venerdì 17 marzo 2017

"L'amante di Lady Chatterley", David Herbert Lawrence


L'entusiasmo per la Reading Challenge che mi aveva portato a leggere quattro libri in meno di un mese e mezzo si è arenato su "L'amante di Lady Chatterley", che da solo si è "mangiato" più di un mese e che ho finito solo perchè non riesco ad abbandonare i libri iniziati.

C'è poco da fare, Jane Austen mi aveva già fatto chiaramente capire che i classici melensi non mi piacciono, anzi, per essere più chiari: mi schifano proprio!

Di questo non solo non mi è piaciuta la storia, ma neppure il modo in cui è scritto: secondo me, male. Fra le varie cose, ho trovato particolarmente irritante la frequenza con cui le frasi vengono ripetute, immagino nel tentativo di rafforzare i concetti espressi.

Di positivo il romanzo è (tristemente) attuale ("...e poi non fare tanti figli che siamo già in troppi"), ho apprezzato la denuncia del consumismo ("...vivere e spendere non sono la stessa cosa") e  la critica al mondo industriale, ma si tratta di aspetti secondari, in generale l'ho trovato solo tanto noioso.

Trama arcinota: Connie è la moglie di sir Clifford e diventa l'amante del guardacaccia.
Succede ben poco e i tre personaggi mi sono risultati uno più antipatico dell'altro.
 
Viene considerato un romanzo erotico e a me l'erotismo piace, ma non questo! Ovviamente non c'è da stupirsi se all'uscita, cioè nel 1928, venne considerato osceno, ma - giudicandolo con la mia testa da donna del XXI secolo - ho trovato le scene di sesso semplicemente brutte, mal descritte e forzatamente volgari.

Ho scelto di leggerlo perchè oggi inizierò "Tutta colpa di un libro", dove quel libro è, appunto, "L'amante di Lady Chatterley"...
Ho quindi voluto colmare la lacuna, ma ora il libro di Shelly King dovrà piacermi da morire per compensare!!

Reading Challenge 2017: questo testo risponde al requisito "un libro dal quale è stato tratto un film".


lunedì 13 febbraio 2017

"Il segreto delle ossa", Robin Cook


Questa volta la Reading Challenge non mi ha fatto certo uscire dalla mia comfort zone perchè Robin Cook è stato per più di vent'anni il mio scrittore preferito ed è solo negli ultimi 5-6 che ho smesso di avventarmi sui suoi romanzi appena tradotti in italiano, ma questo per un mio allontanamento generale al genere medical-thriller.

Però devo ringraziare la RC perchè senza la sua spinta chissà quando mi sarei decisa a leggere "Il segreto delle ossa", scritto ben 8 anni fa: sapevo che Cook, come tanti, aveva cavalcato il successo de "Il codice Da Vinci" con un romanzo mistico, tipologia a cui sono fortemente allergica, soprattutto quando il tema viene trattato su basi fantasiose con poca attinenza alla storia.

E infatti non mi è piaciuto. 

Nella prima metà i capitoli riguardanti Jack Stapleton, l'anatomo patologo protagonista di tanti romanzi di Cook, qui alle prese con decessi causati da chiropratici, si alternano a quelli che hanno per protagonista un suo vecchio compagno di college, archeologo di fama che prima si imbatte casualmente in un importante reperto a Il Cairo e subito dopo ne trafuga un altro ancora più importante a San Pietro.
E la parte di Jack, con autopsie, ricerche e scontri verbali tipici del personaggio, è la sola ad essermi piaciuta: medical-thriller vecchio stile.
L'altra l'ho trovata piuttosto surreale nella casualità e nell'improbabilità degli eventi descritti.

Grosso modo a metà libro l'archeologo arriva a New York dove riforma il trio del college composto da lui, da Jack e da James, che negli anni è diventato l'arcivescovo di NY, altra forzatura, ma senza un ruolo del genere Cook non avrebbe potuto far accadere tutto ciò che rappresenta il nocciolo della storia.

Storia che andando avanti diventa sempre più sbrigativa, fino ad arrivare all'ultimo capitolo e all'epilogo dove il susseguirsi dei fatti descritti è così veloce da essere delirante.

In Cook ho sempre apprezzato lo scrivere romanzi denuncia contro fatti determinati dall'ignoranza e/o dall'egoismo del genere umano (ad esempio spesso ha trattato l'assurdo sistema sanitario americano. Come dice Gino Strada, non può esserci guadagno sulla salute!!) e anche in questo caso mi è piaciuto come nella prima parte abbia messo sullo stesso piano credo religioso e medicina alternativa, riconoscendo ad entrambi la sola capacità di dare speranza. Ma sembra che a un certo punto gli sia mancato il coraggio per andare dritto su questa strada aprendo al lettore tre porte: caso, medicina tradizionale o miracolo divino?

Che delusione!

Reading Challenge 2017: questo testo risponde al requisito "un libro che abbia un teschio disegnato sulla copertina".


sabato 28 gennaio 2017

"L'estate dei fantasmi", Sundra Mitchell


Questo è il primo libro che ho scelto di leggere in virtù della Reading Challenge. Una delle indicazioni fornite da mia sorella prevedeva la lettura di un libro horror, genere di cui ho letto pochissimo
L'unico che ricordo come davvero spaventoso a livello di sensazioni è stato "L'esorcista", letto quando ero ragazza durante una trasferta in pullman per andare a vedere la Samp a Pescara. Nonostante fossi a stretto contatto con altre 53 persone più i due autisti, nonostante avessi già visto il film e nonostante non abbia mai creduto in nulla di ultraterreno, ero terrorizzata!

Per questo cercando nella sezione apposita di IBS ho puntanto sul paranormale e mi sono subito innamorata della copertina del romanzo che poi ho scelto, accorgendomi solo dopo averlo iniziato che era un Young Adult!

Però non mi è dispiaciuto: lo stile di scrittura è semplice, ma valido, anche se a livello horror non mi ha mosso un pelo, mentre probabilmente lo farebbe un'eventuale versione cinematrografica, fra voci, apparizioni, tavola Ouija, rumori improvvisi, ecc...

Ambientato in un minuscolo paesino della Louisiana, ha per protagonista Iris, una ragazzina quattordicenne, che con l'amichetta Colette gioca con incantesimi, sortilegi e poteri magici. E nel corso di una afosa e noiosissima estate Iris entra in contatto con il fantasma Elijah, ragazzo del posto scomparso molti anni prima...

Succedono delle cose, tutte prevedibili, ma ho apprezzato molto lo sviluppo quasi giallo della vicenda. Tutto sommato, pescando a caso, mi è andata bene e sono soddisfatta perchè la Reading Challenge in questa occasione mi ha fatto uscire dalla comfort zone e, per ora, mi stà spronando davvero a leggere di più.

Reading Challenge 2017: come già detto, questo testo risponde al requisito "un libro horror".


giovedì 19 gennaio 2017

"La coppia perfetta". B. A. Paris


Ho impiegato 12 giorni per leggerlo, che per me sono pochissimi, perchè mi sto impegnando a leggere di più e a giocare di meno (Candy Crush, Farm Heroes, Tetris...), non per merito del libro.

Non mi è piaciuto lo stile con cui è scritto, direi molto elementare. Mary Higgins Clark è indubbiamente ripetitiva, tutti i suoi romanzi hanno la stessa impostazione, però sa prendere creando suspance dalla prima riga. Suspance che non ho mai trovato ne "La coppia perfetta".

Grace e Jack sono i protagonisti, sposati da poco dopo una brevissima conoscenza. Si presentano come una coppia innamoratissima e impeccabile (secondo standard a me odiosi), ma già leggendo la trama si sa che la realtà è ben diversa.

Una storia banale nell'ottica della finzione e, credo, inverosimile nella realtà, non perchè non esistano i mostri, purtroppo lo sappiamo bene, ma perchè basta aver seguito qualche serie televisiva tipo Criminal Minds per sapere che certe patologie si manifestano molto diversamente da come ci vengono qui presentate.
E chi decide di scrivere un libro di questo tipo farebbe bene a documentarsi dal punto di vista medico e criminale.

Classificato come thriller, a me non ha trasmesso nessuna ansia, ma solo tanta rabbia per la sottomissione e l'arrendevolezza di lei!
In più di un'occasione mi sono trovata a sbottare fra me e me in varie forme di "ma porca miseria" e sono arrivata a fare ben tre sogni violenti! 
Perchè, se è vero che la storia non regge, è anche vero che un personaggio come questo Jack scatena la teppistella che è rimasta dentro di me dai tempi della militanza Ultrà allo stadio!

In definitiva è un libro che si fa leggere e il finale, anche se piuttosto scontato, mi ha dato piacere per un motivo che non posso dire, altrimenti farei spoiler.
Però da qui a osannare quest'opera prima, come hanno fatto molte riviste ai tempi dell'uscita, ce ne vuole!

Reading Challenge 2017: questo testo al momento non risponde a nessun requisito. Potrebbe rientrarci solo se decideranno di farne un film nel corso dell'anno, ci farò attenzione. Pur essendo inglese, si presta molto alla cinematrografia americana di questo tipo.