martedì 13 gennaio 2026

"Io sono la strega", Marina Marazza

 

Di Marina Marazza avevo già letto, due anni fa, "Il segreto della monaca di Monza" e l'anno scorso il suo seguito, "Miserere". Biografia il primo, romanzo storico il secondo: "Io sono la strega" tocca entrambi i generi ricostruendo la vita di Caterina Medici sulla base degli atti processuali e delle testimonianze, con l'aggiunta di un bel po' di fiction, in particolare per il grande rilievo che viene dato a Salem, il boia di Milano, personaggio inventato e secondo me evitabile. Il processo contro Caterina forniva materiale sufficiente per scrivere un bel tomo, forse non di 495 pagine, ma anche senza Salem le tematiche non sarebbero di certo mancate.

Pubblicato nel 2020, si divide in cinque parti e i capitoli per lo più brevi e incalzanti rendono la lettura fluida e appassionante.
Nelle note finali l'autrice ricorda come fu Leonardo Sciascia ne "La strega e il capitano" (1986) a fare chiarezza sulla vera storia di questa donna, correggendo le inesattezze tramandate nei secoli successivi alla sua morte.

Caterina nacque a Broni (provincia di Pavia) nel 1573, ritrovandosi a sei anni orfana di madre (morì partorendo il secondogenito), incinta a dodici (stuprata dal figlio di un conte del luogo), madre a tredici (dovendo dare il figlio in adozione) e subito dopo moglie di un uomo con più del triplo dei suoi anni che la sposò solo per sfruttarla come prostituta.

La Marazza racconta (benissimo) gli eventi principali della sua vita, dando il giusto risalto al suo saper leggere e scrivere (grazie al padre che era maestro), fatto eccezionale, un sapere che però non l'ha salvata dall'ignoranza dell'epoca. Perché lei stessa credeva di essere una strega, di aver venduto l'anima al maligno e che quei pezzi di corda annodati attorno a piume di uccello e nascosti in un cuscino e sotto a un materasso avessero davvero un qualche potere.

Venne condannata a morte per strangolamento, sentenza eseguita il 4 marzo del 1617 con l'ostentazione necessaria per accontentare i dominatori spagnoli che chiedevano a Milano maggior severità nei confronti della stregoneria.

E la storia di Caterina diventa anche un pretesto per raccontare quel periodo storico, con moltissimi riferimenti a persone realmente esistite, alcune solo menzionate 
(come la monaca di Monza), altre che per finzione diventano personaggi del libro interagendo con Caterina (come la pittrice Fede Galizia) e altre ancora che lo hanno fatto per davvero, come il genovese Giovan Pietro Squarciafico, capitano di Casale Monferrato, per il quale lavorò dodici anni avendo da lui due figlie. Un uomo che probabilmente ha amato solo la nostra città.

"Genova, la Superba, la mia bella signora dei mari, la dominante, la città che non è seconda a nessuno"

Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di gennaio: la STREGA del castello