
New Jersey, martedì 19 novembre 1991. Sono le 21 e Charlie Jordan sta aspettando Josh Baxter nel parcheggio del campus. Il ritardo del ragazzo contribuisce ad alimentare i tanti dubbi che ha su quel viaggio notturno. Andranno nell'Ohio, lei tornerà a Youngstown, da sua nonna, lui proseguirà per Akron, per assistere il padre colpito da un ictus. Non si conoscono, si sono trovati davanti alla bacheca del college proprio quando Charlie aveva appena affisso un annuncio in cui cercava un passaggio mentre Josh sperava di trovare qualcuno con cui dividere le spese del viaggio. Ma adesso, mentre aspetta nel parcheggio, si chiede quanto sia stata folle ad accettare di trascorrere sei ore in macchina con uno sconosciuto quando il killer del campus non è ancora stato arrestato e non c'è il minimo indizio su chi possa essere, si sa solo che ha ucciso tre ragazze e l'ultima, due mesi prima, era Maddy, la migliore amica di Charlie.
Scritto nel 2021, è il quarto romanzo che leggo dell'autore dopo "Final Girls. Le sopravvissute", "A casa prima di sera" e "Chiuditi dentro".
E per la quarta volta Sager non è riuscito a convincermi pienamente. La buona idea di partenza - una ragazza provata dal recente lutto e devastata dai sensi di colpa che già prima di salire in macchina inizia a rilevare atteggiamenti sospetti nel suo accompagnatore, lasciando il lettore a chiedersi se è solo paranoica o se davvero Josh non è chi dice di essere - viene rovinata dalla ripetitività dei pensieri della protagonista, dall'assurdità dei film mentali che (letteralmente) la isolano dalla realtà portando a svolte inverosimili, a colpi di scena esasperati e a un finale che riesce a essere sia originale sia deludente.
Ma sono i dialoghi a continuare a essere il peggior difetto dei libi di Sager, cantilenanti, noiosi, ripetitivi, senza trasporto. E questa volta ci si è messa anche la traduttrice a far sanguinare gli occhi con un atroce "Non vorrebbe che tu faccia"!
Scritto nel 2021, è il quarto romanzo che leggo dell'autore dopo "Final Girls. Le sopravvissute", "A casa prima di sera" e "Chiuditi dentro".
E per la quarta volta Sager non è riuscito a convincermi pienamente. La buona idea di partenza - una ragazza provata dal recente lutto e devastata dai sensi di colpa che già prima di salire in macchina inizia a rilevare atteggiamenti sospetti nel suo accompagnatore, lasciando il lettore a chiedersi se è solo paranoica o se davvero Josh non è chi dice di essere - viene rovinata dalla ripetitività dei pensieri della protagonista, dall'assurdità dei film mentali che (letteralmente) la isolano dalla realtà portando a svolte inverosimili, a colpi di scena esasperati e a un finale che riesce a essere sia originale sia deludente.
Ma sono i dialoghi a continuare a essere il peggior difetto dei libi di Sager, cantilenanti, noiosi, ripetitivi, senza trasporto. E questa volta ci si è messa anche la traduttrice a far sanguinare gli occhi con un atroce "Non vorrebbe che tu faccia"!
