mercoledì 14 agosto 2024

"La bottega del cioccolato", Philibert Schogt

 

Toronto (Canada), inizio primavera 2001. Joop Daalder, nato in Olanda nel 1939, vive da trent'anni in Canada dove si era trasferito con moglie e figlio inseguendo un sogno, quello di sfornare praline di cioccolato dal mattino alla sera. Sogno realizzato: dopo un primo anno di assestamento, la Cioccolateria Daalder era diventata un punto di riferimento per la città e per chi sapeva riconoscere e apprezzare l'eccellenza del prodotto.
Ma adesso tutto è cambiato: l'apertura di un lussuoso MegaDali ha fatto capitolare in fretta i piccoli negozi della via. E il pensionamento forzato inasprisce il già terribile caratteraccio di Joop, accentuando il senso di emarginazione che lo aveva accompagnato fin da bambino.

Come il protagonista del libro, anche il suo autore è nato in Olanda (ad Amsterdam, nel 1960) e si è poi trasferito in Canada, dove è cresciuto tornando successivamente in patria.

"La bottega del cioccolato", scritto nel 2002, titolo originale "Daalder", di dolce ha solo la copertina e la descrizione delle praline sfornate da Joop: ringrazio il caldo infernale di questi giorni perché mi ha impedito di ingozzarmi di cioccolato, tanta è la voglia che le descrizioni del libro scatenano!

La storia inizia dal presente, quando Joop ha 62 anni ed è costretto a chiudere bottega: uno dei tanti casi in cui il più forte (la catena di supermercati MegaDali) schiaccia il più debole. Non solo la cioccolateria, ma anche il gelataio italiano, la drogheria vietnamita e tutte quelle attività minori che non possono competere con i giganti (e qui Schogt cade in fastidiosi stereotipi con l'italiano che fa una sceneggiata quando perdono la causa in tribunale e i vietnamiti remissivi che, invece, accettano la misera buonuscita offerta lasciando immediatamente libero il locale).

Con la chiusura del negozio c'è il salto temporale nel passato, con Joop bambino, terzo figlio tardivo e non voluto di una coppia di intellettuali già ampiamente soddisfatti dalle due figlie maggiori plasmate a loro immagine, tutti e quattro indifferenti a quell'intruso impermeabile alla cultura e alla musica che tanto li appassiona.

Joop cresce quindi come un corpo estraneo alla famiglia e non c'è da stupirsi se, più che in altezza, cresce in scontrosità e scortesia.
Ho letto pesanti critiche su questo personaggio, che di certo non è accattivante, ma che va capito, senza contare che chi lo considera odioso in ambito lavorativo chiaramente non si è mai trovato a contatto con il pubblico!

"Che modo stupendo di andarsene": è così che Joop ricorda il suo maestro, morto a 68 anni mentre insultava un cliente ^^

Da genovese apprezzo sempre i personaggi burberi e il libro è stata per me una piacevole lettura, con un finale bello in tutta la sua amarezza, un cane dal nome simpatico (Ronnie-Boy Johnjhon) e qualche stoccata animalista dell'autore, con animali cucinati che odorano di decomposizione e con le "bancarelle dell'orrore" che al mercato espongono lepri e conigli scuoiati e teste di agnello mozzate.

Reading Challenge 2024, traccia vagabonda agosto: Paesi Bassi

lunedì 12 agosto 2024

"Come uccidere la tua famiglia", Bella Mackie

 

Londra, giorni nostri. Grace Bernard ha 28 anni e da quattordici mesi è reclusa nel carcere di Limehouse per l'omicidio di Caro Morton. Un errore giudiziario, Caro è caduta da sola dal terrazzo del suo appartamento, non è stata lei a spingerla di sotto. Ma questo non vuol dire che Grace sia innocente: di persone ne ha uccise ben sei e tutte appartenevano alla sua famiglia, pur essendo di fatto degli estranei.
In prigione decide di scrivere le sue memorie, una confessione che i posteri leggeranno solo dopo la sua morte. O almeno questa sarebbe la sua intenzione...

Bella Mackie, inglese classe 1983, dopo aver lavorato come giornalista e aver scritto un saggio su come la corsa l'abbia aiutata a superare i suoi problemi psicologici, ha raggiunto il successo con questo romanzo nel 2021.

"Tagliente, onesto, graffiante, divertentissimo": così viene descritto nella sinossi, dove viene definito anche "un fenomeno editoriale senza precedenti".

Quanta esagerazione! E' un libro carino, nulla di più e nulla di meno.

Un libro deludente se si pensa di leggere un thriller perché non lo è, appartenendo invece al filone crime umoristico (senza mai arrivare a essere "divertentissimo") che decisamente non amo, ma in cui ciclicamente inciampo. 

La giovane Grace - caratterizzata da un cinismo così assoluto da risultare inverosimile, come alcune dinamiche del libro - a 13 anni ha cominciato a tramare la sua vendetta nei confronti del padre di cui è figlia illegittima. Una carogna d'uomo, indubbiamente, ma se ogni figlio non riconosciuto dal padre facoltoso mettesse in pratica una strage come quella attuata da Grace, tutte le famiglie ricche del mondo sarebbero state sterminate da secoli (e forse non sarebbe stata una brutta cosa).

Grace, oltre ad essere cinica, è anche piuttosto antipatica, altezzosa, arrogante e presuntuosa, ma qua e là la Mackie le mette in bocca affermazioni pienamente condivisibili.

"Per i milionari le tasse sono come il cambiamento climatico per alcune persone: un problema di giustizia sociale per cui vale la pena scendere in piazza. I ricchi di tutto il mondo sono tendenzialmente convinti di essersi guadagnati i soldi che hanno. Non hanno tempo per discussioni teoriche volte a stabilire se una sola persona possa davvero meritare quel tipo di benessere."

Il libro scorre perché è una lettura facile, incuriosisce quanto basta e non necessita di grande concentrazione, con un finale decisamente inaspettato, che lo rende originale e questo ai miei occhi gli ha fatto guadagnare molti punti, pur continuando a ritenerlo solo un libro carino.

Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, estate: anno nel testo

sabato 10 agosto 2024

"Sorella, mio unico amore", Joyce Carol Oates

 

Fair Hills (New Jersey). Edna Louise (Bliss) Rampike avrebbe compiuto 7 anni il giorno dopo, ma verso mezzogiorno del 29 gennaio 1997 il suo cadavere viene trovato nel locale caldaia della grande casa di famiglia al 93 di Ravens Crest Drive. Era stata la madre alle sei del mattino ad accorgersi che la bambina non era nel suo lettino. Dopo averla sommariamente cercata aveva svegliato il figlio maggiore, Skyler, 9 anni, che nell'intontimento del brusco risveglio (e non solo per quello) non riusciva a capire perché la madre continuasse a chiedergli cosa avesse fatto a Bliss, dove avesse portato la sua sorellina, se l'avesse nascosta lui...
Ma lui ricordava soltanto di essersi rifiutato di aiutare Bliss quando la sera prima era entrata in lacrime nella sua stanza chiedendogli per l'ennesima volta di aiutarla a sistemare il letto perché aveva di nuovo bagnato le lenzuola.

"Skyker, aiutami, nel mio letto c'è qualcosa di brutto"

Dieci anni dopo la voce della sorellina rimbomba ancora nelle sue orecchie. Adesso ne ha 19 e crescendo ha sviluppato una forte dipendenza dai farmaci. Dopo la morte di Bliss è passato da un centro di recupero all'altro e ora è pronto a raccontare la sua verità su quell'omicidio che ha interrotto la vita di Bliss e distrutto la sua.

Scritto nel 2008, "Sorella, mio unico amore" è un romanzo di fantasia fino a un certo punto perché fortemente ispirato a un vero fatto di cronaca accaduto negli Stati Uniti il giorno di Natale del 1996. La bambina uccisa nella realtà si chiamava JonBenet Ramsy, aveva 7 anni ed era una reginetta di bellezza.
Avevo registrato su Sky Crime il documentario dedicato al suo caso e ho iniziato a guardarlo dopo aver finito il libro, ma dieci minuti mi sono bastati per inquadrare il pessimo taglio gossipparo della trasmissione. Mi sono quindi accontentata di leggere la pagina dedicata al caso su Wikipedia e direi che le analogie fra la morte della bambina vera e quella inventata dall'autrice sono quasi totali.

Cambia il finale perché se l'omicidio di JonBenet è un cold case senza colpevole, nel libro non mancano invece gli sviluppi e - dopo aver letto Wikipedia - li trovo del tutto plausibili.

La Oates fa raccontare la storia da Skyler, il fratello di Bliss, maggiore di tre anni. Ne aveva quindi nove quando la sorella è stata uccisa ed è dieci anni dopo (nel 2007) che inizia a scrivere quello che definisce "documento".

Un documento eccezionalmente lungo. Troppo lungo. E' questo l'unico difetto del libro: 672 pagine sono troppe e - se nei primi due terzi ho amato le tante divagazioni della Oates, apprezzando il modo in cui sfrutta le note, i meravigliosi passaggi dalla prima alla terza persona e la sua grande capacità di concatenare i discorsi (è il libro con il maggior numero di parentesi che abbia mai letto, senza far mai perdere il filo al lettore in certi punti ricorre anche alle parentesi quadre, in aggiunta a quelle tonde) - nelle ultime duecento pagine che precedono la cinquantina finale la storia perde dinamismo diventando a tratti anche noiosa.
Questo succede in particolare in uno degli ultimi capitoli, il più lungo, dove viene raccontata la vita di Skyler dopo la morte della sorellina ("E dal quel momento vissero tutti orribilmente") e mi dispiace non essermi appassionata anche a lui, che è un'altra vittima della vicenda, un bambino e poi un ragazzo davvero sfortunato (altro che David Copperfield).

Bliss e Skyler, due bambini con un padre assente che misura l'affetto per i figli in proporzione alle soddisfazioni che riesce a trarre da loro e con una madre irrisolta che riversa sulla figlia (dopo averci già provato col maschio) le sue ambizioni mancate.

Mentre la madre di JonBenet iscriveva la figlia ai concorsi di bellezza (quelle pagliacciate tremende dove i bambini vengono agghindati da adulti per il godimento di genitori malati di successo e dei pervertiti), la Oates fa di Bliss una pattinatrice prodigio a cui non viene risparmiato l'obbligo di trasformarsi in femme fatale sotto le luci dei riflettori ("Mamma l’aveva addestrata a spalancare gli occhi blu cobalto e a sorridere in un certo modo").

Una donna che appena un anno dopo aver perso la figlia lancia una linea cosmetica tutta sua, "Profumo del paradiso", con tanto di bambola con le fattezze di Bliss.

"Essere famosi! In America, cos'altro conta?"

Un libro denuncia, molto preciso, eccetto quando - all'inizio del capitolo intitolato "Profanatore" - ci dice: "La telefonata arrivò poco dopo le otto di mattina del 29 gennaio 1997Era un sabato"


Ma ci vuole tanto a controllare?!?

Reading Challenge 2024, traccia annuale marzo, Sanremo: abbino il libro a "Un abbraccio unico" (2014)

sabato 3 agosto 2024

"Una famiglia moderna", Helga Flatland



«Entrambi sentiamo che si è esaurito tutto, che ognuno dei due ha avuto dall’altro – e da questo matrimonio – tutto ciò che poteva prendere. Non vediamo più alcun futuro insieme»
Litorale laziale, 15 aprile 2016. Sono queste le parole che tre fratelli norvegesi - due donne e un uomo - sentono pronunciare dal proprio padre durante la cena organizzata per il suo settantesimo compleanno. Sono insolite le separazioni nella terza età, dopo una vita trascorsa insieme, e l'età adulta non risparmia ai figli il dispiacere e il trauma del vedere andare in pezzi quella solidità data per scontata da decenni. Helga Flatland è nata nel 1984 in un piccolo villaggio della Norvegia meridionale quasi omonimo del suo cognome, Flatdal. Già autrice di una trilogia che ha per protagonisti tre soldati norvegesi stanziati in Afghanistan e di un paio di libri per bambini, ha pubblicato questo romanzo nel 2017 vincendo il premio annualmente assegnato dai librai norvegesi.
Da noi è arrivato a luglio di due anni fa e ricordo le lamentele che giravano in rete a causa di alcune affermazioni poco felici nei confronti di noi italiani in cui si va a impattare nel primo capitolo. La famiglia al gran completo si è regalata una settimana in Italia per festeggiare il compleanno di Sverre e il libro comincia mentre stanno per atterrare a Fiumicino quando Liv, la prima voce narrante, guardando dal finestrino pensa "che, nel paese sotto di noi, più di metà della popolazione trova normalissimo picchiare i bambini". Proseguendo veniamo etichettati come "graziosi italianucci" in relazione ai tavoli e alle sedie dei ristoranti inadatti alle dimensioni dei norvegesi. Ovviamente le famiglie italiane presenti nel locale si abbuffano, gesticolano e parlano a voce alta. E poco oltre compare anche una vecchia vestita di nero seduta davanti alla propria casa a fare niente. Purtroppo nulla di tutto ciò è privo di infondatezza, ma i pregiudizi e le generalizzazioni della Flatland sono irritanti. Per fortuna la vacanza italiana dei cari norvegesoni dura poco e la lettura prosegue piacevolmente grazie alla scrittura fluida dell'autrice e alla struttura che porta a scoprire - nell'arco di due anni - i modi (differenti) in cui reagiscono e si adattano i tre fratelli alla separazione degli anziani genitori, ma anche la ricostruzione delle dinamiche familiari da quando erano bambini fino al presente. Liv, Ellen e Håkon - che nel 2016 hanno rispettivamente 40, 38 e 30 anni - sono le voci narranti dei capitoli che li riguardano (il primo e il terzo per Liv, il secondo e il quarto per Ellen, l'ultimo per Håkon).
E di moderno in questa famiglia c'è davvero poco: volendo seguire la Flatland lungo il sentiero dei luoghi comuni, questa è una famiglia molto più italiana che norvegese! Tradizionalista all'estremo, con al centro un padre che tutti hanno posto sul piedistallo, una madre che ha dedicato l'intera esistenza al marito e ai figli, questi tre alla perenne ricerca dell'approvazione del genitore maschio, le due figlie costantemente in contrasto con la madre e il figlio mammone. E ancora, una figlia che ha riprodotto la famiglia di origine in quella che ha formato con il marito, l'altra alle prese con il ticchettio dell'orologio biologico e il maschio che si scotterà rendendosi conto di quanto fossero relativi tutti i suoi proclami sull'amore libero.
Mi è anche venuto il dubbio che l'aggettivo del titolo sia stato scelto ironicamente perché di sicuro non c'è nulla dell'emancipazione che ci si aspetta da un popolo nord europeo, ma - al di là della latitudine - non è normale cercare ancora il consenso genitoriale da adulti come succede a questi personaggi, tutti privi indipendenza emotiva, non solo Liv, come si legge.

Fra una perplessità e l'altra, è comunque un libro godibile che coinvolge il giusto. L'anno scorso è stato tradotto anche il romanzo successivo dell'autrice, "Fino alla fine", che leggerò senz'altro, sperando che la Flatland abbia preso di mira qualche altra nazione ^^

Turismo di immagini: l'arcipelago dove sorge Lillesand, la località dove la famiglia possiede la casa delle vacanze.


Reading Challenge 2024, traccia vagabonda agosto: Norvegia


giovedì 1 agosto 2024

Reading Challenge: le tracce di agosto

 

TRACCE MENSILI

Libere:
  • libri con la parola "libreria" nel titolo
    Mezzanotte alla libreria delle Grandi Idee, Matthew Sullivan (3 punti)
  • libri con robot o cyborg
  • libri con una finestra in copertina
    L'incubo di Hill House, Shirley Jackson (2 punti)

Traccia gioco di società: Jumanji, libri ambientati in altri mondi


Traccia vagabonda: 
  • Norvegia: Una famiglia moderna, Helga Flatland (3 punti)
  • Paesi Bassi: La bottega del cioccolato, Philibert Schogt (3 punti)

Traccia annuale Festival di Sanremo: da cinque a dieci libri abbinabili alle canzoni in gara dal 1951 a oggi (29 punti)
  • Madre d'ossa, Ilaria Tuti
  • L'orizzonte della notte, Gianrico Carofiglio
  • Giardino di primavera, Tomoka Shibasaki
  • Il gioco di Alice, Claudia Notarrigo
  • Il colore del vetro, Francesco Caringella
  • Gente, Alan Bennett
  • Il primo sole dell'estate, Daniela Raimondi
  • Monsieur Ladoucette e il club dei cuori solitari, Julia Stuart
  • Due sorelle, David Foenkinos
  • Sorella, mio unico amore, Joyce Carol Oates

Traccia stagionale crucipuzzle, estate:
  • David Copperfield, Charles Dickens (10 punti)
  • Come uccidere la tua famiglia, Bella Mackie (4 punti)
  • Uccidi i tuoi amici, John Niven (3 punti)
  • Verso Nord, Willy Vlautin (2 punti)
  • L'estate di Garlasco, Francesco Caringella (2 punti)
  • Il segreto della monaca di Monza, Marina Marazza (5 punti)

I miei punti di agosto: 66


lunedì 29 luglio 2024

"Due sorelle", David Foenkinos

 

"In un primo momento, Mathilde notò che Étienne aveva una strana espressione. E fu così che la storia ebbe inizio, in modo quasi banale. Non è quello che succede in tutte le tragedie?"

Parigi, giorni nostri. La tragedia per Mathilde è quella di venire lasciata da Étienne proprio quando si aspettava di ricevere la proposta di matrimonio. Aveva notato una certa tensione nel compagno, ma gli aveva creduto quando le aveva detto di essere stressato a causa del lavoro.
E invece Mathilde viene presto scaricata senza una motivazione precisa. Motivazione a cui riesce a dare un nome solo tre settimane dopo: Iris. Quella Iris che aveva lasciato Étienne per trasferirsi in Australia proprio poco prima che loro due si conoscessero. E adesso andrà a vivere con lei, obbligandola così anche a lasciare l'appartamento perché con il suo stipendio di insegnante non può permettersi di pagare l'intero l'affitto.
Sarà Agathe a ospitarla: ma cosa può venire fuori da una convivenza forzata fra due sorelle che sono legate solo dal vincolo di parentela?

Scritto nel 2019, è il quarto romanzo che leggo dell'autore e al momento è quello che mi è piaciuto di più.
Privo dell'ironia, a volte un po' forzata, che caratterizzava almeno due delle precedenti letture, "Due sorelle" racconta una storia dove il dramma nasce dalla fine della storia d'amore della protagonista spostandosi poi sul rapporto familiare.

Lo stile è fluido e veloce, le 240 pagine sono fasulle perché il libro è diviso in un'infinità di capitoli, molti formati da periodi brevissimi ("Il mattino arrivò senza soluzione di continuità con la notte. Persino il colore era quello di una seconda notte."). Ho letto la versione digitale, ma immagino che con questa struttura in quella cartacea abbondi lo spazio bianco - se, come penso, ogni capitolo inizia in una nuova pagina -  e questo spiega perché sono riuscita a finirlo in circa tre ore.

E' un libro intenso che trascina il lettore nel vortice di una testa malata, quella di Mathilde che non riesce ad accettare la separazione da Étienne.
"In meno di un minuto era riuscita a sapere dove trovare la donna che le aveva distrutto la vita. Si fermò a riflettere su quell’ultima frase: no, la responsabilità non era di quella ragazza, era Étienne che aveva deciso di lasciarla. Era lui che aveva distrutto tutto. Poi ci ripensò e tornò alla prima ipotesi: era stata Iris a rovinare tutto tornando in Francia. Mathilde non riusciva ad accettare che a volte le storie d’amore finiscono da sole. Non riusciva ad accettare di essere vittima della loro riconciliazione, anche se niente era stato fatto contro di lei e non c’era stata alcuna dichiarazione di guerra volta a scalzarla. Ai suoi occhi, il risultato era lo stesso. Si sentiva amputata di una parte della sua vita per colpa loro, e in un modo o nell’altro dovevano pagare. Non c’era alcun motivo perché fosse lei l’unica a soffrire.
Più passavano i giorni e più la rabbia aumentava. Non aveva mai provato un simile odio, le faceva quasi male al petto, era terribile. Aveva sempre detestato le storie di gelosia e violenza, e aveva sempre cercato di scacciare i pensieri negativi. Non riusciva a capire quale forza oscura la stesse assalendo, facendola sprofondare in un vortice di pensieri morbosi. Era assurdo, ma non c’era niente da fare."
Pensieri che fanno paura perché immagino che siano alla base di tante, troppe vicende reali di cui poi leggiamo l'epilogo nella cronaca nera. E Mathilde, ritrovandosi a vivere nel piccolo appartamento della sorella con il cognato e la nipotina, non riesce ad andare avanti, ma solo a trovare altre persone a cui attribuire la colpa della sua infelicità. Un libro davvero bello, con un finale sorprendente. "Il mistero di Henri Pick" "Mi è passato il mal di schiena" "Le nostre separazioni"

Reading Challenge 2024, traccia annuale Sanremo: abbino il libro a "Sorelle d'Italia" (1991)

sabato 27 luglio 2024

"David Copperfield", Charles Dickens

 

Blundeston, Suffolk (Inghilterra orientale), marzo 1820. La vita comincia in salita per il piccolo David: orfano di padre già alla nascita, viene privato della serenità e dell'amore che caratterizzano i suoi primi anni di vita quando la madre sposa in seconde nozze Edward Murdstone, uomo autoritario e intransigente, al pari della sorella Jane.
E' David, moltissimi anni dopo, a raccontarci la sua vita e quella delle persone che ha amato e odiato, in entrambi i casi sempre ricambiato.

Se la Reading Challenge non prevedesse anche un abbozzo di trama nelle recensioni, probabilmente avrei evitato di scrivere queste poche righe, perché tutti conoscono la storia di David Copperfield. 

Un librone (1022 pagine nell'edizione in mio possesso) che mi sono decisa a leggere solo perché non volevo avere questa lacuna prima di affrontare "Demon Copperhead" di Barbara Kingsolver.
Facendomi sempre intimorire dai tomi, ammetto di aver preso in considerazione anche l'idea di cercare in rete un bel riassunto esaustivo di Copperfield... Ma le scorciatoie hanno sempre fatto a pugni con il mio carattere (tranne quando mi permettono di risparmiare fatica fisica ^^), così ho aspettato la prima parte delle mie ferie estive e mi sono buttata (questo è stato un errore perché ormai, con il lavoro in edicola sempre più scarso, è proprio stando in negozio che riesco a leggere tanto).

Sono felice di averlo fatto, non solo perché adesso sono pronta per Copperhead (che però non ho intenzione di leggere nell'immediato), ma anche perché Copperfield mi è piaciuto più di tanti altri classici letti in passato.

L'inizio è stato coinvolgente e straziante come mi aspettavo: leggere di David bambino che piange avvolto nel suo trapuntino quando trascorre la sua prima notte nella stanzetta in cui è stato relegato dal patrigno mi ha messo sulle spalle quel carico di tristezza che di solito provo quando le vittime sono animali ed è solo uno dei tanti esempi delle traversie che Dickens fa sperimentare al suo piccolo protagonista.

Ma quando Copperfield arriva a Dover, con mia grande sorpresa, tutto cambia. Solo adesso che ho letto il libro posso includermi in quei "tutti" sopracitati: prima ero convita che la storia fosse costellata dall'inizio alla fine di dolori e drammi, soprusi e ingiustizie di vario genere, cosa che non è. Con questo non intendo sminuire l'orfano bambino né il giovane vedovo, ma - considerando la piega che avrebbe potuto prendere la sua vita se la zia Betsey gli avesse voltato le spalle quando era adolescente o anche solo se i Copperfield non fossero stati benestanti - David ha oggettivamente avuto un'esistenza senza dubbio migliore e più facile di tanti poveri (letteralmente) bambini dell'Ottocento.

Ho comunque molto apprezzato il modo in cui Dickens - di cui in precedenza avevo letto soltanto "Canto di Natale" - ha reso degni di stima personaggi appartenenti a categorie discriminate ancora oggi (un esempio su tutti: la prostituta Martha) senza mancare mai di evidenziare gli abusi e la mancanza di umanità di chi grazie al denaro e/o alla posizione si trova ad aver quel potere tanto pericoloso quando è in mano a chi è privo di empatia.

Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, estate: orfano nel testo

lunedì 8 luglio 2024

"Camera con balcone", Charles Exbrayat

 

Callander (orgoglio della contea di Perth), settembre 1963. Sono le otto e dieci del mattino quando Imogène McCarthery scende dal treno e, dopo tre anni, respira finalmente l'aria della sua amata terra. Arrivata a 53 anni e ormai prossima alla pensione, è lì che vuole tornare a vivere, ignorando che la maggior parte degli abitanti della cittadina non la considerano un'eroina per i fatti accaduti tre anni prima, ma una pericolosa minaccia alla tranquillità del posto e alla vita delle persone.
E, forse, non hanno tutti i torti visto che dopo appena sei ore dal suo arrivo Callander si ritrova già a fare i conti con il primo cadavere!

Scritto nel 1960, titolo originale "Imogène est de retour", è il secondo libro di una serie di sette che hanno come protagonista Imogène. A marzo avevo letto la prima puntata, "La signora in tweed", che avevo definito una letturina piacevole e divertente, mentre questa l'ho patita parecchio, trascinandomi le 204 pagine per ben nove giorni, finendo sempre per preferirgli l'altra lettura in corso prima di arrivare a ieri, quando mi sono imposta di terminarlo (avevo superato di poco la metà) per poterlo archiviare prima di partire (domani) per le meritate vacanze estive.

Non ci sono sostanziali differenze fra i due libri di Exbrayat: ad esempio lo stile è chiaramente lo stesso e quello continuo a considerarlo piacevole, ma anche le gag non sono cambiate - dettate dall'irruenza di Imogène, dai suoi continui battibecchi con il sergente McClostaugh, dai fraintendimenti reciproci - e la ripetizione continua diventa presto monotona.
Si salvano solo le esternazioni contro gli inglesi ^^

"Non avrebbe mai capito perché il buon Dio aveva ritenuto utile creare gli inglesi."

La storia gialla l'ho addirittura preferita a quella del primo libro: abbandonato il ruolo di spia, qui Imogène diventa la tipica detective dilettante di tanti libri e telefilm un po' datati, ma - a fronte di pochi sviluppi che riguardano la vicenda - ognuno dei dieci capitoli, tutti di una ventina di pagine, si dilungano nei ripetitivi siparietti sopra citati, mettendo a dura prova la voglia di proseguire la lettura.

Tanta fatica per arrivare, poi, a un finale frettoloso, liquidato con un resoconto fatto da un personaggio alla protagonista, cosa che ha sancito definitivamente la mia decisione di non procedere con gli altri libri della serie quando verranno tradotti.

Del resto se chi ha scritto la sinossi non ha neppure letto il libro ("Finché, sporgendosi dal balcone della sua stanza, non vede per caso la sagoma di un uomo senza vita": c'è scritto questo, ma le cose non vanno affatto così), non verrò certo presa dai rimorsi nel dire addio all'indomabile scozzese.

"Viva la Scozia! Abbasso gli oppressori inglesi!"

Reading Challenge 2024, traccia vagabonda luglio: Francia


giovedì 4 luglio 2024

"Mariani. Il caso cuorenero", Maria Masella

  

Genova, lunedì 26 dicembre di un anno non precisato. Mariani si attiva subito e, due giorni dopo aver saputo da Francesca che Cabel Oxa non è tornato da lei a prendere gli indumenti smessi che gli aveva promesso, riesce a localizzarlo nel reparto rianimazione di Asti, ricoverato dopo essere stato picchiato con una spranga di ferro.
Oxa - che tre mesi prima era rimasto indirettamente coinvolto in un caso dell'ispettore e che poi lui aveva aiutato trovandogli lavoro in un cantiere e, come extra, facendogli anche ritinteggiare l'appartamento della moglie - è una brava persona ed è per questo che Mariani va a trovarlo in Piemonte. L'uomo è in gravi condizioni e riesce a dire soltanto due parole: cuore nero. 
Mariani non ne capisce il senso, finché quattro settimane dopo nell'eterno cantiere di fronte a Brignole viene ritrovato il cadavere di un malavitoso e le due parole pronunciate da Cabel cominciano a martellare nella testa di Mariani: perché il morto aveva proprio un cuore nero tatuato sul polso.

Scritto nel 2006, il libro è la sesta puntata della serie con protagonista il commissario Antonio Mariani. Pur raccontando, come sempre, una storia autoconclusiva, porta avanti la trama orizzontale che riguarda soprattutto (ma non solo) la vita privata del protagonista.

Fra il romanzo precedente e questo la Masella ha creato un autentico ponte: "Giorni contati" si chiudeva il sabato sera, con Francesca sulla soglia della porta di casa del marito (i due sono momentaneamente separati: tutta la loro relazione è costellata da continui tira e molla) e questo riparte meno di quarantotto ore dopo.

Senza fare spoiler, posso tranquillamente dire che anche il finale del sesto volume lancia un ponte verso il successivo: non sono finali aperti perché - come dicevo - le vicende gialle si concludono in ogni libro, ma si tratta di prologhi anticipati che possono ricordare il "nella prossima puntata" tanto comuni quando le serie TV le chiamavamo telefilm. E se su schermo ho sempre detestato quegli spoiler, il ricorso della Masella a questo sistema mi piace, è furbo perché spinge a iniziare subito il libro successivo, cosa che farei se non avessi una Challenge da seguire con le sue tracce da rispettare ^^

Il giallo di questo caso è un po' più articolato rispetto ai precedenti e, seppur bastato su una casualità piuttosto improbabile, è comunque costruito in maniera coinvolgente e convincente.
Stona solo l'incredibile acume di Francesca: questa volta intuisce con sorprendente facilità (e avendo anche pochi elementi a disposizione)  la password di un portatile, dopo che l'ispettore esperto di informatica ci aveva lavorato inutilmente per giorni.

Francesca, insieme alla madre di Mariani, è l'unico personaggio femminile fisso della serie (ci sono anche le due figlie della coppia, ma sono due bambine piccole che fanno da tenero contorno) e non mi piace il ruolo che la Masella ha inventato per lei: ben vengano le donne indipendenti, tenaci, forti e sicure di sé, ma la tuttologia è irritante anche in Pico De Paperis!

Reading Challenge 2024, traccia vagabonda luglio: Italia


lunedì 1 luglio 2024

Reading Challenge: le tracce di luglio

 

TRACCE MENSILI

Libere:
  • libri di genere ibrido
  • libri in cui c'è un matrimonio
  • libri con l'epilogo

Traccia gioco di società: Hotel, 
libri in cui i personaggi soggiornano in un hotel


Traccia vagabonda: 
  • Italia: Mariani, il caso cuorenero, Maria Masella (2 punti)
  • Francia: Camera con balcone, Charles Exbrayat (2 punti)

I miei punti di luglio: 4