mercoledì 25 marzo 2026

"Yellowface", Rebecca F. Kuang

 

"Ogni autore detesta il proprio editore"

Washington, giorni nostri. Le strade di June Hayward e di Athena Liu, coetanee ventisettenni, si erano incrociate quando erano matricole a Yale e l'aspirazione comune di diventare scrittrici le aveva portate a frequentare gli stessi corsi. Dopo la laurea si erano trasferite a Washington e avevano pubblicato dei racconti sulle medesime riviste letterarie finché entrambe avevano visto andare in stampa il loro primo romanzo.
Due sogni si erano avverati? No.
Mentre il libro di Athena era stato pubblicato dalla Penguin Random House con un compenso a sei cifre, quello di June - dopo essere stato respinto da una cinquantina di agenti letterari - era stato accettato da una piccola casa editrice indipendente che però era fallita tre mesi prima dell'uscita del libro. E quando finalmente era riuscito a guadagnarsi il suo spazio nelle librerie aveva venduto pochissimo. Nel frattempo Athena aveva pubblicato altri due romanzi di successo.
E sono l'invidia e la gelosia a far sì che June - la sera in cui assiste impotente alla prematura morte dell'amica - decida di tornarsene a casa con la bozza di "The Last Front", il lavoro che Athena aveva appena finito di scrivere e di cui non aveva parlato a nessuno.

Un romanzo giovane: lo è l'autrice (nata a Canton nel 1996 e immigrata negli Stati Uniti a quattro anni), lo sono i personaggi (le uniche over sono le due madri, che hanno però poco spazio fra le pagine), lo sono (in parte) le tematiche (i social e la dipendenza da essi hanno un'importanza fondamentale) e lo sono i lettori a cui si rivolge.

Io giovane non lo sono da un pezzo, ma avevo aspettative così basse verso questo romanzo che alla fine probabilmente mi è piaciuto più di quanto sarebbe successo se proprio poco prima di affrontarlo non avessi sentito su IG una stroncatura impietosa nei confronti dell'autrice e del suo ultimo romanzo, "Katabasis", che non leggerò, come non leggerò gli altri suoi titoli (la trilogia Poppy War e "Babel") perché sono tutti dei fantasy.

"Yellowface", scritto nel 2023 e premiato al British Book Award l'anno successivo, rientra nella narrativa con un microscopico pizzico di suspense da thriller.

Bella la partenza, mentre nella parte centrale le dinamiche cominciano (e continuano) a ripetersi (avrebbe aiutato rimanere vicino alle trecento pagine anziché arrivare a sfiorare le quattrocento) rischiando di precipitare verso il finale a causa di un evitabilissimo scivolone che strizza l'occhio all'horror e concludendosi in un modo che ieri sera ho trovato deludente, ma che poi, dopo una notte di decantazione, ho rivalutato: era quello giusto per questa protagonista che non impara mai dai suoi errori.

June, che è la voce narrante, è un personaggio negativo, caratterizzata da un'immotivata sicurezza nelle sue capacità di scrittrice, cosa che man mano la rende astiosa, frustrata, paranoica e, infine, inconsapevolmente autodistruttiva.

Per titolo, copertina e origini dell'autrice mi sarei aspettata uno sviluppo più approfondito della questione razziale dei sinoamericani, invece - nonostante la vicenda si basi sull'appropriazione culturale di June (che firmerà il romanzo rubato con lo pseudonimo di Juniper Song) - la Kuong limita il discorso al mondo dell'editoria, verso cui si dimostra impietosa ("In questo settore i premi vengono assegnati in modo sciocco e arbitrario, e più che essere un segno di prestigio o di qualità letteraria dimostrano che hai vinto una gara di popolarità all’interno di un gruppo di votanti minuscolo e di parte").

Ciò che ho più apprezzato è il modo in cui ha usato il libro rubato per raccontare aspetti della storia cinese che gli Occidentali per lo più ignorano.

Ad esempio quello che accadde ai 
Chinese Labour Corps durante la Prima Guerra Mondiale: "I 140.000 operai cinesi che vennero reclutati dall’esercito britannico e spediti sul fronte alleato durante la Prima guerra mondiale, a cui diedero un contributo mai riconosciuto. Molti morirono sotto le bombe, a causa di incidenti o per malattia. Al loro arrivo in Francia furono perlopiù maltrattati, sottopagati, assegnati ad acquartieramenti sporchi e affollati, privati del diritto a un interprete e oggetto di attacchi da parte degli altri lavoratori. Molti non fecero mai ritorno a casa."

E, ancora, di come "gli operai siano stati dimenticati e ignorati. A quelli morti in battaglia non veniva data sepoltura accanto alle tombe dei soldati europei. Non avevano diritto a medaglie al valore militare perché in teoria non avrebbero dovuto neppure combattere. E comunque alla fine della Prima guerra mondiale il governo cinese era rimasto fregato dal Trattato di Versailles, che sanciva la cessione del territorio dello Shandong dalla Germania al Giappone."

Reading Challenge 2026, traccia annuale Ouija