lunedì 13 aprile 2026

"Killer potential", Hannah Deitch

 

Los Angeles, dicembre di un anno non precisato. Evie Gordon, 29 anni, è un genio. Ne è convinta lei come nessuno degli suoi insegnanti ha mai messo in dubbio il suo talento, dalle elementari fino alla costosissima università privata di New York seguita da un master a Los Angeles. Un percorso di studi eccellente che però non l'ha portata da nessuna parte, nessuno ha lottato per accaparrarsi la sua grande intelligenza pagandola a peso d'oro, come dava per scontato. Invece le è rimasto l'enorme debito studentesco di novantanovemila dollari che impiegherà tutta la vita a saldare con l'unico lavoro che è riuscita a trovare: dare ripetizioni ai figli dei milionari californiani per prepararli ai test di ammissione al college.
Fra questi Serena Victor, 17 anni. Ogni domenica pomeriggio Evie trascorre due ore nella cucina dell'enorme villa anni Trenta cercando di colmare le lacune della ragazzina su ogni materia. Ma a inizio dicembre tutto cambia. Il portone inspiegabilmente spalancato al suo arrivo, il silenzio dentro alla casa e poi la macabra scoperta in giardino: i coniugi Victor barbaramente uccisi. L'istinto è quello di scappare, nel caso l'assassino fosse ancora dentro. Infatti qualcuno c'è: riattraversando l'atrio la fuga di Evie viene bloccata da una flebile voce che prima dice "aiuto" e poi "ti prego".
E fermarsi per liberare la donna imprigionata nel sottoscala cambierà per sempre l'esistenza di Evie.

Romanzo di esordio della giovane Hannah Deitch che, come la sua protagonista e voce narrante, è stata insegnante di ripetizioni e che, probabilmente, non si è trovata la strada spianata dai titoli di studio conseguiti.

Uscito lo scorso anno e pubblicato in venti Paesi, è stato annunciato come un caso letterario internazionale, un thriller a cui la sinossi di Marsilio attribuisce addirittura "una profondità da grande romanzo americano" e io mi chiedo: sul serio?!?

Sapevo in partenza che non sarei andata d'accordo con la storia perché patisco gli inseguimenti. Le due donne lasciano la California arrivando fino in Florida, per poi tagliare in diagonale con lo scopo di espatriare in Canada passando dallo Stato di Washington. Una fuga tanto lunga quanto inverosimile, ma è il modo in cui la Deitch le fa diventare fuggiasche a non avere senso: scoperti i cadaveri e liberata la prigioniera, impediscono a Serena di chiamare il 911, senza nessuna logica. E' solo un espediente che serve all'autrice per generare una colluttazione che manderà la ragazza in coma per diverse settimane e trasformerà Evie da semplice testimone a principale sospettata.

Il colpo di scena, che arriva in anticipo rispetto al finale (finale che ricorderò come uno dei peggiori mai letti), mi ha sorpresa, ma non abbastanza da surclassare il fastidio per le smargiassate delle due, per le dinamiche ripetitive e per l'ambientazione copiata da "Thelma e Louise".

Fra le protagoniste della Deitch, però, nasce una relazione, cosa che evidenzia come nei romanzi commerciali non serva l'eterosessualità per scadere in frasi da Harmony ("La curva delle sue labbra era un invito al peccato").

Ma la delusione maggiore è stata causata dall'aspettativa derivante dai tanto sbandierati studi sulla teoria marxista fatti dall'autrice: inventare personaggi di diversa estrazione sociale senza poi fare un'analisi degna di nota, riducendo la questione a qualche frase estemporanea ("Quando sei ricco (...) puoi dormire soltanto su materassi di una precisa altezza. (...) Quando sei povero qualsiasi cosa può essere un letto.") e ponendo l'invidia al centro del divario è offensivo per il reale pensiero marxista.

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