giovedì 26 novembre 2020

"Cambiare l'acqua ai fiori", Valérie Perrin

 
Charleville-Mézières (Ardenne), 28 luglio 1985. Violette Trenet ha 17 anni e ha mentito sulla sua vera età per avere quel lavoro dietro al bancone del bar di una discoteca. L’incontro con Philippe Toussaint condizionerà il suo futuro. Bello quanto egoista, di dieci anni più vecchio, non gli sarà difficile confondere la ragazzina, farle credere che una forte intesa sessuale sia il Grande Amore e legarla a lui attraverso quello che di solito è un vincolo eterno: un figlio.
Brancion-en-Chalon (Borgogna), 15 agosto 1997. Dopo l’automatizzazione e la conseguente chiusura del passaggio a livello di Malgrange-sur-Nancy di cui la coppia è stata custode per più di 11 anni, i due si ritrovano ancora guardiani, ma di un luogo estremamente diverso, sicuramente più silenzioso: un cimitero.
Ma non si tratta di un cimitero qualunque…


Manca ormai poco più di un mese alla fine di questo orribile 2020, ma se anche fosse solo gennaio lo direi lo stesso: questo è uno dei libri più belli fra quelli letti quest’anno, e non solo.


Non lo avevo in wish list, ma a ottobre è stato letto moltissimo nella mia Reading Challenge per via delle tracce lugubri, anche da mia sorella, e quando è stato scelto come traccia Gold di novembre l’ho iniziato senza leggere neppure la trama. Quindi avevo solo una vaga idea del tema trattato e se avessi letto la sinossi è probabile che avrei deciso di lasciare perdere: edizioni E/O dovrebbe assumere quelli che le scrivono per la Newton Compton dove ogni thriller viene definito un grande thriller e ogni romanzo un grande romanzo e dove in effetti buttano giù descrizioni per le quali non vedi l’ora di iniziare a leggere, salvo poi renderti conto che nella maggior parte dei casi sono solo stati bravi a venderti “fuffa”. Invece chi ha scritto la sinossi per E/O non è riuscito a far neppure immaginare la beltà di questa storia che, pur facendo parte della narrativa contemporanea, ha all’interno colpi di scena magistrali.


Scritto meravigliosamente bene e strutturato ancora meglio, racchiude più storie che vengono narrate attraverso salti temporali e flashback gestiti con assoluta precisione. Non è un libro veloce, non vuole esserlo, soprattutto non deve esserlo, e io sono andata piuttosto a rilento per la commozione che mi impediva di procedere oltre, in particolare quando mi trovavo a leggerlo in edicola dove, per forza di cose, non è il caso di mettersi a piangere.


Non sono portata per i libri lacrimevoli e questo non lo è: è un libro bellissimo che merita di essere letto e non solo per quello che racconta, ma anche per le riflessioni che induce a fare, sulla precarietà della vita, sulle cose non dette che facilmente portano a travisare le situazioni, ecc…


Mi sarebbe piaciuto avere una maggiore cultura francese - Paese che amo e che apprezzo sotto molti punti di vista – per saper cogliere e valutare i personaggi che vengono citati, specialmente quelli legati alla musica.


Quello che invece ho colto facilmente sono state le parole che la Perrin ha usato per parlare degli animali…


Se esiste un paradiso, sarà paradiso solo se troverò ad accogliermi i miei cani e i miei gatti”

Cuocere un animale in pentola”

Mi parlano del mare che ha sempre meno pesci”

Sollevare il coperchio e controllare i pezzetti di animale morto”

Non poteva essere un caso e infatti cercando su web ho trovato la conferma a quello che pensavo: la Perrin ama gli animali ed è stata candidata per il Partito Animalista francese nel 2019.

Spero scriva tanti altri romanzi belli come questo.

Reading Challenge 2020: traccia gold del mese di novembre