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venerdì 17 aprile 2026

"La città del terrore", Alafair Burke

 

"Non vi preoccupate. Tornerò in tempo per il volo. Lo prometto."

New York, marzo 2008, domenica sera. E' Chelsea Hart, 19 anni, a fare questa promessa a Stefanie e Jordan, le due amiche con cui sta trascorrendo nella Grande Mela le vacanze primaverili del primo anno di college. Arrivate il martedì precedente, hanno girato la città rispettando la tabella di marcia studiata prima di partire: un quartiere al giorno, vedendo il più possibile e divertendosi ancora di più. Per l'ultima sera, dopo la cena in un bel ristorante, sono andate in una discoteca gigantesca. Ma all'una e mezza Chelsea non ne ha voluto sapere di tornare in albergo per dormire solo due ore, scegliendo di fare una tirata per poi raggiungerle all'hotel in tempo per prendere il taxi alle sei, come d'accordo.
Ed è a quell'ora che Ellie Hatcher trova Stefanie e Jordan nella hall dell'albergo. Viene colpita dall'agitazione delle due ragazze, non sapendo che sono amiche di quella in cui si è imbattuta un'ora prima durante il suo jogging mattutino: il suo primo caso come detective della squadra omicidi di Manhattan South.

Inizia così il nuovo (e secondo) caso della detective protagonista dell'omonima serie (sei volumi in tutto): peccato non poter leggere il primo (
"Dead connection", scritto nel 2007) perché - insieme al terzo ("212", del 2010) - non è stato tradotto!
Mi domando come lavorino certi editori, se siano informati e se ne freghino oppure se comprino i diritti a caso senza fare un minimo di ricerca!

A dir poco irritante: se anche le vicenda gialle sono autoconclusive, per la trama orizzontale la prima puntata è fondamentale per conoscere i personaggi e non solo.

Quello che ho capito da qualche recensione tradotta grazie a Google e dai riferimenti fatti in questa storia è che anche il padre di Ellie, originaria di Wichita, era un poliziotto, morto suicida molti anni prima mentre dava la caccia a un serial killer e che la storia di "Dead connection" si è svolta due mesi prima rispetto al presente di questa. Lì Ellie si era trovata
 a indagare su un caso chiamato First Dateuna serie di omicidi legati a una società di appuntamenti on line che si era conclusa con l'arresto di un serial killer, lo smantellamento di una rete russa di furti di identità e l'uccisione nel corso di una sparatoria di Flann McIlroy, il collega in coppia con lei da appena una settimana. E il personaggio di McIlroy, pur essendo morto, ha un ruolo determinante anche in questo libro per via delle sue precedenti indagini.

Ne "La città del terrore"
 (titolo originale "Angel's Tip", scritto nel 2008) Ellie è al quinto anno di servizio, i primi quattro come agente di pattuglia, quindi una rapida promozione che dopo un anno l'ha portata ad affiancare il collega Jeffrey James (J.J.) Rogan alla omicidi di Manhattan South.

Nelle note la Burke spiega di essersi ispirata a due omicidi realmente accaduti nel 2006.

E' sicuramente peggiore rispetto agli altri due suoi thriller che avevo letto ("La ragazza nel parco" e "Una perfetta sconosciuta"), un libro invecchiato male (per avere gli esiti dei test sul DNA ci voglio settimane, fanno affidamento sulla macchina della verità, i giovani usano MySpace, eccetera) e che abusa dei serial killer, ma è proprio la storia a non avermi convinta, né per le dinamiche né per come viene raccontata. Si salva solo l'inizio, carico di suspense, ma dopo i primi capitoli la narrazione perde mordente trascinandosi verso un finale esagerato (truppe d'assalto, elicotteri) e poco appagante.

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di aprile: tutta mia la CITTA'

mercoledì 1 ottobre 2025

Reading Challenge: tracce di ottobre

          


Tracce generiche:
  • libri con copertina autunnale
  • libri con una parola collegabile a Halloween nel titolo
    Le streghe di Manningtree, A.K. Blakemore (3 punti)

Traccia cascata di lettere:
  • male: Matematiche certezze, Maria Masella (2 punti)
  • sale: Mariani e le giuste scelte, Maria Masella (2 punti)

Traccia rebus:
  • Persone normali, Sally Rooney (2 punti)

Traccia dadi: 27 - 31 - 77


Traccia annuale Cruciverba: da cinque a dieci libri, le definizioni devono essere collegate a una parola del titolo (35 punti)
  • La figlia scomparsa, Jenny Quintana
  • Una perfetta sconosciuta, Alafair Burke
  • La famiglia Piotta, Silvino Gonzato
  • Il giorno dell'ape, Paul Murray
  • La curva dell'oblio, Gian Andrea Cerone
  • La psicologa, B.A. Paris
  • Loro, Joyce Carol Oates
  • La strega, Shirley Jackson
  • Misterioso omicidio a Tokyo, Tetsuya Honda

Traccia annuale Editori: da cinque a dieci libri di case editrici diverse (11 punti + 1 punto foto)
  • Fanucci: I fantasmi di Ashburn House, Darcy Coates
  • AltreVoci: Identità negate, Ferdinando Salamino
  • Nova Delphi: Racconti americani, George Gissing
  • De Ferrari: Savona in giallo, AA.VV.
  • Rubbettino: Sulle rive dello Jonio, George Gissing

I miei punti di ottobre: 56



venerdì 27 giugno 2025

"Una perfetta sconosciuta", Alafair Burke

 

New York, inverno 2011. Dopo otto mesi di disoccupazione Alice, 37 anni, ha finalmente trovato il lavoro dei suoi sogni: direttrice di una nuovissima galleria d'arte a due passi dalla High Line, un ruolo in cui potrà mettere a frutto il suo master in storia dell'arte, ma - soprattutto - un lavoro che si è conquistata da sola, senza l'intervento del suo famoso padre, il regista premio Oscar Frank Humphrey.
A essere onesti andare a una mostra, ritrovarsi a chiacchierare con un uomo affascinante e scoprire che sta cercando una persona qualificata che voglia dirigere la galleria senza il timore dei possibili condizionamenti del ricco proprietario che lui rappresenta, è stato solo un grandissimo colpo di fortuna, ma questo non sminuisce certo le sue capacità.
Invece non c'è stato proprio niente di fortunato nell'inciampare nel cadavere dell'intermediario pochi giorni dopo l'inaugurazione, sporcarsi con il suo sangue e poi rendersi conto che i due detective a cui sta raccontando cosa è successo non la guardano con la compassione che si dovrebbe riservare a una donna provata da una esperienza terribile come quella, bensì come una possibile sospetta.

Concatenato

Tralasciando i tanti romanzi firmati a quattro mani con Mary Higgins Clark (nei quali ho sempre trovato solo quest'ultima non scorgendo un contribuito da parte della Burke, mentre adesso ho capito che sono accomunate da due aspetti: risvolti romantici e protagonisti ricchi e privilegiati con cui si dovrebbe empatizzare), di lei avevo letto solo "La ragazza nel parco", non il romanzo di esordio, ma il primo a essere stato tradotto. Era il 2019 e se sono passati sei anni non è solo perché il libro non mi aveva convinta, ma anche perché volevo vedere se l'editoria italiana avrebbe recuperato i titoli non ancora tradotti.
Perché con Alafair Burke non è stato fatto un buon lavoro: in Italia non è mai arrivata la sua serie di esordio con protagonista Samantha Kincaid, tre libri scritti fra il 2003 e il 2005, ma il disastro lo hanno fatto con la seconda serie, quella che ha per protagonista Ellie Hatcher, dove hanno tradotto solo quattro titoli su sei saltando il primo e il terzo! Inconcepibile! Invece degli otto romanzi autoconclusivi ne hanno tradotto sei, in ordine sparso, ma non essendoci collegamenti il danno è minore.

Questo, titolo originale "Long Gone", è il primo degli autoconclusivi che ha scritto (nel 2011) e l'ho trovato migliore de "La ragazza nel parco" (scritto cinque anni dopo).
In entrambi non emerge il passato dell'autrice (Florida, 1969) che è stata sia Pubblico Ministero sia giudice della Corte d'Appello: le storie non sfiorano neppure il legal thriller ed è un peccato. Questo, come l'altro, strizza l'occhio al poliziesco, mantenendo però al centro della vicenda la protagonista con le sue indagini personali.

Un thriller un po' datato (siamo ancora nell'era degli SMS) in cui dialoghi e trama non spiccano per originalità, ma le dinamiche funzionano e la ricostruzione alla fine risulta convincente, trattando - seppure senza particolari approfondimenti - temi pesanti, pedofilia, bullismo nelle scuole e il MeToo, questo ben prima della nascita del movimento.

Purtroppo mi sono rovinata da sola tutti i colpi di scena, intuendo con molto anticipo i chi, i come e quasi tutti i perché, ma non si tratta né di un mio particolare acume né di pecche della Burke che, anzi, ha costruito anche un buon intreccio con due sottotrame. E' la fiction ad avere i suoi limiti, il colpevole non può spuntare dal nulla alla fine del libro e nella rosa dei personaggi si fa presto a fare due più due, specialmente quando si leggono thriller da tutta la vita e basta un'occhiata alla copertina per riconoscere uno spoiler.

Reading Challenge 2025, traccia annuale Cruciverba


lunedì 5 novembre 2018

"Sulla pelle - Sharp objects", Gillian Flynn


Wind Gap, Missouri. Camille Preaker se n'è andata senza rimpianti otto anni prima trasferendosi a Chicago, ma è il suo lavoro di giornalista di cronaca nera a costringerla a tornare: in meno di un anno due bambine di 9 e 10 anni sono state strangolate, due casi inequivocabilmente collegati per un altro macabro dettaglio.
Camille non viene bene accolta dai suoi concittadini che, a cominciare dalla polizia, non gradiscono la presenza della stampa, ma nemmeno dalla sua famiglia.
La madre, glaciale e autoritaria, che non ha mai amato la sua primogenita, ed è la causa del suo allontanamento da Wind Gap; il patrigno, un uomo privo di carattere, un banale accessorio della moglie; Amma, la sorellastra adolescente nata quando Camille era già al college, in pratica una sconosciuta; e il doloroso ricordo di Marian, la sorellina morta quando Camille aveva solo 13 anni.
Dal primo istante è evidente che il passato non è passato e che i problemi non sono mai stati risolti...

Il mese scorso ho visto le prime due puntate di "Sharp objects", la serie TV trasmessa da Sky e tratta dal romanzo di esordio della Flynn. Sceneggiatura perfetta e ottima recitazione (non certo una serie di poco conto), ma la narrazione - troppo lenta per i miei gusti - mi aveva fatto desistere dalla visione finchè l'entusiasmo di mio marito, che non è un amante dei thriller, mi ha portato a dubitare della mia scelta. A quel punto, però, ho deciso di fare le cose per bene, e cioè ricominciare leggendo il libro.

Libro che ho apprezzato, sì, ma che mi ha anche un po' deluso: con due omicidi e un serial killer rientra sicuramente nel genere thriller, ma la storia si sviluppa in modo tale da avermi dato l'impressione di leggere un drama.
Scritto bene, costruito benissimo e con personaggi caratterizzati alla perfezione, ma mi è mancato non trovare una vera e propria indagine: il romanzo racconta principalmente di Camille, questa giovane donna autolesionista seriamente disturbata, che torna a Wind Gap dopo aver trascorso un lungo periodo in una clinica psichiatrica, ma che non si può certo definire guarita.
E' in quest'ottica che esplode tutta la drammaticità del suo rientro in città dove ritrova il suo passato senza che gli anni in più la aiutino ad affrontare diversamente la madre, e non solo.

Un romanzo cupo, soffocante, pesante. Un altro romanzo che avrei preferito leggere in un momento più sereno della mia vita.

Reading Challenge 2017: questo testo risponde al requisito "un libro da cui hanno tratto una serie tv" (numero 26 indizi difficili)

domenica 23 settembre 2018

"Il grande fuoco", Krysten Ritter


Barrens, Indiana. Cittadina rurale americana con poco più di 5.000 abitanti che Abby ha abbandonato dieci anni prima lasciandosi alle spalle solo un padre-padrone bigotto, tanti brutti ricordi e altrettanti dubbi, legati soprattutto a Kaycee, amica del cuore quando erano bambine e nemica durante l'adolescenza.
Anche Kaycee ha lasciato Barrens subito dopo il conseguimento del diploma, ma se n'è andata davvero oppure le è successo qualcosa? Perchè Kaycee durante l'ultimo anno di scuola stava male: tutti in città pensano che fingesse per attirare l'attenzione, ma Abby l'aveva vista vomitare sangue, come avrebbe potuto fingere anche questo?
E' il bisogno di sapere che la spinge a proporre proprio il caso di Barrens allo studio legale di Chicago per cui lavora nel ramo della tutela dell'ambiente: perchè a Barrens ci sono gli stabilimenti della Oprimal Plastics, che ha fatto rinascere la cittadina dando lavoro a più di metà della popolazione, espandendo l'indotto e facendo costruire a sue spese palestra, biblioteca, giardini pubblici e quant'altro. Ma a che prezzo?

Krysten Ritter è un'attrice. E una musicista, una modella e, adesso, con questo suo primo romanzo, anche una scrittrice. L'ho scoperto solo quando, dopo aver pescato il suo libro dalla mia infinita wish list (dove praticamente finiscono tutti i thriller novità proposti da IBS) perchè la copertina rispondeva all'indizio speciale di settembre della mia Reading Challenge (un libro con del fuoco in copertina), ho cercato in rete informazioni sull'autrice, come faccio sempre quando il nome non mi dice niente. E la filmografia che la riguarda su Wikipedia è un elenco bello lungo, sia per quanto riguarda il cinema che la televisione. Io però, oltre a qualche serie tv dove ha recitato in episodi singoli, l'ho vista solo in I love shopping, nel ruolo di Suze, la migliore amica di Becky, e proprio non me la ricordo. 

Sapere che fosse principalmente un'attrice prima di leggere il libro mi ha resa molto scettica, non amo l'ecletticità, probabilmente perchè di mio non so fare nulla, e quindi ho affrontato la lettura molto prevenuta, cosa che forse, alla fine, ha contribuito a farmi apprezzare il libro più di quanto sarebbe successo se "Il grande fuoco" fosse stata l'opera prima di una perfetta sconosciuta per chiunque: la mia sfiducia leggendo è diventa un "ah, però...".

In definitiva la Ritter non ha fatto altro che mettere insieme scenari triti e ritriti: la vicenda legata all'industria inquinante e la cittadina di Barrens ricordano moltissimo quello che "tutti" abbiamo visto in Erin Brockovich. A questo si aggiungono il bullismo e, cosa sfruttatissima da libri e serie TV di genere thriller, il ritorno della protagonista al paese natio teatro un tot di anni prima della misteriosa scomparsa o morte della sorella o dell'amica del cuore.

Però, quello che avrebbe potuto essere un "mappazzone", lo ha costruito bene, quel tanto che basta da creare un intreccio credibile e godibile. Grazie anche ai capitoli brevi (abbastanza fastidioso il modo in cui quasi tutti vengono chiusi con una frase ad effetto), pur non avendo in mano uno di quei thriller pieni di suspense, si ha voglia di andare avanti e scoprire cos'è successo a Kaycee e cosa succederà ad Abby. E a me ha lasciato la voglia di leggere ancora la Ritter, se scriverà altri libri dopo questo, sperando però di non trovarci tutti gli animali morti che qui spuntano in ogni dove, indubbiamente utili a inquadrare il contesto di Barrens dove tutti si occupano di allevamento e di caccia, ma che per me sono stati tanti pugni nello stomaco.
           
Reading Challenge 2018: questo testo risponde al requisito "un libro con del fuoco in copertina" (indizio speciale di settembre)