
"Quando sono nata io, si aspettavano tutti che nascesse un maschio e avevano deciso di chiamarlo Santo. Poi però sono nata io, e siccome i miei non avevano pensato a nomi da femmina mi hanno chiamata Santa."
Pontecagnano Calabro, giorni nostri. Santa ha 30 anni e da otto si è trasferita in Piemonte seguendo Gianni, non tanto per amore, quanto perché lui rappresentava il biglietto per andarsene da quel paese dove non succedeva mai niente, da quella famiglia che le aveva sempre preferito la sorella maggiore, dalla mentalità generale così opprimente. Con Gianni avevano avuto un figlio, poi lui si era messo a tirare oggetti, contro il muro e contro di lei. Lo aveva lasciato diventando l'amante di un uomo sposato che per lei aveva lasciato la moglie. Anche Mauro ha un figlio, proprio dell'età di Tommaso, e non ne vuole altri, per lo meno non in quel momento. Ma lei resta incinta.
Fino a poche settimane fa non sapevo che esistesse un filone di romanzi in cui la giovane protagonista si trasferisce al Nord dal Sud in cerca di emancipazione, e poi mi sono ritrovata a leggere questo e "L'animale femmina" quasi contemporaneamente.
Fra i due non saprei dire quale mi sia piaciuto meno, forse è il genere a essermi indigesto, vuoi per l'età, vuoi perché aspiro a una migrazione opposta alla loro per quando andrò in pensione.
Come per la Canepa, anche "Santa" è un romanzo di esordio, al momento l'unico pubblicato (nel 2024) da Rosanna Turone, calabrese (di Gioia Tauro) classe 1981 trapiantata a Biella dove insegna pianoforte.
Se la protagonista fosse stata la nonna materna di Santa credo che avrei addirittura amato il libro (nonostante lo stile ancora molto acerbo) perché Bruna è una gran donna: forte, determinata, caparbia e simpaticissima.
Santa, invece, è un'altra lagna incontentabile, solo un pelo più sveglia e scafata della Rosita di Emanuela Canepa.
Aver fatto di lei la voce narrante fornisce una visione dei fatti a senso unico e se certi ricordi d'infanzia seminano più di un dubbio sull'imparzialità della madre nei confronti delle due figlie, basta un unico dialogo con la sorella per far capire quanto Santa sia vittimista ed egocentrica. Dialogo che arriva solo nel finale (finale che, oltre tutto, non sono sicura di aver capito), ma nelle 208 pagine ci sono molti spunti in grado di svelare quanto questa donna sia raggelante.
Fra i due non saprei dire quale mi sia piaciuto meno, forse è il genere a essermi indigesto, vuoi per l'età, vuoi perché aspiro a una migrazione opposta alla loro per quando andrò in pensione.
Come per la Canepa, anche "Santa" è un romanzo di esordio, al momento l'unico pubblicato (nel 2024) da Rosanna Turone, calabrese (di Gioia Tauro) classe 1981 trapiantata a Biella dove insegna pianoforte.
Se la protagonista fosse stata la nonna materna di Santa credo che avrei addirittura amato il libro (nonostante lo stile ancora molto acerbo) perché Bruna è una gran donna: forte, determinata, caparbia e simpaticissima.
Santa, invece, è un'altra lagna incontentabile, solo un pelo più sveglia e scafata della Rosita di Emanuela Canepa.
Aver fatto di lei la voce narrante fornisce una visione dei fatti a senso unico e se certi ricordi d'infanzia seminano più di un dubbio sull'imparzialità della madre nei confronti delle due figlie, basta un unico dialogo con la sorella per far capire quanto Santa sia vittimista ed egocentrica. Dialogo che arriva solo nel finale (finale che, oltre tutto, non sono sicura di aver capito), ma nelle 208 pagine ci sono molti spunti in grado di svelare quanto questa donna sia raggelante.
"Mi ha telefonato mia madre per dirmi che è morto Alfredo. E io sono rimasta in silenzio e poi ho cambiato discorso."
Il problema è che non è stata concepita come personaggio negativo, tutt'altro. Lo si capisce dalla sinossi e dalle recensioni entusiaste on-line che ho letto con molta perplessità perché Santa, incapace prima di far valere la sua volontà (e si parla di una grossa tematica) e poi di assumersi la responsabilità della sua decisione, non può essere un simbolo di riscatto proprio per nessuno.
PS: anche quando sono nata io tutti si aspettavano il maschio per via di quelle scemenze sulla forma della pancione di mia madre. Per fortuna i miei genitori non sono stati pigri chiamandomi Marca, ma hanno pensato a un nome femminile e hanno scelto il più bello ♥
Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di giugno

