
Genova – Pegli, una
primavera dei primi anni del 2000. E’ triste la vita di una spia:
un mestiere rischioso che, oltre a sballottarti di qua e di là, ti
porta facilmente a chiudere la carriera senza avere né radici né
affetti. E’ esattamente quello che sta sperimentando Antonio Vicini
che, a causa di dissapori con il capo, si ritrova già pensionato a
poco più di cinquant’anni. Sul dove andare a vivere
definitivamente ha solo l’imbarazzo della scelta: il padre ha
seguito l’abitudine fortemente radicata a Genova di investire sul
mattone e, da benestante qual era, ha lasciato in eredità all’unico
figlio appartamenti sparsi in tutta la Liguria. E la scelta di
Antonio cade sull’appartamento di Viale Modugno bassa, a Pegli,
dove ha vissuto i primi 8-9 anni della sua esistenza e di cui
incredibilmente non ricorda più nulla. Ma facendo un giro delle
proprietà in compagnia dell’amministratore dei suoi beni, non
resiste all’attrazione di quella casa che necessita di una
ristrutturazione totale e di quel bel micio bianconero che bazzica in
giardino. E non sa ancora che finirà con l’innamorarsi
perdutamente di Pegli!

Pegli
è un quartiere sul mare del ponente genovese che ha dato i natali a
Fabrizio De Andrè, a Renzo Piano e a… Filippo Rissotto. A Pegli ci
lavoro da 24 anni e da 22 ci abito: pur riconoscendone la beltà, la
comodità di avere la spiaggia sotto casa, la piacevolezza degli
inverni miti, ecc, ecc, continuo e continuerò sempre a sentirmi una
“foresta” (forestiera), perchè noi genovesi siamo attaccatissimi
alla città e guai a chi ce la tocca, ma ritrovandoci fra noi scatta
il campanilismo rionale e fra gli abitanti dello stesso quartiere
quello zona per zona, via per via, ecc...
Io
non sono e non sarò mai pegliese, ma sempre e solo sampierdarenese.
Della Sampierdarena alta. Zona ospedale. Giusto per essere precisi ^^
La
gente di Sampierdarena è molto diversa da quella di Pegli e i
pegliesi sono simpatici a pochi. Probabilmente anche per invidia
perché Pegli è l’unico quartiere del ponente cittadino che è
riuscito ad arginare porto, Italsider, Fincantieri, porto petroli e
VTE, conservando incredibilmente l’aspetto rivierasco.

Quindi
Pegli è bella, indubbiamente, peccato che non si possa dire lo
stesso di “Peglite”.
Quando
uscì fu un caso editoriale senza confronti all’interno del
quartiere, cosa piuttosto singolare se si pensa che anche Sara
Rattaro è di Pegli e non se la fila nessuno… sicuramente perché
non ha mai ambientato qui un suo romanzo!
Nel
2008, invece, tutti volevano “Peglite” (ne ho vendute davvero
tantissime copie in edicola), tutti leggevano “Peglite”, tutti
parlavano di “Peglite”… un incubo!! Noi foresti ridacchiavamo
alle spalle dei pegliesi (io anche in faccia) per questa loro
esaltazione, peglite sembrava il nome di una malattia, non quello di
una roccia…
Uno
dei primi a leggerlo fu, manco a dirlo, mio marito, che ha un
attaccamento al quartiere in parte immotivato (lui è nato in centro,
da madre istriana e padre milanese) e spesso imbarazzante. Io per 12
anni ho fatto muro, non per principio, ma proprio per disinteresse.
Ma quando Claudia ha proposto per la traccia cascata del mese di
agosto della Reading Challenge “un libro ambientato nel posto in
cui vivi” ho subito capito che nessuno avrebbe potuto trovare
qualcosa di più calzante di questo. Perchè “Peglite” non è
semplicemente ambientato a Pegli, ma proprio nella mia zona: solo una
casa separa la mia da quella in cui va a vivere il protagonista del
libro, che poi è quella in cui viveva la famiglia dell’autore,
proprio di fianco a dove abitava mio suocero da ragazzo.
Antonio
Vicini andando in giro per il quartiere passa più volte sotto casa
mia, davanti alla mia edicola e cita posti e persone che fanno parte
del mio quotidiano: per questo motivo è stata sicuramente una
lettura particolare e divertente.
"Peglite"
da molti è stata definita una guida di Pegli con un romanzo attorno:
Rissotto si dilunga in descrizioni storiche e turistiche facendo
toccare al suo protagonista ogni parco, museo, villa, punto
panoramico, ecc, degno di nota, ma lo penalizza con una personalità
a dir poco antiquata e con un’esperienza professionale inusuale,
che può essere utile per certe dinamiche del racconto, ma avrebbe
raggiunto lo stesso scopo con un qualunque ex poliziotto, più
banale, ma anche più credibile.
Certo
è che nella trama di credibile c’è ben poco: in principio sembra
un giallo scritto per avere come protagonisti il commissario
Basettoni e la Banda Bassotti, poi vira verso una sorta di
fantascienza comicamente (o presumo fastidiosamente, se appassionati
del genere) surreale e si conclude con un lunghissimo pippone
religioso in quello che è l’ultimo capitolo più brutto che abbia
mai letto.
Così,
dopo averlo faticosamente finito, ho capito perché mio marito mi
aveva più volte consigliato l’improponibile, cioè di interrompere
la lettura al penultimo capitolo!
Reading
Challenge 2020: questo testo risponde alla traccia cascata di agosto "un libro ambientato nel posto in cui vivi"