domenica 6 ottobre 2024

"Il grand tour di Nancy Moon", Sarah Steele

 

Brighton, 2017. Il funerale di nonna Peggy è finito e Florence (Flo) Connelly, 38 anni, si ritrova da sola nella casa dove ha trascorso gran parte della sua infanzia. Decide di prendersi ancora una notte prima di tornare da Seamus e dal loro matrimonio arrivato quasi al capolinea.
La ricerca della sua vecchia e amata Singer le fa scoprire una scatola nascosta in fondo all'armadio della nonna dal contenuto sorprendente: all'interno ci sono alcune buste con dentro a loro volta il disegno di un abito, il suo cartamodello, un ritaglio di stoffa, una cartolina e una fotografia. Le cartoline sono indirizzate a Peggy e rappresentano Parigi, Antibes, Capri e Venezia. Non sono mai state spedite e sono tutte firmate "Nancy", che deve senz'altro essere la bella ragazza bionda che appare nelle fotografie ripresa mentre indossa gli abiti disegnati da lei.
Ma chi è questa Nancy e perché la nonna non gliene ha mai parlato?
E' per rispondere a queste domande che Flo inizia il grand tour di Nancy Moon.

Opera prima dell'inglese Sarah Steele, un romanzo che penso possa essere molto amato da persone romantiche e sognatrici, ma che personalmente ho trovato tremendamente antiquato, anche se carino.

Se fosse stato (molto) più datato avrei accettato di buon grado lo stile affettato e il buonismo imperante, ma essendo stato scritto e pubblicato soltanto quattro anni fa ho patito l'eccesso di garbo nelle descrizioni di persone e fatti, nei dialoghi, nei comportamenti e nei giudizi.

Una linea piatta che contrasta anche con la struttura del libro dove i capitoli si alternano fra passato e presente. Non ci sono differenze fra le due protagoniste, la Nancy venticinquenne del 1962 parla, ragiona e agisce come la Flo trentottenne del 2017, tutte carine, mai sopra le righe, sempre comprensive e accomodanti.
Esasperanti in tutta questa sofisticata e garbata perfezione.

Al netto della stucchevolezza la storia raccontata è tutto sommato piacevole e ben costruita: Flo ripercorre le tappe del viaggio nel continente di Nancy, per capire chi era e quale fosse il legame con la nonna recentemente scomparsa.
Ovviamente ci riuscirà e la Steele alla fine è riuscita a far nascere anche in me il desiderio di scoprire i dettagli, oltre a quello che era già intuibile.

E' per questo che ieri sera ho letto speditamente le ultime cinquanta pagine, mentre le precedenti 350 le avevo trascinate per quasi un mese, sopraffatta dalle estenuanti descrizioni sartoriali (sicuramente un punto di merito per chi ama cucire e la moda vintage), dall'insopportabile ammirazione per il lusso e per chi lo sfoggia e dalla profonda antipatia che Flo si era guadagnata già a pagina 52, quando dà una pedata all'anziano gatto del marito chiedendosi:

 "Che razza di gatto viveva fino a diciannove anni? A cosa serviva l'eutanasia per gli animali, se a quel rognoso sacco di pulci era ancora concesso di trascinarsi per il pianeta?"!

Se avessi l'abitudine di abbandonare i libri iniziati probabilmente non sarei andata oltre.

Reading Challenge 2024, traccia annuale Shopping: negozio di abbigliamento


giovedì 3 ottobre 2024

"Non buttiamoci giù", Nick Hornby

 

Londra, notte di capodanno di un anno non precisato. Quattro persone si ritrovano sul tetto di quella che è stata ribattezzata come "la casa dei suicidi". Ognuno di loro ci è salito per onorare la nomea del luogo.
Martin, ex conduttore di "Buongiorno Inghilterra con Penny e Martin", perché da un anno ha perso tutto, moglie, figlie, lavoro, affetto del pubblico e stima degli amici.
Maureen, madre di un figlio gravemente disabile, perché non ce la fa più ad andare avanti. 
Jess, lasciata da Charles dopo un'unica sveltina, perché non riesce a immaginare di trascorrere il resto della sua vita senza di lui.
E l'americano JJ, traferitosi in Inghilterra per amore, perché ormai ha perso sia quell'amore sia il sogno di sfondare come musicista.
Ma il suicidio è una cosa seria, difficile cogliere l'attimo per spiccare il volo definitivo quando dietro hai una fila di persone che ti mettono fretta. Così, quando il momento buono passa per tutti, si ritrovano a spiegare agli altri cosa li ha condotti in quel posto.

Quarto romanzo dell'autore che leggo dopo "Febbre a 90°", "Alta fedeltà" e "Funny Girl". Questo (titolo grandioso!) è il quinto che ha scritto, nel 2005 (con lui non sto seguendo l'ordine cronologico), ed è inaspettatamente il più profondo.

Inaspettatamente perché con Hornby si sa in partenza che ci farà sorridere, ridere e/o sghignazzare, ma qui - tolte le battute e le scenette divertenti - ha messo un carico di drammaticità non indifferente su ciascuno dei quattro co-protagonisti, toccando argomenti sensibili che portano a serie riflessioni, commuovendo anche un po'.

Martin è il volto noto della TV, uno che pubblicamente auspicava pene severissime per donnaioli e adulteri finché non è stato beccato con una quindicenne e poco importa - per la legge e per la morale - se a lui aveva detto di essere maggiorenne.

Forse quando si ha tanto, o tantissimo, e si perde tutto si fa più fatica ad accettare la nuova condizione rispetto a chi non ha perso niente perché non ha mai avuto niente, come Maureen, ma lo stato vegetativo di Matty le ha prosciugato l'esistenza, al punto da renderle irrilevante che la sua religione condanni il suicidio.

A lei sembra ridicolo che una diciottenne come Jess abbia perso la voglia di vivere per un balordo di cui si dimenticherebbe in fretta se solo andasse avanti. Jess l'irriverente, Jess senza freni, Jess che non sa mettere insieme una frase se non ci infila almeno due parolacce. Ma è anche la Jess figlia e la Jess sorella di qualcuno che non c'è più.

E infine JJ, nemmeno trent'anni e tutti gli ideali infranti. Forse il personaggio che Hornby ha messo lì per poter parlare della sua amata musica, ma gli ha dato anche la passione per i libri e almeno con quelli sono riuscita a seguirlo.

"Quella stessa settimana – il giorno di Natale, a essere esatti — avevo finito Revolutionary Road di Richard Yates, che è un romanzo assolutamente pazzesco. Anzi, volevo buttarmi con quello in mano, non solo perché sarebbe stato abbastanza figo, e avrebbe dato un tocco mistico alla mia morte, ma perché poteva essere un buon sistema per farlo leggere anche ad altri."

Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, autunno: zucca nel testo

martedì 1 ottobre 2024

Reading Challenge: tracce di ottobre

  


TRACCE MENSILI


Libere:
  • libri a tema Halloween
  • libri in cui almeno una scena si svolge in un cimitero
    Passeggiate nei prati dell'eternità, Valeria Paniccia (3 punti + 1 punto foto)
  • libri che abbiano nel titolo la parola omicidio, morte, fantasma, mistero o mezzanotte 

Traccia gioco di società: Serraglio di mostri, libri dove compaiono mostri


Traccia vagabonda:
  • Australia: L'unica figlia, Anna Snoekstra (3 punti)

Traccia annuale Shopping: da quattro a sette libri, uno per categoria (21 punti)
  • Libreria
    La moglie del filosofo, Philibert Schogt 
  • Negozio di abbigliamento
    Il grand tour di Nancy Moon, Sarah Steele
  • Fioraio
    Attenti all'intrusa! Sophie Kinsella
  • Cartoleria
    Le lettere di Esther, Cécile Pivot
  • Bar
    Pausa caffè con gatti, Charlie Jonas
  • Agenzia di viaggi
    La vittima sbagliata, Helen Fields
  • Edicola
    Le vedove del giovedì, Claudia Pineiro

Traccia stagionale crucipuzzle, autunno:
  • Non buttiamoci giù, Nick Hornby (3 punti)
  • Dente per dente, Francesco Caringella (2 punti)
  • La svastica sul sole, Philip K. Dick (4 punti)
  • I baffi, Emmanuel Carrère (1 punto)
  • Verso la bellezza, David Foenkinos (2 punti)

I miei punti di ottobre: 40


lunedì 30 settembre 2024

"Il grande mare dei Sargassi", Jean Rhys

 

Chi ha letto "Jane Eyre" conosce Bertha, la prima moglie (creola) di Mr Rochester, la donna che lui porta in Inghilterra segregandola nella soffitta della sua magione dopo averla fatta dichiarare pazza.
Una figura inquietante, ma marginale, nel romanzo di Charlotte Bronte, mentre Jean Rhys (pseudonimo di Ella Gwendolen Rees Williams, nata in Dominica nel 1890 e morta nel Devon 89 anni dopo) ne fa la sua protagonista, raccontandone l'esistenza in questo che è a tutti gli effetti il prequel del grande classico inglese. 

La fa nascere in Giamaica negli anni Trenta dell'Ottocento e le dà un nome, Antoinette, facendo diventare quello di Bertha un'imposizione del marito. Le dà un cognome di nascita, Cosway, e le fa poi prendere quello del patrigno, Mason. Le dà una madre (pazza) e un fratellino (minorato mentale). E le dà una tenuta, a Coulibri.

Nella prima delle tre parti, tutte prive di capitoli (cosa che ha rallentato terribilmente il mio ritmo di lettura), l'autrice ci racconta la vita di Antoinette dalla nascita al matrimonio con l'inglese, che non viene mai nominato.

La seconda è la più lunga (nel mio Kindle è iniziata al 27% arrivando al 91 e mi è parsa infinita) ed è Rochester il protagonista, viene spiegato cosa lo ha portato al matrimonio con l'ereditiera e si concentra sull'ultima tappa del viaggio di nozze, iniziato in Giamaica fino all'approdo nella vecchia casa della madre di lei, immersa nella natura della Martinica.

Nella terza e ultima parte Antoinette diventa Bertha e vive reclusa in Inghilterra.

Un romanzo di cui ho sempre sentito parlare come di un capolavoro, ma che ho trovato terribilmente noioso.

Salvo la prima parte per le tematiche che tocca e che rendono indispensabile approfondire la storia della Giamaica, in particolare - per poter inquadrare al meglio il contesto della storia raccontata dalla Rhys - occorre sapere che questa si sviluppa negli anni immediatamente successivi all'abolizione della schiavitù (1834) e alla completa emancipazione degli schiavi (1838). Atti sacrosanti che però non ebbero l'effetto di dissipare l'odio fra gli ex schiavi e gli oppressori.

All'inizio il libro descrive le difficoltà della convivenza fra le varie etnie, dove non ci sono solo bianchi o neri, ma anche neri-bianchi e bianchi-neri. I creoli, o meticci che dir si voglia, come Antoinette.

"Era una canzone che parlava di una blatta bianca. Di me, insomma. Ci chiamano tutti così, noi che eravamo qua prima che la loro gente in Africa li vendesse ai mercanti di schiavi. E ho sentito delle donne inglesi che ci chiamavano negri bianchi. Così, in mezzo a voi, spesso mi domando chi sono e dov’è il mio paese e a quale luogo appartengo e addirittura perché sono nata."

Qualcosa che la Rhys - nata nei Caraibi da madre creola di origini scozzesi e da padre gallese e trasferitasi in Inghilterra a sedici anni - deve aver probabilmente sperimentato in prima persona.

Salvo anche la terza parte, perché breve e per l'atmosfera piacevolmente cupa.

E' di quella centrale che non riesco a salvare nulla: ripetitiva e onirica, le due principali caratteristiche che mi rendono pesante qualsiasi lettura e questa è stata per me un vero e proprio macigno.

Reading Challenge 2024, traccia annuale Cocktail: un libro ambientato in un paese esotico

giovedì 26 settembre 2024

"Pausa caffè con gatti", Charlie Jonas

 

Colonia, 3 maggio di un anno non precisato. Susann Siebenschön, 73 anni, dopo essersi sentita dire dal medico che l'operazione all'anca era inevitabile ha raccolto tutto il suo coraggio e ha chiamato Massimo e Cristina, proprietari dell'hotel di Ischia dove con il marito ha trascorso tante vacanze indimenticabili. Finché cinque anni prima Bertold era morto, proprio a Ischia. Tornarci sarà il modo per ricordare tutti i momenti felici vissuti insieme e dopo aver trovato una sistemazione per Mimi, la sua bellissima micia bianca, è salita sull'aereo compiacendosi per aver affidato Mimi a Leonie Beaumarchais: la sua giovane amica è proprio la persona giusta, abita vicino, vive da sola e ama i gatti. E poi è davvero adorabile. A Mimi sarebbe piaciuta.
Ma Mimi sarebbe piaciuta a Leonie?

"Di dormire non se ne parlava proprio. Mezzanotte era passata da un pezzo e Mimi, la dolce, piccola Mimi, si stava scatenando già da un’ora davanti alla porta della camera da letto. Con un gemito, Leonie si pressò il cuscino sulle orecchie, ma naturalmente continuò a sentire quello scalpiccio e il miagolio esasperato. Mimi voleva entrare, non c’era alcun dubbio."

I gatti non sono i protagonisti di questo romanzetto, come titolo, copertina e sinossi lasciano intendere, ma Mimi è semplicemente il filo conduttore fra Susann, Leonie e Maxie, la proprietaria del bar e personaggio principale della storia.

Scritto nel 2020, titolo originale "Katzencafé", è l'opera prima di una famosa, ma non dichiarata, giornalista tedesca di Colonia che ha scelto Charlie Jonas come pseudonimo.

"Colonia è un sentimento"

Dal libro traspare l'amore dell'autrice per la sua città, ma soprattutto quello per Ischia: date ai tedeschi il sogno di una vacanza al mare, baciati dal sole e cullati dal clima mite e il libro che racconta questo idillio sarà un best seller. Penso che la "Jonas" abbia  citato e descritto ogni angolo dell'isola e anch'io - che non sono certo carente di mare - ho invidiato Susann.

Ai gatti, però, non fa una pubblicità altrettanto positiva: avendone cinque, e avendone avuti altri sette, ho potuto sorridere o ridacchiare leggendo quello che combina Mimi nei primi capitoli (prima che lei e gli altri diventino solo un complemento d'arredo), ma a una persona che non li conosce le esagerazioni su notti insonni e danni casalinghi farebbero di sicuro passare l'eventuale voglia di prendere in casa un felino.

Peggio ancora un'affermazione che la "Jones" mette in bocca a Susann:

"Amo la mia Mimi, ma un uomo è qualcosa di ben diverso da un gatto"

Ma, come è d'obbligo nei romanzi rosa, il lieto fine arriva (stucchevolmente) per tutti, anche per Mimi con la sua nuova umana che la amerà senza paragonarla al suo uomo.

PS: per non far piangere un gatto di notte, come succede a Leonie nel libro, basta non precludergli la possibilità di entrare nella nostra stanza e, se lo gradiscono, nel nostro letto.
Se l'idea non piace la soluzione è semplice: non prendete animali.

Reading Challenge 2024, traccia annuale Shopping: bar


domenica 22 settembre 2024

"I segreti del Sun Down Motel", Simone St. James

 

Fell (Stato di New York), 1982. Vivian Delaney ha 20 anni e da tre mesi è arrivata a Fell dall'Illinois, da dove era fuggita dopo l'ennesimo litigio con la madre. L'idea era quella di arrivare a New York per cercare di sfondare come attrice, invece si era fermata in quella piccola cittadina dove aveva subito trovato lavoro come receptionist notturna al Sun Down Motel. Il 29 novembre entra in servizio alle 23, come ogni sera. Quattro ore dopo scompare e non si saprà più nulla di lei.
Novembre 2017. Anche Carly Kirk ha 20 anni e anche lei arriva a Fell dall'Illinois. Una fuga che è la reazione alla recente morte della madre, che se ne è andata senza voler mai raccontare alla figlia quel poco che sapeva di sua sorella Viv. Carly è cresciuta chiedendosi cosa potesse essere successo a quella zia svanita nel nulla molti anni prima della sua nascita. Ne ha fatto un'ossessione e sa che per cercare le risposte alle sue domande deve partire dal Motel. 

Scritto nel 2020, titolo originale semplicemente "The Sun Down Motel", è l'unico libro dell'autrice a essere stato tradotto in italiano oltre a "Ragazze infrante", che avevo letto a dicembre.

Simone St. James, fra le altre cose, non si distingue per la fantasia: entrambi i libri alternano due piani temporali molto distanziati fra loro; entrambi hanno per protagoniste due giovani ragazze; entrambi vedono quella del presente impegnata nella soluzione del cold case; entrambi sfruttano i fantasmi facendoli interagire con i vivi determinando e condizionando gli eventi; entrambi sono di genere horror.

Ma quello che fa orrore è il modo in cui sono stati scritti.

In questi casi, per fortuna rari, mi chiedo sempre se la colpa sia dell'autore o del traduttore. Qui mi sento di attribuirla alla St. James, penso sia difficile incappare in due pessime traduzioni fatte da persone diverse.
Ma mi chiedo quanto possa intervenire chi traduce e chi fa l'editing, cioè se abbiano la facoltà di eliminare le frasi inutili e idiote ("Sentii l’eccitazione frizzare dentro di me, come se avessi l’Alka-Seltzer nel sangue") e, soprattutto, se non sia un loro dovere correggere.

In "Ragazze infrante" c'erano gravi errori nella coniugazione dei verbi, ma in questo la scrittura è ancora più brutta, soprattutto nelle parti riguardanti il presente dove Carly, la narratrice, fa un pessimo uso del passato remoto.

Non è ammissibile pagare per leggere un libro che mio nonno con la sua quinta elementare avrebbe scritto meglio.

Un aspetto grave su cui è impossibile sorvolare e che penalizza una storia che - tralasciando coincidenze ed esagerazioni - non sarebbe stata affatto male (fantasmi a parte, ma di questo non mi lamento, sapevo di non aver comprato un semplice thriller).

Reading Challenge 2024, traccia vagabonda settembre: Canada

venerdì 20 settembre 2024

"Attenti all'intrusa!", Sophie Kinsella

 

"Greenoaks non è una vecchia casa come tante. È incredibile. Ha una personalità. Ha una torretta! Una finestra con i vetri colorati. I visitatori spesso la definiscono eccentrica o bizzarra o si limitano a esclamare: Wow!
E sì, okay, ci sono anche pochissime persone meschine e ignoranti che la definiscono brutta. Ma sono cieche e hanno torto."

Sussex (Inghilterra), giugno di un anno non precisato. Cosa ha portato Euphemia (Effie) Talbot a nascondersi fra gli arbusti del giardino della casa di famiglia, completamente vestita di nero come una ladra, cercando di cogliere il momento giusto per entrare di nascosto? 
Le sue preziose matrioske, ricevute in regalo al suo quarto compleanno e che per lei rappresentano la famiglia Talbot: suo padre Tony, la sua matrigna (ma madre a tutti gli effetti) Mimi, sua sorella Bean, suo fratello Gus e infine lei, Effie, la piccola di casa.
E' passato tanto tempo da quel compleanno, ormai Effie è una giovane donna, ma l'età adulta non l'ha aiutata ad accettare la separazione dei suoi genitori annunciata a dicembre di un anno e mezzo prima durante il pranzo di Natale, né tanto meno la nuova relazione del padre con una quarantunenne che posta sui social fotografie che li ritraggono nella vasca da bagno ricoperti solo di schiuma! E l'ultima notizia tragica è stata quella della vendita di Greenoaks!
Effie è stata risoluta nel non accettare l'invito/non invito alla sfarzosa festa di addio alla casa organizzata da Krista, finché non si è ricordata che aveva nascosto le matrioske per metterle al sicuro dai ladri. Il suo piano è semplice: entrerà di soppiatto, le recupererà e se ne andrà senza che nessuno si accorga di lei.
Ovviamente non andrà così e i dieci minuti previsti per il raid diventeranno un lungo week-end che cambierà molte cose.

Scritto nel 2021, è il primo romanzo dell'autrice che leggo dall'annuncio della sua malattia dato lo scorso aprile, un pensiero che ha aleggiato costantemente sopra alle pagine lette offuscando non poco il tono scanzonato della storia, tipico dello stile Kinsella.

Effie è il prototipo della sua protagonista: tenera e capricciosa, viziata e affettuosa, cocciuta e coinvolgente, presuntuosa e arrendevole. Personalità sfaccettate in cui non mi sono mai ritrovata, anche (e soprattutto) per via dell'età: perché io invecchio, mentre il target dei libri resta sempre lo stesso e mira alle trentenni o giù di lì.

Essendo un chick lit c'è naturalmente molto rosa con l'immancabile lieto fine generale e ci sono tante situazioni paradossali (a cominciare dalle matrioske: davvero c'è chi le regala a una bambina di quattro anni?!?), ma la Kinsella - al di là dell'importanza che si possa dare o meno a questo genere di libri - ha il grande pregio di scrivere bene, particolare che non bisogna mai dare per scontato, come mi ricorda in ogni frase il terribile thriller che ho in lettura in questi giorni!

Reading Challenge 2024, traccia annuale Shopping: fioraio



lunedì 16 settembre 2024

"Il traghettatore", William Peter Blatty

 

New York, anni Novanta, inizio giugno. Elsewhere è un edificio in pietra grigia a pianta rettangolare, con tetti spioventi e merlature che ricordano quelle degli antichi castelli. A renderla particolare è il luogo in cui è stata costruita, nel 1937: su un isolotto al centro del fiume Hudson. A renderla invendibile, invece, è la sua fama di casa infestata.
Joan Freebord, 34 anni, brillante agente immobiliare, allettata dalla prospettiva di una provvigione a sei zeri, accetta l'incarico di riabilitarla. Trascorrerà cinque giorni nella casa con un professore esperto di fenomeni paranormali, una sensitiva e un amico scrittore: i primi due dovranno appurare che non ci sono fantasmi, quindi il terzo dovrà scrivere un reportage che - grazie al prestigio datogli dal Pulitzer - non temerà smentite.
Ma il piano di Joan inizierà a vacillare già dalla prima sera...

"L'esorcista", letto da ragazza, è in assoluto il libro che più mi ha spaventata: nonostante avessi già visto il film più di una volta, in alcuni passaggi era riuscito a terrorizzarmi e non esagero.

"Il traghettatore", scritto da Blatty nel 2009, non si avvicina neppure lontanamente al livello dell'altro, ma un po' di strizza qua e là me l'ha messa eccome.

Ne rimandavo la lettura da anni per "colpa" di mia sorella, che lo aveva trovato così noioso da riuscire a finirlo con fatica, e credo sia anche merito suo se invece a me è piaciuto: come quando una persona ci viene descritta in maniera talmente negativa che poi, faccia a faccia, non ci sembra tanto male.

Il libro di difetti ne ha e non sono di poco conto.

In particolare non ha nulla di originale, ma scrivere un horror incentrato su una casa infestata senza inscenare sedute spiritiche, rumore di passi, presenze evanescenti e colpi sui muri lo definirei più impossibile che difficile. Ovviamente non mancano il temporale e l'isolamento totale.

Anche lo stile ha parecchie criticità con personaggi un po' troppo stereotipati, dialoghi superficiali e spesso banali, e descrizioni più adatte a un romance che a un horror ("Calda e misteriosa, come un prato pieno di fiori scuri, una voce roca galleggiò nella stanza accompagnata dal soffio di un’emozione indefinita, simile all’eco di un’estate di grazia perduta da troppo tempo.").

E poi c'è il finale, che ricorda moltissimo quello di un celebre (e meraviglioso) film (che non cito per evitare lo spoiler), ma se a mente fredda mi rendo contro che non ha nulla di strabiliante, a caldo mi ha conquistata e, non avendolo intuito in precedenza, ho potuto gustarmi pienamente la sorpresa. 

Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, estate: mare nel testo


venerdì 13 settembre 2024

"Jack lo Squartatore", Robert Bloch

 

Mary Ann Nichols, 43 anni, uccisa il 31 agosto; Annie Chapman, 47 anni, uccisa l'8 settembre; Elizabeth Stride, 44 anni, e Catherine Eddowes, 46 anni, uccise il 30 settembre; Mary Jane Kelly, 25 anni, uccisa il 9 novembre: l'anno era il 1888, la città Londra, il quartiere Whitechapel, l'assassino Jack lo Squartatore, l'uomo passato alla storia come il primo serial killer.
Nessuno ha mai scoperto la sua vera identità e non è chiaro se abbia ucciso altre donne oltre alle cinque sopra citate (alcuni gli attribuiscono fino a sedici omicidi).

Robert Bloch pare ne fosse ossessionato e questo romanzo, pubblicato nel 1984, dieci anni prima della sua morte, è il frutto del suo interesse.
Lo avevo comprato sei anni fa, sulla scia dell'entusiasmo dopo la lettura di 
"Psychoe il successivo recupero del film, senza poi decidermi a leggerlo fino allo scorso 29 agosto: mi ci sono volute ben due settimane per finirlo e sono soltanto 236 pagine.

Dopo un inizio promettente, ho perso in fretta interesse per la storia raccontata da Bloch, che - restando fedele ai fatti noti e inserendo qualche figura realmente esistita come Frederick Abberline,
l'ispettore detective che si occupò del caso, e Sir Charles Warren, commissario della polizia metropolitana di Londra - costruisce una sua versione dei fatti su personaggi di fantasia arrivando a una personale soluzione del caso.

"Egitto, 2300 a.C. Oltre alle solite torture - flagellazione e mutilazioni, esecuzioni per strangolamento, impalamento e rogo - l'estrema punizione consisteva nell'essere imbalsamati vivi, dopo essere stati ricoperti di natron, corrosivo che penetrava lentamente nella carne."

"Hispaniola, 1630 d.C. I bucanieri improvvisavano nuove torture usando qualsiasi materiale avessero a portata di mano. Una canapa calafatata di un materiale chiamato "stoppa" era altamente infiammabile; potevano ficcarla nella bocca dei prigionieri o in altre aperture del corpo e poi darle fuoco."

"Come potevano uccidere tanto insensibilmente, continuare a uccidere senza curarsi dei gemiti dell'agonia, delle grida delle loro vittime?"

Ogni capitolo inizia con aneddoti storici che descrivono scenari particolarmente cruenti come nei primi due esempi riportati (mentre la terza citazione riguarda ciò che avviene ancora oggi quotidianamente all'interno dei macelli!) e con incipit come questi, considerando anche che inizio a leggere di primo mattino facendo colazione, credo non ci sia da stupirsi se poi nell'arco della giornata preferivo procedere con gli altri titoli in lettura, ma resta il fatto che a quarantotto ore dalla conclusione non sono ancora riuscita a capire cosa non abbia funzionato per me.

La scrittura di Bloch è di ottimo livello e ho apprezzato moltissimo considerazioni come questa:

"Whitechapel non è cambiata granché da quando il signor Dickens ha descritto la vita delle sue strade. Oh, siamo andati avanti col movimento di riforma, ma i lavoratori vivono ancora nello squallore, la classe operaia è ancora pietosamente sottopagata, le nostre prigioni, i ricoveri e i manicomi sono voragini infernali. Pensavamo che il progresso avrebbe migliorato le condizioni di vita: motori a vapore, le macchine, il telegrafo e cose del genere. Ma le cose non sono andate in questo modo. Adesso abbiamo sette consegne postali al giorno, solo qui a Londra, ma a che cosa servono, quando la maggioranza della nostra popolazione non sa né leggere né scrivere una frase intera? Qual è l'utilità di una legge per l'istruzione, quando i bambini cominciano a lavorare come schiavi nelle ditte sfruttatrici e nelle fabbriche non appena imparano a camminare?"
E poi Jack lo Squartatore attrae ogni lettore appassionato di gialli e misteri, infatti ho intenzione di recuperare anche il saggio di Hallie Rubenhold ("Le cinque donne. La storia vera delle vittime di Jack lo Squartatore"), eppure arrivo a considerare l'opera di Bloch uno dei libri meno coinvolgenti che abbia mai letto.

Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, estate: donne nel titolo

mercoledì 11 settembre 2024

"Una festa in nero", Alice Basso

 

Torino, novembre 1935. Sono passati tredici anni dalla marcia su Roma e ormai solo gli stolti possono non accorgersi dei soprusi del fascismo. Anita e Sebastiano non sono stolti, né tanto meno fascisti. Sono consapevoli di quello che sta succedendo e continuano, nel loro piccolo, a manifestare il proprio dissenso raccontando i fatti di cui sono testimoni nei racconti che lui scrive per "Saturnalia" firmandosi J.D. Smith e spacciandoli come vicende d'oltre oceano.
Ma tutto sta per cambiare e dovranno prendere una decisione drastica, quanto dolorosa.

Pubblicato ad aprile, "Una festa in nero" è il quinto e ultimo titolo della serie con protagonista Anita Bo. Come con Vani Sarca, apprezzo la scelta di Alice Basso di limitarsi a un numero ridotto di libri, perché se da un lato dispiace sempre dire addio a un personaggio caro, dall'altro le serie infinite diventano inevitabilmente ripetitive (vedi Linda Castillo).

Questo è anche il migliore della serie: i quattro romanzi precedenti ("Il morso della vipera", "Il grido della rosa", "Una stella senza luce" e "Le aquile della notte") peccano di superficialità nel descrivere la vita quotidiana di quegli anni. Questo è più realistico, evidenzia pericoli e rischi degli oppositori al regime e con l'OVRA viene finalmente evidenziato come in uno stato totalitario manchi la libertà.

"La loro prassi è questa: se pensano che tu possa essergli utile, ti propongono di unirti a loro; se però rifiuti, immediatamente si chiedono perché, visto che stare dalla loro sarebbe immensamente più conveniente; e se già prima ti sorvegliavano per capire se e quanto fossi buono per loro, a quel punto, insospettiti, ti sorvegliano ancora di più, però stavolta a caccia di colpe per cui poterti ricattare o denunciare."
La Basso, come sempre, è accurata nell'inserimento di fatti e date, peccato che si tratti solo di accenni e io mi chiedo in quanti leggendo "fino a quando le cose sono precipitate, fin dopo l'8 settembre" non sappiano cosa sia successo in Italia quel giorno. Ma ha comunque chiuso bene il cerchio, avrei preferito un finale coraggioso, ma mi ha commossa e, siccome non mi succede spesso, mi è piaciuto.
Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, estate: sposa nel titolo