
E' stata la casualità della Challenge - con la traccia di ottobre che richiede libri con in copertina un cimitero - a portarmi a leggere quest'altro librino (132 pagine, pubblicato nel 2024) di Claudio Visentin subito dopo aver finito "Luci sul mare".
Anche questa volta pesa l'assenza di fotografie, le piacevoli illustrazioni di Elena Bonini non bastano a compensare.

L'argomento successivo sono gli epitaffi (ne vengono riportati parecchi), che fanno fare all'autore un salto in Sicilia, al cimitero di Santa Marina Salina.
Solo alla fine si scopre che nel libro sono inseriti articoli precedentemente pubblicati da Visentin sul settimanale "Azione" (Svizzera italiana) e testi tratti da un programma televisivo (anch'esso svizzero): in pratica un copia-incolla che si percepisce e non è gradevole.
In generale la considero la peggior lettura fatta su questo argomento che da sempre mi appassiona.
Dopo il prologo, che regala una bella riflessione ("Il cimitero ha però anche una funzione psicologica; offre a chi resta una tomba da visitare mentre si elabora il lutto. Il vivo s’illude di continuare a parlare con il morto dal quale, in apparenza, lo separano solo una lapide e un sottile strato di terra; e tuttavia la vicinanza fisica nasconde una distanza infinita tra chi è uscito dal tempo e chi ancora vi dimora."), si passa a un primo capitolo nozionistico, con brevissimi accenni all'editto di Saint-Cloud, ai cimiteri monumentali, a quelli degli inglesi presenti in Italia, ai cimiteri ebraici, a quelli di guerra e al cimitero dei senza nome a Vienna (dove, non lo sapevo, c'è l'unico museo al mondo di pompe funebri).
Si arriva quindi al tema portante del volumetto, i piccoli cimiteri di campagna, prima quelli ancora in uso e poi quelli abbandonati. Visentin si concentra su una zona ben precisa (cosa parecchio limitante), quella appenninica che fa da quadrivio fra quattro province (Genova, Alessandria, Piacenza e Pavia) e le rispettive regioni, ma finendo con il visitare e descrivere solo cimiteri di piccoli borghi del pavese: Torre degli Alberi, di Brallo di Pregola, di Valformosa e di Zavattarello, di Vesimo, Tartago, Belnome, Artana, Bogli.
Si arriva quindi al tema portante del volumetto, i piccoli cimiteri di campagna, prima quelli ancora in uso e poi quelli abbandonati. Visentin si concentra su una zona ben precisa (cosa parecchio limitante), quella appenninica che fa da quadrivio fra quattro province (Genova, Alessandria, Piacenza e Pavia) e le rispettive regioni, ma finendo con il visitare e descrivere solo cimiteri di piccoli borghi del pavese: Torre degli Alberi, di Brallo di Pregola, di Valformosa e di Zavattarello, di Vesimo, Tartago, Belnome, Artana, Bogli.
Terre di partigiani, come Luchino Dal Verme, nome di battaglia Maino, detto poi “il conte partigiano”, a cui un anziano del posto racconta la storia a Visentin, che la riporta nel libro: in sostanza i cimiteri sono un pretesto per raccontare aneddoti e piccole storie sulle persone sepolte o sui borghi della Val Trebbia.
La carrellata si chiude con l'unico cimitero che non si trova in provincia di Pavia, ma alle porte di Genova. Il cimitero valdese di Castello, che è anche l'unico di cui ho trovato una fotografia in rete:

La carrellata si chiude con l'unico cimitero che non si trova in provincia di Pavia, ma alle porte di Genova. Il cimitero valdese di Castello, che è anche l'unico di cui ho trovato una fotografia in rete:

Anche questa volta pesa l'assenza di fotografie, le piacevoli illustrazioni di Elena Bonini non bastano a compensare.

L'argomento successivo sono gli epitaffi (ne vengono riportati parecchi), che fanno fare all'autore un salto in Sicilia, al cimitero di Santa Marina Salina.
Solo alla fine si scopre che nel libro sono inseriti articoli precedentemente pubblicati da Visentin sul settimanale "Azione" (Svizzera italiana) e testi tratti da un programma televisivo (anch'esso svizzero): in pratica un copia-incolla che si percepisce e non è gradevole.
In generale la considero la peggior lettura fatta su questo argomento che da sempre mi appassiona.
