
"Le cose più difficili da raccontare sono quelle che noi stessi non riusciamo a capire"
Costa Jonica, 24 luglio di un anno non precisato. Mancano quattro mesi al quarantottesimo compleanno di Leda. Docente universitaria di letteratura inglese a Firenze, ha due figlie già grandi che hanno scelto di raggiungere il padre in Canada. Leda vive la separazione dalle figlie con una sensazione di leggerezza e il primo passo da donna libera e padrona del suo tempo è quello di affittare una casa al mare per le vacanze. A complicare il suo soggiorno sarà una famiglia napoletana, numerosa e chiassosa come quella da cui era scappata a diciotto anni per andare a studiare in Toscana. In spiaggia non riesce a smettere di spiare le dinamiche del clan, in particolare il rapporto fra una giovanissima mamma e la sua bambina, fino al ritrovarsi a fare qualcosa di impulsivo e di talmente stupido e sbagliato da non riuscire a spiegare il gesto neppure a se stessa.
Ultimo romanzo della Ferrante che mi era rimasto da leggere. E' il terzo che ha scritto (nel 2006) e che con "L'amore molesto" (1992) e "I giorni dell'abbandono" (2002) forma una sorta di trilogia caratterizzata da protagoniste atipiche nella loro genitorialità.
Leda non è un personaggio amabile. Presuntuosa, piena di boria ed egoista, caratteristica che un genitore non dovrebbe avere perché nessuno chiede di venire al mondo. A sua volta è una figlia che tiene a distanza la sua famiglia perché fin da quando erano piccole ambisce ad avere due figlie intellettuali e teme che sua madre, soprattutto, possa contagiarle con la sua rozzezza e la sua ignoranza. Ma è anche una donna (ahimè) di mezza età che (in maniera ridicola e unilaterale) si sente in competizione con una ventiduenne. Addirittura con le sue stesse figlie.
L'antipatia del personaggio esalta la bellezza di questo breve romanzo (145 pagine) che ha il solo difetto di sembrare una prova per il passaggio a "L'amica geniale": Leda è ben più di una bozza di quello che diventerà Lenù. Stesso percorso di vita, stessa personalità, stesse scelte, stessi rapporti, stesse reazioni. Di diverso hanno solo il nome (ma c'è una piccola Elena anche in questa storia).
Se fosse stato pubblicato dopo la tetralogia avrebbe potuto intitolarsi: "Elena Greco va in vacanza al mare".
Reading Challenge 2026, traccia Calderone di giugno, libri collegabili ai nostri nonni (mia nonna paterna si chiamava Elena)

