lunedì 7 settembre 2026

"L'incertezza del domani", Gian Andrea Cerone

 

Milano, settembre 2023. Il 4 era toccato a Rita Bocciardi, trentenne che aveva trovato il successo grazie a CrimiNero, il canale YouTube dove approfondiva i delitti italiani da prima pagina. Il 12 ad Andrea Arduini, diventato famoso per i suoi scoop nel mondo del gossip di bassa lega. E il 21 l'assassino - che la stampa ha soprannominato il Regista per i filmati degli omicidi che divulga in rete - fa doppietta con Daniela De Luca e Nicole Tacciaroli, compagne nella vita e personaggi di spicco fra i movimenti femministi e le associazioni dei diritti delle minoranze di genere. Un caso con un'enorme risonanza mediatica, affidato alla squadra investigativa dell'Unità di Analisi del Crimine Violento di Milano.
Passano poco più di ventiquattro ore quando due spari riecheggiano nei giardini di Porta Venezia: a finire a terra è il commissario Mario Mandelli e anche questa volta chi ha colpito ha un soprannome, che si è dato da solo: l'Aracnide.
Perché il ragno sa, il ragno conosce, il ragno osserva...

E' sempre un piacere tornare a Mandelli e alla sua squadra. Questa, pubblicata tre mesi fa, 
è la quinta puntata della serie, nettamente la più snella come numero di pagine (320), ma non carente di intrecci.

Come già successo in precedenza, le vicende gialle sono due.

Quella principale si sviluppa attorno a un complottista in guerra contro i social e i suoi rappresentati (ovviamente non è semplice come sembra).

L'altra non la si può certo definire di contorno avendo al centro il protagonista della serie: il prologo del libro è datato 22 settembre e descrive proprio l'attentato a Mandelli. Con il primo capitolo viene fatto un passo indietro, alla mattina del giorno prima quando vengono trovati i cadaveri della De Luca e della Tacciaroli, quindi si prosegue per un mese abbondante arrivando, naturalmente, alla soluzione di entrambi i casi.

Questo filone è molto più appassionante, una trama ben costruita che rende indispensabile aver letto i libri precedenti e avere un'ottima memoria, anche se Cerone aiuta facendo riassumere o ricordare i fatti da qualche personaggio.

Avanzando ho più volte pensato di stare leggendo il capitolo finale, perché vedevo tirare molti fili e chiudere vari passaggi, ma per fortuna l'ultima frase lascia intendere che si andrà avanti.

E, come sempre, l'autore fra un gran servizio per il turismo di Milano facendo scoprire  angolini ignorati (per lo meno da me), come la cappella all'interno di San Bernardino alle Ossa:


Reading Challenge 2027, traccia Grimorio di settembre: poltrona nel testo



venerdì 4 settembre 2026

"Blizzard", Marie Vingtras

 

Alaska, 2019. Il Blizzard è una tempesta che non lascia scampo. Il vento fa tremare i muri e ululare i camini, è sufficiente stare all'aperto soltanto pochi minuti perché la neve si ghiacci attorno alle ciglia. Nessuno esce durante il Blizzard, farlo sarebbe una follia. Bisogna solo aspettare che passi standone chiusi in casa. Per questo ogni abitante ha la giusta riserva di acqua, cibo e legna. E allora perché Bess è uscita? Il fatto che venga dalla California non giustifica questa stupidaggine! E non è uscita da sola, ma con il bambino che le era stato affidato e che ora ha perso! Il tempo di chinarsi per allacciare la scarpa e lui non c'era più. Non poteva tornare indietro e dire a Benedict cos'era successo, doveva trovarlo. E quando non torna sarà Benedict a uscire per cercare lei e il bambino, con i pochi altri abitanti del posto.
Ce la faranno o sarà il Blizzard a vincere?

Opera prima della francese Marie Vingtras (Rennes, 1972). Il libro, pubblicato nel 2021, ha vinto diversi premi fra cui 
 il Premio dei Librai Francesi del 2022.

La classificazione di thriller non rende giustizia alla profondità del romanzo: la Vingtras, attiva nei movimenti femministi francesi, in poche pagine (183) e con un pugno di personaggi, mette insieme una storia altamente drammatica, che del thriller ha giusto la scomparsa del bambino e la battaglia contro le intemperie per ritrovarlo.

Un romanzo corale e fortemente introspettivo nei cui capitoli, tutti brevissimi, si alternano le voci narranti di Bess, Benedict, Cole e Freeman. Dopo il primo, quello in cui il bambino scompare, il ritmo rallenta, dandomi la sensazione (deludente) di leggere qualcosa di molto diverso da quello che mi aspettavo (avevo sentito parlare un gran bene di "Blizzard").

Ma sono capitoli ricchi di frammenti e particolari che servono a ricostruire il passato dei personaggi. Tutti hanno trascorsi pesanti, tragici, che introducono tematiche forti.
E man mano che i tasselli si incastrano fra loro la storia diventa incalzante facendo capire il perché se ne parli così bene (purtroppo non abbastanza).

Come lo scorso anno con "Copia conforme" chiudo complimentandomi con le Edizioni Clichy: amo i loro libri, piacevolissimi al tatto e con un font e un'interlinea che sono un paradiso per chi, come me, porta gli occhiali!

Reading Challenge 2026, traccia annuale Notte prima degli esami: autore della lingua studiata alle scuole medie (francese)

mercoledì 2 settembre 2026

"La gatta ci ha messo lo zampino", Dolores Hitchens



Crestline (California), gennaio 1939. La notizia di come Miss Rachel Murdoch l'anno precedente sia stata determinante nella risoluzione di due casi complessi è arrivata fino alle montagne californiane. La nuova convocazione arriva da Prudence Mills, figlia dell'ormai defunta Emily Brown, amica fin dai tempi della scuola di Miss Murdoch: qualcuno ha infilato sotto alla porta del cottage dove vive con la sorella minore e con la sorellastra il disegno di una mano mutilata accompagnato da una scritta che potrebbe essere una velata minaccia. Prudence sospetta che possa arrivare da uno degli Schuyler, ex soci di suo padre, nonché suoi dirimpettai, convinti di essere stati truffati dal signor Mills.
E Miss Murdoch infila la gatta Samantha nel cestino partendo il giorno stesso per la località montana.

Se era stato un errore leggere i primi due romanzi della serie 
("La gatta ha visto tutto" e "La gatta ha dato l'allarme") a una settimana di distanza, proseguire (quasi) subito con il terzo potrebbe sembrare una mossa stupida, ma la scelta è stata dettata dall'avarizia: avevo già comprato il libro, se avessi aspettato probabilmente non lo avrei mai più preso in mano, per cui ho preferito togliermi il pensiero.

Ho deciso di abbandonare la serie (composta da dodici libri di cui al momento sono stati tradotti i primi quattro), non perché sia brutta, ma perché agli investigatori amatoriali e ai gialli classici preferisco altro.

Sicuramente la lettura ravvicinata ha contribuito a evidenziare le similitudini fra le tre vicende: di nuovo Miss Murdoch si mette a indagare (ficcanasare) senza fermarsi neppure quando avviene il primo omicidio per arrivare alla prova principe grazie a un piccolissimo dettaglio prodotto da Samantha. Anche in questa storia ci sono un po' troppi personaggi, in parte legati da vincoli familiari, e antichi rancori mai risolti.

Letture di svago che non mi hanno mai chiamata abbastanza, ma che consiglio a chiunque ami "La signora in giallo", che immagino grosso modo così.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Animali: animale con pelliccia in copertina


martedì 1 settembre 2026

Reading Challenge 2026: tracce di settembre

          


Traccia della pozione, libri in cui la storia ruota attorno a un rifugio o a un'attività accogliente


Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:




Traccia scopa volante, libri ambientati in Russia


Traccia calderone:

  • libri in cui qualcuno viene rapito
  • libri ambientati in mondi inventati

Traccia famiglio, libri con il titolo scritto in una lingua straniera


Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita:
  • L'incertezza del domani, Gian Andrea Cerone
  • Irene l'assassina, Maria Masella

I miei punti di settembre: 6



sabato 29 agosto 2026

"L'erede", Camilla Sten

 

Stoccolma, un anno non precisato. Eleanor è affetta da prosopagnosia, un disturbo neurologico che impedisce di riconoscere i volti delle persone. Una grande fortuna per l'assassino di sua nonna: il 15 settembre, come ogni domenica sera, Eleanor va a cena da lei, ma quel giorno chi apre la porta non ha nessuno dei tratti distintivi che le permettono di distinguere Vivianne. La persona che si trova di fronte porta un berretto nero e ha le mani sporche di... ruggine? Eleanor non ha tempo per riflettere, viene fatta scansare e un attimo dopo non c'è più nessuno. Neppure sua nonna, che giace a terra accanto alle forbici d'argento con cui è stata uccisa. Alla polizia Eleanor non è in grado di dire nemmeno se chi ha visto fosse un uomo o una donna e il caso viene archiviato come rapina finita male.
Cinque mesi dopo Rickard Snall, l’avvocato di Vivianne, le comunica che ha ereditato la tenuta di Solhöga, un'antica dimora in mezzo ai boschi a un’ora e mezzo di strada a nord di Stoccolma. Eleanor non ha mai sentito parlare di quel posto e adesso scopre che è proprio lì che suo nonno Evert si era ucciso, quarant'anni prima. Da allora il maniero è rimasto disabitato, ma all'avvocato occorre fare un inventario per procedere con le pratiche ereditarie. Così partono: Eleanor, il fidanzato, l'avvocato e zia Veronika, la sorella di Vivianne.
E insieme a loro arriva anche una terribile bufera di neve.

Pochi giorni dopo aver letto "Il villaggio perduto", romanzo di esordio di Camilla Sten, sono passata al secondo, scritto l'anno successivo, quindi nel 2020.

Questo thriller non strizza l'occhio agli horror come faceva il precedente, ma - pur raccontando una storia completamente diversa - sfrutta meccanismi troppo simili e averli letti a breve distanza me li ha resi ancora più evidenti.

Anche qui i capitoli si alternano fra presente e passato (eventi successi fra il 1965 e il 1966), ma questo è irrilevante perché ormai credo che la cosa difficile sia trovare un thriller psicologico che non sfrutta i salti temporali (e poi mi piacciono ^^).

Anche qui la vicenda centrale si sviluppa e risolve in pochissimi giorni (qui addirittura tre, contro i cinque del villaggio).

Anche qui i personaggi del presente si contano sulla punta delle dita e a fare la differenza sono quelli del passato.

Anche qui i personaggi del presente si trovano in una situazione di isolamento: Solhöga, come il villaggio, si trova sperduto in mezzo al nulla nei boschi e, di nuovo, i cellulari non hanno campo, non c'è una linea fissa e se nel villaggio era un sabotaggio a mettere fuori gioco le macchine, qui ci pensa la neve.

E anche qui la Sten non si sforza di inventare dettagli verosimili per far girare gli ingranaggi che ha in mente (quante persone adulte non sanno cos'è un montavivande?!?).

Cinque "anche qui" sono tanti, ci sarebbe voluto un po' più di impegno, ma resta comunque una lettura di intrattenimento apprezzabile, anche se più passabile che piacevole.

Una cosa buffa è come dalla descrizione nella sinossi Vivianne sembri una dolce nonnina, quando in realtà è una stronza cosmica, come donna, come madre e come nonna!

Reading Challenge 2026, traccia annuale Animali: uccello in copertina


giovedì 27 agosto 2026

"Bere caffè da un'altra parte", ZZ Packer

 

Interessante raccolta di otto racconti, comprata due anni fa al mio solito Libraccio di Savona, senza averne mai sentito parlare.

ZZ (Zuwena) Packer (Chicago, 1973) scrive soltanto racconti, pubblicati dalle principali testate americane. Questa è la sua prima e unica raccolta, uscita negli Stati Uniti nel 2003 e portata in Italia dalla Racconti Edizioni nel 2017.
Nelle note biografiche viene citata l'uscita del suo primo romanzo, "The Thousands", ma se ho ben capito ad oggi non è ancora stato pubblicato.

Gli otto racconti sono tutti sullo stesso livello, un buon livello. Storie dalla lunghezza variabile e tutte ben costruite, veri e propri romanzi in miniatura che appagano, senza mai trasmettere quel senso di incompiutezza che a volte accompagna le letture brevi.

Sette racconti su otto hanno per protagoniste bambine, ragazze o donne molto giovani, l'unico maschio è Spurge de "La formica dentro di noi", ma tutti (come la maggior parte degli altri personaggi) sono di colore, come lo è l'autrice.

"Coccinelle"
Un gruppo di bambine trascorre quattro giorni al Camp Crescendo. Quando arriva la squadriglia 909 decidono di "fare il culo" a quelle coccinelle, tutte bianche, perché "Nessuno può permettersi di chiamarci negre".

"Ogni lingua renderà gloria"
Clareese, pia e virtuosa, canta nel coro della chiesa e fa l'infermiera. Ma ora rischia di perdere il lavoro perché non tutti apprezzano le sue continue esortazioni al fare affidamento sull'infinita bontà del (suo) Signore. 

"Nostra signora della pace"
Lynnea è arrivata a Baltimora dal Kentucky. A metterla in fuga è stata la rapina subita nel market dove era cassiera. Dopo tre mesi inizia a lavorare come insegnante scoprendo immediatamente che fronteggiare dei ladri è meno complesso dell'avere a che fare con una classe di ragazzi indisciplinati.

"La formica dentro di noi"
E' l'ottobre 1995 e Spurge va a prendere il padre all'uscita di prigione, fermato per l'ennesima volta per guida in stato di ebbrezza. Durante il ritorno verso casa Ray Bivens Junior espone al figlio l'ultima sua grande trovata per fare soldi: andare a Washington per vendere uccelli rari alla Million Man March.

"Bere caffè da un'altra parte"
Dina è appena arrivata a Yale. Quando le viene chiesto quale oggetto inanimato vorrebbe essere risponde "un revolver per cancellare l'umanità dalla faccia della Terra": scatta immediatamente la convocazione in presidenza.

"Glossolalia"
Tia, 14 anni ("quasi quindici"), scappa dall'Alabama dove vive con la zia per andare a cercare la madre ad Atlanta. Sono anni che non ha contatti con lei, non ha il suo indirizzo e non si rende conto che una città con mezzo milione di abitanti non è paragonabile al posto in cui vive, dove tutti conoscono tutti. Non trova la madre, ma conosce Dazi, che ha il doppio dei suoi anni.

"Oche"
Dina (un'altra Dina) lascia Baltimora per Tokyo con l'obiettivo di guadagnare più soldi di quanto potrebbe fare in America, ma c'è la recessione ed è praticamente obbligatorio per le aziende assumere solo giapponesi.

"Sta arrivando Doris"
E' il capodanno del 1961 e Doris vorrebbe partecipare alle marce per l'integrazione, ma la sua chiesa, quella pentecostale, è contraria.

In ogni racconto trova spazio la religione, con tutti i suoi riti, restrizioni, credenze e superstizioni. La critica della Packer è sottile e arguta, ma le parti migliori sono quelle in cui ci porta a immedesimarci con le vittime del razzismo, facendoci riflettere su pensieri che noi bianchi non abbiamo mai dovuto formulare (quando Dina arriva a Yale, per esempio,  si chiede come doveva essere il college quando era stato fondato, cioè "quando la maggior parte degli studenti possedeva almeno uno schiavo") e su battaglie che non abbiamo mai dovuto combattere (Doris nel 1961 non sopporta più di dover usare scompartimenti separati nei treni, né che suo padre non abbia diritto di voto).

Reading Challenge 2026, traccia annuale Notte prima degli esami: presenza di dialoghi nel testo


martedì 25 agosto 2026

"Via delle Magnolie 11"; Stefania Bertola

 

Rivabella (VB), marzo di un anno non precisato. La famiglia Boscolo vive nella ridente cittadina affacciata sul lago dell'Ondina, più precisamene all'11 di via delle Magnolie. Quattro appartamenti: in quello a pian terreno alloggiano Jolanda e Giuseppe; al primo piano il figlio di questi, Alvise, con la moglie Giulietta e i loro due bambini, Dimitri e Natasha; la sorella di Alvise, Stella Marina, vive da sola all'ultimo piano, nella mansarda; e al terzo piano c'è Maddalena, la madre di Giuseppe, che da circa un anno ospita Claudia, la nipote dei Boscolo di Bassano del Grappa. Infine c'è l'appartamento del secondo piano, quello ereditato da zia Antonia che da decenni vive nel New Jersey e a cui hanno fatto credere che la sua proprietà è così mal messa da essere inabitabile, quando in realtà loro l'hanno sempre affittata (in nero) senza farle mai arrivare un soldo. Ma adesso ad arrivare dall'America è il cugino Jeremy, a cui non importa lo stato della casa, perché lui sa adattarsi.

Erano quasi tre anni che non leggevo Stefania Bertola, l'ultimo "Divino amore", nel dicembre 2023.

Questo lo ha scritto dal 16 marzo al 3 maggio 2020 regalando cinque o sei pagine al giorno ai lettori della sua pagina Facebook. Un'idea molto carina, pur non avendo vissuto un vero lockdown perché noi giornalai non abbiamo mai smesso di lavorare, se ai tempi lo avessi saputo l'avrei seguita volentieri. E sicuramente avrei gradito la lettura più di quanto non abbia fatto adesso, non fosse stato altro che per l'appuntamento quotidiano.

Lo stile dell'autrice o piace o non piace, non credo possano esistere mezze misure.
Personalmente apprezzo molto il suo umorismo, i nomi impossibili che appioppa ai personaggi (e, no, non mi riferisco tanto a Stella Marina, quanto a Giulebba), le professioni improbabili (Giulebba insegna meditazione floreale) e la sua capacità di risvegliarmi sempre qualche lontano ricordo (stavolta c'è riuscita con la Citrosodina, di cui non sentivo parlare da almeno trent'anni o giù di lì).

Ma questa volta l'esagerazione è così esagerata (ripetizione voluta per sottolineare quanto sia eccessiva) da farmi considerare questo come il suo peggior romanzo. Certo dopo aver letto com'è nato e di come ha usufruito dei suggerimenti degli utenti ho capito il bisogno di evasione (letteralmente) che lo ha generato, però i Boscolo e le loro vicende restano una delle più grandi minchiat stupidaggini che abbia mai letto.

Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di agosto: mare, fiumi o laghi in copertina

domenica 23 agosto 2026

"Sotto la ruota"; Hermann Hesse

 

Piccolo centro della Foresta Nera, anni Novanta dell'Ottocento. Joseph Giebenrath, vedovo, ha un unico figlio, Hans. Un ragazzo modello: mite, garbato, timido, rispettoso. E tanto intelligente. E' sul suo cervello che punta il padre, che non smette mai di ricordargli che solo studiando riuscirà a elevarsi dalla mediocrità a cui altrimenti sarebbe destinato continuando a vivere in quel villaggio di campagna. Anche il rettore, gli insegnanti e il parroco hanno grandi aspettative sulla sua intelligenza. E Hans non delude nessuno: sacrificando la sua ultima estate di svago per prendere lezioni supplementari, sostiene l'esame di Stato arrivando secondo su un centinaio di partecipanti. Un piazzamento che gli apre le porte del collegio di Maulbroon, che farà di lui un seminarista. In teoria.

Secondo romanzo scritto da Hesse nel 1906, preceduto nella mia edizione dall'introduzione di Enrico Groppali che ho trovato molto complessa: di Hesse avevo letto soltanto "Viaggio a Norimberga" e, per quanto mi fosse piaciuto, non mi aveva certo dato le basi per riuscire a seguire i riferimenti alla sua vita e alle sue opere che sono al centro della disamina di Groppali.

Con Hesse mi sono trovata molto più a mio agio, un romanzo di formazione con molti spunti autobiografici. Dettaglio, questo, che mi ha spinta dopo la lettura a cercare in rete una biografia dell'autore, scoprendo che frequentò proprio quel collegio con risultati analoghi a quelli di Hans, che a quindici anni si sparò non riuscendo a suicidarsi solo grazie all'inceppamento della pistola e altro.


"Mai afflosciarsi, altrimenti si finisce travolti sotto le ruote"

E' questo che dice a Hans il rettore, ma a travolgerlo saranno proprio le pressioni esercitate su di lui.
Una storia malinconica, con un finale triste che non mi aspettavo.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Notte prima degli esami: un esame o una prova da superare nel testo

giovedì 20 agosto 2026

"La reclusa", B.A. Paris

 

Reading (contea del Berkshire), 2015. Amélie Lamont ha poco più di 16 anni quando il padre muore di cancro lasciandola sola. Senza altri parenti sa che per lei si spalancheranno le porte dei servizi sociali, per questo a insegnanti e amici dice di avere una zia francese e che la raggiungerà a Parigi. Invece va a Londra, il progetto è quello di trovare un lavoro come cameriera e risparmiare abbastanza per poter frequentare il college, laurearsi in giurisprudenza e trascorrere il resto della vita ad aiutare i meno sfortunati. Dopo sette mesi, quando il passo per trasformarsi in una senzatetto è ormai prossimo, incontra una giovane donna che le propone di lavorare per lei: dovrà occuparsi della casa e dei pasti, avrà un piccolo stipendio, vitto e alloggio.
Londra, 2019. Amélie ha 20 anni e Carolyn non è più la sua datrice di lavoro, ma una cara amica, al pari di Justine, che le ha procurato il suo attuale impiego come assistente personale di Ned, figlio del filantropo miliardario Jethro Hawthorpe. Ma non ha abbandonato l'idea di diventare avvocato per cui, quando Ned le propone un matrimonio farsa della durata di appena un mese che gli permetterà di sottrarsi a quello organizzato dal padre contro il suo volere, Amélie accetta perché Ned in cambio le pagherà gli studi.
Ma le cose andranno molto diversamente.

Scritto nel 2022, "La reclusa" è il settimo dei nove thriller attualmente scritti dall'autrice inglese (l'ultimo, uscito quest'anno, non è ancora stato tradotto in italiano) e quello che mi è piaciuto meno, addirittura peggiore dell'opera prima, "La coppia perfetta".

I soliti salti temporali portano a seguire quattro anni di vita della protagonista (che è anche voce narrante) in cui si succedono eventi (sia banali, sia portanti) improbabili e non solo perché capitano a una ragazzina. E qui vorrei fare un bell'elenco delle assurdità inventate dalla Paris per portare avanti una trama che avrebbe avuto bisogno di grossi tagli e di una buona dose di semplicità. Per non fare spoiler mi limito, fra tutti, a citare una capatina dall'altra parte dell'emisfero.

Leggendo lo spiegone finale, che nasce da un confronto, ero via via sempre più allibita dalle spiegazioni fornite, che si reggono su degli intrecci e su una cronologia di circostanze assurde.
Anche la fiction ha bisogno di almeno un po' di credibilità.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Nel baule della strega: genere preferito


martedì 18 agosto 2026

"Notturno islandese", Ragnar Jonasson

 

"Il posto più pacifico del mondo all'improvviso si trasforma in un pericoloso centro del crimine"

Siglufjörður, fine settembre 2013. E' notte, piove e fa freddo quando Herjólfur, il nuovo ispettore capo della polizia della cittadina, va a controllare una casa disabitata che si trova ai margini della città, non lontana dall’ingresso del tunnel di Strákagöngur. La denuncia è arrivata tramite una telefonata anonima. Quando scende dall'auto gli sembra di vedere una luce all'interno della casa. Vibra pesanti colpi alla porta e poi tutto avviene in un attimo: la porta che si spalanca, il fascio di una torcia che gli viene puntata sugli occhi, gli spari che lo colpiscono. Morirà qualche giorno dopo senza aver mai ripreso conoscenza.
Per Ari Þór Arason non è il primo caso di omicidio da risolvere, ma è di sicuro il più impegnativo perché in Islanda nessuno spara ai poliziotti, nessuno li uccide, meno che mai lì al Nord, la parte più tranquilla di quella pacifica nazione.

"Che abitiamo in un paese senza armi, che qui non esiste violenza, è solo un mito, niente di più. La realtà è un'altra, ne abbiamo anche troppe, di armi."

E' quello che gli fa notare
 Tómas, il suo vecchio superiore, tornato da Reykjavík per aiutarlo con quel caso contorto che con il procedere delle indagini sembra riguardare una faccenda di droga dove potrebbero essere implicati anche industriali e politici locali.

Scritto nel 2014, "Notturno islandese" è la quinta puntata della serie Misteri d'Islanda che ha per protagonista il giovane Ari Þór Arason, qui arrivato ai 29 anni e padre di un bambino di dieci mesi.

Le 240 pagine si dividono in quaranta brevi capitoli, più epilogo, e molti si chiudono con un salto temporale che porta all'estate del 1982 di cui solo alla fine si capirà il senso.

Una storia che si sviluppa e scorre velocemente, come nei gialli precedenti, dove a stonare è l'eccesso: droga, corruzione, politica, violenza sulle donne. Troppi temi che in un romanzo così breve finiscono per essere trattati con troppa superficialità.

Protagonista assoluto il clima. Una latitudine dove, nonostante sia soltanto settembre, l'estate è già un ricordo lontano e dove, con l'avanzare delle settimane, le persone si preparano all'arrivo del 15 novembre, quando il sole sparirà dietro alle montagne tornando a farsi vedere più di due mesi dopo, il 28 gennaio.

Quel buio artico descritto dal nonno dell'autore, suo omonimo e anch'egli scrittore, di cui Jonasson riporta un bel passaggio nei ringraziamenti finali.

Reading Challenge 2026, traccia Grimorio di agosto: ossa nel testo


domenica 16 agosto 2026

"Il villaggio perduto", Camilla Sten

 

Silvertjärn: l'unica città fantasma svedese. Era il 19 agosto 1959 quando due uomini erano arrivati da Stoccolma trovando il villaggio deserto. O quasi. Il cadavere di una donna giaceva al centro della piazza, era stata lapidata. E una neonata piangeva disperata nell'infermeria della scuola. Nessuna traccia, invece, degli altri 886 abitanti della piccola comunità operaia del Norrland centrale.
Sono trascorsi quasi sessant'anni quando la giovane Alice Lindstedt arriva a Silvertjärn per compiere il primo passo verso la realizzazione del suo sogno, quello di produrre un docufilm sul mistero di quella sparizione che nessuno è mai riuscito a risolvere. Lei spera di farlo perché ha qualcosa che altri non hanno: le lettere ricevute da sua nonna Margaretha da parte dei suoi familiari che erano rimasti a vivere al villaggio quando si era trasferita nella capitale.
E che sono scomparsi con tutti gli altri.

"Staden", scritto nel 2019, è l'opera prima di Camilla Sten, autrice svedese classe 1992, successivo però ad altri due thriller scritti a quattro mani con la madre, Viveca Sten, di cui Marsilio ha tradotto in maniera incompleta nove gialli appartenenti alla serie Omicidi di Sandhamn.

Un incipit che con il gran caldo di questa estate mi ha fatto pensare di aver scelto il libro sbagliato:

"Era un pomeriggio di agosto talmente soffocante che neppure l'aria che entrava dai finestrini abbassati riusciva a mitigare la calura dentro l'abitacolo"

Naturalmente ho proseguito, sperando che la storia mi regalasse almeno qualche brivido di paura: perché questo è un thriller che va a braccetto con l'horror e, se anche di brividi non ce ne sono stati, quello che si legge è sufficientemente inquietante.

L'arrivo di Alice al villaggio insieme agli altri quattro membri della troupe, le loro esplorazioni e gli incidenti che iniziano a capitare ricordano, forse un po' troppo, "The Blair Wich Project", probabilmente il film che è riuscito a spaventarmi di più fra tutti quelli del genere che ho visto.

Anche in questo caso è l'ambientazione il punto di forza, con i cinque ragazzi che arrivano in questo villaggio abbandonato in mezzo ai boschi, costruito per dare alloggio a chi lavorava nella miniera e alle loro famiglie, casette di legno tutte uguali che si sviluppano attorno all'unica piazza, una scuola, una chiesa e una stazione, dove i treni fermavano soltanto due volte alla settimana.

Il budget ridotto consente una permanenza di appena cinque giorni per fare i sopralluoghi e gettare le basi per le riprese programmate per l'estate. Con i cellulari che hanno perso il segnale quaranta chilometri prima di arrivare si troveranno presto a sperimentare l'isolamento assoluto.

Netflix ha acquistato i diritti per farne una serie TV e la guarderei molto volentieri: leggere di walkie talkie che trasmettono risatine e rumori strani non mi spaventa, mentre su schermo è la tipica cosa che mi fa saltare sulla poltrona.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Nel baule della strega: aria in copertina

venerdì 14 agosto 2026

"Pazza d'amore", Adèle Hugo

 

23 giugno 1855
"Dedico un pensiero alle mie sorelle che
soffrono nei bordelli, alle mie sorelle che
soffrono nel matrimonio.
Occorre dar loro libertà e dignità, il
pensiero nella testa e l’amore nel cuore.
Questo XIX secolo è di ostacolo; io
riuscirò."
Dal Diario di Adèle Hugo

Che il nome di Adèle Hugo, (1830 - 1915) figuri come quello di autrice di questo testo lo trovo abbastanza discutibile. Nelle 128 pagine del volumetto, edito da Fandango nel 2020 (curatrice Manuela Maddamma), sono pochi gli stralci presi dal suo diario e dalle lettere che scriveva ai familiari, mentre la sua triste storia viene ricostruita e raccontata riportando le parti salienti degli scambi epistolari fra il padre, la madre e i due fratelli negli anni più critici.

Era la quinta figlia di Victor Hugo, l'unica a sopravvivergli. Un'infanzia serena, spezzata dalla morte della sorella maggiore a cui era legatissima. Era il 1843, Adèle aveva 13 anni, Léopoldine 19 e si era appena sposata (il vestito in copertina è quello che indossò al suo matrimonio, è conservato al Musée Victor Hugo di Parigi).

E' nel 1851 - anno in cui il padre, in seguito al colpo di Stato di Napoleone III, lasciò Parigi esiliandosi sull’isola di Jersey (tornò soltanto nel 1870) - che Adèle inizia a scrivere con regolarità nel suo diario allontanandosi contemporaneamente dal cattolicesimo, "religione ormai superata ai suoi occhi".

Dai suoi scritti emerge una vanità così smisurata ("Ero meravigliosamente bella", "Sono bella, bella, ho un carattere di ferro, una mente duttile, sono essenzialmente la figlia regina di Victor Hugo", "Ero incantevole, stupenda; avevo un velo di tulle che mi rendeva incomparabile; ero abbagliante") da rendere difficile riuscire a empatizzare con lei quando impazzisce per amore.

La schizofrenia aveva già colpito la famiglia Hugo in passato. Per Adèle il soggetto del delirio ebbe il nome di Albert Pinson, ufficiale britannico con cui avrebbe dovuto sposarsi nel 1855. Ma lei lo respinse, venendo respinta a sua volta quando in seguito cercò di riconquistarlo. Da lì nacque l'ossessione che la portò otto anni dopo a seguirlo ad Halifax e poi, nel 1866, alle Barbados.

Spiace pensarlo, ma francamente leggendo ciò che 
lei gli scriveva non si può biasimarlo per aver cercato di starle alla larga: per esempio nella lettera del 17 ottobre 1861 alla presunzione (definisce "assurdo, straordinario, incomprensibile, inspiegabile" il fatto che lui non voglia sposarla, "una donna intelligente e bella, che vi ha dato innumerevoli prove d’amore e di fedeltà") alterna gli ordini ("Voi mi scriverete una lettera in cui dichiarate di acconsentire al nostro matrimonio. Vi lascio due giorni, dal 20 al 21 ottobre, perché facciate le vostre riflessioni e mi mandiate la lettera.") per concludere con la minaccia di uccidersi se non farà come dice lei ("Converrete con me che ogni ragione deve cedere il passo alla necessità che mi strappiate dall’infelicità e dalla tomba").

Ma la parte struggente della biografia sono le lettere dei
 familiari.

"Come può Adèle abbassarsi e insistere fino a inseguirlo?"

E' quello che Victor Hugo scrive alla moglie il 23 giugno 1863, mentre lei a fine novembre dello stesso anno in una lettera a uno dei figli dice:

"L'avvenire di mia figlia è perduto"

Non erano ancora consapevoli degli squilibri mentali di Adèle e si preoccupano per l'onore. Soltanto uno dei fratelli, 
François-Victor, sei mesi dopo scrive ai genitori: "È una malata che bisogna salvare". E nel febbraio 1864 anche il padre parla di "disordine mentale assoluto".

Ma non ci sarà ripresa, Adèle tornerà in Europa a 42 anni e per lei si apriranno le porte degli istituti di sanità mentale.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di agosto: soglia D'allarme

mercoledì 12 agosto 2026

"La gatta ha dato l'allarme", Dolores Hitchens

 

Los Angeles, settembre di un anno non precisato. Miss Rachel Murdoch si annoia. L'avventura di Breakers Beach le ha fatto sperimentare il brivido e le mura di casa sono diventate opprimenti. E' per esplorare la città che sfrutta un ignaro immobiliarista a cui ha fatto credere di essere alla ricerca di una casa da affittare. Una bugia che diventa realtà quando durante una visita si imbatte nella piccola Claudia Byers intenta a seppellire il rospo del giardino impietosamente schiacciato. E' sufficiente che la bambina le dica di aver visto qualcuno aggirarsi di notte nella casa che ha appena ispezionato, con scarso interesse, per rendergliela irresistibile, attratta verso un altro possibile mistero da risolvere. Pochi minuti e ha già firmato un contratto di affitto per un mese, poche ore e si è già trasferita. Naturalmente con la fida Samantha.

Scritto nel 1942, è il secondo dei dodici titoli della serie con protagonista Miss Rachel Murdoch (e la gatta Samantha) di cui la scorsa settimana avevo letto il primo, "La gatta ha visto tutto".

Un'altra placida avventura (dove però non mancano gli omicidi) caratterizzata dal garbo tipico dei gialli classici. Ma è stato un errore leggere in rapida successione due libri di un genere che trovo piacevole perché rilassante, ma che non è fra i miei preferiti.
Il risultato è stato quello di trovare questa seconda puntata un po' noiosa e ripetitiva, a tratti anche confusionaria a causa degli intrecci fra i personaggi, che non sono tanti (nemmeno pochissimi), ma che appartengono a tre nuclei familiari intrecciati fra loro. Non aiuta il fatto che vengano presentati tutti nell'arco dei primi primi capitoli, che solo dei quattro più giovani venga detto il nome proprio e che, essendoci vari gradi di parentela, i cognomi si ripetano. 

Anche la storia è meno intrigante rispetto a quella ambientata a Breakes Beach: un'eredità vincolata risalente a dieci anni prima, un matrimonio andato in fumo, un altro che nessuno si aspettava, poi otto anni di nulla fino agli sviluppi del presente in cui Miss Murdoch impatta con un'estraneità tale da fare di lei non tanto un'arguta detective dilettante, ma di fatto un'impicciona.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di agosto: soglia d'ALLARME

lunedì 10 agosto 2026

"La ragazza sulla soglia", Ruth Heald

 

"Cercasi tata, donna, 18-25 anni, madrelingua inglese richiesta
Famiglia di espatriati britannici cerca au pair/tata premurosa ed entusiasta con sistemazione interna. Le mansioni includono la cura di bambine di 4 e 5 anni e occasionalmente aiuto con un neonato. Alloggio e pasti inclusi. Autista disponibile. Stipendio di 150 sterline a settimana (8.000 Baht tailandesi). Contattare Julie e David McFarlane"

Bangkok, febbraio 1999. Era questo l'annuncio che aveva salvato Hayley Taylor. La diciannovenne era arrivata da poco in Thailandia raggiungendo due amiche che da tre mesi stavano già viaggiando per l'Asia zaino in spalla quando le avevano rubato il portafoglio con tutti i soldi che aveva, compresi quelli per il volo di ritorno. Trovare un lavoro era diventato imperativo e per fortuna era stata scelta dai McFarlane nonostante non avesse alcuna esperienza come baby-sitter, se non l'aiuto dato alla madre con i tre fratelli minori. All'inizio tutto le era sembrato perfetto, le due bambine erano adorabili, Julie e David simpatici e gentili, l'appartamento fantastico e gli optional del condominio - dalla piscina alla palestra - un sogno.
Ma tre mesi dopo era la protagonista dell'articolo apparso sul The Bangkok Observer intitolato "La tata assassina di Bangkok?".
Ealing, 2019. Hayley ha quasi 40 anni, un marito svedese, una bambina di 5 anni e un appagante lavoro all'università. Da tempo ha abbandonato il cognome da nubile e non ha mai raccontato a nessuno di quei terribili sospetti e di quella notte trascorsa in una prigione thailandese.
Nel presente la serenità familiare è compromessa solo dai recenti problemi economici: Lars ha perso un cliente importante e la demenza senile che ha colpito la madre di Hayley richiede un impiego sempre più massiccio della badante.
Così questa volta tocca a lei ricorrere a un annuncio perché affittare la stanza libera della casa è l'unico modo che hanno per aumentare le entrate.
E sarà Johanna a rispondere.

"The Nanny", scritto nel 2022, è il sesto degli otto thriller attualmente (auto)pubblicati dall'inglese Ruth Heald ed è il primo che leggo.

La storia riesce a essere piuttosto intrigante grazie alla struttura a salti temporali che attinge dal passato per caricare il presente. Al centro di tutto c'è il mistero di quanto accaduto alla piccola Chloe, di cui i genitori hanno denunciato la scomparsa il 4 maggio 1999, e il ruolo avuto dalla protagonista nella vicenda.

Una protagonista abbastanza irritante per un mix di insicurezza e omertà che la rendono il soggetto ideale per una vigorosa scrollata. Ma scuotere il Kindle non porta a nulla, per cui si può solo andare avanti sopportando alternativamente i silenzi e l'incapacità di reagire di Hayley e, se anche i diversi colpi di scena finiscono per diventare intuibili a causa di lungaggini evitabili, la lettura è comunque avvincente.

Ma il libro ha un gigantesco difetto: la traduzione. Credo proprio di essermi imbattuta nel primo testo tradotto con l'AI, Google Translate o qualcosa del genere e la Tania (solo Tania, nessun cognome) che l'autrice cita nei ringraziamenti finali per la rilettura dell'edizione italiana ha fatto un pessimo lavoro. Nelle 346 pagine si potrebbe consumare una decina di matite rosse per correggere tutto quello che non funziona, non refusi, ma errori strutturali delle frasi, con aggettivi e pronomi ripetuti in modo imbarazzante, proprio come se a tradurre fosse una "macchina" con a disposizione meno sinonimi e pochissime sfumature rispetto alla nostra bellissima lingua.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di agosto: SOGLIA d'allarme

sabato 8 agosto 2026

"La gatta ha visto tutto", Dolores Hitchens

 

"Vieni qui, zietta. Ti prego. Sono in una specie di pasticcio e ho un disperato bisogno di consigli"

Breakers Beach (California), 1938. E' questa telefonata 
ad allertare Miss Rachel Murdock, al punto che il pomeriggio stesso, messa la gatta Samantha nel trasportino e preparato un veloce bagaglio per sé, l'anziana signora lascia Los Angeles per raggiungere la nipote. Lily non è una consanguinea, lo si capisce dallo scarso intelletto e dall'ineleganza che la contraddistinguono: Philip, il defunto fratello di Rachel, era il suo patrigno ed è grazie alla rendita che le ha lasciato se Lily riesce a mantenersi. Una rendita non enorme, ma sufficiente ad attirare sulla nipote le attenzioni di approfittatori di vario genere, compreso quel buono a nulla del suo ex marito, il signor Sticklemann. E anche questa volta ci sono di mezzo i soldi: Lily parla alla zia di un debito di un migliaio di dollari che - nell'arco di una notte e dopo una violenta aggressione - raddoppia. Ma Miss Murdock non ha tempo per indagare: meno di quarantotto ore dopo il suo arrivo Lily viene uccisa e lei stessa rischia di morire. L'unica a uscire incolume da quella stanza è Samantha, ma cos'ha di strano la sua bella pelliccia?

Dolores Hitchens (Texas 1907 - California 1973) pubblicò 
ventitré romanzi autoconclusivi e altri ventidue divisi in quattro diverse serie.
Questo, del 1939, è il primo di dodici (al momento Sellerio ha tradotto i primi quattro) che hanno per 
protagonista la settantenne Miss Rachel Murdock.

Non amo particolarmente i gialli con investigatori dilettanti, ma poi finisco sempre per leggerne alcuni.

La parte che ho trovato più interessante è stata senza dubbio la prefazione scritta da Joyce Carol Oates nel 2021, dove la grande autrice descrive il fascino dei libri mistery, in particolare di quelli vecchia maniera, i classici enigmi della camera chiusa che si sviluppano grazie a investigazioni basate sul ragionamento. Ed evidenzia la particolarità di questo romanzo dove il crimine, avvenuto in un passato recente, viene ricostruito attraverso i ricordi dei due protagonisti: Miss Murdock e Stephen Mayhew, il trentatreenne tenente investigativo, imbranato all'apparenza, ma determinante nella sostanza.

La micia Samantha fa da contorno generando inconsapevolmente preziosi indizi. Una gatta nera, non solo bella, ma anche ricca: Agatha, l'unica dei quattro fratelli Murdock ad essere riuscita a trasformare in un vero patrimonio la sua parte di eredità paterna, alla morte ha nominato Samantha come sua unica erede. A Rachel e Jennifer, l'unica sorella rimasta, il compito di occuparsi delle sue necessità nella grande casa di famiglia in cui vivono.

Un vezzo, o uno stratagemma per rendere più accattivante la serie: la vicenda gialla avrebbe retto anche senza Samantha. Un giallo sicuramente bello per gli amanti del genere, una storia carina per chi, come me, preferisce i thriller.

I venti capitoli in cui si dividono le 360 pagine del libro hanno tutti, riga più riga meno, la stessa lunghezza, un dettaglio che apprezzo sempre molto le rare volte in cui mi ci imbatto. Pessima, invece, la scelta di titolarli anticipando quello che verrà raccontato di seguito.
Ieri sera ho iniziato l'ascolto del secondo volume e lì per fortuna i capitoli sono soltanto numerati.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Notte prima degli esami: numero delle pagine multiplo di venti


lunedì 3 agosto 2026

"Il calamity club", Kathryn Stockett

 

"Benvenuti al
RICOVERO PER ORFANE DELLA CONTEA
DI LAFAYETTE
FONDATO NEL 1927
NON si accettano:
orfane di colore, indiane, ebree, messicane, orientali, gemelle, bambine affette nel presente o nel passato da lebbra, consunzione, arti mutilati o labbro leporino.
No maschi. No bambine malate o di natura ritardata.
No bambine sopra i dodici anni di età.
No donne in stato interessante.
Non facciamo assistenza al parto.
Che il Signore vi benedica tutti."

Oxford (Mississippi), 1933. Margot (Meg) Lefleur ha 11 anni e da due, non rientrando in nessuna delle categorie indesiderate, vive nell'orfanotrofio di Lafayette. Troppo grande per essere presa in considerazione dalle coppie alla ricerca di neonate o di bambine molto più piccole, fa sempre più fatica a ricordarsi che lei una madre la ha e che deve esserci un motivo se il 23 dicembre di due anni prima era uscita di casa senza più tornare.
Birdie Calhoun di anni ne ha 24 anni ed è arrivata a Oxford da Footely in visita alla sorella minore. A mandarcela sono state la madre e la nonna, ufficialmente perché preoccupate dal non aver ricevuto lettere da Frances nelle ultime sei settimane, ufficiosamente per chiederle il prestito necessario a salvare la casa dal pignoramento, già subito da moltissimi loro conoscenti a causa della Grande Depressione.
Frances da un anno è la signora Tartt e vive in una grande villa con il marito Rory e la suocera: Birdie programma un viaggio di tre giorni dando per scontato che per i Tartt un prestito di duecentocinquanta dollari sia una sciocchezza.
E invece...

Secondo romanzo dell'autrice pubblicato quasi vent'anni dopo l'uscita di quello d'esordio, "The Help" (2008), che avevo letto un anno e mezzo fa.

Raramente do spazio a libri appena usciti, ma questo (arrivato in Italia a maggio) era perfetto da "portare" in vacanza come audiolibro da ascoltare prendendo il sole in spiaggia e - per la sua semplicità stilistica e per la sua scorrevolezza - è stata un'ottima scelta.

Le 744 pagine si traducono in più di ventotto ore d'ascolto (che diventano molte meno accelerando il ritmo) in cui si alternano le due bravissime narratrici (Giada Capo e Francesca Pittatore) che danno voce alle due protagoniste.

Naturalmente le strade di Meg e Birdie si incrociano e le loro vicissitudini permettono alla Stockett di descrivere le condizioni patite da donne e bambine nell'America degli anni Trenta, concentrandosi su chi - oltre alle disuguaglianze di genere - doveva fare i conti anche con il divario sociale che le rendeva vittime di uomini e donne senza distinzioni.

La storia ha anche una dose di suspense, ma - oltre a essere esageratamente lunga (cinquecento pagine sarebbero state ampiamente sufficienti) - manca di incisività. Come in "The Help" l'autrice tocca moltissimi aspetti critici (maschilismo, razzismo, moralismo, omosessualità, prostituzione, imposizione di trattamenti medici, eccetera), ma quello che scrive è un resoconto, senza una vigorosa condanna.

E nelle note finali mi sarebbe piaciuto trovare un raffronto fra quel passato vecchio di quasi un secolo e i giorni nostri perché non siamo più negli anni Settanta e di passi indietro ne sono stati fatti parecchi, soprattutto negli "evolutissimi" Stati Uniti d'America.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Nel baule della strega: animali o oggetti in volo

sabato 1 agosto 2026

Reading Challenge 2026: tracce di agosto

         


Traccia della pozione: Billionaire, protagonista immensamente ricco


Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • SOGLIA: La ragazza sulla soglia, Ruth Heald (3 punti)
  • D': Pazza d'amore, Adèle Hugo (1 punto)
  • ALLARME: La gatta ha dato l'allarme, Dolores Hitchens (3 punti)

Traccia scopa volante, libri ambientati in India


Traccia calderone:
  • libri in cui si scrive almeno una lettera
  • libri con un bacio in copertina

Traccia famiglio:
  • libri con la copertina gialla e azzurra
  • libri con in copertina il mare, un fiume o un lago:
    Via delle Magnolie 11, Stefania Bertola (2 punti)

Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita:
  • Notturno islandese, Ragnar Jonasson (2 punti)

Traccia annuale Carnevale (29 punti):
  • Charmaine Wilkerson, Dolce nero
  • Arwin J. Seaman, La condanna del silenzio
  • Riley Sager, La casa oltre il  lago
  • Nanni Holmqvist, L'unità
  • Emanuela Canepa, L'animale femmina
  • Venita Blackburn, Morire a Long Beach
  • Alafair Burke, Dalla parte sbagliata
  • Linwood Barclay, Senza dirsi addio
  • Emmanuel Carrère, V13

Traccia annuale Nel baule della strega (19 punti)
  • Scopa volante, oggetti o animali in volo in copertina:
    Il calamity club, Katheryn Stockett
  • Athame, arma in copertina o nel titolo:
    Vele e cannoni, Carlo Maria Cipolla
  • Bacchetta, elemento aria in copertina o nel titolo
    Il villaggio perduto, Camilla Sten
  • Talismani e amuleti, libro del proprio genere preferito
    La reclusa, B.A. Paris
  • Erbe e oli essenziali, erbe officinali, infusi o fiori recisi in copertina:
    La fiorista, C.L. Pattison


I miei punti di agosto: 59



mercoledì 29 luglio 2026

"La fiorista", C.L. Pattison

 

"Come dico spesso, non mi limito a vendere fiori: io vendo sentimenti."

Londra, un anno recente non specificato. Amy Mackenzie ha poco più di trent'anni, nessuna relazione né amicizie con cui condividere il tempo libero. E' anche per questo, e non solo per passione, se ha fatto del Darling Buds il centro della sua vita e grazie alla competenza botanica e alle grandi capacità creative ha vinto un prestigioso premio per una scultura floreale realizzata per la commemorazione della regina Elisabetta.
Fra i suoi clienti più importanti c'è lo studio Cole & Elliott: ogni settimana colora i loro uffici con i fiori, ma adesso ha ricevuto l'incarico di occuparsi della festa a sorpresa che Eleanor Elliott sta organizzando per il quarantesimo compleanno della sorella Izzy. Amy questa volta vuole andare oltre all'allestimento floreale: le è bastato stalkerare i profili social della festeggiata per capire che un'amica come Izzy è quello che le serve per dire addio alle serate e week-end chiusa in casa.

Scritto nel 2023, è il terzo dei quattro thriller pubblicati dall'inglese Pattison, di cui un anno fa avevo letto l'opera prima, "La terza inquilina".

L'autrice pecca nello sfruttare gli stessi meccanismi - un prologo che diventa la base del colpo di scena finale e i rimandi a un evento sospetto nel passato della protagonista - ma, sorvolando sulla scarsa fantasia, la storia è accattivante e scorrevole, Amy è problematica, ma non al punto da diventare irritante e il numero di pagine (288) è adatto al ritmo.

La Pattison non scrive capolavori, però in mezzo a tutto quello che viene tradotto gli altri suoi due titoli meriterebbero un po' di spazio (ma ho speranza di arrivare a leggere anche "First to Fall", pubblicato lo scorso anno).

Reading Challenge 2026, traccia annuale Nel baule della strega: erbe e oli essenziali, fiori recisi in copertina

sabato 25 luglio 2026

"I fidanzati di Babette", Alice Berend

 

"Quando due asini si incontrano, ognuno di loro sa di essersi imbattuto in un asino. Se due uomini si stanno di fronte, per molto tempo non sanno chi hanno davanti a sé. Ignorano se possono fidarsi l’uno dell’altro."

Berlino, ottobre di un anno all'inizio del Novecento. Quello fra i Bromberling è indubbiamente un matrimonio felice che dura da ventun anni. August è solido e concreto come la sua professione. In gioventù, appresa l'arte della falegnameria, aveva valutato attentamente le varie opzioni a disposizione scegliendone una redditizia e al sicuro da ogni possibile crisi: fabbricare casse da morto. Anna, paciosa e giuliva, prova un forte imbarazzo verso questo mestiere e soffre quando si accorge che le persone per superstizione li tengono a distanza, ma non disdegna certo i benefici economici che le bare assicurano alla famiglia.
Famiglia che si è completata con i due adorati figli, l'esuberante Hermann e la deliziosa Babette, che sta per compiere 16 anni, un'età in cui una giovane deve assolutamente fidanzarsi. Che la figlia non si sia ancora innamorata di nessuno è un dettaglio trascurabile per la madre, che si butta entusiasta nella ricerca del futuro genero, senza dare importanza all'età e all'aspetto dei candidati, ma solo al ruolo che hanno nella società. E se il nome è accompagnato da un titolo nobiliare tanto meglio.

Alice Berend, nata a Berlino nel 1875 e morta a Firenze nel 1938,
 è stata autrice di numerosi romanzi caratterizzati dall'umorismo con cui descriveva la borghesia della sua epoca. Questo, del 1915 e attualmente l'unico a essere stato tradotto in italiano, è il terzo che ha scritto ed è la sua opera più famosa.

Una lettura veloce e trascurabile che , grazie alla spensierata incostanza di Babette, sembra "Il tempo delle mele" ambientato all'inizio del secolo scorso.

Il ruolo di personaggio divertente spetta alla madre, ma l'unica risata me l'ha strappata la reazione del marito quando assiste non visto a una delle (tante) stramberie della moglie, mentre lei è così stupida da risultare soprattutto irritante.

"Quel viaggio era una fatica terribile. Si girava in comitive, dalla mattina alla sera, per veder sempre le stesse statue rotte."

Questo è tutto ciò che Anna ha da dire a proposito di una vacanza a Roma. E, viste le umili origini dei Bromberling, mi domando se lo scopo della Berend fosse davvero quello di ironizzare sui ricchi berlinesi e non piuttosto quello di scimmiottare i poveri saliti di ceto.

Reading Challenge 2026, traccia Scopa volante di luglio: libri ambientati in Germania


martedì 21 luglio 2026

"La sequestrata di Poitiers", André Gide

 

"Signor Procuratore Generale, ho l'onore di denunciare un fatto di una gravità eccezionale. Si tratta di una signorina che è rinchiusa in casa della signora Monnier, priva di cibo sufficiente, che da venticinque anni vive su un lurido giaciglio, in poche parole nel suo marciume."

Iniziava così la lettera anonima che il Procuratore Generale di Poitiers ricevette il 22 maggio 1901.

Un fatto di cronaca realmente accaduto che André Gide (Parigi 1869 - 1951, premio Nobel per la Letteratura nel 1947) nel 1930 ricostruì in questo piccolo volumetto avvalendosi dei documenti relativi al caso.

L'edizione Adelphi (collana Piccola Biblioteca) è arricchita da alcune fotografie delle persone coinvolte e da un paio di immagini di articoli pubblicati all'epoca.

Gide fu molto preciso, ma (inspiegabilmente) scelse di cambiare i nomi: Blanche Monnier nel libro diventa Mélanie Bastian, ma la storia resta quella reale, in tutto la sua tristezza e il suo squallore.

La Magistratura diede credito alla denuncia anonima e si mosse immediatamente, cosa non scontata essendo coinvolta una famiglia rispettata e influente dell'alta borghesia cittadina, ma a Poitiers chiunque transitasse davanti al 21 di rue de la Visitation poteva sentire le urla di Blanche.
In troppi fecero finta di non sapere.



La donna, ormai cinquantaduenne (era nata il 1° marzo 1849) venne trovata in uno stato di degrado assoluto dopo aver trascorso 25 anni in una stanza larga cinque metri e mezzo e lunga poco più di tre, con finestre e persiane sbarrate e con la porta che veniva aperta solo per permettere l'accesso ai visitatori, vale a dire le domestiche e il fratello, raramente la madre.

Le descrizioni delle condizioni sue e della stanza sono per stomaci forti. Il giaciglio su cui dormiva veniva usato anche per mangiare e per i bisogni corporei sopra a un lenzuolo piegato in quattro su cui sedeva e che, per volere della madre, veniva cambiato dalle domestiche soltanto alla sera.

Le autorità la portarono immediatamente in ospedale dove le vennero tagliati i capelli, una matassa lunga quanto sporca che pesava più di due chili. Lei soltanto venticinque e mezzo.
Ma se il fisico giovò delle cure con rapidi progressi, le facoltà mentali regredite durante la prigionia rimasero quelle di una bambina piccola fino alla morte di Blanche, avvenuta il 13 ottobre 1913.

Il testo racconta i motivi della reclusione, le imputazioni a carico della madre e del fratello, il processo e la sentenza.

Nel libro e in rete si trovano alcune foto di Blanche dopo la liberazione che manifestano la distruzione di un essere umano. Preferisco rendere omaggio alla sua precedente gioventù e bellezza.


Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di luglio: libri ambientati in Francia o negli Stati Uniti

venerdì 17 luglio 2026

"Vele e cannoni", Carlo M. Cipolla

 

"Vele e cannoni": ma è dai cannoni che Carlo Maria Cipolla inizia questo saggio, pubblicato nel 2003.
E' la sua sesta opera che leggo, un'altra a
nalisi storica accurata e mai noiosa, grazie anche all'umorismo che contraddistingue il modo che aveva di trattare argomenti non comuni.

Si parte dai primi anni del XIV secolo, quando gli europei iniziarono a far uso di armi da fuoco e la costruzione dei cannoni divenne in breve tempo una delle più lucrose attività dell'epoca.
Dapprima venivano costruiti in ferro, successivamente
 affiancati da quelli in bronzo, più sicuri e affidabili, ma ben più costosi.

Cipolla presenta quindi una concisa, ma esaustiva situazione stato per stato, Portogallo, Spagna, Olanda, Germania, Russia, Francia, eccetera, concentrandosi maggiormente sull'Inghilterra, dove nei secoli quattordicesimo e quindicesimo l'industria degli armamenti non riusciva a tenere il passo con il continente.

"Nei primi anni del sedicesimo secolo l'Inghilterra appariva agli occhi degli europei come un paese sottosviluppato"
 
Finché non arrivò Enrico VIII a cambiare tutto.

La situazione europea era caotica: c'erano nazioni che avevano un gran bisogno di artiglieria pesante per le guerre e per l'espansione oltremare (Olanda e Spagna), ma mancavano delle materie prime; altre che ne avevano in abbondanza, ma erano carenti di manodopera specializzata (Germania e Russia).

E mentre a un certo punto gli inglesi furono costretti a comprare cannoni dagli svedesi a causa del 
disboscamento dovuto alle costruzioni navali ed edili e al consumo dell'industria metallurgica (la crisi del combustibile esplose nel 1630), gli olandesi risolsero il problema del loro grande bisogno di artiglieria pesante imparando a produrre da sé le armi.

Con molta precisione, a metà delle 174 pagine del saggio sono le vele a diventare protagoniste.

Il loro evolversi, e quindi quello delle imbarcazioni, creò uno sviluppo che non tutti riuscirono a seguire. In particolare la rivoluzione navale compiuta dalle potenze atlantiche segnò il declino di musulmani e veneziani.

"Rimasero medievali quando l'età moderna era già iniziata"

La navigazione allarga i confini e 
nel saggio compaiono anche Africa e, soprattutto, Asia.

Cipolla sapeva come raccontare la storia, analizzando e spiegando le rivoluzioni sociali e culturali che caratterizzavano i popoli.

Se cinesi, turchi e indiani, ancorati alle loro tradizioni, capirono in ritardo l'importanza di dotarsi di artiglieria pesante e di imbarcazioni adatte non solo a speronamento e abbordaggio (i limiti delle giunche cinesi al pari delle 
galee mediterranee), ai giapponesi, che non disdegnavano di apprendere e mettere in pratica gli sviluppi di altre culture, andò meglio, anche se non riuscirono a eliminare il divario tecnologico che li separava dagli europei.

La sorpresa è stata quella di trovare solo rari e vaghi accenni all'Italia, ma un aneddoto mi ha fatto ridere di gusto: mentre in Europa si costruivano cannoni preoccupandosi della loro efficienza e non certo del design, noi italiani ci
 preoccupavamo dell'estetica facendo cesellare non solo i cannoni, ma anche le palle, e pazienza se i costi lievitavano!

Reading Challenge 2026, annuale Nel baule della strega: Athame, arma nel titolo o in copertina

lunedì 13 luglio 2026

"Promessa mortale", Angela Marsons

 

Black Country, aprile 2017. Sono trascorse sei settimane dal triste epilogo del caso precedente e quando Kim viene dimessa dal Russells Hall Hospital - con la gamba ancora dolorante, ma funzionante - quel che è rimasto della squadra si ricompatta attorno alla sua ispettrice.
Il primo caso che si vedono assegnare è quello di un uomo ritrovato in un parco con la gola tagliata. E' qualcuno che tutti loro conoscevano, quel dottor Gordon Cordell che solo grazie alle sue conoscenze era riuscito a evitare l'incriminazione per l'aborto clandestino praticato su una studentessa dell'Heatcrest Accademy. Aveva comunque perso il lavoro alla clinica dove operava, ripiegando su un ben più modesto incarico proprio al Russells Hall.
La sera stessa della sua morte il figlio maggiore viene coinvolto in un pauroso incidente d'auto, ma sarà l'uccisione della madre di un'infermiera del Russells Hall a far capire che tutte quelle morti sono collegate.

Nona puntata della serie, scritta nel 2018, come quella che la precede ("Vittime innocenti") a cui è strettamente collegata, non solo perché senza averla letta risulta impossibile capire i vari riferimenti, ma anche per gli sviluppi della trama orizzontale.

Le 320 pagine scorrono velocemente grazie ai tantissimi capitoli (centotredici più prologo ed epilogo) brevi (o brevissimi), come ho avuto modo di verificare ieri sera con la volata finale, mentre nei giorni precedenti lo avevo trascinato perché è un periodo in cui ho meno tempo per leggere.

Al caso principale se ne alterna un altro che inizialmente viene seguito solo dall'agente Stacey Wood, poi affiancata dal nuovo collega Austin Penn: una ragazzina di 15 anni è scomparsa da due giorni, ma essendo scappata di casa già due volte nessuno se ne preoccupa, a eccezione della madre e di Stacey.

Nel complesso un doppio giallo coinvolgente, con una Kim Stone che le sofferenze non fanno brillare di simpatia, tranne quando tornando a casa chiede al suo cane cos'ha fatto di bello in sua assenza e solo chi ha compagni di vita pelosi sa che non è una scemenza e che basta guardarli per capire (come minimo quanto hanno sentito la nostra mancanza ♥).

Reading Challenge 2026, traccia incantesimo di luglio: segreto MORTALE