
Sarah ha tre meravigliose amiche ad Ashford e una a Parigi, Sophie. Poco importa se la loro amicizia è solo virtuale, l'essere colleghe è il motivo che le ha fatte incontrare on-line e che ha gettato le basi del loro bel rapporto. E quando la francese - bisognosa di cambiare aria dopo una cocente delusione d'amore - le propone di scambiarsi per sei mesi casa e libreria, Sarah accetta immediatamente ritrovandosi dalla sera alla mattina lungo la Senna, immersa nella magia parigina, ma anche con una mole di lavoro a cui non era preparata.
Primo titolo di una serie (non breve, a giudicare dal numero di copertine che vedo digitando Rebecca Raisin su Google immagini) di romanzi di questa scrittrice australiana e unico tradotto in italiano (almeno per ora, ma essendo passati cinque anni dall'uscita di questo dubito che Piemme recupererà mai gli altri): se per la Colgan l'abbandono mi era dispiaciuto, stavolta sarebbe stato meglio se non avessero tradotto neppure questo, così avrei evitato di leggerlo.
Un romanzetto davvero insulso, con una protagonista insicura e lagnosa e una storia d'amore mal raccontata tenuta ai margini per la maggior parte del libro fino al banalissimo e scontatissimo happy end. No, non sto facendo spoiler: sappiamo benissimo che in libri come questo il lieto fine è assicurato, ma anche se prevedibile il più delle volte è bello, nel senso di ben raccontato. Questo no: la Raisin con gli ultimi due capitoli fa crollare a picco il già basso livello del romanzo a causa di una stucchevolezza generale davvero rara.
Ma l'aspetto più deludente riguarda l'ambientazione: l'autrice - che suppongo ami moltissimo Parigi - non riesce mai a trasmettere l'infinita beltà di questa città finendo presto col rendere noiose le descrizioni che inserisce, numerose quanto vuote.
Eppure non si è privata di nulla per emozionare il lettore: Parigi, nella sua immagine più stereotipata a rappresentare il romanticismo assoluto; una vecchia libreria storica (tutt'altro che piccola visto che occupa un intero palazzo con tanto di giardino d'inverno) traboccante di scaffali e di libri, un dedalo di stanze e stanzette fra cui perdersi, un orgasmo per ogni amante dei libri; una giovane protagonista inconsapevole del proprio fascino che è riuscita a conquistare un uomo bellissimo e sicuro di sè, con il solito corollario di particolari sdolcinati (e per me deprimenti, ma che a quanto pare piacciono, altrimenti non se ne spiegherebbe l'abuso che ne fanno gli autori del genere), come gli occhioni senza fondo di lei e quelli bollenti e ipnotici di lui; un ventaglio di personaggi secondari che a tratti riescono a essere più interessanti della protagonista (e non è una bella cosa); e tutti gli scenari atmosferici che nella vita reale ti fanno maledire il motivo che ti ha costretto a uscire di casa, ma che nella finzione possono sembrare un idillio, dal vento freddo che nel reale ti massacra gli occhi, ma che in un libro ti scompiglia i capelli in modo seducente, all'odore del fiume gonfio di pioggia che dal vero ti fa pensare a un pozzo putrido e che invece nel libro diventa profumo, alla neve ghiacciata che nel reale può piacere giusto a mia sorella quando porta a spasso la sua cagnolina mentre nel libro ti imbianca graziosamente le spalle mentre fai un picnic notturno sotto la torre Eiffel! E mi stavo dimenticando del Natale! La Raisin ci ha messo pure quello, con addobbi, pan di zenzero, regali e pranzo ad altissimo contenuto di affetto. Inspiegabilmente ha anche riempito Parigi di rose ad ottobre e di azalee a novembre...
Peccato che nel libro venga sempre riportato tradotto in italiano.
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Challenge 2021: questo testo risponde alla traccia cascata di novembre (un libro un libro in copertina)









