sabato 9 dicembre 2017

Etichette e blocchi

 

Da Coin ho preso due block-notes della Legami, che fa cose davvero carine, ma la cosa bellissima è il quadernetto di etichette adesive della Santoro che ho trovato per caso come rimanenza in una cartoleria del centro, è bellissimo!! 


Sono quattro fogli che si ripeto per quattro volte, per un totale di 168 etichette:





Mi sembra che in Italia della Santoro arrivi solo la linea Gorjuss ed è un peccato, fanno cose meravigliose, anni fa ho avuto (comprata online) l'agenda con i gufetti, bellissima come grafica e di qualità altissima!

 

mercoledì 6 dicembre 2017

"Isolina"


Verona, 16 gennaio 1900. Due lavandaie recuperano dall'Adige un sacco nero. All'interno resti di un corpo femminile tagliato a pezzi. 
Felice Canuti riconosce i brandelli del vestito e la calligrafia su un biglietto ritrovato in una tasca come appartenenti alla figlia Isolina, 19 anni, di cui aveva denunciato la scomparsa 11 giorni prima.

Orfana di madre, proveniente da una famiglia povera, Isolina era l'amante di un tenente degli alpini, era incinta e scompare dopo aver comunicato la notizia all'uomo.
Dalle indagini emerge che la sera del 15 gennaio Isolina era all'osteria Il chiodo, assiduamente frequentata dai militari, e che alcuni di loro hanno cercato di farla abortire inserendole una forchetta nell'utero, provocandone la morte.
Dopodichè la dispersione del cadavere fatto a pezzi dentro a dei sacchi gettati nell'Adige, sacchi che il fiume restituisce a poco a poco, la testa decapitata addirittura un anno dopo.

Una storia vera e questa è la trama, tutto ciò viene detto subito, mentre il libro, che non è un romanzo, ma una via di mezzo fra saggio e indagine giuridica, racconta i fatti successivi.

Carlo Trivulzio, l'amante, era un giovane ufficiale di una nobile famiglia di Udine. Era il principale sospettato e per questo era stato arrestato, per poi essere rilasciato per mancanza di prove.

Non c'è mai stato un processo contro di lui o contro gli assassini, vale a dire quegli ufficiali che hanno ucciso materialmente la ragazza nel tentativo di farla abortire. Omertà totale sul nome di questi ufficiali, fra cui un ufficiale medico, presumibilmente autore dello smembramento, operato da qualcuno con competenze nella materia.

Girano dei nomi, ma nessuno viene indagato.

Un anno e mezzo dopo il ritrovamento dei resti si è svolto soltanto un processo per diffamazione contro un giornalista, l'onorevole Todeschini, che nel quotidiano socialista "Verona del Popolo", di cui era direttore, accusava apertamente di omicidio Trivulzio, fino ad essere querelato da quest'ultimo.

Todeschini ottiene così il suo scopo, quello di riaccendere i riflettori su questo raccapricciante omicidio (diventerà un caso nazionale), che molti hanno interesse a dimenticare per non creare imbarazzo all'Esercito e allo Stato.

E Todeschini agisce in questo modo proprio per creare questo imbarazzo.

A nessuno, neppure a lui, interessa davvero rendere giustizia a Isolina, che è solo un pretesto nello scontro fra militari e antimilitari.

Il processo è una farsa, gli avvocati di Trivulzio, la parte lesa (perchè diffamata) la fanno da padroni perchè in realtà difendono gli interessi dell'Esercito e del Governo. Così per comodità vengono facilmente accettate testimonianze per sentito dire,  mentre prove e dati di fatto vengono liquidati in fretta senza tante spiegazioni.

E l'opinione comune rende agevole l'insabbiamento dei giudici perchè a Isolina è stata data l'etichetta di ragazza facile, una a cui piace divertirsi con gli ufficiali. Una ragazza a cui vengono attribuiti tanti amanti, quando in realtà i fatti ne accertano solo uno precedente a Trivulzio. Trivulzio che lei considerava il fidanzato e da cui avrebbe voluto avere quel bambino.
Mentre lui viene visto come un uomo onesto, di grandi valori, accettando come lecito e normale il suo approfittare dell'ingenuità e dell'ignoranza di ragazze come Isolina (non era l'unica) e il suo modo di "risolvere" il problema gravidanza.

E qui bisognerebbe poter dire che erano altri tempi, ma come si pquando solo un mese fa un sacerdote di Bologna, don Lorenzo Guidotti, ha commentato in modo ignorante e razzista lo stupro di una 17enne asserendo che con il suo comportamento se l'era andata a cercare?

Condannare la vittima anzichè il carnefice significa accettare il male come un dato di fatto e i tanti Guidotti del 2017 non possono giustificarsi con l'arretratezza insita nell'anno 1900, ma l'ignoranza è miseramente identica.

Un ultimo appunto sul libro della Maraini: avrei gradito un capitolo sulla  Verona (città militarizzata) dell'epoca. Il web ha risposto a tutte le mie domande, ma  con quell'approfondimento il testo sarebbe più completo.
  
Reading Challenge completata.