giovedì 18 luglio 2019

"Rapsodia francese", Antoine Laurain


Parigi, 1983. Gli Hologramme sono una delle tante band di ventenni che si esercitano in uno degli altrettanti garage, scantinati, ecc, sparsi per il mondo sperando nella grande occasione e che per questo, grazie al loro "produttore" - JBM - inviano una demo di cinque pezzi alla maggiore casa discografica francese.

Parigi, 2016. Sono passati 33 anni, la grande occasione non è mai arrivata, il gruppo si è sciolto e ciascuno dei componenti ha preso la sua strada: la cantante, Bérengère Leroy, è tornata in Borgogna ed è subentrata ai genitori nella conduzione del Relais di famiglia; il bassista, Sebéstien Vaugan, si è recentemente dato alla politica diventanto il leader (il comandante...) di un gruppo di estrema destra che ha come slogan "alla destra della destra"; il tastierista, Frédéric Lejeune, si è trasferito da molti anni in Thailandia e detesta la Francia e i francesi; il batterista, Stan Lepelle, ha sfondato, sì, ma come artista contemporaneo, isterico al punto giusto; JBM è diventato uno degli uomini d'affari più potenti di Francia e c'è addirittura chi vorrebbe lui all'Eliseo...
Ed infine il chitarrista, Alain Massoulier: lui della gioventù, oltre al sogno infranto della musica, ha anche quello dell'amore mai corrisposto per la bella Bérengère, all'epoca fidanzata di JBM. Alla fine si è rassegnato a seguire le orme del padre e a 53 anni è un borghese medico di famiglia, con una moglie che lo tradisce e i figli già grandi e lontani.
E sarà lui a ricevere la risposta affermativa dalla casa discografica, una lettera che avrebbe potuto cambiare completamente in corso della sua vita se solo non fosse arrivata con 33 anni di ritardo!

Dopo la beltà de "La donna dal taccuino rosso" letto lo scorso anno, un altro breve romanzo di questo autore francese che meriterebbe molta più fama di quanta ne abbia, per lo meno in Italia.

La sinossi, oltre ad alcuni evitabili spoiler (consiglio di leggerla solo a romanzo ultimato: va bene che non si tratta di un thriller e non viene svelato il nome dell'assassino che non c'è, ma rivela comunque troppi dettagli importanti), dà una perfetta descrizione del romanzo: "corale, leggero e solare".

In poco meno di duecento pagine, Laurain, con uno stile fresco e piacevolissimo, riesce a descrivere perfettamente il passato e il presente di ogni personaggio, dando alla storia un bello sviluppo logico e facendo ripensare agli anni '80 con un pizzico di nostalgia anche me, che di quel periodo ho detestato quasi tutto.

Reading Challenge 2019: collegamento a cascata con la traccia di luglio. Lo collego a "Amori e pregiudizi nella libreria dei cuori solitari" perchè gli autori sono entrambi europei

 

venerdì 12 luglio 2019

"Amori e pregiudizi nella libreria dei cuori solitari", Annie Darling


Londra, 2014. Sono passate due settimane dal matrimonio di Posy e Sebastian e tutto procede a gonfie vele, anche gli affari della libreria, ora rinominata Happy Ever After, che adesso vende esclusivamente romanzi rosa.
E Verity Love, la vicedirettrice, vorrebbe anche credere nelle storie a lieto fine alla "Orgoglio e pregiudizio", il suo mantra, letto decine e decine di volte, tanto da avere sempre la citazione giusta in ogni frangente delle sue giornate. Ma Verity ha chiuso con l'amore, dopo aver spezzato il cuore all'unico ragazzo della sua vita, una storia avuta molti anni prima, ai tempi dell'università. Perchè lei è un'introversa, un'asociale, preferisce la compagnia di un libro a quella di un uomo, cosa che Posy e Nina non riescono a capire, ed è per questo che si è inventata un fidanzato, l'oceanografo Peter, stratagemma che le ha permesso di vivere tranquillamente gli ultimi mesi.
Ma più il tempo passa e più le amiche fanno pressione per conoscere il misterioso fidanzato, arrivando perfino a seguirla nel ristorante italiano dove Verity va spesso a rifugiarsi dopo una dura giornata di contatti forzati al lavoro. Ed è per evitare l'imbarazzo di farsi beccare da sola che d'istinto si siede al tavolo di un uomo bellissimo, implorandolo di reggerle il gioco.
Guarda caso anche a Johnny, vittima di un amore non corrisposto, farebbe proprio comodo una fidanzata fittizia per frenare gli incontri che gli combinano gli amici.
Comincia così il loro sodalizio che vede un'unica regola: non innamorarsi!

Ecco qua il seguito di "La piccola libreria dei cuori solitari", o meglio, dalla sinossi di questo secondo romanzo ho scoperto che Annie Darling in patria ne ha scritto ben più di due, tutti autoconclusivi, ognuno dei quali con un protagonista diverso fra i vari personaggi che gravitano attorno alla libreria. Solo questi due sono stati tradotti in italiano, due anni fa, cosa per me irrilevante perchè comunque non darei all'autrice una terza chance.

Questa copertina è ancora più carina dell'altra, mentre la storia, altrettanto melensa e scontata, riesce incredibilmente ad essere più antiquata della precedente, calpestando "romanticamente" ogni conquista  per l'emancipazione femminile con ragionamenti che avrebbero fatto arrabbiare anche mia nonna (classe 1914), una che si scandalizzava alla vista della calzamaglia di Rudolf Nureyev!

Inoltre la personalità della protagonista non regge, non è credibile che una persona sociofobica come Verity vada da sola in un ristorante affollato quasi tutte le serie, tanto per fare un esempio.

E non parliamo dell'uso/abuso di alcuni aggettivi, come gli occhi di Johnny di un azzurro impossibile, lo stesso azzurro impossibile del cielo dopo qualche capitolo, uguale all'azzurro impossibile del mare verso la fine!

Per onestà devo ammettere che l'autrice si è bruciata la già scarsa considerazione che avevo per lei quando, in un delle tante (troppe)  descrizioni di menù consumati da Verity (l'asociale!!) alle molteplici feste per compleanni, matrimoni, anniversari, ecc, le fa citare  "panini addirittura vegani, senza glutine, senza lattosio, che sapevano di cartone, colla e disperazione"!
Dopo colla e cartone avrei anche sogghignato pensando "vieni a casa mia e poi vediamo chi mangia colla e cartone...", ma quel disperazione non mi è proprio andato giù, un giudizio ignorante e offensivo del tutto evitabile.

Peggio ancora quando, citando dei filetti di pollo presenti nel menù dell'ennesimo banchetto, ci ha tenuto a specificare "polli che, nemmeno una settimana prima, chiocciavano e mangiavano in una fattoria...", suppongo per sottolineare la freschezza delle carni, ma è un pensiero che in me scatena un'infinita tristezza.
E' proprio il motivo per cui 12 anni fa ho smesso di essere onnivora, cioè quando il fatto che gli animali mi piacessero anche nel piatto è diventato un controsenso impossibile da sopportare.

Ed è così che avrò un solo ricordo delle 664 pagine totali scritte dalla Darling che ho letto, quello per quei poveri polli, che voglio pensare teneri da vivi, non certo da morti.

Reading Challenge 2019: collegamento a cascata con la traccia di luglio. Lo collego a "La piccola libreria dei cuori solitari" perchè sono della stessa autrice


giovedì 11 luglio 2019

"La piccola libreria dei cuori solitari", Annie Darling


Londra, 2014. Posy Morland ha 28 anni quando alla morte di Lavinia, la proprietaria, eredita Bookends. Era stata la madre di Lavinia nel 1912 ad aprire la libreria, facendone un punto di ritrovo storico per lettori, scrittori ed editori, un successo che è andato via via ridimensionandosi con l'avvento del digitale.
Posy, per scongiurare il fallimento, decide di rilanciare il locale facendone una libreria esclusiva di romanzi rosa, che abbraccino tutte le epoche e tutte le tematiche, dall'epoca vittoriana agli erotici.
Un salto nel buio che la spaventa, perchè non si tratta solo della sua vita, ma anche di quella dei tre dipendenti della libreria e, soprattutto, di Samuel, il fratello quindicenne di cui è tutrice da quando, sette anni prima, i loro genitori sono tragicamente morti in un incidente d'auto.
E a complicare la già difficile situazione c'è Sebastian, il bellissimo, ma odiosissimo nipote di Lavinia che, in quanto esecutore testamentario della nonna, è convinto di poter avere voce in capitolo sul futuro della libreria e, secondo lui, l'arma vincente è trasformarla in una rivendita di soli gialli!
Per fortuna Posy ha la sua valvola di sfogo nella scrittura. Ma perchè ha dato proprio il suo nome e quello di Sebastian al romanzo in stile Regency che sta scrivendo? 

Ad attrarmi di questo romanzo sono state la copertina e l'ambientazione in un libreria, ma a lettura ultimata, purtroppo, l'immagine della tazza posata sui tre libri è per me l'unica cosa bella del libro.
Sicuramente non sono abbastanza romantica per poter apprezzare una storia così sdolcinata, ma è davvero stupidina e troppo, troppo scontata!

Lo stile è semplice, ma scorrevole, però non emoziona: anche se non sono il mio genere preferito, ci sono stati romanzi rosa capaci di coinvolgermi e toccarmi dentro, mentre questo è davvero poco stimolante, il brivido maggiore l'ho avuto quando Posy ammette di cucinare due-tre volte alla settimana la pasta al pesto, quando tutti sanno che più ci si allontana da Genova-Prà, più il pesto è immangiabile!

Ma il difetto principale del libro è la stereotipizzazione dei personaggi, tutti, soprattutto i due principali: Posy - sfortunata, dolce, bisognosa d'amore, ma quasi casta, impedita con la teconologia e imbranata con il bricolage tipicamente maschile - e Sebastian, bello e dannato, ricco e sfrontato, sciupafemmine (fin qui una grandissima scopiazzatura di Hugh Grant nei panni di Daniel Cleaver ne "Il diario di Bridget Jones"), ma destinato a sciogliersi come uno zuccherino (e qui abbiamo la trasformazione in Colin Firth nei panni di Mark Darcy).

Il dramma: aver già comprato il seguito, tentata da un'offerta combo... Quando essere genovese diventa uno svantaggio ^^

Reading Challenge 2019: collegamento a cascata con la traccia di luglio. Lo collego a "I love shopping a Venezia" perchè lo shopping più bello lo facciamo in libreria

mercoledì 10 luglio 2019

"I love shopping a Venezia", Sophie Kinsella


Dopo il matrimonio arriva, il più delle volte, la luna di miele e di certo non fa eccezione la coppia glamour dei Brandon. E il loro sarà un viaggio di nozze stratosferico che li vedrà girare per il mondo addirittura per un anno intero!
O almeno questo sarebbe il programma di Backy che però, già durante la seconda tappa, si sentirà proporre dal marito un netto ridimensionamento...

Avendo letto, e tanto amato, i primi tre capitoli della saga di I love shopping, come tante mi ero stupita quando, due anni dopo "I love shopping in bianco", era uscito "I love shopping con mia sorella". Considero tutt'ora strano che la Kinsella non abbia sfruttato il viaggio di nozze per scrivere un vero e proprio romanzo, limitandosi a questo breve racconto di appena 30 pagine, per fortuna scaricabile gratuitamente su IBS, Amazon, ecc...

Uscito nel 2014, ne ho scoperto l'esistenza due anni fa e solo adesso mi sono decisa a leggerlo. Poco più di un quarto d'ora che mi hanno lasciato dentro un bel po' di nostalgia per la Becky di un tempo. Il racconto lo ha scritto prima degli ultimi due romanzi della saga (Hollywood e Las Vegas), per me terrificanti, mentre a Venezia ho ritrovato la protagonista delle prime avventure, capace di farmi innervosire non poco per la sua ottusità, la sua smania di protagonismo, la sua stoltaggine, ma anche di farmi ridere proprio a causa delle situazioni create dal suo modo di essere.

In 30 pagine non c'è il tempo per arrivare a ridere di gusto, ma è stato comunque un bel salto nel passato (e a costo zero!).

Reading Challenge 2019: collegamento a cascata con la traccia di luglio. Lo collego a "Bugie" perchè entrambi gli autori sono inglesi