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venerdì 20 febbraio 2026

"Io sarò qualcuno", Willy Vlautin

 

Nevada, 2015. Io sarò qualcuno è la frase che Horace Hopper scrive ogni giorno nel suo vecchio taccuino, mette la data e sotto quella promessa che fa a se stesso. Perché Horace, mezzo bianco e mezzo Paiute, a 21 anni pensa di non valere niente. Una convinzione derivante dall'essere stato abbandonato a tre anni dal padre e a otto anche dalla madre. Non si rende conto di quanto è amato dai Reese, i suoi tutori. La vita in un ranch isolato può essere una morsa di solitudine per un ragazzo e così Horace un giorno parte per Tucson, all'inseguimento del suo sogno, quello di diventare un pugile professionista.

Quinto romanzo di Willy Vlautin, scritto nel 2018, che ho amato al pari dei precedenti ("Motel Life", "Verso Nord", "La ballata di Charley Thompson" e "The Free") e forse, sul finale, anche un po' di più.

Chi soffre per le sfortune di "David Copperfield" non dovrebbe mai leggere Vlautin. Per Horace inventa un altro ruolo da protagonista reietto a cui è impossibile non affezionarsi, un ragazzo buono quanto disgraziato, che va a cercare il suo spazio nel mondo nel posto sbagliato.

La boxe era la passione di mio nonno, puntava la sveglia per seguire gli incontri notturni e questo ricordo è l'unica tenerezza che associo a uno sport che fatico a capire.

"Aveva il naso rotto, uno zigomo fratturato, tre costole fratturate, la mano destra fratturata e un distacco della retina all’occhio destro"

E' così che Horace si riduce dopo una gara e non riesco a immaginare come si possa scegliere di praticare un'attività così rischiosa.

Il pugilato occupa una buona fetta delle 256 pagine, ma la bella scrittura di Vlautin - così come con Carofiglio - riesce a rendere ugualmente piacevole la lettura.

Ma il libro è ben altro, un ritratto estremamente realistico e toccante, una storia triste da cui è impossibile non farsi assorbire, un dolore che diventa proprio facendo provare - anche questa volta - un desiderio palpabile di poter abbracciare e rincuorare Horace.

Meraviglioso anche il personaggio di Mr Reese, con cui per questioni di età mi sono sentita fin troppo in sintonia.

"Pensavo che avrei avuto meno preoccupazioni invecchiando, invece no. Ne ho anche di più. Ma sono anche più stanco"

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia


mercoledì 8 luglio 2026

"La notte arriva sempre", Willy Vlautin

 

Portland (Oregon), gennaio di un anno non precisato. Lynette ha 30 anni e da tre la sua vita è fatta unicamente di lavoro e di risparmio, tutto per arrivare alla cifra che permetterà a lei e alla madre di versare l'anticipo per comprare la casa in cui vivono. Il proprietario a loro la venderebbe per duecentottantamila dollari: è una casa vecchia che necessita di riparazioni, ma Lynette è convinta che tutto si possa riparare e migliorare. Soprattutto sa che la riqualificazione urbana di Portland ha quasi raddoppiato il prezzo degli immobili e quella è la loro unica occasione per avere una casa di proprietà. Ed è fondamentale che suo fratello Kevin, che ha due anni più di lei, ma che ragiona come un bambino di tre, resti in quel quartiere dove ci sono tante persone che lo conoscono e che gli vogliono bene.
Sembra fatta, grazie al doppio lavoro, agli straordinari estenuanti e a quello che si è piegata a fare per poter guadagnare di più, ha accumulato ottantamila dollari: unendoli ai risparmi della madre potranno finalmente versare l'anticipo.
Invece il sogno di Lynette crolla quando tornando a casa vede che nel cortile, al posto del catorcio della madre, c'è un'auto fiammante.

"Desideravo una macchina nuova da un sacco di tempo e finalmente ne ho comprato una"

E senza quei trentanovemila dollari addio anticipo, addio mutuo, addio casa.

Ogni volta che finisco un libro di Vlautin mi trovo a pensare che sia ancora più bello dei precedenti. Questo, del 2021, è il quinto che ha scritto (ed è il quinto che ho letto).

Lynette è un altro personaggio a cui è impossibile non affezionarsi e che sarà impossibile dimenticare. Anche lei fa parte degli ultimi, persone per cui la vita sembra procedere sempre in salita con pochi svincoli che loro non sono in grado di vedere o che non hanno il coraggio di affrontare o che vorrebbero intraprendere, ma un ostacolo glielo impedisce.

Nella vita Lynette di ostacoli ne ha trovati tanti e vengono raccontati sotto forma di ricordi in queste 208 pagine che nel presente occupano soltanto due giorni e due notti.

L'ultimo è ingombrante come quell'auto superflua.

Nei ringraziamenti Vlautin racconta del suo trasferimento a Portland a ventisei anni e dei quindici impiegati per risparmiare ventimila dollari lavorando come imbianchino per arrivare a versare la caparra per la sua prima casa.
Il sogno del mattone di proprietà è forse più italiano che americano, ma credo abbia inserito qualcosa dei suoi personali sacrifici nella lotta di Lynette, con una cruda analisi dell'altra faccia dell'America e delle sue disuguaglianze sociali.

In una recensione su Amazon c'è chi consiglia all'autore di tornare a fare l'imbianchino.
Immagino che le tematiche trattate da Vlautin possano risultare pesanti per chi nella lettura cerca solo svago.
Oppure addirittura irritare chi nella forbice del divario sociale si trova (o crede di essere) tanto più in alto rispetto ai suoi personaggi. 
Ma è chi legge senza saper riconoscere la bravura oggettiva in un libro come questo (che è un qualcosa di molto diverso dal gusto personale) che farebbe meglio a impiegare il proprio tempo dando il bianco sui muri di casa.

Reading Challenge 2026, traccia Famiglio di agosto: libri ambientati in Francia o negli Stati Uniti

domenica 20 aprile 2025

"The free", Willy Vlautin

 

Leroy Kervin si era arruolato nella Guardia Nazionale su insistenza del suo capo, che stava licenziando tutti quelli che non lo facevano. Il ragazzo era convinto che l'esercito non lo avrebbe mandato a combattere, preferendo sfruttare le sue doti di elettricista nelle basi in patria. E invece la sua Brigata era stata mandata in Iraq. Lui aveva 24 anni e sei mesi dopo il veicolo su cui viaggiava era saltato in aria centrando una mina: un compagno ucciso e due pesantemente feriti. Leroy era stato quello più fortunato, frattura alle braccia e un trauma cranico, grave al punto da farlo risvegliare in un ospedale tedesco, incapace di parlare e di camminare. Il Leroy che era partito per la guerra in realtà era morto nell'esplosione. Aveva impiegato mesi per riprendere le funzioni motorie, ma era un depresso, soggetto ad attacchi di panico, crisi di pianto.

"Non ci fu nessuna guarigione miracolosa per il nuovo Leroy Kervin"

Toccante

"The free" è la quarta meraviglia nata dalla penna di Willy Vlautin nel 2014. Autore che ormai è sul podio dei miei scrittori preferiti, scalzando Kent Haruf, che amerò sempre intensamente, ma le tematiche di Vlautin hanno una profondità e una rilevanza maggiori.

Un altro romanzo breve (256 pagine) che non si vorrebbe mai finire. Altri tre personaggi indimenticabili, con le loro disgrazie e le loro reazioni, chi non si dà per vinto e chi invece proprio non ce la fa più.

Come Leroy, che da sette anni si trova nella casa famiglia per disabili in una cittadina di provincia dello Stato di Washington dove lo avevano messo dopo la riabilitazione e che una notte, quando si rende conto di essere abbastanza lucido da provare a farla finita, si butta da una scala
 infilzandosi sulle stanghe di legno del cancelletto di sicurezza, rimediando solo nuove ferite e lo sconforto del fallimento.

Un dispiacere in più per Freddie McCall, il sorvegliante notturno del centro, che non si è accorto del girovagare di Leroy, vinto dal sonno dopo aver lavorato tutto il giorno al negozio di vernici. Un doppio lavoro reso necessario dal dover pagare le spese sanitarie per i quattro interventi subiti dalla figlia minore.

Freddie è una brava persona, non merita tutta quella sfortuna: ne è convinta Pauline Hawkins, l'infermiera del reparto, brava nel curare le ferite fisiche, ma anche quelle dell'animo.

"Sei uno stronzo"
"Non voglio fare lo stronzo"
"Se sei uno stronzo, sei uno stronzo. Non importa se lo vuoi fare o no. Lo sei e basta. Il trucco sta nel non esserlo"

Che si tratti del padre schizoide, di un anziano malato terminale o di una ragazzina scappata di casa e sfruttata da un manipolo di balordi, Pauline è presente, ma non tutti si possono salvare, lo sa lei e lo sa Vlautin, che non cede a banali romanticherie come avrebbero fatto tanti altri scrittori (nessuna storia d'amore fra Freddie, divorziato, e Pauline, single), preferendo mettere a nudo le voragini della nazione più potente del mondo a cui, per questo, è impossibile perdonare il modo in cui lascia indietro chi non riesce a inseguire e raggiungere il sogno americano.

Reading Challenge 2025, traccia cascata di lettere di aprile: vetro, retro, metro

domenica 18 agosto 2024

"Verso Nord", Willy Vlautin

 

Reno (Nevada), un anno non precisato. Allison Johnson arriva in città in piena notte: ha 22 anni, 300$, una seria dipendenza dall'alcool, una piccola svastica tatuata sui lombi ed è incinta di tre mesi. Se n'è andata da Las Vegas perché non voleva fare sapere della gravidanza alla madre, alla sorella e, soprattutto, a Jimmy. Era stato lui a farla tatuare da un amico ed era stato lui a ingravidarla non usando il preservativo: in entrambi i casi lei era troppo ubriaca per rendersi conto di cosa stava succedendo e per reagire.
Ma in realtà se anche non fosse stata così stordita non sarebbe cambiato nulla perché Allison ha una stima personale così bassa da credere di meritare tutto quello che le succede e spesso il marcio se lo va a cercare.

Dopo aver letto a maggio il romanzo d'esordio di Vlautin, "Motel Life", e capendo di aver scoperto un autore eccezionale, avevo pensato di centellinare gli altri sui titoli perché sono pochi (per ora soltanto sei in totale), ma la speranza di veder confermata la prima impressione ha vinto.

Scritto nel 2008 (quindi a due anni di distanza dal primo), "Verso Nord" è altrettanto bello e struggente, davvero non saprei scegliere quale dei due mi sia piaciuto di più!

Ci sono delle analogie fra i due romanzi.
La città di ambientazione, Reno, che è anche il luogo di nascita dell'autore.
Un padre che abbandona la famiglia quando i figli sono ancora piccoli.
La compensazione materna che viene a mancare, anche se per ragioni completamente diverse: mentre quella dei fratelli Flannigan muore di cancro quando sono adolescenti, quella delle sorelle Johnson vive, ma non è in grado di aiutare neppure se stessa.

E queste situazioni complicate sono la miccia per le esistenze degradate, costellate da situazioni squallide, tristi e deprimenti che Vlautin racconta.

Le 224 pagine sono caratterizzate da un livello di disagio altissimo che, di nuovo, porta a provare sincero affetto per la protagonista, una giovane ragazza che avrebbe potuto avere un'esistenza del tutto normale se fosse cresciuta in un contesto più sano ed equilibrato, mentre le circostanze della vita hanno fatto di lei una fragile sbandata che cerca conforto nell'autolesionismo e in Paul Newman.

"È triste da ammettere, ma lui probabilmente è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita. Tutte le volte che sono preoccupata o in ansia, penso a lui. A volte non è facile farlo apparire, ma comunque lui compare quasi sempre."

Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, estate: hotel nel testo

lunedì 27 maggio 2024

"Motel Life", Willy Vlautin

 

Reno (Nevada), inizio novembre 1996. "Frank, sono rovinato": è questo che Jerry Lee dice svegliando suo fratello in piena notte. Jerry Lee piange a dirotto, ma ciò che colpisce il fratello minore è quello che indossa: un giaccone nero, gli scarponi da lavoro e le mutande. Niente pantaloni. Polly Flynn si è arrabbiata con lui e glieli ha bruciati, racconta. Quindi se ne è andato e si è messo al volante, nonostante fosse un po' sbronzo, ma è stato per colpa della neve se non ha visto il ragazzino in bicicletta. Se lo è trovato davanti all'improvviso e lo ha centrato in pieno. Lo ha ucciso! E poi, non sapendo cosa fare, ha caricato il corpo in macchina, che adesso è nel parcheggio del motel.

"Siamo tutti incasinati, quindi tendiamo a stare con gente incasinata. E per me è giusto che sia così. Ma questo non vuol dire che siamo persone cattive, no? Se sei stato sfortunato non vuol dire che lo sarai sempre, no? Certa gente è sfortunata, ma le cose possono cambiare. Non penso che ci sia gente condannata alla sfortuna."

Forse non esiste un abbonamento alla sfortuna, ma a volte è difficile credere che sia così.

I fratelli Flannigan sono due giovani uomini: non ci viene detta l'età, sappiamo solo che hanno due anni di differenza. Appartengono a quella categoria di persone da cui si tende a prendere le distanze: due disadattati per i quali comprare un cartone da sei di birra rappresenta la prima cosa da fare quando le cose vanno male. Persone di cui è facile ritenersi migliori. Ma sulla base di cosa? Perché siamo più stabili, più ricchi, più puliti? Ma cosa sarebbe successo a Frank e a Jerry Lee se il padre non avesse abbandonato la famiglia per scappare dalla città e dai suoi debiti di gioco quando erano bambini? E se la madre non fosse morta di cancro quando erano adolescenti? E se il nonno materno, l'unico parente rimasto, se li fosse portati nel Montana anziché lasciarli in un motel di Reno con 200$ e tante scuse per non volerli fra i piedi? E se Jerry Lee non avesse perso la parte inferiore di una gamba per una stupida ragazzata sei mesi dopo la morte della madre?

E se, e se, e se... Non ci pensiamo mai, ma forse non ci sono persone migliori di altre, ma solo degli "e se" diversi.

Fino a marzo non avevo mai sentito nominare Willy Vlautin. Poi mi è apparsa la copertina di un suo libro in una pubblicità di Amazon su Facebook, ho letto la trama e mi ha colpita, l'ho cercato su Wikipedia: nato proprio a Reno nel 1967, fra il 2006 e il 2021 ha scritto soltanto sei romanzi, dei quali "Motel Life" è il primo.

Nella postfazione scritta nel 2020 spiega il fenomeno dei motel a Reno, nati per dare un posto dove dormire ai frequentatori dei casinò. Ce n'erano più di 120, successivamente caduti in declino con la nascita dei casinò che offrivano anche stanze per la notte. La cosa curiosa è che fin dai suoi sette anni sognava di vivere in uno di quei motel e se questo era il suo sogno da bambino mi viene da pensare che abbia collezionato anche lui una sfilza di sfortunati "e se".

Libro meraviglioso sulla miseria e il disagio sociale, una scrittura che mi ha fatto innamorare di ogni singola parola ed era da Kent Haruf che non vivevo un simile idillio. Due protagonisti a cui è impossibile non affezionarsi.
Siamo appena a maggio, ma credo di aver già trovato la mia miglior lettura dell'anno.

Reading Challenge, traccia stagionale crucipuzzle, primavera: notte nel testo

domenica 19 gennaio 2025

"Colpisci e scappa", Doug Johnstone

 

Edimburgo, luglio di un anno non precisato. Colpisci e scappa: nel gergo dei poliziotti e dei giornalisti è così che viene definita la vile azione dei pirati della strada. In verità Billy Blackmore - giovane tirocinante di nera all'Evening Standard - dopo aver investito accidentalmente un uomo compone subito il 999, ma viene bloccato da Charlie, il fratello maggiore.

"Vuoi rovinarci la vita? E' questo che vuoi? E' morto. Non c'è niente che possiamo fare!"

Zoe, la bellissima fidanzata di Billy, è d'accordo con Charlie: sono le 2:37 del mattino e sono spaventosamente ubriachi e impasticcati, non ci sarebbe nessuna clemenza per loro.
E Billy si lascia facilmente convincere per scoprire il giorno dopo di aver ucciso Frank Whitehouse, il peggior criminale di Edimburgo. Sapere di aver tolto di mezzo una persona veramente cattiva basta per cancellare i sensi di colpa?

Ottenebrato

Un libro può sia piacere sia deludere? Sì, quando le aspettative risultano poi parzialmente insoddisfatte, esattamente come in questo caso.

Quarto dei tredici gialli/noir pubblicati da Doug Johnstone, 
scrittore e musicista scozzese classe 1970; solo questo (2012) e "L'ultima volta" (2013) sono stati tradotti in italiano.

Un romanzo dallo stile e dalle atmosfere decisamente noir a cui però manca tutta la parte poliziesca. Il crimine avviene nel primo capitolo: di ritorno da un evento, il rilancio di una bibita austriaca a base di barbabietola, ma fortemente alcoolica, Billy, Charlie e Zoe stanno tornando a casa in condizioni penose quando l'auto impatta su "qualcosa" che si trovava al centro della carreggiata. In rapida successione tonfo sul cofano, colpo sul parabrezza, altro tonfo sul tettuccio. Billy ferma l'auto e dallo specchietto retrovisore vede che i fanali posteriori illuminano di rosso una massa. Scesi dall'auto capiscono che si tratta di un uomo. Charlie, medico, ne decreta il decesso non trovando il battito. Dopo aver convinto il fratello minore a non fare pazzie e a mettere via il telefono, i tre gettano il corpo in un boschetto a lato della strada, si rimettono in macchina e tornano a casa.

Un ottimo primo capitolo a cui ne seguono alcuni altrettanto validi, con Billy che scopre l'identità della persona che ha ucciso e che si trova obbligato a seguire la storia per il giornale presso cui lavora, ruolo che genera tristi verità che impattano sempre più brutalmente nella mia vita di giornalaia.

"L'intera industria del giornalismo su carta stava morendo"

Ma da pagina 47 (su 300) la dinamica ha iniziato a intrigarmi meno, concentrandosi sugli abusi di Billy - che ingurgita calmanti, eccitanti, anfetamine e oppiacei come se fossero mentine, perdendo in fretta ogni raziocinio - e una lunga successione di accadimenti eccessivi e improbabili che portano a un finale che non riesce a sorprendere.

Leggendo mi sono trovata più volte a fare un confronto fra i Blackmore e i Flannigan di Vlautin in
 "Motel Life" perché lo stile di scrittura non è troppo dissimile ed entrambe le coppie di fratelli hanno un trascorso familiare disagiato, ma ai personaggi di Vlautin ho voluto bene, tanto che spesso mi capita di pensare ancora a loro, invece con Johnstone mi sono affezionata solo a Jeanie, la scheletrica collie che Billy adotta al canile.

Reading Challenge 2025, traccia dadi di gennaio: 24

sabato 29 marzo 2025

"La ballata di Charley Thompson", Willy Vlautin

 

Portland (Oregon), inizio estate di un anno non precisato. Charley Thompson ha soltanto 15 anni e ha appena affrontato l'ennesimo trasloco seguendo suo padre, Ray, per il quale è normale spostarsi nel Nord Ovest del Paese inseguendo un lavoro meglio retribuito o scappando dalle conseguenze di qualcosa che ha fatto.
Charley a Spokane stava bene, gli piaceva la scuola ed era stato incluso nella squadra di football. Diventare una stella della NFL è il suo sogno, quello che lo fa andare avanti accontentandosi del poco che ha, una vita a cui mancano molte cose, non solo la stabilità territoriale. Manca l'amore di una madre, perché lui la sua neppure la ricorda, e spesso manca il cibo, perché il padre a volte sparisce per qualche giorno e lui è costretto a rubare per poter mangiare. Un'esistenza misera che diventerà ancora più disgraziata, portandolo a scappare insieme a Lean on Pete, un cavallo di cinque anni, con il manto nero, un segno bianco sul muso e le zampe malandate. Pete è il suo unico amico e Charley non può permettere che finisca in un macello messicano solo perché l'avidità del suo padrone lo ha portato allo stremo.

Struggente

Se a Frank e Jerry Lee di "Motel Life" e ad Allison di "Verso Nord" mi ero affezionata, Charley e Pete li ho proprio amati.

Scritto nel 2010, titolo originale "Lean on Pete", è il terzo romanzo pubblicato da questo immenso autore che ogni volta mi rapisce e mi conquista con le sue storie che raccontano quell'America che a molti dei suoi figli non offre nulla di patinato né di invidiabile e con i suoi personaggi pescati fra gli ultimi, così disperati da suscitare una sofferenza che, razionalmente, non ha senso provare per figure di fantasia, ma che pagina dopo pagina diventa sempre più autentica.

Nella sinossi Vlautin viene paragonato a Steinbeck, di cui non ho mai letto nulla, ma che adesso voglio recuperare.

Leggere questo libro e non affezionarsi a Charley (confronto al quale David Copperfield è un fortunello) e a Pete, non soffrire per loro, soprattutto non farsi due domande su come l'andamento della vita spesso sia solo una questione di fortuna determinata dalle carte che vengono assegnate alla nascita (salute, luogo, famiglia, situazione patrimoniale, eccetera) e su quanto sia difficile il riscatto quando - letteralmente - va tutto storto, significa aver avuto delle buone carte e fregarsene degli altri, vuol dire non essere delle brave persone.

"La gente dice che quando piangi poi ti senti meglio ma a me non succedeva, non cambiava niente, anzi, mi sentivo sempre più stanco e confuso"

Charley è il narratore della sua storia, un resoconto di fatti e di azioni, spesso ripetitivo, senza diventare mai noioso, la quotidianità di un ragazzino che vorrebbe solo avere un letto e dei pasti regolari, poter studiare e fare sport, avere qualche amico.

E poi c'è Lean on Pete e con lui la sorte è stata ancor più bastarda, sfruttato dall'uomo fino a perderci la salute diventando così inutile e sacrificabile.

"Pete è come in prigione, qui. Credo proprio che la chiamerei così, se fossi rinchiusa in una cella per ventitré ore al giorno, poi mi tirano fuori e mi fanno correre e mi rimettono dentro."

Il destino dei cavalli negli ippodromi, analogo a quello degli animali rinchiusi negli zoo, negli acquari e in qualunque trappola inventata dall'uomo per il proprio divertimento e tornaconto.

Reading Challenge 2025, traccia cascata di lettere di marzo: stella, stelle, stalle


mercoledì 1 luglio 2026

Reading Challenge 2026: tracce di luglio

       


Traccia della pozione, libri in cui il protagonista è orfano


Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • SEGRETO: Un sottile segreto, Callie Kazumi (3 punti)
  • MORTALE: Promessa mortale, Angela Marsons (3 punti)

Traccia scopa volante, libri ambientati in Germania
  • I fidanzati di Babette, Alice Berend (1 punto)

Traccia calderone:

  • libri legati al giardino

  • libri in cui si naviga

Traccia famiglio, libri ambientati in Francia o negli Stati Uniti:
  • La notte arriva sempre, Willy Vlautin (2 punti)
  • La sequestrata di Poitiers, André Gide (1 punto)

Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita




I miei punti di luglio: 10



sabato 1 marzo 2025

Reading Challenge: tracce di marzo

   



Tracce generiche:
  • libri con una chiave in copertina
    Call girl, Tanguy Viel (1 punto)
    Mystery, Inc., Joyce Carol Oates (1 punto)

  • libri scritti da autori membri del Detection Club

Traccia cascata di lettere: 
  • Stella: Chiuditi dentro, Riley Sager (3 punti)
  • Stelle: Loro, Maxime Chattam (5 punti)
  • Stalle: La ballata di Charley Thompson, Willy Vlautin (2 punti)

Traccia rebus:
  • Piccole cronache, Carlo Maria Cipolla (1 punto)

Traccia dadi:
  • Le conseguenze del male, Gian Andrea Cerone (5 punti)

Traccia stagionale crucipuzzle, inverno:
  • Mr e Mrs American Pie, Juliet McDaniel (4 punti + 1 punto foto)
  • La casa in fondo alla strada, Karen McQuestion (3 punti)
  • Il cimitero di Jim Morrison, Michelangelo Giampaoli (3 punti)

I miei punti di marzo: 29



domenica 21 giugno 2026

"Ascension", Nicholas Binge

 

Oceano Pacifico, gennaio 1991. Un'immensa montagna, alta fra gli undicimila e i tredicimila metri, si eleva in mezzo alle acque. E' comparsa dal nulla due mesi prima, senza avere attorno nessuna catena montuosa. Harold Tunmore fa parte della squadra di scienziati mandati sul colosso nel tentativo di svelare questo mistero, impossibile da ignorare. Sarà Ben Tunmore, fratello di Harold, a raccontare quasi trent'anni dopo gli eventi di quella spedizione e lo farà attraverso le lettere che Harold ha scritto alla nipote durante i terribili giorni trascorsi sulla montagna. 

Nicholas Binge, nato a Singapore nel 1990, ha all'attivo sei romanzi che si dividono fra thriller speculativi, horror e fantascienza. Questo, pubblicato nel 2023, è il secondo che ha scritto (al momento è l'unico a essere stato tradotto italiano) e appartiene all'ultima categoria, genere da cui mi tengo a grande distanza e la lettura di "Ascension" mi ha confermato che è una scelta saggia.

Il libro ha una struttura particolare e accattivante, con prefazione e postfazione scritte dal fratello dello scienziato nel luglio 2020. In mezzo la raccolta delle lettere dove Harold racconta la spedizione e dove ricostruisce il suo passato condizionato da un tragico evento.

Queste ultime sono pagine di narrativa contemporanea, immensamente più interessanti per me da leggere rispetto a tutte le altre, infarcite di nozioni che immagino elementari per chi mastica un minimo di fisica, ma per me praticamente incomprensibili (
"Tecnicamente per chi è a terra il tempo si muove più lento che per chi, mettiamo, è in cima a un grattacielo, perché è più lontano dal pianeta"), un eccesso di discorsi legati alla religione (che proprio non mi aspettavo) e, naturalmente, situazioni fantastiche, con tanto di giganteschi mostri senza testa, con quattro occhi gialli privi di palpebre che si trovano in mezzo alla grande massa centrale grigio-azzurra. Non hanno bocche, ma dieci tentacoli e dalle loro ferite esce un liquido giallo-verde.

Descrizioni che, unite a una scrittura amatoriale ("Prova a fermarci" e "Fuori uno" sono frasi che Binge fa pronunciare ai suoi personaggi in uno dei momenti di maggior tensione facendomi tornare ai cartoni animati che mi capitava di guardare ai tempi delle elementari a casa della mia amichetta del cuore, mia omonima. E a guardarli non eravamo noi bambine "grandi", ma suo fratello Massimo, più piccolo di cinque anni!), mi fanno sperare che la fantascienza sia molto più di questo, come sostiene mio marito (a cui comunque il libro non è dispiaciuto).

L'unico aspetto piacevole della lettura è stato fare un mini GdL con lui: ne abbiamo letto un capitolo al giorno ed è stata una cosa simpatica, anche se i commenti erano minimi, per colpa di "Ascension", che non è certo un libro da grandi riflessioni.

La prossima volta, magari, ci dedichiamo a Roth o a Vlautin, andrà senz'altro meglio ♥

Reading Challenge 2026, traccia Calderone di giugno: libri con stelle in copertina


lunedì 17 giugno 2024

"La collana", Matt Witten

 

Lake Luzerne (Stato di New York), aprile 2001. Delfino viola, paperella rosa, unicorno blu: è questa la sequenza di perline che Amy, 7 anni, sceglie per la sua collanina. E' domenica e cinque giorni dopo viene rapita all'uscita da scuola, portata in un capanno nel Vermont e lì violentata e uccisa. Per Susan Lentigo, la madre 35enne, si apre un baratro senza fondo che la condanna a morte dell'assassino riuscirà a colmare solo in minima parte.
Hodge Hill (North Dakota), novembre 2021. Susan è riuscita in qualche modo a sopravvivere a quei vent'anni senza Amy e ha affrontato un viaggio da incubo per assistere all'esecuzione. Ma durante quegli interminabili 2.400 chilometri è successo qualcosa, un qualcosa che non può ignorare perché le ha instillato un dubbio tremendo: forse lo Stato sta per uccidere l'uomo sbagliato.

"Un thriller ricco di colpi di scena che terrà il lettore incollato alle pagine fino all'ultima, sconvolgente rivelazione"

Così si chiude la sinossi e non posso fare a meno di confermare: questo libro mi ha rapita e ho fatto davvero fatica a metterlo da parte quando non avevo più tempo per leggere, finché ieri ho approfittato della prima giornata al mare dell'anno (mai così tardi a causa della primavera autunnale che abbiamo avuto!) per leggere d'un fiato la seconda metà.

Matt Witten, autore televisivo statunitense con all'attivo anche la pubblicazione di alcuni gialli, lo ha scritto nel settembre 2021, ma da noi è uscito soltanto a marzo di quest'anno (al momento è l'unico suo titolo tradotto in italiano). Quando lo avevo visto fra le novità lo avevo subito inserito in wish list perché è proprio il genere di thriller che mi piace leggere, ma lo avevo anche dimenticato in fretta perché oggettivamente la trama è piuttosto modesta e poco originale.

Ma nelle settimane successive ho cominciato a vederlo apparire nel gruppi FB e nei profili IG dedicati alla lettura che seguo e tutti quelli che ne parlavano ne raccomandavano la lettura, esattamente come faccio io adesso.

Leggerlo ha confermato l'impressione avuta con la trama: tanti libri ricostruiscono la storia di crimini atroci come questo avvenuti in passato per i quali il colpevole è già stato arrestato, processato e condannato, concentrandosi poi sulla possibile infondatezza delle accuse.

A rendere "La collana" non banale sono i personaggi di Witten, in particolare quello di Susan. Il modo in cui riesce a trasmettere al lettore il dramma vissuto da questa donna, la sua disperazione, il senso di vuoto che non l'ha mai abbandonata nei vent'anni successivi alla tragedia e tutte le sue fragilità ("Non penso ci sia gente condannata alla sfortuna": così Vlautin faceva dire a un suo personaggio in "Motel Life", ma se avesse anche solo letto dei disagi patiti dalla Lentigo durante il suo lungo viaggio forse non lo avrebbe scritto) possono conquistare anche chi di solito non ama leggere thriller perché questo libro va oltre, racconta la cosa peggiore che possa accadere a un essere umano e lo fa toccando il cuore.

Il libro alterna i capitoli fra passato e presente e quando la Susan del 2021 descrive il momento in cui era stata informata dalla polizia del ritrovamento del corpo della sua bambina - nonostante si sappia fin dal principio che Amy è morta - si soffre perché Witten riesce a coinvolgere così tanto da portare il lettore a sperare in qualcosa di diverso pur avendo la consapevolezza che non sia possibile.

Il suo libro mi è piaciuto così tanto che sarei quasi disposta a perdonargli di non aver controllato i giorni della settimana corrispondenti all'aprile 2001: il 7 aprile 2001, giorno in cui Amy inanella le perline per farsi la sua collana, era un sabato, non una domenica, e le date a seguire sono tutte sbagliate di un giorno. Assurdo scegliere di iniziare ogni capitolo con una data e non controllarne l'esattezza.


Reading Challenge 2024, traccia di giugno: libri con più di venti capitoli


sabato 3 maggio 2025

"Americana", Don DeLillo

 

New York, anni Settanta. David Bell ha 28 anni ed è bello: occhi azzurri, capelli biondi, altezza che sfiora il metro e novanta, fisico prestante. Ormai si è abituato a essere scambiato per un attore, con tanto di richiesta di un autografo. Ma lui lavora dietro alle quinte, non del cinema, bensì della televisione. E' autore di un noto programma trasmesso dal network di cui è anche dirigente. Frivolezze e mondanità fanno parte del suo lavoro: tanti soldi, tante donne, tante feste, tanti contatti. Tutto cambia quando, a sorpresa, il suo programma viene silurato: David affitta un camper, compra una cinepresa, raduna tre compagni di avventura e parte per il Midwest. Scopo: produrre un documentario sui Navajo per il cinema indipendente.

Digressivo

Dopo tanti tentennamenti ho trovato il coraggio per affrontare Don DeLillo, che - se possibile - mi intimoriva ancora più di Philip Roth.
Nato nel Bronx nel 1936 (stesso anno di mio padre), da genitori immigrati dalla provincia di Campobasso, ha scritto questo suo primo romanzo nel 1971: non è considerata la sua opera migliore, ma avercene di autori capaci di scrivere così bene fin dall'esordio! E lo dico nonostante non sia stata un'esperienza di lettura da colpo di fulmine, come mi era successo con Roth e con la Oates.

Mi piacciono le digressioni e sapevo che sono un tratto distintivo di DeLillo, però non mi aspettavo che potessero arrivare a essere l'essenza di un romanzo. Più di una volta mi sono persa fra i tantissimi personaggi che spuntano e scompaiono prima di capire che non erano importanti singolarmente, ma nel loro insieme, un mezzo per descrivere la società dell'epoca.

David è la voce narrante delle 420 pagine del romanzo, divise in quattro parti e dodici capitoli, di cui solo tre abbastanza brevi, gli altri tutti lunghi o lunghissimi. In realtà le parti avrebbero potuto essere soltanto due: prima c'è David immerso nella sua sfavillante vita newyorkese, con situazioni, ambientazioni, dialoghi e personaggi che mi hanno dato l'impressione di leggere una lunga sceneggiatura di "Mad Men" (anche se in realtà l'unico che lavora come pubblicitario è suo padre); poi c'è il David on the road, in verità con poca strada e tantissimi incontri.

Lo scopo di David, al di là dei Navajo, è quello di incontrare e raccontare la gente comune, quella lontana dal sogno americano che lui ha vissuto appieno a New York.

"Questo è l’unico paese al mondo in cui la violenza fa ridere"

Sono convinta che se avessi letto "Americana" un anno fa mi sarebbe piaciuto molto più di quanto non lo abbia apprezzato adesso perché giusto a maggio dell'anno scorso ho letto "Motel Life" e il modo in cui Vlautin racconta i disagi delle persone, soprattutto il genere di persone che sceglie di raccontare, non ha rivali.
Ma questo è solo il mio primo DeLillo.


Reading Challenge 2025, traccia stagionale crucipuzzle, primavera: veleno

martedì 1 aprile 2025

Reading Challenge: tracce di aprile

    


Tracce generiche:
  • libri di generi non letti a marzo
  • libri che abbiano nel titolo un'attività
    Il teatro sulla spiaggia, Joanna Quinn (3 punti)

Traccia cascata di lettere:
  • Vetro: Le bugiarde, Rebecca Reid (3 punti)
  • Retro: Ultima chiamata per Mariani, Maria Masella (2 punti)
  • Metro: The free, Willy Vlautin (2 punti)

Traccia rebus:
  • Mia madre è un fiume, Donatella Di Pietrantonio (1 punto)

Traccia dadi:
  • L'ora blu, Paula Hawkins (3 punti)

Traccia annuale Scarabeo: dieci libri incrociando i titoli sul tabellone del gioco (30 punti)
  • Cercami, André Aciman
  • Bucaneve, Mélissa Da Costa
  • Serge, Yasmina Reza
  • Boccamurata, Simonetta Agnello Hornby
  • Miserere, Marina Marazza
  • Confessioni, Kanae Minato
  • Foxfire, Joyce Carol Oates
  • Hypnosis, Karen Coles
  • Marya, Joyce Carol Oates
  • Resoconto, Rachel Cusk

I miei punti di aprile: 44



mercoledì 1 aprile 2026

Reading Challenge 2026: tracce di aprile

    


Traccia della pozione, libri fake dating/relationship

Traccia incantesimo, formare una frase con parole estrapolate dai titoli dei libri letti:
  • TUTTA: Tutta la storia del Titanic, Francesco Ambrosini (2 punti)
  • MIA: Inés dell'anima mia, Isabel Allende (3 punti)
  • LA: La ragazza che levita, Barbara Comyns (1 punto)
  • CITTA': La città del terrore, Alafair Burke (3 punti)

Traccia scopa volante, libri ambientati in Austria:
  • Paura, Stefan Zweig (1 punto)

Traccia calderone:

  • libri con un mezzo di trasporto a motore in copertina
    Un animale selvaggio, Joel Dicker (4 punti)

  • libri con personaggi che hanno dei superpoteri

Traccia famiglio, libri con il titolo di una sola parola:
  • Jack, A.M. Homes (2 punti)

Traccia grimorio, libri collegabili all'immagine fornita:
  • Storia di Milo, il gatto che salvò Plutone, Costanza Rizzacasa d'Orsogna (1 punto)

Traccia annuale Ouija (50 punti):
  • A = All'incrocio dei nostri destini, Mélissa Da Costa
  • B = Blonde, Joyce Carol Oates
  • D = Donne in fuga. Vite ribelli nel Medioevo, Maria Serena Mazzi
  • G = Grand Union, storie, Zadie Smith
  • I = Io sarò qualcuno, Willy Vlautin
  • K = Killer potential, Hannah Deitch
  • L = Le ragazze di New York, Susie Orman Schnall
  • N = Non dire una bugia, Alafair Burke
  • P = Piccoli sacrifici, Ann Rule
  • T = Troppi cugini, Douglas G. Browne
  • U = Una ficcanaso in meno, Kristen Perrin
  • Y = Yellowface, Rebecca F. Kuang


I miei punti di aprile: 67



sabato 5 aprile 2025

"Confessioni", Kanae Minato

 

Giappone, una cittadina di provincia non menzionata. E' il 13 febbraio di un anno non precisato quando il corpicino di Manami, 4 anni appena, viene ritrovato nella piscina della scuola dove la madre, Yūko Moriguchi, insegna scienze. Un mese e una settimana più tardi, al termine dell'ultimo giorno di scuola, la professoressa annuncia alla classe di aver dato le dimissioni. Ogni alunno della 1B collega la decisione alla tragedia che l'ha colpita, ma la donna annuncia di avere qualcosa da raccontare: "Manami non è morta accidentalmente, ma è stata uccisa da qualcuno di voi".

Giapponese

Nel 2007 l'autrice, nata nel 1973 nella prefettura di Hiroshima, vinse un premio con il racconto lungo intitolato "La sacerdotessa": quel racconto è poi diventato il primo capitolo di questo libro, pubblicato l'anno successivo e vincitore del premio Japan Booksellers' Award nel 2009. Esiste anche la trasposizione cinematografica con la candidatura all'Oscar come miglior film straniero del 2011.

Il  libro, 
che fatico a considerare un thriller, ha una trama intrigante e una struttura molto particolare: ogni capitolo ha una voce narrante diversa che racconta i fatti dal suo punto di vista, con rimandi al proprio passato (che in alcuni casi ha un peso determinante), confessando (titolo azzeccatissimo) qualcosa che nessuno sa.

Un meccanismo che sposa alla perfezione lo stile giapponese, con i fatti che vengono svelati e sbrogliati poco per volta, andando a incastrarsi gli uni agli altri attraverso una narrazione così lenta che mi ha portata non solo a impiegare tantissimo tempo per arrivare alla fine (e si tratta di appena 280 pagine), ma a un certo punto anche a mettere il libro in pausa per passare a qualcos'altro (Vlautin).

Le tematiche sono forti: il bullismo nelle scuole, il carico derivante dalle aspettative delle famiglie, il fenomeno del Hikikomori e altro, il tutto intriso del rigore e della disciplina giapponesi, caratteristiche molto lontane da noi, nel bene e nel male, e probabilmente è stato proprio questo a rendermi pesante la lettura. Non negativa, ma bisognosa di una assimilazione graduale a cui non sono abituata e mi preoccupa un po' aver già comprato il solo altro titolo dell'autrice tradotto in italiano, "Veleno", ma trattandosi di una raccolta di racconti sarò in grado di gestirla meglio quando arriverà il suo momento.

Reading Challenge 2025, traccia annuale Scarabeo

giovedì 1 agosto 2024

Reading Challenge: le tracce di agosto

 

TRACCE MENSILI

Libere:
  • libri con la parola "libreria" nel titolo
    Mezzanotte alla libreria delle Grandi Idee, Matthew Sullivan (3 punti)
  • libri con robot o cyborg
  • libri con una finestra in copertina
    L'incubo di Hill House, Shirley Jackson (2 punti)

Traccia gioco di società: Jumanji, libri ambientati in altri mondi


Traccia vagabonda: 
  • Norvegia: Una famiglia moderna, Helga Flatland (3 punti)
  • Paesi Bassi: La bottega del cioccolato, Philibert Schogt (3 punti)

Traccia annuale Festival di Sanremo: da cinque a dieci libri abbinabili alle canzoni in gara dal 1951 a oggi (29 punti)
  • Madre d'ossa, Ilaria Tuti
  • L'orizzonte della notte, Gianrico Carofiglio
  • Giardino di primavera, Tomoka Shibasaki
  • Il gioco di Alice, Claudia Notarrigo
  • Il colore del vetro, Francesco Caringella
  • Gente, Alan Bennett
  • Il primo sole dell'estate, Daniela Raimondi
  • Monsieur Ladoucette e il club dei cuori solitari, Julia Stuart
  • Due sorelle, David Foenkinos
  • Sorella, mio unico amore, Joyce Carol Oates

Traccia stagionale crucipuzzle, estate:
  • David Copperfield, Charles Dickens (10 punti)
  • Come uccidere la tua famiglia, Bella Mackie (4 punti)
  • Uccidi i tuoi amici, John Niven (3 punti)
  • Verso Nord, Willy Vlautin (2 punti)
  • L'estate di Garlasco, Francesco Caringella (2 punti)
  • Il segreto della monaca di Monza, Marina Marazza (5 punti)

I miei punti di agosto: 66


sabato 1 giugno 2024

Reading Challenge: le tracce di giugno

      


TRACCE MENSILI


Tracce mensili:
  • libri con una persona di profilo in copertina
    Le nostre separazioni, David Foenkinos (1 punto + 1 punto foto)
  • libri con più di venti capitoli
    La collana, Matt Witten (3 punti)
  • libri ambientati in città di mare
    Giorni contati, Maria Masella (2 punti)

Traccia gioco di società: 
Villainous, libri in cui c'è un cattivo
  • Cara Rose Gold, Stephanie Wrobel (3 punti)

Traccia vagabonda: 
  • Egitto: Chiamami col tuo nome, André Aciman (2 punti)
  • Marocco: Nel giardino dell'orco, Leila Slimani (2 punti)

Traccia stagionale crucipuzzle, primavera:
  • Lady Chevy, John Woods (3 punti)
  • Il mercante di via Venti, Maria Masella (2 punti)
  • Titanic: un viaggio che non dimenticherete, Massimo Polidoro (3 punti)
  • Perché hai paura?, Jérome Loubry (3 punti)
  • Motel Life, Willy Vlautin (2 punti)
  • Brava gente, Margherita Oggero (2 punti)
  • Final Girls. Le sopravvissute, Riley Sager (4 punti)
  • Revolutionary Road, Richard Yates (4 punti)
  • Ragazze perbene, Olga Campofrida (2 punti)
  • Oltre la siepe, Barbara Abel (3 punti)

I miei punti di giugno: 42