
"Gíó mi diceva spesso che io sopravvaluto le mie capacità, che non valuto bene le situazioni, che non riesco a prevedere quali conseguenze possano avere i miei gesti, che non imparo dai miei errori e questo mi rende la vita più difficile di quanto già sia, anzi addirittura mi mette in difficoltà – e mette in difficoltà lui – anche quando non serve."
Di sicuro quando Gíó Ísaksson, 34 anni, diceva queste cose a Júlía non immaginava che uno degli incauti colpi di testa di sua moglie il 9 ottobre del 2022 l'avrebbe portata ad abbandonarlo sull'isolotto di Geirshólmi, a circa milleseicento metri dalla costa di Hvalfjörður, a cinquanta minuti d'auto da Reykjavik.
E invece...
Quella domenica era stata lei a insistere tanto perché la accompagnasse: voleva vedere Geirshólmi prima di scrivere un articolo che le era stato commissionato su delle protagoniste femminili di saghe islandesi. Per questo si era messa d'accordo con un contadino che le avrebbe prestato il suo gommone, ma poi non se l'era sentita di andare da sola. Una volta arrivati avevano discusso, lei era contrariata perché lui aveva perso tempo e di lì a poco sarebbe sceso il buio, lui le aveva rinfacciato di non essere mai in grado di arrangiarsi. Quindi aveva deciso di ignorarla coricandosi sul prato.
E Júlía era ripartita lasciandolo lì.
Primo thriller pubblicato nel 2022 da Arngrimsson, editore e traduttore islandese classe 1961 che in precedenza aveva scritto tre gialli per ragazzi.
Un incipit molto coinvolgente, purtroppo l'unica parte ad avermi convinta delle 390 pagine totali.
I capitoli brevi e la curiosità di sapere cosa sia successo a Gíó danno una bella spinta alla lettura, ma dall'inizio fino all'86° capitolo quello che si legge sono i pensieri contorti e le azioni scriteriate di Júlía, molte frasi prive di senso e di utilità ("C’era un silenzio totale. Il silenzio è come i formaggi; dopo un po’ di tempo, quando invecchiano, cominciano a puzzare. È l’odore di putrefazione del silenzio, quello che sentono gli avvoltoi?"), un buon 95% di eventi (noiosissimi) che non portano a nulla e l'empietà dell'autore che prima osa attribuire alla sua protagonista la scaltrezza del Mr Ripley di Patricia Highsmith e poi non ha l'intelligenza di fermarsi a quello che racconta nel sopracitato ottantaseiesimo capitolo, aggiungendone altri otto che portano solo altra bruttezza e illogicità al romanzo.
Turismo per immagini, ecco l'isolotto di Geirshólmi:

