domenica 8 settembre 2024

"La moglie del filosofo", Philibert Schogt

 

Amsterdam, fine ottobre di un anno non precisato. Quanta pazienza ha avuto Vera con Luuk? Tanta. Per anni ha fatto di tutto per rendergli la vita il più tranquilla possibile in modo che lui potesse concentrarsi unicamente sulla scrittura del suo libro. E dopo aver abbandonato gli studi al terzo anno di università aveva accettato un lavoro mediocre per poter mantenere la famiglia. Poi, quando Luuk era caduto in depressione dopo la stroncatura del suo primo lavoro da parte di una editor, lei aveva sopportato il suo malumore senza mai smettere di spronarlo, esaltando in ogni modo possibile la sua superiorità.
E alla fine ce l'aveva fatta: "La soglia del dolore" - il saggio filosofico di Luuk Van Vleuten (oltre 900 pagine dal margine stretto e prive di capitoli, scritte con un font piccolo, con pochissima punteggiatura e con periodi lunghi spesso più di una pagina) - adesso occhieggia dalle vetrine delle librerie.
Ma Vera viene esclusa dai festeggiamenti perché Luuk ha lasciato lei e Timo sei mesi prima.

"Si era ripromessa solennemente di non fare la fine della ex acida e inviperita, ed era molto orgogliosa quando le sue amiche la trovavano così calma ed equilibrata, nonostante tutto."

Ma come farà a conservare tutta quella calma e quell'equilibrio dopo aver scoperto che Luuk nel libro parla di lei, descrivendo se stesso come un pensatore appassionato che è riuscito a resistere ai richiami di lei, "una sirena della mediocrità" che ha cercato di "attirarlo nelle spire di una banale esistenza"?

"Siediti sulla riva del fiume e aspetta: prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico": così diceva Confucio e magari è anche un buon consiglio, ma io appartengo al genere di persona che nel fiume ci si butta e che nuota controcorrente andando a cercare il nemico.

Vera Samson, invece, è una di quelle persone che sulla riva del fiume ci mette radici e che, quando finalmente il nemico passa, lo saluta e gli manda dei baci.

Una divergenza di caratteri che mi ha creato un'infinita insofferenza nei confronti del personaggio, e non tanto per la sua remissività - di per sé già parecchio esasperante - ma soprattutto per la sua indecisione e le sue insicurezze.

"Vera sospira pensando agli anni dell'università e a quanto fosse mortificante constatare come si facesse prendere dal panico se Luuk non le teneva la mano."

Detto questo, "La moglie del filosofo" è un buon libro: se gli ho preferito "La bottega del cioccolato", letto il mese scorso, è proprio perché mi sono sentita molto più vicina al burbero Joop che all'accomodante Vera, ma anche questa volta l'olandese Philibert Schogt ha raccontato una storia piacevole da leggere e ben scritta, giusto un pochino ostica per me nei rimandi filosofici e con un finale amaro, ma cucito addosso alla protagonista.

Reading Challenge 2024, traccia annuale Shopping: libreria


venerdì 6 settembre 2024

"Cari Mora", Thomas Harris

 

Colombia, 2018. Jesús Villarreal sa che non gli resta molto da vivere. Attaccato al respiratore in un letto dell'ospedale di Barranquilla cerca di concludere la sua ultima operazione, quella che garantirà il futuro economico della sua famiglia.
Come braccio destro di Pablo Escobar è l'unico a sapere che il narcotrafficante aveva nascosto in una villa di Miami una cassaforte contenente venticinque milioni di dollari in lingotti d'oro. Jesús sa dove si trova e, soprattutto, sa come aprirla senza rimetterci la pelle e adesso vuole vendere quelle informazioni.

Scritto nel 2019, "Cari Mora" è al momento l'ultimo romanzo pubblicato da Thomas Harris di cui in passato ho letto tutta la (breve) bibliografia: "Black Sunday", "Il delitto della terza luna" (che è quello che mi è piaciuto di più), "Il silenzio degli innocenti", "Hannibal" e "Hannibal Lecter. Le origini del male".

Li ho amati tutti e questo non fa eccezione. Mi ci sono approcciata con molte titubanze perché ricordavo la delusione con cui molti ne avevano parlato al momento dell'uscita. Forse erano persone che conoscevano l'autore soltanto attraverso il suo personaggio più celebre: in questo caso - cioè se ci si aspetta di leggere di psicopatici e serial killer - ci si può sentire traditi perché quello che viene raccontato nelle 235 pagine del libro non ha nulla a che fare con un thriller di quel genere.

Qui si è più vicini 
a "Black Sunday" (bellissimo!), nonostante si tratti di storie molto diverse tra loro, terroristi vs malavitosi, di quelli veramente cattivi, in particolare uno dei personaggi principali, tal Hans-Peter Schneider, caratterizzato da un sadismo assoluto, ma privo di quel fascino che contraddistingue Hannibal Lecter, soprattutto grazie all'interpretazione di Anthony Hopkins, che ci ha portato tutti a gioire per la sua evasione.

Ma al centro della scena c'è ovviamente Caridad (Cari) Mora, una bella colombiana di 25 anni che da nove vive negli Stati Uniti grazie a un permesso di soggiorno ottenuto per ragioni di asilo politico, un permesso non definitivo che non le permette di proseguire gli studi per realizzare il suo sogno, quello di diventare veterinaria, e che con la stretta sull'immigrazione imposta da Trump rischia di essere cancellato all'improvviso.

Cari fa diversi lavori per mantenersi, fra questi è la custode della villa dov'è nascosto l'oro di Escobar, ma è il suo passato ad aver fatto di lei la persona che è diventata: sequestrata alla famiglia e al suo villaggio a soli undici anni, costretta ad arruolarsi
nelle FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, e addestrata a combattere e a uccidere.

Non ho mai amato le figure alla Lara Croft (e nemmeno l'equivalente maschile), ancor meno libri, film o serie TV sui cartelli della droga e tutta la violenza che ne consegue, e questo mi spaventava più dei pareri negativi altrui, invece Harris mi ha appassionata fin dal primo capitolo rendendomi poi difficile smettere di leggere quando non avevo più tempo per farlo.

Reading Challenge 2024, traccia vagabonda settembre: Stati Uniti

mercoledì 4 settembre 2024

"Io so. L'enigma di Mariani", Maria Masella

 

Genova, un anno non precisato. Un omicidio scuote la Genova bene: Livio Olivieri, 40 anni, viene ucciso nella sua rinomata bottega di antiquariato nel cuore del centro storico. Una rapina finita male? Nel negozio sembra mancare un unico oggetto, una statuetta facente parte di un gruppo di quattro che ha un certo valore solo se completo.
Contemporaneamente il commissario si trova a investigare in veste non ufficiale anche su un caso di suicidio. Mariani accetta la richiesta fattagli da un frate perché anche lui conosceva il morto, Roberto Nicora, avendolo incrociato più volte all'ospedale San Martino andando a trovare l'ispettore Iachino, in coma dopo l'attentato subito qualche mese prima.
Un caso e un non caso che sembrano non avere nulla in comune, eccetto un particolare: Olivieri e Nicora, quasi coetanei, avevano frequentato entrambi il liceo D'oria.

Non ho mai capito perché per l'istituto abbiano scelto la variante apostrofata del cognome dei Doria - forse per evidenziare fin dal principio l'altezzosità della scuola, la migliore di Genova, dicono - ma è curioso che la Masella nel libro abbia eliminato l'apostrofo. Magari anche lei trova odiosa la boriosità che da sempre contraddistingue quel liceo e chi gli ruota attorno. Oppure è stato solo un omaggio alla nostra squadra del cuore ♥

Dettaglio a parte, questa è la settima puntata (scritta nel 2007) della serie con protagonista il commissario Mariani. 
In appena 221 pagine la Masella costruisce e racconta ben quattro gialli: alle morti di Olivieri e Nicora (che ovviamente risulteranno presto collegate) si aggiunge un cold case e il tentato omicidio di Iachino, stretto collaboratore di Mariani.

Quest'ultima vicenda si ricollega non solo al titolo precedente, "Il caso cuorenero", ma anche (e soprattutto) al quarto, "Il cartomante di via Venti": sono contenta di averli letti tutti quest'anno, con questa serie ci vuole costanza e precisione, leggere qualche titolo qua e là penalizzerebbe la trama orizzontale, ricca e importante, che non riguarda solo la vita personale di Mariani. E la Masella non ha riguardi verso chi non rispetta l'ordine cronologico dei suoi libri: in questo svela tutto del quarto, chi è morto e chi ha ucciso.

Se solo evitasse di attribuire alla moglie del commissario le geniali intuizioni che poi risultano sempre determinanti la apprezzerei ancora di più.

Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, estate: antico nel titolo

domenica 1 settembre 2024

Reading Challenge: le tracce di settembre

  


TRACCE MENSILI

Libere:
  • libri pubblicati in Italia a settembre
  • forma una frase con i titoli di libri letti (minimo tre)
  • libri tratti da volumi che raccolgono più di un titolo

Traccia gioco di società: Taboo, libri dove nei titoli non compaiono le parole amore, duca, enigma, il, mistero


Traccia vagabonda:
  • Stati Uniti: Cari Mora, Thomas Harris (2 punti)
  • Canada: I segreti del Sun Down Motel, Simone St. James (3 punti)

Traccia stagionale crucipuzzle, estate:

  • Io so. L'enigma di Mariani, Maria Masella (2 punti)
  • Una festa in nero, Alice Basso (3 punti)
  • Jack lo Squartatore, Robert Bloch (2 punti)
  • Il traghettatore, William Peter Blatty (2 punti)


  • I miei punti di settembre: 14


    sabato 31 agosto 2024

    "L'incubo di Hill House", Shirley Jackson

     

    Hillsdale (Michigan), anni Sessanta del secolo scorso, estate. Esistono davvero le case possedute? Il professor John Montague, antropologo con una forte attrattiva per il paranormale, ne è convinto, motivo per cui ha affittato per tre mesi Hill House, magione dalla particolare struttura architettonica e teatro di alcuni tragici eventi che le hanno fatto guadagnare la fama di casa stregata. Per dimostrare le sue teorie contatta una dozzina di persone che in passato si sono trovate al centro di fatti inspiegabili, ma il 21 giugno due soltanto si presentano al cancello della casa. Due donne, Eleanor e Theodora, la prima protagonista di un poltergeist quando era dodicenne, la seconda una banale cartomante. A loro si aggiunge Luke, nipote della proprietaria. E, naturalmente, il professore.
    Basterà questo quartetto a svelare i misteri di Hill House?
    A Shirley Jackson è stato sufficiente per scrivere quello che viene considerato il suo capolavoro.

    "In questa casa non si muove niente finché non guardi dall’altra parte, e allora fai appena in tempo a vedere qualcosa con la coda dell’occhio."

    Quando finisco un libro mi piace sempre recuperare la sua trasposizione sullo schermo, ho una lista abbastanza lunga di film e di serie TV di cui rimando la visione per poter leggere prima il romanzo a cui sono ispirati.
    Le volte in cui ho invertito le due esperienze si contano sulle dita di una mano e una è questa.

    Purtroppo non è andata come con "L'esorcista" di Blatty (letto molti anni fa quando avevo già visto il film almeno due o tre volte, eppure era riuscito a terrorizzarmi lo stesso, uno dei pochi libri capaci di farmi davvero paura), anche se la precedente visione della serie TV del 2018 è responsabile della mia delusione in maniera molto relativa.

    La colpa, semmai, va alle grandi aspettative che avevo dopo aver sempre sentito parlare de "L'incubo di Hill House" in maniera eccezionale e anche per il bel ricordo che avevo de "La lotteria", piccola raccolta di racconti letta cinque anni fa, l'unica mia esperienza con la Jackson.

    Questa volta ho trovato di inquietante e interessante la parte relativa alla storia della casa (purtroppo è anche più marginale di quanto mi sarebbe piaciuto) costruita ottant'anni prima rispetto al presente narrativo, più un paio di episodi che accadono alla protagonista, Eleanor, mentre ho patito la superficialità - più o meno apparente - di tutti i personaggi e soprattutto i dialoghi, per la maggior parte vuoti e sciocchi.

    Di sicuro riuscire a spaventare è molto più facile per un regista che per uno scrittore: una porta che sbatte sullo schermo o il suono improvviso di sussurri e risate che sembrano provenire dal nulla ci fanno sobbalzare sulla poltrona, mentre ci vuole molta immaginazione per impressionarsi leggendo dell'erba che si piega come se qualcuno la stesse calpestando quando in realtà nessuno ci sta camminando sopra.
    E' il motivo per cui il genere horror in letteratura è quello che più facilmente mi lascia scontenta.
    Anche questa volta.

    Reading Challenge 2024, traccia di agosto: libri con una finestra in copertina

    giovedì 29 agosto 2024

    "Mezzanotte alla libreria delle grandi idee", Matthew Sullivan

     

    Denver (Colorado), inverno di un anno non precisato. Lydia ha appena compiuto 30 anni e da sei lavora alla Grandi Idee, una libreria disposta su tre piani aperta anche di sera. Un punto di riferimento per gli abitanti della zona, compresi gli emarginati che fra gli scaffali riescono a trovare un po' di calore, sia fisico che umano.
    Ma quello che, invece, Lydia trova un venerdì sera al secondo piano è orribile: Joey, uno dei "topi da libreria", un diciannovenne schivo e taciturno, si è impiccato. Tirando giù il corpo con l'aiuto di un collega, Lydia vede spuntare una foto dalla tasca dei jeans del ragazzo. Una foto che ritrae tre bambini ed evidentemente scattata il giorno del decimo compleanno della festeggiata al centro, ripresa mentre soffia sulle candeline sulla torta. E quella bambina è proprio lei, Lydia!
    Un vortice la risucchia nel passato, riportandola alla strage che poco tempo dopo quel giorno aveva colpito l'altra bambina nella foto cambiando per sempre anche la sua vita.

    Romanzo scritto nel 2017, opera prima e, ancora per poco, unica di Sullivan 
    (vedo che Amazon USA indica il 15 aprile del prossimo anno come data di uscita del suo secondo titolo, "Midnight in Soap Lake"), stazionava all'interno del mio Kindle da circa quattro anni continuando a respingermi senza una ragione particolare, finché la traccia di agosto della Reading Challenge che chiedeva di leggere libri con la parola "libreria" nel titolo ha messo a tacere le mie oscure reticenze.

    E dire che ai tempi dell'uscita in Italia ne avevo sentito parlare bene, anche benissimo, mentre per me è stata una lettura piuttosto deludente. Mi è piaciuto solo il cold case: se i fatti accaduti vent'anni prima fossero stati la storia portante del libro mi avrebbe senz'altro appassionata, ma la vicenda inizia con la morte di Joey e si concentra all'infinito sui messaggi che ha nascosto in alcuni libri e sugli sforzi di Lydia per decifrarli. Uno stratagemma teso a rendere originale il libro, ma che diventa presto snervante a causa delle descrizioni lunghe e ripetitive, e irritante quando, a storia svelata, ci si rende conto che a mettere la protagonista sulla pista giusta non sono stati i messaggi, ma un altro piccolo dettaglio.

    Ciò che rende piatto il romanzo è però lo stile, adatto a un Young Adult (cosa che non è), ma penalizzante per quello che invece è (o dovrebbe essere) un thriller, che si presenta carente nei dialoghi, spesso noioso e privo di suspense. 

    La cosa più bella è senza dubbio
     la copertina del libro in lingua originale, decisamente più accattivante della nostra:


    Reading Challenge 2024, traccia di agosto: libri con la parola libreria nel titolo

    martedì 27 agosto 2024

    "Il segreto della monaca di Monza", Marina Marazza

     

    "Ripetuto il nome di Cristo diciamo, comandiamo e statuiamo di condannare la suddetta monaca per castigo e penitenza a perpetua prigionia nel monastero di Santa Margherita dove in piccolo carcere venga rinchiusa, la cui porta si abbia a serrare mediante muro formato di calce e sassi e quivi dimori finché avrà vita, così chiusa e murata di giorno come di notte, fino al suo trapasso."

    E' questa la sentenza che si abbatte su Suor Virginia Maria, che tutti conosciamo come la Monaca di Monza. Ma Marianna, nata a Milano il 4 dicembre 1575, era stata colpita da una prima condanna quando, tredicenne, si era vista imporre la clausura dal padre, Don Martín de Leyva, conte di Monza, che aveva già chiaro come usare per sé i soldi della dote che la figlia aveva ricevuto in eredità dalla madre.
    E Marianna non aveva potuto contare sull'appoggio di Clara, la zia che l'aveva cresciuta, convinta che per una donna fosse preferibile chiudersi in un convento anziché maritarsi.

    Senza fare sconti alle colpe (e chiaramente non mi riferisco ai "peccati" carnali) dei vari personaggi, questa è una storia antica che porta a serie riflessioni sul presente, sulla fortuna che abbiamo avuto nel nascere in un'Europa lontana da certe imposizioni e al riparo dall'ignoranza religiosa e su come questo discorso ancora non valga per il mondo intero.

    Perché cosa è successo in seguito lo sappiamo tutti. Avevo nove anni quando mia sorella mi ha letto "I promessi sposi": lei li studiava al liceo, io la ascoltavo e il triste destino della suora mi aveva colpita più di ogni altra vicenda descritta da Manzoni.

    Ma solo leggendo questa splendida biografia di Marina Marazza - nata Migliavacca - ho scoperto quanto la mia conoscenza fosse superficiale (una delle cose che ignoravo è che Tommaso Marino, nonno materno di Marianna, fosse un banchiere genovese).

    Opera prima, scritta nel 2014, "Il segreto della monaca di Monza" è un bel tomo di 528 pagine che scorrono veloci grazie a una prosa associabile più a un romanzo che a un saggio.
    Ma, attenzione, non si tratta assolutamente di un romanzo storico: tutto ciò che l'autrice racconta è reale, personaggi, luoghi, date ed eventi, con anche interessanti rimandi a fatti storici non collegati alla vicenda e avvenuti in anni precedenti, come il processo alle streghe di Triora e l'espulsione degli ebrei da Milano per volere del re di Spagna nel 1597.

    La Marazza coinvolge al punto da far dimenticare quale sia stato il destino della monaca e di Osio: creare suspense raccontando fatti noti non è da tutti, ma lei ci riesce, al punto che mi sono ritrovata a infastidirmi per lo spoiler fatto dai titoli di alcuni capitoli, per poi provare subito imbarazzo per l'assurdità della mia reazione...

    Sono felice che esista un seguito ideale, "Miserere", che ha per protagonista Alma, figlia di Marianna e di Giovan Paolo.
    Quello deve essere per forza un romanzo storico perché della bambina, nata nell'agosto 1604, non si hanno notizie certe dopo i primi anni passati nella residenza degli Osio, ma da una penna così sarà senz'altro uscita una storia appassionante.

    Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, estate: storia nel testo

    martedì 20 agosto 2024

    "L'estate di Garlasco", Francesco Caringella

     

    Garlasco (Pavia), 13 agosto 2007.
    Alle 9.10 Chiara Poggi, 26 anni, disattiva l'allarme della villetta di famiglia e apre la porta al suo assassino.
    Alle 13.50 dello stesso giorno Alberto Stasi, fidanzato della vittima, ormai giunto sulla soglia della caserma dei carabinieri locali, chiama il 118 affermando che forse "una persona" è stata uccisa.
    Il 17 dicembre 2014 lo stesso Alberto Stasi viene condannato a 16 anni con rito abbreviato per quell'omicidio.

    Il true crime è un altro genere che non amo, ma in cui ogni tanto inciampo. Può essere strano, considerando quanto mi piacciono i thriller, i gialli e anche i noir, ma leggere di crimini reali mi crea disagio, è un genere che definisco "gossip macabro" e se questo libro non fosse stato scritto (nel 2019) da un autore di cui ho letto tutti gli altri titoli (me ne manca solo uno, ispirato anch'esso a una storia vera) non lo avrei neppure preso in considerazione.

    Francesco Caringella è riuscito a cancellare la mia ritrosia scrivendo una storia molto garbata, nel rispetto delle famiglie coinvolte e, soprattutto, della giovane vittima, senza fare sconti alla pessima gestione della scena del crimine e senza sorvolare sulla serie infinita di errori commessi.

    Il caso di Chiara Poggi è uno di quelli che tutti ricordiamo per via della grande attenzione mediatica di cui è stato oggetto. Non tutti gli omicidi vengono trattati allo stesso modo dai media, solo alcuni finiscono per fare storia: Novi Ligure, Erba, Avetrana, Garlasco...
    Crimini brutali con l'aggravante di essere stati compiuti da qualcuno che le vittime conoscevano, spesso che addirittura amavano.
    Ma il clamore non sempre è automatico e omicidi altrettanto gravi non vanno oltre alla notorietà locale: misteri del giornalismo, al pari di certe guerre di cui si fa un gran parlare per un tot di tempo e che poi spariscono dai titoloni di giornali e telegiornali, come se fossero finite, quando non è così.

    E i titoli sono grosso modo l'unica cosa che leggo della cronaca nera, per cui sapevo che Stasi era stato condannato per l'omicidio dopo un bel po' di anni, ricordavo alcuni particolari, ma non conoscevo i vari passaggi che hanno portato alla condanna dopo due precedenti assoluzioni.

    Questo libro spiega tutto, o per lo meno spiega tutto quello che è possibile spiegare: Stasi non è reo confesso, si è trattato di un processo indiziario. Diciannove indizi, nessuna prova.

    "L’indizio è una prova logica, basata sul ragionamento, non sull’evidenza. Con la prova indiziaria si arriva a un fatto sconosciuto da uno conosciuto al quale il primo è legato da un rapporto di implicazione necessaria e stringente. Per giustificare una condanna, gli indizi devono essere certi, precisi e concordanti, dando luogo a un mosaico che non si può spiegare se non con la colpevolezza."

    E i diciannove indizi erano certi, precisi e concordanti: lo hanno deciso i giudici e direi che hanno fatto bene. Mi sembra solo assurdo che abbiano escluso l'aggravante della crudeltà: Chiara è stata colpita violentemente da dieci a quindici volte alle spalle mentre scappava. Non è morta sul colpo, ma in un lasso di tempo inferiore ai trenta minuti. Non è stato abbastanza crudele?

    E mentre Stasi, in carcere dal 12 dicembre 2015, da dicembre dell'anno scorso può uscire ogni giorno per esercitare il suo lavoro di contabile, Chiara Poggi è morta per sempre.

    Ma chiudo con una nota di biasimo per l'autore.

    Questo è il prologo del libro:


    E questo è l'inizio del quarto capitolo de "Il colore del vetro":


    Nel primo caso il protagonista del prologo è Francesco Attolico, inutile personaggio di fantasia che riveste il ruolo di funzionario di cancelleria nell'ultimo processo contro Stasi. Nel secondo Maurizio Salinaro è il protagonista del libro. I due capitoli proseguono praticamente identici, cambiano i nomi e qualche altro dettaglio, ma Caringella ha assurdamente plagiato se stesso.
    Capisco che l'opera prima non avesse raccolto un gran numero di lettori, ma è davvero una mossa priva di senso (anche perché, diciamolo, non si trattava certo di una presentazione imperdibile!).

    Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, estate: scale nel testo



    domenica 18 agosto 2024

    "Verso Nord", Willy Vlautin

     

    Reno (Nevada), un anno non precisato. Allison Johnson arriva in città in piena notte: ha 22 anni, 300$, una seria dipendenza dall'alcool, una piccola svastica tatuata sui lombi ed è incinta di tre mesi. Se n'è andata da Las Vegas perché non voleva fare sapere della gravidanza alla madre, alla sorella e, soprattutto, a Jimmy. Era stato lui a farla tatuare da un amico ed era stato lui a ingravidarla non usando il preservativo: in entrambi i casi lei era troppo ubriaca per rendersi conto di cosa stava succedendo e per reagire.
    Ma in realtà se anche non fosse stata così stordita non sarebbe cambiato nulla perché Allison ha una stima personale così bassa da credere di meritare tutto quello che le succede e spesso il marcio se lo va a cercare.

    Dopo aver letto a maggio il romanzo d'esordio di Vlautin, "Motel Life", e capendo di aver scoperto un autore eccezionale, avevo pensato di centellinare gli altri sui titoli perché sono pochi (per ora soltanto sei in totale), ma la speranza di veder confermata la prima impressione ha vinto.

    Scritto nel 2008 (quindi a due anni di distanza dal primo), "Verso Nord" è altrettanto bello e struggente, davvero non saprei scegliere quale dei due mi sia piaciuto di più!

    Ci sono delle analogie fra i due romanzi.
    La città di ambientazione, Reno, che è anche il luogo di nascita dell'autore.
    Un padre che abbandona la famiglia quando i figli sono ancora piccoli.
    La compensazione materna che viene a mancare, anche se per ragioni completamente diverse: mentre quella dei fratelli Flannigan muore di cancro quando sono adolescenti, quella delle sorelle Johnson vive, ma non è in grado di aiutare neppure se stessa.

    E queste situazioni complicate sono la miccia per le esistenze degradate, costellate da situazioni squallide, tristi e deprimenti che Vlautin racconta.

    Le 224 pagine sono caratterizzate da un livello di disagio altissimo che, di nuovo, porta a provare sincero affetto per la protagonista, una giovane ragazza che avrebbe potuto avere un'esistenza del tutto normale se fosse cresciuta in un contesto più sano ed equilibrato, mentre le circostanze della vita hanno fatto di lei una fragile sbandata che cerca conforto nell'autolesionismo e in Paul Newman.

    "È triste da ammettere, ma lui probabilmente è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita. Tutte le volte che sono preoccupata o in ansia, penso a lui. A volte non è facile farlo apparire, ma comunque lui compare quasi sempre."

    Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, estate: hotel nel testo

    venerdì 16 agosto 2024

    "Uccidi i tuoi amici", John Niven

     

    Londra, 1997. Steven Stelfox a soli 27 anni ha già raggiunto un buon livello nella gerarchia di una delle più importanti etichette discografiche inglesi e, quindi, mondiali. Il suo compito è quello di scoprire nuovi talenti musicali, capire chi può piacere e chi no, chi può sfondare e chi no, soprattutto chi è vendibile e chi no. Sommersi da demo di aspiranti band e solisti, agli scouting come lui basta fare centro una volta ogni tanto, rientrare delle spese per poi far guadagnare all'etichetta (e a se stessi) il più possibile, cercando di non inanellare troppi fiaschi in attesa del botto successivo.
    E l'unico modo per sopravvivere in un mondo dove impera l'antagonismo è non farsi scrupoli, nemmeno (o soprattutto) nei confronti degli "amici".

    "A volte ritorno" e "Le solite sospette" sono nella mia wish list da quando i due romanzi sono stati tradotti in italiano, rispettivamente nel 2012 e nel 2015. A ritardare il mio approccio con l'autore è stata la mia fissazione di cercare di leggere i libri in ordine cronologico e l'aver sentito paragonare "Uccidi i tuoi amici", la sua opera prima, ad "American Psycho" - lettura fatta in gioventù e che solo quattro anni fa è stata scalzata (dalla raccolta di racconti di Jauffret, "Microfictions") dal podio del libro più disturbante che abbia mai letto - aveva creato un muro fra me e Niven.

    Un confronto che ora posso dire di ritenere esagerato, ma non di molto. Qui non vengono introdotti topi nella vagina di nessuna donna, ma Stelfox è un altro "bel" personaggio deviato al pari di Bateman. Un uomo che si dà un'importanza smisurata e che in realtà è un poveretto succube di svariate dipendenze, 
    irriverente nei confronti di tutti, soprattutto delle donne, e spietatamente razzista, non solo nei confronti delle persone di colore ("zulù disadattati"). Non risparmia nessuno, neppure irlandesi ("inutili pezzenti") e scozzesi ("sfigati" e "merdosi"). 

    E il fatto che Niven sia scozzese ha per fortuna dirottato il mio nervosismo dall'autore al suo personaggio, che ho odiato profondamente. Un deficiente che parla al suo pene:

    "Ciccino, – penso, avvolgendo la cappella radioattiva in una carezza dolce e affettuosa, – come posso tenerti il broncio?"
    Il romanzo - che non eguaglia Bret Easton Ellis nello splatter, ma che lo supera in scurrilità - racconta il 1997 di Stelfox in dodici capitoli titolati con i mesi dell'anno. Chiaramente c'è tantissima musica. Com'era prevedibile, nomina una quantità esorbitante di cantanti, gruppi musicali e canzoni. Ne conoscevo davvero pochi, Lennon, Bowie, le Spice Girl. Mi piacerebbe sapere se Niven si è beccato qualche querela...

    "Le Spice? Quanta fame hanno quelle maiale? Avete presente le band indie che si lamentano di doversi alzare prima di pranzo una volta ogni tre mesi per comparire in un programma mattutino? Per un quarto d’ora di celebrità vi garantisco che Geri Halliwell si sarebbe alzata all’alba ogni mattina per un anno e avrebbe nuotato nuda in un fiume di sperma sieropositivo e infestato di squali – tagliando la gola a bambini, a pensionati e a malati di tumore per lasciarseli alle spalle – anche solo per un’intervista di sessanta secondi a un tg regionale."
    Ma una bella sorpresa c'è stata: pensavo che il titolo fosse umoristico, invece avvengono davvero dei crimini e la parte gialla mi ha coinvolta. Purtroppo è marginale in mezzo alla visione contorta del mondo che ha questo lurido personaggio, ma sufficiente a farmi sopportare i suoi eccessi e le sue perversioni per arrivare a pagina 352 e scoprire come sarebbe andata a finire.

    Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, estate: onda nel testo