lunedì 1 giugno 2020

Acquisti beauty maggio

 

Questo mese solo quattro acquisti da Ipersoap, due mousse doccia di Dove, olio di cotone e olio di cocco, saponetta al Muschio Bianco di Perlier e crema corpo Aloe Vera della aMEemi che ho preso per usarla insieme al sale fino per lo scrub:




sabato 30 maggio 2020

"Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare", Costanza Rizzacasa D'Orsogna


Milano, zona Brera, primavera. Milo è nato in un’aiuola, unico sopravvissuto della sua cucciolata. Qualcosa è andato storto durante la gravidanza o durante il parto, qualcosa che nell’arco di un mese si porta via anche la sua giovane mamma. Il micetto ha fame, ha freddo, ha paura… Piove, ma un ragazzo lo vede, si ferma, lo raccoglie, cerca mamma gatta e, non trovandola, lo porta a casa con lui. Lui ha già due gatti, ma ha anche una sorella che vive a Roma e pensa che lei potrà occuparsi del piccolo.
Nasce così il legame fra il gattino e l’autrice della storia…

Eccolo qui Milo:


Il librino aspettava da più di un anno nella mia libreria e solo adesso che mi sono decisa a leggerlo ho scoperto che si tratta di una storia vera e autobiografica: il ragazzo che nel 2013 ha salvato Milo a Milano è il fratello di Costanza Rizzacasa d’Orsogna. Ho anche appreso solo adesso che lei scrive sul “Corriere della Sera” e sull’inserto domenicale “La lettura”. E che è una grande animalista (un’animalista vegana, non di quelli che ti dicono di amare tanto gli animali e poi scopri che li amano anche nel piatto!).

Questa è la storia di Milo, un bel gattino disabile che mi ha tanto ricordato il mio Ronfino. Milo è affetto da ipoplasia cerebellare, mentre i problemi di Ronfino erano stati causati da un’otite non curata prima che lo trovassimo… o prima che lui trovasse noi piazzandosi davanti alla nostra edicola il 21 gennaio del 2001. Aveva il collo tutto storto e, come Milo, aveva problemi di equilibrio che compromettevano il salto, la corsa, ma anche il semplice camminare. Era buffissimo e intelligentissimo. Nei sei anni che ci ha regalato, fino all’8 gennaio 2007, perse prima l’udito e poi la vista per via del suo stato, adattandosi sempre in fretta alla sua nuova condizione.


La qualità della foto è pessima, ma l’ho scelta fra le tante perché rende evidente quanto Ronfino fosse adorabile!

Come è adorabile questo breve romanzo (o racconto lungo): scritto con uno stile semplice che lo rende una lettura perfetta per bambini e ragazzini, dà voce non solo al piccolo Milo, ma anche a tanti altri animali: il gabbiano Virgilio, lo scorpione G-Attila, la riccetta Giulia, il gatto privo di un occhietto Timone, la mucca Arianna e il suo vitellino Tobia, l’Astice senza una chela Cagliostro…

Ognuno di loro è un esempio di come sarebbe giusto (e meno ipocrita) rispettare tutti gli animali, non solo quelli “da compagnia”, ed evidenziano certe atrocità, dalla fine che fanno i crostacei quando vengono bolliti in pentola ancora vivi allo strazio di una mucca separata dal suo piccolo, come ben ricorda Arianna:

"Non ti faccio pietà? Quando leggi manzo sulle tue scatolette non sai che il manzo è un essere vivente come te? Che siamo noi? Ma davvero, oltre a tutto quello che patisco, mi merito lo scherno? Sai che al negozio di alimentari vendono la carne della linea Mucche Felici? Li chiamano prodotti cruelty-free, ma cruelty-free per chi? Come posso essere felice, io, sapendo che un giorno mi faranno a spezzatino?

Reading Challenge 2020: questo testo risponde alla traccia artista di maggio

venerdì 29 maggio 2020

"Non fa niente", Margherita Oggero


Berlino, 1933. Non si è stati baciati dalla fortuna se si è nati ebrei tedeschi nella prima parte del secolo scorso. A Esther è andata anche bene rispetto a milioni di altri perché, grazie alla saggezza e alla lungimiranza di suo padre per lo meno è viva. Ma è sola.
Provincia di Torino, anni ‘30. Rosanna, invece, è nata con una sola fortuna, quella di essere bellissima, ma quella dote per ora le ha portato più problemi che benefici.
Le due donne non hanno nulla in comune: diversa nazionalità, diversa età, diversa religione, diverso stato sociale, diverso tutto.
Bordighera (Imperia), giugno 1948. Nasce Andrea ed è lui che avranno in comune.

Romanzo meraviglioso, sicuramente il migliore fra i tredici che ho letto dell’autrice: mi erano piaciuti anche gli altri, ma questo ha un qualcosa in più. Intanto ha una struttura particolare: privo di capitoli, ma diviso in molteplici paragrafi brevi, se non brevissimi, in cui il periodo di riferimento cambia continuamente, una scelta che in mano a molti scrittori avrebbe generato il caos, invece la Oggero riesce a far andare il lettore avanti e indietro nel corso del tempo senza mai fargli perdere la rotta, né creando confusione.

Riesce a creare una sorta di “saga familiare” (fra virgolette perché in realtà non si narra di una sola famiglia) appassionante, arrivando ad abbracciare un arco temporale di quasi un secolo, concentrandosi principalmente negli anni fra il 1933 e il 1958, ma raccontando dettagliatamente anche quello che precede questo periodo attraverso i ricordi dei vari personaggi, mentre ciò che avviene dopo il ‘58 per arrivare alla conclusione nel ‘90 viene solo accennato, gli eventi scivolano via molto velocemente, forse un po’ troppo e questo è l’unico difetto del libro, che però non arriva ad offuscarne il valore perché la storia è ricca e bella così com’è e - se la Oggero ha ritenuto che non fosse il caso di inventare altri risvolti per riempire gli anni della mezza età delle due protagoniste - ha fatto bene.

Un’altra qualità è il modo in cui l’autrice racconta l’Italia e in parte anche l’Europa, dall’ascesa alla caduta del nazismo e del fascismo, la lotta partigiana, l’attentato a Togliatti, gli anni del dopoguerra, il successivo boom economico fino all’inizio e alla fine degli anni di piombo. Uno spaccato scritto con saggezza e manifesta conoscenza dell’argomento, al pari della Ferrante nella sua saga: ho apprezzato la diversa ottica fra nord e sud, Torino e Napoli (non Torino contro Napoli!), due grandi città raccontate da due grandi scrittrici che di quelle città sono figlie. Continuo solo a pensare che la Ferrante avrebbe dovuto trattare meglio Napoli, almeno come la Oggero ha trattato Torino.
  
Reading Challenge 2020: questo testo risponde alla traccia normale di maggio "scegli una casa editrice e leggi libri solo di quell'editore". Ho scelto Einaudi

giovedì 28 maggio 2020

"L'arte di correre", Haruki Murakami


Tokyo, autunno 1982. Haruki Murakami ha chiuso da circa un anno il Peter Cat, il jazz bar di cui era proprietario, per dedicarsi completamente alla scrittura quando – per contrastare i danni della sua nuova vita sedentaria – decide di cominciare a correre diventando non un semplice runner, ma un appassionato maratoneta.

"Se io corro ormai da più di vent’anni, in realtà è perché è un’azione consona alla mia natura. O per lo meno perché non è poi una fatica tremenda. Gli esseri umani trovano naturale perseverare nelle cose che amano, e in quelle che non amano no, sono fatti così. In questo la volontà avrà certo un suo ruolo, ma nessuno può continuare per molto tempo a fare qualcosa per cui non è portato, nemmeno se possiede una volontà di ferro, nemmeno se per carattere non tollera sconfitte

Fra l’estate del 2005 e l’autunno del 2006 Murakami scrive questo testo classificato come saggio, ma definito dall’autore come una sorta di diario e sono d’accordo con lui. Lo avevo comprato lo scorso anno approfittando di un’offerta e senza leggere la sinossi, scoprendo solo in seguito quanto il tema trattato fosse distante da me.

Questa simpatica vignetta spiega perfettamente il mio rapporto con la corsa!


Visto lo spessore dell’autore mi aspettavo però riflessioni profonde, spinte motivazionali applicabili anche ad altro, un incitamento alla tenacia, agli sforzi ripagati, ecc, invece l’argomento non viene trattato in questa chiave neppure riguardo al tema sportivo, è soltanto il resoconto degli allenamenti e delle gare che ha sostenuto, con qualche dettaglio tecnico poco interessante per chi non corre e immagino superfluo per chi lo fa. Un elenco cronologico di dove si è allenato, per quanto tempo, con quali risultati, ecc…

Ho apprezzato gli aneddoti di lui scrittore, ma sapere le motivazioni che lo hanno portato a correre, cosa pensa quando corre o cosa lo ha spinto dalla maratona al triathlon sinceramente non l’ho trovato stimolante e non solo a causa della mia pigrizia: impostare il lavoro in questo modo non è di aiuto a nessuno, né a chi ama la corsa, né a chi sta pensando di iniziare a correre, né a chi non prende neppure in considerazione di farlo.

E’ solo un parlare di se stesso incensandosi, con una palese (e insopportabile) falsa modestia, per altro adducendo imprevisti e inconvenienti (tutti causati da sue assurde disattenzioni, come “pulire” la maschera senza essersi lavato le mani dopo essersi spalmato il corpo di vaselina prima di una gara di triathlon!) per spiegare i propri insuccessi.

Ma la cosa grave, che mi ha davvero infastidita e delusa, è la superficialità con cui ha trattato la questione del riscaldamento globale. Poche righe (evitabili) in cui ha minimizzato il problema con un’ignoranza sorprendente e una pericolosità inquietante. Vorrei sapere se a distanza di una quindicina di anni, e con l’aggravarsi della situazione climatica, continua a considerare il riscaldamento globale solo un capro espiatorio utile a giustificare tutti i mali del mondo e a definirlo ancora simpaticamente “quel mascalzone”.

Reading Challenge 2020: questo testo risponde alla traccia normale di maggio "scegli una casa editrice e leggi libri solo di quell'editore". Ho scelto Einaudi




martedì 26 maggio 2020

Prodotti finiti 2020/9

 


1 - ombretto 207 Apricot Spice, Clinique: un altro vecchio pezzo della mia collezione, comprato nel febbraio 2008, si è conservato benissimo fino alla fine. Ormai fuori produzione, faceva parte della linea Soft Shimmer, un rosa talmente chiaro sulla cialda che una volta steso sembrava quasi un platino. Usato come punto luce nel condotto lacrimale.

2 - matita occhi 12h  waterproof, 13 Tiramisù, Sephora: una delle tante matite che avevo comprato in offerta a 3€, e che sto trovando tutte valide. La scrivenza non è scorrevole come piace a me e anche la sfumabilità non è eccelsa, ma il tratto è pieno e la durata nel corso della giornata eccellente. Questa era un bel marrone scuro mat.

3 - correttore Studio Finish, colore NW30, MAC: non lo trovo per niente leggero come descritto nel sito MAC, anche mettendone poco si sente sulla pelle, ma resta un ottimo prodotto, copre alla perfezione e dura tutto il giorno. Sono 7 grammi che ho usato nell'arco di tre anni esatti, un po' troppo, negli ultimi mesi era diventato via via sempre più duro da prelevare e da stendere.

4 - blush CORALista, Benefit: blush famosissimo, come si intuisce dal nome è un color corallo, molto chiaro, per me troppo, ho sempre dovuto usarlo miscelato ad altri blush più scuri oppure (in questo caso davvero bello) come illuminante sulla pelle abbronzata.

5 - bagnodoccia Tè Verde e Aloe Vera, Ekos: troppo sgrassante, mi causava un prurito tremendo. Dopo una decina di utilizzi l'ho passato a mio marito che, invece, lo ha adorato.

6 - Seaweed Crystal eye mask, Pinpoxe: prodotto comprato su Amazon, 60 patch da applicare nella parte inferiore del contorno occhi e da lasciare in posa 15-20 minuti. Promettevano di contrastare borse e occhiaie, ma li ho trovati completamente inutili, oltre che fastidiosi.

7 - maschera viso lisciante e idratante Rosa Damascena e Alghe Brune, Logona: due bustine per un totale di 15 ml con cui ho fatto quattro applicazioni. Una maschera cremosa che idratava il giusto, senza particolari pregi nè difetti.

8 - fluido vellutante corpo Iris, L'Erbolario: il mio amatissimo talco liquido comprato più e più volte in passato, perfetto appena le temperature cominciano ad alzarsi. Profumo talcato paradisiaco, il mio preferito in assoluto.

9 - saponetta Iris Blu, Perlier: solita recensione, non secca la pelle,  non si spacca con l'uso e profumo piacevole. 

10 - struccante bifasico, Nivea: solita recensione, ottimo, non mi fa bruciare gli occhi, non mi appanna la vista e, ovviamente, strucca benissimo e facilmente.