sabato 11 settembre 2021

"Nemesi", Philip Roth


Newark (New Jersey), estate 1944. Il caldo torrido non è l'unica cosa a imperversare in città. L'altro flagello, ben più grave, è quello della polio. Il primo caso viene registrato in un quartiere italiano e quando si espande arrivando a quello ebraico colpisce anche il campo giochi in cui Eugene "Bucky" Cantor lavora come animatore.
E' un'epoca in cui a 23 anni non ci si sente e non si viene più considerati dei ragazzi, ma degli  uomini e Bucky è un uomo serio, che ha ben chiare le proprie responsabilità. Verso la nonna (l'unico familiare che gli è rimasto in vita), verso la fidanzata Marcia (che sogna di sposare), verso la sua nazione (che non ha potuto servire in guerra come avrebbe voluto a causa della grave miopia) e verso i suoi ragazzi del campo giochi.

E di nuovo mi sono stupidamente persa il filo cronologico delle opere di Roth: dopo aver letto per primo l'ultimo romanzo della sua trilogia ideale ("La macchia umana"), ho fatto lo stesso anche con i suoi romanzi brevi!

"Nemesi" è anche l'ultimo che ha scritto (nel 2010). Tre macrocapitoli per un totale di 183 pagine, ognuna delle quali intrisa di tormento, dolore, strazio, vulnerabilità. E' bene predisporsi psicologicamente a una lettura di questa portata. Io non ero preparata a tanta devastazione ed è stata una fortuna leggere contemporaneamente i rosa della Colgan e della Gazzola perchè ci sono stati giorni in cui dopo una decina di pagine di Roth e dei drammi che raccontava avevo proprio l'esigenza di staccare e buttarmi su delle stupidaggini.

Sulla frustrazione di Bucky per essere stato respinto alla leva e sulla sua angoscia al pensiero dei suoi due migliori amici che in Francia stanno combattendo contro il male tedesco, si abbatte il dramma della polio. Roth racconta il reale, l'epidemia (una delle tante) che nel '44 colpì gli Stati Uniti compresa la sua città natale, Newark. All'epoca undicenne, racconta le sensazioni e il clima di panico vissuti in prima persona. I ragazzini che nel libro si ammalano di polio, morendo o portandone i segni per tutto il resto della loro esistenza, hanno sperimentato ciò che nella vita è toccato davvero ai compagni di scuola e di gioco di Roth bambino. Il terrore e il dolore dei genitori da lui inventati sono gli stessi provati da quelli delle vittime reali. E forse avrà conosciuto anche un Mr Cantor, qualcuno con la sua angoscia per non sapere come combattere la sua personale guerra contro la malattia impedendole di colpire i suoi ragazzi, con i suoi sensi di colpa dovuti all'assurda convinzione di essere un untore, con i suoi dubbi e la sua rabbia verso quel Dio alla cui esistenza gli è stato imposto di credere alla nascita.

Un libro che rivela come certe cose non cambino mai: impossibile non pensare a George Floyd quando vengono citate le rivolte esplose a Newark nel luglio 1967 in seguito al brutale pestaggio di due poliziotti bianchi nei confronti di un taxista di colore.

Come è impossibile non pensare alla situazione attuale.

"...noi altri così sfortunati da prenderci la polio undici anni prima del vaccino. La medicina del ventesimo secolo ha fatto progressi fenomenali, ma un po' troppo lenti per noi"

La lettura di questo libro andrebbe imposta ai no-vax di oggi: tanto dite che siamo in dittatura, no?!

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla terza traccia annuale, "sei libri, l'iniziale dei titoli deve formare la parola Austen"