giovedì 4 marzo 2021

"Come uccidere il padre. Genitori e figli da Roma a oggi", Eva Cantarella

Grosso modo la percentuale di saggi che leggo ogni anno si avvicina al 10% delle mie letture e si tratta sempre di testi divulgativi che raramente mi hanno messa in difficoltà. Con questo di Eva Cantarella ho mirato un po' troppo in alto rispetto alla mia preparazione scolastica che mi aveva portata a studiare l'antica Roma soltanto alle medie!

Senza contare che avrei dovuto leggere prima il precedente saggio che l'autrice ha dedicato alla famiglia,
"Non sei più mio padre. Il conflitto fra genitori e figli nel mondo antico".

Entrambi sono nati dal desiderio di verificare se i fatti di cronaca nera tristemente quotidiani, o quasi, maturati in ambito familiare vadano davvero imputati alla cosiddetta crisi della famiglia moderna, in particolare al rapporto fra padri e figli, come molti sostengono.

La Cantarella dimostra e spiega come questo rapporto fosse molto più conflittuale nell'antichità e come lo fosse molto di più per gli antichi romani rispetto agli antichi greci: mentre per i primi il parricidio era un crimine frequente, le fonti greche praticamente lo ignorano.

Per farlo - a differenza di Alberto Angela, cioè l'unico altro autore di cui ho letto saggi legati agli antichi romani - la Cantarella non si limita a raccontare le usanze del tempo, ma si basa su elementi che fin dalla prima pagina mi hanno dato l'impressione di partecipare a una lezione di diritto romano. Materia a me del tutto sconosciuta che mi ha spinta a chiedere a Paolo, il mio più vecchio amico, nonché avvocato: "Ma le XII Tavole e le Leges Regiae sono sinonimi o sono due cose diverse?", scoprendo che storia del diritto romano era stato il suo primo esame universitario e che il 30 e lode fu largamente meritato visto che a distanza di 34 anni ricorda tutto e che quel tutto ci ha tenuto a spiegarmelo bene, facendomi pensare che forse avrei fatto bene ad essere paziente aspettando il "sì" o il "no" che probabilmente mi avrebbe dato come risposta Chiara a cui avevo fatto la stessa domanda poco prima...

Comunque sia adesso, grazie a Eva Cantarella e a Paolo, ho abbastanza chiari gli aspetti di familias, pater familias, dote, hereditas, ecc, del diritto romano. Cosa di cui sono senz'altro contenta, ma le difficoltà riscontrate mi hanno portata a eliminare dalla mia wish list tanti altri titoli dell'autrice che mi ero segnata, mantenendo soltanto quelli dei due ebook che ho già comprato.

Non c'è nulla di male nel riconoscere i propri limiti, anzi, ma se si ha qualche nozione vale senz'altro la pena leggerla.

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla traccia normale di marzo (il titolo deve iniziare con l'iniziale del nome di una partecipante alla Reading Challenge nata a marzo: Claudia)
 

 

lunedì 1 marzo 2021

Acquisti beauty di febbraio



Questo mese ho fatto acquisti solo da Ipersoap. Ho ripreso una confezione del mio amato shampoo Aloe Vera Hydra Bomb di Garnier Fructis, tre dell'olio di mandorle di Equilibria e due saponette Palmolive, Mandorla e Latte e Olio d'Oliva e Latte.
A quanto sembra MAC sta togliendo dalla produzione i
technakohl liner, quindi il mio adorato Uniform! Devendo trovare un'altra matita kaki da sfumare nella rima esterna inferiore, ho preso quella di Astra nel colore 17 Baroque Gold, bello, ma decisamente troppo chiaro, quindi in una seconda occasione ho comprato l'eyeliner di Deborah nel colore 09 Military Green, anch'esso più chiaro della Uniform, ma un po' più simile (anche se non paragonabile, dovrò cercare ancora):




domenica 28 febbraio 2021

"La nuova moglie", Jane Corry

 

Londra, settembre 2000. Lily ha 25 anni ed è a un punto di svolta della sua vita: è appena tornata dal viaggio di nozze e al lavoro le hanno assegnato un caso importante, la difesa di un uomo che vuole ricorrere in appello dopo essere stato condannato per il brutale omicidio della fidanzata. Lily è un avvocato inesperto, teme di non essere all'altezza del caso e le minacce anonime che comincia a ricevere aumentano le sue insicurezze.
Insicurezze che sta già vivendo anche nel suo fresco matrimonio: lei ed Ed si erano conoscuiti appena sei mesi prima e lui le aveva chiesto subito di sposarla, ma poi già durante la settimana trascorsa in Italia aveva cominciato a dubitare dell'amore di suo marito. Ma, del resto, lei può dirsi davvero innamorata di lui?
In questo clima di tensione all'interno della coppia ben venga la distrazione portata dalla figlia della loro vicina di casa: quando Francesca deve lavorare anche di domenica sono loro a badare a Carla.
E questo cambierà il destino di tutti.

Se c'è una cosa che non sopporto nelle serie TV è quando una puntata inizia mostrando un incidente, un cadavere, un fatto in qualche modo rilevante e subito dopo appare la scritta: "un'ora o una settimana o un anno prima" e quindi la storia ricomincia da capo fino ad arrivare al momento clou visto all'inizio, un meccanismo molto sfruttato nelle mie serie preferite (CSI & company) e sfruttato anche nel prologo di questo libro, cosa che in principio mi ha infastidita moltissimo, ma arrivata al punto di congiunzione della storia ho dovuto ammettere che l'autrice ha saputo gestirlo molto bene.

Non sono riuscita a trovare la pagina di Jane Corry (che credo sia uno pseudonimo) su Wikipedia, mi sarebbe piaciuto avere l'ordine cronologico dei libri che ha scritto. Su IBS vedo che la Newton Compton una decina d'anni fa ha pubblicato tre suoi romanzi che già dai titoli appartengono a un genere che non prendo neppure in considerazione ("Il segreto della collana di perle", "La donna con l’anello di rubini" e "Il segreto degli orecchini di smeraldo"), distanza dai miei gusti confermata dalla lettura delle trame.
Poi l'autrice è passata ai thriller e a Piemme che nel 2017 ha tradotto e pubblicato "La nuova moglie", l'anno successivo il più famoso "Le tre bambine" e il racconto "Cattive sorelle" (disponibile solo in digitale) e l'estate scorsa "Finchè morte non ci separi", letture che voglio assolutamente fare perchè questo suo primo thriller (ammesso che non ne abbia scritto altri mai tradotti) mi è piaciuto davvero tantissimo.

Un ottimo thriller psicologico diviso in due parti per un totale di 66 capitoli (più prologo ed epilogo) dove le due protagoniste femminili si alternano. I capitoli di Lily sono scritti in prima persona, quelli di Carla in terza, cosa che contribuisce a dare dinamismo al libro. Su Amazon c'è chi parla di lentezza nella recensione, cosa che non ho minimamente avvertito. In certi punti avrebbe potuto essere più snello, i rimandi all'adolescenza di Lily sono necessari per spiegare le dinamiche dei fatti del presente, ma vengono reiterati qualche volta più del necessario, questo sì, ma al di là di ciò l'autrice è stata molto brava a sviluppare una storia dove succedono tante cose, creando incastri sensati, usando pochissimi personaggi e piazzando qua e là diversi bei piccoli colpi di scena, cosa che dà quella suspense che non tutti i thriller riescono a fornire.

L'unico appunto negativo che faccio è l'immagine arretrata che dà della mentalità italiana, cosa che ultimamente mi succede spesso di trovare nei libri scritti da altri europei.
Avvilente (ma siamo o ci vedono davvero così?) e irritante (davvero inglesi o tedeschi sono migliori di noi?).

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla prima traccia annuale, "dieci libri a scelta da leggere entro la fine dell'anno"
 

 

venerdì 26 febbraio 2021

"Fedeltà", Marco Missiroli

 

Milano, fine marzo 2009. Margherita ha superato i trent'anni, da tre ha aperto un'agenzia immobiliare ed è sposata con Carlo, che invece non ha ancora trovato una stabilità lavorativa. Sogna di diventare autore di un romanzo, ma nel frattempo riesce a scrivere solo cataloghi turistici, un lavoro da free lance a cui affianca l'insegnamento, un corso universitario che è riuscito a ottenere grazie alle conoscenze paterne e che lo impegna sei ore alla settimana.
Sofia ha 22 anni, si è trasferita a Milano da Rimini per studiare ed è una studentessa di Carlo.
Invece Andrea ne ha 26 ed è il fisioterapista di Margherita.
Chi tradirà chi (se qualcuno tradirà)?

Un libro di cui dopo la vittoria dello Strega 2019 avevo sentito parlare o benissimo o malissimo e che mi respingeva più che attrarmi, se mi sono decisa a leggerlo è stato principalmente per non dover più pensare se farlo o meno.

E adesso il mio giudizio si colloca in quella via di mezzo che non avevo mai trovato fra le opinioni altrui. Diciamo che i libri brutti sono altri, ma i libri che mi piacciono non sono questi.

Ho apprezzato il ruolo di primo piano che l'autore ha dato alla città in cui è nato (Rimini) e quella in cui vive (Milano): Milano molto più che Rimini, ma solo perchè è lì che si svolge la maggior parte del romanzo. Una presenza che se non si ha a che fare con quelle due città può sicuramente sembrare esagerata, ma per me - territoriale come sono con la mia Genova - rappresenta senz'altro un aspetto pregevole.

Ed è la prima volta in cui mi capita di trovare un collega giornalaio in un libro.

Ma quello che ho veramente ammirato è lo stile di scrittura, il modo in cui passa da un soggetto all'altro facendoli diventare a turno i protagonisti del frammento di storia raccontata, senza usare capitoli e con rarissimi stacchi. Si crea una fluidità che definirei magica e che mi è piaciuta davvero tantissimo, cosa che non posso dire nè dei protagonisti nè degli altri personaggi, gli unici ad avermi toccato sono stati Anna, la madre di Margherita, e il povero César.

E neppure la storia è riuscita a convincermi del tutto. Mi viene da dire: molto rumore per nulla.

Mi trovo a condividere solo in parte il messaggio che il libro trasmette, ammesso di averlo interpretato nel modo corretto, ma il tema è troppo personale per un blog.

Di certo sono d'accordo con un'affermazione fatta da Missiroli in un'intervista: essere fedeli è faticoso. E aggiungo: si può essere infedeli pur amando tantissimo. Molto meglio delle tante coppie fedeli per retaggio culturale (e spesso solo per mancanza di tentazioni) e non per amore.

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla traccia compleanno di febbraio (l'autore è nato il 2 febbraio 1981)


 

domenica 21 febbraio 2021

"Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio", Caitlin Doughty

Oakland (Stati Uniti), 2008. Caitlin Doughty  ha 23 anni e una laurea in Storia medievale quando riesce a ottenere il posto dei suoi sogni: addetta alla cremazione nell'impresa di pompe funebri a conduzione familiare Westwind Cremation & Burial. Vi lavorerà per quattro anni, trasferendosi poi a Los Angeles per frequentare una prestigiosa scuola di tanatoprassi. In questo particolare memoir racconta come il pensiero della morte l'abbia incuriosita fin da bambina, concentrandosi poi sugli anni del crematorio che l'hanno portata nel 2011 a fondare The Order of the Good Death, un'organizzazione che cerca di aiutare le persone ad accettare la morte e che sostiene la sepoltura naturale.

Un libro senza censure ("Chi non desidera leggere una descrizione realistica della morte e dei cadaveri, è incappato nel libro sbagliato") decisamente da leggere se si è interessati all'argomento.

Pochi giorni dopo aver preso il diploma, avevo inviato il mio curriculum a tutte le imprese funebri di Genova: come l'autrice, ero attratta dalla raffigurazione della morte in epoca Medievale (fra ossari, scheletri danzanti, tombe con soggetti macabri e corpi putrefatti accumulati dentro ai muri delle chiese) ed ero affascinata dalle scuole americane di tanatoprassi di cui avevo scoperto l'esistenza grazie ai medical thriller che all'epoca divoravo, ma mi sarei accontentata di essere assunta anche solo come segretaria. Anzi, a distanza di tanti anni dubito che mi sarebbe davvero piaciuto occuparmi del trattamento estetico delle salme, ma è un mondo che non ha mai smesso di affascinarmi.

L'autrice racconta l'episodio che da bambina le aveva fatto capire che siamo tutti destinati a morire, scatenando in lei un mix di terrore e di curiosità morbosa. Il mio ricordo risale ai miei sette anni, quando era morta la mamma di una mia compagna di classe e a mio nonno era capitata l'immancabile domanda che fanno i bambini in questi casi: "Dove vanno le persone quando muoiono?" e lui - da meraviglioso ateo qual era - mi aveva semplicemente portata al cimitero, dandomi una spiegazione logica, inconfutabile e probabilmente risparmiandomi quell'ossessione per morte e malattie che, invece, ha tormentato la Doughty.

La sinossi del libro è parzialmente fuorviante: "Seguiamo le tragicomiche avventure della giovane apprendista e dei suoi esperti colleghi alle prese con strani rituali funebri, assurde richieste dei parenti e i tanti segreti dell'industria funeraria". Messa così sembra una lettura unicamente divertente, invece - se è vero che l'autrice è dotata di un bell'umorismo macabro e che anche in questo ambito non mancano le assurdità - "Fumo negli occhi" è un libro serio, non solo racconta come funziona l'impresa funebre americana (che sfocia nella loro tipica esagerazione anche in questo settore), ma descrive i rituali funebri nelle varie epoche e culture, dalle pire di legno degli antichi romani al kotswage (la raccolta delle ossa) praticato ancora oggi in Giappone; confronta le tecniche di imbalsamazione degli antichi egizi con quella usata attualmente dagli americani (l'imbalsamazione è il trattamento più venduto nel settore funerario del Nord America ed è solo business, non ha nulla a che vedere con sacri rituali); parla di tradizioni che per noi sono barbarie, come il cannibalismo funebre del popolo Wari; di come ancora oggi alcuni monaci tibetani, non potendo seppellire i morti a causa della conformità del terreno, seguano un trattamento e una vera e propria ricetta per trasformare la carne in cibo per gli avvoltoi ("un metodo altruistico per disfarsi di un cadavere, perchè la sua carne andrà a nutrire altri animali": non sarebbe male farlo con tutti gli onnivori del mondo, un piccolo risarcimento per tutti gli animali di cui si sono cibati quando erano in vita...).

E se con l'eau de décomposition riesce a strappare un sorriso descrivendo le note olfattive della decomposizione, la Doughty per lo più spinge a serie riflessioni su come la morte sia la grande livellatrice, su come smettiamo di essere qualcuno (una persona) e diventiamo qualcosa (un corpo) appena moriamo, su come siamo tutti dei futuri cadaveri, su come iniziamo a morire dal momento in cui nasciamo o semplicemente
confrontando un bambino vissuto per tre ore e sei minuti con una donna morta a 102 anni.

Però alla fine il tema portante diventa quello dell'accettazione della morte e non mi sono trovata d'accordo con le considerazioni dell'autrice, è una questione non solo strettamente individuale, ma in continuo mutamento anche riguardo a ogni singola persona.

Ma soprattutto mi hanno lasciata a dir poco perplessa i suoi ragionamenti da angelo della morte per la risoluzione del problema della sovrappopolazione, perchè se è sicuramente vero che la scienza non ha allungato la vita, ma ha prolungato al vecchiaia, credo che magari sarebbe meglio puntare su un serio e universale controllo delle nascite anzichè convincere gli anziani di quanto sia bello morire.

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla traccia cascata di febbraio (un libro con una maschera in copertina)

 

venerdì 19 febbraio 2021

"I segreti di Gray Mountain", John Grisham


New York, 25 settembre 2008. Sono passati dieci giorni dal fallimento di Lehman Brothers e i 26.000 dipendenti della società non sono stati gli unici a perdere il posto di lavoro. A New York è diventato normale vedere uomini e donne camminare per strada reggendo scatole con dentro quegli effetti personali che fino a un attimo prima erano sistemati sulle scrivanie dei loro uffici.
Samantha Kofer è una di loro. Ventinove anni, da tre lavorava come associata da Sully & Pershing, il più grande studio legale del mondo.
All'improvviso si ritrova nella minuscola cittadina di Brady, in Virginia, in mezzo alle montagne, a fare la stagista in uno studio tutto al femminile che offre assistenza legale gratuita alle tante famiglie disagiate della zona.
Lei, che fino a quel momento si era occupata solo di diritto commerciale senza mai mettere piede in un'aula di tribunale, dovrà destreggiarsi fra cause testamentarie, spacciatori di metanfetamina, pignoramenti... E un grande nemico: quell'industria del carbone disposta a tutto per tutelare i propri miliardari interessi.

Dopo quasi due anni grazie alla traccia compleanno sono tornata a leggere il mio amato Grisham: un grandissimo Grisham, degno dei suoi primi romanzi!

Una storia che non mi sento di definire
originale, sotto diversi aspetti mi ha ricordato "Il rapporto Pellican" e non solo perchè dopo tantissimi anni l'autore ha riproposto una protagonista donna: anche qui ci sono poteri forti e la caccia a documenti che devono sparire a ogni costo. Una storia altrettanto efficace, magnetica e ancora più ricca di avvenimenti che creano grande aspettativa e una fortissima suspense, la stessa - che ricordo come se fosse ieri talmente era stata intensa - provata durante la lettura del libro del '92.
Curioso, e mi chiedo quanto sia casuale, che il protagonista maschile di allora si chiamasse Gray...

Ma "I segreti di Gray Mountain" è soprattutto un meraviglioso libro ambientalista. Mi ci sono volute quasi tre settimane per leggerlo perchè mi ha portata a cercare in rete tutte le notizie possibili su queste terribili strip mining, miniere di carbone a cielo aperto, con cui l'uomo sta devastando i monti Appalachi, e non solo.

Tutto quello che Grisham scrive non è fiction, ma triste realtà: è vero che negli Appalachi le miniere di carbone si sono letteralmente mangiate più di 600 montagne negli ultimi trent'anni e duemila chilometri di sorgenti negli ultimi venti. E' vero che l'incidenza di tumori nelle zone delle miniere è superiore di venti volte alla media nazionale. E' vero tutto quello che spiega della pneumoconiosi dei minatori, la terribile malattia del polmone nero. E' vero che i minatori senza la tutela dei sindacati sono trattati come "carne da macello". E non ho dubbi che sia vero anche che fra tutte le società carbonifere esistenti solo due o tre lavorino preoccupandosi dell'ambiente e della salute dei dipendenti.

Non sono una grande amante della montagna, ma quando mi capita di pensarci nel mio immaginario vedo luoghi puliti e incontaminati, rovinati qua e là dalla presenza dell'uomo, ma comunque scenari idilliaci rispetto al cemento che mi circonda. Con questa idea in testa fare una ricerca su Google immagini per "
strip mining Appalachia" è stato un puro strazio.

Reading Challenge 2021: questo testo risponde alla traccia compleanno di gennaio (l'autore è nato l'8 febbraio 1955)
 

giovedì 18 febbraio 2021

Prodotti finiti 2021/03

 


1 - Lasting Precision Automatic eyeliner and khol, colore 16, Kiko: buona matita, ma quelle nere le uso solo sulla rima interna dell'occhio e preferisco di gran lunga l'Everlasting Kajal, sempre di Kiko, perchè molto più morbida e scrivente. La Lasting Precision riuscivo a usarla solo sulla rima inferiore, non su quella superiore, motivo per cui mi è durata quasi tre anni!

2 - ombretto Ginger, Neve Cosmetics: nel sito lo descrivono come un marrone rosato con riflessi rame e guardando la polvere nel contenitore corrispondeva. Purtroppo applicato sulla palpebra era un oro rosa scuro che ho finito senza mai riuscire ad apprezzarlo.

3 - mascara Up For Everything, MAC: sul sito viene descritto come incurvante e volumizzante. Personalmente non ho riscontrato alcun effetto incurvante; volumizzante sì, ma non in modo soddisfacente. Ho avuto l'impressione che il tipo di scovolino (conico e non troppo fitto) non fosse adatto alla consistenza del prodotto: durante il primo mese ne prelevava tantissimo (troppo) e dovevo lavorarlo a lungo per avere una buona definizione, raggiungendo comunque un ottimo risultato visivo. Ma poi ha cominciato a seccarsi, esaurendosi prima dei tre mesi che di norma pretendo mi duri un mascara. Grazie allo struccante bifasico Nivea non ho avuto problemi, ma segnalo che ha fama di essere un mascara ostico da struccare.

4 - Mascara Mask, Face D: maschera in crema per ciglia e sopracciglia, promette di renderle più forti e corpose. Non ho notato nulla di tutto ciò, ma è un prodotto che mi ha soddisfatta usandolo solo sulle ciglia come base per il mascara. Non era particolarmente volumizzante, ma dava il suo contributo nella definizione senza ingessare.

5 - crema mani Caramello, Bio Happy:  prodotto discreto che si assorbiva abbastanza rapidamente, riuscivo a usarla anche in edicola. Deludente la profumazione, più artificiale e meno buona rispetto a quella paradisiaca del bagnocrema.

6- scrub labbra Goloso, Biofficina Toscana: ultimo prodotto del calendario dell'avvento 2018 di Ecco Verde. Gusto di caramello molto (troppo) dolce, 15 ml di prodotto che sono riuscita a far scadere. Il prodotto in sè era valido, efficace senza essere eccessivamente aggressivo. Però, se posso senza dubbio dire di essere molto costante nell'uso dei prodotti, non sono mai riuscita a inserire l'esfoliante labbra nelle mie abitudini, lo avevo già appurato con i due di Lush avuti anni fa. Per ottenere labbra morbide mi basta sfregare ogni tanto lo spazzolino da denti asciutto.

7 -  eau de toilette Lavanda, Helan: tester da 50 ml che mi avevano regalato in erboristeria l'estate scorsa. Una lavanda dolce, un po' da nonna.

8 - bagnodoccia Avena e Burro di Karitè, Greenatural:  vanta proprietà idratanti, nutrienti, elasticizzanti, rinfrescanti e lenitive. A me queste descrizioni associate ai prodotti detergenti fanno sorridere. Questo è un buon prodotto, ne basta poco, lava bene, produce fin troppa schiuma e lascia la pelle morbida senza tirare. Tanto basta. Profumazione lieve tipica dei prodotti a base di avena.

9 - sapone vegetale all'olio di mandorle, L'Erboristica: a differenza di quella al latte, questa non mi è piaciuta per via dello scarsissimo potere detergente. Non mi era mai successa questa cosa con un sapone. Profumazione lievissima.

10 - shampoo con ceramide ed estratto di mela, Garnier Fructis: fortificante, indicato per capelli fragili tendenti alla caduta, non mi è dispiaciuto, fa degnamente il suo lavoro, ha un ottimo profumo di mela verde, ma a ogni utilizzo mi è mancata la sensazione di leggerezza che quello Hydra Bomb dà ai miei capelli, sia durante il lavaggio che nei giorni successivi.