
"Questa è la storia di Linda, non la mia"
Fanny, voce narrante del romanzo, mette subito le cose in chiaro: non è stata lei a inseguire l'amore, ma Linda Radlett, la cugina sua coetanea, figlia di zia Sadie e di zio Matthew.
Fanny era nata quando sua madre, sorella minore di zia Sadie, aveva 19 anni anni, abbandonando figlia e marito un mese dopo. Quest'ultimo si era fatto la sua vita, risposandosi ben altre quattro volte, mentre Fanny aveva avuto la fortuna di venire allevata da un'altra sorella della madre. Ormai adulta, già moglie e madre, racconta i suoi anni da bambina e da adolescente, quando viveva a Shenley nella bella casetta di zia Emily, trascorrendo le vacanze natalizie ed estive nell'Oxfordshire ad Alconleigh, la tenuta di zio Matthew, eccentrica almeno quanto lui.
Gli zii avevano sei figli, che "morivano dalla voglia di rimanere completamente orfani".
E le ragazze Radlett aspettavano soltanto due cose: il debutto in società e la proposta di matrimonio da parte di un uomo di cui si sarebbero innamorate all'istante. Sapevano di non poter contare sulla fedeltà del futuro marito, ma erano pronte e sarebbero state comprensive perdonandoli. Loro, invece, non avrebbero mai tradito.
Ma per Linda le cose non sono poi andate esattamente così...
Pubblicato nel 1945, è il quinto romanzo scritto da Nancy Mitford, scrittrice e biografa inglese (1904 - 1973), il primo a essere stato tradotto in italiano (io ho l'edizione Giunti del 1996, con un disgraziatissimo font piccolo solo in parte compensato da un'interlinea ben distanziata che agevola la lettura) e, se ho ben capito, il primo a riscuotere successo dopo i precedenti flop.
E' anche il primo di una trilogia, che penso di completare con "L'amore in un clima freddo" e "Non dirlo ad Alfred", perché la lettura di questa prima puntata, seppur molto lontana da ciò che mi piace e mi interessa, è stata simpatica. Con l'eccezione della tragica fine che spetta agli animali citati in un libro in cui quasi tutti i personaggi amano la caccia.
"A volte trovavamo qualche animale che urlava imprigionato in una trappola; dovevamo ricorrere a tutto il nostro coraggio per avvicinarci a liberarlo e assistere alla sua fuga su tre zampe, spaesato e straziato dal terrore."
Per i giudizi, sempre entusiasmanti, che avevo letto o sentito su Nancy Mitford mi aspettavo qualcosa di molto diverso, di ben più profondo, non una lettura così leggera, considerando anche il periodo di ambientazione che dagli anni Trenta arriva nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.
Il romanzo viene considerato in parte autobiografico perché la vita dell'alta società inglese descritta è quella della famiglia Milford. Per la residenza di Alconleigh l'autrice si è ispirata ad Asthall Manor, la casa dove ha trascorso l'infanzia.

Questo rende particolarmente apprezzabile l'umorismo con cui tratteggia l'aristocrazia inglese, caratterizzata da ristrettezze mentali e da bizzarrie, con osservazioni che ne alzano il livello, per esempio quando due cugini - commentando il matrimonio tardivo dell'ormai quarantenne zia Emily - si preoccupano per Fanny che per la prima volta si troverà a dover convivere con un uomo: uno dice "I vecchi vanno matti per le ragazzine" e l'altro replica "E per i ragazzini". O come quando Linda, parlando dei compagni del secondo marito comunista, dice a Fanny: "Fanno del bene e non del male, non vivono della schiavitù degli altri esseri umani, come fa Sir Leicester".
Un finale spiazzante (indubbiamente perché letto nel 2026, quando certe disgrazie non rientrano più nella normalità) ha reso la lettura ancor più particolare.
Nella mia edizione molti dialoghi in francese, anche rilevanti, non sono stati tradotti, cosa che potrebbe essere un problema per chi non ha almeno un'infarinatura della lingua.
Reading Challenge 2026, traccia Incantesimo di maggio
