
Isola (immaginaria) di Liten (Svezia), 27 dicembre 2025. Owe Dahlberg è depresso. Da quando la figlia Malin si è trasferita sulla terraferma a caccia della tanto anelata notorietà, lui non riesce a trovare stimoli e di certo non glieli può fornire il suo lavoro sull'isola, che sembra aver ritrovato l'idilliaca pace di un tempo.
Tutti sono preoccupati per lui, in particolare Annelie Lindahl. Convinta che solo il lavoro potrebbe riuscire a scuotere il suo capo, sfrutta l'acquisizione dell'hotel Tidvatten da parte degli Andersson per mettere le mani sui registri che nove anni prima la precedente proprietaria, Ragnhild Nyman, si era rifiutata di mostrare in assenza di un regolare mandato. Annelie, all'epoca ventitreenne, stava indagando sul suo primo (e ultimo) caso di omicidio, quello di Hedda Sahlin, che per una decina d'anni aveva lavorato come cuoca nelle cucine dell'albergo, dettaglio che per la polizia di Malmo - dove la donna era stata uccisa con due coltellate - non era rilevante per l'indagine, poi archiviata come rapina finita male.
Una spiegazione che non aveva mai convinto Annelie.
E un caso che aveva cambiato il suo futuro.
Quattro mesi dopo "La condanna del silenzio" sono tornata sull'isola di Liten per il quarto libro della serie, pubblicato quest'anno.
Se il primo non mi era dispiaciuto, il secondo lo avevo trovato esagerato e il terzo ripetitivo, questo - come vicenda gialla - è stato senza dubbio il più piacevole.
I cold case riescono sempre ad appassionarmi e qui la parte migliore è la ricostruzione degli eventi fatta da Annelie e Owe nel presente, non tanto i capitoli ambientati fra il 2016 e il 2017, che costituiscono però il prequel dell'intera serie.
Per la prima volta, con mia grande gioia, lo scrittore italiano che si nasconde dietro allo pseudonimo Seaman ha fornito una datazione precisa.
E finalmente si capisce perché Annelie nove anni prima avesse scelto di trasferirsi sull'isola rinunciando di fatto a ogni possibilità di fare carriera in polizia.

Per amore!! Più precisamente per essersi innamorata di Owe Dahlberg al primo sguardo!
Un risvolto romance, con tanto di frasi smielate ("Morire schiacciata da chi ami non è la più disprezzabile delle morti"), un'insopportabile remissiva accettazione da parte di lei (ormai ex personaggio duro e tenace) e un odioso sessismo serpeggiante non tanto nel personaggio Dahlberg, quanto in chi scrivendo ha deciso di rendere marginali le capacità professionali dei due per dare risalto alle differenze fisiche: è così che Annelie diventa la fragile fanciulla e Owe l'uomo forte che le salva la vita.
Questo libro piacerà ai Vannacci e Vannaccini di turno.
Tutti sono preoccupati per lui, in particolare Annelie Lindahl. Convinta che solo il lavoro potrebbe riuscire a scuotere il suo capo, sfrutta l'acquisizione dell'hotel Tidvatten da parte degli Andersson per mettere le mani sui registri che nove anni prima la precedente proprietaria, Ragnhild Nyman, si era rifiutata di mostrare in assenza di un regolare mandato. Annelie, all'epoca ventitreenne, stava indagando sul suo primo (e ultimo) caso di omicidio, quello di Hedda Sahlin, che per una decina d'anni aveva lavorato come cuoca nelle cucine dell'albergo, dettaglio che per la polizia di Malmo - dove la donna era stata uccisa con due coltellate - non era rilevante per l'indagine, poi archiviata come rapina finita male.
Una spiegazione che non aveva mai convinto Annelie.
E un caso che aveva cambiato il suo futuro.
Quattro mesi dopo "La condanna del silenzio" sono tornata sull'isola di Liten per il quarto libro della serie, pubblicato quest'anno.
Se il primo non mi era dispiaciuto, il secondo lo avevo trovato esagerato e il terzo ripetitivo, questo - come vicenda gialla - è stato senza dubbio il più piacevole.
I cold case riescono sempre ad appassionarmi e qui la parte migliore è la ricostruzione degli eventi fatta da Annelie e Owe nel presente, non tanto i capitoli ambientati fra il 2016 e il 2017, che costituiscono però il prequel dell'intera serie.
Per la prima volta, con mia grande gioia, lo scrittore italiano che si nasconde dietro allo pseudonimo Seaman ha fornito una datazione precisa.
E finalmente si capisce perché Annelie nove anni prima avesse scelto di trasferirsi sull'isola rinunciando di fatto a ogni possibilità di fare carriera in polizia.

Per amore!! Più precisamente per essersi innamorata di Owe Dahlberg al primo sguardo!
Un risvolto romance, con tanto di frasi smielate ("Morire schiacciata da chi ami non è la più disprezzabile delle morti"), un'insopportabile remissiva accettazione da parte di lei (ormai ex personaggio duro e tenace) e un odioso sessismo serpeggiante non tanto nel personaggio Dahlberg, quanto in chi scrivendo ha deciso di rendere marginali le capacità professionali dei due per dare risalto alle differenze fisiche: è così che Annelie diventa la fragile fanciulla e Owe l'uomo forte che le salva la vita.
Questo libro piacerà ai Vannacci e Vannaccini di turno.
