venerdì 3 aprile 2026

"Piccoli sacrifici", Ann Rule

 

"Qualcuno ha sparato ai miei bambini"

Springfield (Oregon), 19 maggio 1983. E' questo che una giovane donna bionda urla mentre si trova accanto a un'auto rossa ferma nello spazio di fronte all'ingresso del pronto soccorso del McKenzie-Willamette Hospital di Springfield. Sono da poco passate le 22.30 e quello che i sanitari si troveranno davanti aprendo le portiere del mezzo sarà devastante. Una bambina giace a terra nello spazio davanti al sedile del passeggero, per lei non c'è più nulla da fare. Sul retro un'altra bambina con due fori di proiettile sul torace e un altro su una mano. E un bambino più piccolo a cui hanno sparato alla schiena da poca distanza. Entrambi agonizzanti.
La donna ha solo una lieve ferita sull'avambraccio sinistro.
E' Diane Dows, 28 anni, la madre dei tre bambini. Racconta che mentre rientravano a casa dopo aver fatto visita a un'amica ha visto un uomo in mezzo a una strada isolata. Si è fermata ed è scesa pensando che avesse bisogno di aiuto. Lui voleva le chiavi dell'auto, si era avvicinato e aveva sparato ai bambini.
Esattamente un anno dopo ha inizio il processo che finirà con un verdetto di colpevolezza all'unanimità e una condanna all'ergastolo, ma non per un uomo: a uccidere Cheryl, di 7 anni, e a rendere disabili Christie (8 anni) e Danny (3) è stata la loro madre che oggi si trova ancora in carcere dopo essersi vista respingere per quattro volte (l'ultima lo scorso anno) la richiesta per la libertà vigilata.

Quest'ultima notizia, insieme ad altre, l'ho trovata in rete perché il libro è stato scritto nel 1987 e, in questa edizione, ha un aggiornamento che riguarda l'anno successivo, fermandosi quindi al 1988.

Un tomo di 574 pagine che Anne Rule 
(1931 - 2015) ha impiegato tre anni per scrivere. Nel 2021 avevo letto il suo primo e più famoso romanzo, "Un estraneo al mio fianco" (il serial killer Ted Bundy), scritto nel 1980, ma questo mi è piaciuto molto di più.

Un true-crime vecchio stile estremamente minuzioso e dettagliato, molto descrittivo anche su cose poco rilevanti (ad esempio i capi indossati anche da figure di scarsa importanza), ma anche per questo completo.

Al prologo di quasi cento pagine, dove viene descritto il crimine e l'arrivo della donna all'ospedale con i figli, segue la prima parte, la più lunga (quasi trecento pagine) dove la Rule descrive le indagini e ricostruisce la vita della Dows con un'analisi approfondita della famiglia di origine: un padre tiranno, una madre sottomessa, cinque figli in sette anni. Diane era la primogenita e venne abusata dal padre quando aveva 12 anni (però tutta la famiglia andava in chiesa due volte alla settimana, ogni mercoledì e ogni domenica). Quindi il matrimonio di Diane a diciotto anni, le due bambine avute dal marito, il bambino figlio di un amante (uno dei tantissimi), un'altra figlia avuta come madre in affitto.

Si passa poi al processo (centocinquanta pagine che riportano anche intere trascrizioni dei verbali), alla conclusione (una decina) e infine all'aggiornamento sopracitato (quaranta pagine) sull'evasione della Dows dal carcere e la cattura avvenuta dieci giorni dopo.

Diane Dows era una donna con 125 di QI che sognava di diventare medico senza avere neppure raggiunto il diploma e che dopo quattro anni di carcere in un'intervista dichiarò che un giorno avrebbe voluto presentarsi per una carica pubblica perché "era più che ovvio che il Paese avesse bisogno di una guida forte".

Narcisista, egoista, sociopatica: alcune delle patologie riscontrate dagli psichiatri incaricati dal tribunale. Una madre che ha sparato ai propri figli perché l'uomo di cui era follemente innamorata da qualche mese le aveva detto che non voleva far loro da padre!

Una storia vera di cui quindi si conosce già il finale, ma il bello dei true-crime sono le ricostruzioni che Ann Rule è stata bravissima a fare.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia