domenica 15 dicembre 2024

"A Parigi con Colette", Angelo Molica Franco

 

Sidonie-Gabrielle Colette nasce a Saint-Sauveur-en-Puisaye, in Borgogna, il 28 gennaio 1873 e muore a Parigi il 3 agosto 1954 lasciando ai posteri un'ottantina di titoli fra romanzi, racconti, opere teatrali e altro.

Angelo Molica Franco (traduttore de "Le lettere di Esther", che avevo letto a ottobre) nel 2018 ha pubblicato questa biografia che per me è stata una cocente delusione. Principalmente perché da anni ero attratta dai volumi della collana Passaggi di dogana con la convinzione che fossero i luoghi a essere protagonisti. Quindi avevo comprato questo volume spinta dall'interesse per Parigi, non per Colette. Ma, appurato che invece si trattava di una biografia, il testo non mi ha convinta perché, pur essendo scritto benissimo, non va oltre l'essere nozionistico.

Il capitolo migliore, perché più descrittivo del luogo, è l'ultimo: l'autore, dopo aver tratteggiato la vita di Colette, scrive del paesino in cui era nata, della rabbia degli abitanti dopo che li aveva bistrattati in un romanzo (durante una visita la presero a pietrate) e della rivalutazione postuma, con l'immancabile casa di famiglia trasformata in un museo.

Prima c'è sì Parigi - la nascita del Moulin Rouge, l'alluvione del 21 gennaio 1910, il salone Goncourt, il cimitero Père-Lachaise, dove Colette è sepolta - 
ma tutto è ridotto ad accenni e brevi aneddoti.

"La Parigi della sera non era mai quella del mattino. Ho potuto vedere Parigi sprofondare nel dolore, rabbuiarsi di pianto e umiliazione, ma anche innalzarsi ogni giorno di più"

E si va ben poco oltre a questo anche a livello biografico: i mariti, i tanti personaggi famosi che l'hanno incrociata più o meno significativamente, i fatti salienti della sua vita, il passaggio attraverso le due guerre mondiali.

Un po' poco per "la più grande scrittrice francese del Novecento". Ma sono poche anche le pagine, 116, e probabilmente è l'editore (Perrone) a chiedere testi snelli per questa collana.


Reading Challenge 2024, traccia annuale Cocktail: un libro con lo sfondo di copertina rosa

venerdì 13 dicembre 2024

"Il club delle lettere segrete", Angeles Donate

 

A che cosa serve un postino in un mondo in cui non si scrivono più lettere?

Porvenir (Spagna), ottobre di un anno non precisato. Sara - prossima al giro di boa dei quarant'anni, separata e con tre figli - è la postina di questo piccolo paese montano di appena un migliaio di abitanti. Ancora per poco. Come racconta a Rosa, la sua vicina di casa, le hanno appena comunicato che a inizio anno verrà trasferita in città perché, in un mondo dove la gente comunica tramite WhatsApp e Telegram, di posta da consegnare non ce n'è quasi più, meno che mai in un posto così scarsamente abitato.
Le due non sono soltanto vicine di casa: la prima ha aiutato la madre della seconda durante il parto. Rosa conosce Sara dal suo primo istante di vita, le vuole bene come se fosse sua figlia e soffre alla sola idea di doversi separare da lei. Deve aiutarla e può farlo solo in un modo: scrivendo una lettera. Non una lettera qualunque, ma la prima di una catena dove chiederà alla destinataria di scrivere a un'altra donna del paese raccomandandole di domandarle di fare altrettanto e così via. In questo modo, se nessuna interromperà la catena, in città dovranno rendersi conto che Porvenir ha ancora tanto bisogno della sua postina.

Nel mondo reale una decina scarsa di lettere, spedite nell'arco di tre mesi, non fanno certo cambiare idea a un ente pubblico che ha deciso di chiudere un ufficio postale per manifesta inattività, ma nel 2015 attorno a questa idea Angeles Donate - nata a Barcellona nel 1971 - ha costruito questa bella favoletta.

Un romanzo quasi totalmente al femminile dove regnano i buoni sentimenti, non solo d'amore e di amicizia, ma anche di 
rapporti fra vicini, conoscenti e parenti vari. Quasi ogni personaggio scrive la propria lettera (una sola ciascuno) dove racconta di sé aprendosi come non sarebbe mai riuscito a fare parlando. Non tutti scrivono a persone che conoscono: c'è anche chi sceglie a caso dall'elenco telefonico facendosi ingannare da un nome unisex, chi scrive a qualcuno non sapendo se è ancora in vita, chi indirizza la propria lettera a una casa disabitata da anni...

"Vivo solo quando scrivo"

Ci sono tante citazioni, non solo quelle all'inizio di ogni capitolo, ma anche all'interno di essi. Tratte da poesie, canzoni, altri libri. Tutte molto belle.

Di solito non amo i romanzi di questo tipo e difatti non posso dire di essermi innamorata di questo. Una bontà così generalizzata ed estremizzata non esiste, ma la Donate è riuscita a evitare alla sua opera di essere sdolcinata e già solo per questo merita un plauso.
Addirittura mi sarebbe piaciuto poter leggere un seguito per ritrovare i vari personaggi, ma mi dovrò accontentare degli altri due romanzi dell'autrice tradotti in italiano. 

Reading Challenge 2024, traccia vagabonda dicembre: Spagna

martedì 10 dicembre 2024

"Rosso di sera. Come nascono le previsioni del tempo", Andrew Blum

 

"Si tratta semplicemente di applicare la fisica classica all'atmosfera, su un globo rotante, dotato di gravità"

La meteorologia è tutta qua, davvero una cosa semplicissima ^^

Andrew Blum, scrittore e giornalista newyorkese classe 1977, autore di diversi saggi, questo lo ha scritto nel 2019 (t
itolo originale "The Weather Machine. A Journey Inside the Forecast") e penso sia stata la lettura più complessa della mia vita.

Fin dalla prefazione italiana di Dino Sardi ho capito che fra m
eccanica, elettromagnetismo, termodinamica e fisica atomica ero messa male: la mia esperienza di studio con "materie scientifiche" si è esaurita alle medie, ma essendomi sempre considerata un'appassionata di meteorologia sono stata attratta dal titolo non pensando che Blum sarebbe andato ben oltre al mio interesse per le previsioni del tempo.

Inizia il saggio raccontando del suo incontro con 
il direttore del servizio meteorologico norvegese avvenuto nel giugno 2015: in Norvegia, paese ricco che deve fare i conti con freddo e vento per gran parte dell'anno, la meteorologia fin dal principio si è concentrata sulla ricerca scientifica, lì il servizio meteorologico nazionale non è nato dalla Marina Militare, come invece è successo nella maggior parte delle nazioni.

Utsira si trova uno dei più antichi (1844) e importanti osservatori meteorologici, ma la posizione strategica dell'isolotto lo ha reso una pedina fondamentale sia durante la Seconda Guerra mondiale, quando i nazisti ne presero possesso, sia durante la Guerra Fredda, quando diventò una base NATO: gli aneddoti storici riportati sono stati molto piacevoli, ma più volte mi sono sentita persa fra carte sinottiche, termometri, anemometri, satelliti, boe, eccetera, e sono questi i temi portanti del saggio.

Dalle osservazioni fatte a occhio nudo guardando il cielo, passando all'importanza che
 l'invenzione del telegrafo ebbe anche per la meteorologia e arrivando alla svolta definitiva data dai satelliti, Blum spiega come funzionano i modelli meteorologici, come ricevono le osservazioni e come le trasformano in previsioni, argomenti tristemente al di fuori delle mie capacità.

"La density altitude, raramente tradotta in italiano come “quota di densità”, rappresenta la quota dell’atmosfera standard (modello di atmosfera ideale, priva di vapore acqueo e rappresentativa delle medie latitudini, utilizzato in altimetria e meteorologia aeronautica) alla quale corrisponde la stessa densità dell’atmosfera reale."

A tratti mi sembrava di leggere una lingua straniera e mi è dispiaciuto non trovare nessuna foto, in molti casi sarebbero state utili, o anche solo interessanti.
Un esempio fra tanti: racconta di come nel 1954 un razzo fotografò per la prima volta una tempesta tropicale in atto sul Golfo del Messico, foto che venne pubblicata sulla rivista "Life". L'ho cercata on-line, ma sarebbe stato bello trovarla nel libro.


Quello che ricorderò di questo testo è che Thomas Jefferson e John F. Kennedy erano molto interessati alla materia, che gli inglesi hanno il miglior modello meteorologico del mondo (chiamato 
"l'europeo") e che al giorno d'oggi i previsori fanno pochissime previsioni, quelle che consultiamo anche più volte al giorno sulle app si basano sui modelli matematici.

Modelli matematici (e satelliti) che nel presente vengono sempre più spesso gestiti da un gruppo ristretto di Paesi. Quello della meteorologia è sempre stato un mondo competitivo, ma anche molto collaborativo, e a breve rischia di non esserlo più. 
Se le osservazioni in un futuro spaventosamente vicino verranno eseguite e raccolte da reti private (Google, Amazon, IBM) c'è il rischio che decidano di interrompere la cooperazione internazionale che caratterizza il sistema da centocinquant'anni. Proprio adesso che il mondo intero ha più che mai bisogno di previsioni precise.

"La macchina del tempo deve essere un sistema globale e non può funzionare in un altro modo. È incentrata su un equilibrio tra quanto gli Stati fanno per se stessi e quanto per contribuire a sistemi che prescindono dai loro confini. Siamo molti Paesi, su un solo pianeta."

L'aspetto che più mi ha delusa del saggio è che Blum s
olo alla fine affronta il tema dei cambiamenti climatici e lo fa in maniera troppo frettolosa e superficiale.

Avevo in wish list anche l'altro suo saggio tradotto in italiano,
 "Tubi. Viaggio al centro di internet", ma dopo questa esperienza non me la sento di affrontare un'altra impresa troppo grande per me.

Reading Challenge 2024, traccia annuale Cocktail: un libro con un tramonto in copertina

venerdì 6 dicembre 2024

"La protetta", Hélène Gullberg

 

Hammarnas (Stoccolma), luglio 2018. Quando Karin Klinga, 52enne ispettrice investigativa della capitale, viene inclusa dal suo capo nel programma di scambio fra Stoccolma e il comune di Östhammar, pensa che il suo ginocchio malandato trarrà giovamento da un periodo di riposo. Perché in campagna non succede mai nulla. Invece già dalla prima notte si trova a dover indagare su un caso di omicidio. Sten Hammar, anziano e ricchissimo armatore, è stato ucciso nella sua casa, un maniero zeppo di opere d'arte, grande passione dell'uomo.
E' necessario riuscire a fare un inventario per capire se davvero si è trattato di una furto finito male e per questo dalla prestigiosa casa d'aste Wallius mandano la loro collaboratrice più esperta, Majja Skog, che fin da bambina aveva trascorso tutte le domeniche in quella dimora, imparando tutto quello che adesso sa sull'arte grazie agli insegnamenti di Hammar, che ne aveva fatto la sua protetta.

Hélène Gullberg, nata a Stoccolma nel 1976, laureata in storia dell'arte e curatrice al Palazzo Reale, nel 2020 ha pubblicato un primo romanzo storico non tradotto in italiano, "Den konserverade ankan".
Con "La protetta" (
titolo originale "Adepten") ha vinto il premio svedese Deckarakademin come miglior romanzo poliziesco del 2023 (anno di pubblicazione) ed è il primo della serie con protagonista Majja Skog. Il secondo, "Novisen", è uscito quest'anno e spero che Neri Pozza, da casa editrice seria quale è, continui a tradurre l'autrice, come mi auguro di ritrovare anche l'ispettrice Karin Klinga, assolutamente co-protagonista di questa storia.

Una storia che trae la sua originalità proprio dall'immersione nel mondo dell'arte.

"Majja era ben consapevole dell’effetto che Rothko poteva produrre su chi lo guardava, il primo incontro con uno dei suoi quadri spesso era speciale. Si narravano storie di persone che erano scoppiate in lacrime davanti alle sue enormi tele, senza sapere perché. I suoi rettangoli di colore, orizzontali e fluttuanti, emanavano una luce interna che ipnotizzava l’osservatore, e per questo la sua arte veniva definita religiosa o meditativa."

La mia ignoranza in materia non mi ha mai fatto provare emozioni di questo genere, ma neppure lontanamente! Ho cercato in rete le opere di Rothko e davvero non capisco come possano piacere.


Ma attraverso Majja al lettore arriva tutto l'amore e la passione dell'autrice per l'arte ed è un qualcosa di piacevole anche per chi, come me, non ne condivide l'interesse.

Purtroppo Majja non è altrettanto originale: soprannominata dai colleghi "la Lisbeth Salander della Wallius", è una skinhead trentatreenne sboccata e rozza che guida una Lamborghini Gallardo rosa shocking, un'immagine scudo per nascondere le sue enormi carenze affettive.

Karin è più banale, ma più interessante, una donna di mezza età fresca di divorzio che vivrebbe con serenità la sua nuova condizione di single se non subisse il pressing dell'ex marito e dei due figli già grandi. E che dopo il divorzio si è trasferita
 in un appartamento della Norra Tornen, un complesso di due torri realmente esistenti, due mostruosità costruite in mezzo  a un bel quartiere degli anni Trenta e che adesso svettano sul panorama della capitale svedese deturpandolo.


Majja ogni volta che si agita rischia una potente scarica di diarrea, mentre Karin ha la f
obia per i fluidi corporei, dal sudore al vomito al sangue mestruale: a me leggere dettagli e descrizioni di questo tipo non dà particolarmente fastidio, però non ho ben capito perché la Gullberg abbia deciso di attribuire queste caratteristiche ai suoi personaggi.

Fra smorfie di disgusto e crampi addominali, è comunque una lettura piacevole: l'alternanza fra il passato (conosciamo Majja nel 1992, quando ha sette anni, e la seguiamo fino ai venti) e il presente crea un arco narrativo che mira a far sembrare la storia più intricata di quanto non sia, c'è anche qualche forzatura e manca completamente una vera suspense, cosa che come thriller lo rende mediocre, mentre come giallo funziona (attenzione alla sinossi ufficiale che riassume la prima metà del libro).

Reading Challenge 2024, traccia annuale Come Quando Fuori Piove: un libro con in copertina uno scenario esterno


martedì 3 dicembre 2024

"A letto nel Medioevo. Come e con chi", Chiara Frugoni

 

Ultimo saggio scritto da Chiara Frugoni (1940 - 2022), storica pisana specializzata nel Medioevo, pubblicato proprio nell'anno della sua morte.

Un testo piuttosto breve (168 pagine) ricco di illustrazioni ed è proprio dall'analisi di miniature, dipinti e affreschi che l'autrice prende spunto per spiegare gli usi del tempo, un'epoca dove - a giudicare dall'abbigliamento rappresentato - tutti sembrano patire sempre il freddo.

"Nel Medioevo sembra esserci un'unica stagione: l'inverno"

Però tutti dormivano nudi, indossando solo un berretto per proteggere la testa dal freddo della stanza. E la nudità aveva un unico scopo: avere a che fare con meno pulci e insetti possibile.

Leggendo la Frugoni ho pensato più volte a quanto mi sarebbe piaciuto assistere a un dibattito fra lei e Régine Pernoud che nel suo "Medioevo. Un secolare pregiudizio" smontava tutti i giudizi negativi che tendenzialmente suscita questa grande epoca storica, mentre nel saggio della Frugoni non viene descritto neppure un aspetto che possa portare a pensare a quanto sarebbe stato bello nascere mille anni fa: fra igiene, aspettativa di vita, questioni sociali e altro siamo stati molto fortunati a nascere adesso (e in una certa parte del mondo)!

"Oggi, con l’acqua corrente e l’abituale igiene personale, non pensiamo più agli afrori del sudore e a tutti i cattivi odori stagnanti nell’aria medievale a causa della presenza di liquami e deiezioni animali e umane nelle strade - non esistevano le fognature -, dove abitualmente finiva anche, buttato dalla finestra, ogni tipo di rifiuto organico commestibile."

Come il titolo rende chiaro, il focus dell'opera riguarda il letto, che nel Medioevo era un vero e proprio indicatore sociale: se i ricchi potevano godere di ampie strutture (i
l letto da parata di Carlo V misurava quasi quaranta metri quadrati) ben isolate dal pavimento e circondate dal legno (come in Italia) o da cortine in tessuto (come in Francia), i poveri avevano a disposizione soltanto miseri pagliericci di frasche tenute insieme da paletti quando non dovevano accontentarsi di stuoie stese direttamente sul terreno.

Ma anche per le persone benestanti spesso il letto era il mobile più importante e l'unico confortevole dell'intera casa.
Si dormiva con molti cuscini dietro alla schiena, cosa che costringeva a stare quasi seduti, e i letti venivano rifatti usando appositi bastoni.
Ed era normale ritrovarsi (nudi) a dormire con perfetti sconosciuti: succedeva ai malati negli ospedali, ai viaggiatori nelle locande (qui 
la Furgoni ricorda che nel Medioevo era così pericoloso viaggiare che prima di partire si era soliti fare testamento), ovviamente ai servi nelle case nobili.

Queste sono solo alcune delle curiosità descritte dall'autrice, un testo interessante di cui però mi sono pesati i tanti rimandi al "Decameron" di Boccaccio, almeno uno per capitolo, con stralci riportati alla lettera di cui non posso dire di aver capito tutto: fra le infinite note non ci sarebbe stata male una "traduzione" per chi, come me, non è in grado di leggere l'italiano del milletrecento come se fosse "Topolino".

Reading Challenge 2024, traccia annuale Come Quando Fuori Piove, quando: un libro con un'indicazione temporale nel titolo

domenica 1 dicembre 2024

Reading Challenge: tracce di dicembre

    


TRACCE MENSILI


Libere:
  • libri da abbinare al bingo natalizio
  • libri che si sviluppano in almeno due piani temporali diversi alternati
  • libri in cui sia presente uno di questi personaggi: ballerina, bambino, fantasma, soldatino di stagno, sorelle, topo
    Segreti pericolosi, Linda Castillo, sorelle (3 punti)
    A casa prima di sera, Riley Sager, fantasma (3 punti)

Traccia gioco di società: Tombola, libri con un numero nel titolo


Traccia vagabonda: 
  • Spagna: Il club delle lettere segrete, Angeles Donate (3 punti)

Traccia annuale Cocktail: da tre a cinque libri, uno per categoria (10 punti)
  • Mojito: un libro ambientato in un paese esotico
    Il grande mare dei Sargassi, Jean Rhys
  • Pina Colada: un libro con lo sfondo di copertina bianco come il cocco o giallo come l'ananas
    Patrimonio. Una storia vera, Philip Roth 
  • Tequila Sunrise: un libro con un tramonto di copertina
    Rosso di sera... Come nascono le previsioni del tempo, Andrew Blum
  • Moscow Mule: un libro ambientato in un Paese freddo
    Non tornerai mai più, Hans Koppel
  • Cosmopolitan: un libro ambientato in una grande metropoli o con lo sfondo di copertina rosa
    "A Parigi con Colette", Angelo Molica Franco

Come Quando Fuori Piove: quattro libri, uno per categoria (13 punti)
  • Come: un libro di cui va detto come è arrivato nelle nostre mani
    Tentacoli, Peter Benchley
  • Quando: un libro con un'indicazione temporale nel titolo
    A letto nel Medioevo. Come e con chi, Chiara Frugoni
  • Fuori: un libro con in copertina uno scenario esterno
    La protetta, Hélène Gullberg
  • Piove: un libro che nel titolo o in copertina abbia un chiaro rimando alla pioggia
    La verità tradita, Brooke Robinson

Traccia stagionale crucipuzzle, autunno:
  • Miele, Ian McEwan (3 punti)
  • Ballo di famiglia, David Leavitt (2 punti)
  • Lettera di una sconosciuta, Stefan Zweig (1 punto)
  • Il giudice e il suo boia, Friedrich Durrenmatt (1 punto)
  • No exit, Taylor Adams (3 punti)

I miei punti di dicembre: 42


venerdì 29 novembre 2024

"Ivy", Susie Yang

 

Chongqing (Cina), metà degli anni Ottanta del secolo scorso. Ivy Lin ha tre anni quando i suoi genitori espatriano negli Stati Uniti lasciandola alle cure di Meifeng, la nonna materna. Ne ha cinque quando raggiunge mamma e papà nel Massachusetts. Ne ha sette quando anche la nonna si trasferisce. Ne ha nove quando nasce Austin, il suo fratellino.

E ne ha 14 quando Susie Yang - nata come la sua protagonista a Chongqing ed emigrata da bambina negli Stati Uniti - inizia a raccontare la storia di Ivy, una ragazzina sofferente a causa dell'anaffettività della madre, che vive con disagio il suo essere un'adolescente asiatica nell'America alta e bionda e che si vergogna delle umili condizioni della sua famiglia, bramando il lusso e l'agio perché le privazioni la spingono a sognare gli eccessi.

"Tu sei coraggiosa, egocentrica ed egoista"

E' questo che le dice sempre sua nonna. Io aggiungo e metto al primo posto un altro aggettivo: opportunista. Ivy è un bellissimo personaggio, non per le sue doti, quanto per la bravura con cui la Yang ce la racconta in quello che è il suo primo (e al momento ancora unico) romanzo, uscito nel 2020.

Ventidue capitoli divisi in cinque parti per un totale di 368 pagine che catturano e sorprendono. Una bella lettura, un libro che mi è dispiaciuto finire e che sicuramente meriterebbe più fama di quella che ha, direi pochissima, non ricordo nemmeno come fosse entrato nella mia wish list né perché, la trama di Neri Pozza non rende giustizia alla storia e neppure alla complessità del personaggio, sembra un romanzo d'amore, quando in realtà l'amore viene più che altro rincorso da Ivy, che giovanissima si convince che i pregi di una persona, anche l'intelligenza, derivino dalla bellezza.

"Era americana, americana, americana! Ma il suo aspetto esteriore lo nascondeva. Quell'ingiustizia la feriva profondamente"

In un ambiente dove nessuno ha stima per gli altri e dove quasi tutti giudicano superficialmente dalle apparenze, Ivy sviluppa quelle che considera le sue maggiori qualità: la furbizia e l'essere molto brava a mentire.
Ma la sua astuzia - che la porta a gesti estremi - non è abbastanza grande da farle capire di essere a sua volta vittima delle bugie altrui.

Reading Challenge 2024, traccia vagabonda novembre: Cina

giovedì 28 novembre 2024

"I miei uomini", Victoria Kielland

 

Donna attraente proprietaria di bella fattoria in ottime condizioni cerca uomo affidabile benestante scopo matrimonio


Era più o meno questo il testo dell'annuncio che 
Belle Gunness, giunta alla seconda vedovanza, pubblicava sui quotidiani di Chicago. Grazie a una prima corrispondenza riusciva a far nascere nelle persone che la contattavano, se non l'amore, almeno un interesse sufficiente per andare a conoscerla. Una volta arrivati alla fattoria raramente ne uscivano vivi.
Il 
28 aprile del 1908 la fattoria venne rasa al suolo da un incendio: della proprietaria non v'era traccia (Belle scomparve senza venire mai processata per i suoi crimini), mentre nel terreno furono trovati i cadaveri di più di trenta uomini, quello di una donna decapitata (che non era Belle) e i corpicini carbonizzati di tre bambini.

La Gunness passerà alla storia come la prima serial killer americana e Victoria Kielland, autrice norvegese classe 1985, in questo testo, scritto nel 2021 e tradotto quest'anno in italiano, racconta la sua storia.

Più o meno.

"I miei uomini" - vincitore di 
svariati premi, fra cui il New York Times Best Crime Book nel 2023 - ha una trama che attira chi, come me, ha un interesse non troppo salutare verso i serial killer e in quest'ottica è inevitabile rimanere delusi dalla lettura.

La Kielland, basandosi sui pochi dati certi, per lo più anagrafici, ha messo insieme quello che non è un giallo, né un thriller, né un noir, ma nemmeno una biografia. Visto che mi piace etichettare quello che leggo con un genere, per questo scelgo la classificazione di romanzo storico.

E per me è stata una lettura mortalmente noiosa.

Senza dubbio più raffinata e colta di "Appuntamento dove il cielo è più blu", il primo libro letto quest'anno rimasto da allora sul podio del libro peggiore del mio 2024 e che ora viene scalzato non per una maggior bruttezza oggettiva, ma per la pesantezza che mi ha fatto provare ogni singola pagina frase della norvegese.

"Chi ama con tutta se stessa non sopravvivrà mai all'amore"

Solo con l'ultimo capitolo si arriva agli omicidi seriali, di cui viene detto pochissimo. I tredici precedenti seguono la vita di 
Brynhild Paulsdatter Størseth (questo il vero nome di Belle, nata a Selbu l’11 novembre del 1859) a partire dai suoi diciassette anni. Viene raccontato il triste evento che la porterà a lasciare la Norvegia per gli Stati Uniti, la difficile convivenza con la sorella, il primo matrimonio, poi il secondo e infine gli annunci matrimoniali.

Una storia lontana nel tempo che può essere riassunta in poche righe che invece diventano 237 pagine (per fortuna nel tipico formato pocket di Sellerio) piene di introspezione e di Dio.

Non ricordo di essere mai stata così felice di essere riuscita ad arrivare alla fine di un libro.

Reading Challenge 2024, traccia di novembre: libri cartacei che si devono fotografare cn altri libri e con una pianta




martedì 26 novembre 2024

"Il giudice e il suo boia", Friedrich Durrenmatt

 

Berna, 3 novembre 1948. Il corpo senza vita del tenente di polizia Ulrich Schmied viene ritrovato a bordo della sua Mercedes azzurra ferma sul ciglio di una strada all'uscita di un bosco. Gli hanno sparato alla testa. 
Il caso viene affidato al commissario Bärlach, diretto superiore della vittima. Bärlach ha subito un sospetto, ma sceglie di non parlarne né al giudice istruttore Lutz né a Tschanz, il giovane collega che gli viene affiancato nelle indagini. Indagini che portano il commissario a ritroso nel tempo, fino a quarant'anni prima quando si trovava nel Bosforo e un uomo gli aveva assicurato che sarebbe stato in grado di commettere un delitto sotto ai suoi occhi senza lasciargli niente in mano per riuscire a incriminarlo. Bärlach aveva sciaguratamente accettato la scommessa, perdendola tre giorni dopo e da allora non aveva mai smesso di cercare il modo per pareggiare i conti.

Quando il mese scorso ho visto fra le nuove uscite la riedizione di "Greco cerca greca" mi si è risvegliato il ricordo di questo autore di cui più di trent'anni fa avevo letto "Il sospetto" e "La promessa". Ho quindi inserito in wish list gli altri suoi titoli e mi è sembrato giusto riprenderlo da questo, che è il suo primo poliziesco, scritto nel 
1952, titolo originale "Der Richter und sein Henker Benziger Verlag".

Un altro romanzo breve (121 pagine) e parecchio datato che però, a differenza di "Lettera di una sconosciuta", dimostra tutti gli anni che ha. Non necessariamente un difetto, ma non si può negare che stile, descrizioni, atmosfere e storia siano cupe e pesanti. Tutto sommato un buon noir, ma non bello come i due letti in precedenza.

Principalmente ho patito la divergenza di opinioni con il vecchio commissario Bärlach, sicuro che - non avendo modo di incriminare un soggetto per un delitto accertato - sia lecito incastrarlo per uno che non ha commesso.

"Sono un vecchio gatto nero, e mi piacciono i topi"

Un metodo che, nella migliore delle ipotesi, lascia comunque in libertà un colpevole. Ed io, a differenza di Dürrenmatt, convinto che la giustizia non possa arrivare alla verità, sono tendenzialmente molto più fiduciosa, l'onere di emettere sentenze lo ha solo chi il giudice lo fa per professione. Quanto ai boia meglio lasciarli relegati nel loro passato.

Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, autunno: abete nel testo


domenica 24 novembre 2024

"Lettera di una sconosciuta", Stefan Zweig



Vienna, anni Venti del secolo scorso. E' il giorno del quarantunesimo compleanno di R., romanziere di successo che si gode la vita senza legami. E' appena rientrato da una breve vacanza in montagna e si accomoda in poltrona, sorseggiando il tè che gli ha preparato il solerte domestico. Accanto a lui la pila di missive arrivate durante la sua assenza. Mette da parte la busta più voluminosa, riprendendola in mano solo dopo aver letto anche i giornali. Ne estrae una ventina di fogli, scritti fittamente da una calligrafia femminile. Non sono firmati, come non c'è mittente sulla busta.

"A te, che mai mi hai conosciuta"

Questa è l'intestazione e l'inizio racconta subito qualcosa di atroce: chi ha scritto gli dice che il giorno prima il suo bambino è morto e che, se adesso sta leggendo quella lettera, vuol dire che anche lei non c'è più. E prosegue raccontandogli la sua breve esistenza, vissuta amandolo senza che lui ne sapesse mai nulla.

Sono tante le cose che Stefan Zweig (1881 - 1942) - autore viennese di moltissimi saggi, di molti racconti e di alcuni romanzi - fa dire alla sua sconosciuta in questo racconto lungo (o romanzo breve, 96 pagine appena) scritto nel 1922.

Una lettura veloce nei tempi (l'ho iniziato e finito venerdì sera, non riuscendo a staccarmici), ma più ricca e intensa di tanti "romanzoni". Uno stile ricercato, ma non del tutto antiquato, che non dimostra affatto i suoi cento e passa anni.

Una lettura triste e non solo perché fin dal principio sappiamo che non ci sarà alcun lieto fine.

Come è stata triste anche la vita (o quanto meno l'epilogo) di Zweig, pacifista e 
antifascista di origini ebraiche, fra le opere bruciate dai nazisti nel 1933 c'erano anche le sue (la Germania nazista arrivò a ritenerlo l'intellettuale ebreo più pericoloso), portandolo a lasciare l'Austria per Londra nel 1934, trasferendosi poi a New York nel 1939 e quindi in Brasile nel 1941 dove morì suicida l'anno successivo.

L'umanità dell'uomo in questa lettura emerge con la descrizione che la donna fa del luogo in cui dovette partorire, l’Ospizio di Maternità, "mattatoio del pudore", che accoglieva donne bisognose, reiette, dimenticate, tutte caratterizzate dalla miseria.

"Quel che la povertà deve subire in fatto di umiliazioni, di oltraggi fisici e morali, io l’ho patito laggiù"

Alla fine resta solo da chiedersi se sia la morte l'aspetto più triste di questa storia.
Secondo me, no.

Reading Challenge 2024, traccia stagionale crucipuzzle, autunno: neve nel testo