domenica 8 febbraio 2026

"Le ragazze di New York", Susie Orman Schnall

 

"Siamo spiacenti, ma in questo momento non siamo in grado di offrirle un posto di lavoro. Le porgiamo i nostri migliori auguri per la sua ricerca."

New York, marzo 1949. E' questa la risposta standard che Charlotte riceve dalle agenzie pubblicitarie a cui ha inviato una richiesta di lavoro. Sa che i suoi 21 anni sono un'età rischiosa, chi assume preferisce puntare su ragazze più giovani che possano garantire qualche anno di lavoro prima di sposarsi e dedicarsi al marito, alla casa e ai futuri figli. Ma lavorare nel mondo della pubblicità è il suo sogno e si accontenterebbe di fare la dattilografa, l'unico ruolo a cui può permettersi di ambire in quanto donna.
New York, marzo 2018. Olivia ha 31 anni e un ruolo importante alla The Osborne Agency, o almeno così credeva. Quando Matt le aveva proposto di lasciare la Y&R per affiancarlo nella sua nuova agenzia aveva accettato con entusiasmo e non solo perché era, più o meno segretamente, innamorata di lui. Ma a due anni di distanza il loro rapporto non è andato oltre al sesso (molto) occasionale e al lavoro lui sembra preferirle il borioso Thomas.
Può un concorso di bellezza cambiare la vita di entrambe?

Ovviamente sì, almeno nella storiella raccontata da Susie Orman Schnall, giornalista e scrittrice californiana residente a New York, che ci ha messo ben due anni per scrivere e pubblicare (nel 2018) questo che è il suo terzo romanzo (su cinque), il solo a essere stato tradotto in italiano con il quarto ("Adesso splendi").

Il titolo originale, "The Subway Girls", è anche il nome del concorso organizzato dalla compagnia di trasporti newyorkese dal
 1941 al 1976: ogni mese aveva la sua vincitrice la cui fotografia, insieme a qualche riga biografica, veniva stampata su quattordicimila manifesti che durante il mese in questione venivano affissi sui vagoni della metropolitana. Un concorso che mirava ad attirare l'attenzione di altri inserzionisti e che, come candidamente dichiarato dagli ideatori, voleva offrire agli uomini che tornavano dal lavoro qualcosa di bello da guardare.

Un libro che ho affrontato con fiducia ricordando la recensione positiva di una YouTuber che apprezzo e che nei primissimi capitoli ho letto volentieri perché mi ricordava 
"Mad Men", serie che infatti viene citata un paio di volte.

Proseguendo sono poi insorte le perplessità che hanno finito per generare fastidio.

Quello che emerge è che a distanza di tre generazioni la parità di genere in certi campi (e, aggiungo io, in molte culture) non è ancora stata raggiunta, ma il messaggio che il libro trasmette è molto diverso da quello che mi aspettavo: parlare di una ragazza che nel 1949 sognava di poter lavorare in un'agenzia pubblicitaria trattando con i clienti non ne fa un libro sull'emancipazione femminile, soprattutto quando quella ragazza da anziana raccomanda a una giovane donna di non sacrificare la sua vita privata per la carriera.

Un tema importante trattato con incredibile superficialità e con la discutibile scelta di far ruotare le vicende del passato e del presente attorno a un concorso sessista.
I diritti delle donne vanno ben oltre bellezza, moda e consumismo.

Reading Challenge 2026, traccia annuale Oujia (L)