
Dublino, 29 marzo 1967. Quel giorno Agnes (Reddin) Browne, accompagnata dall'inseparabile amica amica Marion Monks, è la prima a presentarsi all'ufficio competente per compilare la richiesta di indennità. E' vedova soltanto da due ore: Nicholas, detto Rosso, di professione lavapiatti, è stato investito da un'auto. Non sa che il contributo verrà calcolato dal giorno della morte, non da quello della presentazione della domanda. E, non sapendolo, non vuole rischiare di perdere neppure un giorno.
Agnes non è avida: è soltanto povera. E ha sette figli da sfamare.
Un caso che potrebbe essere disperato, ma un carattere ottimista come il suo può fare la differenza e a 34 anni avrà tutto il tempo per rendersi conto che agli otto Brawne rimasti - adesso che non c'è più Rosso a giocarsi i soldi alle scommesse - possono bastare i guadagni del suo banco di frutta e verdura al mercato di Moore Street e che anche alla bellezza del suo viso non mancheranno gli schiaffi che le dava il marito quando tornava a casa ubriaco.
Un caso che potrebbe essere disperato, ma un carattere ottimista come il suo può fare la differenza e a 34 anni avrà tutto il tempo per rendersi conto che agli otto Brawne rimasti - adesso che non c'è più Rosso a giocarsi i soldi alle scommesse - possono bastare i guadagni del suo banco di frutta e verdura al mercato di Moore Street e che anche alla bellezza del suo viso non mancheranno gli schiaffi che le dava il marito quando tornava a casa ubriaco.
Brendan O'Carroll (Dublino 1955) è principalmente un attore comico che ha legato la sua carriera (anche come regista, produttore e sceneggiatore) al personaggio di Agnes Browne.
Come scrittore ha pubblicato un unico romanzo autoconclusivo ("Birra e cazzotti"), mentre la serie di Agnes è composta da tre romanzi (questo è il primo, pubblicato nel 1994) e da un prequel, più due appendici non tradotte in italiano (se ho ben capito sono guide di consigli utili elargiti da Agnes).
Dopo un primo capitolo che mi ha lasciata più irritata che indifferente - perché la comicità di Agnes sembra basarsi sull'ottusità, quella che la porta a rispondere "in cucina" quando l'impiegata dell'ufficio governativo le chiede dove lavorava il marito - già dal secondo ho cominciato ad affezionarmi a questa donna dotata di quella positività che a me manca.
Agnes mamma, indubbiamente. Una mamma leonessa le cui reazioni mi hanno fatto pensare alla mia, ma anche concreta e risoluta, ben più costruttiva di tante madri che, almeno in teoria, dovrebbero aver acquisito una conoscenza data dall'istruzione, quella che la protagonista non ha avuto modo di raggiungere.
Ma anche Agnes amica. Il rapporto fra lei e Marion è il cuore di questa storia breve (170 pagine), una di quelle amicizie sincere e per questo rare, un legame forte, ma purtroppo non indistruttibile.
O'Carroll - che ha tratto ispirazione dalla sua storia personale (ultimo di undici figli, rimasto orfano del padre a sette anni, nei ringraziamenti rivolge alla madre una delle dediche più belle che abbia mai letto) - sotto alle scenette divertenti (come quando al funerale, vedendo una donna singhiozzare disperata, si convince che il marito avesse un'amante per poi capire che al cimitero si sono mischiati due cortei funebri e lei è finita davanti alla fossa sbagliata) e alle battute sboccate (è Marion a perdere le staffe davanti all'indecisione di una cliente: "O le vuole o non le vuole, non mi va di sorbirmi una caterva di domande idiote! Le tastava e le stringeva: sono banane, mica cazzi, non è che diventano più grosse se le palpi!") nasconde (ma non troppo) le difficoltà della vita quando bisogna inventarsi come riuscire ad andare avanti giorno per giorno.
Come scrittore ha pubblicato un unico romanzo autoconclusivo ("Birra e cazzotti"), mentre la serie di Agnes è composta da tre romanzi (questo è il primo, pubblicato nel 1994) e da un prequel, più due appendici non tradotte in italiano (se ho ben capito sono guide di consigli utili elargiti da Agnes).
Dopo un primo capitolo che mi ha lasciata più irritata che indifferente - perché la comicità di Agnes sembra basarsi sull'ottusità, quella che la porta a rispondere "in cucina" quando l'impiegata dell'ufficio governativo le chiede dove lavorava il marito - già dal secondo ho cominciato ad affezionarmi a questa donna dotata di quella positività che a me manca.
Agnes mamma, indubbiamente. Una mamma leonessa le cui reazioni mi hanno fatto pensare alla mia, ma anche concreta e risoluta, ben più costruttiva di tante madri che, almeno in teoria, dovrebbero aver acquisito una conoscenza data dall'istruzione, quella che la protagonista non ha avuto modo di raggiungere.
Ma anche Agnes amica. Il rapporto fra lei e Marion è il cuore di questa storia breve (170 pagine), una di quelle amicizie sincere e per questo rare, un legame forte, ma purtroppo non indistruttibile.
O'Carroll - che ha tratto ispirazione dalla sua storia personale (ultimo di undici figli, rimasto orfano del padre a sette anni, nei ringraziamenti rivolge alla madre una delle dediche più belle che abbia mai letto) - sotto alle scenette divertenti (come quando al funerale, vedendo una donna singhiozzare disperata, si convince che il marito avesse un'amante per poi capire che al cimitero si sono mischiati due cortei funebri e lei è finita davanti alla fossa sbagliata) e alle battute sboccate (è Marion a perdere le staffe davanti all'indecisione di una cliente: "O le vuole o non le vuole, non mi va di sorbirmi una caterva di domande idiote! Le tastava e le stringeva: sono banane, mica cazzi, non è che diventano più grosse se le palpi!") nasconde (ma non troppo) le difficoltà della vita quando bisogna inventarsi come riuscire ad andare avanti giorno per giorno.
"Questi erano i figli di Agnes e del caro estinto Rosso Browne, sempre molto uniti, se non altro per mancanza di spazio"
