sabato 9 ottobre 2021

"Il ladro gentiluomo", Alessia Gazzola

Domodossola, inverno 2018. Il rischio di fare una richiesta spinti dall'impulso, e non dal raziocinio, è quello di finire con l'essere accontentati: è stato così che Alice Allevi - figlia della più remota provincia romana, ma ormai cittadina della capitale a tutti gli effetti - è stata catapultata in una dimensione che non sente appartenerle, in questa fredda (almeno climaticamente) cittadina che non raggiunge neppure i ventimila abitanti, dove non conosce nessuno e dove non ha niente da fare, eccetto lavorare.
E al primo caso che le viene affidato combina subito un disastro: dopo aver recuperato dallo stomaco del 28enne ucraino Arsen Nazarovic Scherbakov un diamante rosa di inestimabile valore e aver avvisato la Procura del rinvenimento, lo consegna placidamente nelle mani della prima persona che bussa alla porta senza chiedere nessuna credenziale nè uno straccio di ricevuta, facendosi fregare dal suo aspetto da gentiluomo...

Ottavo (e non più ultimo) romanzo della serie "L'allieva". A me sembra che la Gazzola si sia persa un altro anno per strada: "Arabesque" terminava poco prima del Natale 2016, questo segue a ruota, siamo in gennaio, ma non può essere quello del 2017 perchè più volte nel corso del libro si parla di un furto avvento nel 2016 citando sempre che si tratta di due anni prima. Quindi questa storia piemontese si sviluppa durante l'inverno e la primavera del 2018 e, ormai sfinita, me lo faccio andare bene.

Leggere gli otto libri della serie in meno di sei settimane non è stata una grande impresa: sono letture semplici e veloci, la leggerezza dei temi trattati non mi ha mai spinta a cercare approfondimenti su web, nè le ambientazioni mi hanno mai invogliata a fare ricerche su Google immagini (ad eccezione di Sacrofano). Non spingono a riflessioni particolari, non hanno bisogno di tempi di pausa per assimilare pienamente i contenuti.
Sono pure e semplici letture di svago.

Viceversa l'antipatia verso la protagonista - con la sua ignoranza geopolitica (questa volta non sa nulla delle vicende ucraine), di cui spesso sembra addirittura farsene un vanto; con la sua sbadataggine e la sua superficialità, caratteristiche che non sono mai riuscita a tollerare in nessuno; con il suo adolescenziale abuso di diminutivi (anche stavolta manine, piedino, cappottino, portoncino, botteghina, pantofoline e cosine!) - mi ha reso piuttosto ardua la lettura consecutiva.
Probabilmente se gli otto libri non avessero risposto così bene alla quinta traccia annuale della mia Reading Challenge (e, soprattutto, se non li avessi comprati in blocco per questo motivo), mi sarei fermata al primo. E leggerò senz'altro anche il nono (e stavolta ultimo?) libro, "La ragazza del collegio", che uscirà proprio fra tre giorni (ma prima dovrò trovare una traccia adatta), perchè innegabilmente la curiosità di vedere cosa si inventerà l'autrice per Alice e Claudio a distanza di qualche anno la ho.

Al di là dello scarso spessore che la Gazzola ha scelto di dare alla sua protagonista (e tutto sommato con successo perchè penso che sia stata proprio la sua spensieratezza a decretarne il successo, sia su carta che in televisione), l'accusa maggiore che le faccio è quella di aver cavalcato ogni possibile cliché senza mai cercare di andare un po' più in profondità o di distinguersi da quei luoghi comuni che il più delle volte sono sbagliati perchè viziati da ignoranza.

Anche questa volta ci ha messo un attimo a bollare come ossessione l'attenzione verso l'uso dell'olio di palma, come se la deforestazione malesiana e indonesiana non fosse un problema per ognuno di noi.
O a far dire a Claudio Conforti del padre: "Era onesto, cosa che nel loro ambiente non era neanche scontato", là dove quel "loro ambiente" è un semplice contesto proletario (consiglio alla Gazzola l'ascolto di "Quello che non ho" del buon Faber e di farne buon uso...)!

Oltre a non esserci stata la crescita personale della protagonista, come avevo auspicato dopo aver letto "L'allieva", non ho neppure riscontrato un miglioramento stilistico, cosa che nell'arco dei sette anni trascorsi fra il primo e l'ottavo libro avrebbe dovuto esserci.

Però quello che succede ad Alice in questa storia ha rafforzato la mia convinzione che Alessia Gazzola sappia scrivere molto meglio quando sfocia nel dramma personale: in quei casi diventa brava e riesce a toccare il cuore. Mi piacerebbe davvero leggere un suo romanzo di questo genere.

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla quinta traccia annuale, "otto libri scritti da autori dello stesso sesso"
 

mercoledì 6 ottobre 2021

"Arabesque", Alessia Gazzola

Roma, inizio autunno 2016. L'allieva non è più un'allieva: Alice ha superato gli esami e da un mese è una Specialista in Medicina Legale a tutti gli effetti quando la PM Valentina Montechiaro le assegna il suo primo incarico di consulenza. Una donna di 47 anni, Maddalena Vichi, è morta apparentemente per cause naturali nel giardino della sua villa. L'abitazione extra lusso non basta a rendere credibile che stesse facendo giardinaggio indossando un abito da sera firmato Dior e il cartellino ancora attaccato al vestito rappresenta un input irresistibile per la curiosità di Alice. La sua visita al negozio, oltre a darle modo di fare shopping, sarà la prima tessera a cadere scatenando l'effetto domino che porterà le indagini fino a dieci anni prima.

Settimo romanzo della serie "L'allieva". Un'altra lettura leggera con una storia gialla che finisce col diventare anche un cold case e che è abbastanza carina. Basta non soffermarsi sui dettagli, vale a dire il solito sfruttamento di coincidenze esagerate su cui si basa lo sviluppo della storia: se per una volta Alice parte senza avere conoscenze pregresse nè fra i morti nè fra i vivi, succede però che un ingranaggio si muove grazie al farle incontrare la figlia della vittima proprio a casa dei suoi nuovi vicini e un altro importante progresso avviene grazie alla collaborazione lavorativa di suo fratello con l'agenzia immobiliare incaricata della vendita della villa.

Espedienti narrativi che non verrebbero perdonati in romanzi gialli seri, soprattutto per la loro sistematicità, ma su cui evidentemente si può sorvolare in questi gialletti rosa ed è un peccato perchè con un minimo sforzo avrebbero potuto essere lievi, ma credibili, acquisendo valore.

A patto, però, di ripulirli da tutti quegli odiosi diminutivi che sembrano tanto piacere alla Gazzola! Anche qui abbiamo le manine di Alice più la manina di Lara, ma anche un pancino, un cappottino e un portoncino, quest'ultimo termine usato anche nei precedenti libri per indicare sia la porta dell'appartamento che il portone del palazzo!

Mi hanno infastidita anche le solite incongruenze che caratterizzano il personaggio di Alice: l'essere una donna adulta e indipendente, ma preoccuparsi alla prospettiva che il fratello dica alla loro madre che passa le notti fuori di casa; la cultura che è logico attribuirle visti i titoli di studio contrapposta alla solita ignoranza che questa volta si manifesta nel non sapere dove si trovi Vilnius; sentirla maledire "le ristrettezze economiche che mi costringono a un perenne angoscioso risparmio" e vederle accettare dalla nonna i soldi per comprare un vintage di Schiaparelli che - come Google mi informa - costa in media dai cinquemila ai settemila euro...
La Gazzola ha una concezione di cosa voglia dire dover risparmiare offensiva nei confronti di chi deve farlo davvero. Oppure ha voluto dotare la sua protagonista dell'ennesima caratteristica immatura, quella di non essere in grado di gestire le proprie entrate.
Entrate che, per altro, sono un altro aspetto su cui l'autrice si facilita le cose non provando nemmeno a spiegare come Alice possa mantenersi da sola (e bene) a Roma con un lavoro non retribuito.

E per il mio tormentone sulle date qui abbiamo un altro compleanno di Alice, il 12 dicembre compie 30 anni. In "Un po' di follie in primavera", ambientato nello stesso anno, ne aveva 28...
Evito commenti.

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla quinta traccia annuale, "otto libri scritti da autori dello stesso sesso"
 

sabato 2 ottobre 2021

"Una sconosciuta a Tangeri", Christine Mangan

Tangeri (Marocco), primo quadrimestre del 1956. Per Alice Shipley quella di seguire il marito in Marocco non è stata una scelta felice: lui si è innamorato di quel Paese e di quella città, ma lei non è riuscita a integrarsi. Non ci ha nemmeno provato più di tanto, è stato molto più facile chiudersi in casa e limitarsi a osservare la vita degli altri dal balcone.
Forse anche sposare John non è stata una scelta felice.
Di sicuro è lei a non essere felice quando si ritrova davanti Lucy Mason, quella che per quasi quattro anni era stata la sua compagna di stanza al college e che non vedeva più dalla sua ultima e tragica notte trascorsa nel Vermont. Sono tante le cose che Alice non ricorda con precisione, ma di una cosa è certa: quella notte aveva gridato a Lucy di sparire perchè non voleva vederla mai più dopo quello che aveva fatto!
Ma ora è lì, l'ha raggiunta in Africa: come ha scoperto che si era trasferita? Come ha avuto il suo indirizzo? Perchè si comporta come se non fosse successo nulla tra loro? E, soprattutto, perchè lo sta facendo anche lei?

Una lettura che mi ha suscitato sensazioni contrastanti. Classificato da Amazon e da IBS sotto il genere giallo o thriller, è in realtà un noir caratterizzato da un certo grado di lentezza simile a quella che nei noir giapponesi mi rilassa, ma che in questo caso ha avuto su di me un effetto respingente, da qui i venti giorni che ho impiegato per leggerlo.

I capitoli di varia lunghezza alternano le voci narranti delle due protagoniste. Il presente vissuto in Marocco viene intervallato dai frequenti flashback del loro recente passato nel college del Vermont che - se a me non hanno permesso di usare questo libro per la traccia per cui avevo scelto di leggerlo (un libro ambientato almeno all'80% in Africa) - sono indispensabili all'autrice per portare noi lettori all'acme, cioè a sapere cosa è accaduto durante quella notte fin lì tante volte citata. Questo avviene quando si è ancora ben lontani dalla fine, ma il giallo imprigiona anche il presente delle due e si sviluppa in maniera piuttosto claustrofobica, ma intelligente.

"Il tempo avanza in modo incontrollabile, per quanto si possa tentare di arrestarlo, di modificarlo, di riscriverlo. Molto semplicemente non c'è nulla che possa fermarlo. Assolutamente nulla"

La Mangan sa gestire molto bene i diversi piani temporali ed è ancora più convincente nell'avvicendamento delle due voci, nel raccontare i vari episodi visti dagli occhi dell'una e poi dell'altra, nel presentare gli stati d'animo di queste due giovani donne mentalmente instabili, anche se in modo diverso. Una vicenda piuttosto disturbante con al centro un rapporto malato.

La Mangan, però, non è altrettanto brava nell'ambientazione. Scegliere proprio l'anno dell'indipendenza del Marocco avrebbe avuto un senso solo facendo diventare l'evento parte della storia, mentre viene relegato a non più di quattro miserabili accenni senza alcuna rilevanza sociale e politica, ma solo folkloristica. E' penalizzante la mancanza di approfondimenti in stile Allende (ma la Mangan - pur avendo una bella penna - non è a quel livello).

Non solo. L'autrice non è riuscita nemmeno a trasmettere l'atmosfera del Marocco come, invece, mi aspettavo. Arriva solo il senso di oppressione provato da Alice, principalmente per il caldo, e anche quando il focus è puntato su Lucy e su John, che a parole si sentono parti integranti della città, Tangeri resta buia e soffocante e alla fine è lei la vera sconosciuta del romanzo, per le due protagoniste e per chi legge. Ma non sembra essere una cosa voluta.

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla traccia sorpresa di ottobre, "libri collegabili alle parole morto, notte e passato"
 

mercoledì 29 settembre 2021

"Un po' di follia in primavera", Alessia Gazzola


Roma, 4 marzo 2016. Ancora una volta Alice Allevi, a cui mancano pochi mesi per ottenere la specializzazione in Medicina Legale, si ritrova davanti al cadavere di qualcuno che non è un estraneo per lei: non solo sette anni prima aveva seguito le lezioni di psichiatria di Ruggero D'Armento, ma gli aveva anche parlato di recente quando il medico era andato in Istituto per una consulenza con il dottor Conforti. E ora qualcuno gli ha tagliato la gola.

Sesto romanzo della serie "L'allieva". Ormai mi è evidente che i legami ante mortem sono una caratteristica fissa dei casi in cui Alice si trova a essere coinvolta (e va bene, tanti autori fanno questa scelta) e mi è altrettanto chiaro che Alessia Gazzola non dà alle date la stessa importanza che hanno per me (e questo non mi va bene).

La data dell'omicidio (il 4 marzo) viene ripetuta cinque volte, mentre l'anno si evince grazie alla citazione dell'abbattimento dell'albero che era al centro di piazza della Quercia, fatto reale risalente al 5 dicembre 2015: "...raggiungo piazza della Quercia, ormai spoglia senza lo storico albero abbattuto lo scorso dicembre".
Bene, quindi siamo nel 2016 e l'accenno ai quasi quattro anni di Nur,
una bambina che compariva anche nel libro precedente dove aveva circa due anni, conferma che il salto dell'intera annata 2015 sia coerente con gli eventi.

Peccato però che Alice verso la fine del libro dica di sè: "Chi se non una patetica ventottenne con un rapporto controverso con la nostalgia?"

Di nuovo 28 anni, quelli che le erano già stati attribuiti ne "Le ossa della principessa", ambientato a cavallo fra il 2011 e il 2012, mentre ne "Una lunga estate crudele" tornava ad averne 27 ed è ambientato nel 2014.
Il 12 dicembre 2015 quanti ne avrà mai compiuti?
Vorrei poter dire che mi arrendo e che rinuncio a capirlo, ma in realtà questa mancanza di precisione verso un dettaglio che l'autrice avrebbe potuto (dovuto) fissare molto semplicemente mi dà un fastidio enorme.

Di certo c'è che con questa storia Alice arriva alla sospirata specializzazione in Medicina Legale. E' forse il libro dove viene dato più spazio alle sue vicende personali, cosa che non mi ha disturbata più di tanto perchè ormai so cosa aspettarmi. Rispetto all'idea che mi ero fatta dopo aver letto il primo romanzo, arrivata al sesto penso che quella che avevo etichettato come sfumatura rosa sia solo in parte tale: le vicende amorose della protagonista hanno il loro spazio, ma la frivolezza di queste letture è dovuta principalmente al poco spessore del personaggio, una giovane donna superficiale e ignorante.

Davvero non capisco perchè la Gazzola abbia scelto di inquadrarla in questo modo, perchè farla partecipare a una Conferenza Internazionale sui Diritti Umani per fargliela commentare con un "...ascolto interventi che per me sono più noiosi del contare le pecore"!

Mi rendo conto che un animo alla Gino Strada rappresenti più un'eccezione che la regola, ma mettere in bocca a un medico una frase del genere lo trovo un insulto alla categoria e relega Alice Allevi su un livello umano davvero molto basso.

La vicenda gialla ha la particolarità di prendere e seguire una strada per gran parte del libro per poi virare all'improvviso sul finale con la rivelazione del colpevole. La sorpresa non genera suspense (che comunque nei libri di questa serie non c'è mai), mentre trattando un episodio personale l'autrice è riuscita a commuovermi, facendomi pensare che forse nel genere drammatico darebbe il meglio di sè (anche se poi nei ringraziamenti ha citato Massimo Gramellini per le parole sulla tristezza e quindi non so più se a toccarmi il cuore sia stata lei o lui).

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla quinta traccia annuale, "otto libri scritti da autori dello stesso sesso"
 

sabato 25 settembre 2021

"Una lunga estate crudele", Alessia Gazzola

Roma, 5 giugno 2014. Mancano ancora più di due settimane all'inizio dell'estate, ma il caldo è già opprimente. E' mattino, Alice Allevi e Claudio Conforti sono in macchina diretti al Teatro del Bardo dell'Avon dove - come la sera prima li aveva informati l'antropologo Sergio Einardi - all'interno di una stanza segreta è stato ritrovato il cadavere mummificato di un uomo: un nuovo cold case per la specializzanda e l'ispettore Calligaris.
L'esame del DNA rivela in fretta l'identità del morto: Flavio Barbieri, classe 1963, scomparso dal 10 luglio 1990. Era stato visto per l'ultima volta proprio lì, nel teatro dove recitava Shakespeare. Quella sera aveva litigato furiosamente con il regista, ma Flavio non andava d'accordo con nessuno e tutti avevano preso alla lettera il messaggio che aveva lasciato scritto in un biglietto: "Non cercatemi".
E solo 24 anni dopo si scopre che non aveva fatto molta strada...

Quinto romanzo della serie "L'allieva" che ha subito mandato in frantumi la gioia provata con quello precedente per la scoperta della data di nascita di Alice.
Ne "Le ossa della principessa" c'erano (ci sono) due netti riferimenti ai suoi 28 anni ("...che importa se poi sono disgustosi al palato di un'adulta di ventotto anni?" e "...che abbia mai visto in ventotto anni di vita."), ma ecco che qui ringiovanisce: "Daniela ha ragione, sono una specializzanda. Quanto alla mia età, ho ventisette anni".

Mio marito ha cercato di minimizzare il mio fastidio parlandomi dei retcon di cui sono pieni i fumetti che legge, ma io non leggo fumetti, Alice Allevi è la protagonista di una serie di libri: sarebbe stato così difficile darle una data di nascita e mantenerla seguendo una cronologia corretta?

E anche la datazione di questa storia non torna.

Com'è evidente, a me piace collocare le storie che leggo in una data precisa, mi piace sapere l'età dei personaggi, ecc,  ecc, quindi sto molto attenta a questi dettagli e me li annoto.

Sorvolando su "La sindrome da cuore sospeso" che è il prequel, ne "L'allieva" viene citata la data della morte di Giulia Valenti: il 12 febbraio 2010. Alice è al primo anno di specializzazione.
"Un segreto non è per sempre" inizia in novembre, non viene specificato l'anno, ma è palese che si tratti sempre del 2010 per i riferimenti ai pochi mesi passati dalla precedente vicenda (che terminava in luglio). Alice è all'inizio del secondo anno di specializzazione.
"Le ossa della principessa" inizia nell'ottobre 2011, quando vengono ritrovati i resti di Viviana, la storia si sviluppa e si conclude la sera del 4 giugno 2012. E Alice è al terzo anno.
"Una lunga estate crudele" inizia esattamente dalla fine dell'altro, cioè dal mattino dopo: il 5 giugno. Dovrebbe essere il 2012 e invece no: è l'estate dei mondiali di calcio in Brasile, quindi il 2014 (e non è l'unico rimando a questo anno)!
Con il Kindle ci ho messo un attimo a ritrovare date e riferimenti dei libri precedenti, sono quelle che ho riportato. L'autrice nell'arco della notte fra il 4 e il 5 giugno ha fatto sparire il secondo semestre 2012, l'intero anno 2013 e il primo semestre 2014.
Forse ha preferito ambientare il libro nell'anno in cui lo ha scritto (è stato pubblicato nel 2015, ma è presumibile che lo abbia scritto - tutto o in parte - nel 2014), dopo un anno in cui non ha pubblicato nulla, guarda caso proprio il 2013 che viene saltato anche nella storia di Alice?
O forse è stata una scelta condizionata dalla serie TV (che non ho visto)?

Sia come sia, retcon o altro, a me queste cose danno fastidio e il crescendo di irritazione mi ha reso poco piacevole la lettura, che comunque non sarebbe stata una gran cosa.

Oltre agli abituali difetti - anche questa volta Alice non è del tutto estranea al fatto perchè il teatro del rinvenimento è proprio quello in cui lavora Cordelia, la ragazza che la ospita gratuitamente (altra cosa su cui avrei qualcosa da ridire...); almeno un paio di svolte sono frutto di assurde coincidenze; vengono omessi passaggi dell'indagine tramite non-spiegazioni ("Non so come abbia fatto Calligaris a localizzarla, ma nel giro di qualche giorno siamo in possesso degli elementi per rintracciare...") - stavolta la storia, dove il giallo intreccia passato e presente, è resa esageratamente ingarbugliata da alcuni inutili depistaggi. La Gazzola non dà il meglio di sè nella gestione dei diversi piani temporali e dovrebbe limitarli.

Figuriamoci, poi, se ci fa mancare la "manina" (e per fortuna quando un personaggio entra nell'ufficio di Calligaris stringe la mano all'ispettore!), ma torna anche il "piedino" e, direi per la prima volta, compare anche un "trenino": sicuramente Sacrofano non sarà collegata a Roma con un Freccia Rossa, ma - anche se (ipotizzo) il treno in questione dovesse avere solo due  vagoni - perchè (perchè!!!) scegliere di far esprimere una donna adulta come una bimbetta??? Perchè farle dire "perdindirindina", che era già abbastanza ridicolo pronunciato da Hugh Grant, o farle chiamare l'ex "innominabile", come se non pronunciarne il nome avesse un senso o un risultato?

Trovo il ricorso a queste scemenze uno svilimento dei propri lettori.

Ma vado avanti, ormai voglio finire la quinta traccia annuale della Reading Challenge con questa serie.

Qui la lunga estate crudele scorre e il libro termina quando è arrivato l'autunno. Autunno 2014! Mi auguro di trovare continuità con la datazione del prossimo...

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla quinta traccia annuale, "otto libri scritti da autori dello stesso sesso"
 

lunedì 20 settembre 2021

"Le ossa della principessa", Alessia Gazzola


Roma, ottobre 2011. Degli scavi portano alla luce i resti di un cadavere. L'analisi del DNA accerta che si tratta di Viviana Montosi, la studentessa di archeologia scomparsa il 23 gennaio 2006 ad appena vent'anni. Inevitabile temere un collegamento con la recente sparizione di Ambra Negri della Valle, collega di Alice Allevi all'Istituto di Medicina Legale perchè le due erano state compagne di scuola al ginnasio e nella loro classe c'era un ragazzino squilibrato allora e tuttora. Ma se invece le cause della sparizione di Viviana fossero partite da molto più lontano? Ad esempio da Gerico?

Quarto romanzo della serie "L'allieva" e finalmente viene citata l'età di Alice: 28 anni, quindi è del 1983. E anche il giorno del compleanno: 12 dicembre. Avere la data di nascita di un/una protagonista regala un magnifico senso di completezza a una precisina come me!

Sono trascorse solo poche settimane dalle vicende narrate in "Un segreto non è per sempre" e Alice (adesso al terzo anno di specializzazione) si ritrova al centro di questa nuova storia, stavolta non per il suo ruolo di medico legale, ma per la collaborazione con l'ispettore Calligaris, deciso a fare di lei una poliziotta.

Trattandosi di un cold case in principio ero convinta che non ci sarebbe stato alcun collegamento fra Alice e la vittima, invece no: indiretto, ma c'è. Ormai mi sono quasi assuefatta all'uso sfacciato delle coincidenze fatto dalla Gazzola e aspettarmele non basta a renderle meno fastidiose. La storia avrebbe funzionato perfettamente anche senza la scomparsa di Ambra e senza che lei e Viviana fossero state compagne di scuola, anzi, ne avrebbe guadagnato perchè quel dettaglio crea una falsa pista che la ingarbuglia inutilmente, l'autrice non ha gestito bene i diversi piani temporali e per fare andare al loro posto ogni tassello bisogna ragionarci.

Purtroppo tornano le manine e, come sempre, le svolte più o meno importanti continuano ad avere origini da situazioni fortuite: Alice che va a prendersi una pizza da asporto e lì incontra casualmente una coppia di personaggi, Alice e Claudio leggermente infortunati in un tamponamento e lei che sente il medico dell'ambulanza dire a Claudio una cosa importante risalente a un anno prima, ecc... Quasi tutti gli ingranaggi si muovono grazie al caso e non basta che un personaggio chieda ad Alice come faccia ad avere tanta fortuna per rendere accettabile questo meccanismo narrativo sfruttato ad oltranza.

La struttura data dall'indagine risulta gravemente sminuita da questa cosa e anche dal fatto che alla fine (almeno per ora) l'epilogo arrivi sempre con la piena confessione del colpevole dopo essere stato messo alle strette molto superficialmente, senza mai una convocazione ufficiale e senza che nessuno di essi capisca di avere bisogno di un avvocato.

Il risultato è troppo blando anche per un rosa crime ed è un peccato perchè ho letto libri propriamente gialli o thriller che si reggevano su storie ben meno articolate di quelle create dalla Gazzola. E' penalizzante anche la scelta di una protagonista così disinteressata a politica e attualità, addirittura compiaciuta della sua ignoranza.

Ma dei quattro letti, questo è sicuramente il libro che mi è piaciuto di più. Indubbiamente influisce il mio grande amore per i casi irrisolti, leggendo avevo l'impressione di assistere a una delle puntate della mia amata serie TV (non mi stupirei se la Gazzola si fosse ispirata proprio a quei copioni), però è anche il romanzo più giallo. C'è sì del rosa, ma quello che c'è riguarda soprattutto Viviana rientrando quindi nelle indagini. Quel poco che riguarda Alice serve a far procedere la vita del personaggio e non dà l'impressione di star leggendo un romanzo d'amore.

La Gazzola è molto brava nel tratteggiare le vicende passate che coinvolgono i protagonisti con pochi cenni che permettono a chi non avesse letto i libri precedenti di conoscere i collegamenti, ma senza ammorbare i lettori fedeli con il dettagliato resoconto del passato che hanno già letto e riletto (vedi Linda Castillo).

Nelle note l'autrice spiega di essersi ispirata a una vacanza fatta in Israele e Palestina nel 2011. Lì aveva saputo che un gruppo di lavoro dell'Università La Sapienza aveva ritrovato a Gerico lo scheletro di una principessa: tutto il resto è romanzo. Mi piace quando gli autori raccontano com'è nata l'idea del libro che hanno scritto.
 
Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla quinta traccia annuale, "otto libri scritti da autori dello stesso sesso"
 

mercoledì 15 settembre 2021

"Appuntamento al Cupcake Café", Jenny Colgan


Londra, gennaio 2011. Isabel (Issy) Randall ha 31 anni e un posto da office manager alla Kaliga Deniki: cioè fa la passacarte e quanto il suo ruolo sia poco importante all'interno della società immobiliare diventa evidente quando Graeme, il suo capo, la inserisce nei tagli al personale resi necessari dalla crisi economica. Il fatto che da otto mesi abbiano una relazione segreta non le riserva un trattamento di favore, ed è così che Issy si trova a perdere nello stesso giorno lavoro e fidanzato.
Dopo settimane di recriminazioni e di sconforto sarà Helena - coinquilina e migliore amica - a spingerla a rimettersi in piedi. Ma sarà soprattutto l'attrazione per il negozietto sfitto al 4 di Pear Tree Court a darle la carica per realizzare il sogno di aprire una pasticceria tutta sua, dove mettere a frutto le tante meravigliose ricette di nonno Joe, che l'ha allevata al posto della madre girovaga.
Ma per aprire il Cupcake Cafè non bastano le ventimila sterline della liquidazione: serve un prestito bancario. E qui entra in scena Austin, consulente finanziario, trasandato, ma bello e più dolce del più dolce dei cupcake sfornanti da Issy.

Come già detto, dopo una serie di letture abbastanza impegnative avevo voglia di leggerezza e, oltre alla serie della Gazzola, mi sono concessa anche questo chick lit. E' il genere di libro che trovo sul sito de Il libraccio a pochi euro e che compro quando sono a un passo dal raggiungere le spese di spedizione gratuite. Anche se ormai ho superato da un pezzo l'età per questo genere di lettura, i chick lit continuano a piacermi, ma anche in questa categoria ce ne sono di validi e di meno validi.

Questo della Colgan era partito abbastanza bene, Issy è una protagonista tenera, ma non melensa, sognatrice, ma concreta, sfortunata, ma non lagnosa. In poche parole: sopportabile. A circa metà dell'opera, però, l'autrice ha iniziato a guastarmi la lettura inanellando una serie di situazioni, pensieri, desideri, ecc, di un'arretratezza imbarazzante, lanciando anche un pessimo monito alle donne, quello di smetterla di scartare uomini nella speranza che ne arrivi uno migliore, col rischio di "arrivare a quarant'anni da sole e amaramente pentite per aver buttato via un principe azzurro un po' sbiadito quando ne avevano trenta".

Da questa visione degna di nonna Abelarda scaturisce anche l'astiosa (pessima) reazione che Issy ha di fronte alla gioia dell'amica quando questa si innamora (corrisposta): "Lei non aveva niente mentre Helena aveva tutto. Era così difficile da accettare, così ingiusto"!
Orribile! Un po' di invidia sarebbe stata umanamente comprensibile (e meno male che all'inizio Issy non era lagnosa...), ma se si vuole bene a una persona si è felici della sua felicità, che - tra le altre cose - non ci crea danno nè ci preclude nulla.

Brutte anche le superficiali generalizzazioni che toccano i diversi stati sociali dei personaggi, ma da un romanzo rosa - dove solo i cattivi vengono puniti come meritano, mentre per tutti gli altri il lieto fine è assicurato - sarebbe utopico aspettarsi di trovare consapevolezza e una seria analisi.

Comunque il libro, nella sua inutilità e fra un'incongruenza e l'altra (una pasticciera che compra i croissant all'ingrosso; un bancario che non ha la domiciliazione delle bollette; ecc) riesce a svagare il giusto.
Come extra, per chi ha l'animo del pasticciere, quasi ogni capitolo inizia con una delle ricette di nonno Joe.

Chiudo con una critica all'editoria italiana. Jenny Colgan ha la sua brava pagina su Wikipedia UK: classe 1972, ha scritto moltissimo, fra cui 13 romanzi singoli (in italiano ne hanno tradotti quattro) e molti altri facenti parte di brevi serie. "Appuntamento al Cupcake Café" fa parte di una serie di due romanzi, ma il seguito non è stato tradotto. Stessa cosa per "La bottega dei cuori golosi", che è il primo di una serie di tre e l'unico a essere stato tradotto. Ma il capolavoro è stato fatto con "Il faro degli amori appena nati", che è il secondo (e l'unico tradotto in italiano) di un'altra serie di tre!

Geni assoluti!

Certo dato lo scempio che hanno fatto traducendo a vanvera i libri di un Autore come Kent Haruf, non c'è da stupirsi per la mancanza di una ricerca su un autore minore qual è Jenny Colgan, ma io mi incazzo lo stesso per questa faciloneria che vivo come una grande mancanza di rispetto nei confronti di chi scrive, ma anche di chi legge (e che paga per farlo).

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla settima traccia annuale, "sei libri di sei categorie diverse" (libro di un autore mai letto)

 

martedì 14 settembre 2021

"Sindrome da cuore in sospeso", Alessia Gazzola


Sacrofano (Roma), 12 dicembre 2009. Alice sta festeggiando i suoi 23 anni in famiglia quando la serenità - non solo degli Allevi, ma dell'intero borgo - viene stravolta dal ritrovamento di un cadavere: è quello di Tamara Yur'evna Mironova, la 36enne badante russa di Amalia, la nonna di Alice che, per via di questo collegamento, si ritrova coinvolta nelle indagini scoprendo che forse c'è una branca della medicina adatta a lei: medicina legale.

Terzo romanzo della serie "L'allieva", che in realtà è un prequel, cosa che ho scoperto solo a inizio lettura e non è stata una sorpresa gradita perchè a me i prequel non piacciono.
Pubblicato nel 2012, quindi effettivamente dopo gli altri due, a me ha dato l'impressione di essere stato scritto prima, sia per lo stile ancora più acerbo, sia perchè la caratterizzazione dei personaggi è appena abbozzata.

Cercando notizie sul prequel, ho anche scoperto che Alessia Gazzola è un medico legale e questa è stata un'altra sorpresa: leggendo Robin Cook è evidente che sia medico di professione, stesso discorso per l'avvocato John Grisham, mentre quella predominanza di rosa nei libri della Gazzola mi rende difficile immaginarla alle prese con un'autopsia, ma ha iniziato a pubblicare a ridosso della laurea e forse non ha mai esercitato come medico.

Comunque sia qui abbiamo Alice ancora più giovane e più immatura: arrivata al quinto anno di medicina ha capito di aver intrapreso la strada sbagliata perchè "non riesco a rapportarmi con la sofferenza umana". Presumo che il riferimento vada alla sofferenza fisica delle persone malate o ferite perchè poi, di punto in bianco, decide di volersi specializzare in medicina legale (nonostante la dichiarata repulsione verso i cadaveri): evidentemente rapportarsi con la sofferenza dei parenti dei deceduti non le crea altrettanto disagio...

Tutto questo per dire che avrei gradito una maggiore logica da parte dell'autrice, soprattutto che inventasse per la sua protagonista una motivazione seria per portarla a scegliere questa specializzazione, non la cotta adolescenziale per Claudio Conforti: ma, insomma, giusto a 13 anni puoi arrivare a scegliere la scuola superiore per andare in quella dove c'è il ragazzino che ti piace!

Di nuovo la vittima è una persona che Alice aveva conosciuto e di nuovo la Gazzola sfrutta le coincidenze per far girare gli ingranaggi della trama, ancora più sfacciatamente, non tenendo in nessuna considerazione l'improbabilità quasi assoluta di incontrare in un ospedale della capitale proprio quel qualcuno che pochi giorni prima si era visto litigare in una strada di Sacrofano! E dai...

Per fortuna questa volta mancano manine e piedini, ma prosegue l'abuso di "sconcertare", nelle sue varie forme: qui viene usato sette volte, come ne "L'allieva", ben nove in "Un segreto non è per sempre": ma sono io che mi sconcerto, con i tanti bei sinonimi che ci sono...

Nonostante tutto, come scritto ieri, anche questo libro si lascia leggere: con le sue 212 pagine è il più breve di tutta la serie, una lettura davvero veloce anche per me che lo faccio lentamente. Va anche detto che questo genere di libri non mi porta a fare ricerche in rete per cercare le immagini dei luoghi citati (ho indagato solo su Sacrofano, che è un bel borgo medievale) nè tanto meno per approfondire dettagli storici o di altro genere: non è un fattore positivo, ma indubbiamente risparmio molto tempo.

La vicenda gialla, seppur intuibile, è quella che finora ho apprezzato di più, eccetto il finale sbrigativo.

E, alla faccia delle mie tante critiche, devo riconoscere che mi sono abituata a questo pagliaccetto di protagonista che è Alice Allevi e ho la curiosità di leggere gli sviluppi.

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla quinta traccia annuale, "otto libri scritti da autori dello stesso sesso"
 

lunedì 13 settembre 2021

"Un segreto non è per sempre", Alessia Gazzola

Tarquinia (Viterbo), novembre 2010. Un lavoro fuori sede attende Alice Allevi, studentessa al secondo anno di specializzazione in Medicina Legale: deve accompagnare il dottor Anceschi nella Maremma laziale per un caso di interdizione. E' quello che chiedono i figli di Konrad Andras Azais, anziano scrittore ungherese di fama internazionale, spaventati dalla prospettiva di perdere la cospicua eredità paterna. E non ci vorrà molto prima che il caso si trasferisca all'obitorio...

Secondo romanzo della serie "L'allieva". Una lettura che ho portato avanti con maggiore serenità rispetto a quella precedente, probabilmente perchè sapevo cosa aspettarmi, ma anche perchè Alice Allevi qui viene presentata in versione leggermente più matura rispetto all'esordio (anche se ancora geograficamente e politicamente ignorante).

Sono passati solo pochi mesi dal caso Giulia Valenti e, di nuovo, Alice si ritrova ad avere a che fare con una vittima che aveva incontrato proprio poco tempo prima che morisse. Questo non va bene e ci sono altri meccanismi che si ripetono nelle due storie: di nuovo una vicenda familiare, di nuovo protagonisti dei consanguinei, di nuovo rapporti non proprio consoni fra fratellastri...

La Gazzola fin qui non ha dato prova di grande fantasia, non solo nella trama, ma anche nella scrittura vera e propria. Verso la fine usa la frase "Le cose sono andate così" e da lì racconta l'evolversi dei fatti: questo lo posso fare io quando racconto un libro a mio marito, ma un autore dovrebbe sforzarsi di costruire una narrazione, non buttare giù una lista di episodi (tizio ha scoperto questo e quindi ha fatto quello, allora caio ha pensato e ha fatto... ecc, ecc...).

E, volendo sfruttare sfacciatamente certe coincidenze (come incontrare per caso uno dei personaggi al supermercato) per far proseguire la storia, avrebbe dovuto ambientare la serie in un piccolo centro e non nell'immensa Roma.

Devo anche sottolineare che aver letto il suo libro contemporaneamente a Philip Roth - se da un lato mi è stato molto utile per allentare l'inquietudine che mi trasmetteva "Nemesi" - dall'altro l'accostamento è stato impietoso ed eccessivo per la "povera" Gazzola (lo sarebbe stato pressochè per chiunque), che però dovrebbe imparare da Roth (tra le tante cose) che solo se nell'azione è coinvolto un bambino si può usare (e torno a dover dire: di nuovo) il termine "manina" (da "Nemesi", giustappunto: "Lei lo aveva stupito porgengogli la piccola mano da stringere").

E sono solo parzialmente d'accordo con lei quando scrive:

"Ogni libro ha diritto a una chance. E non esistono libri belli o brutti, perchè non esiste un parametro vero per giudicare un libro. Esiste solo la soggettività"

Io, invece, sono dell'idea che i libri oggettivamente belli esistano (ma che possano non piacere) e che esistano anche quelli oggettivamente brutti (ma che possano piacere).

I libri della Gazzola non sono oggettivamente belli, ma neppure brutti: si lasciano leggere e va bene così.

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla quinta traccia annuale, "otto libri scritti da autori dello stesso sesso"
 

 

sabato 11 settembre 2021

"Nemesi", Philip Roth


Newark (New Jersey), estate 1944. Il caldo torrido non è l'unica cosa a imperversare in città. L'altro flagello, ben più grave, è quello della polio. Il primo caso viene registrato in un quartiere italiano e quando si espande arrivando a quello ebraico colpisce anche il campo giochi in cui Eugene "Bucky" Cantor lavora come animatore.
E' un'epoca in cui a 23 anni non ci si sente e non si viene più considerati dei ragazzi, ma degli  uomini e Bucky è un uomo serio, che ha ben chiare le proprie responsabilità. Verso la nonna (l'unico familiare che gli è rimasto in vita), verso la fidanzata Marcia (che sogna di sposare), verso la sua nazione (che non ha potuto servire in guerra come avrebbe voluto a causa della grave miopia) e verso i suoi ragazzi del campo giochi.

E di nuovo mi sono stupidamente persa il filo cronologico delle opere di Roth: dopo aver letto per primo l'ultimo romanzo della sua trilogia ideale ("La macchia umana"), ho fatto lo stesso anche con i suoi romanzi brevi!

"Nemesi" è anche l'ultimo che ha scritto (nel 2010). Tre macrocapitoli per un totale di 183 pagine, ognuna delle quali intrisa di tormento, dolore, strazio, vulnerabilità. E' bene predisporsi psicologicamente a una lettura di questa portata. Io non ero preparata a tanta devastazione ed è stata una fortuna leggere contemporaneamente i rosa della Colgan e della Gazzola perchè ci sono stati giorni in cui dopo una decina di pagine di Roth e dei drammi che raccontava avevo proprio l'esigenza di staccare e buttarmi su delle stupidaggini.

Sulla frustrazione di Bucky per essere stato respinto alla leva e sulla sua angoscia al pensiero dei suoi due migliori amici che in Francia stanno combattendo contro il male tedesco, si abbatte il dramma della polio. Roth racconta il reale, l'epidemia (una delle tante) che nel '44 colpì gli Stati Uniti compresa la sua città natale, Newark. All'epoca undicenne, racconta le sensazioni e il clima di panico vissuti in prima persona. I ragazzini che nel libro si ammalano di polio, morendo o portandone i segni per tutto il resto della loro esistenza, hanno sperimentato ciò che nella vita è toccato davvero ai compagni di scuola e di gioco di Roth bambino. Il terrore e il dolore dei genitori da lui inventati sono gli stessi provati da quelli delle vittime reali. E forse avrà conosciuto anche un Mr Cantor, qualcuno con la sua angoscia per non sapere come combattere la sua personale guerra contro la malattia impedendole di colpire i suoi ragazzi, con i suoi sensi di colpa dovuti all'assurda convinzione di essere un untore, con i suoi dubbi e la sua rabbia verso quel Dio alla cui esistenza gli è stato imposto di credere alla nascita.

Un libro che rivela come certe cose non cambino mai: impossibile non pensare a George Floyd quando vengono citate le rivolte esplose a Newark nel luglio 1967 in seguito al brutale pestaggio di due poliziotti bianchi nei confronti di un taxista di colore.

Come è impossibile non pensare alla situazione attuale.

"...noi altri così sfortunati da prenderci la polio undici anni prima del vaccino. La medicina del ventesimo secolo ha fatto progressi fenomenali, ma un po' troppo lenti per noi"

La lettura di questo libro andrebbe imposta ai no-vax di oggi: tanto dite che siamo in dittatura, no?!

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla terza traccia annuale, "sei libri, l'iniziale dei titoli deve formare la parola Austen"