mercoledì 8 maggio 2024

"Buio", Anna Kantoch

 

Una bella prosa basta a fare di un libro un buon libro? Evidentemente sì, altrimenti "Buio" non avrebbe ricevuto il premio Zulaski.

Ma una bella prosa basta a farmi piacere un libro? Assolutamente no. Anche se invecchiando il mio modo di giudicare i libri è cambiato e una trama bella (non bella in assoluto, ma bella per me) non è più fondamentale come lo era un tempo, resta comunque importante. E di "Buio", tolta la bella scrittura, non mi è piaciuto nulla e non mi è piaciuto perché in definitiva ho capito davvero poco.

Anna Kantoch lo ha scritto nel 2012, titolo originale "Czarne" (nero). Autrice polacca classe 1976 con all'attivo diversi romanzi, era finita nella mia wish list l'anno scorso quando Moscabianca Edizioni ha tradotto in italiano "Gli incompiuti" (del 2017), una raccolta di racconti che hanno la particolarità di avere una struttura a scatole cinesi che mi incuriosisce moltissimo, al punto che vorrei leggerlo nonostante il mancato apprezzamento di "Buio", a cui ho dato la precedenza per seguire l'ordine cronologico.

La protagonista e voce narrante è una donna di 35 anni di cui non viene mai detto il nome. E' l'estate del 1935 quando il fratello maggiore, Franciszek, va a prenderla dopo l'ennesimo periodo trascorso in un sanatorio sul Baltico e la porta a Varsavia, ospitandola nella sua casa.

I capitoli, tanti e per lo più brevi (anche il romanzo lo è, 192 pagine), dopo numero e titolo indicano la parola "adesso" oppure "ricordi", creando salti temporali che ho patito non poco.
Mentre gli "adesso" riguardano chiaramente il presente, i "ricordi" portano la protagonista a Buio, nella casa di campagna dove da piccola fino all'adolescenza ha trascorso le vacanze estive con la famiglia.

"Franciszek era di papà, e Staś di mamma. Io ero tra i due, la figlia di mezzo e di nessuno. Questi eravamo noi ogni estate a Buio, si arrivava a giugno quando fiorivano i tigli e si ripartiva solo verso la fine di agosto."

La storia ruota attorno a quanto accadde nell'estate del 1914, qualcosa che cambiò per sempre la vita della protagonista. Una donna venne uccisa, Jadwiga Rathe, attrice teatrale, nonché musa del padre.

Ma purtroppo il libro non è un giallo e fare luce sul mistero di questa morte non è stato giudicato rilevante dalla Kantoch, che invece - dopo un incontro all'Associazione spiritistica di Varsavia - trascina protagonista e storia in un disagio infinito che mescola presente e passato, fatti reali e immaginari, sogno e realtà. Un qualcosa che non so come vada definito, se narrazione onirica, realismo magico, fantascienza o altro, ma qualunque cosa sia non mi è piaciuta.

Reading Challenge 2024, traccia vagabonda di maggio, Polonia