giovedì 27 agosto 2026

"Bere caffè da un'altra parte", ZZ Packer

 

Interessante raccolta di otto racconti, comprata due anni fa al mio solito Libraccio di Savona, senza averne mai sentito parlare.

ZZ (Zuwena) Packer (Chicago, 1973) scrive soltanto racconti, pubblicati dalle principali testate americane. Questa è la sua prima e unica raccolta, uscita negli Stati Uniti nel 2003 e portata in Italia dalla Racconti Edizioni nel 2017.
Nelle note biografiche viene citata l'uscita del suo primo romanzo, "The Thousands", ma se ho ben capito ad oggi non è ancora stato pubblicato.

Gli otto racconti sono tutti sullo stesso livello, un buon livello. Storie dalla lunghezza variabile e tutte ben costruite, veri e propri romanzi in miniatura che appagano, senza mai trasmettere quel senso di incompiutezza che a volte accompagna le letture brevi.

Sette racconti su otto hanno per protagoniste bambine, ragazze o donne molto giovani, l'unico maschio è Spurge de "La formica dentro di noi", ma tutti (come la maggior parte degli altri personaggi) sono di colore, come lo è l'autrice.

"Coccinelle"
Un gruppo di bambine trascorre quattro giorni al Camp Crescendo. Quando arriva la squadriglia 909 decidono di "fare il culo" a quelle coccinelle, tutte bianche, perché "Nessuno può permettersi di chiamarci negre".

"Ogni lingua renderà gloria"
Clareese, pia e virtuosa, canta nel coro della chiesa e fa l'infermiera. Ma ora rischia di perdere il lavoro perché non tutti apprezzano le sue continue esortazioni al fare affidamento sull'infinita bontà del (suo) Signore. 

"Nostra signora della pace"
Lynnea è arrivata a Baltimora dal Kentucky. A metterla in fuga è stata la rapina subita nel market dove era cassiera. Dopo tre mesi inizia a lavorare come insegnante scoprendo immediatamente che fronteggiare dei ladri è meno complesso dell'avere a che fare con una classe di ragazzi indisciplinati.

"La formica dentro di noi"
E' l'ottobre 1995 e Spurge va a prendere il padre all'uscita di prigione, fermato per l'ennesima volta per guida in stato di ebbrezza. Durante il ritorno verso casa Ray Bivens Junior espone al figlio l'ultima sua grande trovata per fare soldi: andare a Washington per vendere uccelli rari alla Million Man March.

"Bere caffè da un'altra parte"
Dina è appena arrivata a Yale. Quando le viene chiesto quale oggetto inanimato vorrebbe essere risponde "un revolver per cancellare l'umanità dalla faccia della Terra": scatta immediatamente la convocazione in presidenza.

"Glossolalia"
Tia, 14 anni ("quasi quindici"), scappa dall'Alabama dove vive con la zia per andare a cercare la madre ad Atlanta. Sono anni che non ha contatti con lei, non ha il suo indirizzo e non si rende conto che una città con mezzo milione di abitanti non è paragonabile al posto in cui vive, dove tutti conoscono tutti. Non trova la madre, ma conosce Dazi, che ha il doppio dei suoi anni.

"Oche"
Dina (un'altra Dina) lascia Baltimora per Tokyo con l'obiettivo di guadagnare più soldi di quanto potrebbe fare in America, ma c'è la recessione ed è praticamente obbligatorio per le aziende assumere solo giapponesi.

"Sta arrivando Doris"
E' il capodanno del 1961 e Doris vorrebbe partecipare alle marce per l'integrazione, ma la sua chiesa, quella pentecostale, è contraria.

In ogni racconto trova spazio la religione, con tutti i suoi riti, restrizioni, credenze e superstizioni. La critica della Packer è sottile e arguta, ma le parti migliori sono quelle in cui ci porta a immedesimarci con le vittime del razzismo, facendoci riflettere su pensieri che noi bianchi non abbiamo mai dovuto formulare (quando Dina arriva a Yale, per esempio,  si chiede come doveva essere il college quando era stato fondato, cioè "quando la maggior parte degli studenti possedeva almeno uno schiavo") e su battaglie che non abbiamo mai dovuto combattere (Doris nel 1961 non sopporta più di dover usare scompartimenti separati nei treni, né che suo padre non abbia diritto di voto).

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