mercoledì 25 maggio 2022

"Il complotto contro l'America", Philip Roth


Newark (New Jersey), 28 giugno 1940. Sono le 4 del mattino quando Philip e Sandy Roth, rispettivamente di 7 e 12 anni, vengono svegliati da un "No!" che sembra essere stato gridato da tutti gli uomini del quartiere. I repubblicani hanno scelto il loro candidato per le presidenziali: è l'uomo passato alla storia per aver effettuato la prima trasvolata oceanica in solitaria, Charles Lindebergh.
I Roth sono ebrei. E soprattutto sono americani. Ma quando Lindebergh batte Roosevelt diventando il trentatreesimo presidente, gli Stati Uniti smetteranno di essere un posto sicuro per loro.

Questo maggio lo ricorderò come il mese delle esperienza letterarie: dopo "Il maledetto" della Oates, anche Roth mi ha fatto abbandonare la mia comoda comfort zone. "Il complotto contro l'America" è la mia prima fantastoria (termine che mi ispira più simpatia del più corretto ucronia), un genere che non avevo mai preso in considerazione e ne sa qualcosa mio marito che da anni insiste per convincermi a leggere "La svastica sul sole".

Il romanzo, scritto nel 2004, mescola la fiction a fatti reali, con un Roth bambino ebreo, lontano dai campi di concentramento dell'Europa, ma non immune dal razzismo.

Un libro che colpisce sotto molti aspetti. Il primo è che Lindebergh nazista lo era veramente. Roth ha inventato la sua elezione, ma tutto il resto è vero: naturalmente la trasvolata che fece di lui un eroe e il rapimento e l'uccisione del figlio di appena due anni, ma anche la sua dichiarata simpatia per il nazionalsocialismo, i suoi viaggi in Germania, gli incontri con Hitler, la sua ammirazione per lui, le sue dichiarazioni antisemite e il rifiuto alla richiesta di Roosevelt di restituire l'onorificenza dell'Ordine dell'Aquila tedesca (di cui venne insignito anche Henry Ford), medaglione con quattro svastiche donatogli da Goring durante uno di quei viaggi. Così come è vero che il terzo libro scritto dalla moglie venne definito dal Ministero degli Interni del fuhrer "la bibbia di ogni nazista americano".

Solo dopo aver appreso questi dettagli, che ignoravo, ho capito perché la scelta di Roth sia caduta proprio su di lui.

E solo quando sono arrivata alla fine del libro ho scoperto il poscritto con una lunga e interessantissima nota per il lettore che comprende la vera cronologia dei fatti relativi alla guerra e ai personaggi principali, dettagli su altri personaggi realmente esistiti e citati nel romanzo e altri dati.

"Il complotto contro l’America è un’opera di fantasia. Questo poscritto è destinato ai lettori ai quali interessa scoprire dove finisce il fatto storico e comincia l’invenzione."

Eccomi! Questa appendice ha vanificato tutti gli approfondimenti in rete che avevo fatto durante la lettura, ma è stata ugualmente interessante. Un lavoro accurato e preciso, come lo è l'intero libro.

Con l'alternativa che propone - non più fantascientifica di quanto avrebbe potuto apparire lo sterminio di sei milioni di ebrei nei campi di concentramento prima che i nazisti lo facessero veramente - trasmette l'angoscia e la paura determinati dalla persecuzione e da quella mancanza di sicurezza che porta a sentirsi stranieri nella propria patria.

Nell'immaginario di Roth sono gli ebrei americani a vivere (e solo in minima parte) quello che gli ebrei europei hanno davvero dovuto subire, facendo scoppiare una Kristallnacht a Detroit a cui seguono azioni xenofobe in tutta la nazione e togliendo loro il libero arbitrio obbligandoli a trasferimenti che mirano a disgregare le comunità come quella di Newark.
E se la storia vera dice altro, quelli non devono comunque essere stati anni facili per gli ebrei americani.

In diverse recensioni su Amazon c'è chi accusa il libro di essere lento (Roth esige il suo tempo, ma se si arriva ad associarlo alla lentezza allora è meglio dedicarsi ad autori più semplici) criticando lo spazio dedicato alla raccolta di francobolli di Roth bambino: assurdo! Con un semplice oggetto, quell'album, Roth rende evidente come era diverso avere 7 anni nel 1940, quando tutto, anche un francobollo di pochi centesimi, doveva essere guadagnato e meritato assumendone il possesso, ma anche la responsabilità.
Per non parlare dell'impatto tremendo che genera quando Philip cade dal letto dopo aver sognato di aprire il suo album dei francobolli scoprendo che sulla serie dedicata al bicentenario di Washington la sua faccia è stata sostituita da quella di Hitler e che su quella dei parchi nazionali ci sono stampate delle svastiche.

E' (anche) attraverso dei semplici francobolli che viene rappresentata la paura provata da un bimbo perseguitato e, quando in un passaggio la madre gli dice di lavarsi e di andare a letto, Roth scrive la frase che forse meglio di ogni altra esprime tutta la drammaticità del romanzo:

"A letto: come se il letto, come luogo di calore e di conforto, piuttosto che come incubatrice di paure, esistesse ancora"

Reading Challenge 2022, traccia di maggio: un libro vincitore di un premio letterario (Sidewise Award for Alternate History del 2004)