
Lione, 20 dicembre 2014. Non sono ancora le sette del mattino quando Ambre viene svegliata da una telefonata di Rosalie. Non si sentono da più di un anno e la donna è disperata: tre giorni prima tornando a casa con i due figli ha trovato un biglietto del suo compagno. Doveva assentarsi per sistemare una questione, senza spiegare quale. Sarebbe tornato presto, senza dire quando. E da lì il nulla: Gabriel non era tornato, non aveva chiamato e neppure risposto alle tante telefonate di Rosalie. Ambre è in ferie e, con il benestare di Marc, l'uomo con cui convive da due anni, parte subito per Arvieux, dove ritroverà anche Tim e Anton.
Marc non sa nulla del passato di Ambre.
Scritto nel 2022, titolo originale "Les douleurs fantomes", è il seguito di "Bucaneve", che avevo letto poco più di un anno fa. Fra le vicende raccontate, invece, sono trascorsi cinque anni e la Da Costa nel primo capitolo racconta l'e poi di "Bucaneve", il vissuto dei protagonisti e degli altri personaggi. Li ritroviamo tutti, più uno che nel primo libro non c'era, ovviamente Marc.
Un seguito di cui sicuramente c'era bisogno dopo il finale aperto del primo, ma che ho trovato fasullo.
La Da Costa è così: carica i suoi romanzi di eventi tragici, soprattutto legati alla salute; i suoi personaggi sbagliano, si autodistruggono, soffrono, eccetera, ma alla fine immancabilmente risorgono ed esplode l'inno alla vita.
Nella fiction è un gioco essere ottimisti e dare consigli su come affrontare i problemi (ci riesce anche una persona irrisolta come Ambre), ma ci sono dolori che non si superano, si può solo imparare a conviverci, e leggere tutta questa faciloneria può risultare davvero molto irritante, direi offensivo.
Marc non sa nulla del passato di Ambre.
Scritto nel 2022, titolo originale "Les douleurs fantomes", è il seguito di "Bucaneve", che avevo letto poco più di un anno fa. Fra le vicende raccontate, invece, sono trascorsi cinque anni e la Da Costa nel primo capitolo racconta l'e poi di "Bucaneve", il vissuto dei protagonisti e degli altri personaggi. Li ritroviamo tutti, più uno che nel primo libro non c'era, ovviamente Marc.
Un seguito di cui sicuramente c'era bisogno dopo il finale aperto del primo, ma che ho trovato fasullo.
La Da Costa è così: carica i suoi romanzi di eventi tragici, soprattutto legati alla salute; i suoi personaggi sbagliano, si autodistruggono, soffrono, eccetera, ma alla fine immancabilmente risorgono ed esplode l'inno alla vita.
"Pensò che la vita era davvero meravigliosa, che non bisognava mai avere paura. Ogni dolore portava la sua dose di felicità."
Nella fiction è un gioco essere ottimisti e dare consigli su come affrontare i problemi (ci riesce anche una persona irrisolta come Ambre), ma ci sono dolori che non si superano, si può solo imparare a conviverci, e leggere tutta questa faciloneria può risultare davvero molto irritante, direi offensivo.
Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia
