lunedì 3 agosto 2026

"Il calamity club", Kathryn Stockett

 

"Benvenuti al
RICOVERO PER ORFANE DELLA CONTEA
DI LAFAYETTE
FONDATO NEL 1927
NON si accettano:
orfane di colore, indiane, ebree, messicane, orientali, gemelle, bambine affette nel presente o nel passato da lebbra, consunzione, arti mutilati o labbro leporino.
No maschi. No bambine malate o di natura ritardata.
No bambine sopra i dodici anni di età.
No donne in stato interessante.
Non facciamo assistenza al parto.
Che il Signore vi benedica tutti."

Oxford (Mississippi), 1933. Margot (Meg) Lefleur ha 11 anni e da due, non rientrando in nessuna delle categorie indesiderate, vive nell'orfanotrofio di Lafayette. Troppo grande per essere presa in considerazione dalle coppie alla ricerca di neonate o di bambine molto più piccole, fa sempre più fatica a ricordarsi che lei una madre la ha e che deve esserci un motivo se il 23 dicembre di due anni prima era uscita di casa senza più tornare.
Birdie Calhoun di anni ne ha 24 anni ed è arrivata a Oxford da Footely in visita alla sorella minore. A mandarcela sono state la madre e la nonna, ufficialmente perché preoccupate dal non aver ricevuto lettere da Frances nelle ultime sei settimane, ufficiosamente per chiederle il prestito necessario a salvare la casa dal pignoramento, già subito da moltissimi loro conoscenti a causa della Grande Depressione.
Frances da un anno è la signora Tartt e vive in una grande villa con il marito Rory e la suocera: Birdie programma un viaggio di tre giorni dando per scontato che per i Tartt un prestito di duecentocinquanta dollari sia una sciocchezza.
E invece...

Secondo romanzo dell'autrice pubblicato quasi vent'anni dopo l'uscita di quello d'esordio, "The Help" (2008), che avevo letto un anno e mezzo fa.

Raramente do spazio a libri appena usciti, ma questo (arrivato in Italia a maggio) era perfetto da "portare" in vacanza come audiolibro da ascoltare prendendo il sole in spiaggia e - per la sua semplicità stilistica e per la sua scorrevolezza - è stata un'ottima scelta.

Le 744 pagine si traducono in più di ventotto ore d'ascolto (che diventano molte meno accelerando il ritmo) in cui si alternano le due bravissime narratrici (Giada Capo e Francesca Pittatore) che danno voce alle due protagoniste.

Naturalmente le strade di Meg e Birdie si incrociano e le loro vicissitudini permettono alla Stockett di descrivere le condizioni patite da donne e bambine nell'America degli anni Trenta, concentrandosi su chi - oltre alle disuguaglianze di genere - doveva fare i conti anche con il divario sociale che le rendeva vittime di uomini e donne senza distinzioni.

La storia ha anche una dose di suspense, ma - oltre a essere esageratamente lunga (cinquecento pagine sarebbero state ampiamente sufficienti) - manca di incisività. Come in "The Help" l'autrice tocca moltissimi aspetti critici (maschilismo, razzismo, moralismo, omosessualità, prostituzione, imposizione di trattamenti medici, eccetera), ma quello che scrive è un resoconto, senza una vigorosa condanna.

E nelle note finali mi sarebbe piaciuto trovare un raffronto fra quel passato vecchio di quasi un secolo e i giorni nostri perché non siamo più negli anni Settanta e di passi indietro ne sono stati fatti parecchi, soprattutto negli "evolutissimi" Stati Uniti d'America.

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