domenica 23 gennaio 2022

"Una famiglia americana", Joyce Carol Oates



New Jersey (Stati Uniti), febbraio 1976. E' dall'estate del 1955 che i Mulvaney abitano alla High Point Farm, una tipica fattoria americana dal particolare color lavanda. Un padre, una madre, tre figli maschi, una femmina e poi cani, gatti, cavalli e il canarino Piumotto. Due genitori molto diversi tra loro, così come nessun figlio somiglia a un altro, ma un nucleo legato, allegro, sereno e ben integrato nella vita provinciale della contea.
Finchè nel febbraio del '76 tutto cambia: un membro della famiglia subisce qualcosa di devastante non solo per sé, ma per l'intera famiglia che non riesce nè a compattarsi nè a reagire nel modo giusto, e che - insieme all'intera comunità e al sistema giudiziario - intrisi di perbenismo, bigottismo e maschilismo, riescono a fare la cosa più spregevole (e che succede spesso ancora oggi): colpevolizzare la vittima.

Anche se siamo a gennaio e da qui a dicembre leggerò probabilmente un altro centinaio di libri, so già che questo finirà nella mia top ten.

Scritto nel 1996, tradotto in italiano solo nel 2010, titolo originale "We were the Mulvaneys", trovo sia un libro perfetto per i gruppi di lettura perchè se la sua trama è riassumibile in poche frasi, quello che racconta crea l'esigenza del confronto, il bisogno di esternare i propri pensieri sulle vicende e sui personaggi.

La storia, divisa in quattro parti, ha come voce narrante quella del figlio minore, Judd, nato l'11 luglio 1963, che a trent'anni ci racconta i fatti, non solo quelli cruciali del 1976, ma il prima e il dopo, episodi (pochi) vissuti in prima persona e molti ricordi di altri.

Una narrazione completa e potente, che a tratti mi ha ricordato quella di Roth ne "La macchia umana". La Oates riesce a trasmettere le sensazioni provate dai suoi personaggi portando chi legge a far capire le reazioni, anche se profondamente diverse da quelle che personalmente avrei voluto per loro.

Un libro che mi ha trasmesso un profondo senso di ingiustizia. E di rabbia, nei confronti dei genitori e della famiglia in generale, per il modo in cui si isolano (e soprattutto isolano), prendendo le distanze da chi "quella cosa" l'ha subita, incapaci di affrontarla insieme, non riuscendo a superarla condannandosi al disfacimento.

Ho impiegato più di tre settimane a leggerlo, sia perchè è un bel tomo da 502 pagine, sia perchè è uno di quei libri che mi danno conforto e che quindi non voglio bruciare, come la saga dei Cazalet, in gran parte per lo stile di scrittura appagante e rilassante al di là dei temi trattati, ma anche perchè mi piace sempre di più entrare a far parte, anche se solo da lettrice, di queste grandi famiglie. La mia - che numericamente è sempre stata povera - è ormai ridotta all'osso, solo un marito e una sorella. Invecchiando il passato aumenta e mi ritrovo a pensarci con una frequenza che dieci, venti o trent'anni fa non c'era.

Faccio un appunto a Il Saggiatore: non che le copertine americane siano più belle, anzi, ma perchè scegliere di mettere il disegno di villette a schiera che non hanno nessun rimando alla storia anzichè chiedere a un illustratore di immaginare una fattoria color lavanda con la base in pietra?

Viceversa ho amato il modo in cui l'autrice fa diventare piccoli protagonisti anche gli animali. Alcuni finiscono immancabilmente mangiati (con personaggi umani in una storia è impossibile che un libro sia vegano, lo sto cercando da anni...), ma ce ne sono tantissimi molto amati e hanno nomi adorabili, dal cavallo Trifoglio al canarino Piumotto e in mezzo i cani Stivaletti, Tremulo, Seta con i gatti Lentiggini, Maschiaccio e Ciambella. Ma soprattutto Focaccina! Non so quando si aggiungerà un nuovo membro alla mia tribù, ma chiunque sarà ha già il suo nome, il massimo per un gattino o per una gattina genovese ^^

Il libro regala tante meravigliose dichiarazioni di amore per gli animali e fra le tante ho scelto di ricordare questa:

"Adoravo quelle creature selvatiche. Non avrei mai potuto cacciarle. Non avevano nomi, a differenza degli animali di High Point Farm. Non potevi chiamarle, o identificarle. Di giorno, non appena le intravedevi, svanivano. Come per rifiutare l'autorità dei tuoi occhi. Avevano il potere di apparire e scomparire. E così doveva essere: non come nel libro della Genesi, dove Adamo dà nome alle creature di terra, mare e cielo, e Dio gli concede il dominio su di loro. Niente affatto.
Il mese successivo si sarebbe aperta la stagione della caccia ai cervi nella valle di Chautauqua e dall'alba al tramonto avremmo sentito i maledetti fucili esplodere colpi tra boschi e campi, visto i furgoni dei cacciatori parcheggiati a lato della strada e spesso sulla nostra proprietà. Ogni anno (grazie a una legge della contea a favore dei "diritti dei cacciatori") papà doveva disseminare sulla nostra proprietà nuovi cartelli a lettere arancio con DIVIETO DI CACCIA DIVIETO DI PESCA se volevamo tenere lontani i cacciatori, ma i cartelli, disposti ogni cinquanta metri, facevano poca differenza: i cacciatori facevano quello che volevano, quello per cui sarebbero rimasti impuniti. Per l'intero inverno non avevamo praticamente visto una sola cerva nei pressi di casa, e di rado qualche maschio. I maschi dei cervi venivano uccisi per farne teste impagliate con i palchi di corna da appendere alla parete come trofei. Orribili occhi di vetro nelle orbite che un tempo contenevano occhi vivi. Mamma piangeva di rabbia nel vedere i corpi dei cervi attaccati ai parafanghi dei veicoli dei cacciatori, carne ormai morta, e a volte si metteva a parlare con loro, coraggiosamente, forse avventatamente. Diceva che uccidere per puro divertimento è da delinquenti."

Reading Challenge 2022, traccia di gennaio: un libro incentrato su una famiglia

 

venerdì 21 gennaio 2022

"Un ultimo pezzo di cuore", Mary Higgins Clark e Alafair Burke



Long Island (Stato di New York), giorni nostri. Sono passati tre mesi da quando Alex Buckley è stato nominato Giudice Federale e il lungo fine settimana di luglio appena iniziato sarà uno dei più importanti della sua vita: compirà 40 anni, ma soprattutto sposerà la donna che ama.
Lui e Laurie hanno scelto di avere accanto soltanto i familiari stretti e per l'occasione li hanno invitati negli Hamptons: la famosa produttrice televisiva di "Under Suspicion" avrà al suo fianco il figlio Timmy e il padre Leo, mentre per Alex li raggiungerà da Washington il fratello Andrew con la moglie e i loro tre figli.
Ma sulle spiagge bianche è arrivata anche un'altra persona senza essere stata invitata e tutti loro se ne renderanno conto quando non riusciranno più a trovare Johnny, uno dei nipoti di Alex.

Un altro romanzo postumo di Mary Higgins Clark, il settimo con protagonista Laurie Moran e il sesto firmato anche da Alafair Burke per la serie "Under Suspicion". La storia gialla di ogni romanzo è autoconclusiva, mentre la trama orizzontale che riguarda la vita personale della protagonista si evolve.

Ad agosto avevo letto "Perchè mi appartieni" dove la frase finale mi aveva fatto pensare che fosse l'ultimo del filone, ma sbagliavo e ne sono contenta perchè - come dico sempre - mi piacciono molto i cold case e, altra cosa che ripeto, quando finiranno di trovare nel cassetto romanzi postumi della Higgins Clark spero che la Burke si "impossessi" della serie e la prosegua firmandoli da sola.

In questo per la prima volta i ringraziamenti finali sono scritti al plurale: era ora. Nei precedenti la sua partecipazione era limitata al nome scritto (in piccolo) in copertina e anche "Un ultimo pezzo di cuore", come tutti gli altri, non sembra affatto un libro scritto a quattro mani.

Stile, trama, ambientazione, personaggi, dialoghi, ogni cosa rispecchia totalmente quello che ha sempre reso i romanzi di Mary Higgins Clark tutti molto simili fra loro, ma di conseguenza anche riconoscibili e ogni volta mi chiedo quale contributo abbia dato la Burke.

Mettendola quindi da parte, dico che al 53° libro della vera autrice mi risulta impossibile trovare qualche osservazione originale da fare, l'unica questa volta riguarda la riflessione sul rischio che si corre nel rendere pubblici attraverso i social dettagli privati, ma oltre a questo il mio parere è sempre lo stesso: i suoi romanzi riescono a prendermi dalla prima frase e se anche gli indizi che semina sono facilmente individuabili, il ritmo che riesce a dare alla storia è incalzante e avvincente. Sono libri che mi chiamano a gran voce "dal comodino", sarebbe un sogno se fosse sempre così (cosa che invece non è) ed è per questo che non mi ha mai stancato e pazienza se i suoi finali sono sempre favorevoli ai protagonisti (come del resto in quasi tutti i gialli, thriller e noir) e se le ultimissime pagine sono sempre degne del più lezioso fra i  romanzetti rosa (figuriamoci in questo ^^).

Reading Challenge 2022, traccia di gennaio: un libro pubblicato in Italia nel 2021

 

domenica 16 gennaio 2022

"Una madre non sbaglia", Samantha M. Bailey



Chicago (Illinois), agosto 2017. Morgan Kincaid, 43 anni, è una brava persona, ma da un anno e mezzo non lo pensa più nessuno. Il marito Ryan si è suicidato dopo aver truffato tutti, gli amici, i colleghi, i conoscenti e perfino i parenti. La polizia non ha trovato le prove della complicità di Morgan, ma il sospetto è rimasto facendo di lei una donna sola.
Alle 17.30 del 7 agosto è sul binario della stazione della metropolitana ad aspettare il treno che la porterà a casa dopo il lavoro quando una donna trasandata e dallo sguardo sconvolto le si avvicina, la afferra e - chiamandola per nome - le mette di prepotenza un neonato in braccio dicendole: "Per favore, prendi la mia bambina, amala".
Un attimo dopo arriva il treno e la donna si getta fra i binari. In seguito nessuno dei presenti è in grado di testimoniare se le cose siano andate come dice Morgan oppure se sia stata lei a prendere la bambina e a spingere la madre uccidendola.
Ed è così che l'incubo ricomincia, ma questa volta Morgan è decisa a fare di tutto per dimostrare la sua innocenza.

Opera prima, e per ora unica, dell'autrice canadese Samantha M. Bailey. Scritto nel 2019 è un thriller psicologico con pregi e difetti, che si distingue per l'originalità della sua struttura e che sembra molto più lungo delle sue reali 252 pagine per tutti gli eventi che si verificano.

Il titolo originale ("Woman on the edge", donna al limite) è molto più azzeccato rispetto a quello scelto da Garzanti. E' una storia quasi completamente al femminile che ha come assolute protagoniste Morgan e Nicole. I capitoli dove Morgan racconta il suo presente in prima persona si alternano a quelli dedicati a Nicole dove, in terza persona, ci viene descritto quello che per lei è il presente, ma che per noi che leggiamo è il passato perchè fin dall'inizio sappiamo cosa le succederà quel 7 agosto. La sua morte è il punto di giuntura per tutto e solo alla fine si saprà cos'è realmente accaduto e tutti i tasselli, grandi e piccoli, andranno al loro posto.

In realtà ben prima di essere arrivata alla metà ho detto a mio marito quello che per me era il nome del o della colpevole e avevo ragione, ma l'intuizione non mi ha tolto il piacere della lettura proprio grazie all'intrigo dato dal modo alternato in cui la Bailey ha raccontato la storia.
Lo stile di scrittura non brilla - i dialoghi sono spesso di una banalità sconcertante ("Non puoi salvare qualcuno che non vuol essere salvato", "Credo ci sia lo zampino di xxx", ecc...), al pari dei ragionamenti dei personaggi a cui si vorrebbe spesso poter dire: "Ma sei scema/o??" - e certi particolari che li riguardano sono inverosimili - ad esempio la posizione lavorativa raggiunta da Nicole che a 22 anni crea dal nulla, senza mezzi nè titoli particolari, una società arrivando a farla quotare in Borsa sette anni dopo - ma quell'alternanza fra il presente e il "prima" è davvero coinvolgente, l'autrice riesce a chiudere quasi ogni capitolo con un piccolo acme facendo quasi venire voglia di saltare il successivo capitolo dedicato all'altra protagonista per sapere subito cosa succede a quella di cui abbiamo appena letto gli sviluppi.

La Bailey inserisce tanti (troppi) temi importanti (lutti pesanti, depressione post parto, solitudine, squilibri di vario genere) finendo con il non approfondirne nessuno, ma questo è un thriller ed è riuscita a dare molta più suspense di tante firme affermate, aggiungendo un certo carico di tristezza quando il passato di Nicole si avvicina al 7 agosto, sapendo che sarà il suo ultimo giorno di vita.

Reading Challenge 2022, traccia di gennaio: un libro con un legame di parentela nel titolo

 

mercoledì 12 gennaio 2022

"Il mio gatto mi mangerà gli occhi?", Caitlin Doughty



Caitlin Doughty ha fatto quello che chiunque lavori a contatto con il pubblico (giornalai compresi) dovrebbe e vorrebbe fare: raccogliere in un libro tutte quelle stramberie che si è costretti a sentire, vedere e subire nell'arco della giornata. Perchè, se voi pensate di essere (e sicuramente lo sarete) clienti e/o utenti sensati, una buona parte fa o chiede cose talmente strane da farci venire il dubbio di essere su candid camera!

E siccome la Doughty fa la necrofora, le domande che si sente fare riguardano la morte.

A febbraio dello scorso anno avevo letto "Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio", lettura più seria di quanto la sinossi facesse credere, mentre questa volta è successo il contrario e se avessi letto lì la frase con cui iniziano i ringraziamenti finali ("Questo libro non sarebbe mai esistito senza centinaia di domande di angioletti morbosi") non so se lo avrei comprato.

La fama che l'autrice ha negli Stati Uniti la porta a presenziare a conferenze in giro per il Paese e anche nelle scuole ed è qui che si è sentita rivolgere le domande a cui risponde. Alcune sono proprio... da bambini ("Se muoio facendo una boccaccia mi resterà per sempre?"), ma nelle risposte la Doughty fornisce sempre informazioni interessanti, il problema è che lo fa rivolgendosi a un pubblico di piccoli lettori trasformando il suo umorismo macabro (che avevo tanto apprezzato nell'altro testo) in uno stile caricaturale che mi ha rovinato il piacere della lettura.

Pur usando una forma infantile, riesce a dare risposte esaustive.
La descrizione di cosa avviene a un corpo in caso di morte nello spazio, quindi a causa dell'assenza di pressione atmosferica, fa pensare che le donne accusate di stregoneria e arse vive su una pira siano state fortunate!
Racconta la triste fine di Stuckie, il cane morto in Georgia incastrandosi in un albero cavo mentre inseguiva uno scoiattolo (e di come si è conservato il suo corpo) e la fine orribile degli animali dello zoo nella striscia di Gaza abbandonati per via della guerra e poi ritrovati mummificati.
Spiega la legge sul vilipendio dei cadaveri che, tra l'altro, impedisce agli impresari di pompe funebri di amputare gli arti ai morti per farli entrare più agevolmente nelle bare o ai congiunti di pretendere qualche osso del defunto per fane un monile.
Racconta cosa erano i Leichenhaus nella Germania di fine Settecento e descrive cosa facevano gli antichi egizi per mummificare i cadaveri e cosa va fatto oggi per ottenere la plastinazione di un corpo.
Spiega come avviene il rigor mortis, cosa sono la putrescina e la cadaverina, come musei e laboratori forensi usino i dermestidi per scarnificare un cadavere.
Ci dice che tutti i cadaveri umani in stato di decomposizione hanno lo stesso odore e che è uguale solo a quello dei maiali.

Peccato davvero per il modo in cui è stato scritto, sdrammatizzante all'eccesso. Non ho capito la scelta di rivolgersi ai bambini, dubito che leggeranno mai questo libro. Per contro chi sceglie di approfondire un tema del genere sa cosa aspettarsi e non ha bisogno di un'allegria forzata.

PS: la risposta alla domanda del titolo è: no, ma finirà per farlo se dovrà scegliere fra quello e il morire di fame.
Un'eventualità che vi disgusta? Attenti, perchè - se la risposta è sì e siete onnivori - siete peggio del gatto: voi gli animali morti li magiate (a volte anche gli occhi) e non per mancanza di alternative!

Reading Challenge 2022, traccia di gennaio: un libro illustrato

 

martedì 11 gennaio 2022

"La settimana bianca", Emmanuel Carrère



Francia, febbraio di un anno non precisato. La settimana bianca per Nicolas non inizia nel migliore dei modi: dieci giorni prima alcuni bambini sono morti nella collisione fra uno scuolabus e un camion e per questo motivo suo padre, autoritario quanto apprensivo, non lo lascia partire in pullman con i suoi compagni, ma preferisce accompagnarlo in macchina il giorno dopo. Il ritardo di 24 ore aumenta le già notevoli difficoltà di inserimento del bambino e l'aver dimenticato nella macchina del padre lo zaino con tutte le sue cose accresce ulteriormente il suo disagio.
E con il suo anche il nostro. O almeno dovrebbe essere così...

E invece no: era quello che mi aspettavo, ma non è successo.

Di quanto Carrére sia bravo a scrivere me ne ero già resa conto leggendo su "Robinson" i suoi articoli sul processo alla strage del Teatro Bataclan.
Questo è il primo dei suoi romanzi che leggo, il quarto di narrativa che ha scritto (nel 1995) e contemporaneamente l'ultimo di pura fiction.

Avevo aspettative stellari che però sono state parzialmente deluse. Lo stile narrativo, che in generale preferisco al taglio giornalistico, ha confermato ciò che già sapevo della sua penna, ma è stato proprio Carrère a causare il mio malcontento verso la storia che racconta con la sua affermazione riportata nella sinossi:

"Ero solo, in una casetta in Bretagna, davanti al computer, e a mano a mano che procedevo nella storia ero sempre più terrorizzato"

Letto questo, pur sapendo che "La settimana bianca" viene classificato come noir, mi ero sentita legittimata a credere di avere in mano un horror, o comunque una lettura inquietante, convinzione rafforzata da uno stile che mi ricordava tantissimo quello de "La lotteria" di Shirley Jackson.

Facendo attenzione a non chiedermi cosa ci fosse di sbagliato in me per non trovare angosciante la fantasia macabra del piccolo protagonista, sono andata avanti speditamente pregustandomi un finale scioccante come quello della Jackson, ma non l'ho trovato, riscontrando invece una certa (per me insopportabile) ambiguità.

Reading Challenge 2022, traccia di gennaio: un libro che hai comprato l'anno scorso

 

sabato 8 gennaio 2022

"Il cappello di Mitterand", Antoine Laurain



Parigi, novembre 1986. François Mitterand è al quinto anno del suo primo settennato quando una sera cena in una brasserie con altri due politici e andando via dimentica il suo celebre Borsalino di feltro nero.
Se ne accorge Daniel Mercier (che si stava gustando una cena solitaria quando il Presidente della Repubblica, andandosi a sedere proprio al tavolo di fianco al suo, ha monopolizzato ogni suo pensiero e sguardo)  e d'istinto se ne impossessa.
Indossare quel cappello lo fa sentire più importante (oltre che più alto), gli dà una sicurezza che non pensava di avere e ne ha la prova quando durante una riunione di lavoro prende la parola oscurando il suo diretto superiore davanti al grande capo. Quel cappello è magico, non ha dubbi, cambierà la sua vita, lo ha già fatto!
Ma nonostante la grande importanza che gli attribuisce finisce per dimenticarlo sul treno: il cappello riuscirà a portare fortuna anche a chi lo troverà e a tutti gli altri che lo indosseranno?

Antoine Laurain non è il più famoso degli scrittori francesi, nè il più prolifico. Classe 1972, ad oggi ha pubblicato soltanto nove romanzi, dei quali solo sei tradotti in italiano, l'ultimo nel 2016, cosa che mi fa temere che i nostri editori abbiano deciso di abbandornare un altro autore che mi piace.

Di lui avevo adorato "La donna dal taccuino rosso", il libro che mi sono trovata più spesso a consigliare perchè è veloce e distensivo, capace di conquistare anche chi non è un lettore costante: ha fatto uscire dal blocco del lettore due persone che conosco e non è cosa da poco.
Mi era piaciuto molto anche "Rapsodia francese", un bel tuffo negli anni '80, un decennio che gli deve essere molto caro perchè è il periodo in cui sviluppa anche la storia de "Il cappello di Mitterand" (e qui aveva poca scelta...).

Un romanzo che ha in comune con gli altri due anche la brevità (167 pagine), ma non la stessa completa leggerezza: in questo a tratti viene a mancare nella seconda parte, ma è possibile che sia un mio limite aver trovato pesanti quei capitoli in cui si parla (anche) di arte contemporanea.

Personalmente non mi sognerei mai di mettere in testa un cappello smarrito da un'altra persona, neanche se sapessi di chi si tratta (vedi il Capo di Stato), ma i personaggi di Laurain non si fanno tanti problemi e ne viene fuori una storia indubbiamente originale e fantasiosa.

Un bell'omaggio all'ex Presidente e una garbata presa in giro alla destra francese e alla medio e alta borghesia, ma una storia godibile soprattutto da chi conosce molto bene la Francia di quegli anni e può così apprezzare a pieno i tanti riferimenti. Io sono riuscita a cogliere giusto quelli politici, mentre con gli artisti di vario genere, profumieri e pubblicitari mi sono decisamente persa, ricordandomi solo del pollice di César Baldaccini e di "Rock me Amadeus" di Falco (che per altro non era francese).

Reading Challenge 2022, traccia di gennaio: un libro con un cappello in copertina

lunedì 3 gennaio 2022

"La disciplina di Penelope", Gianrico Carofiglio



Milano, 10 novembre 2017. Sono passati un anno, un mese e tre giorni da quando il cadavere di Giuliana Baldi è stato rinvenuto in un campo incolto a Rozzano. Uccisa con un colpo alla testa sparato a bruciapelo, il suo è un caso irrisolto. La polizia aveva sospettato del marito, arrivando poi in fretta all'archiviazione per mancanza di prove a suo carico e di altre piste da seguire.
Adesso l'uomo, Mario Rossi, è seduto in un bar. Di fronte a lui Penelope Spada, l'ex pubblico ministero a cui Zanardi, cronista di nera del Corsera, gli ha consigliato di rivolgersi. Perchè a Rossi non basta essere stato prosciolto dalle accuse, non quando negli atti il giudice ha scritto che ci sono inquietanti sospetti a suo carico, parole che un domani sua figlia potrebbe leggere per capire cos'è successo alla sua mamma quando lei era bambina e quindi sospettare di lui.

Almeno due delle tracce di gennaio della Challenge mi permettevano una scelta amplissima e fra i tanti libri adatti ho puntato su questo perchè volevo essere sicura di partire col botto. E invece no, la lettura è stata una mezza delusione. Soltanto mezza perchè il libro tutto sommato è piacevole, veloce sia perchè non raggiunge le duecento pagine (192) sia per lo stile snello. Non mi stupisce che sia stato apprezzato da tanti, ma chi conosce l'autore avrà constatato come non si avvicini nemmeno ai soliti livelli.

Il confronto con gli altri suoi due personaggi seriali è inevitabile. Ho ben pochi dubbi che questo sia solo il primo di una nuova serie con Penelope Spada come protagonista.

Personaggio davvero poco originale, un mix fra il tipo di donna alla Kim Stone di Angela Marsons di cui giallisti e autori di thriller abusano - risoluta, dura e senza paura fuori, ma fragile e irrisolta dentro e con un passato difficile (quello della Spada non viene rivelato, uno dei motivi che mi fanno dare per certo un seguito) - e lo stereotipato protagonista di un noir, un investigatore depresso, tetro e disfattista, con seri problemi di alcool e fruitore di sesso occasionale di cui è meglio non conservare memoria.

Un recensore stipendiato da non ricordo quale quotidiano aveva evidenziato la bravura di Carofiglio nel dare voce alla sua prima protagonista donna, complimenti che non condivido, ho trovato Penelope Spada maschile in tutto e per tutto, negli atteggiamenti, nei ragionamenti, nel modo di vivere; in ogni pagina è palese che la mente che c'è dietro è quella di un uomo, che è quella di Carofiglio, e lui di femminile non ha proprio nulla. Che la scelta sia stata sua o dell'editore non lo so, ma so che un Tizio Spada sarebbe stato più credibile.
Siamo comunque ben lontani dalla grandiosità di Guido Guerrieri e di Pietro Fenoglio, chiaramente sopra mi riferivo a loro.

Anche la storia gialla non brilla di estro. Un'indagine procedurale svolta con i limiti di chi è ormai fuori dal sistema e che quindi può basarsi quasi esclusivamente su intuito e appostamenti, con un bel po' di fortuna.

Senza le acute osservazioni dell'avvocato Guerrieri e del maresciallo Fenoglio - che, grazie ai rispettivi ruoli, hanno sempre permesso a Carofiglio di raccontare la realtà delle aule giudiziarie italiane, dei penitenziari, degli intrighi sia criminali che politici - questo romanzo viene fuori privo dello spessore che amo dell'autore: ecco spiegata la mia delusione.

Reading Challenge 2022, traccia bonus di gennaio: libri ambientati in Italia

 

domenica 2 gennaio 2022

Riassunto letture 2021


Totale: 107

   
Audiolibri: 54
Ebook: 38

Cartacei: 15

Comprati da me durante l'anno: 66
Comprati da me, ma che già avevo: 39
Ricevuti in regalo: 2


Generi

Romanzi: 86
Saggi: 9
Storie personali: 8
Racconti: 3
Raccolte di racconti: 1

Sottogeneri

Narrativa contemporanea: 40
Thriller: 20
Rosa crime: 9
Classici: 4
Società e politica: 4
Storia: 4
Autobiografie: 3
Gialli: 3
Romanzi rosa: 3
Chick lit: 2
Fantasy: 2
Noir: 2
Romanzi storici: 2
Ambiente: 1
Biografie: 1
Classici per ragazzi: 1
Erotici: 1
Horror: 1
Romanzi epistolari: 1
Sociologia: 1
Sport: 1
True Crime: 1


Editori

Feltrinelli: 12
Mondadori: 12
Tea: 11
Einaudi: 7
Piemme: 7
Garzanti: 5
Guanda: 5
Sperling & Kupfer: 4
Bur: 3
Corbaccio: 3
La nave di Teseo: 3
Longanesi: 3
Rizzoli: 3
Adelphi: 2
E/O: 2
Fazi: 2
Laterza: 2
Leone: 2
Nord: 2
66thand2nd: 1
Carbonio: 1
Clichy: 1
Fanucci: 1
Giunti: 1
Gribaudo: 1
Hope: 1
Il Mulino: 1
Il Punto: 1
Il Saggiatore: 1
Iperborea: 1
Jaka Book: 1
Marsilio: 1
Mursia: 1
Newton & Compton: 1
Sur: 1
Tabula Fati: 1

Scritti da donne: 59

Scritti da uomini: 48

Nazione

Italia: 31
Stati Uniti: 20
Inghilterra: 16

Cile: 6

Francia: 5
Giappone: 5
Germania: 5

Australia: 2
Canada: 2
Svezia: 2
Austria: 1

Belgio: 1
Irlanda:
1
Islanda: 1
Messico: 1

Nigeria: 1

Norvegia: 1
Scozia: 1
Svizzera: 1

Ungheria: 1

Numero delle pagine: 31.241

Media di pagine al giorno: 85.59

Le tre copertine più belle:


I libri più amati:




sabato 1 gennaio 2022

Reading Challenge: le tracce di gennaio


Primo gruppo (un solo libro per traccia):

  • Un libro illustrato:
    "Il mio gatto mi mangerà gli occhi? E altre grandi domande sulla morte", Caitlin Doughty (2 punti)
  • Un libro che hai comprato l'anno scorso:
    "La settimana bianca", Emmanuel Carrère (1 punto)
  • Un libro pubblicato in Italia nel 2021:
    "Un ultimo pezzo di cuore", Nary Higgins Clark e Alafair Burke (3 punti)

  • Un libro con un cappello in copertina:
    "Il cappello di Mitterand", Antoine Laurain (1 punto)
  • Un libro con un legame di parentela nel titolo:
    "Una madre non sbaglia", Samantha M. Bailey (2 punti)

Secondo gruppo (un solo libro per traccia, solo se si sono letti i cinque libri delle tracce del primo gruppo):

  • Un libro di un autore morto nel 2021
    "Il diavolo nel cassetto", Paolo Maurensig (2 punti)
  • Un classico
    "La badessa di Castro", Stendhal (2 punti)
  • Un libro con delle chiavi in copertina
    "Hotel World", Ali Smith (3 punti)
  • Un libro di un autore di cui hai già letto altri libri
    "Il senso di una fine", Julian Barnes (2 punti)
  • Un libro incentrato su una famiglia
    "Una famiglia americana", Joyce Carol Oates (6 punti)


Traccia bonus (uno o più libri): 
libri ambientati in Italia
  • "La disciplina di Penelope", Gianrico Carofiglio (2 punti)

I miei punti = 26


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Casata: L'ordine della fenice

 

giovedì 30 dicembre 2021

"Lo strano caso di Maria Scartoccio. Ovvero, un brutto fatto di cronaca a Sestri Ponente", Renzo Bistolfi



Sestri Ponente (Genova), novembre 1956. Su un cavedio formato da tre palazzi all'incrocio fra via D'Andrade e via Garibaldi (l'odierna via Sestri) si affacciano le cucine dei vari appartamenti. Al primo piano ci sono la Landa, vedova Scatizzi - con quella schiena dritta del figlio Ermete - e la Brigida, vedova Durante, con la sua dentiera troppo grande che la atteggia in un sorriso perenne così atipico per una genovese; al secondo piano due zitelle, la Delaidìn - che ha sconfitto la sua invalidità imparando a muoversi per casa usando le braccia - e la Scartoccio - che ha sempre una cattiva parola per tutti; e al terzo ci sono la Rosa - vedova Calcagno, che con la figlia Pinuccia ha messo su un laboratorio di sartoria in casa - e la Filomena Della Casa, detta Nenna e anche Tre Culi, che un marito non lo ha mai avuto, ma di figli sì, almeno cinque.
Nel cortile in fondo al cavedio ci sono i tavolini dell'osteria di Pietro - detto Piero - e in faccia al palazzo di via D'Andrade c'è la friggitoria di Battista, il farinotto, che fa la farinata più buona di tutta Sestri.
Ed è lui la mattina del 6 novembre a chiamare carabinieri e Croce Verde perchè sta succedendo qualcosa di strano in casa della Scartoccio: dai due finestroni esce del vapore e viene giù acqua calda!
Non che sia preoccupato per quell'arpia, la padrona di tutti i muri che il 5 del mese passa da ogni "scito" e da ogni bottega a riscuotere la pigione, offendendo e minacciando tutti, ma dove non arriva la preoccupazione ci pensano la curiosità e la speranza: vuoi vedere che se la sono tolta dai piedi?

Renzo Bistolfi (che ambienta le sue storie nel quartiere confinante con il mio) è uno di quegli autori di cui vorrei leggere almeno un romanzo all'anno e con lui ho centrato l'obiettivo proprio per un pelo (con altri è andata peggio), cosa che mi ha permesso di chiudere in bellezza le mie letture del 2021.

Il giallo è un gialletto, ma intricato il giusto e ben sviluppato, con le indagini dei carabinieri che passano in secondo piano rispetto a quelle (divertenti) del vicinato, vicinato che nel suo insieme è il protagonista di tutto ciò che accade.

I romanzi di Bistolfi sono per me un tuffo nei ricordi: nel '56 mancava ancora parecchio alla mia nascita, ma il gergo e i ragionamenti dei suoi personaggi sono comunque quelli in mezzo a cui sono cresciuta.

Quel modo di esprimersi per paragoni, che ha fatto la fortuna di molti comici genovesi (Villaggio, Grillo, Crozza...), era (vorrei poter dire è, ma purtroppo è una delle abitudini che le nuove leve stanno perdendo) il nostro normale modo di comunicare, usato non per fare ridere, ma per rendere l'idea.

"Le confidenze voi ve le tenete come il colino si tiene l'acqua dei corzétti"

Nelle note dell'autore Bistolfi racconta che il cavedio descritto nel libro è quello dove affacciava la cucina dell'appartamento di sua nonna e condivide con il lettore i ricordi di quando andava a trovarla ritrovandosi catapultato in quel microcosmo dove la vicinanza delle finestre portava a una forzata conoscenza e alla condivisione della quotidianità, nel male... e nel bene, "perchè oggi, spesso, ciò che chiamiamo discrezione è solo indifferenza, che ci consente di ignorare i guai altrui".

Perchè si sa, "un buon vicino vale più di cento parenti".

Erano così tanti anni che non sentivo che due ragazzi "si parlano" da aver dimenticato che un tempo si diceva così per indicare una coppia non ancora ufficialmente fidanzata!
Le letture di Bistolfi sono piacevoli e leggere, ma chi non è genovese si perde tutto il gusto a noi danno espressioni come "tempo mollo" o "ohi me mi"...

Il libro si chiude in un finale più adatto a una commedia anni '50 che non a un giallo, ma a Bistolfi vorrei tanto chiedere una cosa: che fine fa il cagnetto di Maria Scartoccio???

Reading Challenge 2021: questo testo risponde all'undicesima traccia annuale, "tre libri scritti da autori che non hanno rivelato la loro data di nascita"