martedì 29 dicembre 2020

"Ho taciuto", Mathieu Menegaux



Carcere femminile di Fresnes (Francia), 26 giugno 2014. Mancano poche ore al verdetto del processo che vede come unica imputata Claire Beyle. La donna, poco più che quarantenne, è in carcere da due. Rea confessa, non ci sono quindi dubbi sulla sua colpevolezza. Manca però il movente. Claire non ha mai voluto spiegare perchè ha fatto quello che ha fatto, non lo ha detto nè ad Antoine (il marito), nè a Camille (l'avvocato difensore), nè alla giuria. Si è trincerata nel silenzio. E anche adesso tace: la sua storia ha scelto di scriverla.
 
Non si tratta di un'autobiografia: Claire Beyle, protagonista e voce narrante del libro, e la storia sono frutto della fantasia di Mathieu Menegaux e questo è il suo romanzo di esordio (2015). Parigino, classe 1967, grazie a quel poco di francese che mastico apprendo da web che ne ha scritto altri tre. Ma soltanto il primo è stato tradotto in italiano e non me ne capacito perchè dopo un libro così bello dubito che non valesse la pena investire su quelli successivi, tanto più che dal secondo, "Un fils parfait", hanno tratto una serie tv!
 
In "Ho taciuto" Menegaux, usando l'effetto domino, tocca tematiche potenti e gravi in un crescendo di drammaticità, frutto di un susseguirsi di scelte sbagliate, duro da digerire. Non è un libro adatto a tutti, potrebbe fare molto male a chi ha vissuto e non del tutto superato determinate situazioni. Situazioni e stati d'animo altamente complessi che l'autore in appena 144 pagine riesce a descrivere come poche donne sarebbero state in grado di fare. E' questo che mi ha colpito maggiormente di lui. Quando (raramente) ho letto libri scritti da uomini narrati in prima persona da un personaggio femminile li ho sempre reputati dei fallimenti e spesso si trattava di libri leggeri, dove non bisognava scavare più di tanto per entrare nel ruolo. Lui, invece, è riuscito a raccontare eventi tragici come se li avesse vissuti personalmente e non entro nel dettaglio per non fare spoiler, anzi, a questo proposito sconsiglio di leggere la sinossi che rivela troppo del finale.
 
Se non avete grosse fragilità interiori, leggetelo e basta, ne vale la pena.

Reading Challenge 2020: questo testo risponde alla traccia normale di dicembre