lunedì 16 novembre 2020

"L'anima del male", Linda Castillo

   

Painters Mill (Ohio), ottobre 2016. Daniel Gingerich è un giovane Amish di 18 anni e quella sera è particolarmente su di giri perchè "lei" ha finalmente deciso di cedere e gli ha dato appuntamento nella selleria: non può sapere che da quel fienile ne uscirà carbonizzato.
Ma Danny era davvero il bravo ragazzo che tutti descrivono? Non ci sono un po’ troppi nomi di ragazze riconducibili al suo, compreso quello di Emma Miller, morta suicida appena sei mesi prima? E cosa sono le “cose che non succedono alle brave ragazze” a cui accenna la madre di Emma parlando con il comandante della polizia Kate Burkholder?

Dopo averli divorati quasi tutti in pochi mesi, era da giugno che non tornavo nell’Ohio della Castillo: ho deciso di centellinarli perché sono quasi in pari, dopo questo ne ha al momento scritto soltanto altri due, di cui l’ultimo non è neppure ancora stato tradotto in italiano.
Mi piacerebbe trovare un’altra lunga serie di questo genere, piacevole e rilassante, coinvolgente, ma non impegnativa: si accettano consigli.

Questa quattordicesima puntata è un altro godibilissimo giallo con indagini vecchio stile e con una discreta dose di suspense e colpi di scena.

Certo questi Amish potrebbero rivaleggiare con il peggior clan mafioso quanto a ostruzionismo e omertà… E nasce l’inevitabile scetticismo che si crea (vedi Diabolik) quando un autore sceglie di far accadere tanti crimini in un piccolo centro o in una piccola comunità, ma sono gli Amish a rendere particolari, forse unici, i romanzi della Castillo.

Questa volta, probabilmente perché ho letto questa storia autunnale proprio in autunno, mi è sembrata particolarmente brava nel far percepire le sensazioni stagionali, soprattutto quelle olfattive. E siccome a Pegli sono circondata da palme e da aranci selvatici, non era impresa da poco riuscire a farmi immergere nei colori dell’autunno rurale americano...

Reading Challenge 2020: questo testo risponde alla traccia cascata di novembre, lo collego a "La Mennulara" perchè entrambi scritti da donne