mercoledì 20 marzo 2024

"Madre d'ossa", Ilaria Tuti


Lago di Cornino (provincia di Udine), fine ottobre 2019. E' l'una del mattino quando Rachis Evaldi, vent'anni ancora da compiere, posta un video su TikTok: gli bastano appena 58 secondi per dire addio al mondo e alla vita.
E' l'alba quando Massimo Marini arriva sul luogo indicato dal ragazzo nel video: si è tagliato le vene con un antico pugnale, non ha avuto paura di andare fino in fondo, come succede a tanti.
Ma la vera sorpresa per l'ispettore è vedere il morto fra le braccia del commissario Battaglia.
La presenza di Teresa è inspiegabile: è passato meno di un mese dalla chiusura del caso precedente, un caso che ha scavato profondamente nel passato della donna che da allora è in congedo straordinario, non può essere  stata chiamata per questo suicidio. E, soprattutto, come ha fatto ad arrivare sul lago, con l'Alzheimer che mina sempre più la sua lucidità?
Infatti non riconosce né Marini, né Parri, né Lona. E quando le tolgono il ragazzo dalle braccia e la mettono a sedere su una roccia, lei si mette a giocare con i sassi, facendo una spirale, come se fosse una bambina. Come se ormai fosse persa per sempre.

Pubblicato a giugno dello scorso anno, "Madre d'ossa" è la sesta puntata della serie che ha come protagonista Teresa Battaglia ed è il seguito di "Ninfa dormiente": incredibile che questo non sia stato scritto né in copertina né nella sinossi. Andava fatto. I libri sono stati scritti a quattro anni di distanza (2019 vs 2023), ma i fatti che raccontano avvengono nel 2019 (aprile vs ottobre e novembre). In mezzo ci sono altri due romanzi (ambientati nell'intervallo di tempo fra i due), ma "Ninfa dormiente" e "Madre d'ossa" sono molto più che semplici storie collegate: una parte di quello che succede nel primo è autoconclusiva, ma l'altra parte prosegue nel secondo. Non si tratta solo di qualche rimando. Leggere "Madre d'ossa" senza aver letto "Ninfa dormiente" significa non capire un buon 80% del libro e non si può dare per scontato che tutti conoscano l'opera omnia di Ilaria Tuti.

Non solo. I due libri andrebbero letti in rapida successione: sono solita farmi dei riassunti, più o meno corposi, dei thriller seriali, ma nonostante quei preziosissimi appunti essendo passati quasi cinque anni dalla lettura di "Ninfa dormienteho avuto qualche problema nel dare un senso a quello che leggevo in "Madre d'ossa" (appunti, tra l'altro, che avrebbero giovato anche all'autrice per non scordare che in "Ninfa dormiente" aveva anticipato che Marini sarebbe diventato padre di una bambina che avrebbe chiamato Aniza, bambina che nasce durante i fatti di "Madre d'ossa" con il nome di Zoe!).

E se "Ninfa dormiente" non mi era piaciuto, questo se possibile mi è piaciuto ancora meno ed ecco un altro motivo per cui andava evidenziato il collegamento: per evitare una seconda lettura spiacevole a quelli che - come me - pensavano di aver comprato un giallo e si sono trovati in mano una specie di fantasy incentrato sull'esoterismo.
La frase migliore del romanzo è quella in cui Marini definisce "stronzate" tutte queste pratiche, fra riti, sacrifici, sciamane e altro.

La cosa più bella, invece, è senz'altro il lago di Cornino, nella riserva naturale omonima che si trova in provincia di Udine, a Forgaria nel Friuli, il posto scelto da Rachis per suicidarsi, quindi la scena di apertura del romanzo.


Leggendo i libri della Tuti si ha spesso l'impressione di avere in mano una guida del Friuli Venezia Giulia, ma cercare i posti citati su Google immagini vale (quasi) sempre la pena (e poi apprezzo sempre molto il suo attaccamento al territorio).

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