giovedì 28 dicembre 2017

"La moglie bugiarda"


Dana vive non lontano da New York, in un quartiere alla Wisteria Lane, un matrimonio che si trascina, un figlio appena partito per il college e una diasgnosi di disturbo bipolare che l'aveva spinta a tentare il suicidio ai tempi dell'università.
Ma a morire è una sua vicina di casa, un'amica, a cui qualcuno ha spaccato un pesante vaso sulla testa. Dana era a casa di Celia quel pomeriggio, così ubriache di sangria che Dana non ricorda più se ha fatto qualcosa e che cosa...

Ci sono alcune analogie con "La ragazza del treno" (che a me era piaciuto molto), la protagonista instabile e l'ambientazione, ma la storia è diversa, come è diverso lo stile di scrittura, che non ho apprezzato per via dei periodi brevi e per come si perde in descrizioni e dialoghi inutili.

Ma quello che mi è mancato è l'elemento basilare di un buon thriller: la suspance. Minima, quasi inesistente. Eppure la storia offre diversi spunti per dei colpi di scena, non solo nel finale (in definitiva l'unica cosa che mi è piaciuta), ma l'autrice li butta lì senza smuovere l'ansia di chi legge, o quanto meno non la mia.

Aggiungo anche una certa antipatia verso la protagonista femminile, ma neppure quello maschile (l'ispettore che si occupa del caso) emerge. Un personaggio banale intorno a cui la Crawford fa ruotare delle coincidenze del tutto inverosimili che, per forza di cose, contribuiscono alla mediocrità del romanzo.

Ultima nota di demerito: il titolo! Senza senso!


Reading Challenge completata.

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