
26 ottobre 1963. In un piccolo villaggio del Midwest circondato da campi di granoturco la storia si ripete: quello è il giorno in cui ogni anno i padri chiudono i figli maschi di età compresa fra i 16 e i 19 anni nelle loro stanze. Per cinque giorni li costringono all'isolamento e al digiuno. Devono renderli affamati e cattivi. Poi, al crepuscolo del 31, aprono le porte, armano i ragazzi di forconi, coltelli, assi chiodate, mazze da baseball e li mandano in strada a dare la caccia all'October Boy. Quello di loro che riuscirà a sconfiggerlo prima che riesca a percorrere tutta Main Street per arrivare alla campana della chiesa riceverà in premio molto denaro e una grossa auto, un bottino che per ogni ragazzo coinvolto rappresenta il solo modo per lasciare quel buco di paese.
L'October Boy non ha mai vinto, non è mai riuscito a suonare la campana, prima della mezzanotte si è sempre ritrovato con il testone spappolato.
Il copione si ripeterà anche nel 1963?
Norman Partridge, autore californiano del 1958, ha all'attivo una quindicina di romanzi fra autoconclusivi (come questo) e appartenenti a diverse serie.
"Dark Harvest" era stato pubblicato nel 2006. Poi, siccome non c'è mai limite al peggio, nel 2023 hanno pensato bene di ricavarne un film (un B movie) e l'anno scorso è arrivata anche la traduzione italiana.
Con gli horror finisco (quasi) sempre per prendere delle grandi cantonate, il genere mi attrae, ma sia su carta sia sullo schermo nel corso della vita ho raccolto ben poche soddisfazioni. Certo dopo aver scelto di vedere un film nella cui locandina c'è uno squalo che nuota nello scantinato di una casa (ci finisce in seguito a una mareggiata) non si può parlare di aspettative deluse, ma con i libri la situazione è un po' più complessa, per la fiducia riposta in una casa editrice o per una sinossi accattivante...
Stavolta la colpa è solo mia: la sinossi è banale come la copertina e i ricordi migliori che ho legati alle letture Sperling & Kupfer risalgono a venti o trenta anni fa (Robin Cook e non solo).
Sia come sia il libro è finito nella mia wish list e poi nel mio Kindle e dopo averlo iniziato sono rimasta subito frastornata dalla sua bruttezza.
Un romanzo fortunatamente breve (192 pagine) diviso in quattro parti/capitoli con un narratore indiretto che racconta i fatti usando un ritmo cantilenante piuttosto piatto.
Il vero e unico colpo di scena arriva presto, all'inizio della seconda parte, quindi quando non si è ancora a metà libro. Dopo non c'è nulla che valga la pena di essere letto anche perché se quel plot twist spiega il come, la risposta ai tanti perché (perché nel villaggio è nato questo rito, perché viene portato avanti, perché si svolge in quel modo) non arriva mai, probabilmente perché quando si mette al centro della storia "uno spaventapasseri con una zucca al posto della testa" dal cui corpo "fuoriesce una massa appiccicosa di gianduia e marshmallow che gli cola sul giubbino" fornire una spiegazione logica può diventare un tantino difficile.
L'October Boy non ha mai vinto, non è mai riuscito a suonare la campana, prima della mezzanotte si è sempre ritrovato con il testone spappolato.
Il copione si ripeterà anche nel 1963?
Norman Partridge, autore californiano del 1958, ha all'attivo una quindicina di romanzi fra autoconclusivi (come questo) e appartenenti a diverse serie.
"Dark Harvest" era stato pubblicato nel 2006. Poi, siccome non c'è mai limite al peggio, nel 2023 hanno pensato bene di ricavarne un film (un B movie) e l'anno scorso è arrivata anche la traduzione italiana.
Con gli horror finisco (quasi) sempre per prendere delle grandi cantonate, il genere mi attrae, ma sia su carta sia sullo schermo nel corso della vita ho raccolto ben poche soddisfazioni. Certo dopo aver scelto di vedere un film nella cui locandina c'è uno squalo che nuota nello scantinato di una casa (ci finisce in seguito a una mareggiata) non si può parlare di aspettative deluse, ma con i libri la situazione è un po' più complessa, per la fiducia riposta in una casa editrice o per una sinossi accattivante...
Stavolta la colpa è solo mia: la sinossi è banale come la copertina e i ricordi migliori che ho legati alle letture Sperling & Kupfer risalgono a venti o trenta anni fa (Robin Cook e non solo).
Sia come sia il libro è finito nella mia wish list e poi nel mio Kindle e dopo averlo iniziato sono rimasta subito frastornata dalla sua bruttezza.
Un romanzo fortunatamente breve (192 pagine) diviso in quattro parti/capitoli con un narratore indiretto che racconta i fatti usando un ritmo cantilenante piuttosto piatto.
Il vero e unico colpo di scena arriva presto, all'inizio della seconda parte, quindi quando non si è ancora a metà libro. Dopo non c'è nulla che valga la pena di essere letto anche perché se quel plot twist spiega il come, la risposta ai tanti perché (perché nel villaggio è nato questo rito, perché viene portato avanti, perché si svolge in quel modo) non arriva mai, probabilmente perché quando si mette al centro della storia "uno spaventapasseri con una zucca al posto della testa" dal cui corpo "fuoriesce una massa appiccicosa di gianduia e marshmallow che gli cola sul giubbino" fornire una spiegazione logica può diventare un tantino difficile.
