
Isola di Viðey (Islanda), 6 agosto 1956. E' un lunedì quando i genitori di Lára Marteinsdóttir, 15 anni, chiedono l'intervento della polizia: la figlia, che sta trascorrendo l'estate sulla piccola isola lavorando come domestica per Ólöf e Óttar Blöndal, il sabato precedente non ha telefonato, come era solita fare ogni settimana e quando hanno chiamato per avere notizie si sono sentiti dire dai datori di lavoro che Lára aveva lasciato l'isola il venerdì mattina dopo essersi licenziata. Ma non era mai tornata a casa.
Reykjavik, 14 agosto 1986. Valur Róbertsson, 25 anni, giornalista investigativo, sta scrivendo una serie di articoli sul caso di Lára in occasione del trentesimo anniversario della sua scomparsa. Il suo è diventato il caso irrisolto più famoso d'Islanda e quando Valur riceve una telefonata anonima che potrebbe aprire una nuova pista pensa solo al prestigio che gli darebbe scoprire cosa sia davvero successo alla ragazzina, ignorando i rischi che corre indagando.
Giallo autoconclusivo di Ragnar Jonasson, di cui ho da poco terminato la serie Misteri d'Islanda. Questo lo ha scritto fra il 2020 e il 2022 (pubblicandolo nel 2023) insieme a Katrin Jakobsdottir, primo ministro islandese dal 2017 al 2024 (partito Sinistra - Movimento Verde).
Come mi è già successo leggendo libri scritti a quattro mani (ad esempio con la serie Under Suspicion firmata da Mary Higgins Clark e Alafair Burke) anche in questo caso - conoscendo bene lo stile della firma principale - fatico a capire quale apporto possa aver dato il secondo nome.
Una storia che non avrebbe potuto non piacermi: un cold case snello (272 pagine) diviso in due parti con due protagonisti distinti, ben costruito e ben raccontato, pur non avendo nulla di originale né di imprevedibile.
Ari Þór mi è mancato, ma non quanto temevo e poi con i libri di Jonasson si fanno sempre piacevoli scoperte, come la tradizione dei tredici folletti islandesi (gli Jólasveinar) o la bellezza paesaggistica di Viðey:
E anche questa volta mi ha stesa con considerazioni sul clima islandese da brividi:
Il presente del libro è stato ambientato nel 1986, anno particolarmente importane per l'Islanda e sono proprio i festeggiamenti per il bicentenario della fondazione di Reykjavik, prima, e il vertice fra Reagan e Gorbaciov (11 e il 12 ottobre 1986, quello che pose le basi per il trattato dell'anno successivo), dopo, a fare da contorno a indagini e scoperte.
Giallo autoconclusivo di Ragnar Jonasson, di cui ho da poco terminato la serie Misteri d'Islanda. Questo lo ha scritto fra il 2020 e il 2022 (pubblicandolo nel 2023) insieme a Katrin Jakobsdottir, primo ministro islandese dal 2017 al 2024 (partito Sinistra - Movimento Verde).
Come mi è già successo leggendo libri scritti a quattro mani (ad esempio con la serie Under Suspicion firmata da Mary Higgins Clark e Alafair Burke) anche in questo caso - conoscendo bene lo stile della firma principale - fatico a capire quale apporto possa aver dato il secondo nome.
Una storia che non avrebbe potuto non piacermi: un cold case snello (272 pagine) diviso in due parti con due protagonisti distinti, ben costruito e ben raccontato, pur non avendo nulla di originale né di imprevedibile.
Ari Þór mi è mancato, ma non quanto temevo e poi con i libri di Jonasson si fanno sempre piacevoli scoperte, come la tradizione dei tredici folletti islandesi (gli Jólasveinar) o la bellezza paesaggistica di Viðey:
E anche questa volta mi ha stesa con considerazioni sul clima islandese da brividi:
"Indugiò per un paio di minuti con il viso rivolto al sole, consapevole che in agosto ogni bella giornata può essere l’ultima"
Il presente del libro è stato ambientato nel 1986, anno particolarmente importane per l'Islanda e sono proprio i festeggiamenti per il bicentenario della fondazione di Reykjavik, prima, e il vertice fra Reagan e Gorbaciov (11 e il 12 ottobre 1986, quello che pose le basi per il trattato dell'anno successivo), dopo, a fare da contorno a indagini e scoperte.
Ho letto con piacere l'intervista a Jonasson pubblicata su La Repubblica lo scorso 29 agosto, giorno del referendum islandese sulla proposta di riaprire i negoziati per l'adesione all'Unione Europea. L'autore, parlando dell'inaffidabilità di Trump e del bisogno di protezione che ha una piccola isola di 400mila abitanti, non sapeva ancora che con il 52,84% avrebbe vinto il "no".
Penso ci sia rimasto molto male.
Anch'io.
Penso ci sia rimasto molto male.
Anch'io.

