
Irlanda, marzo 2019. Alice ed Eileen hanno 29 anni e da undici sono amiche, un'amicizia nata ai tempi dell'università, messa successivamente a dura prova dalla distanza e, soprattutto, dalle diverse strade intraprese, più per caso che per scelta. Eileen, che fra le due era la studentessa più promettente, vive a Dublino e fa la correttrice di bozze per una rivista letteraria che sopravvive grazie ai contributi statali e che, di conseguenza, paga poco. Di suo ha pubblicato soltanto un racconto. Alice, invece, è diventata ricca e famosa grazie alla pubblicazione di due romanzi. Ha vissuto a New York, ma dopo un esaurimento con tanto di ricovero in clinica, è tornata in Irlanda e abita nell'ex canonica di un villaggio affacciato sull'Atlantico.
Scritto nel 2021, ha personaggi trentenni (proprio l'età che aveva Sally Rooney all'epoca), quindi più vecchi di un decennio rispetto a quelli di "Parlarne tra amici" e di "Persone normali", ma senza quella maggiore maturità che sarebbe logico aspettarsi.
Un altro libro che si fa leggere - non tanto per la beltà della storia, ma per come è scritta - e che di nuovo mi ha fatto sentire tutto il peso del non essere una millennial, il grande ostacolo fra me e questa scrittrice che continuo a considerare sopravvalutata e molto aiutata dalla spinta dei social: brava/bravina sì, prodigio letterario no.
Adesso sono curiosa di leggere "Intermezzo" per vedere se con un invecchiamento della penna di altri tre anni e con (se ho ben capito) due protagonisti maschili ci sono stati cambiamenti: perché i suoi primi tre romanzi si somigliano troppo, con queste ragazze o giovani donne problematiche e piene di contraddizioni, che drammatizzano tutto ciò che capita loro. O che permettono che accada loro. Soprattutto nei rapporti di coppia, che sono il fulcro delle storie che la Rooney racconta, amori (e amicizie) che mi lasciano sempre perplessa perché sono piuttosto insignificanti e forse la sua bravura è proprio quella di riuscire a descrivere relazioni vuote vendendo milioni di copie.
Qui abbiamo Felix e Simon.
Alice e Felix si conoscono tramite Tinder e, dopo il primo impatto demotivante, scatta l'inspiegabile invito di lei a seguirla a Roma per la presentazione del suo libro. Una coppia mal assortita sotto vari aspetti che si contrappone a quella quasi scontata formata da Eileen e Simon, che si conoscono da sempre, che si amano, ma che non stanno insieme.
Eileen, che ho trovato più protagonista rispetto ad Alice, è una persona così cupa da far pensare a Leopardi come a un grande umorista.
Fa male leggere pensieri tanto lugubri sapendo che molte persone apprezzano la Rooney perché si ritrovano in ciò che scrive.
Lo sviluppo delle vicende porta dal marzo 2019 al dicembre 2020 (la pandemia fa da contorno all'ultima parte) e alcuni capitoli sono costituiti dalle e-mail che Alice e Eileen si scrivono, infarcite di riflessioni più o meno profonde su cosa non funziona nel mondo, quel mondo bello che cercano. Dialoghi improbabili in una corrispondenza fra due giovani amiche, ma che permettono all'autrice di esprimere considerazioni generiche su vari argomenti, che in gran parte ho anche condiviso, ma che spezzano fastidiosamente la fluidità della trama, un po' come le carrellate pubblicitarie nel bel mezzo di un film.
Scritto nel 2021, ha personaggi trentenni (proprio l'età che aveva Sally Rooney all'epoca), quindi più vecchi di un decennio rispetto a quelli di "Parlarne tra amici" e di "Persone normali", ma senza quella maggiore maturità che sarebbe logico aspettarsi.
Un altro libro che si fa leggere - non tanto per la beltà della storia, ma per come è scritta - e che di nuovo mi ha fatto sentire tutto il peso del non essere una millennial, il grande ostacolo fra me e questa scrittrice che continuo a considerare sopravvalutata e molto aiutata dalla spinta dei social: brava/bravina sì, prodigio letterario no.
Adesso sono curiosa di leggere "Intermezzo" per vedere se con un invecchiamento della penna di altri tre anni e con (se ho ben capito) due protagonisti maschili ci sono stati cambiamenti: perché i suoi primi tre romanzi si somigliano troppo, con queste ragazze o giovani donne problematiche e piene di contraddizioni, che drammatizzano tutto ciò che capita loro. O che permettono che accada loro. Soprattutto nei rapporti di coppia, che sono il fulcro delle storie che la Rooney racconta, amori (e amicizie) che mi lasciano sempre perplessa perché sono piuttosto insignificanti e forse la sua bravura è proprio quella di riuscire a descrivere relazioni vuote vendendo milioni di copie.
Qui abbiamo Felix e Simon.
Alice e Felix si conoscono tramite Tinder e, dopo il primo impatto demotivante, scatta l'inspiegabile invito di lei a seguirla a Roma per la presentazione del suo libro. Una coppia mal assortita sotto vari aspetti che si contrappone a quella quasi scontata formata da Eileen e Simon, che si conoscono da sempre, che si amano, ma che non stanno insieme.
Eileen, che ho trovato più protagonista rispetto ad Alice, è una persona così cupa da far pensare a Leopardi come a un grande umorista.
"Ogni volta che mi capita qualcosa di bello mi ritrovo a pensare: chissà quanto durerà prima di finire male. E desidero quasi che il peggio arrivi presto, meglio prima che dopo, e se possibile subito, così almeno smetto di stare in ansia."
Fa male leggere pensieri tanto lugubri sapendo che molte persone apprezzano la Rooney perché si ritrovano in ciò che scrive.
Lo sviluppo delle vicende porta dal marzo 2019 al dicembre 2020 (la pandemia fa da contorno all'ultima parte) e alcuni capitoli sono costituiti dalle e-mail che Alice e Eileen si scrivono, infarcite di riflessioni più o meno profonde su cosa non funziona nel mondo, quel mondo bello che cercano. Dialoghi improbabili in una corrispondenza fra due giovani amiche, ma che permettono all'autrice di esprimere considerazioni generiche su vari argomenti, che in gran parte ho anche condiviso, ma che spezzano fastidiosamente la fluidità della trama, un po' come le carrellate pubblicitarie nel bel mezzo di un film.
"La mia teoria è che gli esseri umani hanno perso l’istinto del bello nel 1976, quando la plastica è diventata il materiale più diffuso. Puoi effettivamente constatare il cambiamento in atto se guardi la fotografia di strada prima e dopo il 1976. So che abbiamo buone ragioni di diffidare della nostalgia estetica, ma resta il fatto che prima degli anni Settanta la gente portava vestiti durevoli di lana e cotone, conservava le bibite in bottiglie di vetro, avvolgeva i prodotti alimentari nella carta e arredava la casa con solidi mobili di legno. Oggi gli oggetti nel nostro orizzonte visivo sono perlopiù fatti di plastica, la sostanza più brutta sulla faccia della terra."
Reading Challenge 2026, traccia grimorio di gennaio: tazza nel testo
