venerdì 20 febbraio 2026

"Io sarò qualcuno", Willy Vlautin

 

Nevada, 2015. Io sarò qualcuno è la frase che Horace Hopper scrive ogni giorno nel suo vecchio taccuino, mette la data e sotto quella promessa che fa a se stesso. Perché Horace, mezzo bianco e mezzo Paiute, a 21 anni pensa di non valere niente. Una convinzione derivante dall'essere stato abbandonato a tre anni dal padre e a otto anche dalla madre. Non si rende conto di quanto è amato dai Reese, i suoi tutori. La vita in un ranch isolato può essere una morsa di solitudine per un ragazzo e così Horace un giorno parte per Tucson, all'inseguimento del suo sogno, quello di diventare un pugile professionista.

Quinto romanzo di Willy Vlautin, scritto nel 2018, che ho amato al pari dei precedenti ("Motel Life", "Verso Nord", "La ballata di Charley Thompson" e "The Free") e forse, sul finale, anche un po' di più.

Chi soffre per le sfortune di "David Copperfield" non dovrebbe mai leggere Vlautin. Per Horace inventa un altro ruolo da protagonista reietto a cui è impossibile non affezionarsi, un ragazzo buono quanto disgraziato, che va a cercare il suo spazio nel mondo nel posto sbagliato.

La boxe era la passione di mio nonno, puntava la sveglia per seguire gli incontri notturni e questo ricordo è l'unica tenerezza che associo a uno sport che fatico a capire.

"Aveva il naso rotto, uno zigomo fratturato, tre costole fratturate, la mano destra fratturata e un distacco della retina all’occhio destro"

E' così che Horace si riduce dopo una gara e non riesco a immaginare come si possa scegliere di praticare un'attività così rischiosa.

Il pugilato occupa una buona fetta delle 256 pagine, ma la bella scrittura di Vlautin - così come con Carofiglio - riesce a rendere ugualmente piacevole la lettura.

Ma il libro è ben altro, un ritratto estremamente realistico e toccante, una storia triste da cui è impossibile non farsi assorbire, un dolore che diventa proprio facendo provare - anche questa volta - un desiderio palpabile di poter abbracciare e rincuorare Horace.

Meraviglioso anche il personaggio di Mr Reese, con cui per questioni di età mi sono sentita fin troppo in sintonia.

"Pensavo che avrei avuto meno preoccupazioni invecchiando, invece no. Ne ho anche di più. Ma sono anche più stanco"

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia