere l'intervista a Jonasson pubblicata su La Repubblica lo scorso 29 agosto, giorno del referendum islandese sulla proposta di riaprire i negoziati per l'adesione all'Unione Europea. L'autore, parlando dell'inaffidabilità di Trump e del bisogno di protezione che ha una piccola isola di 400mila abitanti, non sapeva ancora che con il 52,84% avrebbe vinto il "no".
Penso ci sia rimasto molto male.
Anch'io.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Enigmistica, una gita a: un libro ambientato in una città specifica


lunedì 19 ottobre 2026

"La seduzione dell'acqua", Carol Goodman

 

"In un tempo prima che i fiumi fossero sommersi dal mare, in una terra tra sole e luna, da cui viene la nostra gente, i pescatori raccontavano la storia di un uomo che si era innamorato di una delle donne foche, le selkie, così si chiamavano, foche che una volta all'anno perdevano la loro pelle e diventavano donne..."

Monti Catskill, Appalachi (stato di New York), marzo 2009. Iniziava così la fiaba che Iris Greenfeder da bambina non si stancava mai di sentirsi raccontare: La selkie, una storia tramandata di generazione in generazione nella famiglia della madre, autrice di due best-seller fantasy, i primi due titoli di una trilogia di cui non era mai stato pubblicato il capitolo finale. Perché la madre era morta nel settembre 1973 in un incendio che aveva distrutto un albergo a Coney Island dove la donna si era registrata con un certo John McGlynn. Era partita dall'hotel Equinox - dove la famiglia viveva perché il padre di Iris ne era il direttore - per partecipare a un convegno a New York e invece si era incontrata di nascosto con quello che doveva essere il suo amante. Iris all'epoca aveva dieci anni e ora, a 36, sta ancora cercando di diventare a sua volta scrittrice. E sarà proprio il progetto di scrivere la biografia della madre a riportarla all'hotel dov'è cresciuta, per recuperare i ricordi e per cercare il libro conclusivo della trilogia che Hedda Wolfe, l'agente della madre, è convinta che Kay avesse scritto e nascosto.

Pubblicato nel 2003, si tratta del secondo romanzo della prolifica Carol Goddom, ma l'unico a essere stato tradotto in italiano oltre all'opera prima, "Il lago delle lingue morte", che avevo letto a giugno senza apprezzarlo granché.

Questa esperienza è stata ben peggiore, una lettura che sembrava non avere fine nonostante il numero standard delle pagine (333) e che mi avrebbe causato un brutto blocco se non avessi l'abitudine di leggere più libri contemporaneamente.

La Goodman qui ha abbandonato l'ambientazione gotica che caratterizzava la storia precedente, ma ha perseverato nel mix di generi, con fantasy (l'inizio di molti capitoli è costituito da alcune pagine - veramente brutte - tratte dai libri della madre di Iris) e romance che prevalgono sulla vicenda gialla, l'unica a risvegliare il mio interesse, ma deludente perché resa confusa dalla pessima gestione degli ingranaggi. Finito il libro, quindi dopo aver scoperto gli eventi del passato e capito la loro cronologia, diventa evidente che sarebbe bastato alleggerire e semplificare per avere una narrazione più fluente e, soprattutto, un percorso molto più logico.

In definitiva salvo soltanto le suggestive descrizioni del luogo montano in cui si trova l'hotel.

"Imboccata l'ultima curva, l'hotel appare, austero e bianco, sul crinale sopra la valle dell'Hudson, con le sue colonne snelle che richiamavano i pini argentati tutt'attorno"

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di ottobre: ACQUA di mare

venerdì 16 ottobre 2026

"Il segnale", Maxime Chattam

 

"La mia casa è infestata dagli spiriti"

Mahingan Falls (
New England), metà luglio di un anno non precisato. E' questo che Thomas Spencer si trova a dover ammettere con se stesso alcune settimane dopo aver lasciato New York per quella placida cittadina immersa nel verde. Quando lui e la moglie Olivia avevano visto per la prima volta The Farm - una fattoria vecchia di almeno tre secoli, ma completamente ristrutturata dal precedente proprietario - avevano immediatamente capito che sarebbe stato il luogo ideale per ripartire da zero. Lei era stanca del suo lavoro in televisione, lui era alla ricerca della giusta ispirazione dopo il flop del suo ultimo spettacolo teatrale e ai loro figli avrebbe giovato enormemente quell'aria sana e tutta quella quiete. Per non parlare di quanto si sarebbe divertito il loro cane in quel grande giardino. Invece era stato proprio Smaug a iniziare a comportarsi in modo strano, abbaiando al nulla o scappando terrorizzato dal bosco.
E avrebbero dovuto prestargli attenzione anziché dargli dello scemo...

La serie scritta da Chattam che ha per protagonista la gendarme 
Ludvine Vanker è composta da quattro libri, ma Salani dopo aver tradotto i primi due ("Loro" e "La pazienza del diavolo"), è passata a due romanzi autoconclusivi, questo (del 2018) e "L'artiglio", l'ultimo romanzo pubblicato dall'autore lo scorso anno.

Al solito non riesco a trovare una logica per queste scelte editoriali superficiali quanto stupide, ma - pur augurandomi che si tratti solo di una pausa e che prima o poi la serie venga conclusa anche da noi - devo riconoscere che "Il segnale" è stata per me la migliore lettura delle tre, cosa che non mi aspettavo perché dagli horror vengo attratta quanto (quasi sempre) delusa.

Un tomo di ben 800 pagine, un genere di lunghezza che mi spaventa, ma meno da quando ho iniziato a usufruire degli audiolibri perché ascoltare non è impegnativo come leggere.

Però, quando la lunghezza è esagerata rispetto alla qualità di ciò che viene raccontato e penalizza lo slancio narrativo, anche gli audiolibri non fanno sconti e il risultato diventa forse ancora più pesante.

In questo caso no.

Di certo non si tratta di un capolavoro né tantomeno di una storia originale. Chattam ha scelto gli Stati Uniti penso con l'unico scopo di porre l'immaginaria cittadina di 
Mahingan Falls a venti chilometri da Salem (come se la caccia alle streghe non fosse inizia proprio in Europa...). Ha inserito anche la cittadina di Arkham, inventata da Lovercraft, mettendoci un ospedale psichiatrico, chiaro riferimento a Batman e all'ospedale psichiatrico di Gotham City, l'Arkham Asylum (ma questo dettaglio l'ho scoperto grazie alla mia mania di cercare informazioni sui luoghi citati nei libri che leggo). E chissà quanti altri camei mi sono persa.

Di sicuro si è molto ispirato a King, a Partridge, agli horror giapponesi, non lesinando sullo splatter con cui colpisce anche personaggi di rilievo, particolare inusuale e per questo gradito, cosa che non posso dire per certe conclusioni un po' troppo vicine al complottismo.

Ma resta un horror ben costruito che riesce a mantenere alta la tensione e la sensazione di disagio.

Reading Challenge 2016, traccia Pozione di ottobre: un libro con una casa infestata


lunedì 12 ottobre 2026

"Passeggiate nei piccoli cimiteri", Claudio Visentin

 

E' stata la casualità della Challenge - con la traccia di ottobre che richiede libri con in copertina un cimitero - a portarmi a leggere quest'altro librino (132 pagine, pubblicato nel 2024) di Claudio Visentin subito dopo aver finito "Luci sul mare".

Dopo il prologo, che regala una bella riflessione ("Il cimitero ha però anche una funzione psicologica; offre a chi resta una tomba da visitare mentre si elabora il lutto. Il vivo s’illude di continuare a parlare con il morto dal quale, in apparenza, lo separano solo una lapide e un sottile strato di terra; e tuttavia la vicinanza fisica nasconde una distanza infinita tra chi è uscito dal tempo e chi ancora vi dimora."), si passa a un primo capitolo nozionistico, con brevissimi accenni all'editto di Saint-Cloud, ai cimiteri monumentali, a quelli degli inglesi presenti in Italia, ai cimiteri ebraici, a quelli di guerra e al cimitero dei senza nome a Vienna (dove, non lo sapevo, c'è l'unico museo al mondo di pompe funebri).

Si arriva quindi al tema portante del volumetto, i piccoli cimiteri di campagna, prima quelli ancora in uso e poi quelli abbandonati. Visentin si concentra su una zona ben precisa (cosa parecchio limitante), quella 
appenninica che fa da quadrivio fra quattro province (Genova, Alessandria, Piacenza e Pavia) e le rispettive regioni, ma finendo con il visitare e descrivere solo cimiteri di piccoli borghi del pavese: Torre degli Alberi, di Brallo di Pregola, di Valformosa e di Zavattarello, di Vesimo, Tartago, Belnome, Artana, Bogli.

Terre di partigiani, come Luchino Dal Verme, nome di battaglia Maino, detto poi “il conte partigiano”, a cui un anziano del posto racconta la storia a Visentin, che la riporta nel libro: in sostanza i cimiteri sono un pretesto per raccontare aneddoti e piccole storie sulle persone sepolte o sui borghi della Val Trebbia.

La carrellata si chiude con l'unico cimitero che non si trova in provincia di Pavia, ma alle porte di Genova. Il ci
mitero valdese di Castello, che è anche l'unico di cui ho trovato una fotografia in rete:


Anche questa volta pesa l'assenza di fotografie, le piacevoli illustrazioni di Elena Bonini non bastano a compensare.


L'argomento successivo sono gli epitaffi (ne vengono riportati parecchi), che fanno fare all'autore un salto in Sicilia, al cimitero di Santa Marina Salina.

Solo alla fine si scopre che nel libro sono inseriti articoli precedentemente pubblicati da Visentin sul settimanale "Azione" (Svizzera italiana) e testi tratti da un programma televisivo (anch'esso svizzero): in pratica un copia-incolla che si percepisce e non è gradevole. 

In generale la considero la peggior lettura fatta su questo argomento che da sempre mi appassiona. 

Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di ottobre: libri con un cimitero in copertina


mercoledì 7 ottobre 2026

"Luci sul mare", Claudio Visentin

 

Boreas domus, mare amicus
Il nord è la mia casa, il mare mi è amico

E' con questo m
otto delle isole Orcadi che Claudio Visentin (Milano, 1964), storico e autore di narrativa di viaggio, apre questo librino (appena 111 pagine) pubblicato nel 2022 dove racconta il suo itinerario lungo le coste scozzesi, di faro in faro, un interesse nato in lui dopo la lettura de "I guardiani dei fari" di Charles Paolini.


Un nome ricorrente è quello degli Stevenson (proprio quelli di Robert Louis) e non potrebbe essere altrimenti: nell'arco di tre generazione la famiglia ha costruito la maggior parte dei fari scozzesi, come quello sull'isolotto di Bass Rock progettato da David Stevenson nel 1903 e visibile da Edimburgo.


E' da qui che Visentin ha iniziato il suo tour. In quale anno non si sa, una dimenticanza/lacuna inaspettata in un testo infarcito di date.
Ma le grandi assenti - come in tanti altri libri di narrativa di viaggio che ho letto - sono le fotografie. Immagino che non si sia trattato di una scelta, ma di una mera questione di budget. Peccato, almeno in copertina ci sarebbe stato bene uno scatto dello stesso autore!


Evitabili, invece, le illustrazioni di Alessandro Alghisi, brutte quanto inutili. Questo è/sarebbe il Bass Rock:


L'assenza di fotografie e il tema trattato rendono indispensabile leggere davanti al computer o con il cellulare in mano. Ho cercato ogni faro citato, alcuni sono belli, altri bellissimi, tutti estremamente affascinanti.

Nascere sotto alla Lanterna inculca nell'animo di noi genovesi un sentimento di rispetto e amore per i fari. Il nostro, purtroppo, è attorniato da sempre più cemento, ma quando è buio vedere il suo raggio dal mare (cosa a cui purtroppo ho assistito un'unica volta nella vita) - o anche da qualche punto lungo la costa - è impressionante e meraviglioso.

Per alcuni fari Visentin fornisce una scheda tecnica con anno di costruzione, nome dell'ingegnere, latitudine e longitudine, tipo di segnale luminoso emesso, portata e altezza: leggendo queste ultime, che vanno dai dieci ai quarantaquattro metri, ho ridacchiato pensando ai 117 della Lanterna.

Per non parlare dell'anno di edificazione: Genova mette sul piatto un notevole 1128 (che diventa 1543 per la struttura attuale) e la Scozia risponde con il ben più recente 1786. Fu in quell'anno che - per accontentare le richieste di armatori, mercanti e capitani bisognosi dei fari per tutelarsi dai grandi pericoli delle coste scozzesi (rocce sommerse, secche, correnti improvvise, eccetera) - venne fondato il Northern Lighthouse Board.

Di sicuro gli scozzesi ci battono nel numero: Genova 1, Scozia oltre 200. Chapeau.

Visentin ha risalito la costa verso Nord fino alle Orcadi e alle Shetland. Ha usato automobili, natanti e piccoli aerei, è entrato in pochi fari, ma ne ha visti molti.

Bell Rock


Muckle Flugga


Sumburgh Head


E ancora, Skerryvore, Dubh Artach, Rattray Head (quello che vediamo in copertina), Kinnaird Head, Star Point, North Ronaldsay (dove i fari sono due, di epoche diverse), Fair Isle...

Nel libro Visentin descrive la flora e la fauna dei posti, aggiungendo qualche aneddoto sui fari, sui loro guardiani o sui villaggi in cui si trovano: solo accenni ed è un peccato. L'argomento aveva un enorme potenziale, avrebbe potuto essere una grande opera, invece sembra solo un compitino.

"Dal punto di vista tecnico, certo, i fari sono obsoleti. Ma un capitano di nave una volta mi disse: se guardo gli strumenti elettronici mi dicono dove pensano che io sia, ma se guardo al di là del vetro e vedo un faro, io so dove sono."
(Brian Johnson, tecnico manutentore dei fari scozzesi)

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di ottobre: acqua DI mare

lunedì 5 ottobre 2026

"Stupro. Una storia d'amore", Joyce Carol Oates



Niagara Falls (stato di New York), 4 luglio 1996.
Martine (Teena) Maguire, 35 anni, vedova da quattro e segretaria in uno studio dentistico, ha trascorso la giornata a casa di Ray Casey, l'uomo con cui ha una relazione da circa un anno. Con lei la figlia dodicenne Bethel (Bethie). E svariate famiglie e coppie di amici. Una discussione con Ray e qualche bicchiere di troppo la spingono a rifiutare quando lui si propone di accompagnarle a casa. La serata è bella, la distanza non esagerata. Ma a un certo punto Teena ha la sciagurata idea di risparmiare dieci minuti passando dal Rocky Point Park.

"Aveva preso quella decisione, una frazione di secondo in cui la vita cambia per sempre"

Uno sliding door dal risultato devastante. Per Teena, che verrà trascinata da un branco di ragazzi ubriachi e drogati nella rimessa per le barche dove abuseranno di lei in ogni modo possibile lasciandola poi in fin di vita sul pavimento marcio. E anche per Bethie, trascinata a sua volta (lussazione della spalla) e picchiata, che non può fare altro che strisciare in un punto nascosto sotto alle barche sperando che si dimentichino di lei e che non uccidano sua madre.

"La tua infanzia finì a 12 anni. Eri terrorizzata da quello che stavano facendo a tua madre e che tu eri costretta ad ascoltare, impotente. La parola stupro non era ancora entrata nel tuo vocabolario, e quindi non ti venne in mente. Pensavi più a qualcosa come picchiare, ferire, tentare di uccidere."

Questo è solo l'inizio della storia: meravigliosa per come viene raccontata, ripugnante per quello che racconta. E non mi riferisco alle descrizioni del reato: quando si scrive come la Oates non c'è bisogno di ricorrere a sordidi dettagli.

Scritto nel 2003, è un giallo altamente drammatico piuttosto breve (187 pagine), con una narrazione particolare data dall'utilizzo in molti capitoli della seconda persona singolare.

Lo stupro di gruppo non sarà la sola forma di violenza e umiliazione che Teena e sua figlia dovranno sopportare. Perché gli stupratori sono tanti e le loro famiglie sono numerose. E sono tutti cattivi.

"Se l'è andata a cercare, c'era da aspettarselo. Lo sanno tutti come si comportava"

Questo è quello che si dirà in città di Teena, sottolineando il suo abbigliamento provocante, i capelli tinti, il modo di ridere, l'abitudine a flirtare. Come se questo giustificasse l'assalto.

Un ribaltamento della verità che raggiungerà il suo apice all'udienza preliminare, dove la fiction riflette quello che succede nella realtà nell'unica tipologia di processo in cui spesso sembra che debba essere la vittima a dover dimostrare di aver subito il reato e non l'accusato a dover provare la propria innocenza.

Non è il legal thriller che a un certo punto mi aspettavo, ma produce una tensione emotiva altissima, intensa e provocatoria nelle azioni dell'agente Droomor.

"Teena Maguire avrebbe maledetto di essere stata tenuta in vita, cinque giorni attaccata a un respiratore e alla flebo nel reparto intensivo del St. Mary, di non essere stata liberata dallo strazio con un proiettile in testa, laggiù sul pavimento della rimessa per barche, liberata dalla fottuta sfortuna che l'aveva fatta nascere."

Reading Challenge 2026, traccia annuale Notte prima degli esami: un libro del proprio autore preferito


sabato 3 ottobre 2026

"Il vicino di casa", Linwood Barclay

 

Promise Falls (stato di New York), luglio di un anno non precisato. Sono circa le otto di sera quando Derek Cutter, 17 anni, può finalmente dare inizio al suo piano: passato a salutare Adam - suo migliore amico e vicino di casa - in procinto di partire con i genitori per una settimana di vacanza, fa solo finta di uscire dalla villetta, andando invece a nascondersi nel seminterrato. Sa come disattivare l'allarme e più tardi la sua fidanzatina potrà raggiungerlo come d'accordo. Dal nascondiglio sente i Langley uscire e partire in macchina, ma non fa neppure in tempo a pregustare l'intimità che lo aspetta che Penny lo chiama mandando tutto all'aria: è in punizione, i suoi non le permettono di uscire. Derek, frustrato, non può fare altro che tornarsene a casa, ma proprio in quel momento sente un'auto fermarsi sul vialetto. Pochi minuti bastano per capire che la madre di Adam non si è sentita bene e sono dovuti tornati indietro. E mentre pensa a come uscire da quella situazione prima che lo scoprano sente suonare il campanello: il padre di Adam va ad aprire, qualcuno lo insulta, poi un colpo di pistola, un altro e un altro ancora. Il visitatore se ne va. Derek si fa coraggio ed esce dal nascondiglio trovando i cadaveri dei tre Langley nel salone d'ingresso.

Vincitore nel 2009 del premio Crime Writers of Canada Award of Excellence, "Too close to home" è il primo titolo della serie Promise Falls, composta da sei romanzi scritti fra il 2008 (questo) e il 2017 da Barclay, vittima (con noi lettori) della grossolanità (sono gentile) dell'editoria italiana. Perché se di "Senza dirsi addio", che avevo letto a maggio, non hanno tradotto il seguito, qui hanno tradotto tutti i libri eccetto l'ultimo!

N
on riesco a capacitarmi di come si possa essere così superficiali e disattenti. Anche immaginando che Barclay nella seconda metà del decennio scorso sia stato surclassato nelle vendite dall'esplosione dei thriller psicologici - e considerando che non scrive capolavori (quanto meno non lo sono i due che ho letto) - quando un editore decide di tradurre una serie dovrebbe sentirsi obbligato a completarla. E a rispettare l'ordine cronologico. Quello che a suo tempo non fece NN Editore con la trilogia di Holt di Kent Haruf, tanto per dire (quindi l'editoria italiana non ha riguardo neppure per i grandi autori).

Dovrebbero essere procedure semplici e logiche, e invece...

Andrò comunque avanti, sperando che nei successivi quattro romanzi tradotti le storie gialle siano autoconclusive, come in questo caso.

Barclay anche questa volta sfrutta eventi poco chiari del passato che nel presente portano a omicidi e a crimini di altro genere. Il giallo funziona e lo stile resta lo stesso, scorrevole, ma ripetitivo. Non ci sono state parti che mi hanno annoiata, come era successo con le vicende di Cynthia Bigge e della sua famiglia, ma ho avuto di nuovo la costante impressione di leggere qualcosa scritto negli anni Ottanta, una caratteristica particolare che a me non disturba, ma che potrebbe essere considerata penalizzante.

Reading Challenge 2027, traccia Incantesimo di ottobre: acqua DI mare


giovedì 1 ottobre 2026

Reading Challenge 2026: tracce di ottobre

            


Traccia della pozione, libri con una casa infestata:
  • Il segnale, Maxime Chattam (8 punti)

Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • ACQUA: La seduzione dell'acqua, Carol Goodman (3 punti)
  • DI: Il vicino di casa, Linwood Barclay (4 punti)
  • MARE: Luci sul mare, Claudio Visentin (1 punto)

Traccia scopa volante, libri ambientati in Thailandia


Traccia calderone:

  • libri con delle ombre in copertina
  • libri con lo sfondo di copertina nero

Traccia famiglio, libri con un cimitero in copertina:
  • Passeggiate nei piccoli cimiteri, Claudio Visentin (1 punto)

Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita:



I miei punti di ottobre: 17



martedì 29 settembre 2026

"La ragazza nella tormenta", Ragnar Jonasson

 

Siglufjörður, giovedì 24 marzo 2016. Sono le tre del mattino quando Ari Þór Arason viene svegliato da una telefonata del giovane agente Ögmundur: il corpo di una ragazza è stato ritrovato su una delle strade principali della cittadina. Adesso è lui l'ispettore di Siglufjörður ed è a lui che spetta il dovere di intervenire. Giunto sul posto non può fare altro che registrare il decesso della giovane, chiaramente precipitata dal balcone dell'edificio che si affaccia su quel tratto di marciapiede. Tutto lascia pensare che si sia suicidata e Ari Þór sarebbe ben felice di poter liquidare in fretta il caso: quel giorno Kristín arriverà dalla Svezia con il loro bambino, Stefnir, e lui vuole trascorrere più tempo possibile con lui.
Ma sarà la madre di Unnur, convinta che sua figlia non si sarebbe mai tolta la vita, a costringerlo ad andare oltre alle apparenze.

"Vetrarmein", scritto nel 2020, è la sesta e ultima puntata della serie Misteri d'Islanda. E' anche quello che presenta un maggior intervallo di tempo rispetto alla storia precedente, dal settembre 2013 si passa al marzo 2016, cosa che comporta anche grandi cambiamenti nella vita del protagonista, che qui ha superato i trent'anni.

Le sue vicende personali, con i dubbi interiori che caratterizzano il personaggio, si prendono una bella fetta delle 240 pagine accompagnando una storia gialla che finisce per dividersi in due. Due vicende forse un po' deboli per un finale di serie, ma il punto di forza di questi romanzi è sempre stata l'ambientazione: il freddo glaciale del profondo Nord, i collegamenti labili, eccetera, e questo episodio non fa eccezione, con Siglufjörður che quasi alla fine di marzo si ritrova sepolta dalla neve e isolata a causa del black-out conseguente.

Mi mancherà Ari Þór, ma sono molto curiosa di passare alla Trilogia di Hulda, che pare essere ancora più bella.


Gli altri libri della serie Misteri d'Islanda:
"L'angelo della neve"
"I giorni del vulcano"
"Fuori dal mondo"
"La donna del faro"
"Notturno islandese"

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di settembre: cuscino nel testo



lunedì 28 settembre 2026

"Le cure della casa", Stefania Bertola

 

Torino, 2019. Lilli ha 48 anni, un matrimonio che dura da 23, una figlia di 21 e tanto tempo libero. Dopo aver perso l'impiego di addetta al personale quando la ditta tessile per cui lavorava era stata ceduta a un coreano, aveva investito la liquidazione in un negozio di borse aperto con la sua amica Cecilia, ma dopo poco più di un anno avevano dovuto accettare lo scarso entusiasmo delle torinesi verso le borsette fatte di zip che producevano, abbassando per sempre la saracinesca. Nel frattempo era stata Daniela, la sua donna delle pulizie, a trovare un posto fisso, coronando il sogno di diventare portinaia in uno stabile della zona.
Ma non è stato per risparmiare quei trecento euro mensili se Lilli ha deciso di non cercare un altro aiuto dedicandosi a tempo pieno al mestiere di casalinga: sa di essere portata per le pulizie e il suo progetto diventa quello di far risplendere la sua casa come quella della signora Pontini, la mamma della sua amica del cuore alle elementari!
E chissà che fine ha fatto Noemi... Approdate alle medie in classi diverse si erano gradatamente, e poi definitivamente, perse di vista. La voglia di rivedere l'amichetta di un tempo esplode, ma la ricerca risulterà ben più difficile dell'imparare a tenere in ordine la dispensa.

Dopo la delusione del mese scorso con "Via delle Magnolie 11" (dal quale qui viene ripescato un personaggio marginale, Lisa, la detective privata di Rivabella, così come rispunta Il palazzo degli sposi, vale a dire il negozio di abiti da cerimonia di "Divino amore": quanto mi piacciono questi camei ♥), ho voluto tornare subito sulla Bertola, per la prima volta in versione audiolibro, cosa che mi ha fatto scoprire di aver sempre sbagliato a pronunciare il suo cognome.

Qui ho ritrovato l'umorismo che la caratterizza, che amo e che - oltre ad avermi salvata dal senso di oppressione che mi trasmetteva
 "Oh my darling, Clementine" - ha risvegliato tantissimi ricordi proprio dei tempi delle elementari e delle mie amichette di allora. Quella del cuore, mia omonima, aveva una mamma giovane e un po' hippy che - al pari della mia - non aveva la fissazione per la casa e a noi bambine dava libertà assoluta. Dall'altra Loredana c'era addirittura un'intera stanza dei giochi, dove potevamo fare di tutto, anche scrivere sui muri, mentre il mio bonus era la compagnia della Titta, mia amata (e pazientissima) cagnetta. Ma poi c'era una terza amichetta e essere ospitate da lei non era altrettanto divertente: obbligo di pattine, tè a merenda servito in tazze di porcellana con cucchiaini d'argento, silenzio monacale e altro, in perfetto stile signora Pontini ^^

Reading Challenge 2026, traccia annuale Notte prima degli esami: autore/autrice italiano/a

sabato 26 settembre 2026

"Oh my darling, Clementine", Amity Gaige



Clementine (Massachussett), febbraio di un anno non precisato. La casetta gialla al 12 di Quail Hollow Road si trova in cima alla collina che sovrasta Clementine, tranquillo sobborgo di Boston. E' lì che Charlotte e Clark Adair si sono trasferiti pieni dell'entusiasmo che nasce dal bisogno di ripartire da zero in un posto nuovo, lasciandosi il passato alle spalle. Non che loro di passato ne abbiano molto - con trent'anni ancora da compiere e solo tre di matrimonio vissuto - ma quello che si trascinano dall'infanzia pesa come un macigno. Per lui una madre squilibrata e depressa, morta suicida appena un paio di mesi prima, e un padre che già convive con un'altra donna. Per lei due genitori adottivi che non sono mai riusciti a trasmetterle l'amore di cui ogni bambino ha bisogno.
Clementine riuscirà a risollevarli o li affosserà definitivamente?

Scritto nel 2005, è il romanzo di esordio di Amity Gaige (North Carolina, 1971) che successivamente ne ha pubblicato altri quattro (soltanto il secondo non è stato tradotto in italiano).

Difficile criticare l'opera di chi è considerata una delle scrittrici più raffinate della narrativa americana, ma per me ogni pagina si è dibattuta fra la noia e l'irritazione.

Noia per il poco che viene raccontato: si succedono due stagioni o poco più, dall'inizio dell'estate al periodo natalizio, nel piattume della quotidianità di questa coppia male assortita, diversa nel modo di ragionare e di reagire, che non riesce a trovare un punto di incontro e, soprattutto, incapace di comunicare.

Irritazione per certe situazioni descritte, per la lentezza di azione (soprattutto di lui), per un romanzo introspettivo che si perde in scenari horror su voci e ombre che non ho capito se siano state messe lì per popolare la casa di fantasmi oppure le menti dei due protagonisti, pronti per il manicomio.

Libro sbagliato nel momento sbagliato, ma avendolo letto adesso riesco a salvare solo due cose: la scrittura e il cane Tecumseh.

Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di settembre: titolo in una lingua straniera

giovedì 24 settembre 2026

"Radici bionde", Bernardine Evaristo

 

Costa dei Cavoli (nord-est dell'Inghilterra), epoca a.S. (avanti Schiavitù). Gli Scagglethorpe sono coltivatori di cavoli a servizio del signore locale, Lord Percival Montague. Sono servi della gleba. Abitano nella Capanna del Melo, un nome romantico per una catapecchia brulicante di insetti e parassiti. Jack il padre, Eliza la madre, Madge, Sharon, Alice e Doris le figlie, Rory il cane. E' primavera quando Doris, 11 anni, viene portata via dal bosco dove si era nascosta giocando a nascondino con le sorelle. La prendono e la caricano su un'imbarcazione che, dopo una navigazione infinita, dal Continente Grigio, l'Europia, approda nel Continente del Sole, l'Aphrika. Li viene ispezionata senza nessun riguardo, quindi venduta e infine marchiata con le iniziali della sua padrona, Panyin Ige Ghika, che l'ha comprata come giocattolo di compagnia per sua figlia Miracoletta, coetanea di Doris. Che però non è più Doris, ma Omorenomwara, il nuovo nome che hanno scelto per lei.
E' diventata una dei milioni di bianki strappati alle loro famiglie e alle loro terre di origine per diventare schiavi dei nehri, che su di loro hanno diritto di vita o di morte.

Perché quello che Bernardine Evaristo - autrice londinese (1959) di origini nigeriane - si è inventata nel 2008 per il suo quarto romanzo (al momento solo questo e i due successivi sono stati tradotti in italiano) è un mondo dove le cose funzionano alla rovescia rispetto al nostro reale passato.


La mia terza esperienza con un ucronico dopo "Complotto contro l'America" di Roth e "La svastica sul sole" di Dick, tre ottime esperienze di lettura (con Roth inarrivabile nella mia personale classifica di gradimento) per un genere da cui mi ero tenuta alla larga per tutta la vita e che, invece, a quanto pare, mi è molto congeniale.

La Evaristo non solo ribalta geograficamente la Terra, ma sovverte la storia: i dominatori del mondo sono i neri (nehri) con il loro Impero di Grande Ambossa, mentre i bianchi (bianki), che popolano l'Europia, dove vige un sistema feudale, sono profondamente arretrati e sottosviluppati.

"Il Caucaside è incapace di provare emozioni profonde perché, nel suo stato di Neo-Primate, è solo di poco superiore al regno animale"

A non cambiare sono la cattiveria, l'egoismo, l'avidità degli esseri umani: chi ha potere tratta i sottomessi con la stessa atrocità di chi lo ha davvero avuto in epoca feudale e coloniale; il commercio degli schiavi descritto è quello del Settecento e dell'Ottocento; le atrocità commesse sono le stesse.

Impiccagioni, decapitazioni, roghi, mutilazioni e torture di vario genere che la Evaristo descrive senza edulcorare nulla. E fa bene, perché chiunque consideri discriminante un colore della pelle diverso dal proprio dovrebbe ragionare su una possibile inversione di ruoli.

"Nell’insediamento, il passatempo pomeridiano del sabato erano gli Omicidi in Piazza. Il giorno dopo andavano al tempio a adorare la divinità che gli diceva di non commettere nessuno di quegli atti nefandi."

Un libro che arricchisce, fa riflettere, tocca nel profondo e riesce anche a far divertire grazie a una protagonista eccezionale.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di settembre: farfalle nel testo

martedì 22 settembre 2026

"I ricordi di un'altra", Louise Jensen

 

Londra, un anno recente non precisato. Jenna McCauley e Callie Valentine: 30 anni la prima, 24 la seconda. La prima è viva, la seconda è morta. E la prima vive grazie alla morte della seconda. Callie ha perso la vita in un incidente d'auto e i suoi genitori, Amanda e Tom, hanno dato il consenso per l'espianto degli organi. Per Jenna un cuore nuovo era l'unica speranza di salvezza dopo che la funzionalità del suo era stata compromessa da una miocardite virale.
Il trapianto le ha salvato la vita, ma gliel'ha anche cambiata: ha lasciato Sam facendogli credere di non amarlo per renderlo libero e anche i suoi genitori si stanno separando, ma è soprattutto il suo corpo ad averla tradita. Alla debolezza del fisico si unisce la confusione della mente: dimentica le cose che dice e che fa, però ha ricordi di eventi che non ha vissuto. Fino a convincersi che la memoria cellulare non sia solo un'invenzione di pochi scienziati.
E' anche per questo che ha pagato un investigatore privato scoprendo il nome di chi le ha donato il cuore e sabato andrà a conoscere la famiglia di questa Callie che batte dentro di lei.

"The Gift", scritto nel 2016, è il secondo degli undici thriller attualmente pubblicati da Louise Jensen. In italiano hanno tradotto solo questo e il primo, e meno male.

Rispetto a "La sorella", che avevo letto esattamente un anno fa trovandolo poco credibile e appesantito dalla petulanza della protagonista, questo ha l'innegabile pregio di essere coinvolgente fin dal principio, rischiando di perdersi nella parte centrale per poi ripartire spedito fino alla fine, dandomi conferma di quanto i capitoli brevi siano uno sprono meraviglioso per la lettura, in particolare per i thriller.

La Jensen ha fatto un ottimo lavoro con la suspense, ma ha sbagliato inserendo troppi elementi, in particolare uno (per altro evitabilissimo e fastidiosamente inverosimile) che porta a collegare una persona sia a Jenna sia a Callie.

In questo libro la fiction si prende tante libertà strizzando l'occhio al paranormale (con tanto di scenetta rubata a "Ghost Wisperer"), ma sono le sottotrame - create, immagino, per rendere più complesso il caso - a far perdere efficacia allo sviluppo della storia.

Pessima anche l'idea di usare il copia incolla di uno degli ultimi capitoli come prologo: è una cosa che funziona solo se fatta con intelligenza e con le opportune modifiche, come in "Una strada tranquilla", ma Louise Jensen non si è neppure avvicinata alla bravura di Seraphina Nova Glass.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di settembre: RICORDI d'estate

sabato 19 settembre 2026

"Transiti", Rachel Cusk

 

Londra, inizio autunno di un anno non precisato. Era estate quando Faye ha comprato un vecchio appartamento in una zona di bellissime (in origine) case vittoriane che ora necessitano di una ristrutturazione completa e che il Comune mette in vendita man mano che vengono liberate dagli inquilini. I prezzi sono vantaggiosi, ma l'uomo che Faye ha incaricato dei lavori, dopo aver saputo che è una scrittrice, va dritto al punto: "E c'è da far soldi, parecchi soldi? Lo spero per lei perché questo è un pozzo senza fondo".
Faye evidentemente guadagna bene perché affida i due figli al loro padre e si butta nel pozzo: nella polvere e nei rumori, e anche nei colpi, negli improperi e nelle minacce che arrivano dall'anziana coppia di neri che vive nel seminterrato.
Nel frattempo le sue giornate scorrono. Tanti incontri e tante chiacchiere con parenti, amici, conoscenti e perfetti sconosciuti.

"Resoconto", "Transiti" e "Onori" sono i titoli della trilogia dell'ascolto con cui Rachel Cusk "ha ridefinito la narrativa contemporanea": è così che Einaudi descrive l'opera e, per quanto certe formule critiche siano al di sopra della mia conoscenza, sono anch'io in grado di riconoscerne lo sviluppo non convenzionale.

Anche questa volta di Faye viene detto pochissimo: sono le persone che incontra ad aprirsi con lei, come succedeva nel libro precedente ambientato durante un suo viaggio di lavoro ad Atene. Qui si sposta dal centro di Londra solo per andare a trovare un cugino che vive nella contea del Wiltshire. In quell'occasione sarà un'amica svedese della nuova compagna di Lawrence a raccontarle la sua vita, come farà il muratore polacco che aiuta l'operaio albanese incaricato della ristrutturazione della casa, mentre altri si limiteranno a singoli eventi, come l'ex convivente incrociato per strada che le racconta della moglie canadese e della loro bambina.

Fatico ad appassionarmi ai libri privi di trama, ma lo stile della Cusk riesce in parte a compensarne l'assenza grazie anche alla brevità del romanzo (195 pagine) e all'aver usufruito della versione audiolibro. Senza dubbio un'opera di pregio che intrattiene, ma non mi ha arricchita.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di settembre: lampadari nel testo

mercoledì 16 settembre 2026

"L'isola del passato", Arwin J. Seaman

 

Isola (immaginaria) di Liten (Svezia), 27 dicembre 2025. Owe Dahlberg è depresso. Da quando la figlia Malin si è trasferita sulla terraferma a caccia della tanto anelata notorietà, lui non riesce a trovare stimoli e di certo non glieli può fornire il suo lavoro sull'isola, che sembra aver ritrovato l'idilliaca pace di un tempo.
Tutti sono preoccupati per lui, in particolare Annelie Lindahl. Convinta che solo il lavoro potrebbe riuscire a scuotere il suo capo, sfrutta l'acquisizione dell'hotel Tidvatten da parte degli Andersson per mettere le mani sui registri che nove anni prima la precedente proprietaria, Ragnhild Nyman, si era rifiutata di mostrare in assenza di un regolare mandato. Annelie, all'epoca ventitreenne, stava indagando sul suo primo (e ultimo) caso di omicidio, quello di Hedda Sahlin, che per una decina d'anni aveva lavorato come cuoca nelle cucine dell'albergo, dettaglio che per la polizia di Malmo - dove la donna era stata uccisa con due coltellate - non era rilevante per l'indagine, poi archiviata come rapina finita male.
Una spiegazione che non aveva mai convinto Annelie.
E un caso che aveva cambiato il suo futuro.

Quattro mesi dopo "La condanna del silenzio" sono tornata sull'isola di Liten per il quarto libro della serie, pubblicato quest'anno.

Se il primo non mi era dispiaciuto, il secondo lo avevo trovato esagerato e il terzo ripetitivo, questo - come vicenda gialla - è stato senza dubbio il più piacevole.

I cold case riescono sempre ad appassionarmi e qui la parte migliore è la ricostruzione degli eventi fatta da Annelie e Owe nel presente, non tanto i capitoli ambientati fra il 2016 e il 2017, che costituiscono però il prequel dell'intera serie.

Per la prima volta, con mia grande gioia, lo scrittore italiano che si nasconde dietro allo pseudonimo Seaman ha fornito una datazione precisa.

E finalmente si capisce perché Annelie nove anni prima avesse scelto di trasferirsi sull'isola rinunciando di fatto a ogni possibilità di fare carriera in polizia.


Per amore!! Più precisamente per essersi innamorata di Owe Dahlberg al primo sguardo!

Un risvolto romance, con tanto di frasi smielate ("Morire schiacciata da chi ami non è la più disprezzabile delle morti"), un'insopportabile remissiva accettazione da parte di lei (ormai ex personaggio duro e tenace) e un odioso sessismo serpeggiante non tanto nel personaggio Dahlberg, quanto in chi scrivendo ha deciso di rendere marginali le capacità professionali dei due per dare risalto alle differenze fisiche: è così che Annelie diventa la fragile fanciulla e Owe l'uomo forte che le salva la vita.

Questo libro piacerà ai Vannacci e Vannaccini di turno.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di settembre: stufa nel testo


lunedì 14 settembre 2026

"L'estate dei mirtilli", Amanda Peters



"Quell’estate, quando lasciammo casa diretti verso sud, eravamo in sette stipati sul furgone: mamma, papà, Ben, Mae, Charlie, Ruthie e io"

Torneranno in sei

Maine, luglio 1962. I Lewis sono una numerosa famiglia di nativi americani di etnia Mi'kmaq. Ogni estate vanno dalla Nuova Scozia al Maine per raccogliere mirtilli nell'azienda del signor Ellis. Un pomeriggio i due bambini più piccoli - Ruthie di 4 anni e Joe (la voce narrante della citazione) di 6 - mangiano un panino seduti su un masso lungo la Route 9. Lui finisce per primo e corre al lago per lanciare i sassi.
Sarà l'ultimo a vedere Ruthie, per molto, molto tempo.

"The Berry Pickers", scritto nel 2023, è il primo romanzo pubblicato da Amanda Peters, canadese di origini Mi'kmaq; il secondo, "The Birthing Tree", uscito quest'anno, non è ancora stato tradotto in italiano.

Classificarlo come thriller è stata una mossa riduttiva e fuorviante: il mistero su quanto sia successo a Ruthie è tale solo per i Lewis, che non smetteranno mai di cercarla per molte delle estati successive a quella del 1962, né (alcuni di loro) perderanno la speranza di poterla riabbracciare.

Chi legge in realtà sa fin dal principio che Norma, voce narrante dei capitoli che si alternano a quelli di Joe, è Ruthie, che solo cinquant'anni dopo ha scoperto la verità sul suo passato.

I due nel presente ricostruiscono per punti salienti le loro vite e quelle degli altri personaggi. Quello che viene svelato alla fine sono i dettagli della sparizione, troppo poco per la classificazione scelta per un libro che è un romanzo familiare altamente drammatico, con una forte introspezione dei due protagonisti e, a margine, degli altri personaggi, tutti diversi, ma ben caratterizzati.

Apprezzabile anche il modo in cui la Peters inserisce le tematiche legate ai nativi americani, descrivendo situazioni ostili senza esagerare e lanciando accuse con un'eleganza invidiabile.

"Ognuno di noi che oggi è vivo viene da qualcosa di male fatto alla famiglia che veniva prima"

A non essermi piaciuta è stata la frettolosità del finale: dopo tanti rimpalli avrei voluto qualche pagina in più per il presente.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di settembre: ricordi d'ESTATE


venerdì 11 settembre 2026

"Il mistero del gatto d'oro", Francesca Ruggiu Traversi

 

"La conoscenza sempre a portata di zampa"

E' questo il motto della biblioteca del Bosco dei Castagni dove lavorano gli anziani che, con assoluta precisione, studiano le foglie e tutta la natura che li circonda, mentre gli adulti si dividono le altre mansioni, c'è chi coltiva la terra, chi cucina e chi istruisce i piccoli. Sono scoiattoli, topi e marmotte, animali ben organizzati, pacifici e tranquilli. Una tranquillità che hanno perso quando sono finiti nel mirino delle volpi, capitanate dal perfido Lord Pavel. L'unico che può salvarli dalla loro tirannia è Solomon, il Gatto d'Oro: Milo, giovane scoiattolo, è sicuro che non sia solo una leggenda e per dimostrare agli altri che è reale ha rischiato la vita portando via dal castello di Pavel il pugnale d'oro che in passato la volpe Eulalia aveva rubato ai genitori di Solomon. Adesso non deve fare altro che portarglielo chiedendo in cambio la sua protezione contro i canidi.
Così, una mattina d'autunno, si mette in viaggio con i suoi due migliori amici, Zot il topo e Greta la marmotta, più il corvo Gracchio che dall'alto guiderà il loro percorso fino al temibile Bosco Selvaggio.

Pubblicato nel 2007, è il romanzo di esordio di Francesca Ruggiu Traversi (Verbania, 1963), autrice di altri diciotto titoli di narrativa per bambini e ragazzi.

In questo caso l'ultima di copertina consiglia la lettura dagli 8 anni: io ne aggiungerei qualcuno per diversi termini che mi sono sembrati un po' difficili per una terza elementare, mentre ne toglierei la metà per la storia, carina, ma secondo me adatta per essere letta a bambini molto più piccoli.

Rimanendo comunque nel quinquennio delle elementari, le avventure di questi animaletti rappresentano un notevole passo avanti rispetto alla tristezza dei romanzi che facevano leggere a noi bambine cinquant'anni fa, una parata di orfanelli che sembrava gareggiare con i protagonisti dei cartoni animati dell'epoca, seppur anche qui non manchino le storie tragiche: le volpi hanno ucciso i genitori dei tre amici ed è per questo che sono loro ad affrontare i rischi del viaggio per arrivare a Solomon (orfano a sua volta).

Non mi è piaciuta la cattiveria assoluta attribuita ad alcuni animali, le volpi, ma anche aquile, cinghiali e serpenti, perché se è indiscutibilmente vero che in natura gli animali uccidono altri animali, lo è anche che non lo fanno per divertimento, sadismo o gola (e se non siete vegani è giusto che vi fischino le orecchie).

Avrei anche evitato di dare ai roditori il ruolo di pescatori e la conseguente incoerenza nel sottolineare più volte che loro sono contrari alla violenza e non uccidono, dimenticando che anche i poveri lucci hanno diritto alla vita.

Ma è un librino intriso di simpatiche descrizioni della vita di questi animaletti antropomorfi (accompagnate dalle belle illustrazioni di Anna Curti ) e da frasi dolcissime piene di diminutivi che - se nell'uso quotidiano mi danno l'orticaria (vedi caffettino, prosecchino, eccetera) - quando sono riferiti agli animali mi fanno affezionare anche per quelli inventati.

"I tre piccoli topi squittivano dalla gioia, i musini illuminati dalla luce soffusa della candela"

Reading Challenge 2026, traccia incantesimo di settembre: ricordi D'estate


mercoledì 9 settembre 2026

"Irene l'assassina", Maria Masella

 

Genova, sabato 2 ottobre 2004. Una donna esce dal carcere femminile di Pontedecimo dopo aver scontato quindici anni di condanna. Si chiama Irene Gregori e ha ucciso Marcello Zanghi, l'assassino del suo bambino. Grazie a una testimonianza che lo collocava altrove era stato scagionato, ma lei non aveva dubbi sulla sua colpevolezza e lo aveva investito nel tratto di strada di fronte alla spiaggia di Quinto, dove Giulio era morto affogato.
Il reinserimento di Irene parte da un monolocale in affitto nel quartiere di San Fruttuoso e da un lavoro come operaia in una fabbrica di imballaggi. Un'esistenza da automa perché la sua vita è finita quel 28 novembre insieme a quella di suo figlio. Ed era successo per colpa sua, perché quel pomeriggio si era addormentata sugli scogli e non si era accorta che Zanghi lo aveva spinto in mare tenendogli la testa sott'acqua.
Ma era stato davvero Zanghi? Le certezze di Irene iniziano a vacillare quando comincia a ricevere delle lettere anonime. Nelle prime quattro c'è scritta solo una parola, "Assassina", ed è vero, ha investito Zanghi passando sul suo corpo più volte per essere sicura che morisse, poco importa se di quella sera non ricorda nulla. Ma nelle due successive la scritta cambia: "Hai ucciso la persona sbagliata".
Se fosse vero, non vorrebbe soltanto dire che lei ha ucciso un innocente, ma che il vero assassino del piccolo Giulio è ancora in libertà.

Dopo essermi messa in pari con la serie che ha per protagonista il commissario Antonio Mariani e prima di iniziare quella con la coppia Maritano e Ardini, ho voluto dedicarmi a questo giallo autoconclusivo pubblicato lo scorso anno, anche se l'accurata datazione del romanzo, che dal 2 ottobre 2004 si sviluppa per quasi tre mesi arrivando alla vigilia di Natale, mi fa pensare che lo avesse da parecchio nel cassetto.

Per fortuna lo ha tirato fuori perché è davvero un gran bel giallo, con uno sviluppo credibile e non prevedibile (quanto meno non del tutto), con una struttura che attinge dal passato (con testimonianze e ricordi, senza i soliti salti temporali) per caricare il presente e con una buona introspezione dei personaggi, che sono il vero punto di forza del romanzo.

Non solo Irene, con tutta la drammaticità della sua esperienza.

C'è anche Jensen, un ghostwriter che all'epoca aveva iniziato a seguire le udienze per documentarsi sul funzionamento dei processi per una storia che gli era stata commissionata, uscendone talmente sconvolto da rinunciare per sempre all'idea di avere dei figli, e che con la scarcerazione di Irene riprende a studiare il caso con l'idea di raccontarlo in un libro firmato di suo pugno.

Poi c'è Alida Marras, vicequestore che non si ferma davanti alla superficialità del suo superiore. Una donna single di mezza età, amante della lettura e del buon vino, una figura perfetta per essere protagonista di una nuova serie! Spero davvero di tornare a leggere di lei in un secondo romanzo.

E infine c'è Genova, che qui è meno invadente rispetto alle avventure di Mariani, non ci sono parole dialettali, non c'è la focaccia, non c'è il pesto. La città - o almeno una piccola parte di lei - questa volta fornisce solo un'ambientazione discreta, ma non viene dimenticata nei ringraziamenti finali dell'autrice.

"Grazie alla mia Genova, con tutto il cuore"

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di settembre: libri nel testo


lunedì 7 settembre 2026

"L'incertezza del domani", Gian Andrea Cerone

 

Milano, settembre 2023. Il 4 era toccato a Rita Bocciardi, trentenne che aveva trovato il successo grazie a CrimiNero, il canale YouTube dove approfondiva i delitti italiani da prima pagina. Il 12 ad Andrea Arduini, diventato famoso per i suoi scoop nel mondo del gossip di bassa lega. E il 21 l'assassino - che la stampa ha soprannominato il Regista per i filmati degli omicidi che divulga in rete - fa doppietta con Daniela De Luca e Nicole Tacciaroli, compagne nella vita e personaggi di spicco fra i movimenti femministi e le associazioni dei diritti delle minoranze di genere. Un caso con un'enorme risonanza mediatica, affidato alla squadra investigativa dell'Unità di Analisi del Crimine Violento di Milano.
Passano poco più di ventiquattro ore quando due spari riecheggiano nei giardini di Porta Venezia: a finire a terra è il commissario Mario Mandelli e anche questa volta chi ha colpito ha un soprannome, che si è dato da solo: l'Aracnide.
Perché il ragno sa, il ragno conosce, il ragno osserva...

E' sempre un piacere tornare a Mandelli e alla sua squadra. Questa, pubblicata tre mesi fa, 
è la quinta puntata della serie, nettamente la più snella come numero di pagine (320), ma non carente di intrecci.

Come già successo in precedenza, le vicende gialle sono due.

Quella principale si sviluppa attorno a un complottista in guerra contro i social e i suoi rappresentati (ovviamente non è semplice come sembra).

L'altra non la si può certo definire di contorno avendo al centro il protagonista della serie: il prologo del libro è datato 22 settembre e descrive proprio l'attentato a Mandelli. Con il primo capitolo viene fatto un passo indietro, alla mattina del giorno prima quando vengono trovati i cadaveri della De Luca e della Tacciaroli, quindi si prosegue per un mese abbondante arrivando, naturalmente, alla soluzione di entrambi i casi.

Questo filone è molto più appassionante, una trama ben costruita che rende indispensabile aver letto i libri precedenti e avere un'ottima memoria, anche se Cerone aiuta facendo riassumere o ricordare i fatti da qualche personaggio.

Avanzando ho più volte pensato di stare leggendo il capitolo finale, perché vedevo tirare molti fili e chiudere vari passaggi, ma per fortuna l'ultima frase lascia intendere che si andrà avanti.

E, come sempre, l'autore fra un gran servizio per il turismo di Milano facendo scoprire  angolini ignorati (per lo meno da me), come la cappella all'interno di San Bernardino alle Ossa:


Reading Challenge 2027, traccia Grimorio di settembre: poltrona nel testo